Archivio › Fuori Binario n. 284 · Maggio 2026 › pagina 6
STORIE
Le cene di Elyes
Sindy Arcidiacono · Fuori Binario n. 284, Maggio 2026, pagina 6
"Non sono un eroe", afferma Elyes Emri, 29 anni, tunisino, personal trainer, residente a Firenze. Eppure, ogni sera, mentre la città scorre veloce tra turisti, vetrine illuminate e treni in arrivo, lui sceglie di fermarsi. E di guardare chi spesso resta invisibile. Tutto comincia durante il Ramadan, il mese più sacro per la comunità islamica. Un tempo dedicato al digiuno, introspezione e ritorno all'essenziale. È proprio in quei giorni che Elyes sente nascere un bisogno semplice, quasi naturale. Fare qualcosa per gli altri. Spinto da un dovere religioso e morale. Così, a partire da marzo, ogni giorno per un mese, si presenta nei pressi della stazione di Santa Maria Novella con pasti caldi preparati da lui. Li distribuisce ai senza dimora che vivono e gravitano intorno alla stazione. Non lo fa per sentirsi migliore, né per dimostrare qualcosa. "Non sono un eroe", ripete.
Col tempo, quei volti diventano persone. E quelle persone diventano amici. C'è Omar, c'è Lorenzo, e molti altri. Elyes non fa domande, non indaga sul passato, non cerca spiegazioni. Non gli interessa sapere cosa li abbia portati lì. Quello che conta, per lui, è esserci. Offrire un pasto caldo, ma anche una presenza, uno scambio, un momento di normalità. E mentre cucina e distribuisce, si accorge di una cosa: si diverte. Perché in quei gesti quotidiani nasce qualcosa di autentico, fatto di relazioni e umanità.
Decide di raccontare tutto sui social. Non ha un grande seguito, ma i messaggi che arrivano sono sinceri, incoraggianti. Qualcuno inizia a contribuire, nasce una piccola raccolta fondi. È la spinta che serve per andare avanti anche oltre il Ramadan. L'iniziativa cresce. Altri si uniscono a lui, lo accompagnano, danno una mano. Quello che era partito come un gesto personale si trasforma in qualcosa di più grande, condiviso. Elyes, però, guarda ancora oltre. Vorrebbe usare i social per sensibilizzare sempre più persone sulla realtà di Firenze.
Per capire davvero quello che fa Elyes, bisogna fermarsi un attimo e guardare Firenze per quella che è oggi: una città bellissima, ma attraversata da contrasti sempre più evidenti. Firenze è una delle mete turistiche più visitate al mondo. Il centro storico è un flusso continuo di persone, soprattutto intorno al Duomo, a Piazza della Signoria e alla stessa stazione ferroviaria. Quest'ultima è un "non luogo". A Firenze si concentra una ricchezza visibile: hotel pieni, ristoranti affollati, negozi e affitti brevi che prosperano grazie al turismo internazionale. Ma basta spostarsi di pochi metri, spesso proprio intorno alla stazione, per incontrare una realtà completamente diversa. Persone che vivono in strada, che dormono sotto i portici o su cartoni improvvisati. Una povertà che non è nascosta, ma che convive, quasi senza dialogo, con il lusso e il turismo. Da una parte la bellezza, il denaro, il movimento continuo; dall'altra chi resta fermo, escluso da tutto questo.
Negli ultimi anni questa distanza è cresciuta. L'aumento del costo della vita e degli affitti ha reso Firenze sempre meno accessibile per chi ha redditi bassi. Anche Elyes è in cerca di una nuova casa. Molti appartamenti vengono destinati agli affitti turistici, riducendo le possibilità per i residenti di trovare una casa. Allo stesso tempo, i servizi sociali e le strutture di accoglienza faticano a rispondere a tutte le esigenze.
La zona della stazione è diventata un punto simbolico di questo squilibrio. È un luogo di passaggio, spesso presidiato da forze dell'ordine, ma anche uno spazio dove si concentrano marginalità e disagio. Qui si incontrano mondi che raramente si parlano: chi arriva per visitare la città e chi, invece, non ha un altro posto dove andare.
È proprio in questo contesto che il gesto di Elyes assume un significato più profondo. Non si tratta solo di distribuire pasti, ma di creare un ponte, anche piccolo, tra queste due Firenze. Di riconoscere l'umanità quando e dove spesso viene ignorata. Non è forse questo un eroe?
Elyes sogna di coinvolgere anche attività locali: ristoranti, parrucchieri, negozi. Vorrebbe regalare ai suoi "nuovi amici" esperienze diverse, momenti che normalmente non vivono. Piccoli gesti capaci di restituire dignità. Non dice di sognare in grande. Si definisce un ragazzo come tanti, arrivato dalla Tunisia per studiare e costruirsi un futuro. Ma c'è una differenza: ha deciso di non voltarsi dall'altra parte. E forse è proprio questo, più di ogni altra cosa, che rende la sua storia degna di essere raccontata. Con la speranza che iniziative come la sua possano crescere ancora, magari coinvolgendolo anche nei progetti di Fuori Binario, per dare più voce e spazio a chi troppo spesso resta fermo ai margini.
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Uscito sul numero 284 (Maggio 2026), a pagina 6. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
