Archivio › n. 284

Archivio › Fuori Binario n. 284 · Maggio 2026 › pagina 10

INFOGRAFICA

Italia & Israele: ancora armi

Felice Simeone · Fuori Binario n. 284, Maggio 2026, pagina 10

!Pagina 10 del numero 284

Rubrica: INFOGRAFICA | Autore: Felice Simeone

I contratti firmati prima della guerra restano validi. L'Italia vende, ma soprattutto compra tecnologie avanzate.

Il 31 marzo 2024 il governo Meloni ha trasmesso al Parlamento la Relazione annuale sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo delle esportazioni, importazioni e transito dei materiali di armamento, un documento previsto dalla Legge 185 del 1990, una legge che vieta esplicitamente l'esportazione di armi verso Paesi coinvolti in conflitti armati o responsabili di gravi violazioni dei diritti umani. È un testo tecnico, scritto in burocratese, che di solito nessuno legge. Eppure contiene numeri che raccontano qualcosa di preciso su chi siamo e cosa facciamo mentre a Gaza muoiono i civili.

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani aveva dichiarato che l'Italia aveva interrotto dall'inizio della guerra ogni invio di armi a Israele. I dati pubblicati dall'ISTAT smentiscono il ministro: tra ottobre e novembre 2023, dopo il 7 ottobre, dopo l'inizio dei bombardamenti, l'Italia ha esportato verso Israele 817.536 euro di "armi e munizioni" secondo le statistiche del commercio estero. La Relazione stessa lo ammette, con la precisione fredda del documento istituzionale: è vero che l'UAMA, l'Unità per le autorizzazioni dei materiali di armamento del ministero degli Esteri, ha sospeso la concessione di nuove autorizzazioni, ma le licenze già rilasciate prima del 7 ottobre sono rimaste valide, valutate "caso per caso". In concreto: i contratti firmati prima della guerra hanno continuato a produrre spedizioni anche durante la guerra. Nel 2024 l'Agenzia delle Dogane ha registrato 212 operazioni di esportazione verso Israele per un valore complessivo di 4,2 milioni di euro, tutte riconducibili a licenze pregresse. Nel 2025, secondo i dati più recenti, le forniture effettive hanno superato i 22,6 milioni di euro. Sempre su contratti vecchi. Sempre legali.

C'è però un dato che quasi nessuno cita, e che merita attenzione: mentre l'Italia smetteva di vendere armi a Israele, continuava ad acquistarle.

Nel 2023 le importazioni autorizzate di armamenti israeliani verso l'Italia avevano già raggiunto 31,5 milioni di euro, portando Israele al settimo posto tra i Paesi fornitori. Nel 2024 sono esplose: 42 nuove autorizzazioni all'importazione per un valore di 154,9 milioni di euro. Nel complesso, nel 2024 l'Italia ha importato materiale militare per 743,7 milioni di euro. Quasi un quarto, il 24,7%, proviene dagli Stati Uniti; subito dopo c'è Israele, che copre il 20,8% del totale, seguita da Svizzera (15%), Regno Unito (11,6%) e India (11,5%). In un solo anno il peso delle forniture israeliane è quintuplicato rispetto al 2023, quando rappresentava appena il 2,5%.

Di fatto, Israele è diventato il secondo fornitore di armamenti dell'Italia nell'anno in cui ufficialmente non gli vendevamo più niente.

Nel 2025 gli acquisti italiani da Israele si attestano intorno agli 85 milioni di euro, il 4,3 per cento del totale delle importazioni militari italiane. Radar, sistemi di intelligence, droni, elettronica militare: tecnologie che l'industria della difesa israeliana (industrie come Rafael, Elbit, IAI) produce tra le più avanzate al mondo, testate sul campo. Su quale campo, non è difficile immaginarlo.

Il quadro complessivo dell'export militare italiano è quello di un'industria in piena espansione: 6,3 miliardi di euro di autorizzazioni nel 2023, quasi 8 nel 2024, oltre 9 nel 2025.

L'Italia è oggi il sesto esportatore mondiale di armamenti secondo il SIPRI, l'istituto svedese per la ricerca sulla pace. L'export militare italiano si concentra su alcune filiere industriali ben definite, dominate quasi interamente da Leonardo S.p.A. (ex Finmeccanica) con quote attorno al 50–60% del totale, e da Fincantieri per la componente navale: missili, munizioni, aeromobili, blindati, armamenti terrestri costituiscono un primato di cui si parla poco, mentre si discute di bilanci sociali tagliati, di case popolari che mancano, di persone che dormono per strada.

La Corte Internazionale di Giustizia ha aperto un procedimento per genocidio. Il Parlamento italiano non ha mai votato una mozione vincolante per sospendere le licenze già concesse. I numeri non decidono da soli cosa è giusto. Ma dicono con precisione cosa stiamo facendo, e cosa stiamo scegliendo di non fare.

Fonti: Relazione UAMA al Parlamento, Doc. LXVII n. 2 (Senato della Repubblica, 2024); ISTAT-COEWEB statistiche commercio estero; SIPRI Arms Transfers Database 2025; Rete Italiana Pace Disarmo; Archivio Disarmo.

Pagina 10 del numero 284 Uscito sul numero 284 (Maggio 2026), a pagina 10. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero