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LA VITA MESSA A NUDO
Una finestra sul mondo reale
Tomaso Montanari · Fuori Binario n. 283, Aprile 2026, pagina 11
!Pagina 11 del numero 283
Rubrica: LA VITA MESSA A NUDO | Autore: Tomaso Montanari
Ancora cinquant'anni dopo la sua morte c'era chi manteneva accesa una scintilla della rivoluzione di Caravaggio, provando a tenere aperta una finestra sul mondo reale. È proprio questa la metafora che il biografo degli artisti Giovan Battista Passeri usa per descrivere l'arte di Pieter Van Laer (Haarlem 1599-1642), un artista olandese trapiantato a Roma che era stato impietosamente soprannominato il Bamboccio per la sua deformità fisica: egli "certamente era singolare nel rappresentare la verità schietta e pura nell'esser suo. Li suoi quadri parevano una finestra aperta per la quale si fossero veduti quelli suoi successi senza alcun divario ed alterazione". Attraverso quella finestra si potevano vedere scene che nessuno prima avrebbe considerato degne di essere fissate per sempre nella pittura: come, per esempio, la sosta all'osteria di un viandante così assetato e maleducato da non voler nemmeno scendere da cavallo, per bere il suo bicchiere. La nascita e la formazione olandese avevano permesso a Bamboccio di cogliere il lato più anticlassico e antimonumentale della rivoluzione caravaggesca, e non è un caso che una gran parte della produzione dei Bamboccianti vada ricondotta proprio ad artisti non italiani. Nei loro quadri, le "bambocciate", "per la prima volta i poveri emergono dalla penombra dello sfondo e assumono un'importanza pari a quella dei grandi signori, e dei santi" (Francis Haskell) e le maestose rovine di Roma diventano lo sfondo per azioni in cui si svolge la misera vita degli ultimi.
Per quanto l'occhio moderno sia tentato di cercare in queste immagini una sorta di denuncia sociale, o almeno una embrionale condanna morale di una società divisa tra lusso e povertà estremi, niente permette di crederlo: ed è eloquente, in questo senso, la dimensione ridotta di questi dipinti, quasi a rispecchiare la consapevolezza di una gerarchia apparentemente incrollabile. Non per caso un vero anticonformista tendenzialmente anarchico come Salvator Rosa disprezzava i Bamboccianti, trovando inaccettabile l'ipocrisia con cui i ricchissimi collezionisti romani appendevano queste raffigurazioni della povertà nelle loro sontuose gallerie: "E questi quadri son tanto apprezzati / che si vedono de' grandi entro gli studi / di superbi ornamenti incorniciati: / così i vivi mendìchi, afflitti e nudi / non trovan da coloro un solo denaro, / che ne' dipinti poi spendon gli scudi; / così ancor io da quelli stracci imparo / che de' moderni principi l'instinto / prodigo è ai lussi, a la pietade avaro; / quel che aborrisco vivo aman dipinto, / perch'omai de le corti è vecchia usanza / d'avere in prezzo solamente il finto".
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Uscito sul numero 283 (Aprile 2026), a pagina 11. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
