Archivio › n. 284

Fuori Binario n. 284

Maggio 2026 · 41 articoli · ISSN 2784-9384

Scarica il PDF
Pagina 1 di 16
1Prima pagina1 articolo
InvidiaCristiano Lucchi · Resistenze

Una città sicura per chi ci abita, perché nessuno resti vittima di pratiche illegali o sia ingannato da proprietari di casa negligenti e disonesti. Con lo slogan "Newyorkesi contro i cattivi proprietari", Zohran Mamdani, il sindaco socialista della Grande Mela, ha aperto un ufficio speciale del Comune contro le cosiddette "Rental Ripoffs" (fregature sugli affitti) per proteggere gli inquilini dalle truffe, dalle vessazioni e dalle pratiche abusive praticate dalla proprietà. Lo strumento è quello delle audizioni pubbliche dove chi ha in affitto un appartamento può denunciare speculazioni, violazioni dei codici edilizi, ritardi nelle riparazioni, canoni illegali.

A Mamdani è bastato firmare l'Ordine esecutivo numero 8 per tutelare così la salute e la sicurezza dei newyorkesi nei luoghi dove abitano. Le testimonianze, raccolte direttamente dall'Ufficio del sindaco in collaborazione con altre Agenzie pubbliche, servono per intervenire direttamente sulla singola denuncia (dopo l'ovvia verifica) e, soprattutto, a programmare pratiche istituzionali virtuose e piani di azione concreti affinché le vessazioni diventino un'eccezione.

Se tutto andrà per il meglio, gli affittuari potranno disporre di un potente strumento di contrattazione nei negoziati con i proprietari degli immobili. Un fatto importante nella società della "partecipazione" usata in genere dalle istituzioni come mero strumento di marketing per sedare i cittadini in buona fede, come ben sappiamo a Firenze. Mamdani ha creato anche la NYC Public Engagement Unit (Unità per il coinvolgimento della popolazione) per ripensare i modelli organizzativi con cui la città fornisce servizi alle comunità più vulnerabili, a partire da un'assistenza personalizzata e non burocratica alle persone fragili. Basti l'esempio dell'Unità di supporto per la casa che si occupa di contattare i proprietari di immobili in affitto per individuare le case vuote da destinare poi a chi è senza dimora e si rifugia negli anfratti della città.

  • editoriale
  • diritto alla casa
  • affitti
  • inquilini
  • partecipazione
  • New York
  • politiche abitative
  • senza dimora

Pagina dell'articoloPDF a pagina 1

2Attualità4 articoli
Curarsi i denti è un dirittoAlberto Ottanelli · Attualità

La Asl Toscana offre terapie e prestazioni di odontoiatria anche gratuite.

A Firenze, se sei in difficoltà economiche ma hai problemi di denti, la risposta non è rassegnarsi al dolore, ma conoscere l'esistenza dell'odontoiatria pubblica, che offre terapie ed interventi gratuiti per chi soffre di particolari patologie o non può permettersi di andare dal dentista privato.

Il servizio è attivo in due sedi. La prima si trova alle Piagge alla casa della salute in via dell'Osteria 18. È aperta il lunedì, il martedì ed il giovedì mattina dalle 8:30 alle 12:30 (il martedì anche di pomeriggio dalle 13:30 alle 18:00). La seconda è a Villa Margherita, presso l'Ospedale Palagi, in viale Michelangelo 41, aperta da lunedì a venerdì dalle 7:45 alle 12:30 e dalle 13:30 alle 17:00, ed il sabato dalle 8:00 alle 12:00. In questo secondo caso non si tratta di un semplice ambulatorio, ma di un vero e proprio centro con professionisti e tecnologie per le prestazioni più complesse. In pratica si può fare tutto ciò che serve alla salute e alla funzionalità della bocca, dalle estrazioni, alle otturazioni, fino alla realizzazione di apparecchi e protesi.

In caso di urgenze tutti gli ambulatori sono in grado di accogliere i pazienti nei giorni di apertura dalle 8:00 alle 8:30. Se invece c'è la necessità di intervenire a livello chirurgico più complesso, l'intervento è garantito nell'arco di 4-5 settimane.

L'accesso al servizio è semplice: si può passare dal proprio medico di famiglia o procedere autonomamente, chiamando il numero 055 545454 per fissare una prima visita. Per chi vive situazioni di fragilità sanitaria o sociale (patologie invalidanti, oncologiche o disabilità), o si trova in condizioni economiche difficili, con Isee fino a 8.000 euro, esistono corsie preferenziali ed accesso gratuito alle cure.

Altri ambulatori della Asl Toscana Centro sono attivi a Borgo San Lorenzo (viale della Resistenza 17/19), Empoli (via Rozzalupi 57), Figline e Incisa Valdarno (piazza XXV Aprile 10), Lastra a Signa (via Livornese 277), Montecatini Terme (via San Marco 38/42), Pescia (via Cesare Battisti 2), Pistoia (piazza Giovanni XXIIII 15), Prato (via Ferrucci 57), Prato (via Suor Niccolina Infermiera 20/22), San Marcello Piteglio (via Marconi 160), Santa Croce sull'Arno (via Mainardi 2), Sesto Fiorentino (via Gramsci 561).

  • sanità pubblica
  • odontoiatria
  • diritto alla salute
  • povertà
  • cure gratuite
  • Isee

Pagina dell'articoloPDF a pagina 2

Bonus idrico, bando aperto fino al 12 maggioRedazione · Attualità

È aperto fino al 12 maggio il bando del Comune di Firenze per richiedere il Bonus Idrico Integrativo. L'agevolazione, destinata ai residenti con Isee fino a 15mila euro (20mila per le famiglie numerose con almeno 4 figli a carico) punta a rimborsare una parte della spesa sostenuta per le bollette del 2025.

La domanda può essere presentata esclusivamente online sul sito del Comune con SPID, Carta di identità elettronica o tessera sanitaria. Il contributo viene calcolato in base ai fondi disponibili (circa 500mila euro) e accreditato direttamente in bolletta dai gestori.

  • bonus idrico
  • agevolazioni
  • povertà
  • bollette
  • Isee
  • Comune di Firenze

Pagina dell'articoloPDF a pagina 2

Lavoro nero in un'azienda su treRedazione · Attualità

Dall'inizio del 2026, il gruppo di lavoro della Prefettura di Firenze ha moltiplicato i controlli sulla regolarità del lavoro nei settori della logistica, del tessile e della moda. Il bilancio dei controlli effettuati sul territorio fiorentino disegna un panorama di irregolarità diffusa: su 61 imprese ispezionate, ben 22 sono state sospese per l'utilizzo di manodopera in nero. Oltre alle gravi carenze riguardanti la sicurezza e l'igiene nei luoghi di lavoro, le forze dell'ordine hanno recuperato molta merce contraffatta. Il sequestro ha riguardato 364 borse e oltre 2.000 accessori che riportavano falsi marchi della moda di lusso.

  • lavoro nero
  • controlli
  • logistica
  • tessile
  • moda
  • sicurezza sul lavoro
  • merce contraffatta

Pagina dell'articoloPDF a pagina 2

Multe a chi contrasta il fascismoRedazione · Attualità

Hanno organizzato un presidio pacifico in piazza Tanucci contro l'apertura della sede di Vannacci. Un pranzo condiviso e una manifestazione nonviolenta contro i fascismi sono stati trasformati in illecito dal decreto sicurezza. Ai promotori sono infatti arrivate multe comprese tra i 1.000 e i 10.000 euro per aver contrastato in nome della Costituzione una formazione politica razzista, nazionalista e discriminatoria. Il caso di Firenze mostra con chiarezza la funzione concreta del decreto sicurezza. Non contrastare fenomeni criminali gravi, ma rendere più costosa e rischiosa la protesta sociale.

  • antifascismo
  • decreto sicurezza
  • protesta sociale
  • repressione
  • manifestazione nonviolenta
  • multe

Pagina dell'articoloPDF a pagina 2

3Politiche del disprezzo2 articoli
Per rientrare in giocoBarbara Cremoncini · Politiche del disprezzo

Istruzioni per l'uso del reddito di reinserimento lavorativo.

Si chiama Reddito Regionale di Reinserimento Lavorativo - RRRL - e, come dice il nome, serve a dare un sostegno a chi ha perso il lavoro e non ha più nessun altro aiuto economico: 500 euro mensili per un massimo di 9 mesi. Un piccolo aiuto temporaneo in attesa di trovare una nuova occupazione.

Il via alla presentazione delle domande è scattato il 2 aprile, attraverso Toscana Lavoro, l'agenzia a cui la Regione, che finanzia il provvedimento, si affida per la sua gestione. Può chiederlo chi, al momento della domanda, è residente da almeno 3 mesi e ha il proprio domicilio in Toscana. Altro requisito indispensabile è lo stato di disoccupazione, avendo avuto in precedenza almeno un lavoro, senza essersi licenziati volontariamente negli ultimi 12 mesi. Lo stato di disoccupazione deve essere attestato dall'ufficio del lavoro, con il rilascio della immediata disponibilità all'impiego (non deve esserci nemmeno un tirocinio in corso). Fra gli altri requisiti, aver esaurito la Naspi (indennità di disoccupazione per i lavoratori dipendenti) o la Discoll (indennità di disoccupazione per i collaboratori) nell'anno di presentazione della domanda (dopo averla percepita per almeno 1 mese e non oltre 9 mesi continuativi).

Non si deve inoltre aver beneficiato di queste misure più di una volta negli ultimi 3 anni. Non si può presentare domanda nemmeno se si percepiscono misure nazionali come l'assegno di inclusione, il Supporto formazione e lavoro, o il Bonus regionale lavoro e inclusione. L'Isee deve essere inferiore a 15 mila euro, mentre l'eventuale patrimonio immobiliare (prima casa esclusa) non può superare il valore di 30 mila euro.

Una volta verificato che tutti i requisiti siano soddisfatti, si può procedere alla domanda, che deve essere fatta on-line, sul portale di Toscana Lavoro: https://lavoro.regione.toscana.it/ToscanaLavoro/

Una volta che la domanda sarà stata accettata, si attiva la seconda fase, con la presa in carico da parte dei servizi e la firma di un Patto di servizio personalizzato, che prevede per esempio l'obbligo di presentarsi alla convocazione dei servizi; partecipare alle attività di orientamento e formazione; svolgere una ricerca attiva del lavoro; accettare offerte di lavoro congrue.

  • reddito di reinserimento
  • disoccupazione
  • lavoro
  • sostegno economico
  • Regione Toscana
  • Isee

Pagina dell'articoloPDF a pagina 3

Vivere senza dimora a FirenzeCristiano Lucchi · Politiche del disprezzo

I numeri del censimento Istat, le vittime in strada, lo stato delle strutture d'accoglienza.

Firenze rappresenta oggi uno dei casi più acuti di crisi abitativa in Italia per la concentrazione di fattori strutturali che si sovrappongono: mancanza di politiche pubbliche per la casa, un numero miserrimo di case popolari, patrimonio immobiliare pubblico ceduto ai privati, speculazione, overtourism. Tutto ciò, sommato ad una incapacità conclamata della classe dirigente a fare politica per il bene comune e non per se stessa o i soliti poteri dominanti, produce l'espulsione di decine di migliaia di persone dal mercato della casa. Alcune di esse, come ben sapete, sono costrette a vivere in strada.

Il censimento Istat

Nel gennaio scorso l'Istat ha promosso il primo censimento di chi la casa non ce l'ha, dei senza dimora nei capoluoghi delle 14 città metropolitane italiane, tra cui Firenze. Oggi siamo in grado di darvi conto dei primi dati quantitativi, nei prossimi mesi l'istituto di statistica elaborerà gli aspetti qualitativi derivanti dalle tante interviste fatte in strada e nelle strutture di accoglienza.

Il primo dato che ci lascia perplessi è il numero complessivo delle presenze nella nostra città la notte del censimento: il 26 gennaio 2026. Ne risultano ufficialmente 410, né uno di più né uno di meno, mentre il Comune ne stima ufficiosamente tra gli 800 e i 1000, come riferitoci lo scorso anno dall'assessore al sociale e alla casa.

Sempre l'Istat ci dà conto che nella fredda notte del censimento, con una temperatura di 3 gradi, solo il 41% dei senza dimora presenti in città era ricoverato in una struttura di accoglienza. Solo 4 su 10. Il 59% di chi non ha un posto dove stare ha preferito trovare rifugio in strada, sotto i portici, su una panchina, in luoghi appartati ma comunque all'addiaccio, piuttosto che varcare la porta di un centro pubblico dove disporre di un letto, di un bagno, di un pasto caldo. Altro dato straniante. Perché è meglio dormire in strada piuttosto che "protetti" dalle istituzioni? Perché 6 senza dimora su 10 si rifiutano di essere accolti? Per capirlo meglio aspetteremo la seconda fase della restituzione dei dati censuari.

Parlando con chi vive in strada e bazzica Fuori Binario, abbiamo intravisto un'amara verità, che ci piacerebbe portasse ad un confronto trasparente con le istituzioni. Alcune delle strutture pubbliche di accoglienza sarebbero luoghi spesso non sicuri. Ci descrivono camerate ad alta promiscuità, con servizi igienici insufficienti, in cui domina spesso la sporcizia, tra blatte e pidocchi. Chi le ha frequentate ci racconta anche di urla, violenze, furti. E quando non hai niente, se ti rubano il sacchetto di plastica che contiene i tuoi pochi effetti personali il danno è enorme. La strada diventa così il luogo da preferire, dove ci si può nascondere meglio sfuggendo ai malintenzionati, o addirittura dove si può dormire in posti illuminati, centrali e visibili a tutti, scongiurando così i pericoli temuti. A vincere è la paura. Sempre Istat ci ricorda che la capienza delle strutture fiorentine è tra le più alte: oltre 40 persone in media. Numeri di altri tempi, semplicemente, mentre in città come Catania, Cagliari, Genova, le strutture (più numerose, a Firenze ce ne sono solo 5) ospitano tra le 15 e le 18 persone di media, permettendo così un maggior controllo delle condizioni di sicurezza che si vivono al loro interno.

Vista la situazione e al di là degli Open Day che lasciano il tempo che trovano, per verificare le reali condizioni in cui versano le strutture fiorentine ci aspetteremmo intanto che il Comune si rendesse disponibile ad aprire le porte, magari in un giorno a caso, senza preavviso, anche a quei soggetti della società civile non direttamente coinvolti nella gestione.

Chi vive nelle condizioni rilevate dall'Istat è una persona fragile, senza casa, senza lavoro o con un lavoro povero, nella maggior parte dei casi non italiana, con problemi di varia natura stratificati nel tempo. Il 70% ha tra i 30 e i 60 anni, mentre le donne sono l'11%, una minoranza. Vivere in queste condizioni mina la loro sicurezza. Anche dal punto di vista medico e sanitario.

414 morti in un anno

Nel 2025 sono morte nelle nostre città 414 persone senza dimora. "Una strage invisibile", come la definisce la Federazione italiana organismi per le Persone senza dimora che stila ogni anno questo angosciante censimento. La strada amplifica gli effetti causati da un malore generico, una caduta, una malattia lieve o un incidente, così come del "freddo" o del "caldo", rendendo fatali dei meri eventi naturali. Le morti interessano soprattutto uomini (91,5%) e persone di nazionalità straniera (56,5%). L'età media dei decessi si attesta sui 46 anni. Per comprendere la gravità di questo dato pensiamo solo un attimo all'aspettativa di vita che nel nostro paese è di circa 84 anni. Il presidente di FioPsd Alessandro Carta, presentando questi dati, ha detto che "le cause riflettono una condizione di estrema vulnerabilità, in cui fattori personali, sociali e ambientali si intrecciano aggravando situazioni spesso già precarie".

Otto delle vittime censite vivevano nella nostra città. Lo scorso 10 aprile ci siamo trovati in Piazza Tasso nel primo anniversario della morte di Ciro Abbate e Marco Amaranto. Sono rimasti uccisi nella notte tra il 9 e il 10 aprile del 2025 dal sistema che esclude. Sono morti su due panchine affiancate, a poche ore di distanza l'uno dall'altro a circa 200 metri - 200 metri! - dall'Albergo popolare, la storica struttura del Comune di Firenze dedicata all'accoglienza dei senza dimora. Ad un anno di distanza non sappiamo ancora perché, nonostante le rassicurazioni delle istituzioni a fare piena luce sull'accaduto, a dare conto delle autopsie, a spiegare cosa è successo quella maledetta notte in cui la temperatura registrata era di soli 4 gradi.

L'Albergo popolare è anche al centro di un'altra morte: quella di Stefano Maffei, uno di noi, della comunità di Fuori Binario dove manuteneva e curava il nostro cortile per renderlo più accogliente per chi cerca un riparo presso la sede di Periferie al centro. Il 3 febbraio scorso si è tolto la vita nella sua stanza perché la burocrazia, e un sistema impermeabile ai diritti dei più fragili, gli impediva di scontare ai domiciliari, nei locali dell'ex convento convertito in Albergo, una lieve pena residua. Angosciato, depresso e spaventato da un futuro in carcere, Stefano si è impiccato - denunciando così, con il suo corpo, con la sua vita - un sistema di accoglienza indecente.

Il crollo degli alloggi

Il tema della casa, del posto sicuro dove trovare rifugio, nella città in cui l'amministrazione comunale promuove gli studentati di lusso e dove si cancella il diritto all'abitare dei cittadini e delle cittadine, torna centrale. Va approfondita in tal senso l'erosione e la negazione del diritto alla casa per i più poveri.

Partiamo da un dato: a fine 2024 erano registrati a Firenze oltre 16 mila alloggi per locazione turistica breve. Si tratta di oltre 71.000 posti letto sottratti al mercato della residenza stabile. In tutta la Toscana - sottolineo, in tutta la nostra regione - nello stesso anno risultavano in costruzione solo 475 alloggi popolari. 1/34simo degli alloggi destinati ai turisti nella sola Firenze! Irpet stima, sempre in Toscana, oltre 114 mila nuclei con Isee inferiore a 16.500 euro e senza proprietà di casa. Di esse, nel 2024, solo 1.450 si sono viste assegnare una casa popolare. Dei 2.400 sfratti dello scorso anno ben l'80% è stato per morosità. E dove pensate che finiscano queste persone? Molte in strada, le incontriamo tutti i giorni. Il Comune di Firenze ha scelto di ristrutturare e consegnare circa 300 alloggi ERP all'anno. L'approccio più avanzato per dare una risposta seria ai bisogni dei senza dimora, il cosiddetto "Housing First - Prima la casa" - che rovescia la logica emergenziale tradizionale - vede un solo progetto attivo per 25 persone, lanciato soltanto nel gennaio scorso perché altrimenti si sarebbero persi i soldi del Pnrr. Pratiche lodevoli, e nonostante ciò limitate e insufficienti, che si scontrano con i numeri esagerati, quelli dei poveri e delle persone impoverite, a cui l'amministrazione non riesce a dare una risposta.

Intanto per le case popolari a Firenze c'è una lista di attesa con oltre 3.000 domande, con una capacità di immissione nel sistema di circa 30 alloggi al mese per stessa ammissione del Comune. La lista è quindi strutturalmente molto più lunga della capacità di risposta. La colpa è del governo si dirà, ma si tratta di un fenomeno che si è sviluppato negli ultimi trenta anni. Non esiste pertanto forza politica esente da responsabilità e lo scarica barile tra istituzioni diventa pertanto un pernicioso e demagogico giochino.

La residenza negata

Un nodo importante, tutt'ora irrisolto, è inoltre quello della residenza anagrafica: senza di essa, le persone senza dimora sono escluse dall'intera rete dei diritti sociali, civili, politici, dall'assistenza sanitaria ai contributi affitto, agli stessi bandi ERP. Ad oggi il Comune di Firenze limita molto spesso le richieste o le vincola a percorsi dal sapore pedagogico. Un diritto costituzionale diventa così una concessione.

La crisi abitativa fiorentina è quindi il prodotto di scelte politiche pluridecennali che hanno subordinato il diritto all'abitare alla logica della rendita immobiliare e del turismo di massa, a cui si sommano politiche punitive verso chi è povero, perché non si "merita" altro che la condizione in cui vive, come se le cause strutturali non influenzassero la vita di ognuno di noi. Le politiche delle amministrazioni pubbliche sono semplicemente insufficienti rispetto alla profondità della crisi.

Chi governa saprà avere l'intelligenza e la volontà per affrontare questi gravi problemi? Da parte nostra ci auguriamo che sappia cogliere questa sfida, senza ritenersi offeso di lesa maestà nella "Firenze solidale ispirata da La Pira". Fuori Binario continuerà a denunciare le politiche pubbliche escludenti, insufficienti, disumane, anche se coinvolgono una minoranza reietta. Con l'idea che solo una politica capace di ascolto, dialogo, capace di applicare con coscienza e senza alibi i principi costituzionali di eguaglianza e solidarietà, possa garantire i diritti a tutte e a tutti.

  • senza dimora
  • crisi abitativa
  • censimento Istat
  • morti in strada
  • case popolari
  • residenza anagrafica
  • Housing First
  • overtourism

Pagina dell'articoloPDF a pagina 3

4Carcere2 articoli
L'orizzonte oltre il muroFrancesco Martinelli · Carcere

Il lavoro all'interno del carcere come opportunità di reinserimento sociale può davvero funzionare?

Palla al piede e piccone in mano. Ah, no: quello era il metodo di un secolo fa. Oggi si ragiona sul lavoro non come un'aggiunta alla pena, ma come un'opportunità. Il lavoro, insomma, come affermazione di dignità, occasione di riscatto e anche come contributo al proprio mantenimento all'interno del carcere per le spese: in teoria un modo per non tornare a delinquere e per limitare il rischio di recidiva.

Alla fine degli anni Settanta il lavoro era ancora considerato una parte accessoria della pena e spesso era reso obbligatorio anche come mezzo per pagare le spese a cui l'amministrazione carceraria andava incontro. Nel tempo si è poi cercato di mutare il senso di questi impieghi, assegnando loro il valore di un processo rieducativo (anche se resta la domanda di quanto ciò possa essere possibile se il carcere rimane un luogo disumanizzante).

La legge Smuraglia del 2000 offre sgravi fiscali alle aziende che assumono detenuti ed ex detenuti cercando di favorire il reinserimento lavorativo e la riduzione della recidiva.

La prima osservazione che propongo, a questo proposito, riguarda la necessità di tenere presente anche l'età del recluso e l'ambiente in cui si forma. Un giovane poco più che adolescente, cresciuto in un contesto criminale, con tendenza a commettere reati per cui la pena non è eccessivamente lunga (6 mesi/1 anno e mezzo circa), difficilmente avrà accesso ad un progetto lavorativo: per la società il suo è un profilo che sa già di irrecuperabilità.

Vorrei però fare qualche considerazione più approfondita, prendendo come spunto la relazione "Il lavoro penitenziario e lavoro in uscita dal carcere come strumento di reinserimento sociale e di dignità della persona", redatta dal Garante dei diritti dei detenuti e dall'Università degli Studi di Firenze".

Il lavoro all'interno del carcere è cosa buona e giusta. Nel rapporto ci viene presentato l'approccio al lavoro da parte dei detenuti non solo come un modo dignitoso per sostenersi all'interno e all'esterno degli istituti di pena, ma anche come occasione in grado di aprire una serie di prospettive positive: un tasso più basso di recidiva da parte di chi ha avviato esperienze di lavoro rispetto a chi non lo ha fatto; una maggiore capacità di socializzazione ed integrazione con la società.

Non vanno tuttavia nascoste le criticità reali di questo nuovo paradigma interpretativo. A cominciare dal fatto che la maggior parte dei detenuti che sovraffollano le carceri hanno pene che vanno dai 6 mesi ai 3 anni, un tempo troppo breve per inserirsi in un percorso di lavoro e soprattutto portarlo a termine, sperando magari di poterne godere anche una volta usciti dal carcere.

Teniamo poi anche conto dell'alfabetizzazione e del livello di istruzione dei detenuti, soprattutto stranieri, con le difficoltà di comunicare che ne conseguono. Infine, credo sia da valutare il metodo di agire a compartimenti stagni tipico delle istituzioni, che certo non agevola il processo di reinserimento.

Avranno fiducia i detenuti in una promessa di lavoro che spesso è inattuabile per motivi tecnici? Lo stesso Fanfani, garante dei diritti dei detenuti, dice "in carcere non c'è lavoro per tutti" (vedi la presentazione del rapporto di ricerca citato).

Ma quanti operatori lavorano davvero per trovare il modo di "riformare riforme" sul lavoro penitenziario? Dopo tanti anni di immobilismo, a pensar male, potrebbe venire persino un dubbio: quanti operatori del terzo settore, che vivono di questo tipo di progetti, sono realmente intenzionati ad esaminarli con occhio critico per valutare quanto realmente siano efficaci per tirar fuori le persone da un sistema da cui, in qualche modo, dipende il loro stipendio?

Nessuna accusa, ma un'amara constatazione: il carcere rimane un cardine di questa società, di cui non si può fare a meno se non si modifica la società stessa. Quanti soldi si spendono solo per "abbellire" un posto che avrebbe bisogno invece di essere radicalmente rivoluzionato? Lasciando da parte le utopie di un mondo senza sbarre e divisioni, cosa succederebbe con le nuove leggi sulla sicurezza se i detenuti decidessero di scioperare? In che modo i detenuti hanno diritto di decidere del loro futuro?

Non ho spazio adesso per parlare degli enormi interessi che ci sono intorno alle carceri e ai detenuti da parte di tante imprese pubbliche e private, un argomento che merita di essere trattato in maniera approfondita. Ci rifletteremo.

Intanto, sperando nella buona fede delle istituzioni e nella progressiva abolizione delle barriere tra cittadini di prima e seconda classe, invito i detenuti a farsi loro stessi portatori di nuove idee e valori, perché, nonostante il corpo imprigionato, la mente possa lavorare ad un mondo migliore per tutti.

  • carcere
  • lavoro penitenziario
  • reinserimento sociale
  • recidiva
  • detenuti
  • dignità
  • terzo settore

Pagina dell'articoloPDF a pagina 4

Carcere incivile? Pene alternativeFabio Sciola · Carcere

Italia maglia nera d'Europa: 24% di sovraffollamento, detenzioni più lunghe della media europea. Richiesto l'intervento della Corte Costituzionale perché conceda il rinvio dell'esecuzione delle pena in caso di condizioni disumane.

Si parte da qui: un dato numerico, incontestabile e cioè (dati del ministero della Giustizia al 28/2/2026) il 24% di sovraffollamento: 189 istituti, 51.268 posti, 63.801 detenuti, quasi ¼ di persone in più della capienza regolamentare.

Il numero di detenuti in Italia è raddoppiato dall'inizio degli anni '90 e un numero crescente sono dentro per reati legati alla droga, per i quali l'Italia eccede di 15 punti percentuali la media dei membri del Consiglio d'Europa, quintultimo posto dei 42 membri; alla faccia di chi dice che in Italia in carcere si sta poco, sempre il Consiglio d'Europa rileva che da noi la media delle pene è più alta e non di poco degli altri paesi.

E meno male che esistono ancora le organizzazioni internazionali, perché la prima istanza che ha obbligato l'Italia a fare qualcosa è stato appunto il Consiglio d'Europa con una sentenza cosiddetta pilota, ossia che serve per affrontare problemi strutturali o sistemici, cause di un elevato numero di ricorsi dello stesso genere: l'8 gennaio 2013 la Corte di Strasburgo, con la sentenza Torreggiani, ha condannato l'Italia, obbligandola ad adeguarsi agli standard minimi dell'Unione Europea, ossia uno spazio vitale minimo di 3 metri quadrati per ciascun recluso. Nella sentenza si legge che il sovraffollamento costituisce violazione dell'art. 3 della Convenzione europea dei diritti umani (CEDU), con il quale si pone il divieto di pene e di trattamenti disumani o degradanti; ad ogni carcerato deve essere assicurato un trattamento compatibile con il rispetto della dignità umana, e quindi le modalità di esecuzione della misura non devono sottoporlo ad uno stato di sconforto né ad una prova d'intensità, che ecceda l'inevitabile livello di sofferenza inerente alla detenzione e che la salute e il benessere del detenuto devono essere assicurati adeguatamente.

La grave mancanza di spazio, aggravata dall'assenza di acqua calda, nonché dall'insufficiente illuminazione e ventilazione delle celle, costituisce un trattamento inumano e degradante. Sempre nella stessa sentenza si legge che "un carcere sovraffollato implica spazio ristretto e non igienico; una costante mancanza di privacy (anche durante lo svolgimento di funzioni basilari come l'uso del bagno), ridotte attività fuori-cella, dovute alla richiesta di aumento del personale e dello spazio disponibili; servizi di assistenza sanitaria sovraccarichi; tensione crescente e quindi più violenza tra i detenuti e il personale".

Ai numeri e alle sentenze si devono aggiungere le descrizioni di chi il carcere lo frequenta facendo un lavoro serio di denuncia delle condizioni dei detenuti, come l'associazione Antigone che denuncia istituti sempre più fatiscenti, sovraffollati e disumani, anche per l'anno 2025.

Si dirà che il problema è complesso, che dipende non solo dalle leggi, ma dalle risorse che mancano, dalle difficoltà nell'assumere personale; tutto vero: ma allora nell'immediato l'unica strada per attenuare un problema urgente è allargare in modo serio la possibilità delle pene alternative al carcere o rinviare l'applicazione della pena: fa sperare un'ordinanza del Tribunale di sorveglianza del febbraio scorso che chiede alla Corte costituzionale di estendere la possibilità del rinvio ai casi in cui il carcere è incivile perché le condizioni di esecuzione della pena sono contrarie al senso di umanità.

  • carcere
  • sovraffollamento
  • pene alternative
  • diritti umani
  • detenuti
  • droga
  • Corte costituzionale

Pagina dell'articoloPDF a pagina 4

5Umanità2 articoli
Guarire con PersefoneBarbara Cremoncini · Umanità

Il consultorio multidisciplinare si rivolge alle tante donne migranti con esperienze traumatiche di sfruttamento.

Vendute o scambiate sul mercato come schiave, obbligate con la violenza, con il ricatto, con la tortura, sfruttate e ferite spesso già prima di approdare in Italia, un paese del quale non conoscono lingua, abitudini e regole. È la condizione di tante donne migranti che, spesso vulnerabili già in partenza, nel paese d'origine, non riescono quasi mai a sottrarsi con le loro forze a chi le sfrutta e detiene il controllo totale del loro corpo e della loro volontà. Le loro vite e le loro storie sarebbero destinate a restare invisibili se non fosse per gli operatori che, per strada o nei centri di accoglienza, intercettano segnali e richieste di aiuto. È da qui, da questo primo contatto, che può cominciare per loro un qualcosa che può somigliare a un percorso di rinascita. Ma, prima, c'è bisogno di riparare. Ed è un lavoro lungo e difficile. Da diversi anni a Firenze, un piccolo gruppo di professioniste fa a proprio questo: offre un sostegno a tutto tondo a vittime di tratta, violenza, tortura. Il posto dove lavorano si chiama Persefone ed è un consultorio nato da una riuscita collaborazione fra Asl e terzo settore. Si trova presso il presidio Palagi e, come si legge nel sito web, "offre consulenze medico-psicologiche, ostetriche e sociali gratuite, lavorando in rete per la protezione e l'inserimento socio-lavorativo delle utenti".

"Persefone nasce nel 2018 - spiega Alessandra Puppo, Usl Toscana Centro e referente esecutiva del servizio - a seguito di una riflessione da parte di più soggetti che a Firenze lavorano con donne che portano sulle spalle il peso di esperienze traumatiche: la cooperativa sociale Cat, Medici per i diritti umani, l'associazione Progetto arcobaleno insieme alla Usl Toscana Centro. Il confronto sfocia in un progetto che prende l'avvio in forma prima sperimentale grazie a un finanziamento della Regione e poi, dal 2024, diventa definitivo. La multidisciplinarietà e il lavoro in rete sono essenziali per affrontare problemi complessi, che richiedono di essere affrontati da diversi punti di vista, sanitario, psicologico, sociale e che quindi hanno bisogno di un lavoro di équipe". È per questo che nel consultorio normalmente operano un'ostetrica (in tutto sono tre che si alternano), una psicologa, un'educatrice esperta nei problemi di tratta, uno o più mediatrici linguistico-culturali. Un team tutto al femminile che, di volta in volta, può avvalersi dell'apporto di altre figure specialistiche: chirurghe, dermatologhe, fisioterapiste. Essenziale è la figura della mediatrice culturale, sempre presente, visto che le donne che arrivano al consultorio non parlano quasi mai l'italiano e provengono da culture spesso molto diverse, che devono essere conosciute per capire davvero i loro problemi.

"I primi anni, fino al 2022 - dice Arianna Del Guerra referente settore tratta e prostituzione di Cat e coordinatrice del progetto - lavoravamo soprattutto con donne nigeriane, avviate alla prostituzione. Poi anche in Toscana sono aumentati arrivi anche da altri paesi dell'Africa Subsahariana, soprattutto di area francofona come Costa d'Avorio. Non mancano però, provenienze da India, Pakistan, Bangladesh e pure da Ucraina e altri paesi dell'est europeo". Si è ampliato così il ventaglio di problemi cui il consultorio si trova a fare fronte: oltre allo sfruttamento sessuale, violenze e torture subite lungo la rotta che le ha portate in Italia, lavoro o accattonaggio obbligati, matrimoni forzati. Tutte situazioni da cui le donne non riescono a uscire, perché non vedono alternative, hanno paura e vengono spesso ricattate dalla criminalità organizzata che le tiene in pugno anche facendo leva su superstizioni e rituali.

Arianna e Alessandra spiegano che al consultorio non si accede direttamente, le pazienti ci arrivano su segnalazione di servizi, centri o associazioni, prendendo un appuntamento. L'intervento si articola in genere in almeno tre colloqui per capire come poter aiutare. Spesso si tratta di problemi ginecologici, in alcuni casi di gravidanze, traumi e ustioni legati alle torture, mutilazioni genitali. "Collaboriamo con le specialiste presenti allo Iot che sono formate ad hoc e, se e quando serve, con i servizi sociali, con l'ambulatorio transculturale di Torregalli e AOU pisana. I colloqui con la psicologa possono essere mantenuti anche in seguito per alleviare il trauma e cercare di ripristinare la fiducia in se stesse e nel proprio corpo. Per alcune di queste donne devono essere trovate situazioni protette in cui vivere, anche in anonimato".

Un lavoro duro, che il piccolo team affronta con grande entusiasmo anche se, ogni tanto, anche le operatrici hanno bisogno a loro volta di un sostegno. Che è previsto, così come la formazione e l'aggiornamento continuo. Perché tutto cambia velocemente in un mondo dove le rotte migratorie si ridisegnano anche in base alle guerre e alle strategie delle organizzazioni criminali.

Di sicuro il servizio dovrebbe essere ampliato. "Al momento siamo aperte un giorno la settimana, il venerdì dalle 9.30 alle 13.30, ma non basta, siamo saturi e già oggi c'è un po' di attesa. Nel 2025 abbiamo fatto 123 colloqui su un totale di 69 donne seguite. Le sedute con le psicologhe sono state 250, perché avevamo potuto potenziare il servizio grazie a un finanziamento della Cassa di Risparmio di Firenze che oggi però è esaurito".

Speriamo che qualcosa si muova. In fondo Persefone, stando al mito, è simbolo di rinascita, ponte fra tenebre e luce, in grado di trasformare il dolore in nuova forza.

  • consultorio
  • donne migranti
  • tratta
  • violenza
  • tortura
  • sfruttamento sessuale
  • mediazione culturale
  • salute

Pagina dell'articoloPDF a pagina 5

«Aiutatemi a tornare a Firenze»Laura Tabegna · Storie

L'appello del nostro diffusore Antonio: "Qui il clima è cambiato e temo per la mia compagna".

Prima il terrore delle minacce dello stalker, poi la decisione sofferta di affidare la compagna a una comunità di recupero. Pasqua si è trasformata in un inferno per Antonio Quarta, 61 anni, già collaboratore di Fuori Binario, che disperato chiede aiuto per tornare nella città dove è cresciuto. "A Pisa sono arrivato quattro anni fa grazie ad un atto di solidarietà che mi ha dato fiducia, un posto dove abitare e un lavoro di educatore. Qui sono rinato, ma adesso il clima è cambiato, c'è diffidenza per strada, anche quando provo a vendere Fuori Binario. Ma il momento più difficile lo sto vivendo dalla fine di marzo, da quando ho accolto la mia compagna, vittima di stalking". Così Antonio racconta al suo giornale il dramma che sta vivendo, una cronaca irta di difficoltà che si annodano minuto per minuto.

Gli ultimi aggiornamenti riguardano il lunedì dopo Pasqua, quando l'uomo decide di seguire i consigli di carabinieri e assistenti sociali e di affidare la compagna a una comunità di recupero. La donna, di cui per motivi di sicurezza non sveliamo il nome, è vittima di stalking, minacciata da anni da un uomo senza scrupoli. Per evitare un potenziale ennesimo femminicidio, Antonio accoglie l'amica, a cui lo lega un sentimento profondo, nell'albergato comunale di Pisa, che gli è stato assegnato da qualche anno. Le regole dell'alloggio, però, non prevedono la presenza di altri ospiti. "Se la dovessi mandare via - spiega Antonio - fuori l'aspetterebbe quell'uomo che da anni la sfrutta e terrorizza. Devo proteggerla". Alla paura si aggiungono problemi di salute e difficoltà a ricevere un medico in casa.

Alla fine, non rimane che la decisione estrema di dividersi e far entrare la compagna in una comunità di recupero. "Io non voglio più stare a Pisa – spiega scoraggiato Antonio -. In questa città, soprattutto da quando la squadra di calcio è in serie A, c'è molta competizione con Firenze e questo mi ha creato problemi anche durante la diffusione in strada di Fuori Binario. Sono spesso bersaglio di bulli. Voglio tornare nella mia città, dove è sepolta mia madre". Il riferimento non è a caso, la storia di Antonio è segnata dalla nascita. Non è facile prendere la strada giusta se si arriva da una famiglia difficile. Il padre contrabbandiere abbandona presto la madre di Antonio, troppo giovane e destinata a una vita breve. Il bambino viene cresciuto dalla nonna, che però muore presto e lo lascia solo ad affrontare un mondo ostile: insuccessi scolastici, bullismo, poi droga, solitudine. Tutto questo, però, non scalfisce l'animo buono di Antonio, sempre pronto ad aiutare il prossimo, nonostante il disagio che egli stesso vive. Il suo rifugio diventa la strada. Pugliese di nascita, naturalizzato fiorentino, Antonio affronta una vita picaresca, che lo porta a cambiare mille mestieri, tante città. Pisa è l'ultima destinazione, raggiunta quattro anni fa con il suo cagnolino, Erik, che ormai vecchio non ce la fa più a vivere sotto le intemperie. Parte una campagna di adozione del piccolo amico a quattro zampe che raggiunge anche Facebook e a cui aderisce Floriana, una psicologa educatrice pisana. La signora decide di adottare il cagnolino e prende a cuore anche Antonio, che verrà ospitato in un locale gratuitamente, con la promessa di impegnarsi nel sociale. Questo gesto di solidarietà illumina la vita dell'uomo, che ritrova nuova autostima. Grazie alla psicologa, Antonio diventa educatore e inizia la corrispondenza pisana del mensile Fuori Binario. È proprio in questo contesto di aiuto e solidarietà, che tre anni fa Antonio incontra la compagna, vittima di un passato di abusi e di un presente di sfruttamento.

"Voglio restituire il bene ricevuto da Floriana e voglio aiutare la mia compagna, ma questo non è più possibile a Pisa, una città non più sinonimo di accoglienza per me. Non mi sento più accettato. Aiutatemi a tornare a Firenze".

  • diffusori
  • senza dimora
  • stalking
  • solidarietà
  • clima ostile
  • marginalità
  • storie

Pagina dell'articoloPDF a pagina 5

6Storie2 articoli
Le cene di ElyesSindy Arcidiacono · Storie

"Non sono un eroe", afferma Elyes Emri, 29 anni, tunisino, personal trainer, residente a Firenze. Eppure, ogni sera, mentre la città scorre veloce tra turisti, vetrine illuminate e treni in arrivo, lui sceglie di fermarsi. E di guardare chi spesso resta invisibile. Tutto comincia durante il Ramadan, il mese più sacro per la comunità islamica. Un tempo dedicato al digiuno, introspezione e ritorno all'essenziale. È proprio in quei giorni che Elyes sente nascere un bisogno semplice, quasi naturale. Fare qualcosa per gli altri. Spinto da un dovere religioso e morale. Così, a partire da marzo, ogni giorno per un mese, si presenta nei pressi della stazione di Santa Maria Novella con pasti caldi preparati da lui. Li distribuisce ai senza dimora che vivono e gravitano intorno alla stazione. Non lo fa per sentirsi migliore, né per dimostrare qualcosa. "Non sono un eroe", ripete.

Col tempo, quei volti diventano persone. E quelle persone diventano amici. C'è Omar, c'è Lorenzo, e molti altri. Elyes non fa domande, non indaga sul passato, non cerca spiegazioni. Non gli interessa sapere cosa li abbia portati lì. Quello che conta, per lui, è esserci. Offrire un pasto caldo, ma anche una presenza, uno scambio, un momento di normalità. E mentre cucina e distribuisce, si accorge di una cosa: si diverte. Perché in quei gesti quotidiani nasce qualcosa di autentico, fatto di relazioni e umanità.

Decide di raccontare tutto sui social. Non ha un grande seguito, ma i messaggi che arrivano sono sinceri, incoraggianti. Qualcuno inizia a contribuire, nasce una piccola raccolta fondi. È la spinta che serve per andare avanti anche oltre il Ramadan. L'iniziativa cresce. Altri si uniscono a lui, lo accompagnano, danno una mano. Quello che era partito come un gesto personale si trasforma in qualcosa di più grande, condiviso. Elyes, però, guarda ancora oltre. Vorrebbe usare i social per sensibilizzare sempre più persone sulla realtà di Firenze.

Per capire davvero quello che fa Elyes, bisogna fermarsi un attimo e guardare Firenze per quella che è oggi: una città bellissima, ma attraversata da contrasti sempre più evidenti. Firenze è una delle mete turistiche più visitate al mondo. Il centro storico è un flusso continuo di persone, soprattutto intorno al Duomo, a Piazza della Signoria e alla stessa stazione ferroviaria. Quest'ultima è un "non luogo". A Firenze si concentra una ricchezza visibile: hotel pieni, ristoranti affollati, negozi e affitti brevi che prosperano grazie al turismo internazionale. Ma basta spostarsi di pochi metri, spesso proprio intorno alla stazione, per incontrare una realtà completamente diversa. Persone che vivono in strada, che dormono sotto i portici o su cartoni improvvisati. Una povertà che non è nascosta, ma che convive, quasi senza dialogo, con il lusso e il turismo. Da una parte la bellezza, il denaro, il movimento continuo; dall'altra chi resta fermo, escluso da tutto questo.

Negli ultimi anni questa distanza è cresciuta. L'aumento del costo della vita e degli affitti ha reso Firenze sempre meno accessibile per chi ha redditi bassi. Anche Elyes è in cerca di una nuova casa. Molti appartamenti vengono destinati agli affitti turistici, riducendo le possibilità per i residenti di trovare una casa. Allo stesso tempo, i servizi sociali e le strutture di accoglienza faticano a rispondere a tutte le esigenze.

La zona della stazione è diventata un punto simbolico di questo squilibrio. È un luogo di passaggio, spesso presidiato da forze dell'ordine, ma anche uno spazio dove si concentrano marginalità e disagio. Qui si incontrano mondi che raramente si parlano: chi arriva per visitare la città e chi, invece, non ha un altro posto dove andare.

È proprio in questo contesto che il gesto di Elyes assume un significato più profondo. Non si tratta solo di distribuire pasti, ma di creare un ponte, anche piccolo, tra queste due Firenze. Di riconoscere l'umanità quando e dove spesso viene ignorata. Non è forse questo un eroe?

Elyes sogna di coinvolgere anche attività locali: ristoranti, parrucchieri, negozi. Vorrebbe regalare ai suoi "nuovi amici" esperienze diverse, momenti che normalmente non vivono. Piccoli gesti capaci di restituire dignità. Non dice di sognare in grande. Si definisce un ragazzo come tanti, arrivato dalla Tunisia per studiare e costruirsi un futuro. Ma c'è una differenza: ha deciso di non voltarsi dall'altra parte. E forse è proprio questo, più di ogni altra cosa, che rende la sua storia degna di essere raccontata. Con la speranza che iniziative come la sua possano crescere ancora, magari coinvolgendolo anche nei progetti di Fuori Binario, per dare più voce e spazio a chi troppo spesso resta fermo ai margini.

  • solidarietà
  • senza dimora
  • Ramadan
  • migrazione
  • povertà
  • turismo
  • diritto alla casa
  • social media

Pagina dell'articoloPDF a pagina 6

Maria, una storia come tanteLaura Tabegna · Storie

"Non preoccuparti se non riesci a piangere. Non devi piangere. Se piangi ti rilassi, invece devi rimanere incazzata". Anche se Maria non riesce ancora a lasciarsi andare, la sua è una storia che fa commuovere, una storia drammatica ma anche di coraggio e di solidarietà femminile. Lo testimoniano le sopracitate parole della compianta Marzia Mecocci, punto di riferimento del Movimento Lotta per la casa e sostegno fondamentale in questa vicenda.

Maria è una bella donna, fiorentina, già titolare di una ditta, mamma di un ragazzo. Una vita sempre regolare, fino a che, nel periodo del covid, il sogno di acquistare casa con il compagno si è trasformato nell'incubo di dover andare a vivere in strada. "La mia unica colpa – ci spiega Maria – è quella di essermi fidata della persona che credevo mi amasse". Come Filumena Marturano, Maria non ha lacrime negli occhi, tanta è la necessità di tenere duro, ma come la protagonista della commedia di Eduardo De Filippo, Maria alla fine ha vinto alcune delle sue battaglie.

"Dopo aver dormito un anno in macchina, in un parcheggio dell'Isolotto, sono finalmente riuscita ad avere un alloggio popolare e sono presente in un percorso di reinserimento nel mondo del lavoro. – continua – Ma per me la battaglia non è finita, perché adesso voglio avere giustizia".

Maria, come è possibile che una persona che aveva un lavoro, una casa e una famiglia, possa trovarsi a dormire in strada?

Sembra incredibile, ma la causa principale è che mi sono fidata della persona che pensavo mi amasse.

Ci racconti la sua storia dall'inizio.

Avevo una ditta per conto mio, chiusa per contratti non riscossi. Decido di ridimensionarmi e di andare a vivere in una casa più piccola, che progetto di acquistare con il mio compagno. Non avendo busta paga e non potendo accendere un mutuo, decido di dare i miei risparmi a colui che adesso è il mio ex, che invece ha un posto fisso e può prendere un prestito. In realtà, alla fine, inventandomi la scusa che avrebbe perso l'alloggio popolare in cui viveva con il proprio figlio, il mio compagno intesta a quest'ultimo l'immobile che abbiamo acquistato insieme e propone a me di vivere con lui nella casa popolare. Io non ci sto: ho diritto di stare nel posto che ho contribuito a pagare con i miei risparmi. Alla fine ricevo lo sfratto e finisco in strada.

Come ha reagito? Si è affidata a qualcuno?

Ho già fatto causa al mio ex compagno per riavere indietro i miei soldi, ma in sede civile non ho ricevuto ragione, dato che ho deciso volontariamente di affidargli i miei risparmi. Purtroppo mi sono fidata e questo è stato l'errore. Ma non mi fermo, proverò anche in sede penale.

Nei momenti più duri, quando ha perso tutto, è stata aiutata da qualcuno?

Gli avvocati di strada sono stati eccezionali. Tanto aiuto anche dalla Misericordia, soprattutto grazie a Francesca. Voglio ringraziare pure Rosalba, Luciana e la dottoressa Corsi del presidio Usl Santa Rosa. Fondamentale è stata Marzia Mecocci, che purtroppo ci ha lasciato a luglio. Parlo ancora con lei nei miei pensieri. Il mondo del volontariato mi ha dato tanto.

Cosa ha sofferto di più da senza fissa dimora?

Il freddo e la mancanza di sonno. Un anno in strada mi è costato tante patologie gravi.

Che significa, per una donna, dormire in strada?

Non sono riuscita a dormire mai veramente. Ero sempre vigile. Accendevo la macchina, mi spostavo in continuazione di notte. Quando vedevo qualcuno che girava intorno al parcheggio dove mi trovavo, cambiavo zona. Mi è andata bene, ma ho dormito pochissimo.

Quali sono stati i pensieri positivi nei momenti bui?

La forza per arrivare oggi a testa alta, sicuramente, me l'ha data mio figlio, inoltre ho un grande senso di giustizia. So di aver ragione.

Ci sono delle cose positive che ha imparato da questa esperienza in strada?

Ho scoperto di avere una forza che non immaginavo. Alla fine tutto questo mi ha fatto apprezzare di più la vita e mi ha insegnato a fare più attenzione alle persone.

Si è sentita una persona invisibile?

Mai, forse perché ho molto amor proprio e sono orgogliosa. In un certo senso il male che mi hanno fatto non mi ha toccato, anzi, provo pena per i responsabili. Indipendentemente dalla giustizia terrena, credo nella giustizia divina e questo mi dà forza per andare avanti.

  • senza dimora
  • diritto alla casa
  • sfratto
  • solidarietà femminile
  • povertà
  • giustizia
  • intervista

Pagina dell'articoloPDF a pagina 6

7Attualità2 articoli
Tra ERP e ERS c'è di mezzo la BEIFrancesca Conti · Attualità

A fine marzo il Comune di Firenze ha firmato un accordo con la Banca Europea per gli Investimenti o BEI: 14 mesi di consulenza tecnica gratuita per costruire un Piano per l'Edilizia Residenziale Sociale rivolto alle famiglie della cosiddetta "zona grigia". L'amministrazione lo presenta come un primato nazionale nella risposta all'emergenza abitativa, ma dietro le dichiarazioni di facciata c'è una sostanza che merita attenzione.

Il punto più delicato dell'accordo riguarda gli alloggi ERP attualmente inutilizzati, a Firenze sono quasi 600 gli alloggi popolari che restano vuoti perché mancano i fondi per ristrutturarli. La proposta ventilata nell'accordo è la loro conversione temporanea in ERS, edilizia residenziale sociale: il privato ristruttura, gestisce l'immobile per alcuni anni a canoni calmierati, poi l'alloggio torna al pubblico. Per rendere possibile questa operazione, al momento non consentita dalla normativa vigente, l'accordo prevede che la BEI assista il Comune nella definizione di nuove regole, in coordinamento con la Regione Toscana, che facilitino appunto questa riconversione temporanea. Un modello apparentemente pragmatico, in realtà strutturalmente sbagliato, prima di tutto perché a Firenze ci sono circa 3000 persone in lista d'attesa per un alloggio popolare. Per chi ha un reddito sotto i 16mila euro annui, esattamente la fascia che avrebbe diritto a una casa popolare, il social housing resta fuori portata: un bilocale costa 600-700 euro al mese, la metà del mercato privato, ma comunque troppo.

I canoni delle case popolari, commisurati ai redditi bassissimi degli assegnatari, non consentono alcun ritorno economico, l'ERP non è un investimento, è un servizio pubblico. Né la BEI né i fondi immobiliari sono disposti a investire in qualcosa che non remunera, ecco perché l'accordo spinge verso l'ERS: non perché risponda ai bisogni reali, ma perché è "bankable", finanziariamente sostenibile. Patrimonio pubblico costruito per i più poveri viene così sottratto all'edilizia popolare per essere inserito nella logica del mercato.

Non è un caso isolato: l'Emilia-Romagna ha avviato un piano per rigenerare almeno 3.500 dei 4.800 alloggi popolari sfitti presenti sul territorio regionale, convertendoli da ERP a ERS con canoni leggermente più alti e nuove graduatorie. A Firenze c'è un rischio aggiuntivo: la consulenza tecnica gratuita non è neutrale. La valutazione di fattibilità economico-finanziaria della BEI condiziona le scelte progettuali, privilegia soluzioni standardizzate e isola gli interventi dal contesto urbano.

Su questi rischi è intervenuto un appello firmato da accademici e società civile, uscito il 25 aprile. Il documento chiede tre atti integrativi: una moratoria sulle aree critiche dove l'attuazione del piano potrebbe compromettere interessi collettivi; una variante urbanistica di salvaguardia che anticipi una visione della città centrata sul patrimonio pubblico, con un piano casa incentrato sull'ERP e canoni calmierati permanenti e una Commissione di Garanzia e Monitoraggio composta da tecnici indipendenti, per evitare che il piano diventi un'operazione speculativa «a porte chiuse su frammenti separati della città». I risultati dello studio della BEI, si precisa nell'appello, dovranno restare strumentali agli obiettivi pubblici e non viceversa. Il punto non è rifiutare la collaborazione con la BEI in assoluto, ma non confondere la consulenza tecnica con la regia politica. L'ERP può essere finanziato solo dallo Stato, ristrutturare un alloggio popolare costa circa 30mila euro e nessun privato lo farà senza garanzie di ritorno. Nel frattempo il Piano Casa del governo Meloni è fermo da mesi, e i modelli del Nord Europa, dove i canoni pubblici variano in base al reddito, restano un riferimento lontano. La casa deve tornare a essere un diritto e non un prodotto finanziario.

  • diritto alla casa
  • edilizia residenziale pubblica
  • social housing
  • emergenza abitativa
  • speculazione
  • politiche abitative

Pagina dell'articoloPDF a pagina 7

Altre case nel desertoClara Baldasseroni · Società

Nove appartamenti e nessuno spazio pubblico al posto della storica occupazione abitativa di viale Corsica 81. Si chiude così una vicenda che negli ultimi anni era diventata un baluardo collettivo in una città svenduta, in cui gli spazi collettivi sono ridotti al lumicino.

L'immobile di viale Corsica 81 che era stato occupato nel 2012, da un gruppo di due famiglie sfrattate e di una quindicina di attivisti più giovani, fu sgomberato nell'Agosto 2023. In seguito a quell'occasione il Ministro dell'Interno Piantedosi si espresse così: "Ringrazio la Direzione distrettuale antimafia di Firenze, il prefetto e le Forze dell'ordine per l'operazione condotta nel capoluogo toscano che ha permesso di liberare, senza criticità per l'ordine pubblico, un immobile privato, occupato abusivamente da oltre un anno da soggetti vicini ai movimenti anarchici".

Con il piano terra adibito a bar, laboratori artistici, biblioteca e altri progetti, con gli eventi culturali, la creazione di un'area cani autogestita e molte altre attività, Corsica 81 era luogo di sperimentazione di un altro modo di vivere. Molti cittadini ne parlavano positivamente, tanto che in seguito al primo tentativo di sgombero del 2022, dopo che gli occupanti si erano reinsediati, alcuni residenti di viale Corsica avevano diramato una nota in cui spiegavano: "Sono tornati e noi siamo contenti. Sono rientrati nello stabile abbandonato di Viale Corsica 81, dopo lo sgombero che ci aveva lasciato un'enorme tristezza, sono rientrati, lasciateli stare, lasciateci in pace. Eravamo abituati a vederlo vivo quel fabbricato, pieno di vita. Levate l'assedio dal nostro quartiere".

Già dall'aprile 2022 con numerose interrogazioni al Consiglio comunale i Consiglieri Dmitrij Palagi e Antonella Bundu chiedevano informazioni sul destino dell'edificio, ossia se sarebbe andato all'asta o se avrebbe fatto parte del patrimonio del Comune di Firenze, chiedendo di finalizzarlo ad uso pubblico. Le risposte furono in un primo momento affermative, ma in breve tempo le speranze rimasero disattese perché dagli uffici comunali è emerso che le fidejussioni relative al palazzo erano state riscosse nel 2014 e già spese altrove, con ciò perdendo ogni diritto pubblico sull'immobile e lasciandolo in mano ai privati.

Quindi l'edificio è stato abbattuto, perché demolire costava meno che pagare la vigilanza privata per impedire nuovi episodi di autogestione. Poi si è proceduto ad abbattere anche gli alberi. Dunque l'iniziale disponibilità del Comune a trattare per un uso pubblico dell'area, era in realtà finalizzata a mantenere l'ordine pubblico e a limitare le proteste. Le dichiarazioni ebbero esclusivamente l'effetto di calmare l'inquietudine generata dallo sgombero, ma si sono dimostrate senza fondamento.

L'edificio è stato poi acquistato dal gruppo Mestor Srl Roma, che ha affidato la progettazione all'architetto Marco Casamonti dello studio Archea Associati, con sedi a Genova, Milano, Roma, Parigi, Tirana, Dubai, San Paolo, Pechino. I lavori in viale Corsica potrebbero terminare già entro la fine dell'anno: un nuovo condominio con nove appartamenti di diverso calibro, una palestra e una nuova area verde con la sostituzione degli alberi tagliati, sebbene in minor numero.

Destinatarie delle nuove abitazioni famiglie a medio reddito, ma il prezzo degli appartamenti nella zona di viale Corsica si aggira intorno a cifre che partono da 200 mila euro per un monolocale. Dal canto loro i costruttori parlano di nuove prospettive urbanistiche come il social-housing, ma sicuramente con prezzi non sostenibili per un cittadino medio, mentre per il 2026 viene stimato un aumento del mercato immobiliare approssimato fino al 7,4% che smaschera la vera intenzione di questa opera edilizia meramente destinata al profitto.

  • occupazione abitativa
  • sgombero
  • speculazione edilizia
  • diritto alla casa
  • spazi sociali
  • autogestione
  • social housing

Pagina dell'articoloPDF a pagina 7

8Società2 articoli
I padroni dei semiNunzia Fernandi · Società

Partiamo dall'ovvio, quasi tutto quello che coltiviamo e mangiamo deriva da semi. Sì, anche la carne e il formaggio perché gli animali allevati mangiano semi o piante da questi derivate. Quindi la questione dei semi, la loro qualità, come vengono usati e chi ne sia il proprietario è una questione fondante… se vogliamo mangiare.

Da poco la Comunità Europea ha raggiunto un accordo politico sulla regolamentazione dei nuovi organismi geneticamente modificati in agricoltura (detti NGT1 o TEA), la votazione definitiva avverrà in questi giorni. Gli NGT1 sono piante che contengono modifiche genetiche ritenute "minori" che potrebbero verificarsi anche in natura e vengono in gran parte deregolamentati rispetto ai vecchi OGM. Mentre fino ad oggi in Europa per trasferire caratteristiche utili da una pianta all'altra si facevano incroci (come avviene in natura) ora, grazie a queste nuove biotecnologie, si potranno modificare i geni in laboratorio in maniera molto, molto più rapida ed economica. Questo, ci dicono, permetterà di adattare velocemente le coltivazioni del futuro ai cambiamenti climatici. Quindi tutto ok, tutto bello e non ci dobbiamo preoccupare, lo sappiamo che è sempre tutto fatto per il bene… bisogna vedere di chi.

No, non voglio stare a disquisire se questi nuovi organismi geneticamente modificati facciano bene o male. Prendiamo quindi per buona la versione dominante per cui sia tutta "acqua fresca" e che gli NGT1 (o TEA) non siano pericolosi per l'uomo e per l'ambiente.

Parliamo invece della questione che da sempre interessa realmente le multinazionali, il cui primo interesse è chiaramente fare soldi: la proprietà intellettuale dei semi modificati. Fino ad oggi, le varietà ottenute mediate incrocio potevano essere protette da "privativa vegetale", una forma di proprietà intellettuale che tutelava sul fatto che venisse riconosciuto il dovuto a chi aveva creato una varietà. Cosa importante, con la privativa l'uso del seme per fare ulteriori nuove varietà rimane completamente libero. La grande novità per i nuovi NGT1 è che non verranno più protetti da privativa vegetale, ma da brevetto industriale, come se fossero ingranaggi o microchip. Quindi l'innovazione apportata alla varietà, utile o inutile che sia, sarà strettamente relativa alla sequenza di DNA modificata. Tale DNA brevettato sarà presente anche nella discendenza di quella pianta e quindi, oltre chi lo coltiva, anche chi userà quel seme per creare una futura varietà dovrà ottenere il permesso del proprietario e pagare il brevetto. È questa la grande novità che le multinazionali dei semi sognavano da anni. In questo modo la Vita diventa un sistema di riproduzione del capitale, che moltiplica brevetti industriali senza più bisogno di fabbriche. Il cibo che avremo nel piatto conterrà le decine di brevetti che nel tempo, a cascata, si accumuleranno nei loro semi, non più i nostri, portando proventi enormi a chi di dovere.

C'è da aggiungere poi che l'accordo prevede che non ci sia nessuno obbligo di etichettatura dei prodotti alimentari NGT1, e quindi noi la sera, pensando alla nostra serie TV preferita, al nuovo cellulare che tanto sogniamo, vagheremo ignari per supermercati luccicanti con l'unica certezza che questa storia porterà enormi guadagni e una inaudita capacità di controllo sul cibo alle "big 4", le quattro enormi multinazionali biotecnologiche del cibo che, con questo livello di controllo sui semi, sempre più decideranno cosa, quando e se mangeremo.

  • OGM
  • NGT
  • agricoltura
  • multinazionali
  • proprietà intellettuale
  • brevetti
  • cibo
  • biotecnologie

Pagina dell'articoloPDF a pagina 8

La diversità è vitaTommaso Martinelli · Società

Sentiamo spesso parlare di biodiversità e della sua importanza. La parola è abbastanza recente (anni 80) e deriva, come spesso ormai accade, dall'inglese. Forse è per questo che suona un po' pomposa ma ha un significato molto semplice: diversità della vita. In cosa si concretizza questa diversità? Molto semplicemente nell'incredibile ricchezza di forme in cui la vita si manifesta: dai diversi tipi di zucchine, insalate o fagioli che troviamo al mercato, alla diversità delle specie che abitano un luogo ma, per estensione, dato che siamo vivi anche noi, anche alle differenze fisiche e culturali che esistono tra individui e popoli.

Viviamo in un'epoca di passaggio e spesso i messaggi sono ambigui. Da una parte sentiamo ripetere che la biodiversità è fondamentale ma dall'altra abbiamo messo su un sistema socio-economico, il capitalismo globalizzato, che va per sua costituzione verso l'omologazione e la semplificazione. I campi sono coltivati con una sola varietà (monocoltura), si perde la diversità delle colture locali selezionate per millenni dai contadini, le foreste primarie (che sono le zone più biodiverse) vengono abbattute e, nel mondo dei consumi di massa, le differenze culturali svaniscono… ammettiamolo una volta per tutte: abbiamo tutti lo stesso piumone di una ditta svedese.

Ma perché la biodiversità è così importante? Facciamo un esempio. Se avessimo una sola varietà di fagiolo questo basterebbe? No… ipotizziamo che arrivi una nuova malattia che distrugge il nostro fagiolo. Se ho solo quello, fine della storia, non avrò più fagioli da mangiare. Se al contrario ho moltissime varietà di fagiolo, se ho biodiversità, ci sarà la possibilità che una di queste sia resistente alla nuova malattia (o al nuovo clima) e allora i fagioli non saranno perduti come non sarà perduto: il grano, il pomodoro, la quercia, la volpe, il canguro e l'uomo… se seguiremo la strada della diversità della vita.

Ma c'è molto, molto di più. Rimanendo sull'esempio, se io confronto i miei due fagioli, quello resistente e quello no, potrò trovare quali sono le differenze e quindi capire quali elementi siano coinvolti nella resistenza, accrescendo così la mia conoscenza sul mondo. È così, la comprensione avviene per lo più attraverso il confronto di cose diverse. Guardiamoci intorno: io capisco quanto è timido mio figlio quando lo vedo accanto al cugino estroverso, capisco che la mia vita è povera di relazioni quando vedo una bella comunità in festa. Se non ci fosse diversità e tutti i bambini fossero timidi e tutte le vite povere di relazioni non ci sarebbe molto da capire. Quindi, un contesto con poca bio-diversità, oltre a essere indifeso difronte alle nuove avversità, si chiude alla comprensione del mondo. L'impossibilità di confronto con il diverso ci abbandona a una vita piena di convinzioni.

In un'epoca in cui muri sempre più alti vengono eretti per escludere l'altro (Gaza, i muri della fortezza Europa, quello in Messico, le zone rosse, ecc.) e in cui nubi di guerra si addensano nere all'orizzonte, è importante ricordare che eliminare il diverso non ci aiuterà né a sopravvivere né a comprendere noi stessi e il mondo.

  • biodiversità
  • monocoltura
  • capitalismo
  • omologazione
  • ambiente
  • diversità
  • muri

Pagina dell'articoloPDF a pagina 8

9Cultura5 articoli
FratellinoRedazione · Cultura

Il libro illustrato — A.A. Antia e I. Balde, Feltrinelli, 2025

Fratellino è la storia di Ibrahima, un ragazzo tredicenne che lascia la Guinea alla ricerca del fratello Alhassane, di cui si sono perse le tracce dopo che è partito per l'Europa. Comincia per lui un viaggio lungo e rischioso attraverso il Mali, l'Algeria, la Libia e il Marocco. Ogni tappa porta Ibrahima in mondi diversi, con usanze, lingue, paesaggi, monete sempre differenti e pericolose sfide da affrontare. Ma la sua straordinaria forza di volontà, l'amicizia e la generosità di alcune persone incontrate lungo il cammino lo aiutano a sopravvivere e a proseguire. Giunto in Libia, scopre la verità su Alhassane. E, invece di tornare a casa, decide di intraprendere il viaggio verso l'Europa. Dopo il successo incontrato all'uscita nel 2021, Feltrinelli pubblica oggi una versione illustrata adatta a lettori dai 12 anni in su. Gli autori sono Amets Arzallus Antia, giornalista e poeta popolare francese di lingua basca, e Ibrahima Balde, nato in un piccolo villaggio della Guinea e che oggi fa il meccanico a Madrid. https://bit.ly/4vF8D61

  • recensione
  • libro illustrato
  • migrazione
  • viaggio
  • Guinea
  • letteratura

Pagina dell'articoloPDF a pagina 9

Sarajevo SafariRedazione · Cultura

Il documentario — regia di Miran Zupanič, 2022

Tra i molti episodi drammatici dell'assedio di Sarajevo dal 1992 al 1996, la storia di un safari umano è rimasta a lungo nascosta all'opinione pubblica. Solo pochi erano a conoscenza del fatto che, sul fronte serbo, all'assedio di Sarajevo partecipasse non solo l'Esercito Serbo-Bosniaco, insieme a volontari e mercenari, ma anche un altro piccolo gruppo clandestino. Si trattava di ricchi stranieri che pagavano cifre elevate per avere la possibilità di sparare contro gli abitanti della Sarajevo assediata. Questo documentario ricostruisce questa storia incredibile, a cui hanno partecipato molti italiani, come denunciato nel libro I cecchini del weekend di Ezio Gavazzeni (Feltrinelli). Nelle testimonianze raccolte nel libro è stata ricostruita l'organizzazione, come avvenivano i "safari", nonché le tariffe che venivano pagate dai "clienti-cecchini", per sparare ai bersagli umani. Ciò che emerge è che il trofeo più ambito dai "cacciatori" erano i bambini. https://openddb.it/film/sarajevo-safari/

  • recensione
  • documentario
  • guerra
  • assedio di Sarajevo
  • cecchini
  • denuncia

Pagina dell'articoloPDF a pagina 9

Boots on the groundRedazione · Cultura

La canzone — Tom Waits e Massive Attack, 2026

C'è una canzone che non si potrà ascoltare su Spotify: è Boots on the ground, una canzone antimilitarista cantata da Tom Waits e suonata dai Massive Attack. Due leggende della musica per denunciare la schifezza della guerra attraverso le parole proprio di un soldato dalla mente annebbiata dalla violenza. "Com'è possibile che i soli responsabili di questo disastro abbiano il loro misero culo inchiodato a una cazzo di scrivania?" La voce rauca di Tom Waits accentua l'atmosfera pesante dell'elettronica nel tipico suono dei Massive Attack. "Questa canzone arriva in un periodo caotico", dicono in un comunicato. "In tutto l'emisfero occidentale, l'autoritarismo degli Stati Uniti e la militarizzazione delle forze di polizia si stanno nuovamente fondendo con politiche neofasciste". Né una canzone di protesta, quindi, né una presa di posizione politica, ma piuttosto lo smarrimento, condiviso fra cantante e ascoltatore, di una mente di fronte ad una violenza che si appoggia sul vuoto. https://bit.ly/42hBK1T

  • recensione
  • canzone
  • musica
  • antimilitarismo
  • guerra
  • neofascismo
  • denuncia

Pagina dell'articoloPDF a pagina 9

Napoli sull'altareTomaso Montanari · Arte e povertà

!Pagina 9 del numero 284

Rubrica: LA VITA MESSA A NUDO | Autore: Tomaso Montanari

Possiamo immaginarla come uno specchio: se sparisse la parete che le sta di fronte, questa gran tela rifletterebbe direttamente la strada di Napoli, con la vita frenetica che scorre ogni giorno non molto diversa da quella del 1607, quando Caravaggio la fermava per sempre nelle Sette opere di misericordia.

A scegliere il tema fu il gruppo di gentiluomini – sette: uno per ogni opera di misericordia corporale* – che aveva da poco fondato il caritatevole Pio Monte della Misericordia. La richiesta non dovette impensierire Caravaggio: la soluzione, ha scritto Roberto Longhi, "gli sarà venuta incontro inevitabilmente non appena giunto a Napoli in qualche crocicchio famoso, rimescolato tra ricchi e poveri tra miseria e nobiltà, ed è curioso che egli vi si serva persino di citazioni antiche. Cimone e Pero gli torna bene per la popolana che allatta il vecchio alla grata della prigione; il gentiluomo che sfodera la spada vuole spartire come San Martino il suo mantello con un mendicante ignudo; l'oste [accoglie un pellegrino, e] l'assetato si serve all'uopo, come Sansone, della mascella d'asino".

Caravaggio questa volta intreccia, complica, lega: per far capire, forse, che sofferenza e cura, povertà e misericordia, colpa e dignità, amore e bisogno d'amore sono intrecciati, inseparabili, indivisibili. È questo nodo indissolubile di bene e male ciò che chiamiamo umanità: e scende a benedirlo la Madonna, che allarga il suo manto di misericordia per non lasciar fuori nessuno.

Un capolavoro inaudito: la città degli uomini saliva per la prima volta su un altare, con la gioia e la fatica di ogni giorno.

Dopo cinquant'anni, si decise di ricostruire la chiesa in funzione del quadro, come uno scrigno intorno a una pietra preziosa: cosa più unica che rara nella nostra storia.

E così oggi abbiamo un'opera che palpita come un cuore in un duplice corpo vivo: quello del monumento e quello dell'istituzione, il Pio Monte, che continua a operare come ai tempi di Caravaggio.

Se lo si toglie di lì, il cuore non funziona più e il corpo si spegne: non ci vuole tanto a capirlo.

E infatti nel 1621 i governatori del Pio Monte stabilirono che la pala non dovesse essere mai copiata, né spostata: "chiunque lo chieda si dica di no, avendo riguardo più presto al pubblico decoro che al privato comodo".

Mettere il pubblico interesse prima dell'interesse privato: l'ottava opera di misericordia. Quella più difficile, nell'Italia di oggi.

(*Le sette opere di misericordia corporale sono: dar da mangiare agli affamati, dar da bere agli assetati, vestire gli ignudi, alloggiare i pellegrini, visitare gli infermi, visitare i carcerati, seppellire i morti.)

Caravaggio, Sette opere di Misericordia, 1607, olio su tela, Pio Monte della Misericordia, Napoli

  • arte
  • pittura
  • povertà
  • Caravaggio
  • misericordia
  • Napoli
  • Seicento
  • storia dell'arte

Pagina dell'articoloPDF a pagina 9

«Incontrarsi» in luoghi insolitiLaura Tabegna · Cultura

Piero Farulli fondò la Scuola di Musica di Fiesole nel 1974 con l'idea di realizzare un modello nuovo di insegnamento, didattico ma anche etico, considerando un obbligo morale portare la grande musica a tutti gli strati sociali. Oggi il sogno di Farulli si è pienamente realizzato, non solo perché la Scuola di Musica di Fiesole è una delle istituzioni musicali più importanti d'Italia, ma soprattutto perché il desiderio di quel violista talentuoso, figlio di operai, si è tradotto in una moderna idea di "welfare in musica". Suonare nelle case di cura, nelle comunità di recupero, nei luoghi di reclusione e nelle periferie, gratuitamente, è l'obiettivo della rassegna "Incontrarsi", organizzata dalla SMF in primavera e in autunno. Uno dei primi concerti di musica da camera è avvenuto alle Piagge, in Piazza Ilaria Alpi e Miran Hrovatin 2, il 23 aprile, aperto a tutta la comunità del quartiere. Il Quartetto Metamorphosis ha suonato musiche di Haydn e Ravel. La soprintendente della Scuola, Anna Maria di Meo, ha spiegato che il ciclo di concerti in luoghi non abitualmente aperti agli spettacoli interpreta perfettamente la missione dell'Istituto, come anche il progetto "Nuclei", corsi di musica in contesti più svantaggiati. La rassegna prevede un doppio approccio, dove l'incontro non si realizza solo durante il concerto, ma anche quando i ragazzi mostrano e raccontano i loro strumenti, illustrano ciò che hanno suonato e il loro percorso di studio individuale e di gruppo. Le reazioni degli ascoltatori rappresentano un forte stimolo. Molti pongono domande, mostrando un grande interesse per il "lavoro" dei musicisti, e c'è anche chi si commuove.

La Scuola considera quest'attività altamente formativa per gli studenti, e contemporaneamente di grande valore sociale: non una generosa donazione di musica, ma il modo per rendere i musicisti parte responsabile e viva della società.

I protagonisti di Incontrarsi 2026 sono ensemble da camera preparati da Giorgio Casati, Francesca Piccioni, Franziska Schötensack, Edoardo Rosadini, Alda Dalle Lucche e Alejandra Rojas Garcia, cui si unisce il Coro della classe di Formazione corale del Triennio guidato da Gianna Ghiori.

"Avvicinarsi alle persone – si legge nel sito della Scuola - che questi luoghi abitano quotidianamente e condividere una musica "fatta" solo per loro è per tutti una grande lezione di cittadinanza, che la Scuola è orgogliosa di offrire ai suoi studenti".

  • musica
  • welfare
  • periferie
  • inclusione sociale
  • concerti
  • cittadinanza
  • cultura

Pagina dell'articoloPDF a pagina 9

10Infografica1 articolo
Italia & Israele: ancora armiFelice Simeone · Infografica

!Pagina 10 del numero 284

Rubrica: INFOGRAFICA | Autore: Felice Simeone

I contratti firmati prima della guerra restano validi. L'Italia vende, ma soprattutto compra tecnologie avanzate.

Il 31 marzo 2024 il governo Meloni ha trasmesso al Parlamento la Relazione annuale sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo delle esportazioni, importazioni e transito dei materiali di armamento, un documento previsto dalla Legge 185 del 1990, una legge che vieta esplicitamente l'esportazione di armi verso Paesi coinvolti in conflitti armati o responsabili di gravi violazioni dei diritti umani. È un testo tecnico, scritto in burocratese, che di solito nessuno legge. Eppure contiene numeri che raccontano qualcosa di preciso su chi siamo e cosa facciamo mentre a Gaza muoiono i civili.

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani aveva dichiarato che l'Italia aveva interrotto dall'inizio della guerra ogni invio di armi a Israele. I dati pubblicati dall'ISTAT smentiscono il ministro: tra ottobre e novembre 2023, dopo il 7 ottobre, dopo l'inizio dei bombardamenti, l'Italia ha esportato verso Israele 817.536 euro di "armi e munizioni" secondo le statistiche del commercio estero. La Relazione stessa lo ammette, con la precisione fredda del documento istituzionale: è vero che l'UAMA, l'Unità per le autorizzazioni dei materiali di armamento del ministero degli Esteri, ha sospeso la concessione di nuove autorizzazioni, ma le licenze già rilasciate prima del 7 ottobre sono rimaste valide, valutate "caso per caso". In concreto: i contratti firmati prima della guerra hanno continuato a produrre spedizioni anche durante la guerra. Nel 2024 l'Agenzia delle Dogane ha registrato 212 operazioni di esportazione verso Israele per un valore complessivo di 4,2 milioni di euro, tutte riconducibili a licenze pregresse. Nel 2025, secondo i dati più recenti, le forniture effettive hanno superato i 22,6 milioni di euro. Sempre su contratti vecchi. Sempre legali.

C'è però un dato che quasi nessuno cita, e che merita attenzione: mentre l'Italia smetteva di vendere armi a Israele, continuava ad acquistarle.

Nel 2023 le importazioni autorizzate di armamenti israeliani verso l'Italia avevano già raggiunto 31,5 milioni di euro, portando Israele al settimo posto tra i Paesi fornitori. Nel 2024 sono esplose: 42 nuove autorizzazioni all'importazione per un valore di 154,9 milioni di euro. Nel complesso, nel 2024 l'Italia ha importato materiale militare per 743,7 milioni di euro. Quasi un quarto, il 24,7%, proviene dagli Stati Uniti; subito dopo c'è Israele, che copre il 20,8% del totale, seguita da Svizzera (15%), Regno Unito (11,6%) e India (11,5%). In un solo anno il peso delle forniture israeliane è quintuplicato rispetto al 2023, quando rappresentava appena il 2,5%.

Di fatto, Israele è diventato il secondo fornitore di armamenti dell'Italia nell'anno in cui ufficialmente non gli vendevamo più niente.

Nel 2025 gli acquisti italiani da Israele si attestano intorno agli 85 milioni di euro, il 4,3 per cento del totale delle importazioni militari italiane. Radar, sistemi di intelligence, droni, elettronica militare: tecnologie che l'industria della difesa israeliana (industrie come Rafael, Elbit, IAI) produce tra le più avanzate al mondo, testate sul campo. Su quale campo, non è difficile immaginarlo.

Il quadro complessivo dell'export militare italiano è quello di un'industria in piena espansione: 6,3 miliardi di euro di autorizzazioni nel 2023, quasi 8 nel 2024, oltre 9 nel 2025.

L'Italia è oggi il sesto esportatore mondiale di armamenti secondo il SIPRI, l'istituto svedese per la ricerca sulla pace. L'export militare italiano si concentra su alcune filiere industriali ben definite, dominate quasi interamente da Leonardo S.p.A. (ex Finmeccanica) con quote attorno al 50–60% del totale, e da Fincantieri per la componente navale: missili, munizioni, aeromobili, blindati, armamenti terrestri costituiscono un primato di cui si parla poco, mentre si discute di bilanci sociali tagliati, di case popolari che mancano, di persone che dormono per strada.

La Corte Internazionale di Giustizia ha aperto un procedimento per genocidio. Il Parlamento italiano non ha mai votato una mozione vincolante per sospendere le licenze già concesse. I numeri non decidono da soli cosa è giusto. Ma dicono con precisione cosa stiamo facendo, e cosa stiamo scegliendo di non fare.

Fonti: Relazione UAMA al Parlamento, Doc. LXVII n. 2 (Senato della Repubblica, 2024); ISTAT-COEWEB statistiche commercio estero; SIPRI Arms Transfers Database 2025; Rete Italiana Pace Disarmo; Archivio Disarmo.

  • armi
  • export militare
  • Israele
  • Gaza
  • commercio estero
  • industria della difesa
  • disarmo
  • diritti umani

Pagina dell'articoloPDF a pagina 10

11Salute mentale2 articoli
Osservatorio TSOMariella Marzuoli · Salute mentale

!Pagina 11 del numero 284

Rubrica: SALUTE MENTALE | Autore: Mariella Marzuoli

Potrebbe nascere a Firenze, dove ci sono fino a 300 trattamenti all'anno.

> Stan lì con le mani inchiodate nel grembo a guardare fissi la terra. (Alda Merini)

Di che cosa stiamo parlando? Di Accertamenti Sanitari Obbligatori (ASO) e, soprattutto, di Trattamenti Sanitari Obbligatori (TSO). La Corte Costituzionale, con la sentenza 76 del 2025, configura il TSO come "una significativa compressione del diritto di difesa e al contraddittorio", dichiarando parzialmente illegittimo l'articolo 35 L. 833/1978. La sentenza dà una risposta definitiva all'impugnazione del decreto di convalida del provvedimento da parte di una paziente sottoposta al trattamento sanitario obbligatorio, senza averne ricevuta preventiva comunicazione. La sentenza riconosce infatti che la condizione di alterazione di una persona non può essere il presupposto per privarla di diritti sanciti dalla Costituzione, come la libertà personale, il diritto alla difesa e il diritto di agire. Purtroppo i dati a livello nazionale registrano un aumento notevole di trattamenti coercitivi come il TSO in risposta alla crescita del disagio psichico.

Secondo l'Istat, quasi la metà degli italiani soffrirebbe di una qualche forma di disagio psichico, soprattutto ansia e depressione, e solo il 57,9% delle persone con disturbi mentali riceve un trattamento adeguato, mentre il SSN riserva alla salute mentale solo il 2,5% del totale delle già magre risorse a disposizione dei servizi assistenziali erogati. Intraprendere un percorso di cura può essere in molti casi insostenibile per le persone.

Il Bonus Psicologo è una risposta insufficiente che, fra l'altro, rinuncia a un approccio strutturato e continuativo di presa in carico dei pazienti. Anche nell'ambito del Comune di Firenze, dal periodo del Covid, gli ASO sono quadruplicati e i TSO si sono attestati intorno ai non pochi 250/300 casi annui. Si parla di persone e famiglie in grave difficoltà, spesso senza mezzi per prevenire crisi e disagio.

È una questione che riguarda non soltanto il livello nazionale, ma anche quello locale, non solo perché il Comune è l'istituzione più prossima ai cittadini, ma anche perché il sindaco ha un ruolo determinante nell'iter di autorizzazione di tali provvedimenti. Ma a Firenze qualcosa si sta muovendo.

Il 30 marzo scorso il Consiglio Comunale ha approvato all'unanimità la mozione su TSO, ASO e coordinamento istituzionale presentata da Sinistra Progetto Comune, con l'obiettivo primario di istituire un osservatorio comunale su questo tipo di trattamenti.

La mozione, fatta propria dalla commissione Politiche sociali e Salute, è stata ampliata prevedendo un sistema organizzato di coordinamento che vada oltre quello già in atto con AUSL Toscana Centro, Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze, Tribunale di Firenze e la Polizia Municipale, arrivando a "istituire un tavolo permanente aperto anche a soggetti finora non coinvolti - dichiara il consigliere di Spc Dmitrij Palagi - a valutare la creazione di un Osservatorio permanente; e a rafforzare la formazione continua del personale".

Prima dell'approvazione di questo atto, il Comune di Firenze aveva aderito alla campagna "Diritto a stare bene", proposta di legge di iniziativa popolare dal titolo ufficiale "Istituzione della Rete Nazionale dei Servizi Pubblici per il Benessere Psicologico", che prevede la creazione di una Rete Psicologica Nazionale integrata - nazionale, regionale, locale - e di una serie di servizi sul territorio come per esempio lo psicologo di base. La mozione approvata a Firenze è un atto importante dal punto di vista politico, perché è in direzione contraria rispetto alla crescente cultura del controllo, della marginalizzazione e della repressione delle persone che soffrono di qualche fragilità, sia essa economica che di disagio psichico, stati che spesso si alimentano a vicenda, come evidenzia il rapporto Caritas 2025 che rileva come sia peggiorata la situazione per i più deboli, poveri, migranti e giovani generazioni.

  • salute mentale
  • TSO
  • ASO
  • trattamenti sanitari obbligatori
  • diritti
  • disagio psichico
  • Bonus Psicologo
  • Firenze

Pagina dell'articoloPDF a pagina 11

Pazzi da morireGuido Leoni · Salute mentale

!Pagina 11 del numero 284

Rubrica: SALUTE MENTALE | Autore: Guido Leoni

Il Collettivo antipsichiatrico Artaud denuncia i soprusi sui pazienti e le morti sospette.

Il mese scorso ho parlato con Anna e Diego del collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud, un collettivo di Pisa che sulla scia di altri movimenti si occupa di abusi in psichiatria promuovendo incontri, sostenendo lotte, partecipando alle cause in tribunale, e tenendo un telefono sempre acceso, giorno e notte, per offrire ascolto a chi ne ha bisogno.

È appena uscito il loro ultimo libro "Pazzi da morire", edito da Sensibili alle foglie. Dopo averlo letto ho provato dolore e disgusto. Si tratta di un documento quanto mai faticoso da leggere, ma necessario.

