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Archivio › Fuori Binario n. 284 · Maggio 2026 › pagina 6

STORIE

Maria, una storia come tante

Laura Tabegna · Fuori Binario n. 284, Maggio 2026, pagina 6

"Non preoccuparti se non riesci a piangere. Non devi piangere. Se piangi ti rilassi, invece devi rimanere incazzata". Anche se Maria non riesce ancora a lasciarsi andare, la sua è una storia che fa commuovere, una storia drammatica ma anche di coraggio e di solidarietà femminile. Lo testimoniano le sopracitate parole della compianta Marzia Mecocci, punto di riferimento del Movimento Lotta per la casa e sostegno fondamentale in questa vicenda.

Maria è una bella donna, fiorentina, già titolare di una ditta, mamma di un ragazzo. Una vita sempre regolare, fino a che, nel periodo del covid, il sogno di acquistare casa con il compagno si è trasformato nell'incubo di dover andare a vivere in strada. "La mia unica colpa – ci spiega Maria – è quella di essermi fidata della persona che credevo mi amasse". Come Filumena Marturano, Maria non ha lacrime negli occhi, tanta è la necessità di tenere duro, ma come la protagonista della commedia di Eduardo De Filippo, Maria alla fine ha vinto alcune delle sue battaglie.

"Dopo aver dormito un anno in macchina, in un parcheggio dell'Isolotto, sono finalmente riuscita ad avere un alloggio popolare e sono presente in un percorso di reinserimento nel mondo del lavoro. – continua – Ma per me la battaglia non è finita, perché adesso voglio avere giustizia".

Maria, come è possibile che una persona che aveva un lavoro, una casa e una famiglia, possa trovarsi a dormire in strada?

Sembra incredibile, ma la causa principale è che mi sono fidata della persona che pensavo mi amasse.

Ci racconti la sua storia dall'inizio.

Avevo una ditta per conto mio, chiusa per contratti non riscossi. Decido di ridimensionarmi e di andare a vivere in una casa più piccola, che progetto di acquistare con il mio compagno. Non avendo busta paga e non potendo accendere un mutuo, decido di dare i miei risparmi a colui che adesso è il mio ex, che invece ha un posto fisso e può prendere un prestito. In realtà, alla fine, inventandomi la scusa che avrebbe perso l'alloggio popolare in cui viveva con il proprio figlio, il mio compagno intesta a quest'ultimo l'immobile che abbiamo acquistato insieme e propone a me di vivere con lui nella casa popolare. Io non ci sto: ho diritto di stare nel posto che ho contribuito a pagare con i miei risparmi. Alla fine ricevo lo sfratto e finisco in strada.

Come ha reagito? Si è affidata a qualcuno?

Ho già fatto causa al mio ex compagno per riavere indietro i miei soldi, ma in sede civile non ho ricevuto ragione, dato che ho deciso volontariamente di affidargli i miei risparmi. Purtroppo mi sono fidata e questo è stato l'errore. Ma non mi fermo, proverò anche in sede penale.

Nei momenti più duri, quando ha perso tutto, è stata aiutata da qualcuno?

Gli avvocati di strada sono stati eccezionali. Tanto aiuto anche dalla Misericordia, soprattutto grazie a Francesca. Voglio ringraziare pure Rosalba, Luciana e la dottoressa Corsi del presidio Usl Santa Rosa. Fondamentale è stata Marzia Mecocci, che purtroppo ci ha lasciato a luglio. Parlo ancora con lei nei miei pensieri. Il mondo del volontariato mi ha dato tanto.

Cosa ha sofferto di più da senza fissa dimora?

Il freddo e la mancanza di sonno. Un anno in strada mi è costato tante patologie gravi.

Che significa, per una donna, dormire in strada?

Non sono riuscita a dormire mai veramente. Ero sempre vigile. Accendevo la macchina, mi spostavo in continuazione di notte. Quando vedevo qualcuno che girava intorno al parcheggio dove mi trovavo, cambiavo zona. Mi è andata bene, ma ho dormito pochissimo.

Quali sono stati i pensieri positivi nei momenti bui?

La forza per arrivare oggi a testa alta, sicuramente, me l'ha data mio figlio, inoltre ho un grande senso di giustizia. So di aver ragione.

Ci sono delle cose positive che ha imparato da questa esperienza in strada?

Ho scoperto di avere una forza che non immaginavo. Alla fine tutto questo mi ha fatto apprezzare di più la vita e mi ha insegnato a fare più attenzione alle persone.

Si è sentita una persona invisibile?

Mai, forse perché ho molto amor proprio e sono orgogliosa. In un certo senso il male che mi hanno fatto non mi ha toccato, anzi, provo pena per i responsabili. Indipendentemente dalla giustizia terrena, credo nella giustizia divina e questo mi dà forza per andare avanti.

Pagina 6 del numero 284 Uscito sul numero 284 (Maggio 2026), a pagina 6. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero