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SERVIZIO IDRICO
L'acqua in casa
Roberto Spini · Fuori Binario n. 283, Aprile 2026, pagina 8
!Pagina 8 del numero 283
Rubrica: SERVIZIO IDRICO | Autore: Roberto Spini
Si torna a parlare di gestione pubblica del servizio idrico. Vero è che siamo lontani dalle ragioni del referendum del 2011 e dalle proposte portate dai movimenti per una gestione pubblica e partecipata dell'acqua. Tuttavia, negli anni gli spazi normativi sono stati talmente ristretti da governi di ogni colore, che la gestione in mano a una società per azioni partecipata al 100% dai Comuni (cosiddetta "in house"), pur con tanti vincoli, è quanto di più vicino esista oggi a un concetto di "acqua pubblica". Perciò, bene fanno a cantare vittoria quei gruppi di cittadini e quel manipolo di sindaci "ribelli" che in questi anni hanno continuato ad opporsi alla gestione privatistica dell'acqua dentro una grande multiutility quotata in borsa e capace di competere con i grandi del settore.
Il 13 marzo la Conferenza Territoriale 3 dell'Autorità Idrica Toscana ha confermato definitivamente il percorso deciso nel novembre scorso da tutti i sindaci verso l'affidamento in house del servizio idrico, con l'indicazione che Publiacqua operi dentro la multiutility Plures (società interamente partecipata dai Comuni). Questa decisione si è rafforzata con la recente sentenza che ha chiuso la vicenda giudiziaria dell'uscita del socio privato da Publiacqua, consentendo così ai Comuni di procedere con l'operazione di liquidazione per un valore complessivo di circa 122 milioni di euro, portando di fatto la società ad essere totalmente a partecipazione pubblica.
Servono ancora dei passaggi. La gestione in house di Publiacqua deve infatti soddisfare tre condizioni: proprietà totalmente pubblica, decisioni dei Comuni vincolanti e attività prevalente nel servizio idrico integrato. Questo comporta la modifica degli statuti sia di Plures che di Publiacqua e una convenzione per regolare i meccanismi del controllo analogo che dovrà essere approvata da 46 consigli comunali.
L'intenzione è di completare questo percorso entro settembre e stipulare un nuovo contratto di servizio a gennaio. A quel punto perché si abbia una gestione dell'acqua orientata all'interesse pubblico e non a quello finanziario, i sindaci devono dimostrarsi all'altezza del ruolo centrale che acquisiranno.
Nelle parole spese dalla classe politica locale, qualcosa manca, però.
Sono compatibili con questa visione gli attuali amministratori di Plures, vero motore del progetto di multiutility, orientato completamente alla finanza e alla quotazione in borsa?
La gestione dell'acqua dentro la multiutility non lascia la tentazione di produrre utili sicuri per finanziare le perdite di altri servizi (in primis i rifiuti)?
Un'autocritica sui 20 anni di socio privato in Publiacqua è chiedere troppo? Perdite sulla rete nell'ordine del 40%, flusso ininterrotto di dividendi distribuiti e non reinvestiti nel servizio, tariffe tra le più alte del paese sono lì, nero su bianco.
Ma forse parte della risposta è di nuovo nelle mani di quei cittadini attivi che si mobilitano, informano e si rifiutano di delegare. E che 15 anni fa hanno portato 27 milioni di persone a votare a favore dell'acqua pubblica.
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Uscito sul numero 283 (Aprile 2026), a pagina 8. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
