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Archivio › Fuori Binario n. 283 · Aprile 2026 › pagina 13

CARCERE

Sollicciano: quando la tortura è legalizzata

Alberto Ottanelli · Fuori Binario n. 283, Aprile 2026, pagina 13

Le disastrose condizioni del carcere di Sollicciano sono arrivate all'attenzione della Corte Costituzionale. Il Tribunale di sorveglianza di Firenze, infatti, accogliendo il ricorso presentato dagli avvocati di un detenuto, si è rivolto alla Consulta per chiedere se sia legittimo rinviare l'esecuzione della pena, quando questa viene scontata in condizioni "contrarie al senso di umanità".

Il cuore della questione sta nella sostanziale inattività del Ministero della Giustizia. Nel novembre scorso il Tribunale, nel negare gli arresti domiciliari ad un detenuto, aveva concesso al Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (dipendente dal Ministero), 80 giorni di tempo per risolvere criticità sollevate dai legali del condannato - infiltrazioni d'acqua nelle celle, assenza di acqua calda, infestazioni di parassiti -, ma il Ministero è rimasto "oggettivamente inadempiente". La risposta istituzionale, limitata a interventi-tampone sulle cimici e a una previsione di quattro anni per lavori strutturali, è apparsa come un'alzata di spalle davanti a un'emergenza ormai conclamata.

Se la legge oggi permette il rinvio della pena solo per gravi motivi di salute, il quesito sollevato davanti alla Consulta vuole superare questa rigidità: può lo Stato pretendere legalità da un cittadino mentre viola sistematicamente l'Articolo 27 della Costituzione che recita "Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato"? A Sollicciano, il tasso di sovraffollamento ha toccato il 161%: 583 persone stipate in 361 posti disponibili. Un dato che trasforma la detenzione in una forma di tortura legalizzata, aggravata da una gestione politica da parte del Governo che punta sull'inasprimento delle pene e sulla creazione di nuovi reati senza investire nelle infrastrutture di detenzione.

Le critiche politiche evidenziano un disastro dell'intero sistema. Il carcere fiorentino è il simbolo di un'Italia che ha smesso di credere nella rieducazione per abbracciare una logica puramente contenitiva, spesso ai limiti dell'indecenza delle condizioni igieniche.

La decisione della Consulta potrebbe essere storica. Se il rinvio della pena per "trattamento inumano" venisse accettato, la politica non potrebbe più nascondersi dietro i tempi lunghi della burocrazia. Lo Stato si troverebbe davanti a un bivio: adeguare le carceri o rinunciare a metterci dentro le persone. Perché una giustizia che non rispetta l'uomo non è più giustizia, ma solo vendetta istituzionalizzata.

Pagina 13 del numero 283 Uscito sul numero 283 (Aprile 2026), a pagina 13. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero