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DISUGUAGLIANZA
Guardarsi negli occhi
Laura Tabegna · Fuori Binario n. 283, Aprile 2026, pagina 9
!Pagina 9 del numero 283
Rubrica: DISUGUAGLIANZA | Autore: Laura Tabegna
Sembra cemento, invece è cristallo. Quel muro che ci divide è una barriera fatta di convenzioni e convinzioni granitiche, eppure così fragile da infrangersi con un tocco. Basta una parola, basta guardarsi un attimo negli occhi alla stessa altezza. Noi e loro, due mondi. Ma la realtà è che siamo tutte creature nate dalla stessa terra, tutti funamboli in bilico su un fragile equilibrio. C'è chi cade e non riesce più ad alzarsi. C'è chi vuole scendere e non salire più. C'è semplicemente chi da solo non ce la fa. La grande operazione di censimento dell'Istat avvenuta nelle scorse settimane è stata un'occasione per fare volontariato e raccogliere i dati sulle persone senza dimora, allo scopo di comprendere e costruire politiche più giuste. Per qualcuno, però, l'iniziativa "Tutti contano" è stata anche l'occasione per rompere quel muro tra "noi e loro".
L'odore apre la prima breccia, scatena sensori ancestrali e comunica direttamente con l'inconscio. Quando ci si relaziona con qualcuno che vive senza dimora, la strada ti entra dentro, proprio attraverso quell'odore che racconta giornate di resistenza e resilienza in uno spazio attraversato da tutti, eppure palcoscenico di indifferenza. Spostare lo sguardo per non incontrare la loro verità, spesso, significa solo non volersi specchiare in una vita in cui tutti possiamo ritrovarci. Da essere invisibili, le persone che vivono in strada diventano una storia, un nome, un passato, un futuro rubato.
Durante le interviste nelle residenze di accoglienza è stato possibile passare un po' di tempo con gli ospiti delle strutture, per compilare un questionario funzionale alla rilevazione Istat. Ma il dialogo apre anche la curiosità. "Se potessi esprimere un desiderio, cosa vorresti?". Quella che sembra una domanda banale scatena invece una reazione di smarrimento, rialza un muro di silenzio. La legge della sopravvivenza non lascia spazio per i desideri, per l'astrazione e l'emotività. Al contrario, emerge subito e chiaramente quanto siano vitali i documenti, anche solo per l'assistenza sanitaria, e quanta ansia ci sia per la sicurezza personale. La voglia di relazioni umane spesso viene superata dalla necessità di chiudersi per tutelarsi. Difficile sentir parlare di amici, mentre le famiglie sono assenti per lontananza fisica o emotiva.
Le storie di chi non ha più una fissa dimora ci portano in giro per il mondo, attraversando i quartieri di Firenze. Disagio psicologico, difficoltà economiche, traumi emotivi, dipendenze, abbandono. Ma non solo. Emergono anche storie di scelte anticonformiste, di uscite volontarie dal circuito e dalle regole sociali.
Questa grande azione collettiva promossa dall'Istat ha raccontato vite prima sommerse e ha svelato la presenza di tanti volontari e operatori felici di lavorare nella solidarietà. Scendere in strada, per raccontare attraverso la statistica la realtà di chi non ha casa, ha avuto anche un effetto collaterale virtuoso. È bastato uno sguardo per abbattere quel muro di cristallo che divide "noi" da "loro".
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Uscito sul numero 283 (Aprile 2026), a pagina 9. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
