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CULTURA
Unica nel suo genere
Isabella Mancini · Fuori Binario n. 283, Aprile 2026, pagina 11
!Pagina 11 del numero 283
Rubrica: CULTURA | Autore: Isabella Mancini
Si fa chiamare Betti, perché sa che gli italiani non riescono, non solo a pronunciare, ma neanche a ricordare i nomi stranieri. Mei Suk Leung, per tutti Betti, vive la vita che ha voluto per sé e per il suo benessere, oltre le convenzioni culturali, oltre le difficoltà della vita. Oltre.
È una piccola donna dai capelli brizzolati ma tra le foto esposte alla biblioteca Lazzerini di Prato, a gennaio 2026 per la sua prima personale in Italia, la vediamo giovane e entusiasta studentessa d'arte, appena arrivata nel capoluogo toscano nel 1997. Il richiamo del Rinascimento le aveva fatto lasciare il suo Paese, Hong Kong, per realizzare un sogno. E qui rimase folgorata dalla bellezza della città, rapita soprattutto dal David di Michelangelo e dal Duomo.
"One of a Kind - Unica nel suo genere": non avrebbe potuto trovare titolo migliore. 50 disegni, schizzi, bozzetti, fatti a carboncino, penna, matita, principalmente dedicati alla città di Firenze. Ma ci sono anche Genova e altri scorci d'Italia che questa artista di 65 anni ha attraversato, vivendo prevalentemente per strada oppure ospitata in dormitori da enti caritatevoli.
"Sono nata con una rara allergia che mi ha costretto a una vita di sacrifici, spesso incompresa per il mio malessere - racconta davanti al 'suo' Duomo - Prima ancora di camminare già disegnavo, forse è quella passione che mi ha tenuta viva a dispetto della malattia".
Ma la malattia, allora, fu più forte di lei, non consentendole di continuare a disegnare nelle strade, nelle piazze, per le vie, come avrebbe voluto fare. E così è cominciato il suo viaggiare. Dall'Italia all'Europa, in cerca di fortuna e di riparo per sé e per le sue opere. Opere che sono rimaste sepolte in un bosco in Germania, in un baule, per quasi venti anni. Tre anni fa quel sogno è tornato a bussare forte e a Betti venne in mente di realizzare la sua prima mostra personale. Naturalmente in Italia.
E così, una volta tornata a vivere tra Firenze e Prato, sempre in strada, o nei dormitori, ha iniziato a frequentare la Biblioteca Lazzerini ed ha azzardato la proposta, che è stata accolta. Da lì nuovi rocamboleschi viaggi per andare in Germania a recuperare il tesoro nascosto, la fortuna di trovarlo ancora e in buone condizioni e finalmente la mostra a Prato, che le ha restituito la voglia di guardare al futuro. Infatti adesso sta cercando un altro spazio dove esporre, a Firenze, e anche qualcuno che la possa sostenere nel portare avanti la sua passione e il suo sogno. Che ne dite, ce la facciamo a darle una mano a realizzarlo?
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Uscito sul numero 283 (Aprile 2026), a pagina 11. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
