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Fuori Binario n. 288

Ottobre 2026 · 46 articoli · ISSN 2784-9384

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1Prima pagina3 articoli
Gli occhi sulla cittàCristiano Lucchi e Valentina Baronti · Resistenze

"Gli attacchi contro la libertà di espressione una volta venivano soprattutto da destra, adesso vengono da tutte le direzioni". Salman Rushdie

Quante volte su queste pagine avete letto di persone senza via di uscita? La Firenze che privilegia i ricchi non è vissuta da tutti allo stesso modo: c'è chi è vessato dalla burocrazia, chi non ha diritto ad esistere perché non ha la residenza, chi è costretto al carcere perché privato delle pene alternative, pur avendone diritto, chi non può nemmeno riposarsi su una panchina. Sono le storie degli ultimi, da nascondere sotto il tappeto, spesso raccontate su queste pagine da loro stessi.

Ora però vogliamo fare un passo in più, vogliamo accompagnare queste storie da dati statistici, le vogliamo aggregare, monitorare, e poi chiedere conto alle istituzioni delle ingiustizie e delle vessazioni rilevate. È questo lo scopo dell'Osservatorio sui Diritti Sociali e Civili, che costruiremo assieme alla rete di esperti e fonti raccolte negli anni. Se ne occuperà Cristiano Lucchi, dal quale Valentina Baronti raccoglie il testimone della direzione di Fuori Binario, continuando nel solco già tracciato: un'informazione indipendente, un atto mutualistico, il punto di vista di chi vive ai margini. Fuori Binario è una presa di responsabilità collettiva che va avanti da oltre trent'anni.

Un'eredità importante e preziosa che continueremo a portare avanti, in maniera aperta e condivisa, come ha sempre fatto la comunità che anima il giornale e l'associazione Periferie al Centro. Anche con il vostro contributo se vorrete. L'osservatorio e il giornale andranno di pari passo, l'uno raccogliendo dati e analisi, l'altro raccontando storie e denunciando insieme inefficienze e ingiustizie. Saranno due occhi spalancati sulla città, quella degli angoli bui e dei sottopassi, quella di chi rovista nei cestini perché ha fame, di chi dorme in auto e anche quella di chi, su quelle panchine e su quei marciapiedi, ritrova la propria famiglia di scartati e sperimenta nuove forme di solidarietà. Continueremo a raccontarvi tutto questo, nella convinzione che un editore libero e un'informazione senza censure e condizionamenti siano parte vitale della democrazia.

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Una festa multicolore per via del LeoneIsabella Mancini · Prima pagina

Se vi è sembrato facile, è solo perché stare insieme e condividere tempo di qualità regala sì tanta fatica ma altrettante gioie. Sabato 19 settembre via del Leone, nel tratto che parte dalla sede di Periferie al Centro fino a via dell'Orto, è stata chiusa al traffico per trasformarsi in uno spazio vivo. La strada si è riempita di grandi e bambini desiderosi di passare una giornata di sole di fine estate in compagnia.

Tra giochi a squadre, balli e musica, via del Leone è diventata un luogo di incontro tra culture e saperi differenti. Un successo reso possibile grazie al prezioso contributo delle 20 realtà associative che hanno collaborato alla realizzazione dell'evento. È stata una festa delle persone e del quartiere. Una giornata come una volta, dove a contare erano solo gli abbracci, le risate e le canzoni cantate sotto la luna, dimostrando che l'unione e la co-organizzazione aprono la strada a grandi soluzioni (o almeno siamo stati bene insieme!).

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Lo sai che...Redazione · Prima pagina

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Per capire come sostenere questa esperienza di volontariato vai a pagina 14. Con te potremo resistere meglio a un sistema iniquo che esclude e rende sempre più poveri i più fragili.

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2Attualità5 articoli
Energia sporca: 'Il nostro sole non alimenti il genocidio'Valentina Baronti · Attualità

Cosa c'è davvero dietro il parco agrivoltaico di Ribolla e il data center della Piana? Le ragioni dei movimenti locali

Le energie rinnovabili non sono sempre cosa buona. A Ribolla, per esempio, in provincia di Grosseto, monta la protesta contro il grande parco agrivoltaico promosso da una società che sarebbe riconducibile alla multinazionale israeliana Shikun & Binui, complice del sionismo, tanto che ha partecipato alla costruzione del muro intorno a Gaza e lavora per l'esercito israeliano. L'impianto, 36mila pannelli in 25 ettari di terreni agricoli, ha visto un primo parere positivo della Regione Toscana, ma gli enti locali, i cittadini e i movimenti per il clima e la pace non ci stanno. Hanno raccolto 15mila firme, per chiedere alla Regione di non autorizzare l'impianto. "Il nostro sole non deve alimentare il genocidio" dicono i promotori, ma la protesta ha anche ragioni ambientali. Il parco infatti sarebbe installato su terreni coltivabili, anziché in capannoni industriali o aree dove non agricole. La protesta ha superato i confini locali per estendersi a gruppi e movimenti di tutta la Toscana.

Intanto nella Piana fiorentina spunta una richiesta, pubblicata sul sito di Terna, di un allacciamento a Campi Bisenzio di 250 Megawatt (pari al consumo medio annuo di 750 mila famiglie) per un non meglio precisato data center. L'area in cui dovrebbe sorgere questo impianto energivoro si trova nello stesso territorio dell'ex deposito Eni di Calenzano, teatro della strage sul lavoro del 2024 e oggi al centro di un progetto di riconversione al fotovoltaico. Nella stessa area si trova una delle sedi di Leonardo Spa che, come tutti i produttori di armi, è affamata di data center. A chi servirà il grande data center? Sarà alimentato dall'ex deposito Eni? Dobbiamo aspettarci un ampliamento di Leonardo? La piana fiorentina è destinata a diventare un polo dell'industria bellica ad alto consumo energetico? Sono solo ipotesi, ma a metterle in fila tutte, le coincidenze sembrano davvero troppe.

(foto tratta da Maremma Oggi)

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La busta della vergognaRedazione · Attualità

Un racconto da brividi, quello di Susanna Marietti, coordinatrice di Antigone, l'associazione per i diritti e le garanzie nel sistema penale, dopo una visita alle putride celle di Sollicciano. Un detenuto le ha fatto vedere il contenuto di una busta da lettere. "Guardi qui", le ha detto. All'interno centinaia, migliaia di puntini scuri. Spiega il recluso: "sono le cimici che ho raccolto dai nostri letti".

Marietti alza gli occhi sul poliziotto che l'accompagna in visita e lui accenna una mossa delle spalle, come a dire "qui va così". Intanto il ministro Nordio ha deciso di impugnare il provvedimento di sequestro di sette sezioni disposto dalla magistratura per le condizioni pessime in cui versano le celle. L'umanità ha toccato il fondo e la politica ha iniziato a scavare: al peggio non c'è mai fine.

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Adolescenti, è emergenza salute mentaleRedazione · Attualità

In Italia sempre più adolescenti con disturbi psichici vengono ricoverati nei reparti per adulti. La causa è la grave carenza di posti letto nelle neuropsichiatrie infantili: appena 403 a fronte di almeno 700 necessari, secondo i dati riportati da Altreconomia. Ben cinque Regioni ne sono completamente sprovviste. Il bisogno, però, cresce senza sosta.

Al Meyer di Firenze i primi di settembre l'emergenza ha toccato un picco record: 17 minorenni contemporaneamente ricoverati in urgenza, per tentato suicidio, ideazione suicidaria o autolesionismo. L'ospedale pediatrico ha un reparto di psichiatria con solo 12 posti letto, tanto che alcuni casi non urgenti hanno dovuto essere dimessi, mentre 5 dei 17 minori sono stati ricoverati in altri reparti.

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Difesa civile nonviolenta, la legge è in ParlamentoRedazione · Attualità

Un traguardo storico per il movimento pacifista italiano. La campagna "Un'altra difesa è possibile" ha superato le 50.000 firme necessarie per presentare in Parlamento la proposta di legge di iniziativa popolare per l'istituzione di un Dipartimento della Difesa civile non armata e nonviolenta. La proposta mette a sistema Servizio civile, Protezione civile e Corpi civili di pace, prevedendo un Istituto di ricerca per la pace e un Fondo alimentato dal 6×1000.

"Un segnale straordinario contro la corsa al riarmo e una vittoria della mobilitazione dal basso", commentano i protagonisti della Campagna. Ora tocca a Senato e Camera, assemblee recentemente impegnate, però, nel finanziare riarmo e guerre nonostante la contrarietà della maggioranza degli italiani.

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Chi semina cemento raccoglie conflittoLorenzo Guadagnucci · Attualità

Controllo popolare a Livorno a difesa degli orti

Per molti è un "rifugio climatico" da tutelare nella sua integrità, per altri un'area da "valorizzare" sacrificando una porzione di suolo. Siamo a Livorno, in via Goito, nell'area detta degli "orti urbani": sei ettari di terreni miracolosamente sfuggiti alla cementificazione per una lunga catena di fallimenti. Il bosco urbano, che è ricco di acqua e anche sede di un centinaio di orti avviati da frequentatori dell'area, sta per diventare un "ecoquartiere", con la costruzione di quattro palazzine di quattro piani in bioedilizia - più le strade di accesso e i necessari parcheggi - da parte di Stefano Frangerini, costruttore livornese che ha rilevato i terreni a un'asta fallimentare per 1,2 milioni di euro.

C'è un problema, però, ossia la lotta popolare avviata da un rete di associazioni e singoli cittadini che rivendica la tutela integrale del "rifugio", un'area privata sotto il profilo formale ma ormai "socializzata" dall'uso. Il Comitato Orti urbani chiede al Comune di fare propri i terreni, proponendo a Frangerini di costruire il suo "ecoquartiere" in un'altra parte della città, su terreni già sfruttati: questo sì, dicono gli attivisti, sarebbe un piano ecologico di rigenerazione, tutto il resto è greenwashing.

La parola d'ordine è dunque: consumo di suolo zero. Un motto che risuona da tempo nei palazzi della politica, ma che fatica a tradursi in atti concreti, nonostante le direttive europee di protezione dell'ambiente e nonostante i recenti proclami della Regione Toscana con il suo "Documento sulla difesa del suolo 2026".

A Livorno la tensione è alta. Il 5 settembre tremila persone hanno marciato in corteo dagli Orti urbani al Comune, ma il sindaco Luca Salvetti ha ribadito il no alla proposta di permuta, avendo sposato il progetto "ecologico" dell'imprenditore, che prevede l'80% dei terreni destinato a parco urbano pubblico. Qualche settimana dopo Salvetti ha però accettato un confronto con il Comitato e con lo stesso Frangerini, al termine del quale ha proposto "un'ulteriore concentrazione dei cantieri e dell'indice edificato a terra", chiedendo poi all'imprenditore di dirottare in altre aree (degradate) della città i previsti interventi di modifica del parco. Il Comitato resta fermo sulle sue posizioni, e la prospettiva della prova di forza, con lo sgombero del presidio e l'arrivo delle ruspe, resta incombente. In via Goito c'è un cartello che dice: "Chi semina cemento, raccoglie conflitto". Potrebbe diventare il motto del nostro futuro.

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3Censura2 articoli
Cyber repressioneMariella Marzuoli · Censura

Gli USA spengono con un clic il collettivo Autistici/Inventati che per 25 anni ha sostenuto una rete libera e non mercificata

Perché i provvedimenti contro il collettivo italiano Autistici/Inventati assumono i contorni di una questione di rilevanza internazionale? 16.000 caselle di posta elettronica, 5500 mailing list, 1500 siti di A/I sono stati bloccati in seguito ad un provvedimento del Dipartimento del Tesoro Usa che ha inserito questa realtà nella lista dei soggetti che non possono avere relazioni economiche con gli Stati Uniti in quanto "Specially Designated Global Terrorist (SDGT)", lista in cui sono presenti realtà considerate terroriste in quanto antifasciste e antisioniste.

Per 25 anni A/I ha offerto servizi alternativi alle grandi piattaforme come collettivo antifascista, antirazzista, antisessista e antimilitarista. Uno spazio abitato dal mondo del terzo settore, da associazioni, ong, da cooperative di finanza solidale, da gruppi di lavoratori di aziende in crisi, da moltissime persone critiche nei confronti degli strumenti di comunicazione digitale dei colossi americani. Dal 28 agosto scorso autistici.org risulta irraggiungibile, anche se il server funziona, perché il PIR (Public Interest Registry) lo ha cancellato dal registro che traduce i nomi in indirizzi numerici (DNS). E quindi chi lo cerca non lo trova.

L'interruzione della operatività on line di A/I e di tutto ciò che contiene, è un attacco gravissimo alla libertà di informazione e alla libera circolazione delle idee. Basterebbe questo aspetto per essere preoccupati, indignati e combattivi.

Ma non è solo questo. Com'è già accaduto a Francesca Albanese, il collettivo viene colpito anche nella operatività economica. L'account Paypal (strumento creato da Elon Musk) di A/I è sospeso e con ciò la possibilità di ricevere contributi vitali. Banca Etica, di cui è cliente, ha sospeso poi l'operatività del conto, con la prospettiva di chiuderlo definitivamente. In seguito a un provvedimento di un governo estero, un'associazione italiana regolarmente costituita, che non ha infranto leggi, si trova impossibilitata a portare avanti il proprio lavoro ed è colpita in modo distruttivo nell'operatività economica. Ciò accade non in virtù di un qualche ordine esplicito e formale, ma per le leggi della finanza alle quali non riescono a sottrarsi nemmeno le realtà bancarie più virtuose. Continuare ad avere rapporti con un soggetto inserito nella lista nera SDGT, espone a rischi secondari in termini di cessazione di servizi per tutti i clienti della banca, come l'uso delle carte di credito (monopolio USA), e tutte quelle operazioni, tante, che richiedono intermediari Usa.

Il collettivo A/I è stato sanzionato non tanto per ciò che fa, ma per gli strumenti che ha offerto a tanti altri soggetti.

È evidente che si tratta di un modo inedito di colpire e affondare coloro che contrastano la diffusione del fascismo, le guerre, la finanziarizzazione dell'economia mondiale. È un sistema che opera al di là delle leggi nazionali e degli accordi internazionali.

E arriviamo al drammatico comunicato del 6 settembre scorso: "A/I chiude. Il collettivo Autistici/Inventati chiude e sospenderà tutti i servizi a breve termine. Non c'è un modo facile per dirlo o per spiegarlo. Ogni giorno in cui siamo rimaste online a partire dal 26 agosto è stata una vittoria, ma noi dobbiamo fermarci oggi. (...) In questo clima continuare a offrire i nostri servizi è solo un pericolo in più per le nostre utenti, e per tutte le persone che fanno parte delle nostre comunità. In un mondo di accuse slegate dai fatti non possiamo che aspettarci un'ulteriore repressione sproporzionata. Questo ci mette di fronte all'impossibilità di mantenere il nostro progetto originario: offrire strumenti sicuri e non mercificati. Sono stati 25 anni bellissimi. Sono stati una 'bella storia'".

Ma il collettivo non si arrende e l'8 settembre scorso ha depositato un ricorso d'urgenza contro Banca Etica per ottenere il ripristino immediato dell'operatività del proprio conto corrente.

Nel frattempo qualcosa si è mosso nella società civile. Trenta associazioni olandesi hanno chiesto al proprio governo tutele legali contro le sanzioni estere. Il 25 settembre si sono tenute manifestazioni a sostegno di A/I, anche a Firenze.

Concludiamo con il commento di Wu Ming: "Cerchiamo tutte e tutti di uscire da questo frangente con una maggiore consapevolezza. Bisogna salvarsi il culo il più collettivamente possibile. Bisogna stare insieme, creare alternative insieme, imporre insieme storie diverse da quella, sempre uguale, che incessantemente racconta il potere".

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Oscurati i siti di 92 realtà fiorentine, segnalate su un sito Usa della galassia MagaValentina Baronti · Censura

Oltre novanta realtà politiche e associative fiorentine prima oscurate e poi schedate sul sito statunitense Data Republican, lo stesso che a fine agosto ha hackerato i domini di Autistici/Inventati, cambiandone per qualche ora il nome in trumpblogs. Sulla home page campeggia una mappa del globo con 7 mila pallini di diversi colori, che corrispondono a altrettanti siti anarchici e antifascisti in tutto il mondo, di cui 717 in Italia e 92 a Firenze.

La mappa interattiva è ancora online e, filtrando la ricerca per stato e città, appare l'elenco fiorentino: praticamente tutti coloro che negli anni hanno avuto un sito noblogs.org, nel quale era specificata la sede dell'organizzazione. I siti non sono più raggiungibili dal 26 agosto, quando la messa al bando di Autistici/Inventati ha bloccato le comunicazioni di chiunque avesse un sito su noblogs.org.

Nel trumpblogs però si possono ancora scaricare articoli e informazioni, tra cui anche nomi e cognomi di persone, che quindi, con tutta probabilità, sono schedate dal governo americano. Data Republican infatti è gestito da Jennica Pounds, hacker e influencer della galassia Maga, che ha dichiarato di aver segnalato al governo Trump i nomi di un certo numero di antifascisti. Una lista di proscrizione raffazzonata e imprecisa, che tira dentro realtà ancora attive e vecchie campagne sociali e politiche ormai morte e sepolte, ma non per questo meno preoccupante.

Fin dove può arrivare l'amministrazione Trump lo abbiamo visto con Francesca Albanese e con Autistici/Inventati, inseriti nella lista nera, chiusi, oscurati, con i conti bloccati e di fatto l'impossibilità di continuare a vivere e ad esprimere il loro dissenso.

L'attacco alla libertà di pensiero della "democrazia" americana arriva un anno dopo quello della "democrazia" israeliana. Nel settembre scorso, sul sito del ministero per gli affari della diaspora e per la lotta all'antisemitismo, furono pubblicate tutte le piazze contro il genocidio, con luoghi, orari, livello di pericolosità e pagine social di chi le promuoveva. Tra queste c'erano anche realtà fiorentine, con una spaventosa capillarità di informazioni.

Siamo sicuri di essere ancora in democrazia?

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4Diritto all'abitare2 articoli
Casa, emergenza europeaValentina Baronti · Diritto all'abitare

Il nuovo regolamento è troppo blando. Contini dell'Unione Inquilini: "Usiamo gli strumenti che ci sono già, a partire dalla requisizione"

"Le case devono tornare a essere case e non merce. Per fare questo ci vuole un'imposizione dall'alto, non si può aspettare che il mercato si regoli da solo". L'avvocata Giulia Contini, esperta di diritto alla casa e membro della segreteria nazionale di Unione Inquilini, commenta così il regolamento della commissione europea "Affordable Housing Act", che tanto piace all'europarlamentare Dario Nardella e alla Sindaca di Firenze Sara Funaro, che di città in emergenza abitativa dovrebbero saperne qualcosa, visto che Firenze, stando ai dati dell'Osservatorio del mercato immobiliare e delle Finanze, ripresi da Oxfam, è la città italiana in cui l'affitto erode la maggior parte del reddito: il 46,5%, contro la media nazionale, comunque molto alta, del 35%. "In Europa si fa finta di andare nella direzione della presa in carico della questione abitativa - continua Contini -, ma in realtà la regolamentazione, o è del tutto blanda come in questo caso, oppure, come nel piano casa, va nella direzione di avvantaggiare una speculazione edilizia che si sta mangiando le città". Quindi l'emergenza c'è, lo ammette persino l'Europa, ma non si fa niente per risolverla o meglio, si fa finta di risolverla.

Perché questo regolamento non risolverà il problema?

Perché la linea politica è debolissima e non delinea nemmeno dei limiti chiari. Si parla della possibilità per gli Stati di intervenire sulle locazioni turistiche dove c'è uno stress abitativo, ma questo parametro non viene definito in maniera univoca, dato che viene rimessa ai comuni la scelta di individuare queste zone. In Italia c'è oltre un milione di persone che vive in affitto ed è in povertà assoluta: è un paese intero in stress abitativo.

Cosa servirebbe?

Più case popolari, per esempio. Bisogna investire nell'Erp non nel social housing, che in Italia riguarda una fascia di reddito tra i 25 e 30 mila euro l'anno, la cosiddetta "fascia grigia". E invece, ancora una volta, non si affronta il problema dell'edilizia residenziale pubblica, che in Italia è appena il 3% del patrimonio abitativo.

Manca una visione di insieme?

Sì, ma non è un caso. La questione abitativa viene sempre affrontata in maniera parziale e non è sciatteria ma scelta politica, perché se io inquadro il problema guardando solo un pezzettino, posso far finta che su quel pezzettino sto intervenendo. C'è bisogno di una reale distribuzione delle risorse, in accordo con le forze sociali, e non di una politica che fa accordi con i fondi di investimento a cui svende il patrimonio pubblico, perché poi succede come è successo a Spin Time. Non ti puoi aspettare che il fondo di investimento si metta a sedere a un tavolo e faccia il bravo. Sei tu istituzione che devi usare gli strumenti normativi che hai. La questione abitativa è complessa, riguarda piani diversi e dobbiamo usare tutti gli strumenti per spostare la coperta. Strumenti che già abbiamo, è la volontà politica che manca.

Quali sono questi strumenti?

Sono tanti, da una tassazione diversa per chi mette le case in affitto, alla promozione di agenzie sociali in cui sono i comuni a pagare i canoni come garanzia per i proprietari, fino alla requisizione in uso.

Intendi la requisizione degli appartamenti sfitti?

Esatto. Non è un vezzo ideologico, è una scelta politica. Il nostro ordinamento prevede che si possa fare in una situazione emergenziale e l'Europa stessa ha riconosciuto questa emergenza. Siccome l'abitazione è un diritto fondamentale, che incide sul diritto alla salute, all'infanzia, alla riservatezza e senza questo diritto non puoi avere una vita dignitosa, se non hai le risorse per garantirtelo, io Stato devo farlo per te. Lo Stato invece sceglie di abdicare al suo ruolo di occuparsi delle persone più fragili e punta a investire sull'edilizia residenziale sociale dove sa che recupererà qualcosa.

Come funziona la requisizione in uso?

Prevede il recupero di un appartamento sfitto, per darlo a un nucleo in emergenza abitativa per 6 mesi, pagando un'indennità al proprietario. È uno strumento che può essere regolamentato a livello comunale e infatti il gruppo consiliare di Pisa "Diritti in comune", di cui faccio parte, aveva presentato un emendamento, che ha avuto parere tecnico favorevole, anche se poi, ovviamente, non è stato approvato. Questo dimostra che è una cosa che si può fare con gli strumenti che già oggi ci sono.

Spin Time è stata un'importante occupazione abitativa (400 persone) e sociale nel centro di Roma, in un palazzo ex sede dell'Inpdap, svenduto dallo Stato nel 2004 al fondo immobiliare Investire Sgr, che possiede anche ex edifici pubblici di Firenze, tra cui l'ex caserma dei Lupi di Toscana e la Manifattura Tabacchi. Dopo un incendio a fine luglio 2026 Spin Time è stata sgomberata e ogni trattativa tra il Comune e la proprietà al momento non ha avuto esito.

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E i berlinesi guardano a sinistraCristiano Lucchi · Diritto all'abitare

Il commento di Donatella Della Porta sulla vittoria di Die Linke e sulle sue politiche abitative contro la speculazione finanziaria

Donatella Della Porta è preside fondatrice della Facoltà di Scienze Politiche e Sociali della Scuola Normale Superiore di Firenze, dove dirige il Centro di Studi sui Movimenti Sociali (Cosmos). Ha vissuto e condotto ricerca a lungo a Berlino: le abbiamo chiesto di commentare la vittoria di Die Linke alle elezioni amministrative con uno storico 25,7% che ne fa il primo partito della capitale tedesca. Il successo si basa su un programma incentrato sulla lotta al caro-affitti e sull'espropriazione dei grandi gruppi immobiliari quotati in borsa, come Vonovia e Deutsche Wohnen, per trasferire circa 220.000 appartamenti sotto controllo pubblico.

Per un berlinese con un lavoro normale oggi è impossibile vivere in città. Da dove nasce questo fenomeno?

Da privatizzazioni e finanziarizzazione del mercato della casa, alla base della negazione del diritto all'abitare. Un gruppo di fondi immobiliari controlla quasi 250.000 alloggi. Deutsche Wohnen da sola ne controlla 140.000, come se quasi tutta Firenze fosse in mano a un fondo speculativo. Altri fondi - svedesi, statunitensi, anche franco-italiani come Convivio - controllano pacchetti da 20.000 appartamenti.

Berlino trasformata in un prodotto finanziario?

Esatto. E accade in una città dove, per tutto il dopoguerra, l'abitare era stato economico: nonostante l'unificazione e lo spostamento della capitale a Berlino l'accesso alla casa è rimasto a lungo più economico che nel resto del paese e in altre capitali europee.

Il costo degli affitti è decollato, anche a causa di una legge a favore degli affitti brevi.

Oggi a Berlino servono con urgenza circa 200.000 alloggi per i più poveri, la classe media, i giovani, gli immigrati. Chi ha un affitto da tempo è protetto dalle leggi sul controllo dei canoni; chi cerca casa oggi paga 1.500 euro per due stanze, anche lontano dal centro. Conosco molte persone andate via da Berlino come un tempo, e oggi di nuovo, si andava via da Firenze perché l'affitto non era più sostenibile.

Ci sono leggi sulle locazioni contraddittorie.

Ci sono norme che calmierano il mercato, e che consentono un affitto a metro quadro di circa 8 euro. Ma c'è una norma del Codice civile che esenta i contratti di locazione per uso temporaneo dalla legislazione sul controllo degli affitti, è così che questo mercato può arrivare anche a 50 euro al metro quadro. Una vera e propria scappatoia che permette ai proprietari degli affitti brevi arredati un modo per ottenere entrate esorbitanti. Questo in un contesto in cui più dell'80% dei berlinesi vive in affitto.

Nel 2021 un referendum chiedeva l'esproprio degli appartamenti in mano a grandi società finanziarie, con ampia partecipazione e vittoria di chi contrasta la speculazione. Oggi Die Linke ne raccoglie i frutti.

Sì, le loro proposte nascono dalle proteste dei movimenti sociali, sfociate nel referendum per l'espropriazione di Deutsche Wohnen. Che a un solo proprietario, estraneo all'edilizia sociale, sia permesso controllare appartamenti spesso sfitti - perché ridotti a bene finanziario, occasione di rendita - è per molti una situazione inconcepibile.

Cosa propone Die Linke?

Un'espropriazione che non tocca piccoli proprietari o privati, ma solo i grandi gruppi quotati in borsa con migliaia di appartamenti. Propone inoltre un blocco rigido degli affitti sulle quasi 400.000 abitazioni pubbliche e una tassa patrimoniale sulle circa 3.000 ville di extra-lusso della regione.

Niente di radicale, a prima vista.

No. Sappiamo bene quanto sia più facile privatizzare e deregolamentare che deprivatizzare e riregolare. Servono investimenti enormi per riparare i danni della finanziarizzazione. Le politiche di Die Linke servono a trovare risorse dove sono, per chi non accede più al mercato degli affitti.

Questa vittoria porterà la sinistra al governo?

I risultati nello Stato federale di Berlino sono stati trasformativi. Die Linke sfiora il 26%, guadagnando circa 13 punti, anche grazie alla scelta di rappresentare ceti popolari, minoranze etniche, giovani. La candidata sindaca ha ottenuto la maggioranza dei voti e ha la legittima aspettativa di essere nominata. Ma formare un governo non sarà semplice: democristiani e socialisti sono crollati, anche i Verdi perdono punti, ma insieme hanno i seggi per governare. Sono però divisi sulla visione del futuro, anche perché la SPD è stata parte delle politiche che hanno portato al disastro abitativo, e ha rapporti di interesse con chi ha approfittato della negazione del diritto all'abitare a Berlino. Vedremo nelle prossime settimane cosa accadrà.

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5Dai margini2 articoli
Ditemi perchéValentina Baronti · Dai margini

Yuri Maffei: "Quello che è successo al babbo non deve più accadere. Al Comune di Firenze chiedo trasparenza"

"Né io né mia madre sappiamo perché il babbo si è tolto la vita, ma sappiamo che negli ultimi tempi era angosciato e che il diritto alla casa era per lui una priorità. La questione abitativa era per lui fondamentale. Ha lottato tutta la vita per questo. All'Albergo Popolare aveva trovato il suo piccolo spazio di libertà. Voglio risposte". A parlare è Yuri Maffei, il figlio di Stefano, il volontario di Fuori Binario che nel febbraio scorso si è suicidato all'Albergo popolare, il giorno prima dell'udienza che avrebbe potuto riportarlo in carcere. Quell'udienza in realtà era stata rimandata di tre mesi, ma Stefano non l'ha mai saputo.

"Perché l'Albergo popolare non aveva concesso la struttura per gli arresti domiciliari? Perché il Comune, incaricato dal tribunale di trovare un'altra struttura, non l'aveva fatto? Perché l'unica soluzione che gli avevano dato era al quarto piano senza ascensore, a lui che era invalido e viaggiava con due stampelle?". Sono alcune delle domande che Yuri continua a farsi da nove mesi, senza avere risposte.

L'amministrazione comunale sostiene che, per avere una misura alternativa al carcere all'Albergo popolare, è necessario un progetto specifico dei servizi sociali. A quanto pare a tuo padre non era stato concesso un progetto del genere. Sai spiegarti perché?

No, non so spiegarmelo. All'Albergo Popolare non aveva mai creato problemi, faceva teatro ed era volontario a Fuori Binario. Aveva avuto tanti momenti difficili ma, nella sua debolezza, era un uomo ricco di rapporti umani. Il reato per cui volevano mandarlo in carcere era legato a una manifestazione di piazza. Forse il problema è che per la società il babbo era considerato un reietto, perché era contro il sistema, l'ingiustizia, la disuguaglianza. Oggi, a Firenze, se hai pochi soldi non puoi più vivere. Sono nato e cresciuto in questa città, ma ora mi vergogno di essere fiorentino.

Abiti ancora a Firenze?

Ci vivevo fino a poche settimane fa, quando l'ennesimo acquazzone ha inondato il seminterrato in cui stavo, rendendolo inagibile. Ora sono ospitato in provincia da mia mamma, anche se lavoro in centro. Ho 35 anni e vivo del mio lavoro, ma faccio molta fatica e sicuramente non posso permettermi un affitto sul mercato. Quando vedo i turisti vivere nel lusso in questa città, provo pesantezza e rabbia. La disuguaglianza di classe è sempre più forte e le persone arrabbiate sono sempre di più.

Come hai vissuto questi ultimi mesi?

Sono stati molto difficili e non solo per i tanti problemi pratici legati alla morte del babbo, tra cui il fatto che ho dovuto cambiare lavoro, perché i primi tempi non ci stavo con la testa; ma soprattutto perché una cosa del genere ti lascia spiazzato di per sé, peggio ancora se in nove mesi non hai ancora avuto una risposta. Non si può ricominciare a vivere senza risposte, perché si rimane sempre col dubbio.

Che cosa chiedi alle istituzioni?

Chiedo trasparenza. Il babbo non tornerà, ma una cosa come quella che è successa a lui non deve accadere più. Questa storia tragica deve servire a cambiare queste dinamiche, a far sentire tutelati anche i più fragili. Vorrei che questa città desse ai reietti la possibilità di riprovarci, perché non puoi sapere cosa prova una persona quando gli stai dicendo un no, senza nemmeno motivarlo. Il babbo era depresso e bipolare, oltre che invalido e con problemi di deambulazione. L'ipotesi di andare in carcere lo terrorizzava. Era arrabbiato con il mondo.

Che tipo era Stefano?

Era un disgraziato, ma aveva una grande dignità. Mi ha insegnato molto. Con lui ho passato momenti bellissimi. Durante l'infanzia, nelle occupazioni abitative, mi ha insegnato il valore della solidarietà. Il babbo era un poeta, un artista. All'Albergo popolare aveva una stanza piccolissima, una specie di ripostiglio, però quel buco era casa sua. L'unico spazio in cui potersi chiudere a scrivere. Quando è morto abbiamo trovato i suoi diari. Ha scritto cose bellissime di me.

  • suicidio
  • carcere
  • arresti domiciliari
  • diritto alla casa
  • servizi sociali
  • disuguaglianza
  • trasparenza
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Uno di noiBarbara Cremoncini · Dai margini

Stefano era parte attiva della comunità di Fuori Binario. La terrazza della nostra sede è il suo lascito concreto

C'è un cancello, sul lato di piazza Tasso che fa angolo con via del Leone, che si apre su una grande terrazza lastricata di mattoni. In fondo, sulla destra, c'è anche un pezzetto di terra dove qualche pianta eroicamente resiste, intorno tanti vasi dove con pazienza si cerca di far crescere qualcosa. È lo spazio esterno della palazzina dove Fuori Binario ha la sua sede, un bello spazio, non proprio un giardino ma qualcosa di più di una corte. Chiunque a Fuori Binario metta piede in questa terrazza, non può fare a meno di pensare a lui, a Stefano, detto il Muffa, la persona che ne aveva fatto il suo regno e anche la sua ragione di vita. Nel casotto lungo una parete ci sono ancora le sue cose, gli attrezzi, i guanti, una bici che stava aggiustando, dei pancali che stava trasformando in panchine.

È qui che in un pomeriggio di luglio dello scorso anno il Muffa si è lasciato intervistare. All'inizio un po' riluttante, come spesso succede in questi casi, ma poi sempre più a suo agio nel raccontare e raccontarsi. Con l'unica accortezza di non uscire sul giornale con il suo vero nome. Così lo avevamo chiamato Piero. Poi lui, il Muffa, ci spiega che all'albergo popolare, dove sta in una stanza per l'accoglienza lunga, pagando un piccolo affitto, un giorno gli indicano Fuori Binario. È a due passi, si affaccia, la situazione gli piace, comincia come volontario, conosce le persone, stringe amicizie e diventa attore di un progetto per la risistemazione del piazzale. Un modo per rimettersi in gioco, dopo anni passati a vivere alla giornata, dopo la fine di quella che per lui era stata l'esperienza più significativa, quella del Movimento di lotta per la casa, che per molti anni lo aveva motivato dal punto di vista umano ma anche politico e sociale. Ma che poi per lui si era conclusa perché, spiega, era venuto meno il disegno politico complessivo.

E anche perché la sua salute non gli permette più di seguire e vivere le occupazioni come un tempo. La salute è la sua principale preoccupazione: "sono un sopravvissuto", dice di sé, dopo molti anni passati in maniera burrascosa: un grave incidente di moto che da giovane gli aveva compromesso per sempre la colonna vertebrale, un altro incidente in bici che, più di recente, lo aveva messo fuori uso per otto mesi. E poi una sindrome rara legata all'uso di alcuni farmaci, il pesante lascito di anni di dipendenze e vita di strada.

Dietro tutto questo, ancora tanta vita, la vita di chi per carattere non riesce a stare fermo e sempre deve reinventarsi. Dopo un'infanzia non facile con una madre traumatizzata dall'abbandono del marito, il collegio delle suore - per ironia della sorte proprio in piazza Tasso - la scuola alberghiera a Viareggio, i viaggi, Londra e tanti lavori, studi di tatuaggi, ma anche muratore, elettricista, insomma un po' di tutto. Si fa una famiglia, poi la perde, ha un figlio, ormai grande, molto amato ma che, per una sorta di ritegno, non vuole coinvolgere più di tanto, forse per paura di mostrarsi così fragile e malmesso. Così, nella sua stanza, spesso disteso a letto a causa dei dolori, Stefano scrive, ripensa a tutti i pezzi della sua vita, cerca di metterli insieme: "ho scritto tutto".

E si capisce che tanto ancora ci sarebbe da raccontare. Lo ribadisce, qualche settimana dopo, con un messaggio su whatsapp: un invito alla festa per Ferragosto nella terrazza. "Potrei avere altro materiale - aggiunge - (...) realtà vissute, ma magari messe nella forma giusta sono convinto che possono fare frutti!". Quel Ferragosto non ero a Firenze. La storia, dopo, deve essersi incasinata un po' troppo e altre occasioni non ci sono state.

Anche se Stefano non c'è più, negli ultimi tempi la terrazza si è riempita di parole e di musica, di dibattiti, proiezioni, cene e pranzi. È sempre viva insomma. A lui sarebbe piaciuto.

  • ricordo
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  • lotta per la casa
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6Società1 articolo
Pausa caffè corretto a paranoia e sfruttamentoFrancesco Martinelli · Società

Atto unico per due personaggi

FADE IN

NERO...

INTERNO SALA SLOT "12 MONKEYZ"

Scena in penombra che sfrega contro i nervi. Il ronzio del neon non è solo elettrico: sfarfalla a frequenze che piantano spilli nel cervello. Il sibilo delle slot machine si è trasformato in una respirazione asmatica, metallica. ZZZZ-CLICK-ZZZZ-CLICK-ZZZZ! Dalle fessure per le monete colano fluidi neri e sottili filamenti organici, che si allungano verso le caviglie dei due inservienti della sala giochi.

CHICCO e SPILLO sono immobili, spalla a spalla, ma piegati in due in una rigidità innaturale. Si lanciano occhiate paranoiche senza girare la testa, terrorizzati che anche il movimento delle orbite possa essere registrato.

CHICCO (Voce ridotta a un soffio sibilante, spezzato, le labbra che tremano) Non guardarla. Non guardare la lente della telecamera. Ci sta misurando la pressione sanguigna. L'Agenzia sa che la frequenza del mio battito è salita. Sa che sto pensando. Tu... tu le stai parlando? Ti muovi troppo piano con quella scopa. Stai facendo segnali in codice alla parete.

SPILLO (Con le mani imbrattate di liquido nerastro, si gratta ferocemente l'avambraccio fino a stracciarsi la stoffa della divisa e spellarsi i brufoli) Zitto! Zitto, ti prego! I microfoni non sono solo nel soffitto, sono dentro i cavi elettrici, nelle fessure dei tasti dei computer. Ti fischiano le orecchie, eh? Be', non è tua mamma che ti pensa: è l'Agenzia che trasmette le frequenze in 5G per farci odiare da questi complottisti ludopatici. Ogni volta che ti guardo, Chicco, mi viene voglia di piantarti questo manico di scopa nella gola!! Ma non è colpa mia. Sono loro che ci entrano nel cervello! Ci spruzzano gli ordini dai condotti dell'aria! Cazzo!!

CHICCO (Afferra SPILLO per il collo della divisa con una presa disperata e stringendolo così forte da farsi sbiancare le nocche) Guarda che cosa ci hanno fatto! Guarda gli occhi alieni dei clienti! Sai che penso io? L'Agenzia non ci controlla con le guardie in borghese, ma con la polvere che fuoriesce dalle mazzette della mafia: ci vogliono pazzi, odiatori con la certezza che l'altro sia una spia! (chi è nato dopo il 2005 può leggere "haters" invece di "odiatori") Tu vedi me come il delatore che ti farà licenziare, io vedo te come il parassita che mi ruberà il turno. Ci stanno preparando al massacro! E intanto i parassiti dell'alta burocrazia ci succhiano il midollo a distanza, attraverso gli schermi, ridendo della nostra carne in cancrena!

SPILLO (Spalanca gli occhi, fissando gli avventori alle slot) E quelli? Chi cazzo sono quelli? Non sono clienti! Hanno microcamere al posto delle pupille! Guardali come muovono le dita sui pulsanti... non stanno giocando, stanno registrando tutto per conto dell'Agenzia! Biascicano insulti razzisti e paranoie tossiche solo per distrarci, per non farci vedere il filo di ferro che ci lega tutti per il collo e strangolarci a vicenda! Giuda! Ecco cosa sono, per Dio! (Si fa il segno della croce con la lingua, punta in alto poi in basso, sinistra e destra, le mani occupate dalla scopa bagnate di sudore)

CHICCO (Guarda le sue stesse dita: la pelle attorno alle unghie sembra ricoprirsi di una patina grigia e metallica, a tratti sembra comparire una sottile linea di filigrana, la firma di un banchiere e lo stemma di uno stato, la silhouette del marchio di una multinazionale) Ci stanno trasformando nei pezzi di ricambio della macchina. Ci stanno dissolvendo la volontà. Ma io non ci sto. Io non sono una tua spia, Spillo, e tu non sei il mio carnefice! Dobbiamo staccare i cavi prima che l'Agenzia ci resetti il cervello! La paranoia deve diventare il nostro radar: non contro di te, ma contro la struttura! Dobbiamo sviluppare la super-paranoia!

SPILLO (Sfoga la propria angoscia in un grido soffocato, scagliando il secchio con l'acqua per le pulizie contro il sensore d'allarme antincendio sul soffitto che si sfracella; un fluido denso inizia a colare dall'alto) Hanno tagliato i contatti! Ci stanno ascoltando tutti!!

CHICCO (Affila con i denti il manico di scopa spezzato, tremando per l'adrenalina pura che il suo corpo ribelle produce) Che sentano il rumore della carne che rifiuta il macello! Nessun padrone! Nessuna agenzia! Nessun microfono nella nostra rabbia!

Il neon comincia a lampeggiare a un ritmo impazzito, proiettando ombre deformi sulle pareti. I due si stringono schiena contro schiena, crollando nel buio mentre le macchine slot iniziano a strillare allarmi a frequenza acutissima e a sputare gettoni insanguinati.

BUIO PESTO

Compaiono in sequenza tre scritte in sovrimpressione:

"Trovati due uomini morti in una sala slot. Da tempo noti ai servizi sociali, i due stavano usufruendo di una generosa opportunità di inserimento lavorativo come inservienti notturni. Dalle prime ricostruzioni, i due si sarebbero sparati a vicenda. Si sospetta assunzione di sostanze stupefacenti, e, quel che è peggio, vaghe e confuse associazioni di idee di tipo sovversivo. La cronaca in tutti i quotidiani di domani."

FADE OUT.

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  • paranoia
  • sfruttamento
  • lavoro precario
  • controllo
  • ludopatia
  • inserimento lavorativo

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7Ambiente3 articoli
I rifugi climatici testati per voiAlberto Ottanelli · Ambiente

Nell'estate più calda dal 1950 un forestale in pensione li ha provati sul campo: "l'idea è buona ma serve di più"

Ce ne siamo accorti tutti. L'estate appena passata è stata calda, caldissima. I climatologi dicono che a livello globale è stata tra le più calde della storia - per il Cnr la più calda dal 1950 - e, in molte regioni d'Italia ha superato persino le temperature record del 2003. Almeno cinque ondate di calore persistenti e, al di là dei picchi massimi toccati, è stata la continuità delle temperature elevate e delle "notti tropicali" (in cui il termometro non è mai sceso sotto i 20 gradi) a rendere difficile la vita di tutti, ed in particolare dei più vulnerabili, come anziani, bambini, persone con malattie croniche o senza dimora.

In questo contesto, l'utilità anzi, la necessità, di una ampia ed efficiente rete cittadina di "rifugi climatici" è evidente. Un rifugio climatico è, per definizione, uno spazio pubblico ed accessibile, all'aperto o al chiuso, che abbia le caratteristiche per offrire sollievo alla popolazione nei mesi estivi, ed in particolare durante le ondate di calore.

E quali sono queste caratteristiche? Per quanto riguarda gli spazi al chiuso (come musei, biblioteche, centri civici, sedi istituzionali) devono essere idonei alla sosta e all'accoglienza con sedute confortevoli, avere un impianto di condizionamento con ricambio d'aria, punti di distribuzione di acqua gratuita, essere privi di barriere architettoniche. I rifugi all'aperto, come parchi e giardini pubblici, devono avere una elevata ombreggiatura (sul sito del Comune di Firenze si legge che ci deve essere una copertura arborea del 70%), e, anche qui, panchine e fontanelli di acqua potabile. Per entrambe le tipologie, ulteriori caratteristiche sono la gratuità ed il libero accesso, oltre ad una diffusione abbastanza capillare, che permetta a tutti i cittadini di raggiungerli in 10-15 minuti di cammino.

Nel corso dei mesi estivi, Paolo Degli Antoni, dottore forestale in pensione, amico di Fuori Binario, ha testato molti dei 53 rifugi climatici censiti dal Comune di Firenze, e ne ha potuto verificare "sul campo" pregi e difetti.

Innanzitutto: i rifugi "funzionano"?

Sì, funzionano, ma ci sono dei limiti, naturali e non solo. Prima di tutto, parlando di quelli all'aperto, va precisato che all'ombra di un albero in un parco o in un giardino ci sono circa tre gradi in meno rispetto allo stare al sole. Va da sé che quando la temperatura è di 40° non è che a 37° stai bene, quindi l'utilità è limitata alle ore più fresche, diciamo entro le 10 del mattino. E quindi possono essere "goduti" solo da alcune categorie di persone, come bambini in vacanza da scuola, o pensionati. Mentre nel pomeriggio, quando ce ne sarebbe più bisogno, il rifugio climatico all'aperto non è molto utile.

E dunque parliamo di quelli al chiuso...

In questo caso l'utilità è indubbia. Ma qui i limiti sono dovuti alla natura dei luoghi: biblioteche, sedi dei quartieri, musei... hanno tutti un orario di apertura, che in alcuni casi è limitato alle 17. Le biblioteche ovviamente sono sfruttabili per un tempo più ampio, ma hanno delle "regole" più stringenti legate alla modalità di fruizione.

Per quanto riguarda la diffusione in città cosa hai potuto notare?

Sulla carta i rifugi sono tanti. Solo che la situazione non è uguale in tutti i quartieri. Nel 4 (Isolotto, Legnaia), ad esempio, i cittadini sono più fortunati, perché ci sono molti rifugi e in generale sono migliori, come ad esempio il parco di Villa Strozzi e quello di Villa Bandini. Molto diversa la situazione del quartiere 1 (il centro), perché, pur avendo le Cascine, la parte più abitata è quasi del tutto priva di verde. E alcune piazze considerate rifugio climatico, come piazza Puccini, di gran lunga il peggiore della città, non lo sono affatto. Da sottolineare anche il fatto che per alcuni giardini, come quello di Campo di Marte, nel quartiere 2, che sarebbe un buon rifugio, vale la stessa considerazione degli spazi al chiuso: ci sono orari di chiusura e cancellate all'ingresso.

Dunque il giudizio finale qual è?

L'idea del rifugio climatico è senz'altro buona e ha una sua utilità. Ma se andiamo alla prova concreta bisogna rilevare un'offerta ancora un po' carente: parchi lontani dalle abitazioni, orari di apertura troppo brevi nel caso delle sedi dei quartieri, biblioteche chiuse il sabato pomeriggio e a rotazione nel periodo estivo. Dunque ci sono ancora ampi margini di miglioramento, soprattutto per quanto riguarda la fruizione e l'accessibilità.

Nel ringraziare Paolo per il suo originale lavoro di sperimentatore volontario dei rifugi climatici fiorentini, rimaniamo con un pensiero poco rassicurante in testa: nella prospettiva di estati sempre più torride non ci si può limitare a catalogare l'esistente; servono azioni più incisive per rendere più "democratico" l'accesso al fresco.

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Estate roventeRedazione · Ambiente

L'estate 2026 è stata la più calda mai registrata in Italia dal 1950, superando persino lo storico record del 2003. I dati, analizzati dal Consiglio nazionale delle ricerche sulla base delle banche dati europee, certificano una situazione termica senza precedenti per il territorio nazionale. Nei mesi estivi la temperatura media è stata di 24,3°C, contro la media di 23,6°C dell'estate 2003. Inoltre, da gennaio ad agosto si è registrato in tutti i mesi un aumento delle temperature rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Il Consorzio toscano LaMMA ha evidenziato come nella prima metà di agosto Firenze sia risultata più calda di due gradi rispetto al Cairo, con temperature estreme persistenti. Dall'inizio dell'estate fino a fine agosto si sono contate quasi 50 notti tropicali (con minime mai scese sotto i 20°C), praticamente una su due. E le ondate di calore sono proseguite fino all'inizio di settembre, con le ordinanze regionali di divieto di lavoro all'aperto prorogate fino alla fine del mese.

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Un giardino di cementoCecilia Stefani · Ambiente

Inaugurato in pompa magna con tanto di chiarine, il nuovo spazio in zona Leopoldo ci sembra un'occasione perduta

Arriviamo nel neonato "Giardino Nelson Mandela" in un tiepido pomeriggio di settembre. C'è un piacevole venticello, in cielo sfilano veloci nuvole bianche e tanti bambini giocano festosi con le nuove attrezzature o si rincorrono sugli spazi colorati del pavimento. Sulle panchine famiglie e passanti si ritrovano per due chiacchiere dopo la spesa nella Coop antistante.

Un quadretto idilliaco, ma... immaginiamo lo stesso luogo l'estate prossima, che so, il 10 luglio alle ore 16: non è azzardato prevedere 40 gradi all'ombra. Solo che l'ombra non c'è. Gli alberelli piantati in piccoli vasi - ammesso che siano sopravvissuti - per quanto un po' cresciuti non potranno fare molto. Per mitigare il calore il contributo del verde è offerto soltanto da questi alberi e dalle aiuole, ancora in divenire, contenute in vasche digradanti, a contorno dello spazio centrale. E questo spazio, in barba agli annunci solenni su depavimentazione e "città spugna", è completamente pavimentato e cementato, pronto a diventare l'ennesima isola di calore in città.

Possibile che non si potesse fare meglio? Se è vero che sotto c'è il parcheggio, si poteva tuttavia progettare un "giardino pensile" con una base adeguata di terreno... oppure pensare a delle coperture, dei pergolati, o magari dei pannelli fotovoltaici per alimentare il ricircolo di fontane, dato che l'acqua è un ottimo termoregolatore. In tante città europee le piazze presentano fontane a raso che offrono refrigerio e rinfrescano l'aria. A noi non riesce farle?

E invece... eppure il progetto di Unicoop è stato approvato solo un anno fa, quando il problema climatico era già ben presente.

Segnaliamo con amarezza l'ultimo dettaglio, che dettaglio non è: le panchine "anti clochard" col bracciolo in mezzo. Alla faccia di Mandela che le guarda dal murale.

(Didascalia: Due immagini del Giardino Nelson Mandela, progettato e realizzato da Unicoop in collaborazione con l'Amministrazione comunale. L'intervento ha avuto un costo di circa 3,2 milioni di euro.)

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8Dal basso5 articoli
Come cancellare un milione di debitiMariella Marzuoli · Dal basso

Lo ha fatto l'attore Michael Sheen per i suoi concittadini gallesi. Il docufilm sulla vicenda svela il sistema perverso delle finanziarie

Galles, autunno 2024, in un bar di Port Talbot si parla degli operai siderurgici in lacrime in seguito alla chiusura di un altoforno, della perdita di numerosi posti di lavoro, dell'indebitamento drammatico dovuto all'impossibilità di pagare rate e debiti vari.

È una storia molto simile a quella che potremmo sentire a Campi Bisenzio o a Prato. Ma in quel caso l'attore Michael Sheen, originario della cittadina, si chiede se può fare qualcosa. La prima cosa di cui Sheen si rende conto è che l'indebitamento di queste famiglie non è dovuto all'acquisto di beni di lusso, ma di beni necessari, dal frigorifero all'auto e quindi a finanziamenti, rateizzazioni, scoperti che generano spirali di debito da cui è difficilissimo uscire.

D'altra parte, anche dal nostro osservatorio, è facile rendersi conto di come il mercato spinga ad acquistare a rate, per generare profitti non soltanto dalla vendita di beni, ma anche dagli interessi maturati dalle rateizzazioni dei pagamenti. Facciamo un esempio. Un finanziamento di 15.000 euro restituibile in 60 mesi a 300 euro al mese, può generare 3.000 euro di guadagno per la società che ha effettuato il prestito. Se poi ci sono ritardi nella restituzione della rata, scattano anche le penali.

Michael Sheen, nel cercare di aiutare i suoi concittadini, ha scoperto e svelato il meccanismo spregiudicato (e legale) con cui banche e finanziarie accumulano profitti enormi sulla pelle delle famiglie. Dall'indignazione passa all'azione: utilizzando lo stesso sistema perverso, riesce a restituire debiti di novecento persone, per il valore di un milione di sterline, mettendone a disposizione circa centomila dal suo patrimonio personale. Sheen studia il sistema di cessione dei crediti e scopre che banche e istituzioni finanziarie li passano a società di acquisizione dei debiti appositamente costituite, accorpati e svenduti anche solo al dieci per cento del loro valore. Quindi crea una società di acquisizione di debiti e, invece di chiederne il rimborso, sceglie di cancellarli.

Ma l'aspetto più interessante dell'intera vicenda è stato la realizzazione del documentario "Michael Sheen's Secret Million Pound Giveaway", in cui mostra le difficoltà nella realizzazione del progetto e il cinismo degli istituti che non provano nemmeno a giustificare l'ingiustificabile. L'obiettivo del film è svelare i meccanismi che consentono di trarre profitti proprio dalle fasce di popolazione più vulnerabili, di come il sistema finanziario sia truccato e, in definitiva, di come i poveri vengono sfruttati: come lavoratori, come consumatori di beni essenziali, come debitori senza speranza. È anche uno strumento di riflessione sull'abitudine ormai consolidata anche in Italia di acquistare a credito - che vuoi che sia una rata di 100 euro al mese? - e comunque tramite pagamenti immateriali. Proprio su interessi, commissioni e gestione finanziaria le banche fanno extraprofitti, mentre negli ultimi quindici anni i risparmi di dieci milioni di concittadini si sono erosi al punto di non poter far fronte a spese impreviste di 2.000 euro (Oxfam).

