Archivio › Fuori Binario n. 284 · Maggio 2026 › pagina 5
UMANITÀ
Guarire con Persefone
Il consultorio multidisciplinare si rivolge alle tante donne migranti con esperienze traumatiche di sfruttamento.
Barbara Cremoncini · Fuori Binario n. 284, Maggio 2026, pagina 5
Vendute o scambiate sul mercato come schiave, obbligate con la violenza, con il ricatto, con la tortura, sfruttate e ferite spesso già prima di approdare in Italia, un paese del quale non conoscono lingua, abitudini e regole. È la condizione di tante donne migranti che, spesso vulnerabili già in partenza, nel paese d'origine, non riescono quasi mai a sottrarsi con le loro forze a chi le sfrutta e detiene il controllo totale del loro corpo e della loro volontà. Le loro vite e le loro storie sarebbero destinate a restare invisibili se non fosse per gli operatori che, per strada o nei centri di accoglienza, intercettano segnali e richieste di aiuto. È da qui, da questo primo contatto, che può cominciare per loro un qualcosa che può somigliare a un percorso di rinascita. Ma, prima, c'è bisogno di riparare. Ed è un lavoro lungo e difficile. Da diversi anni a Firenze, un piccolo gruppo di professioniste fa a proprio questo: offre un sostegno a tutto tondo a vittime di tratta, violenza, tortura. Il posto dove lavorano si chiama Persefone ed è un consultorio nato da una riuscita collaborazione fra Asl e terzo settore. Si trova presso il presidio Palagi e, come si legge nel sito web, "offre consulenze medico-psicologiche, ostetriche e sociali gratuite, lavorando in rete per la protezione e l'inserimento socio-lavorativo delle utenti".
"Persefone nasce nel 2018 - spiega Alessandra Puppo, Usl Toscana Centro e referente esecutiva del servizio - a seguito di una riflessione da parte di più soggetti che a Firenze lavorano con donne che portano sulle spalle il peso di esperienze traumatiche: la cooperativa sociale Cat, Medici per i diritti umani, l'associazione Progetto arcobaleno insieme alla Usl Toscana Centro. Il confronto sfocia in un progetto che prende l'avvio in forma prima sperimentale grazie a un finanziamento della Regione e poi, dal 2024, diventa definitivo. La multidisciplinarietà e il lavoro in rete sono essenziali per affrontare problemi complessi, che richiedono di essere affrontati da diversi punti di vista, sanitario, psicologico, sociale e che quindi hanno bisogno di un lavoro di équipe". È per questo che nel consultorio normalmente operano un'ostetrica (in tutto sono tre che si alternano), una psicologa, un'educatrice esperta nei problemi di tratta, uno o più mediatrici linguistico-culturali. Un team tutto al femminile che, di volta in volta, può avvalersi dell'apporto di altre figure specialistiche: chirurghe, dermatologhe, fisioterapiste. Essenziale è la figura della mediatrice culturale, sempre presente, visto che le donne che arrivano al consultorio non parlano quasi mai l'italiano e provengono da culture spesso molto diverse, che devono essere conosciute per capire davvero i loro problemi.
"I primi anni, fino al 2022 - dice Arianna Del Guerra referente settore tratta e prostituzione di Cat e coordinatrice del progetto - lavoravamo soprattutto con donne nigeriane, avviate alla prostituzione. Poi anche in Toscana sono aumentati arrivi anche da altri paesi dell'Africa Subsahariana, soprattutto di area francofona come Costa d'Avorio. Non mancano però, provenienze da India, Pakistan, Bangladesh e pure da Ucraina e altri paesi dell'est europeo". Si è ampliato così il ventaglio di problemi cui il consultorio si trova a fare fronte: oltre allo sfruttamento sessuale, violenze e torture subite lungo la rotta che le ha portate in Italia, lavoro o accattonaggio obbligati, matrimoni forzati. Tutte situazioni da cui le donne non riescono a uscire, perché non vedono alternative, hanno paura e vengono spesso ricattate dalla criminalità organizzata che le tiene in pugno anche facendo leva su superstizioni e rituali.
Arianna e Alessandra spiegano che al consultorio non si accede direttamente, le pazienti ci arrivano su segnalazione di servizi, centri o associazioni, prendendo un appuntamento. L'intervento si articola in genere in almeno tre colloqui per capire come poter aiutare. Spesso si tratta di problemi ginecologici, in alcuni casi di gravidanze, traumi e ustioni legati alle torture, mutilazioni genitali. "Collaboriamo con le specialiste presenti allo Iot che sono formate ad hoc e, se e quando serve, con i servizi sociali, con l'ambulatorio transculturale di Torregalli e AOU pisana. I colloqui con la psicologa possono essere mantenuti anche in seguito per alleviare il trauma e cercare di ripristinare la fiducia in se stesse e nel proprio corpo. Per alcune di queste donne devono essere trovate situazioni protette in cui vivere, anche in anonimato".
Un lavoro duro, che il piccolo team affronta con grande entusiasmo anche se, ogni tanto, anche le operatrici hanno bisogno a loro volta di un sostegno. Che è previsto, così come la formazione e l'aggiornamento continuo. Perché tutto cambia velocemente in un mondo dove le rotte migratorie si ridisegnano anche in base alle guerre e alle strategie delle organizzazioni criminali.
Di sicuro il servizio dovrebbe essere ampliato. "Al momento siamo aperte un giorno la settimana, il venerdì dalle 9.30 alle 13.30, ma non basta, siamo saturi e già oggi c'è un po' di attesa. Nel 2025 abbiamo fatto 123 colloqui su un totale di 69 donne seguite. Le sedute con le psicologhe sono state 250, perché avevamo potuto potenziare il servizio grazie a un finanziamento della Cassa di Risparmio di Firenze che oggi però è esaurito".
Speriamo che qualcosa si muova. In fondo Persefone, stando al mito, è simbolo di rinascita, ponte fra tenebre e luce, in grado di trasformare il dolore in nuova forza.
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Uscito sul numero 284 (Maggio 2026), a pagina 5. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
