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INFINE
L'Italia ripudia la guerra?
Valentina Baronti · Fuori Binario n. 283, Aprile 2026, pagina 16
Dalle flotte del genocidio alle flottiglie del mutualismo dal basso. Sembra svolgersi tutta attorno ai porti questa stagione di guerra che sta dilagando. Dai porti passano le armi, sulle banchine incrociano le braccia i lavoratori, sulle navi si caricano viveri e medicinali e da quegli stessi porti spiegano le vele le tante flottiglie partite in questi mesi verso i paesi in guerra o minacciati da assedi medievali: le ultime, a marzo scorso, hanno fatto rotta verso Gaza e verso Cuba.
Ma c'e anche un'azione giudiziaria in corso, scaturita da un'inchiesta giornalistica di Altreconomia, firmata da Linda Maggiori: "Le flotte del genocidio. Sulle rotte delle armi dai porti italiani". In seguito a due segnalazioni della stessa giornalista, la Guardia di Finanza e l'Agenzia delle dogane di Gioia Tauro hanno fatto controlli su alcuni container sospetti provenienti dall'India, carichi di acciaio balistico destinato ad Israele, attraverso una societa intermediaria, per eludere la legge 185 del 1990 che vieta l'export e il transito di armi verso Paesi in conflitto che violano il diritto umanitario e i trattati internazionali, nel rispetto della Costituzione Italiana, che all'art. 11 ripudia la guerra come strumento di offesa e risoluzione delle controversie internazionali.
"Il contesto - si legge nell'articolo di Linda Maggiori - e quello di un accordo commerciale e militare tra India e Israele e un traffico di armi sempre piu in crescita, all'interno del quale il Paese del Sud-Est asiatico compra armi ad alta tecnologia da Israele vendendogli in cambio materie prime e acciaio balistico".
Il caso di Gioia Tauro e finito anche in Parlamento, con un'interrogazione del Movimento 5 Stelle e nelle ispezioni al porto le fiamme gialle sono accompagnate dai lavoratori di USB, mentre gli attivisti del movimento BDS (boicottaggio, disinvestimento e sanzioni nei confronti di Israele) organizzano presidi e conferenze stampa.
Nei porti italiani transita la guerra, ma sulle stesse banchine si sperimenta un futuro di pace, fatto di intelligenza collettiva, convergenza tra attivisti in vari campi, giornalistico, sindacale, istituzionale, sociale. Un futuro fatto di mutualismo e lotta, per tutti coloro che non si rassegnano a questa crisi che sembra inarrestabile.
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Uscito sul numero 283 (Aprile 2026), a pagina 16. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
