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Archivio › Fuori Binario n. 283 · Aprile 2026

NO ALLA GUERRA

Partigiani della pace

Valentina Baronti · Fuori Binario n. 283, Aprile 2026

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Rubrica: NO ALLA GUERRA | Autore: Valentina Baronti

Sono passate da poco le 17 di un giovedì qualunque, alla stazione di Pisa sta per iniziare l'ora di punta. Ma la routine è squarciata dalla guerra che ci circonda. Su quei binari, accanto ai treni dei pendolari, sta per passare un convoglio di 32 vagoni carichi di esplosivi e mezzi militari, probabilmente diretto all'hub di Palmanova in Friuli Venezia Giulia. Quel treno non passerà. Un gruppo di attivisti si ritrova alla stazione di Pisa e scende sui binari. A dare il segnale, qualche ora prima, sono stati i portuali di Piombino, poi il passaggio del treno è stato via via monitorato dai ferrovieri e la notizia è rimbalzata nelle chat dei movimenti pacifisti.

A Pisa il Movimento No Base – Né a Coltano né altrove, riunisce diversi gruppi che da anni lottano per la pace, come ci racconta l'attivista Paola Imperatore: "Da quando siamo nati nel 2022, abbiamo lavorato a fare rete con altre realtà. L'azione del 12 marzo è l'esito di questa rete. Siamo andati alla stazione con il messaggio che bloccare la guerra è possibile e in poco tempo il presidio ha raggiunto le 150 persone, segno che in tanti sentono il bisogno di fare qualcosa. I lavoratori sono stati fondamentali, hanno un ruolo nevralgico nella catena militare, quindi possono fare davvero la differenza".

Il blocco del treno della morte ha fatto il giro dei social in pochi minuti e così il presidio si è allargato e l'azione non violenta è andata avanti per sei ore, fino a che il treno non è tornato indietro. Questo nonostante l'imponente schieramento di forze dell'ordine, come ci ha raccontato Imperatore: "Con il blocchiamo tutto dell'ottobre scorso si è dimostrato che queste azioni si possono fare, nonostante la repressione negli anni abbia affilato le armi per prevenire questo tipo di protesta. Chi è sceso sui binari per bloccare quel treno era consapevole dei rischi che correva, ma sapeva anche che quei rischi e quella repressione sono infinitamente minori di quelli di un regime di guerra e della direzione in cui questo regime di guerra ci sta portando. Chi era al presidio quel giorno diceva che bloccare quel treno era una scelta partigiana, rivendicando di essere i partigiani della pace di oggi".

Non si è trattato di un'azione dimostrativa, ma di una concreta azione non violenta che ha inceppato il meccanismo della guerra. È vero che il treno è tornato indietro, ma molto probabilmente è ripartito 12 ore più tardi. Questo ritardo però è un problema per una logistica bellica dove anche solo pochi minuti costituiscono un danno. "L'obiettivo era dimostrare che si può bloccare la guerra – ci spiega Imperatore – interferendo in maniera significativa sulla logistica militare, che è organizzata in hub, proprio perché siano più efficaci e più veloci. È stata un'azione importante, che può essere ancora più incisiva se riusciamo a moltiplicarla. Tra Pisa e Livorno questo treno ha accumulato 12 ore di ritardo, se la stessa cosa avviene poi in altre stazioni possiamo diventare davvero una spina nel fianco della guerra, in un contesto in cui tante persone non la vogliono".

Dopo quell'azione, il Movimento No Base ha ricevuto tantissimi messaggi di solidarietà da persone comuni, che magari non hanno nemmeno mai fatto politica, ma che non vogliono questa guerra e vogliono trovare il modo di fermarla dal basso: "In linea di massima il consenso è stato più largo della critica – conclude Imperatore –. Obiettivo di questa, come di altre lotte, è trovare un noi che prevale sull'io. Perché le persone che ti dicono 'io devo andare a casa, devo cenare', mettono la loro routine davanti a uno scenario di guerra, alla militarizzazione, alla devastazione, alla cosa pubblica che viene dirottata verso il bellico. Il noi sparisce e c'è solo l'io".

Essere sabbia nell'ingranaggio della guerra, così scrive il Movimento No Base sul proprio sito il giorno dopo il blocco dei treni a Pisa. È possibile farlo, lo hanno dimostrato i portuali e le flotille, lo hanno dimostrato un gruppo di militanti e cittadini comuni, che un giovedì qualsiasi, nell'ora di punta, sono scesi sui binari e hanno fermato un carico di morte. Adesso non ci resta che rinsaldare la rete e moltiplicare le azioni non violente, perché questa guerra non la vogliamo nemmeno noi.

Uscito sul numero 283 (Aprile 2026). Leggi nel PDF · Sfoglia il numero