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Fuori Binario n. 283

Aprile 2026 · 41 articoli · ISSN 2784-9384

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1Prima pagina1 articolo
Viva la politica!Cristiano Lucchi · Resistenze

Un governo sempre dalla parte del più forte in nome del popolo, a difesa di una nazione manipolata e impaurita, complice di paesi genocidari, subordinata a chi distrugge il diritto internazionale o è pronto alla guerra in nome dei business di famiglia. Anni passati a punire chi crede che il conflitto sociale sia un ottimo humus per nutrire la democrazia, decreti sicurezza serializzati e politiche fiscali, economiche, energetiche e sociali utili a colpire la classe media e gli "scarti del mondo" a vantaggio di pochi privilegiati.

La caduta del nostro paese verso un fascismo irreversibile, vista anche la tendenza globale, pare essere entrata in crisi il 23 marzo scorso, quando il Popolo - con la P maiuscola - è uscito dai social e dalle tv per bocciare la riforma della Costituzione voluta da Giorgia Meloni e dai suoi sodali. 15 milioni di persone in carne ed ossa (il 53,74% ha votato No) hanno detto basta, hanno stoppato il delirio di onnipotenza delle destre al potere come già successe con Berlusconi (2006) e Renzi (2016). A noi di questo voto ha convinto l'affluenza molto alta (il 58,9%) e che il massimo della partecipazione sia stata espressa dai più giovani, considerato che la generazione dai 18 ai 28 anni ha raggiunto il 67% di partecipazione al voto, esprimendosi in massa per il No (58,5%).

Questa volontà popolare a difesa di una Costituzione dei diritti per tutte e tutti deve essere tradotta adesso nel nostro quotidiano. Basta con l'indifferenza verso le ingiustizie e gli abusi a cui assistiamo direttamente o indirettamente in strada, sui luoghi di lavoro, in famiglia, nelle istituzioni, anche quelle a noi più vicine. Basta alzare le spalle verso una violenza strutturale che viene facilitata dalla nostra incapacità di reazione. Occupiamoci sempre più e sempre meglio di politica e di costruzione di comunità, solo così costruiremo una società rispettosa dei nostri bisogni e desideri e anche i politici che ci rappresenteranno saranno meno miserabili?

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2Attualità4 articoli
10 euro per ridurre il lavoro poveroredazionale · Attualità

Regolare i salari, introducendo un limite minimo e massimo, può ridurre le disuguaglianze senza compromettere occupazione e crescita. Uno studio dell'Università di Pisa pubblicato sulla rivista internazionale Economic Modelling mostra come "un salario minimo fissato a 10 euro l'ora è particolarmente efficace nel ridurre il lavoro povero e le disuguaglianze diffuse, aumentando i redditi più bassi: il salario massimo, fissato nelle simulazioni a 40 euro l'ora, agisce invece sulla parte alta della distribuzione e contribuisce in modo significativo a ridurre il divario retributivo fra uomini e donne".

--- Articolo redazionale, "10 euro per ridurre il lavoro povero", Fuori Binario n.283

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  • lavoro povero
  • gender pay gap
  • ricerca universitaria

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Psicofarmaci e minori, uso raddoppiatoredazionale · Attualità

Tra il 2016 e il 2024 il consumo di psicofarmaci tra i minori è raddoppiato, passando da una prevalenza dello 0,26% allo 0,57%, con le confezioni annuali in aumento da 20,6 a 59,3 ogni 1000 bambini. Tra gli adolescenti la situazione è ancora più marcata: nel 2024 si contano 129,1 confezioni ogni 1000 ragazzi, con una prevalenza prescrittiva superiore all'1%. Nel 2020 l'uso di psicofarmaci tra i bambini sotto i 18 anni è cresciuto del 7,8% rispetto all'anno precedente, con una prevalenza d'uso dello 0,3% e 28,2 prescrizioni ogni 1000 bambini; tra i 12 e i 17 anni si sono registrate 65 prescrizioni ogni 1000 ragazzi (dati OsMed, Aifa).

--- Articolo redazionale, "Psicofarmaci e minori, uso raddoppiato", Fuori Binario n.283

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Arriva la Biblioteca degli oggettiredazionale · Attualità

Non solo libri, ma pure trapani, macchine fotografiche, kit per il giardinaggio o piccoli elettrodomestici. A Firenze nasce la 'Biblioteca degli oggetti', dove si potrà prendere in prestito oggetti di uso quotidiano inutilizzati nelle nostre case. Le sedi coinvolte saranno le biblioteche Thouar (Oltrarno), Buonarroti (Novoli), BiblioteCanova (Isolotto) e l'ufficio sostenibilità del Comune. Per attivare il servizio, ogni socio metterà in condivisione almeno un proprio oggetto che rimane di sua proprietà. Al momento il Comune ha annunciato una fase di progettazione anche se manca la data di apertura ufficiale.

--- Articolo redazionale, "Arriva la Biblioteca degli oggetti", Fuori Binario n.283

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Istituto Universitario EuropeoSindy Arcidiacono · Luoghi Amici

I Luoghi Amici sono spazi, attività, associazioni, istituti o gruppi che sostengono il nostro giornale. Lo fanno acquistando regolarmente alcune copie per distribuirle nei loro locali o reti. In questo modo aiutano a coprire i costi di stampa, rafforzano i legami di solidarietà sul territorio, e contribuiscono a dare sostegno concreto alle persone che vendono il giornale. A far parte di questa rete solidale c'è anche l'Istituto Universitario Europeo, una prestigiosa università internazionale di ricerca, finanziata dall'Unione Europea, con sede a Fiesole.

L'Istituto è specializzato nella formazione avanzata (dottorati, post-dottorati e master) nelle scienze sociali e umane: diritto, economia, storia, scienze politiche e sociali. Occupa alcuni edifici storici, tra cui la Badia Fiesolana, e ospita una comunità accademica internazionale. A Firenze svolge anche un ruolo culturale e pubblico rilevante grazie a conferenze, centri di ricerca e agli Archivi storici dell'Unione Europea.

A livello internazionale è impegnato in iniziative di solidarietà e cooperazione, come il supporto ai rifugiati del Burundi della ONG Maison Shalom tramite un programma di tirocini, che offre opportunità di formazione e inserimento professionale. Inoltre, l'Istituto aderisce a programmi di protezione e accoglienza per studenti in condizioni di vulnerabilità, come Scholars at Risk, i Corridori universitari per Rifugiati (UNICORE). Attraverso queste collaborazioni, IUE si fa promotore dei diritti di inclusione e diversità, rafforzando l'accesso equo all'istruzione, la libertà accademica e la partecipazione di persone provenienti da contesti fragili o a rischio.

Il legame tra questo Luogo Amico e Fuori Binario sboccia grazie al lavoro di rete di colleghi come Serena Belligoli, coordinatrice dell'area relazioni esterne e ricerca presso l'ufficio dei pro-rettori e tramite il direttore della biblioteca Pep Torn Poch, che ha deciso di accogliere l'iniziativa di Fuori Binario e contribuire alla sua diffusione. Acquistando mensilmente 14 copie del giornale e distribuendole regolarmente tra i vari uffici, l'Istituto Universitario Europeo si fa promotore delle cause dei senza dimora avvicinando il mondo dell'accademia all'attivismo sociale.

Un legame dal quale si prospetta nascano altre iniziative. Nel frattempo, Fuori Binario ha partecipato a 'Voices', The European Festival of Journalism and Media Freedom, che si è tenuto a Firenze dal 10 al 12 marzo.

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3No alla guerra1 articolo
Chi ha paura dei Tre Pini?V.B. · No alla guerra

Sgomberato il presidio di pace a San Rossore nel terreno di proprietà dell'Università di Pisa

Pochi giorni dopo il blocco dei treni della stazione, durante una passeggiata di monitoraggio nel parco di San Rossore, gli attivisti del Movimento No Base hanno trovato il presidio di pace dei Tre Pini sgomberato. Il presidio, usato dal Movimento fin dall'inizio, era diventato permanente nell'estate del 2024, proprio con l'intento di monitorare l'area dove dovrebbero sorgere la base militare. Il terreno dei Tre Pini è di proprietà dell'Università di Pisa, che risponde alle accuse di sgombero con "esigenze di sicurezza, tutela del patrimonio e gestione responsabile dei beni universitari".

Intanto però l'unico presidio di pace dell'area è stato sgomberato a pochi giorni dall'azione pacifista di maggiore richiamo anche mediatico. Dai Tre Pini sono spariti bagni, docce, lavabi, tavoli e panche, insieme a tutti gli oggetti e le attrezzature messe a disposizione dai solidali, che in questi anni hanno attraversato quello spazio. "È sparito tutto ciò che è stato costruito con il contributo della collettività – si legge sul sito del Movimento – e che ha reso un posto prima abbandonato percorribile dalla cittadinanza. In altre parole, un furto. Oltre che un tentativo di mettere i bastoni tra le ruote a chi si batte concretamente per la pace, per l'ambiente, contro le guerre".

Chi ha paura di un presidio per la Pace? Si chiede il Movimento: "L'Università di Pisa è come la verità di Orwell: quando parla di Pace, sta facendo la Guerra, quando parla di ambiente, sta gettando il cemento, quando parla di progresso, sta progettando il colonialismo. Non dimentichiamo che è la stessa Università che continua a sostenere Israele e i progetti con le entità che portano avanti il genocidio in Palestina. Provare a cancellare il Presidio di Pace Tre Pini è un attacco a chi lotta per la pace. Non è un caso che questo avvenga pochi giorni dopo aver bloccato un treno carico di armi, cosa che ha dato un segnale di pace forte e concreto a tutto il Paese. Non è in dubbio che ciò avvenga a braccetto con quei soggetti politici e militari che continuano a decidere in modo dispotico sul nostro territorio".

E infatti è proprio l'Università di Pisa a possedere i terreni adiacenti alle basi militari: CISAM, Camp Darby e COMFOSE. Su questi terreni sgombera i presidi di pace e tutela le attività delle basi, piuttosto che difendere le sue stesse terre dalla militarizzazione e dal cemento. "Ma le collaborazioni con la guerra sono anche dirette – si legge sul sito del Movimento – l'Ateneo pisano porta avanti ricerche milionarie all'interno di laboratori, come il RASS Lab a Cisanello o il Laboratorio Nazionale di Reti e Tecnologie Fotoniche del CNIT in collaborazione con aziende belliche come Leonardo SpA e Rheinmetall, con la NATO e persino con il CISAM, dove dovrebbe sorgere la nuova base militare".

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4Psicologia1 articolo
La violenza maschile tra necessità e sceltaEmanuela Bavazzano e Francesco Martinelli · Psicologia

"Luna dell'altro": il nuovo romanzo dello psicologo Giacomo Grifoni – fondatore del Centro Ascolto Uomini Maltrattanti – suggerisce la comunità come soluzione

Abbiamo dialogato sul suo ultimo romanzo con Giacomo Grifoni, psicologo e psicoterapeuta, socio fondatore del Centro Ascolto Uomini Maltrattanti (CAM), il primo centro nato in Italia dedicato agli uomini che agiscono violenza nelle relazioni affettive.

La violenza è una necessità o una scelta? Giacomo afferma che la struttura della società è violenta e che la violenza se l'è sentita appiccicata sulla pelle, come una soluzione facile. C'è un momento di potenziale crescita, quando nasce un figlio o si perde un padre o si entra in crisi ed è necessario insegnare all'uomo ad assumersi le proprie responsabilità (questo tra gli altri uno degli obiettivi del CAM), altrimenti si rischia l'abbrutimento, nascono i non detti e si viene fagocitati da un'ansia oppressiva, che in una coppia porta all'inasprimento del rapporto e alle incomprensioni. Tornando a casa dal lavoro ti pulsa la testa e la necessità di trovare uno "sfogo" diventa impellente. Perciò la scrittura, che nasce dalla crisi, è spesso una "necessità": un gesto liberatorio, che al tempo stesso comporta sofferenza; facilita l'elaborare i vissuti che potrebbero determinare l'aggressività e di conseguenza può essere una forma terapeutica.

C'è quindi un nesso tra necessità – crisi – scelta? L'esperienza insegna, spiega Giacomo, che la violenza è una scelta: è uno strumento che spegne temporaneamente l'ansia e le diverse forme di disagio, perché, contrariamente a quello che spesso si ritiene quasi scontato, non è frutto di un raptus. Si deve aiutare la persona a depotenziare e insegnare forme alternative, attuando un confronto con la crisi, altrimenti nascosta dalla violenza.

"Non esiste una giustificazione" è il titolo del primo saggio, che ben esprime il significato di un lavoro di responsabilizzazione degli uomini maltrattanti. Attraverso il romanzo "Luna dell'altro", Giacomo afferma di aver fatto una scelta (alternativa) per "fare parlare altre corde", perché passi in modo diretto il messaggio. Il romanzo può essere una "cura": l'esperienza emotiva dell'arte, della poesia, della letteratura che prova a costruire qualcosa di bello, aiuta a sublimare e, se possibile, elaborare.

La violenza del Mondo quindi è strutturale, le persone ancora vivono la segregazione, eppure siamo più liberi rispetto al passato, si permette una maggiore espressione. Nel romanzo Giacomo porta una possibile soluzione: la comunità consente di tenere insieme le contraddizioni tra i due modelli. Una mediazione tra il "ritrovarsi intorno al fuoco", come nella cultura contadina, e una introspezione individuale, per facilitare una integrazione e "mettere insieme i pezzi". Giacomo ci ha aiutato a riflettere su: come sostenere gli uomini nella gestione della crisi? Come aiutare i padri a identificarsi in un ruolo più responsabile? Come generare cultura in una comunità?