Il testo sopracitato riporta 106 casi di pazienti psichiatrici deceduti nell'ambito della cura, spesso a causa della somministrazione di alte dosi di neurolettici e benzodiazepine. All'interno, dopo un'approfondita introduzione, ci sono sei capitoli che rappresentano le diverse casistiche in cui si verificano i decessi, e, come dicono gli stessi autori, la morte appare uno degli esiti possibili della cura, più che una tragedia evitabile. I familiari, dopo inutili tentativi di giustizia, nella maggior parte dei casi restano privi anche solo di una verità processuale.

Da pochi giorni la nostra Regione finalmente si è attivata almeno per monitorare le pratiche di contenzione nei reparti, con una delibera in linea con il piano nazionale, che prevede il superamento progressivo di questo dispositivo incostituzionale.

Il pitosforo è una pianta usata generalmente come siepe. È molto amata dai progettisti di verde urbano perché tollera ambienti assai inospitali, come i lungomare, dove c'è un alto tasso di salinità, e addirittura i piazzali dei benzinai, dove pochissimo altro resisterebbe. In questi luoghi di rado è al suo splendore, ma altrettanto difficilmente muore.

L'essere umano è complesso, se non complessato. Delicato. Sulla nostra pelle cerchiamo di mettere creme, oli, saponi adatti a questa delicatezza. Mi vengono in mente le parole di un educatore di un centro diurno che frequentavo... diceva che è fondamentale rispettare i tempi, le sensibilità, i limiti di determinati utenti, che questo è più importante a volte di una possibile realizzazione.

Qualcuno di noi può essere paragonato a una solida quercia o ad un ulivo che ricaccia sempre, tra i pazienti più spesso troveremo delle salvie timorose dell'ombra, ficus impauriti dagli spifferi, buganvillee bisognose di tutto... Ma nessuno di noi è un pitosforo.

Nessuno di noi è fatto per ricevere TSO dove ti schiacciano il torace, ricoveri coatti con legacci e punturoni da elefante, lunghi periodi di trattamento farmacologico pesante senza altro tipo di assistenza.

Abbiamo bisogno, come le piante, di luce, di aria, di parole, di impegno, dedizione, attenzione, accompagnamento.

Questi dovrebbero essere i capisaldi della cura.

  • salute mentale
  • antipsichiatria
  • contenzione
  • neurolettici
  • abusi in psichiatria
  • cura
  • morti sospette
  • libri

Pagina dell'articoloPDF a pagina 11

12Rubriche4 articoli
La benevolenza dell'acquaLaura Bardelli · Fiori d'asfalto

!Pagina 12 del numero 284

Rubrica: FIORI D'ASFALTO | Autore: Laura Bardelli

Fiori d'asfalto - esercizi di sguardo poetico dalle periferie, a cura di Laura Bardelli.

In questa era in cui la guerra esplode intorno a noi con una forza ed una scelleratezza che chi è nato e vissuto nell'Europa post-bellica non ha mai nemmeno immaginato, occorre imparare alla svelta che interiore ed esteriore vanno insieme: politica e lavoro su di sé non sono separabili né rimandabili.

Arnold Mindell, fisico e analista junghiano, insieme alla moglie Amy, ha affrontato e mediato, con il metodo del worldwork e della democrazia profonda, conflitti sociali durissimi e apparentemente insanabili in varie zone del mondo. Le sue parole lanciano una sfida che è insieme politica e poetica.

> «Come può l'acqua essere benevola? L'acqua va ovunque può andare senza lottare. Scorre cercando il punto più basso. Al contrario, generalmente voi e io ci fermiamo quando arriviamo nei punti che ci fanno paura, nei luoghi bassi e sconosciuti. La benevolenza dell'acqua consiste nel non giudicare e nel continuare a scorrere, anche quando gli altri hanno paura di farlo. > > È da questi luoghi che nascono il cambiamento e la trasformazione. Come anziani benevolenti essendo semplicemente quello che siete, dicendo cose arcane, facendo cose scandalose, rispecchiando la libertà e la compassione dell'acqua, consentite agli altri di avventurarsi in luoghi in cui non sono mai stati. Immaginate voi stessi che piangete in pubblico, che parlate di cose che vi riguardano personalmente, che ridete di voi stessi, che fate meditazione in pubblico, che giocate come bambini, che vi rotolate per terra. Vedetevi potenti e assieme passivi. […]. Come persona, rispettate i problemi sociali e gli altri; come acqua, dite e fate qualunque cosa vi venga in mente». > > Arnold Mindell, Essere nel fuoco, Animamundi, 2021

  • poesia
  • periferie
  • worldwork
  • democrazia profonda
  • guerra
  • conflitto
  • psicologia
  • junghismo

Pagina dell'articoloPDF a pagina 12

La sughera dell'IsolottoValentina Nicastro · Mille foglie

!Pagina 12 del numero 284

Rubrica: MILLE FOGLIE | Autore: Valentina Nicastro

Firenze è anche i suoi alberi, presenze che segnano il paesaggio e la storia di un luogo. Ci troviamo al quartiere 4, l'Isolotto, dove ho incontrato un albero da sughero che in questa zona non mi sarei mai aspettata. L'Isolotto è pieno di alberi: il Progetto INA-Casa del Piano Fanfani è una città-giardino la cui storia è intrecciata a quella degli alberi presenti e passati. Anche i nomi delle strade sono arborei: viale dei Pini, via degli Aceri, via dei Platani. E poi c'è lei, la sughera, all'incrocio fra Viale dei Platani e Viale dei Pini, in corrispondenza del confine che "separa" l'Isolotto vecchio concepito a misura di pedone e di ciclista, più verde e ricco di alberi, dal quartiere nuovo, concepito con un verde meno capillare, concentrato in grandi parchi e giardini come Villa Vogel, Saletto e Argingrosso.

La sughera è diffusa nel bacino del Mediterraneo, dove costituisce una delle formazioni boschive più importanti dal punto di vista ecologico, paesaggistico ed economico. Le sugherete non vengono usate per il taglio degli alberi, ma per l'estrazione della corteccia, il sughero, quel rivestimento prezioso che difende la pianta dal fuoco e dalla siccità.

A Firenze questo tipo di albero è molto raro: ce n'è un'altra a Villa Vogel (molto piccola), una nel Giardino di Boboli e una, monumentale, nell'orto botanico di Firenze, il Giardino dei Semplici. La sughereta dell'Isolotto si ritiene che abbia tra i 70 e gli 80 anni, e dev'essere immigrata lì negli anni Settanta, perché non è presente nelle cartografie precedenti né è visibile nelle foto aeree, e questo fa pensare che l'albero sia nato e cresciuto altrove per poi essere piantato all'Isolotto grazie alla visione progettuale di un quartiere-giardino. Oggi si erge possente e integra, con una chioma meravigliosa e una circonferenza, misurata a 130 cm da terra, di oltre 3 metri. La maestà della sughera dell'Isolotto vale la gita: venite a farvi un selfie con questa longeva e fotogenica signora.

  • alberi
  • sughera
  • patrimonio verde
  • Firenze
  • Isolotto
  • quartiere 4
  • città-giardino
  • natura urbana

Pagina dell'articoloPDF a pagina 12

1946-2026: 80 anni di libertàMarta Benettin · Femminismi

!Pagina 12 del numero 284

Rubrica: FEMMINISMI | Autore: Marta Benettin

Scrivo leggermente in anticipo, lo so, manca un mese a giugno 2026, ma poi non dite che non vi avevo avvisat* per tempo per prepararvi a festeggiare: ottant'anni fa, le donne italiane votavano per la prima volta a livello nazionale (repubblica/monarchia e deputati dell'assemblea Costituente). Non festeggiamo il primato cronologico — in Europa siamo state tra le ultime, ma festeggiamo tutto quello che è successo dopo, grazie al coraggio di molte femministe di allora.

In meno di un secolo abbiamo ribaltato un mondo che ci voleva solo figlie, mogli e madri.

Ottant'anni fa non potevamo fare le giudici (fino al 1963), le diplomatiche (fino al 1967). Abbiamo conquistato il diritto di divorziare (1970), di aprire un conto corrente senza il permesso di un "capofamiglia" (1975), di abortire (1978); abbiamo abbattuto la vergogna del delitto d'onore e del matrimonio riparatore (1981), relitti di un'era che ci considerava proprietà.

Siamo state coraggiose e maledettamente in gamba.

I dati ISTAT parlano chiaro: oggi il motore culturale del Paese siamo noi. Tra i 25 e i 34 anni, mentre gli uomini si fermano a un modesto 25% di laureati, noi voliamo al 38,5%. Quasi 6 laureati su 10 nel 2024 sono state donne. Nelle aule di Medicina e Giurisprudenza siamo quasi il 70%. E anche se c'è ancora chi storce il naso a dire "medica" o "avvocata", è solo questione di tempo: la realtà corre più veloce dei pregiudizi linguistici.

Certo, le ingiustizie restano e il gender gap morde, ne parlo tutti i mesi su questa rubrica! Ma per una volta guardiamo quanto terreno abbiamo conquistato. E ottant'anni di libertà sono solo l'inizio.

  • femminismo
  • voto alle donne
  • diritti
  • divorzio
  • aborto
  • delitto d'onore
  • gender gap
  • istruzione

Pagina dell'articoloPDF a pagina 12

Biciclette contro la guerraFabio Bussonati · Un mondo ganzo è possibile

!Pagina 12 del numero 284

Rubrica: UN MONDO GANZO È POSSIBILE | Autore: Fabio Bussonati

Per fermare la guerra per il petrolio, basta andare tutti in bicicletta!

La bicicletta nasce ufficialmente nel 1903 con il primo tour de France, e da allora, ma anche da prima, ha servito l'umanità senza chiedere niente in cambio; nasce come sostituto meccanico del cavallo e da subito dimostra maggior versatilità dell'automobile, che invece nasce dal carro, che è necessario per spostare carichi pesanti ma poco adatto ai trasporti urbani perché troppo grande.

Poi però tutta o quasi la motorizzazione civile è stata pesantemente influenzata da priorità automobilistiche, a partire dalla demolizione della tranvia ottocentesca per arrivare alla progettazione di interi quartieri basati sulla mobilità privata a quattro ruote; cordoli, marciapiedi, barriere metalliche, costruiti per contenere l'esuberanza automobilistica, allontanando definitivamente o quasi l'utopia di una città senza scalini. Ma una città che si muovesse fondamentalmente su due ruote, avrebbe bisogno di molto meno spazio per la circolazione e permetterebbe di pensare in grande alla progettazione di un sistema fognario capace di sostenere i cambiamenti del clima. Sarebbe percorribile a testa alta, come Parigi già nell'Ottocento, usando le strade e le aiuole come collettori e non come deflussori verso le case di chi vive nei seminterrati.

La bicicletta ha ancora grandi possibilità tutte da sviluppare, e per il resto c'è parecchio da lavorare. D'altra parte, ottant'anni fa Bartali già lo diceva: "l'è tutto sbagliato, l'è tutto da rifare".

Un mondo ganzo è possibile è anche un libro! Edito da Fuori Binario, raccoglie i primi sette anni della rubrica, con tutti i disegni dell'Autore. Lo potete richiedere in sede oppure al vostro venditore di fiducia.

  • bicicletta
  • mobilità sostenibile
  • guerra
  • petrolio
  • città
  • automobile
  • urbanistica

Pagina dell'articoloPDF a pagina 12

13Attualità6 articoli
La condizione degli anziani a FirenzeRedazione · Società

!Pagina 13 del numero 284

Rubrica: SOCIETÀ | Autore: Redazione

Nell'area fiorentina il 68,3% degli anziani vive in condizioni di deprivazione materiale e sociale, mentre il 48,5% è in grave deprivazione: è quanto emerge dal rapporto 'Vivere al minimo', basato su 445 interviste agli utenti dei servizi Spi-Caritas realizzate tra aprile e giugno 2025.

Tra gli anziani più fragili, oltre il 76% di chi vive solo percepisce meno di 800 euro al mese e fino all'86,4% delle donne risulta sotto la soglia di povertà. Oltre il 72% degli anziani non riesce a risparmiare, mentre una parte è costretta a spendere più del proprio reddito. Il 27% rinuncia alle cure sanitarie per costi, tempi di attesa o difficoltà organizzative. Il 55,3% vive in una casa di proprietà, mentre quasi 1 anziano su 4 è in affitto e una quota significativa fatica a sostenere spese e utenze.

Tra i più vulnerabili, oltre il 50% considera l'affitto un peso insostenibile. Tra le persone più in difficoltà, oltre il 50% non può contare su un aiuto familiare o amicale.

"La condizione delle persone anziane - affermano Mario Batistini (segretario generale Spi Cgil Firenze) e Giancarla Casini (Cgil Firenze) - deve essere considerata una questione strutturale di giustizia sociale e non un ambito residuale delle politiche pubbliche. In un contesto segnato dall'invecchiamento della popolazione, ciò che conta non è solo vivere più a lungo, ma le condizioni in cui si invecchia: reddito, lavoro, salute, casa, servizi e relazioni sociali determinano la qualità della vita nella terza età". Il rapporto è promosso da Spi Cgil Firenze, Caritas Firenze e Voislab.

  • anziani
  • povertà
  • deprivazione
  • Firenze
  • casa
  • pensioni
  • giustizia sociale
  • terza età

Pagina dell'articoloPDF a pagina 13

Per il futuro della piana fiorentinaAlberto Ottanelli · Società

!Pagina 13 del numero 284

Rubrica: SOCIETÀ | Autore: Alberto Ottanelli

Manifestazione il 16 maggio.

Sabato 16 maggio, alle ore 14, il Polo Scientifico di Sesto Fiorentino diventerà il fulcro della protesta contro il nuovo Masterplan aeroportuale di Firenze. La manifestazione "Difendere la Piana", promossa da un'ampia rete di comitati, sindacati e associazioni ambientaliste, chiede tre cose: bloccare il progetto del nuovo aeroporto di Firenze; tutelare il territorio della Piana fiorentina e le aree rurali e verdi dai potenziali danni che il nuovo scalo comporterebbe; realizzare il Parco Agroecologico per rigenerare l'ecosistema e dare vita a una nuova economia a basso impatto ambientale.

Il cuore della contestazione risiede nell'insostenibilità ambientale e urbanistica del progetto. I firmatari denunciano un aumento spropositato dei voli e impatti inaccettabili sull'ecosistema: dalla deviazione del Fosso Reale allo stravolgimento idrogeologico in un'area già colpita duramente dalle alluvioni del 2023 e del 2025. Viene inoltre evidenziato l'aumento delle emissioni atmosferiche, l'impatto acustico sul Polo Scientifico di Sesto e sulle aree industriali sorvolate, oltre alla mancata costruzione della linea della tramvia che collegherebbe Sesto con l'aeroporto. Una serie di criticità che rendono di fatto insostenibile la realizzazione del nuovo scalo così come è stato progettato.

L'alternativa realistica e fattibile è il potenziamento dei collegamenti ferroviari verso l'aeroporto di Pisa, vera porta di accesso alla Toscana. A chi critica questa visione con l'ormai logoro stereotipo dell'ambientalismo del NO, gli organizzatori rispondono con una proposta costruttiva: la nascita del Parco Agroecologico della Piana, un progetto di rigenerazione basato sulla tutela della biodiversità (in linea con la Nature Restoration Law europea) e su economie a basso consumo energetico. La lotta per la Piana diventa così il simbolo della necessità di un modello di sviluppo diverso, che rimetta al centro la salute pubblica e il diritto delle comunità a decidere del futuro del proprio territorio.

  • ambiente
  • aeroporto
  • piana fiorentina
  • biodiversità
  • manifestazione
  • tramvia
  • alluvioni
  • parco agroecologico

Pagina dell'articoloPDF a pagina 13

Sempre più persone mangiano poco e maleRedazione · Alimentazione

!Pagina 13 del numero 284

Rubrica: ALIMENTAZIONE | Autore: Redazione

La povertà alimentare cresce e da emergenza diventa un fenomeno strutturale. Secondo i dati presentati da Spi-Cgil, Federconsumatori e Unicoop Firenze sono 276.000 gli anziani vulnerabili a rischio, di cui ben 140.000 esposti a malnutrizione.

Nel 2025, circa 7.500 persone hanno chiesto aiuto per la spesa: tra questi, il 64% sono donne e il 62% stranieri, con un aumento degli anziani del 16% rispetto al 2024.

È emblematico il caso di Firenze, dove l'inflazione e l'alto costo della vita spingono pensionati e lavoratori poveri a tagliare sulla qualità e quantità del cibo.

Garantire il diritto a un'alimentazione sana dovrebbe essere una delle più urgenti preoccupazioni dei governanti, anche allo scopo di prevenire rischi sanitari e sociali per una fascia di popolazione sempre più fragile e sola.

  • povertà alimentare
  • anziani
  • malnutrizione
  • inflazione
  • Firenze
  • diritto al cibo
  • vulnerabilità

Pagina dell'articoloPDF a pagina 13

Non tutti gli alberghi hanno 5 stelleRedazione · Podcast

!Pagina 13 del numero 284

Rubrica: PODCAST | Autore: Redazione

Pieni a rendere, storie dai quartieri fiorentini è il podcast a cura della rete delle Biblioteche Comunali, che in ogni episodio racconta l'identità di un luogo di Firenze, dall'Isolotto a Novoli, da Peretola alle Cure. Il nome gioca sull'idea di trasformare spazi fisici in contenitori di memoria collettiva, per restituire centralità alla vita vissuta dai cittadini.

La puntata "Non tutti gli alberghi hanno cinque stelle" è dedicata all'albergo popolare, luogo centrale per il quartiere di San Frediano, raccontato attraverso la voce di Cristina Vannini, responsabile della struttura, e di Marco, utente dell'Albergo.

https://open.spotify.com/episode/3uoOAmd4nmncNEGFKe9cKq?si=-QHg1X_hS-SGoe1lkKlPLA&nd=1&dlsi=b31f2f60a324465b

  • podcast
  • biblioteche
  • quartieri
  • albergo popolare
  • San Frediano
  • Firenze
  • memoria collettiva

Pagina dell'articoloPDF a pagina 13

Non autosufficienza, tutto il peso sulle famiglieRedazione · Povertà

!Pagina 13 del numero 284

Rubrica: POVERTÀ | Autore: Redazione

In Toscana, l'assistenza alle persone anziane non autosufficienti ricade sempre più spesso sulle spalle della cerchia familiare. Secondo una ricerca della Fnp-Cisl regionale, l'88% è a carico delle famiglie, un dato in netto peggioramento rispetto all'81% di dieci anni fa. Su un totale di 85.600 over 65 non autosufficienti, solo 14.000 risiedono in RSA, lasciando oltre 70.000 persone sotto la cura diretta dei familiari, principalmente donne.

Il sostegno pubblico raggiunge solo il 41% dei non autosufficienti, soprattutto tramite assistenza domiciliare, voucher e centri diurni. Il 46% ricorre a badanti, con una spesa media mensile di 1.200 euro che mette in crisi i bilanci: per un anziano su cinque, il reddito a disposizione è inferiore ai costi necessari per l'assistenza.

È sempre più urgente una riforma del sistema di assistenza per evitare che la rete di protezione familiare, ormai al limite, collassi definitivamente.

  • non autosufficienza
  • anziani
  • assistenza
  • badanti
  • famiglie
  • RSA
  • Toscana
  • welfare

Pagina dell'articoloPDF a pagina 13

Storia di Mihai fra Italia e RomaniaGuido Leoni · Incontri in sede

!Pagina 13 del numero 284

Rubrica: INCONTRI IN SEDE | Autore: Guido Leoni

Lo scorso 10 aprile abbiamo ospitato nella sede di Fuori Binario la presentazione di un libro del nostro diffusore Mihai Copalea (lo trovate in genere in piazza SS. Annunziata), dal titolo "La strada verso il prossimo".

Con l'aiuto di Edoardo Olmi, poeta del collettivo fiorentino Affluenti, che ha letto alcuni brani, Mihai ha condiviso con noi alcuni momenti importanti della sua storia personale, che si intreccia con il vissuto collettivo. Con la sua testimonianza ci ha portato, oltre alla narrazione dei fatti, anche le emozioni.

I passaggi che mi hanno colpito, oltre alle difficoltà familiari vissute in Romania, paese d'origine, le risposte contrastanti della società che ha incontrato venendo in Italia. Il lavoro di pulizia dei pullman quando era ragazzino, per pochi spiccioli, l'incontro con la comunità cristiana, che prima l'ha rifiutato pensando fosse musulmano, poi suor Giulia, presente all'incontro, che si espone e con la sua insistenza fa aprire la parrocchia all'ingresso di Mihai. La partecipazione alla comunione, l'invito da parte della suora ad occuparsi del giardino del Cimitero degli inglesi di Piazzale Donatello, fino ad arrivare all'assunzione a tempo indeterminato come cuoco e giardiniere.

Non è mancato il riferimento alla cronaca, vissuta in prima persona dal protagonista, vale a dire il momento in cui nel campo dove viveva da ragazzo, sono entrate in funzione le ruspe mandate dal sindaco Renzi, senza possibilità di protesta pena gravi sanzioni.

La serata è stata accompagnata da altre letture: Federica Bembo ed Eleonora Falchi, sempre di Affluenti, che hanno interpretato alcune loro poesie con testo a fronte, frutto di una collaborazione con un editore in lingua rumena. La serata si è conclusa in bellezza con un rinfresco a base di specialità rumene preparate da Mihai.

  • migrazione
  • Romania
  • libri
  • testimonianza
  • poesia
  • accoglienza
  • diffusori
  • presentazione

Pagina dell'articoloPDF a pagina 13

14Colophon2 articoli
Il giornale in stradaRedazione · Colophon

Cara lettrice, caro lettore, il foglio che hai in mano nasce nel 1994, quando un gruppo di persone impegnate con le persone più fragili della città decise di sostenerle facendo anche informazione. Fuori Binario è da allora l'unico giornale di strada di Firenze, uno dei pochi in Italia, da sempre autogestito e autofinanziato.

I nostri diffusori — La redazione è composta da volontari. Chi scrive, fotografa, impagina, lavora alla complessa produzione del giornale, non prende un euro per il suo impegno. Tutto questo viene fatto per sostenere i diffusori che incontri in strada. Si tratta di persone senza lavoro, spesso senza dimora, poveri che subiscono l'esclusione dall'attuale sistema economico.

Un piccolo reddito grazie al tuo acquisto — La loro possibilità di costruire un reddito dipende anche da te che stai leggendo queste righe. Questa copia viene affidata a chi lo vende al costo di un euro: è il costo vivo della stampa, dell'affitto della sede e delle utenze. Ciò che offrirai in più andrà a lui.

Come sostenerci — Se questo progetto di economia frugale ti convince, ti chiediamo di farla conoscere e sostenerla nel tempo, puoi infatti anche abbonarti per ricevere Fuori Binario direttamente a casa o contribuire con il tuo 5x1000. Grazie al tuo aiuto, inoltre, Fuori Binario viene diffuso all'interno del carcere di Sollicciano.

Le altre attività — L'editore, l'associazione Periferie al Centro ODV, si impegna inoltre affinché tutti e tutte abbiano la possibilità di avere una residenza anagrafica senza la quale vedrebbero abbattuti i loro diritti. I nostri volontari sono attivi anche nella distribuzione di alimenti e in altre attività di inclusione e accoglienza.

Diffusori autorizzati

I diffusori autorizzati espongono questo tesserino.

A Firenze: Berisa Sabit (Viale XI Agosto), Cezar Toma (Oltrarno), Clara Baldasseroni (Pontassieve e Mugello), Cristina Niccoletti (Rifredi, Piazza Leopoldo), Danila Remus (Santa Maria Novella, Duomo), Francesco Martinelli (Rifredi, Piazza Leopoldo), Gheorghe Carolea (Ospedale Ponte a Niccheri), Grafian Stanescu (Piazza della Repubblica), Marzio Muccitelli (Talenti, Oltrarno), Mihai e Mindra Copalea (Santissima Annunziata, San Marco), Nanu e Maria Ghiocel (Sant'Ambrogio), Raffaele Venuto (Pontassieve e Mugello), Robert Ionita (Via Masaccio, via Milanesi), Teodor Stanescu (Piagge, via Cimabue).

A Livorno: Clara Baldasseroni, Raffaele Venuto.

Edizioni Periferie al Centro

Alessandro De Angeli, Andrea Millotti, Anna Piana Agostinetti, Camilla Lattanzi, Cecilia Stefani, Claudia Daurù, Consuelo Mongelli (vicepresidente), Cristiano Lucchi, Fiammetta Benati, Felice Simeone, Francesco Martinelli, Giorgia Bulli, Gisella Filippi, Guido Leoni, Ilaria Di Biagio, Isabella Mancini, Ornella De Zordo (presidente), Riccardo Trombaccia, Sabrina Bargioni (vicepresidente).

Abbonamenti

Puoi abbonarti con un versamento tramite IBAN: IT39O0623002804000040507741 (IT39 + lettera O). Codice BIC SWIFT: BCRPPIT2P163. Paypal.me/fuoribinario. Intestato all'Associazione di solidarietà Periferie al Centro ODV, causale "Abbonamento Fuori Binario", scegliendo tra queste la modalità: - Base 35 euro — 11 numeri - Donatore 60 euro — 11 numeri - Sostenitore 100 euro — 11 numeri per te e 11 da regalare a chi vorrai.

Ricorda infine di comunicare il tuo indirizzo a redazione@fuoribinario.org.

Redazione

Direttore responsabile: Cristiano Lucchi. Vicedirettrice: Valentina Baronti. Redazione: Alberto Ottanelli, Barbara Cremoncini, Beatrice Montini, Camilla Lattanzi, Cecilia Stefani, Clara Baldasseroni, Corrado Marcetti, Cristina Niccoletti, Emanuela Bavazzano, Fabio Bussonati, Fabio Sciola, Felice Simeone, Francesco Martinelli, Gian Luca Garetti, Giovanni Sighele, Guido Leoni, Jaopo Stefani, Laura Bardelli, Laura Tabegna, Lorenzo Guadagnucci, Maddalena Giannelli, Mariella Marzuoli, Marta Benettin, Ornella De Zordo, Paolo Babini, Piero Sbardellati, Riccardo Michelucci, Roberto Pelozzi, Tomaso Montanari, Tommaso Martinelli, Sindy Arcidiacono, Valentina Nicastro, Valerio Giovannini, Veronica Boccaccini. Grafica e impaginazione: Veronica Urbano, Cecilia Stefani, Antonio Russo.

Sede: Via del Leone 76, Firenze. Tel. 055/2286348. La redazione è aperta Lunedì, Mercoledì e Venerdì dalle 15 alle 18.

Ringraziamenti: Questo giornale non esisterebbe senza l'impegno dei volontari, delle volontarie e di quattro persone speciali: Alessandro De Angeli, Giovanni Ducci, Mariapia Passigli e Sondra Latini.

Fuori Binario aderisce alla Rete Internazionale dei Giornali di Strada e alle Campagne Stampa Libera per il Clima e Salviamo Firenze X Viverci.

Obblighi di legge: Reg. Tribunale di Firenze 4393 del 23/6/1994. Edito da Periferie al Centro, via del Leone 76, Firenze. Polistampa. ISSN 2784-9384. Il giornale è stato chiuso in tipografia il 22 aprile 2026.

Online: www.fuoribinario.org — redazione@fuoribinario.org — fuoribinariofirenze (social).

--- Articolo della Redazione, "Il giornale in strada", Fuori Binario n.284

  • colophon
  • diffusori
  • volontariato
  • giornale di strada
  • economia solidale
  • abbonamenti

Pagina dell'articoloPDF a pagina 14

I luoghi amiciRedazione · Luoghi Amici

Una rete solidale di gruppi, associazioni, movimenti che accompagnano la nostra avventura. Hai un nuovo luogo amico da segnalare? Scrivi a redazione@fuoribinario.org.

  • Anelli Mancanti — Via Palazzuolo 8, Firenze
  • Associazione Convivendo — Via Agnoletti 18, Scandicci
  • Biblioteca Università Europea — Via dei Roccettini 9, Fiesole
  • Bistrot GreenGo — Via Masaccio 15r, Firenze
  • Caffè La Piazzetta — Piazza Tanucci 11r, Firenze
  • Casa delle Donne — Via delle Vecchie Carceri 8, Firenze
  • Centro di Teatro Internazionale — Via Vasco de Gama 49, Firenze
  • Centro Storico Lebowski — La Trave, Via de' Vespucci, Firenze
  • Casa del Popolo Primo Maggio — Le Sieci, Pontassieve
  • Casa del Popolo 25 Aprile — Via del Bronzino 117, Firenze
  • Circolo Firenze Democratica — Viale Petrarca angolo piazza Tasso
  • Circolo Il Melograno — Via Aretina 513, Firenze
  • Casa del Popolo Il Progresso — Via Vittorio Emanuele II 135, Firenze
  • Casa del Popolo La Costituzione — Via Gramsci 560, Sesto Fiorentino
  • Casa del Popolo La Montanina — Montebeni, Fiesole
  • Casa del Popolo Osteria Nova — Via Roma 448, Bagno a Ripoli
  • Circolo Sant'Ellero — Via Contessa Itta 2, Sant'Ellero
  • Casa del Popolo San Niccolò — Via San Niccolò 33r, Firenze
  • Casa del Popolo S.M.S. Serpiolle — Via delle Masse 38, Firenze
  • Comunità delle Piagge — Piazza Alpi-Hrovatin 2, Firenze
  • Comunità dell'Isolotto — Via degli Aceri 1, Firenze
  • Croce Rossa Italiana — Via F.lli Orsi 19, Bagno a Ripoli
  • Csa Next Emerson — Via di Bellagio 15, Firenze
  • Enoteca Vigna Vittoria — Via Fabbroni 14r, Firenze
  • Fattoria di Mondeggi — Colline di Bagno a Ripoli
  • Forimercato Rete Sociale — Via del Guarlone 10r, Firenze
  • Fraternità di Romena — Romena, Pratovecchio Stia
  • G.A.S. Rione Lippi c/o Arci — Via Fanfani 16, Firenze
  • I' Candelaio - Ronda della Carità — Via del Leone 36r, Firenze
  • La Botteghina — Via Barbera 2r, Firenze
  • Libreria Punti Fermi — Via Boccaccio 49r, Firenze
  • Londra 12, il Taxi di Consuelo — Per le strade di Firenze
  • Madonnina del Grappa — Via delle Panche 30, Firenze
  • Orto Collettivo — Via degli Ulivi 30, Calenzano
  • Biblioteca Torregiani — Via Palazzuolo 95, Firenze
  • Pantagruel — c/o Sollicciano, Firenze
  • perUnaltracittà, La Città invisibile — Gruppo di acquisto
  • Petit Carré — Via Pierozzi, 25, San Casciano
  • Progetto Arcobaleno — Via del Leone 9, Firenze
  • SOMS Insorgiamo Collettivo Ex GKN — Via Fratelli Cervi 1, Campi Bisenzio
  • Sudd Cobas — Via San Jacopo 7, Prato
  • Teatrodante Monni — Piazza Dante 23, Campi Bisenzio
  • Villa Guicciardini — Via di Montughi 55, Firenze
  • Villaggio dei Popoli — Via dei Pilastri 45r, Firenze

--- Articolo della Redazione, "I luoghi amici", Fuori Binario n.284

  • luoghi amici
  • distribuzione
  • rete solidale
  • associazionismo

Pagina dell'articoloPDF a pagina 14

15Per non perdersi1 articolo
Fuori dal tunnelRedazione · Fuori dal Tunnel

Una mappa della solidarietà fiorentina. Informazioni preziose per chi vive in strada, è arrivato in città da poco o non conosce la lingua: dove mangiare, dormire, lavarsi, vestirsi, avere una parola di conforto, ricevere soccorso in caso di violenza, avere supporto legale. Maggiori informazioni sul sito www.fuoribinario.org.

Numeri utili: 112 - Numero Unico Europeo di Emergenza. 116117 - Numero Unico Europeo per l'accesso alle cure mediche non urgenti e ad altri servizi sanitari territoriali a bassa intensità/priorità di cura. 055 0510241, 055 211632 - Segnalazioni persone in strada. 055 055 - Contact Center Comune di Firenze. 055 0510241 - Residenze anagrafiche c/o Centro diurno La Fenice, in via del Leone 35. 055 545454 tasto 1 - URP Asl Toscana Centro. 055 4385920 (da cellulare), 800 860 070 (da fisso) - URP Regione Toscana. Competenzedigitali.toscana.it/en/punto-digitale-facile - Punto Digitale Facile.

Per essere accolti e vestirsi

Emergenza freddo (da dicembre a marzo) — L'accoglienza è dalle 19 alle 9, con distribuzione materiale igienico, cena e colazione. Prenotazioni e informazioni: Lun-Gio 8.30-12.30, via Corelli 91, tel. 055 267701 / 337 1213981. accoglienzainvernale@fondazionesolidcaritas.it. Segnalazione persone in difficoltà: Centro la Fenice, Lun-Ven 9-17 tel. 055 0510241; Lun-Ven 17-9 e nel fine settimana: lafenice@coordinamentotoscanomarginalita.org. Si può segnalare anche a: Portineria Albergo Popolare tel. 055 211632. Form online: https://www.coordinamentotoscanomarginalita.it/segnalazione-persone-in-difficolta/. Assessorato al welfare: assessore.paulesu@comune.fi.it.

Albergo Popolare — Prenotazioni: Lun-Ven 10-12, via della Chiesa 68, tel. 055 211632. albergopopolare.fi@divittorio.it.

Angeli della Città (distribuzione coperte, vestiario e alimenti, portare ISEE; su appuntamento) — Lun, Mer e Gio 10-12.30; Mar 15-18. Via Sant'Agostino 19. Per info e segnalare persone in difficoltà: tel. 340 5239889 / 353 4189595. angelifirenze@gmail.com.

