Archivio › Fuori Binario n. 284 · Maggio 2026 › pagina 4
CARCERE
Carcere incivile? Pene alternative
Italia maglia nera d'Europa: 24% di sovraffollamento, detenzioni più lunghe della media europea. Richiesto l'intervento della Corte Costituzionale perché conceda il rinvio dell'esecuzione delle pena in caso di condizioni disumane.
Fabio Sciola · Fuori Binario n. 284, Maggio 2026, pagina 4
Si parte da qui: un dato numerico, incontestabile e cioè (dati del ministero della Giustizia al 28/2/2026) il 24% di sovraffollamento: 189 istituti, 51.268 posti, 63.801 detenuti, quasi ¼ di persone in più della capienza regolamentare.
Il numero di detenuti in Italia è raddoppiato dall'inizio degli anni '90 e un numero crescente sono dentro per reati legati alla droga, per i quali l'Italia eccede di 15 punti percentuali la media dei membri del Consiglio d'Europa, quintultimo posto dei 42 membri; alla faccia di chi dice che in Italia in carcere si sta poco, sempre il Consiglio d'Europa rileva che da noi la media delle pene è più alta e non di poco degli altri paesi.
E meno male che esistono ancora le organizzazioni internazionali, perché la prima istanza che ha obbligato l'Italia a fare qualcosa è stato appunto il Consiglio d'Europa con una sentenza cosiddetta pilota, ossia che serve per affrontare problemi strutturali o sistemici, cause di un elevato numero di ricorsi dello stesso genere: l'8 gennaio 2013 la Corte di Strasburgo, con la sentenza Torreggiani, ha condannato l'Italia, obbligandola ad adeguarsi agli standard minimi dell'Unione Europea, ossia uno spazio vitale minimo di 3 metri quadrati per ciascun recluso. Nella sentenza si legge che il sovraffollamento costituisce violazione dell'art. 3 della Convenzione europea dei diritti umani (CEDU), con il quale si pone il divieto di pene e di trattamenti disumani o degradanti; ad ogni carcerato deve essere assicurato un trattamento compatibile con il rispetto della dignità umana, e quindi le modalità di esecuzione della misura non devono sottoporlo ad uno stato di sconforto né ad una prova d'intensità, che ecceda l'inevitabile livello di sofferenza inerente alla detenzione e che la salute e il benessere del detenuto devono essere assicurati adeguatamente.
La grave mancanza di spazio, aggravata dall'assenza di acqua calda, nonché dall'insufficiente illuminazione e ventilazione delle celle, costituisce un trattamento inumano e degradante. Sempre nella stessa sentenza si legge che "un carcere sovraffollato implica spazio ristretto e non igienico; una costante mancanza di privacy (anche durante lo svolgimento di funzioni basilari come l'uso del bagno), ridotte attività fuori-cella, dovute alla richiesta di aumento del personale e dello spazio disponibili; servizi di assistenza sanitaria sovraccarichi; tensione crescente e quindi più violenza tra i detenuti e il personale".
Ai numeri e alle sentenze si devono aggiungere le descrizioni di chi il carcere lo frequenta facendo un lavoro serio di denuncia delle condizioni dei detenuti, come l'associazione Antigone che denuncia istituti sempre più fatiscenti, sovraffollati e disumani, anche per l'anno 2025.
Si dirà che il problema è complesso, che dipende non solo dalle leggi, ma dalle risorse che mancano, dalle difficoltà nell'assumere personale; tutto vero: ma allora nell'immediato l'unica strada per attenuare un problema urgente è allargare in modo serio la possibilità delle pene alternative al carcere o rinviare l'applicazione della pena: fa sperare un'ordinanza del Tribunale di sorveglianza del febbraio scorso che chiede alla Corte costituzionale di estendere la possibilità del rinvio ai casi in cui il carcere è incivile perché le condizioni di esecuzione della pena sono contrarie al senso di umanità.
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Uscito sul numero 284 (Maggio 2026), a pagina 4. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