Per l'acquisto del romanzo: https://bookabook.it/libro/luna-dellaltro/ Centro Ascolto Uomini Maltrattanti: https://www.centrouominimaltrattanti.org/

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5Diritto alla salute1 articolo
Qualche numero, una mostra e una raccolta fondiredazionale · Salute

Nel corso degli anni, a partire dal 2004, il Camper di Medu ha portato la clinica mobile in diverse realtà fra Firenze, Prato e Pistoia: case occupate, stazioni ferroviarie, insediamenti informali di Rom, Sinti, Caminanti e Romeni, Centri sociali e parrocchie, come quella di Vicofaro a Pistoia. Nel biennio 2024 e 2025 le visite effettuate sono state in tutto 1500 per circa 600 persone coinvolte. Ma, di queste, la maggior parte (1380 per 392 pazienti) è stata fatta nel 2024. A causa del blocco dei finanziamenti, infatti, nel 2025 si sono potute fare solo 259 visite per 99 pazienti. Oggi, dopo lo stop dello scorso anno, l'attività, sia pure in maniera limitata, ha potuto riprendere grazie anche al sostegno di fondazione "Il Cuore si scioglie", Publiacqua, Progetto 8xmille Chiesa Valdese.

L'associazione ha poi avviato una campagna di raccolta fondi e portato in giro "Semi di resistenza", mostra fotografica itinerante che racconta, attraverso le foto di Silvia Berlingozzi, l'attività del Camper per i diritti a Firenze con testimonianze degli operatori e degli utenti. Dopo essere stata allestita in biblioteche e ospedali, a maggio 2026 la si potrà visitare alla Coop di Gavinana.

Le fotografie, scrivono gli organizzatori, "diventano così un'occasione per generare consapevolezza e per ricordare a chi entra nei presidi che la medicina non discrimina: cura il corpo, la mente e, idealmente, anche le fratture sociali".

Per donare: https://sostieni-medu.riseact.site/campaigns/vicino-alle-persone Per saperne di più: https://mediciperidirittiumani.org/un-camper-i-diritti-a-firenze/

--- Articolo redazionale, "Qualche numero, una mostra e una raccolta fondi", Fuori Binario n.283

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6Cultura0 articoli

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7Antifascismo2 articoli
Il partigiano PedroCorrado Marcetti · Antifascismo

!Pagina 7 del numero 283

Rubrica: ANTIFASCISMO | Autore: Corrado Marcetti

La lunga notte del fascismo giunse al suo termine a Musso, nei pressi di Dongo, il 27 aprile 1945, su una strada sbarrata da un tronco d'albero, massi e cavalli di Frisia. Il principale artefice della cattura di Mussolini, dei ministri e dei gerarchi al suo seguito fu, con i suoi partigiani, Pier Luigi Bellini Delle Stelle, nome di battaglia Pedro, comandante della 52ª Brigata Garibaldi "Luigi Clerici".

Nato a Firenze il 14 maggio 1920, in una famiglia di appartenenza nobiliare, successivamente trasferitasi a Pistoia, ebbe come compagni di classe al liceo ginnasio Forteguerri Silvano Fedi, divenuto poi leggendario capo partigiano, Iacopo Barbi, combattente partigiano morto in un campo di concentramento in Germania, e Antonino Caponnetto, che diventerà il padre del pool antimafia. Tornato a Firenze con la famiglia e completati gli studi in giurisprudenza, in rivolta morale rispetto al nazifascismo, decise di prendere parte attiva alla lotta di liberazione. Lo fece nel comasco con i partigiani del "Puecher", uno dei distaccamenti che andranno poi a comporre la 52ª Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Clerici". Pedro conquistò sul campo la stima dei suoi compagni che lo portò prima al comando del "Puecher" e successivamente di tutta la 52ª Brigata.

Il 26 aprile 1945, appresa la notizia dell'insurrezione a Milano, occupò con i suoi uomini e con civili armati Dongo e costrinse alla resa importanti presìdi fascisti e tedeschi della zona. Quando in prima mattina, il 27 aprile, arrivò la comunicazione di un grosso convoglio tedesco in ritirata a cui si erano aggiunti diversi automezzi di fascisti in fuga, fece predisporre lo sbarramento sul tratto di strada strategicamente più conveniente. Nonostante l'esiguità dei partigiani coinvolti costruì la scena di un grande schieramento di forze tramite la mobilitazione di molti abitanti della zona. Una "giocata" coraggiosa ma carica di senso di responsabilità.

Fu questa scelta la carta vincente per impressionare e costringere alla trattativa il comandante Schallmeyer della potente colonna tedesca, lunga quasi un chilometro, composta da 38 camion e oltre duecento soldati della Flack, la contraerea germanica, armati di tutto punto. Al convoglio, preceduto dall'autoblinda della XXXVI Brigata Nera di Lucca di Utimpergher con a bordo Pavolini, erano aggregati 12 automezzi dei fascisti in fuga tra cui ministri e diversi gerarchi, coi loro familiari, e quello delle Waffen-SS al comando del tenente Fritz Birzer, di scorta ma con funzioni di controllo di Mussolini rispetto all'imprevedibilità delle sue mosse, tra cui quella di cercare di consegnarsi coi suoi carteggi agli inglesi o agli americani, le cui truppe erano vicine, così come vicina era la Svizzera. Con intelligenza politica e stratagemmi tattici, dopo le scaramucce iniziali, Pedro seppe condurre le estenuanti trattative con il comandante tedesco e raggiungere l'accordo di lasciare transitare la colonna, ma senza i fascisti al seguito. Questi sarebbero stati presi in custodia dalla brigata partigiana. I repubblichini capirono di essere stati scaricati e cercarono di reagire, ma dopo un breve conflitto a fuoco la loro autoblinda fu costretta alla resa. Qualcuno come Pavolini tentò comunque la fuga ma fu ferito e ripreso. Pedro e i suoi compagni riuscirono a mantenere il controllo della situazione.

La notizia della presenza di Mussolini nel convoglio era intanto filtrata dai fascisti che si erano consegnati al parroco di Musso e poi ai partigiani locali. L'ispezione degli automezzi divenne accurata. Mussolini, su invito di Birzer, aveva lasciato l'auto in cui si trovava con Bombacci e Barracu per mimetizzarsi da sergente delle Flack su un camion della Luftwaffe. Avvertito dal partigiano Peppino Negri, calzolaio detto il zocolin, che aveva riconosciuto el crapùn (il testone, ovvero Mussolini), Bill, il vice commissario Urbano Lazzaro, era salito sul camion e aveva provveduto al disarmo e all'arresto di Mussolini.

Sulla piazza di Dongo, dove il convoglio era stato spostato e dove era stato trasferito Mussolini con tutti i prigionieri, la notizia della cattura del duce aveva cominciato ad attrarre la folla. Dal Municipio di Dongo, ritenuto non sufficientemente sicuro, Pedro decise di trasferirlo in luogo più sicuro per prevenire possibili colpi di mano di qualche brigata nera, ancora presente in zona, o tentativi di prelevarlo da parte degli alleati, pressanti nella richiesta di consegna. La gestione del prigioniero e dei gerarchi da parte di Pedro e dei suoi uomini cessò davanti all'esibizione di un ordine del Comitato di liberazione nazionale alta Italia (CLNAI) presentato da Walter Audisio Valerio e Aldo Lampredi Guido, inviati da Milano con un gruppo di altri partigiani perché prendessero in mano la situazione.

L'epilogo è noto. Con la fine dei fragori di guerra Pedro uscì di scena. Non partecipò alla giostra dei meriti, veri, presunti o fasulli. Non utilizzò a fini di carriera la propria storia partigiana e quell'ultima azione cruciale di cui, coi suoi compagni, era stato protagonista. Nell'Italia del dopoguerra non cercò vantaggi politici e ruoli parlamentari. Sposò Miriana, sorella del compositore Luciano Berio, ed entrò a lavorare all'Eni di Enrico Mattei, che era stato uno dei cinque comandanti del Corpo volontari della libertà. Non cessò mai di difendere la lotta partigiana ogniqualvolta si cercò di gettarle del fango attraverso montature politico-giudiziarie. Nel 1962 pubblicò il libro "Dongo ultima azione" scritto insieme a Urbano Lazzaro. Chiuse la sua carriera come responsabile delle pubbliche relazioni della SNAM a Metanopoli nel comune di San Donato Milanese dove morì il 25 gennaio 1984.

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Pene pesanti per 12 militanti di CasapoundClara Baldasseroni · Antifascismo

!Pagina 7 del numero 283

Rubrica: ANTIFASCISMO | Autore: Clara Baldasseroni

I dodici militanti di Casapound che eseguirono l'aggressione a Bari nel quartiere Libertà durante la notte del 21 settembre 2018 sono stati condannati il 12 febbraio scorso. È la prima volta in Italia che un tribunale applica pienamente la legge Scelba del 1952, in un procedimento a carico di militanti di estrema destra, che con una storica sentenza hanno riportato pene che vanno da un anno e sei mesi fino ai due anni e sei mesi di reclusione, più la privazione dei diritti politici per cinque anni. La condanna, sulla base degli articoli 1 e 5 della legge Scelba, è per il reato di riorganizzazione del partito fascista, e per sette di loro anche per quelli di lesioni, "manifestazioni usuali" del fascismo e "metodo squadrista come strumento di partecipazione politica".

L'aggressione avvenne nei confronti di un gruppo di manifestanti di diversi gruppi e partiti di sinistra che erano di ritorno da una manifestazione intitolata "Mai con Salvini", contro le politiche antimigratorie dell'allora ministro dell'Interno che quel giorno era in visita a Bari. Fu una vera e propria aggressione squadrista con spranghe, mazze e tutto ciò che poteva essere utilizzato come arma "propria" e "impropria". Due persone, andate all'ospedale perché colpite in modo grave alla faccia e alla testa, riportarono nove punti di sutura e lesioni ad una vertebra; una perse i sensi per le percosse ricevute. Tra di essi si trovava l'esponente di Sinistra italiana Claudio Riccio insieme all'ex eurodeputata di Rifondazione Comunista Eleonora Forenza.

Subito dopo la sentenza l'ANPI ha promosso l'incontro "Bari antifascista per Costituzione" con interventi del presidente dell'ANPI di Bari Nicola Colaianni, del sindaco Vito Leccese e di Eleonora Forenza. A seguire è intervenuto il professor Luciano Canfora che con una lectio magistralis esaustiva dal titolo "Aggiornare le nostre categorie" ha ridefinito il problema. È doveroso riportare alcuni passaggi importanti: "Ci sono due idee di fascismo, una molto limitata ad un determinato periodo della nostra storia nazionale, l'altra invece è una categoria più ampia che continua a definirsi in forme sempre nuove, sempre più pericolose, insidiose e ingannevoli, rivestite di patina democratica. (...) Un nucleo sempre più forte, che si potrebbe sintetizzare in due parole, cioè razzismo e suprematismo bianco. Il vero problema è questo, che può declinarsi in forme diverse e indurre nuove leve giovanili a schierarsi, in nome di queste tenaci maniere di concepire o respingere la convivenza umana". Allo Stato adesso non resta che dichiarare fuori legge Casapound.

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8Attualità5 articoli
L'acqua in casaRoberto Spini · Servizio Idrico

!Pagina 8 del numero 283

Rubrica: SERVIZIO IDRICO | Autore: Roberto Spini

Si torna a parlare di gestione pubblica del servizio idrico. Vero è che siamo lontani dalle ragioni del referendum del 2011 e dalle proposte portate dai movimenti per una gestione pubblica e partecipata dell'acqua. Tuttavia, negli anni gli spazi normativi sono stati talmente ristretti da governi di ogni colore, che la gestione in mano a una società per azioni partecipata al 100% dai Comuni (cosiddetta "in house"), pur con tanti vincoli, è quanto di più vicino esista oggi a un concetto di "acqua pubblica". Perciò, bene fanno a cantare vittoria quei gruppi di cittadini e quel manipolo di sindaci "ribelli" che in questi anni hanno continuato ad opporsi alla gestione privatistica dell'acqua dentro una grande multiutility quotata in borsa e capace di competere con i grandi del settore.

Il 13 marzo la Conferenza Territoriale 3 dell'Autorità Idrica Toscana ha confermato definitivamente il percorso deciso nel novembre scorso da tutti i sindaci verso l'affidamento in house del servizio idrico, con l'indicazione che Publiacqua operi dentro la multiutility Plures (società interamente partecipata dai Comuni). Questa decisione si è rafforzata con la recente sentenza che ha chiuso la vicenda giudiziaria dell'uscita del socio privato da Publiacqua, consentendo così ai Comuni di procedere con l'operazione di liquidazione per un valore complessivo di circa 122 milioni di euro, portando di fatto la società ad essere totalmente a partecipazione pubblica.

Servono ancora dei passaggi. La gestione in house di Publiacqua deve infatti soddisfare tre condizioni: proprietà totalmente pubblica, decisioni dei Comuni vincolanti e attività prevalente nel servizio idrico integrato. Questo comporta la modifica degli statuti sia di Plures che di Publiacqua e una convenzione per regolare i meccanismi del controllo analogo che dovrà essere approvata da 46 consigli comunali.

L'intenzione è di completare questo percorso entro settembre e stipulare un nuovo contratto di servizio a gennaio. A quel punto perché si abbia una gestione dell'acqua orientata all'interesse pubblico e non a quello finanziario, i sindaci devono dimostrarsi all'altezza del ruolo centrale che acquisiranno.

Nelle parole spese dalla classe politica locale, qualcosa manca, però.

Sono compatibili con questa visione gli attuali amministratori di Plures, vero motore del progetto di multiutility, orientato completamente alla finanza e alla quotazione in borsa?

La gestione dell'acqua dentro la multiutility non lascia la tentazione di produrre utili sicuri per finanziare le perdite di altri servizi (in primis i rifiuti)?

Un'autocritica sui 20 anni di socio privato in Publiacqua è chiedere troppo? Perdite sulla rete nell'ordine del 40%, flusso ininterrotto di dividendi distribuiti e non reinvestiti nel servizio, tariffe tra le più alte del paese sono lì, nero su bianco.

Ma forse parte della risposta è di nuovo nelle mani di quei cittadini attivi che si mobilitano, informano e si rifiutano di delegare. E che 15 anni fa hanno portato 27 milioni di persone a votare a favore dell'acqua pubblica.

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Lottare scrivendoValentina Baronti · Attualità

!Pagina 8 del numero 283

Rubrica: ATTUALITÀ | Autore: Valentina Baronti

Un anno fa, nell'aprile del 2025, le lettere di licenziamento degli operai ex GKN arrivarono proprio alla vigilia del festival di letteratura working class, l'azione di lotta più temuta dalla controparte sociale, perché anche loro sanno che finché si crea un immaginario di classe, si potrà anche essere sconfitti ma non saremo mai vinti.

Un anno dopo torna il festival, la quarta edizione dal 10 al 12 aprile, ma per la vertenza operaia niente è cambiato, la pubblica utilità sullo stabilimento non è stata dichiarata, il consorzio di sviluppo industriale della piana non ha neanche iniziato a lavorare. Allora il festival arriva a "misurare il loro immobilismo, l'immobilismo del sistema e di tutti i livelli istituzionali" si legge sui social del Collettivo di Fabbrica. E lo fa "senza chiedere permesso", lo slogan di quest'anno, ispirato al titolo di un documentario dedicato all'operaio Pietro Perotti, autore del libro "I cessi di Mirafiori", scelto perché all'immobilismo si oppone un mutualismo straordinario, che ancora sostiene il sogno di una fabbrica socialmente integrata, dopo quasi cinque anni di lotta, e lo fa con il "metodo flottilla", ossia mettendo in mare le proprie barche senza sapere contro quale muro andranno a schiantarsi.

L'azionariato popolare supera quota 850mila euro e la quarta edizione del festival, organizzato da Edizioni Alegre, Collettivo di fabbrica ex GKN, SOMS Insorgiamo e Arci Firenze, con la direzione artistica di Alberto Prunetti, si rimette in moto.

In tre giorni, dodici panel di discussione letteraria, dieci laboratori per bambine e ragazze, un concerto, uno spettacolo teatrale e un corteo. Il giorno centrale sarà sabato 11 aprile, quando salirà sul palco Paco Ignacio Taibo II, insieme a Kike Ferrari, addetto alle pulizie della metropolitana di Buenos Aires, che ha pubblicato l'ultimo romanzo della collana working class delle Edizioni Alegre. Al termine del loro intervento, il festival intero si muoverà in corteo, dietro lo striscione "Salpiamo contro il riarmo", per concludere la serata poi con il concerto del Muro del Canto. Tanti altri saranno i panel internazionali, dalla poesia pakistana al racconto nel Nord Europa, alla letteratura palestinese. Uno spazio sarà dedicato all'evoluzione della letteratura working class italiana e uno alle autobiografie delle transfughe di classe femministe, con Rose-Marie Lagrave, mentre domenica mattina saranno direttamente le giovani autrici a parlare, nel panel dedicato alla letteratura di classe young adult.

Programma su edizionialegre.it.

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Corpo a corpoRedazione · Il Fumetto

!Pagina 8 del numero 283

Rubrica: IL FUMETTO | Autore: Redazione

Giovanni G. Scarduelli, Terre di mezzo 2025

Corpo a corpo è un fumetto di Giovanni "Gioz" Scarduelli capace di rappresentare la complessità dell'adolescenza. Le tavole seguono Martino, liceale appassionato di parkour, durante il terzo anno di liceo classico. Il fumetto racconta l'adolescenza maschile attraverso il corpo: la frustrazione di non sentirsi mai abbastanza, l'infatuazione per Margherita del liceo vicino, la ricerca di un posto nella gerarchia sociale. Martino eccelle nel parkour grazie al baricentro basso, ma conta solo ciò che non ha. I capitoli datati scandiscono lo scorrere dell'anno senza forzare. Un passaggio rivelatore della particolarità di questo libro è la sequenza fatta solo di disegni in cui Martino cerca complicità con Margherita attraverso i muri della scuola. Corpo a corpo è un racconto di formazione, aperto, sebbene con uno sguardo sperso e consapevole: un libro che il protagonista stesso potrebbe prendere in mano per dare senso a quello che gli è successo. https://bit.ly/4lV9SJZ

--- Articolo redazionale, "Corpo a corpo", Fuori Binario n.283

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La marcia per la Pace dei monaci buddistiRedazione · Attualità

!Pagina 8 del numero 283

Rubrica: ATTUALITÀ | Autore: Redazione

Dal 26 ottobre 2025 al 10 febbraio 2026, diciannove monaci buddhisti del centro Hương Đạo Vipassana Bhavana di Fort Worth, Texas, hanno percorso a piedi circa 3.700 km fino a Washington D.C. in 108 giorni, accompagnati da Aloka, un cane randagio trovato in India durante un analogo pellegrinaggio. La missione non era portare pace, ma risvegliare la consapevolezza interiore, la scelta della gentilezza, e la compassione, sia in America che nel mondo intero. Durante il tragitto, un incidente stradale in Texas ha costretto un monaco all'amputazione di una gamba; nonostante ciò, ha raggiunto il gruppo a Washington in carrozzina. L'arrivo nella capitale ha raccolto migliaia di persone, con oltre 20.000 spettatori collegati in streaming da tutto il mondo. I social media della marcia hanno superato i cinque milioni di follower tra Facebook, Instagram e TikTok Rolling Stone.

La marcia si può rivivere nella pagina social ufficiale https://www.facebook.com/walkforpeaceusa/

--- Articolo redazionale, "La marcia per la Pace dei monaci buddisti", Fuori Binario n.283

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  • marcia
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Zagate, non va tutto beneRedazione · Il Disco

!Pagina 8 del numero 283

Rubrica: IL DISCO | Autore: Redazione

Souad Massi, 2026

Nata ad Algeri nel 1972 e fuggita in Francia nel 1999, Souad Massi è forse la voce più potente dell'esilio nordafricano. Con Zagate, nono album, uscito a marzo 2026, lancia un allarme per l'umanità. Il titolo è una rivisitazione del detto francese "ça se gâte", cioè le cose peggiorano; e i temi delle canzoni confermano questa sensazione: guerra, violenza, sfruttamento, paura. Il brano L'Équation #2 distilla il conflitto in una formula: ignoranza genera paura, paura genera odio, odio genera violenza. Congo Connection, in cui appare il rapper Youssoupha, racconta lo sfruttamento del lavoro di un bambino; D'ici, de là-bas, questa volta con Gaël Faye, rapper anche lui, grida "il tuo sangue è rosso come il mio". Il brano che dà il titolo al disco, Zagate appunto, intreccia la chitarra elettrica con il tradizionale oud in un groove coinvolgente, un po' il marchio di fabbrica di Massi. Zagate è un album di rabbia lucida, da cui però affiora la speranza. https://bit.ly/4t4fjIZ

--- Articolo redazionale, "Zagate, non va tutto bene", Fuori Binario n.283

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9Diseguaglianza2 articoli
E se copiassimo dalla Spagna?A.O. · Disuguaglianza

!Pagina 9 del numero 283

Rubrica: DISUGUAGLIANZA | Autore: A.O.

Mentre il resto dell'Europa avanza a passo lento, la Spagna si sta trasformando nella locomotiva economica del vecchio continente. I progressi spagnoli non sono frutto del caso, ma di un mix di riforme strutturali e politiche redistributive che hanno saputo coniugare crescita economica e protezione sociale.

Uno dei pilastri è stato la riforma del lavoro, iniziata nel 2022. L'orario di lavoro è stato ridotto a parità di stipendio; i contratti a tempo indeterminato sono diventati lo standard nazionale, con la conseguente riduzione della precarietà, e un notevole stimolo ai consumi e alla crescita del Pil.

Parallelamente, l'aumento del Salario minimo, che in Spagna è di oltre 1.200 euro al mese, con una crescita di oltre il 60% in pochi anni, ha agito da motore di redistribuzione e di riduzione delle disuguaglianze e della povertà lavorativa.

Inoltre, sul fronte dell'equità, l'introduzione del Reddito minimo vitale e le tasse temporanee sugli extra profitti di banche ed aziende energetiche, hanno permesso di finanziare misure di welfare innovative, come la gratuità dei trasporti ferroviari per i pendolari.

L'uso strategico dei fondi NextGenerationEU ha accelerato la transizione energetica: oggi la Spagna gode di costi elettrici tra i più bassi d'Europa, attirando investimenti industriali e tecnologici che garantiscono una crescita sostenibile e di lungo periodo. Infine, e non per importanza, questa transizione ha permesso alla Spagna di tenersi fuori con forza e dignità dalla guerra in Medio Oriente voluta da Israele e Stati Uniti.

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Guardarsi negli occhiLaura Tabegna · Disuguaglianza

!Pagina 9 del numero 283

Rubrica: DISUGUAGLIANZA | Autore: Laura Tabegna

Sembra cemento, invece è cristallo. Quel muro che ci divide è una barriera fatta di convenzioni e convinzioni granitiche, eppure così fragile da infrangersi con un tocco. Basta una parola, basta guardarsi un attimo negli occhi alla stessa altezza. Noi e loro, due mondi. Ma la realtà è che siamo tutte creature nate dalla stessa terra, tutti funamboli in bilico su un fragile equilibrio. C'è chi cade e non riesce più ad alzarsi. C'è chi vuole scendere e non salire più. C'è semplicemente chi da solo non ce la fa. La grande operazione di censimento dell'Istat avvenuta nelle scorse settimane è stata un'occasione per fare volontariato e raccogliere i dati sulle persone senza dimora, allo scopo di comprendere e costruire politiche più giuste. Per qualcuno, però, l'iniziativa "Tutti contano" è stata anche l'occasione per rompere quel muro tra "noi e loro".

L'odore apre la prima breccia, scatena sensori ancestrali e comunica direttamente con l'inconscio. Quando ci si relaziona con qualcuno che vive senza dimora, la strada ti entra dentro, proprio attraverso quell'odore che racconta giornate di resistenza e resilienza in uno spazio attraversato da tutti, eppure palcoscenico di indifferenza. Spostare lo sguardo per non incontrare la loro verità, spesso, significa solo non volersi specchiare in una vita in cui tutti possiamo ritrovarci. Da essere invisibili, le persone che vivono in strada diventano una storia, un nome, un passato, un futuro rubato.

Durante le interviste nelle residenze di accoglienza è stato possibile passare un po' di tempo con gli ospiti delle strutture, per compilare un questionario funzionale alla rilevazione Istat. Ma il dialogo apre anche la curiosità. "Se potessi esprimere un desiderio, cosa vorresti?". Quella che sembra una domanda banale scatena invece una reazione di smarrimento, rialza un muro di silenzio. La legge della sopravvivenza non lascia spazio per i desideri, per l'astrazione e l'emotività. Al contrario, emerge subito e chiaramente quanto siano vitali i documenti, anche solo per l'assistenza sanitaria, e quanta ansia ci sia per la sicurezza personale. La voglia di relazioni umane spesso viene superata dalla necessità di chiudersi per tutelarsi. Difficile sentir parlare di amici, mentre le famiglie sono assenti per lontananza fisica o emotiva.

Le storie di chi non ha più una fissa dimora ci portano in giro per il mondo, attraversando i quartieri di Firenze. Disagio psicologico, difficoltà economiche, traumi emotivi, dipendenze, abbandono. Ma non solo. Emergono anche storie di scelte anticonformiste, di uscite volontarie dal circuito e dalle regole sociali.

Questa grande azione collettiva promossa dall'Istat ha raccontato vite prima sommerse e ha svelato la presenza di tanti volontari e operatori felici di lavorare nella solidarietà. Scendere in strada, per raccontare attraverso la statistica la realtà di chi non ha casa, ha avuto anche un effetto collaterale virtuoso. È bastato uno sguardo per abbattere quel muro di cristallo che divide "noi" da "loro".

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  • Istat
  • volontariato
  • povertà
  • esclusione sociale
  • Tutti contano

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10Rubriche3 articoli
La storia infinitaMarta Benettin · Femminismi

!Pagina 10 del numero 283

Rubrica: FEMMINISMI | Autore: Marta Benettin

Volevo saltare questo argomento. C'è una soglia oltre la quale raccontare pacificamente il femminismo diventa difficile. Il groviglio di abusi, patriarcato e ricatti che aveva per sfondo la violenza sistematica su minorenni, proposta da Jeffrey Epstein, gestita dalla compagna Ghislaine Maxwell e accettata da tutti, mette a dura prova il mio pacifismo e benessere.

Ogni giorno, aprendo i giornali, la domanda è: quale nuovo nome uscirà dalla lista degli amici di merende di Epstein? Il politico di lungo corso, il magnate del tech, il principe non ereditario, l'ex Presidente, il finanziere d'assalto, il guru della filantropia, l'accademico di grido, il divo di Hollywood, l'imprenditore immobiliare o il lobbista di Washington? La risposta sembra essere: "Tutti". E se su certi personaggi noti per il loro maschilismo becero, il primo pensiero è stato "ecco, ero sicura che c'entrasse!", adesso che l'elenco di quei predatori sessuali senza scrupoli si allarga a insospettabili, la fiducia che ci sia differenza tra gli uni e gli altri, scricchiola.

Cosa ha spinto questa cosiddetta élite a partecipare o quantomeno accettare un sistema di abusi e violenza sistematica pur di non essere esclusa dal "giro che conta"? Mi viene in mente Nanni Moretti in Ecce Bombo: "Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?". Per molti, l'imperativo era esserci, appartenere a un club esclusivo di potere, ovviamente patriarcale.

Non ne avevo scritto perché la sensazione è che non si salvi nessuno della classe dirigente che ci governa, politicamente o economicamente. E, a guardare questo abisso, un po' di depressione viene.

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  • Epstein
  • Maxwell
  • abusi
  • patriarcato
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  • violenza sistematica
  • minori

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Il cipresso di Via AlderottiValentina Nicastro · Mille Foglie

!Pagina 10 del numero 283

Rubrica: MILLE FOGLIE | Autore: Valentina Nicastro

Stavolta andiamo insieme nel quartiere 5 della città di Firenze, il quartiere di Rifredi. Ci troviamo nella zona di Careggi, un'area densa di sofferenza per le storie che ogni ospedale porta con sé, e ci avviamo lungo via Taddeo Alderotti, o Alderotto (Firenze, 1215 - Bologna, 1295), la strada che porta il nome di un medico e anatomista italiano, considerato il più celebre medico del Medioevo, citato ben due volte dal Sommo Poeta, una nel Paradiso e una nel Convivio. Una strada trafficata, soffocante... un posto dal quale si vorrebbe solo scappare.

Ebbene, in via Pietro Grocco, traversa di via Alderotti, da oltre un secolo ha preso casa un cipresso vetusto, una pianta venerabile, rimasta indenne dal tempo travagliato che è trascorso.

Molto probabilmente il cipresso di via Grocco era parte di un viale che portava - a pochi centinaia di metri - alla Villa Lorenzi, villa del 1500 sotto il colle dei Montughi. Il Cipresso, tecnicamente "Cupressus sempervirens", secondo la tradizione è simbolo di mestizia, di ritiro in se stessi per la meditazione, per soffrire il dolore di affetti perduti e per ricordare in austero raccoglimento persone scomparse.

Quel cipresso, la cui cima supera i palazzi di oggi, non è solo una pianta: è un patrimonio verde che tenacemente dona la sua ombra il suo ossigeno, la sua bellezza, e un riparo per chissà quante creature alate e non, in una città di asfalto, cemento, calcestruzzo, in un rosario di semafori, parcheggi inestricabili, viabilità distopica.

Sento, guardando quel silenzioso vivente pieno di pazienza e umiltà, tanta gratitudine. Ogni giorno dell'anno aspetta il vostro sguardo ammirato per continuare a vivere a testa alta, bene comune prezioso.

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Comunità energetiche di parcheggioFabio Bussonati · Un Mondo Ganzo È Possibile

!Pagina 10 del numero 283

Rubrica: UN MONDO GANZO È POSSIBILE | Autore: Fabio Bussonati

Andare tutti in bicicletta sarebbe un'ottima risposta alle guerre petrolifere in atto. Non si capisce il perché della costante, onnipresente, pervasiva pubblicità alla competizione, quando si sa benissimo che la competizione chiude il sapere in ambiti ristretti, mentre in situazioni di emergenza, come questa, della crisi climatica, il sapere e le scoperte devono essere condivisi per poter avanzare di più e più in fretta come avviene naturalmente nella cooperazione.

Per fare un esempio si può prendere le automobili, che, essendo state adottate come simbolo emblematico di successo, hanno un'irresistibile tendenza ad essere sempre più grandi mettendo in crisi i parcheggi, ma la cosa che dispiace di più è che le potenzialità che riserva la cooperazione vengano semplicemente dimenticate.

Ci sono già progetti in via di realizzazione, che prevedono di utilizzare come stoccaggio diffuso dell'energia le batterie dei veicoli elettrici. Se noi fornissimo i nostri veicoli di pannelli solari, con una forma associativa tipo una comunità energetica, potremmo realizzare impianti solari variabili di tutto rispetto.

Oltre a produrre energia e fornire una mobilità privata a costo molto ma molto ridotto, la struttura fornirebbe un ambiente protetto per le autovetture che con la necessità dovrebbero potersi trasformare in due comodi posti letto. Gli abitacoli sarebbero comunque all'ombra tutta l'estate e si creerebbe un solarium, possibilmente calpestabile in futuro, annullando così la violenza estetica del parcheggio in sé.

Un mondo ganzo è possibile è anche un libro! Edito da Fuori Binario, raccoglie i primi sette anni della rubrica, con tutti i disegni dell'Autore. Lo potete richiedere in sede oppure al vostro venditore di fiducia.

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11Cultura2 articoli
Una finestra sul mondo realeTomaso Montanari · La Vita Messa A Nudo

!Pagina 11 del numero 283

Rubrica: LA VITA MESSA A NUDO | Autore: Tomaso Montanari

Ancora cinquant'anni dopo la sua morte c'era chi manteneva accesa una scintilla della rivoluzione di Caravaggio, provando a tenere aperta una finestra sul mondo reale. È proprio questa la metafora che il biografo degli artisti Giovan Battista Passeri usa per descrivere l'arte di Pieter Van Laer (Haarlem 1599-1642), un artista olandese trapiantato a Roma che era stato impietosamente soprannominato il Bamboccio per la sua deformità fisica: egli "certamente era singolare nel rappresentare la verità schietta e pura nell'esser suo. Li suoi quadri parevano una finestra aperta per la quale si fossero veduti quelli suoi successi senza alcun divario ed alterazione". Attraverso quella finestra si potevano vedere scene che nessuno prima avrebbe considerato degne di essere fissate per sempre nella pittura: come, per esempio, la sosta all'osteria di un viandante così assetato e maleducato da non voler nemmeno scendere da cavallo, per bere il suo bicchiere. La nascita e la formazione olandese avevano permesso a Bamboccio di cogliere il lato più anticlassico e antimonumentale della rivoluzione caravaggesca, e non è un caso che una gran parte della produzione dei Bamboccianti vada ricondotta proprio ad artisti non italiani. Nei loro quadri, le "bambocciate", "per la prima volta i poveri emergono dalla penombra dello sfondo e assumono un'importanza pari a quella dei grandi signori, e dei santi" (Francis Haskell) e le maestose rovine di Roma diventano lo sfondo per azioni in cui si svolge la misera vita degli ultimi.

Per quanto l'occhio moderno sia tentato di cercare in queste immagini una sorta di denuncia sociale, o almeno una embrionale condanna morale di una società divisa tra lusso e povertà estremi, niente permette di crederlo: ed è eloquente, in questo senso, la dimensione ridotta di questi dipinti, quasi a rispecchiare la consapevolezza di una gerarchia apparentemente incrollabile. Non per caso un vero anticonformista tendenzialmente anarchico come Salvator Rosa disprezzava i Bamboccianti, trovando inaccettabile l'ipocrisia con cui i ricchissimi collezionisti romani appendevano queste raffigurazioni della povertà nelle loro sontuose gallerie: "E questi quadri son tanto apprezzati / che si vedono de' grandi entro gli studi / di superbi ornamenti incorniciati: / così i vivi mendìchi, afflitti e nudi / non trovan da coloro un solo denaro, / che ne' dipinti poi spendon gli scudi; / così ancor io da quelli stracci imparo / che de' moderni principi l'instinto / prodigo è ai lussi, a la pietade avaro; / quel che aborrisco vivo aman dipinto, / perch'omai de le corti è vecchia usanza / d'avere in prezzo solamente il finto".

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Unica nel suo genereIsabella Mancini · Cultura

!Pagina 11 del numero 283

Rubrica: CULTURA | Autore: Isabella Mancini

Si fa chiamare Betti, perché sa che gli italiani non riescono, non solo a pronunciare, ma neanche a ricordare i nomi stranieri. Mei Suk Leung, per tutti Betti, vive la vita che ha voluto per sé e per il suo benessere, oltre le convenzioni culturali, oltre le difficoltà della vita. Oltre.

È una piccola donna dai capelli brizzolati ma tra le foto esposte alla biblioteca Lazzerini di Prato, a gennaio 2026 per la sua prima personale in Italia, la vediamo giovane e entusiasta studentessa d'arte, appena arrivata nel capoluogo toscano nel 1997. Il richiamo del Rinascimento le aveva fatto lasciare il suo Paese, Hong Kong, per realizzare un sogno. E qui rimase folgorata dalla bellezza della città, rapita soprattutto dal David di Michelangelo e dal Duomo.

"One of a Kind - Unica nel suo genere": non avrebbe potuto trovare titolo migliore. 50 disegni, schizzi, bozzetti, fatti a carboncino, penna, matita, principalmente dedicati alla città di Firenze. Ma ci sono anche Genova e altri scorci d'Italia che questa artista di 65 anni ha attraversato, vivendo prevalentemente per strada oppure ospitata in dormitori da enti caritatevoli.

"Sono nata con una rara allergia che mi ha costretto a una vita di sacrifici, spesso incompresa per il mio malessere - racconta davanti al 'suo' Duomo - Prima ancora di camminare già disegnavo, forse è quella passione che mi ha tenuta viva a dispetto della malattia".

Ma la malattia, allora, fu più forte di lei, non consentendole di continuare a disegnare nelle strade, nelle piazze, per le vie, come avrebbe voluto fare. E così è cominciato il suo viaggiare. Dall'Italia all'Europa, in cerca di fortuna e di riparo per sé e per le sue opere. Opere che sono rimaste sepolte in un bosco in Germania, in un baule, per quasi venti anni. Tre anni fa quel sogno è tornato a bussare forte e a Betti venne in mente di realizzare la sua prima mostra personale. Naturalmente in Italia.

E così, una volta tornata a vivere tra Firenze e Prato, sempre in strada, o nei dormitori, ha iniziato a frequentare la Biblioteca Lazzerini ed ha azzardato la proposta, che è stata accolta. Da lì nuovi rocamboleschi viaggi per andare in Germania a recuperare il tesoro nascosto, la fortuna di trovarlo ancora e in buone condizioni e finalmente la mostra a Prato, che le ha restituito la voglia di guardare al futuro. Infatti adesso sta cercando un altro spazio dove esporre, a Firenze, e anche qualcuno che la possa sostenere nel portare avanti la sua passione e il suo sogno. Che ne dite, ce la facciamo a darle una mano a realizzarlo?

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12Infografica1 articolo
Riabilitazione addio - Il carcere minorile in Italia è solo punitivoFelice Simeone · Infografica

Il rapporto Antigone sulla giustizia penale minorile fotografa un sistema in crisi profonda. Il Decreto Caivano, varato nel settembre 2023, ha fatto crescere del 50% i detenuti negli Istituti Penali per Minorenni: dai 381 del 2022 ai 572 di fine 2025. Un balzo che ha generato sovraffollamento senza precedenti, con trasferimenti forzati aumentati del 147,9% tra il 2022 e il 2024 e il crollo dei percorsi educativi.

Prima del decreto, quando un ragazzo in comunità violava le regole, scattava un trasferimento in IPM per massimo un mese, poi ritorno in comunità. Il decreto ha soppresso di fatto questo trasferimento breve, portando a un ulteriore aumento delle presenze. Il numero di spostamenti di ragazzi da un IPM all'altro è esploso, e questi spostamenti impediscono il radicamento territoriale e interrompono i legami con famiglie e servizi.

A Bologna, nel 2025, è stata aperta per la prima volta nella storia una sezione del carcere minorile all'interno della Casa circondariale per adulti Dozza.

Anche a Firenze il segnale d'allarme è acceso. Il Meucci ha una capienza di 17 posti ma ospita costantemente tra 22 e 26 ragazzi, con picchi di 29. Celle con materassi a terra, spazi resi inagibili da un cantiere aperto dal 2014, frequenti atti di autolesionismo, ragazzi tossicodipendenti. Solo 7-8 su venti-e-oltre seguono percorsi scolastici. I laboratori attivati non rilasciano certificazioni. I trasferimenti verso il carcere per adulti sono già avvenuti.

Il rapporto Antigone non è solo un atto di accusa: è anche una mappa di ciò che funziona quando si investe davvero. La messa alla prova, affidata ai servizi sociali con progetti individualizzati di scuola, lavoro, volontariato e giustizia riparativa, ha un tasso di successo dell'85,5% e raggiunge ogni anno il suo record storico di applicazioni. Eppure il Decreto Caivano l'ha limitata proprio per i reati più gravi, imprimendo al sistema un carattere meramente punitivo.

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13Carcere6 articoli
Decreto Caivano: illusione sicurezzaRedazione · Carcere

Il modello italiano di giustizia minorile, un tempo eccellenza europea fondata sul recupero, sta collassando sotto il peso del cosiddetto Decreto Caivano. L'obiettivo del decreto, che prende il nome dalla cittadina campana che è stata teatro di gravi episodi di delinquenza minorile, era quello di contrastare il disagio giovanile, la povertà educativa e la criminalità dei giovanissimi. Ma i dati del rapporto Antigone sono implacabili e tratteggiano una deriva eccessivamente punitiva: a fine 2025 i detenuti negli istituti penali per minorenni erano 572, contro i 381 del 2022. Un balzo del +50% che ha generato un sovraffollamento senza precedenti.

L'abbassamento delle soglie per la custodia cautelare e l'inasprimento delle misure per i reati comuni hanno trasformato il carcere da risorsa estrema a risposta ordinaria. Con ingressi aumentati del 10% e una media giornaliera cresciuta del 30,9%, il sistema scoppia. Servono più educatori e psicologi, altrimenti il carcere non può assolvere al suo compito di riscatto sociale. Se la risposta dello Stato è solo punitiva, il rischio è quello di restituire alla società individui più incattiviti e marginalizzati.

--- Articolo della Redazione, "Decreto Caivano: illusione sicurezza", Fuori Binario n.283

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Sollicciano: quando la tortura è legalizzataAlberto Ottanelli · Carcere

Le disastrose condizioni del carcere di Sollicciano sono arrivate all'attenzione della Corte Costituzionale. Il Tribunale di sorveglianza di Firenze, infatti, accogliendo il ricorso presentato dagli avvocati di un detenuto, si è rivolto alla Consulta per chiedere se sia legittimo rinviare l'esecuzione della pena, quando questa viene scontata in condizioni "contrarie al senso di umanità".

Il cuore della questione sta nella sostanziale inattività del Ministero della Giustizia. Nel novembre scorso il Tribunale, nel negare gli arresti domiciliari ad un detenuto, aveva concesso al Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (dipendente dal Ministero), 80 giorni di tempo per risolvere criticità sollevate dai legali del condannato - infiltrazioni d'acqua nelle celle, assenza di acqua calda, infestazioni di parassiti -, ma il Ministero è rimasto "oggettivamente inadempiente". La risposta istituzionale, limitata a interventi-tampone sulle cimici e a una previsione di quattro anni per lavori strutturali, è apparsa come un'alzata di spalle davanti a un'emergenza ormai conclamata.

Se la legge oggi permette il rinvio della pena solo per gravi motivi di salute, il quesito sollevato davanti alla Consulta vuole superare questa rigidità: può lo Stato pretendere legalità da un cittadino mentre viola sistematicamente l'Articolo 27 della Costituzione che recita "Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato"? A Sollicciano, il tasso di sovraffollamento ha toccato il 161%: 583 persone stipate in 361 posti disponibili. Un dato che trasforma la detenzione in una forma di tortura legalizzata, aggravata da una gestione politica da parte del Governo che punta sull'inasprimento delle pene e sulla creazione di nuovi reati senza investire nelle infrastrutture di detenzione.

Le critiche politiche evidenziano un disastro dell'intero sistema. Il carcere fiorentino è il simbolo di un'Italia che ha smesso di credere nella rieducazione per abbracciare una logica puramente contenitiva, spesso ai limiti dell'indecenza delle condizioni igieniche.

La decisione della Consulta potrebbe essere storica. Se il rinvio della pena per "trattamento inumano" venisse accettato, la politica non potrebbe più nascondersi dietro i tempi lunghi della burocrazia. Lo Stato si troverebbe davanti a un bivio: adeguare le carceri o rinunciare a metterci dentro le persone. Perché una giustizia che non rispetta l'uomo non è più giustizia, ma solo vendetta istituzionalizzata.

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Suicidi evitabiliRedazione · Carcere

Quanto vale la vita di un carcerato morto suicida in carcere? Secondo il Tribunale di Catanzaro, 400mila euro. Ma la condanna del ministero per la morte di un trentatreenne nel carcere di Alghero non è solo una cronaca di risarcimenti, ma la certificazione giudiziaria di un fallimento del sistema. Il Tribunale è stato chiaro: la sorveglianza rafforzata - che doveva tutelare il detenuto che soffriva di depressione - non c'è stata, e le conseguenze sono state irrimediabili.

È un tragico paradosso: lo Stato riconosce la fragilità del soggetto, impone controlli serrati, ma poi abbandona il detenuto proprio nel momento della massima vulnerabilità. Questa sentenza mette a nudo la disorganizzazione cronica ed il mancato coordinamento tra gli operatori, trasformando la custodia in carcere in una trappola mortale. I 400mila euro di risarcimento ai familiari sono l'ammissione di una colpa che va oltre il singolo episodio.

In un sistema che ha registrato 374 suicidi tra il 2021 e il 2025, molti dei quali riguardanti persone in attesa di giudizio, la morte diventa una possibile conseguenza del degrado. Non si tratta solo di un'emergenza per la sicurezza dei detenuti, ma di una sconfitta per l'intero apparato giudiziario, incapace di assolvere al proprio dovere di custodia e di tutela della vita umana.

--- Articolo della Redazione, "Suicidi evitabili", Fuori Binario n.283

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Sovraffollamento e morti sospetteRedazione · Carcere

I dati pubblicati dal Garante nazionale per il 2025 delineano un quadro carcerario italiano che, dietro la facciata di una lieve flessione dei suicidi, nasconde una realtà strutturale in progressivo deterioramento. La popolazione detenuta aumenta (+16,9% dal 2021), le condizioni materiali dei carcerati peggiorano. Sebbene i suicidi siano scesi da 83 a 76 nello scorso anno, il dato resta allarmante: quasi un decesso su tre tra quelli avvenuti in carcere. E potrebbero aumentare, dal momento che sono 50 (erano 15 l'anno scorso) le morti "per cause da accertare".

Come evidenziato dalla coordinatrice nazionale di Antigone, Susanna Marietti: "Non è che bisogna dimostrare che il carcere fa meno schifo perché c'è qualche suicidio in meno, così il governo è contento. Ora c'è anche più attenzione nell'impedire materialmente al detenuto di ammazzarsi".

La concentrazione delle morti in realtà metropolitane come quelle della Lombardia, della Campania e del Lazio conferma che il sovraffollamento è una condanna supplementare, che trasforma la pena in un rischio in più per l'incolumità stessa dei soggetti fragili.

--- Articolo della Redazione, "Sovraffollamento e morti sospette", Fuori Binario n.283

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Degrado strutturaleRedazione · Carcere

"Se non si interviene in modo strutturale, la situazione a Sollicciano, come in altri penitenziari toscani, non potrà che peggiorare: il sovraffollamento non è solo un problema logistico, ma un fattore che alimenta la violenza e il disagio mentale all'interno degli istituti penitenziari". A dirlo è Andrea Piazzoli, dell'Ordine degli Psicologi della Toscana, commentando i dati sui fenomeni di autolesionismo e suicidi all'interno del penitenziario fiorentino.

"Serve un cambio di paradigma - sottolinea il consigliere dell'Ordine toscano - che metta davvero al centro la salute mentale come asse portante del sistema penitenziario, riconoscendo che il benessere psicologico non è un elemento accessorio ma una condizione necessaria per la sicurezza, la convivenza e la riduzione della recidiva. Questo significa investire da subito in ambienti adeguati, in spazi che riducano la deprivazione e favoriscano relazioni più sane - conclude Piazzoli - ma anche rafforzare in modo significativo servizi e percorsi psicologici, e la formazione e il supporto continuativo alle persone detenute".

--- Articolo della Redazione, "Degrado strutturale", Fuori Binario n.283

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Torture e abusi a Casal del MarmoRedazione · Carcere

L'inchiesta sulle presunte torture nel carcere minorile di Casal del Marmo, a Roma, porta alla luce quello che l'associazione Antigone aveva già provato a segnalare, con un esposto dello scorso luglio rimasto per ora senza risposta da parte del governo. Dieci agenti indagati, accuse di pestaggi, umiliazioni e minacce brutali raccontano di una situazione fuori controllo.

Non episodi isolati, non "mele marce", ma un modello repressivo purtroppo molto diffuso. Colpisce la vulnerabilità delle vittime: spesso minori stranieri non accompagnati, ragazzi senza rete sociale che diventano i bersagli perfetti di un potere esercitato fuori da ogni controllo democratico.

La presenza costante delle associazioni e del volontariato negli istituti di pena ha però rotto l'isolamento dei detenuti, e il lavoro della magistratura ha potuto trasformare segnalazioni inascoltate in indagini concrete.

--- Articolo della Redazione, "Torture e abusi a Casal del Marmo", Fuori Binario n.283

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14Colophon2 articoli
Il giornale in strada - Colophon e diffusoriRedazione · Colophon

Sezione: COLOPHON | Autore: Redazione

Cara lettrice, caro lettore, il foglio che hai in mano nasce nel 1994, quando un gruppo di persone impegnate con le persone più fragili della città decise di sostenerle facendo anche informazione. Fuori Binario è da allora l'unico giornale di strada di Firenze, uno dei pochi in Italia, da sempre autogestito e autofinanziato.

I nostri diffusori — La redazione è composta da volontari. Chi scrive, fotografa, impagina, lavora alla complessa produzione del giornale, non prende un euro per il suo impegno. Tutto questo viene fatto per sostenere i diffusori che incontri in strada. Si tratta di persone senza lavoro, spesso senza dimora, poveri che subiscono l'esclusione dall'attuale sistema economico.

Un piccolo reddito grazie al tuo acquisto — La loro possibilità di costruire un reddito dipende anche da te che stai leggendo queste righe. Questa copia viene affidata a chi lo vende al costo di un euro: è il costo vivo della stampa, dell'affitto della sede e delle utenze. Ciò che offrirai in più andrà a lui.

Come sostenerci — Se questo progetto di economia frugale ti convince, ti chiediamo di farla conoscere e sostenerla nel tempo, puoi infatti anche abbonarti per ricevere Fuori Binario direttamente a casa o contribuire con il tuo 5x1000. Grazie al tuo aiuto, inoltre, Fuori Binario viene diffuso all'interno del carcere di Sollicciano.

Le altre attività — L'editore, l'associazione Periferie al Centro ODV, si impegna inoltre affinché tutti e tutte abbiano la possibilità di avere una residenza anagrafica senza la quale vedrebbero abbattuti i loro diritti. I nostri volontari sono attivi anche nella distribuzione di alimenti e in altre attività di inclusione e accoglienza.

Diffusori autorizzati

A Firenze: Berisa Sabit (Viale XI Agosto), Cezar Toma (Oltrarno), Clara Baldasseroni (Pontassieve e Mugello), Cristina Niccoletti (Rifredi, Piazza Leopoldo), Danila Remus (Santa Maria Novella, Duomo), Francesco Martinelli (Rifredi, Piazza Leopoldo), Gheorghe Carolea (Ospedale Ponte a Niccheri), Grafian Stanescu (Piazza della Repubblica), Marzio Muccitelli (Talenti, Oltrarno), Mihai e Mindra Copalea (Santissima Annunziata, San Marco), Nanu e Maria Ghiocel (Sant'Ambrogio), Raffaele Venuto (Pontassieve e Mugello), Robert Ionita (Via Masaccio, via Milanesi), Teodor Stanescu (Piagge, via Cimabue).

A Livorno: Clara Baldasseroni, Raffaele Venuto.

Abbonamenti

Puoi abbonarti con un versamento tramite IBAN: IT39O0623002804000040507741 (IT39 + lettera O). Codice BIC SWIFT: BCRPPIT2P163. Paypal.me/fuoribinario. Intestato all'Associazione di solidarietà Periferie al Centro ODV, causale "Abbonamento Fuori Binario": - Base 35 euro — 11 numeri - Donatore 60 euro — 11 numeri - Sostenitore 100 euro — 11 numeri per te e 11 da regalare a chi vorrai.

Ricorda di comunicare il tuo indirizzo a redazione@fuoribinario.org.

Redazione

Direttore responsabile: Cristiano Lucchi. Vicedirettrice: Valentina Baronti. Redazione: Alberto Ottanelli, Barbara Cremoncini, Beatrice Montini, Camilla Lattanzi, Cecilia Stefani, Clara Baldasseroni, Corrado Marcetti, Cristina Niccoletti, Emanuela Bavazzano, Fabio Bussonati, Felice Simeone, Francesco Martinelli, Gian Luca Garetti, Giovanni Sighele, Guido Leoni, Jaopo Stefani, Laura Bardelli, Laura Tabegna, Lorenzo Guadagnucci, Maddalena Giannelli, Mariella Marzuoli, Marta Benettin, Ornella De Zordo, Paolo Babini, Piero Sbardellati, Riccardo Michelucci, Roberto Pelozzi, Tomaso Montanari, Tommaso Martinelli, Sindy Arcidiacono, Valentina Nicastro, Valerio Giovannini, Veronica Boccaccini. Grafica e impaginazione: Veronica Urbano, Cecilia Stefani, Antonio Russo.

Edizioni Periferie al Centro: Alessandro De Angeli, Andrea Millotti, Anna Piana Agostinetti, Camilla Lattanzi, Cecilia Stefani, Claudia Dauru, Consuelo Mongelli (vicepresidente), Cristiano Lucchi, Fiammetta Benati, Felice Simeone, Francesco Martinelli, Giorgia Bulli, Gisella Filippi, Guido Leoni, Ilaria Di Biagio, Isabella Mancini, Ornella De Zordo (presidente), Riccardo Trombaccia, Sabrina Bargioni (vicepresidente).

Sede: Via del Leone 76, Firenze. Tel. 055/2286348. Redazione aperta Lunedi, Mercoledi e Venerdi dalle 15 alle 18.

Ringraziamenti: Questo giornale non esisterebbe senza l'impegno dei volontari, delle volontarie e di quattro persone speciali: Alessandro De Angeli, Giovanni Ducci, Mariapia Passigli e Sondra Latini.

Fuori Binario aderisce alla Rete Internazionale dei Giornali di Strada e alle Campagne Stampa Libera per il Clima e Salviamo Firenze X Viverci.

Editore: Periferie al Centro, Via del Leone 76, Firenze. Polistampa. Reg. Tribunale di Firenze 4393 del 23/6/1994. ISSN 2784-9384. Il giornale e stato chiuso in tipografia il 24 marzo 2026.

Online: www.fuoribinario.org — redazione@fuoribinario.org — fuoribinariofirenze (social).

--- Articolo della Redazione, "Il giornale in strada - Colophon e diffusori", Fuori Binario n.283

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Luoghi AmiciRedazione · Colophon

Sezione: COLOPHON | Autore: Redazione

Una rete solidale di gruppi, associazioni, movimenti che accompagnano l'avventura di Fuori Binario. Per segnalare un nuovo luogo amico scrivere a redazione@fuoribinario.org.

  • Anelli Mancanti — Via Palazzuolo 8, Firenze
  • Associazione Convivendo — Via Agnoletti 18, Scandicci
  • Biblioteca Universita Europea — Via dei Roccettini 9, Fiesole
  • Bistrot GreenGo — Via Masaccio 15r, Firenze
  • Caffe La Piazzetta — Piazza Tanucci 11r, Firenze
  • Casa delle Donne — Via delle Vecchie Carceri 8, Firenze
  • Centro di Teatro Internazionale — Via Vasco de Gama 49, Firenze
  • Centro Storico Lebowski — La Trave, Via de' Vespucci, Firenze
  • Cinema Garibaldi — Via Filippo Lippi, Scarperia
  • Casa del Popolo Primo Maggio — Le Sieci, Pontassieve
  • Casa del Popolo 25 Aprile — Via del Bronzino 117, Firenze
  • Circolo Firenze Democratica — Viale Petrarca angolo piazza Tasso
  • Circolo Il Melograno — Via Aretina 513, Firenze
  • Casa del Popolo Il Progresso — Via Vittorio Emanuele II 135, Firenze
  • Casa del Popolo La Costituzione — Via Gramsci 560, Sesto Fiorentino
  • Casa del Popolo La Montanina — Montebeni, Fiesole
  • Casa del Popolo Osteria Nova — Via Roma 448, Bagno a Ripoli
  • Circolo Sant'Ellero — Via Contessa Itta 2, Sant'Ellero
  • Casa del Popolo San Niccolo — Via San Niccolo 33r, Firenze
  • Casa del Popolo S.M.S. Serpiolle — Via delle Masse 38, Firenze
  • Comunita delle Piagge — Piazza Alpi-Hrovatin 2, Firenze
  • Comunita dell'Isolotto — Via degli Aceri 1, Firenze
  • Csa Next Emerson — Via di Bellagio 15, Firenze
  • Enoteca Vigna Vittoria — Via Fabbroni 14r, Firenze
  • Fattoria di Mondeggi — Colline di Bagno a Ripoli
  • Forimercato Rete Sociale — Via del Guarlone 10r, Firenze
  • Fraternita di Romena — Romena, Pratovecchio Stia
  • G.A.S. Rione Lippi c/o Arci — Via Fanfani 16, Firenze
  • I' Candelaio - Ronda della Carita — Via del Leone 36r, Firenze
  • La Botteghina — Via Barbera 2r, Firenze
  • Libreria Punti Fermi — Via Boccaccio 49r, Firenze
  • Londra 12, il Taxi di Consuelo — Per le strade di Firenze
  • Madonnina del Grappa — Via delle Panche 30, Firenze
  • Orto Collettivo — Via degli Ulivi 30, Calenzano
  • Biblioteca Torregiani — Via Palazzuolo 95, Firenze
  • Pantagruel — c/o Sollicciano, Firenze
  • perUnaltracitta, La Citta invisibile — Gruppo di acquisto
  • Petit Carre — Via Pierozzi 25, San Casciano
  • Progetto Arcobaleno — Via del Leone 9, Firenze
  • SOMS Insorgiamo Collettivo Ex GKN — Via Fratelli Cervi 1, Campi Bisenzio
  • Sudd Cobas — Via San Jacopo 7, Prato
  • Teatrodante Monni — Piazza Dante 23, Campi Bisenzio
  • Villa Guicciardini — Via di Montughi 55, Firenze
  • Villaggio dei Popoli — Via dei Pilastri 45r, Firenze

--- Articolo della Redazione, "Luoghi Amici", Fuori Binario n.283

  • luoghi amici
  • distribuzione
  • rete solidale
  • associazionismo

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15Per non perdersi1 articolo
Fuori dal Tunnel - Mappa della solidarieta fiorentinaA cura della redazione · Per non perdersi

Una mappa della solidarieta fiorentina. Informazioni preziose per chi vive in strada, e arrivato in citta da poco o non conosce la lingua: dove mangiare, dormire, lavarsi, vestirsi, avere una parola di conforto, ricevere soccorso in caso di violenza, avere supporto legale. Maggiori informazioni sul sito www.fuoribinario.org.

