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Archivio › Fuori Binario n. 284 · Maggio 2026 › pagina 9

ARTE E POVERTÀ

Napoli sull'altare

Tomaso Montanari · Fuori Binario n. 284, Maggio 2026, pagina 9

!Pagina 9 del numero 284

Rubrica: LA VITA MESSA A NUDO | Autore: Tomaso Montanari

Possiamo immaginarla come uno specchio: se sparisse la parete che le sta di fronte, questa gran tela rifletterebbe direttamente la strada di Napoli, con la vita frenetica che scorre ogni giorno non molto diversa da quella del 1607, quando Caravaggio la fermava per sempre nelle Sette opere di misericordia.

A scegliere il tema fu il gruppo di gentiluomini – sette: uno per ogni opera di misericordia corporale* – che aveva da poco fondato il caritatevole Pio Monte della Misericordia. La richiesta non dovette impensierire Caravaggio: la soluzione, ha scritto Roberto Longhi, "gli sarà venuta incontro inevitabilmente non appena giunto a Napoli in qualche crocicchio famoso, rimescolato tra ricchi e poveri tra miseria e nobiltà, ed è curioso che egli vi si serva persino di citazioni antiche. Cimone e Pero gli torna bene per la popolana che allatta il vecchio alla grata della prigione; il gentiluomo che sfodera la spada vuole spartire come San Martino il suo mantello con un mendicante ignudo; l'oste [accoglie un pellegrino, e] l'assetato si serve all'uopo, come Sansone, della mascella d'asino".

Caravaggio questa volta intreccia, complica, lega: per far capire, forse, che sofferenza e cura, povertà e misericordia, colpa e dignità, amore e bisogno d'amore sono intrecciati, inseparabili, indivisibili. È questo nodo indissolubile di bene e male ciò che chiamiamo umanità: e scende a benedirlo la Madonna, che allarga il suo manto di misericordia per non lasciar fuori nessuno.

Un capolavoro inaudito: la città degli uomini saliva per la prima volta su un altare, con la gioia e la fatica di ogni giorno.

Dopo cinquant'anni, si decise di ricostruire la chiesa in funzione del quadro, come uno scrigno intorno a una pietra preziosa: cosa più unica che rara nella nostra storia.

E così oggi abbiamo un'opera che palpita come un cuore in un duplice corpo vivo: quello del monumento e quello dell'istituzione, il Pio Monte, che continua a operare come ai tempi di Caravaggio.

Se lo si toglie di lì, il cuore non funziona più e il corpo si spegne: non ci vuole tanto a capirlo.

E infatti nel 1621 i governatori del Pio Monte stabilirono che la pala non dovesse essere mai copiata, né spostata: "chiunque lo chieda si dica di no, avendo riguardo più presto al pubblico decoro che al privato comodo".

Mettere il pubblico interesse prima dell'interesse privato: l'ottava opera di misericordia. Quella più difficile, nell'Italia di oggi.

(*Le sette opere di misericordia corporale sono: dar da mangiare agli affamati, dar da bere agli assetati, vestire gli ignudi, alloggiare i pellegrini, visitare gli infermi, visitare i carcerati, seppellire i morti.)

Caravaggio, Sette opere di Misericordia, 1607, olio su tela, Pio Monte della Misericordia, Napoli

Pagina 9 del numero 284 Uscito sul numero 284 (Maggio 2026), a pagina 9. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero