Archivio › Fuori Binario n. 284 · Maggio 2026 › pagina 8
SOCIETÀ
I padroni dei semi
Nunzia Fernandi · Fuori Binario n. 284, Maggio 2026, pagina 8
Partiamo dall'ovvio, quasi tutto quello che coltiviamo e mangiamo deriva da semi. Sì, anche la carne e il formaggio perché gli animali allevati mangiano semi o piante da questi derivate. Quindi la questione dei semi, la loro qualità, come vengono usati e chi ne sia il proprietario è una questione fondante… se vogliamo mangiare.
Da poco la Comunità Europea ha raggiunto un accordo politico sulla regolamentazione dei nuovi organismi geneticamente modificati in agricoltura (detti NGT1 o TEA), la votazione definitiva avverrà in questi giorni. Gli NGT1 sono piante che contengono modifiche genetiche ritenute "minori" che potrebbero verificarsi anche in natura e vengono in gran parte deregolamentati rispetto ai vecchi OGM. Mentre fino ad oggi in Europa per trasferire caratteristiche utili da una pianta all'altra si facevano incroci (come avviene in natura) ora, grazie a queste nuove biotecnologie, si potranno modificare i geni in laboratorio in maniera molto, molto più rapida ed economica. Questo, ci dicono, permetterà di adattare velocemente le coltivazioni del futuro ai cambiamenti climatici. Quindi tutto ok, tutto bello e non ci dobbiamo preoccupare, lo sappiamo che è sempre tutto fatto per il bene… bisogna vedere di chi.
No, non voglio stare a disquisire se questi nuovi organismi geneticamente modificati facciano bene o male. Prendiamo quindi per buona la versione dominante per cui sia tutta "acqua fresca" e che gli NGT1 (o TEA) non siano pericolosi per l'uomo e per l'ambiente.
Parliamo invece della questione che da sempre interessa realmente le multinazionali, il cui primo interesse è chiaramente fare soldi: la proprietà intellettuale dei semi modificati. Fino ad oggi, le varietà ottenute mediate incrocio potevano essere protette da "privativa vegetale", una forma di proprietà intellettuale che tutelava sul fatto che venisse riconosciuto il dovuto a chi aveva creato una varietà. Cosa importante, con la privativa l'uso del seme per fare ulteriori nuove varietà rimane completamente libero. La grande novità per i nuovi NGT1 è che non verranno più protetti da privativa vegetale, ma da brevetto industriale, come se fossero ingranaggi o microchip. Quindi l'innovazione apportata alla varietà, utile o inutile che sia, sarà strettamente relativa alla sequenza di DNA modificata. Tale DNA brevettato sarà presente anche nella discendenza di quella pianta e quindi, oltre chi lo coltiva, anche chi userà quel seme per creare una futura varietà dovrà ottenere il permesso del proprietario e pagare il brevetto. È questa la grande novità che le multinazionali dei semi sognavano da anni. In questo modo la Vita diventa un sistema di riproduzione del capitale, che moltiplica brevetti industriali senza più bisogno di fabbriche. Il cibo che avremo nel piatto conterrà le decine di brevetti che nel tempo, a cascata, si accumuleranno nei loro semi, non più i nostri, portando proventi enormi a chi di dovere.
C'è da aggiungere poi che l'accordo prevede che non ci sia nessuno obbligo di etichettatura dei prodotti alimentari NGT1, e quindi noi la sera, pensando alla nostra serie TV preferita, al nuovo cellulare che tanto sogniamo, vagheremo ignari per supermercati luccicanti con l'unica certezza che questa storia porterà enormi guadagni e una inaudita capacità di controllo sul cibo alle "big 4", le quattro enormi multinazionali biotecnologiche del cibo che, con questo livello di controllo sui semi, sempre più decideranno cosa, quando e se mangeremo.
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Uscito sul numero 284 (Maggio 2026), a pagina 8. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