La Fenice (centro diurno) — Lun-Ven 9-13 e 14-17 (solo da servizi sociali) e Sab 9-13. Segnalazione persone in difficoltà: Lun-Ven 9-17 tel. 055 0510241. Lun-Ven 17-9 tel. 055 0510241 e nel fine settimana via mail. Via del Leone 35. lafenice@coordinamentotoscanomarginalita.org.

Progetto Arcobaleno (chiamare o scrivere) — Via del Leone 9, tel. 055 280052. accoglienza@progettoarcobaleno.it.

Le Curandaie APS (abbigliamento e attività diurne) — Lun-Ven 9.30-13, c/o cuRemake, via Pepe 47/8, tel. 055 5385341. E su prenotazione c/o Fonte, via Mugello 21/23, tel. 055 5387839.

Centro Aiuto Vita (solo vestiti, donne in gravidanza o con bambini fino ai 2 anni) — Lun-Ven 8.30-12, Piazza San Lorenzo 9, tel. 055 291516. cav.firenze@live.it.

Croce Rossa Bagno a Ripoli — Aiuto digitale, facilitazione servizi territoriali, supporto lavoro (compilazione CV etc.), ascolto e consulenza. Su appuntamento. Sportello Sociale accesso diretto Sab 9-12.30. Via Fratelli Orsi 19, Bagno a Ripoli (bus 23), tel. 334 6034100 (whatsapp). sportellosociale@cribagnoaripoli.it.

Per mangiare

Ronda della Carità — Tutti i giorni cena 20.30, Stazione Campo di Marte, angolo via Mannelli-viale Mazzini. Tel. 348 2712275. rondacarita@gmail.com.

Caritas (necessaria registrazione) — Pranzo tutti i giorni 11-13.15, via Petri 1 (angolo via Baracca), tel. 055 30609230. Per i residenti dei vari quartieri dietro segnalazione servizi sociali esistono mense di quartiere.

Angeli della Città (distribuzione coperte, vestiario e alimenti, portare ISEE; su appuntamento) — Lun, Mer e Gio 10-12.30; Mar 15-18. Via Sant'Agostino 19. Per info e segnalare persone in difficoltà: tel. 340 5239889 / 353 4189595. angelifirenze@gmail.com.

Vincenziani (banco alimentare) — Mer 14-16, via del Ronco Corto 20. Segreteria: Mar 9-12, Parrocchia V. San Bartolo a Cintoia 82 (solo appuntamento), tel. 055 0128846.

La Fenice — Tutti i giorni colazione 9-10, Lun pranzo alle 12. Via del Leone 35, tel. 055 0510241.

Centro Aiuto Vita (banco alimentare per donne in gravidanza o con bambini fino ai 2 anni) — Lun-Ven 8.30-12, Piazza San Lorenzo 9, tel. 055 291516. cav.firenze@live.it.

Misericordia (banco alimentare) — Per saperne di più: Mar 10-12, tel. 055 239393. info@misericordia.firenze.it.

Per curarsi

Croce Rossa Bagno a Ripoli — Su appuntamento. Sportello Sociale accesso diretto Sab 9-12.30. Via Fratelli Orsi 19, Bagno a Ripoli (bus 23), tel. 334 6034100 (whatsapp). sportellosociale@cribagnoaripoli.it.

Ambulatorio odontoiatrico Palagi (per emergenze dentistiche, gratuito con reddito basso documentato) — Lun-Sab 8-8.30. Per informazioni: tel. 055 6937342 (Lun-Ven 8-11). puntodiascolto.odontoiatria@uslcentro.toscana.it.

Centro Aiuto Vita (solo sostegno psicologico per donne in gravidanza o con bambini fino ai 2 anni) — Lun-Ven 8.30-12, Piazza San Lorenzo 9, tel. 055 291516. Per emergenze: 339 7188394. cav.firenze@live.it.

Sindacato di base CUB (sportello di orientamento sui diritti del malato) — Mer 16-19, via di Scandicci 86, tel. 329 5923500.

Comunità delle Piagge (sportello di orientamento sui diritti del malato) — Mer 16-18, Piazza Alpi e Hrovatin 2, tel. 349 2527246.

Sportello liste di attesa (sportello per ottenere l'erogazione delle prestazioni in tempi giusti) — c/o Circolo Arci di Porta a Prato, Portierato di quartiere e Comunità delle Piagge. Per informazioni: tel. 339 5311085 / 349 8360870.

Associazione Incontriamoci sull'Arno (sportello di orientamento sui diritti del malato) — Gio 15-19, c/o Portierato di quartiere Borgo San Frediano 53R, tel. 377 1098460.

Misericordia (Servizio ambulanze) — Lun-Ven 8.30-13.30 e 14.30-17.30, tel. 055 212222. info@misericordia.firenze.it.

Kit igienici

ACISJF Help Center (assorbenti, pannolini, bagnoschiuma, spazzolini) — Lun-Gio 9.30-12.30 e 14.30-17; Ven 9.30-12.30. Via Valfonda 1, tel. 055 294635. helpcenter@acisjf-firenze.it.

Per farsi una doccia

Caritas — Campo sportivo Cascine del Riccio, Lun, Mer, Ven 7-11, via del Ponte a Iozzi 2 (capolinea bus 36), tel. 055 30609230.

La Fenice (solo per utenti registrati e su prenotazione) — Lun-Ven 10-13, tel. 055 0510241.

Sportello legale

Croce Rossa Bagno a Ripoli — Su appuntamento. Sportello Sociale accesso diretto Sab 9-12.30. Via Fratelli Orsi 19, Bagno a Ripoli (bus 23), tel. 334 6034100 (whatsapp). sportellosociale@cribagnoaripoli.it.

Anelli Mancanti (su appuntamento) — Immigrazione: 1o, 3o e 4o Gio del mese 19-21. Lavoro: 2o Gio del mese 19-21. Via Palazzuolo 8, tel. 055 2399533 (16.30-21), 334 9850793 (solo whatsapp). glianellimancanti@yahoo.it.

Progetto Arcobaleno (su appuntamento) — 1o Lun del mese e tutti i Mer 18-19. Via del Leone 9, tel. 055 280052. legale@progettoarcobaleno.it (mail solo per info semplici).

ACISJF Help Center (su appuntamento da prendere allo sportello di ascolto) — 2 Mar al mese 14.30-17. Via Valfonda 1, tel. 055 294635. helpcenter@acisjf-firenze.it.

Avvocato di Strada — Gio 17.30-19, via Liguria 1. firenze@avvocatodistrada.it.

Circolo Arci I Ciompi (solo orientamento e assistenza pratiche per il soggiorno legale in Italia, solo su appuntamento) — Piazza dei Ciompi 11, Lun-Ven 9-13, tel. 055 26297269 / 327 1811734 (solo whatsapp scritti).

Ascolto e orientamento

ACISJF Help Center (solo ascolto psicologico su appuntamento da prendere allo sportello d'ascolto) — Mer 10-13, via Valfonda 1, tel. 055 294635. helpcenter@acisjf-firenze.it.

Progetto Arcobaleno (su appuntamento, chiamare) — Mar 14-16 e Gio 10-12, via del Leone 9, tel. 391 7202861 (Firenze) / 347 3074066 (Faltona). sportello.ascolto@progettoarcobaleno.it.

Salute

Anelli Mancanti (sportello salute, consultazioni mediche) — Lunedì e mercoledì 18.30-20.

Aiuto dipendenze

Centro Java — Lun-Ven 15-19, Ven-Sab 24-5. Via Pietrapiana angolo via Fiesolana, tel. 055 2340884.

Progetto Arcobaleno (su appuntamento, chiamare) — Lun-Ven 9-19. Via Faentina 23, loc. Faltona (Borgo San Lorenzo), tel. 055 8494052. Gioco d'azzardo: su appuntamento, chiamare o scrivere.

Narcotici Anonimi Italia (incontri più giorni a settimana, chiamare per informazioni) — Tel. 06 84025043 (numero unico nazionale). info@na-italia.org.

Giocatori Anonimi (solo gioco d'azzardo) — Lun 21-22.30 (il secondo del mese aperta a tutti). Via Morosi 38, c/o S. Maria Ausiliatrice. Ven 21-22.30, via Marsuppini 9, c/o S. Maria a Ricorboli. Tel. 338 2166566. firenze@giocatorianonimi.org.

Casa, affitto, sfratti

Sportello Unione Inquilini (parte della Rete Antisfratto) — Mar, Mer e Gio 17-19, c/o Cobas via dei Pilastri 41r, tel. 393 5895698.

Resistenza Casa Solidale (Referente anche Rete Antisfratto) — Lun 17-19.30, c/o Casa dei diritti sociali Piazza Baldinucci 8r, tel. 335 1246551 / 345 9671275.

Sportello Gruppo Casa (Referente anche Rete Antisfratto) — Mar 17-19.30, Piazza Matteucci 11, Campi Bisenzio, tel. 335 1256551.

Stop violenza

Anelli Mancanti — Accoglienza per aiuto lavoro e consulenza burocratica varia. Martedì 18.30-20.

Artemisia — Lun-Ven 10-17, via del Mezzetta 1 int., tel. 055 601375.

Sportello Vanessa — Per accoglienza: 2° e 4° Sab del mese 9-13. Lun 8-12 e 14.30-17.30; Mar 14.30-17.30; Gio 8-12; Ven 8-12. c/o Humanitas Firenze, via San Bartolo a Cintoia 20/H2, tel. 348 0719121. vanessa@humanitasfirenze.it.

Nosotras Onlus (su appuntamento) — Lun-Ven 9-13, via Faenza 103, tel. 055 2776326. violenzadigenere@nosotras.it.

Progetto Arcobaleno (contro la tratta e lo sfruttamento) — Mar e Gio 13.30-16, via dell'Agnolo 5, tel. 055 284823 / 392 2428438. spaziointermedio@progettoarcobaleno.it.

Deposito bagagli

Caritas — Lun-Sab 9-11, via Petri 1 (angolo via Baracca), tel. 055 30609230.

Vincenziani (solo guardaroba) — Accettazione: Lun 9.30-12.30. Distribuzione: Gio 9.30-12, via del Ronco Corto 20, tel. 055 0128846.

Sportello lavoro

ACISJF Help Center — Mer e Ven 9.30-12.30 (stesura e aggiornamento CV anche Lun-Gio 14.30-16.30). Via Valfonda 1, tel. 055 294635. helpcenter@acisjf-firenze.it.

Nosotras Onlus (orientamento lavorativo donne) — Lun-Ven 9.30-13, via Faenza 103, tel. 055 2776326. donnenosotras@gmail.com. Su Scandicci: Mar 15-17, via Aleardi 1, tel. 055 7363404 / 371 6847482 (solo sms). Su Empoli: Ven 10-13, via Cavour 43/B, tel. 0571 725062. pr.emp.nosotras@gmail.com.

Centri giovani

Sala Gialla (dietro registrazione, centro per giovani 11-29 anni, con sala di registrazione) — Lun-Ven 16-19 (chiuso agosto), via Felice Fontana 22, tel. 055 3248674.

Centro Giovani "Nidiaci" (dietro registrazione, centro diurno per giovani, con anche aiuto compiti) — Lun-Ven 16-19 (chiuso agosto), via dell'Ardiglione 30/a.

Per segnalazioni redazione@fuoribinario.org.

--- Articolo della Redazione, "Fuori dal tunnel", Fuori Binario n.284

  • servizi sociali
  • senza dimora
  • mensa
  • dormitorio
  • sportello legale
  • salute mentale
  • dipendenze
  • lavoro

Pagina dell'articoloPDF a pagina 15

16Ultima pagina3 articoli
Sciopero quindi sonoValentina Baronti · Infine

Sono una donna. Sono cinese.

Inizia così il suo discorso un'operaia del macrolotto pratese, il primo giorno degli Strike Days organizzati dai Sudd Cobas nel distretto tessile: una staffetta che rivendica diritti di capannone in capannone e che, solo il primo giorno, con 20 scioperi ha ottenuto la firma di 15 accordi.

Alla fine della prima giornata, nel buio di una zona industriale che è terra di nessuno, questa operaia minuta ha voluto fare un discorso ai compagni seduti davanti a lei, iniziando con la definizione del suo essere oppressa: "Io sono una donna. La seconda cosa è che sono una cinese. Quindi, per chiedere il vostro aiuto ho dovuto avere tanto coraggio ed essere contro questo capo. Però alla fine siamo riusciti a farlo e veramente non pensavo fosse così liscio. Non ne avevo idea, non capivo cosa significasse uno sciopero. Ero una donna disperata, ho perso il lavoro e ho pianto tanto perché mi ha buttato fuori senza motivo. Mi ricordo quella sera, che ero disperata e sono andata da Francesca e Margherita (sindacaliste Sudd Cobas, n.d.r.) e mi hanno detto: non ti preoccupare, ti aiutiamo noi. E poi è andato tutto a posto. È stata una sorpresa. E ho aiutato anche il mio collega Aafaq".

È andata così. Il 17 aprile il sindacato Sudd Cobas inizia gli strike days, scioperano in una fabbrica, mettono su un picchetto, poi due, poi tre e così via. In uno di questi picchetti questa donna stava protestando, si legge sulle pagine social dei Sudd Cobas "contro un licenziamento ingiusto e per i diritti che non le erano mai stati riconosciuti: un orario umano, un contratto giusto. Aafaq, un suo collega pakistano, si è unito allo sciopero. Quando era già buio, con le tende già pronte per passare la notte davanti ai cancelli, è stato firmato l'accordo. Otto ore, cinque giorni, contratti indeterminati".

Sembra facile, liscio, ma in realtà è il frutto di anni di sindacalizzazione nei macrolotti pratesi. "La paura è tirannia – scrivono i Sudd Cobas - ma il coraggio è contagioso".

Quel coraggio che gli invisibili del sistema moda ci sbattono in faccia ogni giorno, oltre le razze, i generi, le nazionalità. Quel coraggio di chi sa che in fondo il mondo è diviso solo in due categorie: gli oppressi e gli oppressori.

  • sciopero
  • lavoro
  • sfruttamento
  • distretto tessile
  • diritti
  • migranti
  • sindacalismo

Pagina dell'articoloPDF a pagina 16

E tu come puoi sostenerci?Redazione · Come sostenerci

Attivati — Basta qualche ora al mese presso la nostra sede di via del Leone/Piazza Tasso per consolidare le attività a favore dei senza dimora: banco alimentare, residenze, accoglienza.

Associati — 5 euro l'anno per diventare parte della comunità di Periferie al centro.

Diventa giornalista — Partecipa alle riunioni di redazione di Fuori Binario, contribuisci con le tue passioni, idee e competenze.

Diventa... un Luogo amico — Se gestisci un circolo, una comunità, un gruppo di acquisto, uno spazio culturale, un negozio, acquista almeno 10 copie del giornale tutti i mesi.

Compra il giornale in strada — Quando incontri uno dei nostri diffusori ricordati di acquistare una copia del giornale, o magari due per regalare l'altra ad una persona a te cara.

Abbonati — Il giornale a casa tua. A partire da 35 euro l'anno.

Offri il tuo 5x1000 — Indicando sulla tua dichiarazione dei redditi il codice fiscale 94051000480.

Pubblica inserzioni — Puoi acquistare spazi pubblicitari per promuovere la tua attività.

Contribuisci economicamente — Bonifico bancario su IBAN: IT39 O062 3002 8040 0004 0507741 (IT39 + lettera O) oppure su Paypal.me/fuoribinario. Ricorda che le donazioni sono detraibili dalla dichiarazione dei redditi.

Investire in Comunità solidali è sempre conveniente.

--- Articolo della Redazione, "E tu come puoi sostenerci?", Fuori Binario n.284

  • sostegno
  • donazioni
  • abbonamento
  • volontariato
  • 5x1000
  • economia solidale

Pagina dell'articoloPDF a pagina 16

Le crociate di SbardeRedazione · Cruciverba

Cruciverba #284 - Sbarde.

Orizzontali

1. Più del necessario 6. Disturbo da Attacco di Panico 9. La scientifica dei Carabinieri 10. Sonno indotto 11. Città natale di Pulcinella 13. Un undici parigino (sigla) 14. Adesso... a Roma 15. Pronome personale 16. Prefisso che indica eccesso 17. Acquisti di biglietti prima di un evento 20. Compone lo scheletro 21. Era la sigla delle lire 22. Se è pieno, è esaurito! 24. La... Spagna che canta 26. Cantante israeliana 27. Le sette... suonate 28. Ampio ingresso 30. Ferri da rosticcieri

Verticali

1. Agevola i tuffi 2. Lo è un procedimento che si autodefinisce 3. Audace alla francese 4. Un'agile giravolta 5. Offerta pubblica di acquisto 6. Presta la sua voce agli attori 7. Risorsa economica di valore per un'azienda 8. La sua giornata è il 14 marzo 12. Gigi, famoso centravanti 16. Dispositivi antincendio 18. Stagione calda 19. Gloriosa collana Einaudi 23. Incursione militare 25. A... fin di bene 28. Ascoli Piceno 29. Io allo specchio

La soluzione del cruciverba #283 è pubblicata in questo numero.

--- Articolo della Redazione, "Le crociate di Sbarde", Fuori Binario n.284

  • cruciverba
  • giochi
  • enigmistica

Pagina dell'articoloPDF a pagina 16