Numeri utili: 112 - Numero Unico Europeo di Emergenza. 116117 - Numero Unico Europeo per l'accesso alle cure mediche non urgenti. 055 0510241, 055 211632 - Segnalazioni persone in strada. 055 055 - Contact Center Comune di Firenze. 055 0510241 - Residenze anagrafiche c/o Centro diurno La Fenice, Via del Leone 35. 055 545454 tasto 1 - URP Asl Toscana Centro. 055 4385920 (da cellulare), 800 860 070 (da fisso) - URP Regione Toscana. Competenzedigitali.toscana.it/en/punto-digitale-facile - Punto Digitale Facile.

Per essere accolti e vestirsi

Emergenza freddo (da dicembre a marzo) — Accoglienza dalle 19 alle 9, con distribuzione materiale igienico, cena e colazione. Prenotazioni e informazioni: Lun-Gio 8,30-12,30, Via Corelli 91, tel. 055 267701 / 337 1213981. accoglienzainvernale@fondazionesolidcaritas.it. Segnalazione persone in difficolta: Centro La Fenice, Lun-Ven 9-17 tel. 055 0510241; Lun-Ven 17-9 e nel fine settimana: lafenice@coordinamentotoscanomarginalita.org. Si puo segnalare anche a: Portineria Albergo Popolare tel. 055 211632. Form online: coordinamento-toscanomarginalita.it/segnalazione-persone-in-difficolta/. Assessorato al welfare: assessore.paulesu@comune.fi.it.

Albergo Popolare — Lun-Ven 10-12, Via della Chiesa 68, tel. 055 211632. albergopopolare.fi@divittorio.it.

Angeli della Citta — Distribuzione coperte, vestiario e alimenti (portare ISEE, su appuntamento). Lun, Mer e Gio 10-12,30; Mar 15-18. Via Sant'Agostino 19. Per segnalare persone in difficolta: tel. 340 5239889 / 353 4189595. angelifirenze@gmail.com.

La Fenice (centro diurno) — Lun-Ven 9-13 e 14-17 (solo da servizi sociali) e Sab 9-13. Segnalazione persone in difficolta: Lun-Ven 9-17 tel. 055 0510241. Lun-Ven 17-9 e nel fine settimana. Via del Leone 35. lafenice@coordinamentotoscanomarginalita.org.

Progetto Arcobaleno (chiamare o scrivere) — Via del Leone 9, tel. 055 280052. accoglienza@progettoarcobaleno.it.

Le Curandaie APS (abbigliamento e attivita diurne) — Lun-Ven 9,30-13, c/o cuRemake, Via Pepe 47/8, tel. 055 5385341. E su prenotazione c/o Fonte, Via Mugello 21/23, tel. 055 5387839.

Centro Aiuto Vita (solo vestiti, donne in gravidanza o con bambini fino ai 2 anni) — Lun-Ven 8,30-12, Piazza San Lorenzo 9, tel. 055 291516. cav.firenze@live.it.

Croce Rossa Bagno a Ripoli — Aiuto digitale, facilitazione servizi territoriali, supporto lavoro (compilazione CV etc.), ascolto e consulenza. Su appuntamento. Sportello Sociale accesso diretto Sab 9-12,30. Via Fratelli Orsi 19, Bagno a Ripoli (bus 23), tel. 334 6034100 (whatsapp). sportellosociale@cribagnoaripoli.it.

Per mangiare

Ronda della Carita — Tutti i giorni cena 20,30, Stazione Campo di Marte, angolo Via Mannelli-Viale Mazzini. Tel. 348 2712275. rondacarita@gmail.com.

Caritas (necessaria registrazione) — Pranzo tutti i giorni 11-13,15, Via Petri 1 (angolo via Baracca), tel. 055 30609230. Per i residenti dei vari quartieri dietro segnalazione servizi sociali esistono mense di quartiere.

Angeli della Citta — Distribuzione alimenti (portare ISEE, su appuntamento). Via Sant'Agostino 19. Per segnalare persone in difficolta: tel. 340 5239889 / 353 4189595. angelifirenze@gmail.com.

Vincenziani (banco alimentare) — Mer 14-16, Via del Ronco Corto 20. Segreteria: Mar 9-12, Parrocchia V. San Bartolo a Cintoia 82 (solo appuntamento), tel. 055 0128846.

La Fenice — Tutti i giorni colazione 9-10, Lun pranzo alle 12. Via del Leone 35, tel. 055 0510241.

Centro Aiuto Vita (banco alimentare per donne in gravidanza o con bambini fino ai 2 anni) — Lun-Ven 8,30-12, Piazza San Lorenzo 9, tel. 055 291516. cav.firenze@live.it. Per emergenze: 339 7188394.

Misericordia (banco alimentare) — Per saperne di piu: Mar 10-12, tel. 055 239393. info@misericordia.firenze.it.

Per curarsi

Croce Rossa Bagno a Ripoli — Su appuntamento. Sportello Sociale accesso diretto Sab 9-12,30. Via Fratelli Orsi 19, Bagno a Ripoli (bus 23), tel. 334 6034100 (whatsapp). sportellosociale@cribagnoaripoli.it.

Ambulatorio odontoiatrico Palagi (per emergenze dentistiche, gratuito con reddito basso documentato) — Lun-Sab 8-8,30. Per informazioni: tel. 055 6937342 (Lun-Ven 8-11). puntodiascolto.odontoiatria@uslcentro.toscana.it.

Centro Aiuto Vita (solo sostegno psicologico per donne in gravidanza o con bambini fino ai 2 anni) — Lun-Ven 8,30-12, Piazza San Lorenzo 9, tel. 055 291516. Per emergenze: 339 7188394. cav.firenze@live.it.

Sindacato di base CUB (sportello di orientamento sui diritti del malato) — Mer 16-19, Via di Scandicci 86, tel. 329 5923500.

Comunita delle Piagge (sportello di orientamento sui diritti del malato) — Mer 16-18, Piazza Alpi e Hrovatin 2, tel. 349 2527246.

Sportello liste di attesa (per ottenere l'erogazione delle prestazioni in tempi giusti) — c/o Circolo Arci di Porta a Prato, Portierato di quartiere e Comunita delle Piagge. Per informazioni: tel. 339 5311085 / 349 8360870.

Associazione Incontriamoci sull'Arno (sportello di orientamento sui diritti del malato) — Gio 15-19, c/o Portierato di quartiere Borgo San Frediano 53R, tel. 377 1098460.

Misericordia (Servizio ambulanze) — Lun-Ven 8,30-13,30 e 14,30-17,30, tel. 055 212222. info@misericordia.firenze.it.

Kit igienici

ACISJF Help Center (assorbenti, pannolini, bagnoschiuma, spazzolini) — Lun-Gio 9,30-12,30 e 14,30-17; Ven 9,30-12,30. Via Valfonda 1, tel. 055 294635. helpcenter@acisjf-firenze.it.

Per farsi una doccia

Caritas — Campo sportivo Cascine del Riccio, Lun, Mer, Ven 7-11, Via del Ponte a Iozzi 2 (capolinea bus 36), tel. 055 30609230.

La Fenice (solo per utenti registrati e su prenotazione) — Lun-Ven 10-13, tel. 055 0510241.

Sportello legale

ACISJF Help Center (solo ascolto psicologico su appuntamento da prendere allo sportello d'ascolto) — Mer 10-13, Via Valfonda 1, tel. 055 294635. helpcenter@acisjf-firenze.it.

Croce Rossa Bagno a Ripoli — Su appuntamento. Sportello Sociale accesso diretto Sab 9-12,30. Via Fratelli Orsi 19, Bagno a Ripoli (bus 23), tel. 334 6034100 (whatsapp). sportellosociale@cribagnoaripoli.it.

Anelli Mancanti (su appuntamento) — Immigrazione: 1o, 3o e 4o Gio del mese 19-21. Lavoro: 2o Gio del mese 19-21. Via Palazzuolo 8, tel. 055 2399533 (16,30-21), 334 9850793 (solo whatsapp). glianellimancanti@yahoo.it.

Progetto Arcobaleno (su appuntamento) — 1o Lun del mese e tutti i Mer 18-19. Via del Leone 9, tel. 055 280052. legale@progettoarcobaleno.it (mail solo per info semplici).

ACISJF Help Center (su appuntamento da prendere allo sportello di ascolto) — 2 Mar al mese 14,30-17. Via Valfonda 1, tel. 055 294635. helpcenter@acisjf-firenze.it.

Avvocato di Strada — Gio 17,30-19, Via Liguria 1. firenze@avvocatodistrada.it.

Circolo Arci I Ciompi (solo orientamento e assistenza pratiche per il soggiorno legale in Italia, solo su appuntamento) — Piazza dei Ciompi 11, Lun-Ven 9-13, tel. 055 26297269 / 327 1811734 (solo whatsapp scritti).

Ascolto e orientamento

Progetto Arcobaleno (su appuntamento, chiamare) — Mar 14-16 e Gio 10-12, Via del Leone 9, tel. 391 7202861 (Firenze) / 347 3074066 (Faltona). sportello.ascolto@progettoarcobaleno.it.

Aiuto dipendenze

Centro Java — Lun-Ven 15-19, Ven-Sab 24-5. Via Pietrapiana angolo via Fiesolana, tel. 055 2340884.

Progetto Arcobaleno (su appuntamento, chiamare) — Lun-Ven 9-19. Via Faentina 23, Loc. Faltona (Borgo San Lorenzo), tel. 055 8494052.

Narcotici Anonimi Italia (incontri piu giorni a settimana, chiamare per informazioni) — Tel. 06 84025043 (numero unico nazionale). info@na-italia.org.

Giocatori Anonimi (solo gioco d'azzardo) — Lun 21-22,30 (il secondo del mese aperta a tutti). Via Morosi 38, c/o S. Maria Ausiliatrice. Ven 21-22,30, Via Marsuppini 9, c/o S. Maria a Ricorboli. Tel. 338 2166566. firenze@giocatorianonimi.org.

Casa, affitto, sfratti

Sportello Unione Inquilini (parte della Rete Antisfratto) — Mar, Mer e Gio 17-19, c/o Cobas Via dei Pilastri 41r, tel. 393 5895698.

Resistenza Casa Solidale (Referente anche Rete Antisfratto) — Lun 17-19,30, c/o Casa dei diritti sociali Piazza Baldinucci 8r, tel. 335 1246551 / 345 9671275.

Sportello Gruppo Casa (Referente anche Rete Antisfratto) — Mar 17-19,30, Piazza Matteucci 11, Campi Bisenzio, tel. 335 1256551.

Stop violenza

Artemisia — Lun-Ven 10-17, Via del Mezzetta 1 int., tel. 055 601375.

Sportello Vanessa — Per accoglienza: 2o e 4o Sab del mese 9-13. Lun 8-12 e 14,30-17,30; Mar 14,30-17,30; Gio 8-12; Ven 8-12. c/o Humanitas Firenze, Via San Bartolo a Cintoia 20/H2, tel. 348 0719121. vanessa@humanitasfirenze.it.

Nosotras Onlus (su appuntamento) — Lun-Ven 9-13, Via Faenza 103, tel. 055 2776326. violenzadigenere@nosotras.it.

Progetto Arcobaleno (contro la tratta e lo sfruttamento) — Mar e Gio 13,30-16, Via dell'Agnolo 5, tel. 055 284823 / 392 2428438. spaziointermedio@progettoarcobaleno.it.

Deposito bagagli

Caritas — Lun-Sab 9-11, Via Petri 1 (angolo via Baracca), tel. 055 30609230.

Vincenziani (solo guardaroba) — Accettazione: Lun 9,30-12,30. Distribuzione: Gio 9,30-12, Via del Ronco Corto 20, tel. 055 0128846.

Sportello lavoro

ACISJF Help Center — Mer e Ven 9,30-12,30 (stesura e aggiornamento CV anche Lun-Gio 14,30-16,30). Via Valfonda 1, tel. 055 294635. helpcenter@acisjf-firenze.it.

Nosotras Onlus (orientamento lavorativo donne) — Lun-Ven 9,30-13, Via Faenza 103, tel. 055 2776326. donnenosotras@gmail.com. Su Scandicci: Mar 15-17, Via Aleardi 1, tel. 055 7363404 / 371 6847482 (solo sms). Su Empoli: Ven 10-13, Via Cavour 43/B, tel. 0571 725062. pr.emp.nosotras@gmail.com.

Centri giovani

Sala Gialla (dietro registrazione, centro per giovani 11-29 anni, con sala di registrazione) — Lun-Ven 16-19 (chiuso agosto), Via Felice Fontana 22, tel. 055 3248674.

Centro Giovani "Nidiaci" (dietro registrazione, centro diurno per giovani, con anche aiuto compiti) — Lun-Ven 16-19 (chiuso agosto), Via dell'Ardiglione 30/a.

Per segnalazioni redazione@fuoribinario.org.

--- Articolo a cura della redazione, "Fuori dal Tunnel", Fuori Binario n.283

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16Ultima pagina3 articoli
L'Italia ripudia la guerra?Valentina Baronti · Infine

Dalle flotte del genocidio alle flottiglie del mutualismo dal basso. Sembra svolgersi tutta attorno ai porti questa stagione di guerra che sta dilagando. Dai porti passano le armi, sulle banchine incrociano le braccia i lavoratori, sulle navi si caricano viveri e medicinali e da quegli stessi porti spiegano le vele le tante flottiglie partite in questi mesi verso i paesi in guerra o minacciati da assedi medievali: le ultime, a marzo scorso, hanno fatto rotta verso Gaza e verso Cuba.

Ma c'e anche un'azione giudiziaria in corso, scaturita da un'inchiesta giornalistica di Altreconomia, firmata da Linda Maggiori: "Le flotte del genocidio. Sulle rotte delle armi dai porti italiani". In seguito a due segnalazioni della stessa giornalista, la Guardia di Finanza e l'Agenzia delle dogane di Gioia Tauro hanno fatto controlli su alcuni container sospetti provenienti dall'India, carichi di acciaio balistico destinato ad Israele, attraverso una societa intermediaria, per eludere la legge 185 del 1990 che vieta l'export e il transito di armi verso Paesi in conflitto che violano il diritto umanitario e i trattati internazionali, nel rispetto della Costituzione Italiana, che all'art. 11 ripudia la guerra come strumento di offesa e risoluzione delle controversie internazionali.

"Il contesto - si legge nell'articolo di Linda Maggiori - e quello di un accordo commerciale e militare tra India e Israele e un traffico di armi sempre piu in crescita, all'interno del quale il Paese del Sud-Est asiatico compra armi ad alta tecnologia da Israele vendendogli in cambio materie prime e acciaio balistico".

Il caso di Gioia Tauro e finito anche in Parlamento, con un'interrogazione del Movimento 5 Stelle e nelle ispezioni al porto le fiamme gialle sono accompagnate dai lavoratori di USB, mentre gli attivisti del movimento BDS (boicottaggio, disinvestimento e sanzioni nei confronti di Israele) organizzano presidi e conferenze stampa.

Nei porti italiani transita la guerra, ma sulle stesse banchine si sperimenta un futuro di pace, fatto di intelligenza collettiva, convergenza tra attivisti in vari campi, giornalistico, sindacale, istituzionale, sociale. Un futuro fatto di mutualismo e lotta, per tutti coloro che non si rassegnano a questa crisi che sembra inarrestabile.

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·Altri articoli del numero6
Partigiani della paceValentina Baronti

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Rubrica: NO ALLA GUERRA | Autore: Valentina Baronti

Sono passate da poco le 17 di un giovedì qualunque, alla stazione di Pisa sta per iniziare l'ora di punta. Ma la routine è squarciata dalla guerra che ci circonda. Su quei binari, accanto ai treni dei pendolari, sta per passare un convoglio di 32 vagoni carichi di esplosivi e mezzi militari, probabilmente diretto all'hub di Palmanova in Friuli Venezia Giulia. Quel treno non passerà. Un gruppo di attivisti si ritrova alla stazione di Pisa e scende sui binari. A dare il segnale, qualche ora prima, sono stati i portuali di Piombino, poi il passaggio del treno è stato via via monitorato dai ferrovieri e la notizia è rimbalzata nelle chat dei movimenti pacifisti.

A Pisa il Movimento No Base – Né a Coltano né altrove, riunisce diversi gruppi che da anni lottano per la pace, come ci racconta l'attivista Paola Imperatore: "Da quando siamo nati nel 2022, abbiamo lavorato a fare rete con altre realtà. L'azione del 12 marzo è l'esito di questa rete. Siamo andati alla stazione con il messaggio che bloccare la guerra è possibile e in poco tempo il presidio ha raggiunto le 150 persone, segno che in tanti sentono il bisogno di fare qualcosa. I lavoratori sono stati fondamentali, hanno un ruolo nevralgico nella catena militare, quindi possono fare davvero la differenza".

Il blocco del treno della morte ha fatto il giro dei social in pochi minuti e così il presidio si è allargato e l'azione non violenta è andata avanti per sei ore, fino a che il treno non è tornato indietro. Questo nonostante l'imponente schieramento di forze dell'ordine, come ci ha raccontato Imperatore: "Con il blocchiamo tutto dell'ottobre scorso si è dimostrato che queste azioni si possono fare, nonostante la repressione negli anni abbia affilato le armi per prevenire questo tipo di protesta. Chi è sceso sui binari per bloccare quel treno era consapevole dei rischi che correva, ma sapeva anche che quei rischi e quella repressione sono infinitamente minori di quelli di un regime di guerra e della direzione in cui questo regime di guerra ci sta portando. Chi era al presidio quel giorno diceva che bloccare quel treno era una scelta partigiana, rivendicando di essere i partigiani della pace di oggi".

Non si è trattato di un'azione dimostrativa, ma di una concreta azione non violenta che ha inceppato il meccanismo della guerra. È vero che il treno è tornato indietro, ma molto probabilmente è ripartito 12 ore più tardi. Questo ritardo però è un problema per una logistica bellica dove anche solo pochi minuti costituiscono un danno. "L'obiettivo era dimostrare che si può bloccare la guerra – ci spiega Imperatore – interferendo in maniera significativa sulla logistica militare, che è organizzata in hub, proprio perché siano più efficaci e più veloci. È stata un'azione importante, che può essere ancora più incisiva se riusciamo a moltiplicarla. Tra Pisa e Livorno questo treno ha accumulato 12 ore di ritardo, se la stessa cosa avviene poi in altre stazioni possiamo diventare davvero una spina nel fianco della guerra, in un contesto in cui tante persone non la vogliono".

Dopo quell'azione, il Movimento No Base ha ricevuto tantissimi messaggi di solidarietà da persone comuni, che magari non hanno nemmeno mai fatto politica, ma che non vogliono questa guerra e vogliono trovare il modo di fermarla dal basso: "In linea di massima il consenso è stato più largo della critica – conclude Imperatore –. Obiettivo di questa, come di altre lotte, è trovare un noi che prevale sull'io. Perché le persone che ti dicono 'io devo andare a casa, devo cenare', mettono la loro routine davanti a uno scenario di guerra, alla militarizzazione, alla devastazione, alla cosa pubblica che viene dirottata verso il bellico. Il noi sparisce e c'è solo l'io".

Essere sabbia nell'ingranaggio della guerra, così scrive il Movimento No Base sul proprio sito il giorno dopo il blocco dei treni a Pisa. È possibile farlo, lo hanno dimostrato i portuali e le flotille, lo hanno dimostrato un gruppo di militanti e cittadini comuni, che un giovedì qualsiasi, nell'ora di punta, sono scesi sui binari e hanno fermato un carico di morte. Adesso non ci resta che rinsaldare la rete e moltiplicare le azioni non violente, perché questa guerra non la vogliamo nemmeno noi.

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Diritto di sciopero, Italia condannataFuori Binario

"Condannati dal Comitato Europeo dei diritti sociali tutti coloro che in questi anni hanno considerato lo sciopero un fastidioso retaggio del '900 di cui liberarsi. E invece lo sciopero, da oltre un secolo e mezzo, è la forma di lotta nonviolenta più potente per opporsi allo sfruttamento e alla repressione". Lo ha detto l'avvocato del lavoro Danilo Conte, commentando la decisione del CEDS, organo del Consiglio d'Europa, che ha dato ragione al sindacato USB che nel 2022 aveva presentato un articolato ricorso – con l'assistenza del professor Giovanni Orlandini docente di Diritto del lavoro Università di Siena e degli avvocati Marco Tufo e dello stesso Conte – sulla legge 146/90 e successive modifiche e sull'operato della Commissione di Garanzia sul diritto di Sciopero denunciando violazioni della Carta Sociale Europea.

L'Europa accoglie il ricorso di USB: troppe limitazioni, conflitto con la Costituzione

"Il diritto di sciopero in Italia è soffocato da divieti crescenti e insopportabili" continua l'avvocato Conte. "Con una decisione autorevole e – lasciatemelo dire, storica – il CEDS ha ricordato al Governo italiano che lo sciopero può essere limitato solo per rispettare altri diritti della persona costituzionalmente garantiti: la vita, la salute, la sicurezza, la libertà di muoversi. Non per favorire la circolazione delle merci, meno che mai per favorire la circolazione delle armi. Lo dicevamo, lo abbiamo sempre detto e oggi lo dice anche il Consiglio d'Europa. Ha vinto USB, ha vinto la libertà. E sono davvero felice e onorato di aver contribuito a questo importante risultato".

In particolare il CEDS si è espresso, censurandole, sulle seguenti violazioni: 1) Impropria estensione della qualifica di "servizi essenziali" a settori lavorativi che non ne erogano. 2) Introduzione dell'obbligo di indicare la durata dello sciopero e la sua conclusione. 3) Previsione della cosiddetta "rarefazione oggettiva" tra uno sciopero e l'altro e individuazione di periodi di esclusione dallo sciopero.

Per USB "viene di fatto censurato l'operato della Commissione di garanzia che ha inasprito ulteriormente le restrizioni previste dalla legge. Secondo le norme che regolano i rapporti tra Governi e Consiglio d'Europa ora il Governo italiano è tenuto a intervenire immediatamente per eliminare le restrizioni al diritto di sciopero".

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La clinica di MEDU torna in stradaBarbara Cremoncini

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Rubrica: SALUTE | Autore: Barbara Cremoncini

L'inverno non è stato freddo, ma ci sono stati molti giorni di pioggia incessante e alcune notti particolarmente rigide, con il termometro vicino allo zero. Poco più di un fastidio per chi vive e lavora in luoghi riscaldati e può asciugarsi al tepore di un radiatore o di una stufa, ma un rischio in più per chi vive in situazioni precarie, o per chi, come ad esempio i rider, lavora in strada con qualunque tempo o condizione meteo. Figurarsi poi quando le brutte stagioni si sommano una all'altra, anno dopo anno, con il loro regalo di umidità e gelo che si infila dentro le ossa e non ne esce mai, nemmeno quando la temperatura si fa più mite e arriva il bel tempo. Le malattie da raffreddamento e le loro complicazioni più serie sono patologie frequenti fra i senza dimora, spesso aggravate dall'età o dalla presenza contemporanea di malattie croniche. Ad avere il polso della situazione, ormai da diversi anni a Firenze, è la clinica mobile di Medici per i diritti umani che a intervalli regolari, con il suo team di medici, operatori sanitari, mediatori culturali copre alcune zone della città dove la salute dei più fragili è minacciata, spesso anche a causa dell'ignoranza dei diritti, da ostacoli culturali e linguistici, dalle difficoltà nell'accesso alle cure.

Dopo un forzato stop nella primavera 2025 a causa dei "tagli di Trump" alle organizzazioni umanitarie (come UNHCR, fra i finanziatori di Medu), dal settembre scorso il camper è tornato, anche se con un numero di uscite e un raggio di azione ridotti. Una volta al mese sosta davanti alla mensa Caritas di via Baracca, poi alle Cascine e, da pochi mesi, anche a Casa Rider, punto di sosta e di ristoro per i lavoratori delle consegne a domicilio. Volontarie e volontari, senza camper, sono presenti periodicamente anche in piazza del Carmine vicino al dormitorio della Caritas e in piazza Tasso.

"La nostra presenza nelle strade – spiega la coordinatrice della sede di Firenze di Medu Silvia Ciofi Baffoni – non vuole sostituirsi ai servizi sanitari. Quando le persone vengono da noi per una prima visita, oltre a dare un aiuto immediato, cerchiamo di facilitarne i contatti con i servizi delle Asl, dando informazioni e un aiuto a districarsi nella burocrazia, anche in collaborazione con altre associazioni di volontariato che sono sul territorio".

Non sovrapporsi e fare rete, sia con i vari servizi Asl, che con altre organizzazioni (fra queste Caritas, Cat, Stenone), secondo le necessità dei pazienti e il contesto in cui di volta in volta ci si trova ad operare: questa la modalità di lavoro dei circa trenta volontari che si alternano secondo disponibilità e turni, nel camper di Medu. Fra loro, presenza fissa, il medico, poi, secondo i casi, infermieri, mediatori socio-linguistici, fisioterapisti, psicologi.

"Il nostro compito è aiutare le persone – spiega Sarah Turtulici coordinatrice della clinica mobile – creare per loro un ambiente tranquillo dove si sentano al sicuro e capiscano come prendersi cura di sé. È indispensabile e c'è quasi sempre il mediatore culturale. Fra i migranti, chi si rivolge a noi spesso non legge o scrive nemmeno nella lingua di origine, sommando così fragilità a fragilità. Succede ad esempio alle Cascine, dove troviamo pazienti giovani, provenienti soprattutto dal Nord Africa o dall'Africa Sub Sahariana, spesso irregolari e con problemi di dipendenze".

Non è facile, dicono gli operatori, far capire che la salute non è un lusso a chi, da sempre, è portato a ignorare sintomi e malattie semplicemente perché non può curarsi. La clinica mobile, in tutte queste realtà, ormai è una presenza riconosciuta, un posto dove le persone sanno che possono fidarsi e parlare dei loro problemi. Cambiando il contesto cambiano anche i problemi. "Fra i frequentatori – racconta Sarah – ci sono molti italiani, romeni, Rom, Sinti e altri provenienti da vari paesi Ue. A volte sono persone che hanno perso la residenza e noi cerchiamo di aiutarle ad accedere ai servizi sanitari. Fra i rider, invece, cerchiamo soprattutto di fare opera di sensibilizzazione: alcuni studi hanno infatti rivelato che è più alto, per chi fa questo lavoro, il rischio cardio-vascolare. Al momento stiamo partecipando a uno screening proprio su questo".

Grazie a una prima visita molto spesso si scoprono malattie croniche che, se non curate, portano a gravi conseguenze, come il diabete, l'ipertensione, ma anche artrosi, obesità, tumori, malattie neurologiche. Malattie, in molti casi, da associare a una vita precaria, a un'alimentazione inadeguata, a un consumo eccessivo di alcol o altre sostanze.

A sottolineare l'emergenza salute per chi vive in strada è l'annuale report della Fiopsd, la federazione organismi per le persone senza fissa dimora: nel corso del 2025 le persone morte in strada sono state 414, in linea con gli anni precedenti. Si tratta di morti premature (46,3 contro i quasi 82 anni media italiana), di persone straniere (56,5%) in maggioranza uomini (91,5%). I decessi sono concentrati soprattutto al Nord (oltre la metà), seguono il Centro con il 26% e il Sud (17%). Dal report emerge che la strada amplifica gli effetti di problemi anche banali, come una caduta, un'influenza, un malore generico, del freddo o del caldo. Dei 414 decessi registrati, ben 226 si sono verificati nei mesi invernali e primaverili, i più duri per chi non dispone di un alloggio adeguato.

Alla luce di tutto questo il lavoro del Camper risulta davvero prezioso e sarebbe auspicabile il suo potenziamento. Per ogni paziente – spiegano gli operatori – viene redatta una scheda socio-anagrafica e clinica, per ciascun insediamento viene compilata una scheda epidemiologica per valutare le condizioni igienico-sanitarie e strutturali complessive. La cura diventa così anche l'occasione per mappare il territorio, dare un nome al disagio sociale, cercare soluzioni e interventi più adatti ai bisogni delle persone che vivono nelle diverse realtà.

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Instabile, appello per uno spazio da salvareV. Bocc.

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Rubrica: CULTURA | Autore: V. Bocc.

"...il circo è prima di tutto, lo spettacolo stesso della vita. Tutti gli elementi vi si ritrovano, gettati là, alla rinfusa, così violenti, così tragici, così teneri. Tutti, senza eccezione. La vita collettiva, per esempio. La più difficile che ci sia. Fatta di lavoro di squadra, di successi personali, di fallimenti, di gelosie, di bellezza e di miseria, d'amore, di vergogna, di odio. E il tetto provvisorio. Temporaneo come noi sappiamo essere – da qui la nostra perenne angoscia – la maggior parte delle case vere."

Nella lirica di Federico Fellini sul circo c'è tutta l'essenza del lavoro svolto dalle tre socie fondatrici dal 2020 ad oggi. Natalia Bavar, Caterina Fabbri e Sara Santarnecchi crearono l'InStabile-Culture in Movimento sulle "ceneri" di un luogo che per lunghi anni è stato teatro di violenze e degrado. Adesso, le lampadine a filo accese e la presenza del caratteristico "Chapiteau" o tenda da circo, rendono lo spazio sottostante il viadotto del Varlungo, a Firenze Sud, un luogo amico e allegro. Questa "magia" è data grazie alle numerose collaborazioni con le varie associazioni artistiche indipendenti e i singoli artisti che, stagione dopo stagione, si sono esibiti in vari spettacoli di teatro e di circo contemporaneo, musica, danza, laboratori di formazione artistica ed anche attività ludico-motorie aperte a tutti e principalmente a titolo gratuito. L'InStabile è stato anche un "bistrot" dove ristorarsi in compagnia con prodotti a filiera corta, prima che gli Uffici dell'Urbanistica del Comune di Firenze non lo abbiano fatto smontare ad ottobre 2025, affinché venga adeguato alle "normative vigenti". Adesso gli occhi dell'Urbanistica sono puntati sullo Chapiteau. Nonostante la sua provvisorietà – viene montato soltanto per proseguire le attività nel periodo autunnale/invernale (da ottobre ad aprile) – è stato dichiarato non conforme alle normative di sicurezza – tra le quali il carico neve! – senza neanche dare la possibilità alle tre socie di poter dimostrare che i collaudi e le certificazioni ci sono, ed anche la specificità temporanea della struttura. "I permessi sono gli stessi, la tenda da circo è la stessa, le regolamentazioni sono le stesse. Ci chiediamo perché quest'anno ci venga contestato il montaggio della tenda da circo" affermano con amarezza le socie.

Intanto è partita una grande mobilitazione popolare in difesa dello spazio culturale e artistico indipendente, con la raccolta di quasi settemila firme e di oltre quattromila Euro per far fronte alle spese legali per il ricorso al Tar, contro la decisione del Comune. È stato anche organizzato un evento – lo scorso 29 marzo – di sensibilizzazione e difesa dell'InStabile, del valore sociale, artistico e di esempio di riqualificazione dello spazio urbano che rappresenta. Ma la lotta si estende anche a tutte le altre realtà culturali indipendenti cittadine che vorrebbero riempire e riqualificare gli spazi vuoti ed abbandonati della Città, per ridare loro dignità e allo stesso tempo dare "casa" a nuovi progetti artistici e culturali. "Il Comune dovrebbe valorizzare questo tessuto vivo e vitale, invece di penalizzarlo con tecnicismi burocratici" aggiunge Natalia Bavar.

La politica è invitata ad accogliere un confronto costruttivo con tutte le realtà capaci di mettere in piedi "azioni positive" come l'InStabile, invece di minare il futuro e il lavoro costruito negli anni delle poche realtà di aggregazione sociale. Attendiamo fiduciosi una risposta.

"Sì, il circo, Luigino, è uno spettacolo sempre al bordo della follia. È per questo che mi appassiona. E questa follia, noi vogliamo, come nella vita, crederla organizzata. In effetti lo è. Ma organizzata da dei pazzi. Pensa ai clown. Hai capito fino a che punto ci mettono in scena impunemente la tragedia dell'allegria? E noi ne ridiamo, invece di piangere?..." (da "Libro dei sogni" di Federico Fellini)

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Povera Toscana, poveri noiAlberto Ottanelli

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Rubrica: DISUGUAGLIANZA | Autore: Alberto Ottanelli

Il nono Rapporto sulle povertà e l'inclusione sociale, curato dall'Osservatorio sociale regionale, scatta una fotografia nitida della Toscana nel 2025. Se da un lato le cose sembrano andare meglio per alcuni, per chi era già in difficoltà la situazione continua a essere complicata.

Il dato principale racconta che nel 2024-2025 quasi il 5% delle famiglie toscane vive in condizioni di povertà assoluta: è un dato in aumento rispetto all'anno precedente (3,5%) ma inferiore rispetto alla media nazionale (6,2%). Inoltre questa situazione non è uguale ovunque e colpisce in particolare alcune categorie.

Prima di tutto le famiglie con figli minorenni, dove la povertà sale drasticamente al 6,6%. In secondo luogo, circa un quinto delle famiglie toscane racconta che avrebbe difficoltà ad affrontare una spesa imprevista di duemila euro, mentre il 12-15% fatica a coprire costi essenziali come il riscaldamento o una dieta alimentare sana e varia.

In aumento anche le persone che nel 2024 si sono rivolte ai Centri di ascolto Caritas per ricevere un aiuto: 29.297 cittadine e cittadini in situazione di fragilità; il 3,9% in più rispetto al 2023, in maggioranza donne.

Visti questi numeri è straniante il dato registrato sulla percezione soggettiva: la percentuale di chi si autodefinisce "povero" è scesa al 9,7% (era l'11,4% nel 2024), mentre quella che dichiara di arrivare a fine mese con difficoltà o grande difficoltà scende dal 56,3 al 48,5%. Segno di una stabilizzazione sia psicologica che economica, oppure le persone si vergognano?

Anche avere un lavoro, però, non è più una garanzia automatica contro l'esclusione sociale. Il fenomeno del lavoro povero colpisce un po' in tutti i settori, ed il concetto di "lavoro come via per l'emancipazione" rischia di crollare sotto i colpi di contratti precari e subappalti. In Toscana, settori strategici come l'agricoltura, la ristorazione e il turismo vedono oltre il 50% dei lavoratori percepire salari inadeguati. Segno evidente che non basta intervenire solo sull'aumento del numero degli occupati, ma che bisogna puntare sulla formazione continua e spingere le imprese affinché propongano contratti di qualità e rispettosi della dignità del lavoratore.

Nel contesto di un aumento generale dei prezzi, in cui la Toscana è ai primi posti in Italia, ben oltre il dato dell'inflazione, il rischio è che insieme al potere di acquisto, si perda anche la dignità del vivere quotidiano.

Le politiche del governo nazionale, nel passaggio dal sistema del Reddito di cittadinanza a quello dell'assegno di inclusione, hanno ridotto la spesa complessiva da 171 a 113 milioni di euro, impoverendo chi era già povero, mentre a livello locale la Regione ha provato a mettere in campo risposte che si basano principalmente su tre aree di intervento: innanzitutto, attraverso l'utilizzo dei fondi europei, sono state attivate misure come asili nido e libri gratis per contrastare la povertà educativa e favorire la partecipazione femminile al lavoro; poi le politiche abitative, con 58 milioni di euro, sempre da Fondi europei, per intervenire nei prossimi due anni su case e alloggi per le fasce in difficoltà. Ed infine una maggiore collaborazione tra Comuni, Asl e associazioni del terzo settore, con le "comunità di pratica per l'inclusione", per far sì che la presa in carico dei bisogni non sia solo basata sui sussidi economici, ma su un percorso di accompagnamento sia sociale sia sanitario. Presto vedremo se queste politiche avranno funzionato o meno.

Dalla lettura del Rapporto, nonostante alcuni segnali incoraggianti, la Toscana appare comunque in crisi, con buona parte della popolazione che non ce la fa. La strada da percorrere resta quella di un impegno ancora più forte per una riduzione concreta dei divari, specialmente per le famiglie con figli piccoli, per evitare che la povertà di oggi diventi l'esclusione cronica di domani. Per rispondere a questi bisogni servono creatività e politiche innovative. Del resto, come dice la stessa citazione che apre la ricerca: "È nella crisi che sorgono l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie".

E se copiassimo dalla Spagna?

Mentre il resto dell'Europa avanza a passo lento, la Spagna si sta trasformando nella locomotiva economica del vecchio continente. I progressi spagnoli non sono frutto del caso, ma di un mix di riforme strutturali e politiche redistributive che hanno saputo coniugare crescita economica e protezione sociale. Uno dei pilastri è stato la riforma del lavoro, iniziata nel 2022. L'orario di lavoro è stato ridotto a parità di stipendio; i contratti a tempo indeterminato sono diventati lo standard nazionale, con la conseguente riduzione della precarietà, e un notevole stimolo ai consumi e alla crescita del Pil. Parallelamente, l'aumento del Salario minimo, che in Spagna è di oltre 1.200 euro al mese, con una crescita di oltre il 60% in pochi anni, ha agito da motore di redistribuzione e di riduzione delle disuguaglianze e della povertà lavorativa. Inoltre, sul fronte dell'equità, l'introduzione del Reddito minimo vitale e le tasse temporanee sugli extra profitti di banche ed aziende energetiche, hanno permesso di finanziare misure di welfare innovative, come la gratuità dei trasporti ferroviari per i pendolari. L'uso strategico dei fondi NextGenerationEU ha accelerato la transizione energetica: oggi la Spagna gode di costi elettrici tra i più bassi d'Europa, attirando investimenti industriali e tecnologici che garantiscono una crescita sostenibile e di lungo periodo. Infine, e non per importanza, questa transizione ha permesso alla Spagna di tenersi fuori con forza e dignità dalla guerra in Medio Oriente voluta da Israele e Stati Uniti.

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Via liberaGuido Leoni

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Rubrica: PSICOLOGIA | Autore: Guido Leoni

Una storia positiva. Dopo lunghi lavori di restauro, la casa di Guido è pronta. Una metafora azzeccata per un percorso impegnativo.

Sono entrato a Fuori Binario tramite una convenzione dell'ASL. Sono seguito da uno psichiatra e questa esperienza è iniziata come l'ennesima possibilità di fare qualcosa, vedere gente, uscire di casa. Da pochi giorni la convenzione è stata chiusa. L'avventura prosegue in una nuova veste: ora svolgo le stesse mansioni a titolo volontario in qualità di libero cittadino. Continuerò a rispondere delle mie "malefatte" alla Presidente, non sarò più tenuto a fare verifiche periodiche all'interno di un progetto supervisionato da un educatore. Non sono guarito: ho imparato a farcela senza questo supporto. Le figure coinvolte, in seguito ai colloqui, l'hanno confermato. È stata una conclusione positiva.

Per usare una metafora di come mi fa sentire... come se avessi congedato un muratore dalla mia casa. Quando ero piccolo in casa c'erano corti circuiti, incendi, inondazioni, terremoti. Fino a vent'anni ho retto da solo, poi sono scoppiato e ho chiesto aiuto. Una squadra di tecnici ha invaso la casa e ha cominciato a lavorare per me. Inizialmente l'architetto (lo psichiatra) ha deciso per me.

Poi nel tempo sono diventato protagonista del mio restauro. Ma fino a poco tempo fa tutti questi tecnici (l'assistente sociale, l'amministratrice di sostegno, la referente dell'arteterapia, l'educatore professionale, etc.) svolgevano nella mia mente, anche se meno ricercati, un ruolo paragonabile a quello genitoriale. Parallelamente è stata stabilita la revoca dell'amministratrice da sottoporre al giudice. Sono pronto per riappropriarmi di molte parti della casa.

Avete mai visto un imbianchino occupare per vent'anni un monolocale per il suo restauro? Eppure nel mio caso è stato così: un po' ce n'era davvero bisogno, un po' l'imbianchino era scrupoloso, un po' io sono apprensivo. Un proprietario molto pauroso delle macchie, spaventato dalle bolle d'umidità, intimidito dai segni del tempo, terrorizzato da piccole crepe farebbe questo. Nel mio caso, però, c'è stata un'alluvione, e si sa che per asciugare tutta quell'acqua sudicia ci vogliono davvero decenni.

La cura, l'impegno, l'attenzione possono essere premiate. Alla fine potrebbe restare l'incontro periodico con lo psichiatra, come un tagliando obbligatorio, e fine. Questo sarebbe l'obiettivo di ogni terapia. Conosco persone con le mie stesse diagnosi che non hanno avuto bisogno di un percorso così impegnativo, o più spesso ne avrebbero avuto bisogno ma hanno preferito gestirsela in altro modo, oppure non sono stati capaci, per paura, diffidenza, fragilità... di affrontare un lungo lavoro su di sé.

Ora anch'io farò questo semplice tagliando come la maggioranza, con qualche consapevolezza e forse una stabilità in più conquistata col sudore. Ringrazio chi mi ha accompagnato fino a qui.

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