Chissà se anche da noi sarebbe possibile la costituzione di società di acquisizione crediti con lo scopo di cancellare i debiti acquisiti. Il quadro normativo di riferimento per questo tipo di operazioni è la Legge n. 130 del 30 aprile 1999. Se si potesse, ci sentiremmo meno impotenti.

Per usare le parole di Michael Sheen: "Penso che una delle cose più distruttive del modo in cui viviamo ora è che siamo costantemente circondati dall'ingiustizia, eppure ci sentiamo come se non potessimo farci nulla. Ho imparato che impegnandomi, posso avere la sensazione di poterci fare qualcosa, che c'è un modo per cambiare le cose, ci sono alternative, e che dobbiamo sforzarci per cercare di fare la differenza per le persone".

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Microcredito per senza dimoraRedazione · Dal basso

A volte basta poco per finire a dormire in strada, soprattutto in una città che mette il diritto alla casa all'ultimo posto e che sembra fare di tutto per complicare la vita di chi non ha un tetto, a partire dall'annosa questione della residenza. A volte però basta poco anche per risolvere un piccolo problema che, vivendo in strada, può diventare insormontabile: l'assicurazione da pagare per poter continuare a dormire in quell'auto che è diventato il nostro giaciglio, un apparecchio acustico o degli occhiali da comprare per migliorare un po' la qualità della vita, un anticipo per pagare i primi mesi di una casa popolare faticosamente ottenuta e che rischiamo di perdere. È in casi come questi che l'azione mutualistica dal basso può fare la differenza.

Questo è il senso del microcredito per i senza dimora, un piccolo prestito per superare quel momento difficile che rischia di farci sprofondare ancora di più nel baratro. Con questo obiettivo Fuori Binario e Periferie al Centro aderiscono ai progetti di microcredito della cooperativa finanziaria Mutua Auto Gestione (Mag) Firenze, attraverso l'associazione Micro1, portando in quell'assemblea i casi dei senza dimora che collaborano con il giornale e con l'associazione, per valutare, volta per volta, i prestiti da erogare, perché quelle persone, più di chiunque altro, in una banca non li lascerebbero nemmeno entrare, figuriamoci fargli credito.

Per noi l'inclusione finanziaria è un diritto e l'esperienza dimostra che chi non ha garanzie patrimoniali può essere una persona affidabile, se ascoltata, accompagnata, messa al centro di una relazione umana. Soprattutto perché quella persona fa parte della comunità di Fuori Binario e con noi condivide tempo, spazio, obiettivi. Per poter rendere questo progetto davvero potente, abbiamo bisogno di incrementare i fondi a disposizione, secondo il motto di Mag "Se hai, hai per dare". Per aderire occorre associarsi a Micro1, realtà territoriale di MAG Firenze, e sottoscrivere quote di prestito di 25 euro o multipli. Per informazioni e adesioni si può scrivere un'email a redazione@fuoribinario.org oppure contattare Valentina (solo messaggi) al 339 4632863.

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KarakozRedazione · Il disco

Mai Mai Mai, Maple Death Records, 2024

"Karakoz è un racconto che viaggia dalla Calabria alla Palestina, da Crotone a Betlemme, attraverso le onde del Mediterraneo, un mare che accoglie e scambia, uccide e divora".

"Karakoz" è il titolo dell'ultimo album di Mai Mai Mai, alterego di Toni Cutrone, registrato durante una residenza tra Betlemme e Ramallah a inizio 2024, realizzata grazie alla collaborazione con due realtà locali che negli ultimi anni hanno contribuito a rafforzare la comunità artistica dentro e attorno la Palestina: l'hub culturale Wonder Cabinet e Radio Alhara.

Attraverso la sperimentazione musicale tipica di Mai Mai Mai, il disco trasmette l'esperienza potentissima vissuta in Palestina e il senso e la responsabilità di realizzare un album durante un genocidio, tracciando una linea che dal folklore del Sud Italia arriva ad un'altra cultura del Mediterraneo riconoscendosi "sorelle". All'ascolto, i brani di Karakoz trasportano in un luogo ideale sospeso fra le due sponde. https://bit.ly/4jlHi56

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Guerra e Clima - EcocidioRedazione · Il libro

Stefania Divertito, Il Saggiatore, 2026

Guerra e clima, l'ecocidio che distrugge la terra affronta un tema rimasto a lungo ai margini del dibattito pubblico: l'impatto ambientale di lungo periodo dei conflitti armati. Con il rigore dell'inchiesta giornalistica, l'autrice attraversa epoche e continenti, dalla piana di Verdun - dove l'arsenico contamina ancora il suolo a più di un secolo dalla Grande Guerra - a Gaza, dove le bombe hanno distrutto il 97% delle colture arboree, fino alle foreste vietnamite devastate dall'agente arancio e alla pioggia nera caduta su Teheran nel 2026.

Il libro ha il merito di collegare dati scientifici, testimonianze e categorie giuridiche emergenti, come l'accusa di "ecocidio" avanzata dalla procura di Kiev, restituendo un quadro in cui guerra e crisi climatica si alimentano a vicenda.

Non è un semplice repertorio di orrori: è un invito a pensare al disarmo anche come politica climatica. Lettura densa, ma capace di parlare tanto al pubblico generalista quanto a chi lavora su temi ambientali. https://bit.ly/4xJSJr3

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Gli occhi sul mare - CutroRedazione · Il podcast

Giulia Nucci e Sara Sanzi

Tre anni fa, il 26 febbraio 2023, un'imbarcazione con a bordo circa duecento persone, partite da Afghanistan, Pakistan, Iran e Somalia, si ribalta a poche decine di metri dalla costa: in poche ore Steccato di Cutro, piccola frazione sul mare Jonio, fa i conti con una tragedia globale. Un mese dopo, le voci della gente e degli amministratori che per primi hanno affrontato l'emergenza: Steccato, Cutro e Crotone. Questi sono anche i titoli delle puntate del podcast Gli occhi sul mare - Steccato di Cutro un mese dopo.

"Steccato" esplora come il ricordo della tragedia si depositi nella coscienza di una piccola comunità di pescatori, tra chi ha soccorso i vivi e visto i morti, mentre il mare, fonte di sostentamento, non è più lo stesso. "Cutro" racconta la risposta istituzionale di Cutro e Botricello, tra delibere, atti amministrativi e solidarietà concreta. "Crotone" affronta il tema più ampio dell'immigrazione e del lutto: il diritto di ogni persona, arrivata da qualsiasi parte del mondo, a essere ricordata ed elaborata nel dolore, da vivi o da morti. https://bit.ly/3Tp2o89

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9Cultura2 articoli
Stato di Palestina: il potere dell'arteLaura Tabegna · Cultura

La costante è il logo creato dal fotografo fiorentino Marco Lanza: chiunque può aderire e inserirlo come firma del proprio lavoro

Il destino dei popoli non può essere deciso solo da bombe sempre più diaboliche e logiche di realpolitik sempre più ciniche. C'è un'altra forza che regge il mondo, soprattutto delle idee. È il potere delle immagini, delle parole, dell'arte. Così, quella che adesso più che mai sembra un'utopia diventa un logo, un adesivo, un movimento virale e trasversale: Stato di Palestina.

Nasce su questi presupposti il gruppo "Artisti per uno Stato di Palestina", riuniti attorno al logo lanciato dal fotografo fiorentino Marco Lanza per tradurre in due parole una speranza. L'idea è nata lo scorso anno, con il picco dell'escalation di violenza dell'esercito israeliano nella striscia di Gaza. "Oggi, che la questione palestinese non è più al centro della cronaca, e non certo per un miglioramento della situazione - ha detto Lanza - la necessità di non abbassare l'attenzione sul tema è ancora più forte".

Per realizzare il progetto, il fotografo ha potuto contare sulla collaborazione degli scrittori Marco Marrucci e Simone Lisi, quest'ultimo anche libraio di Todo Modo, che si sono occupati della comunicazione. "A coloro che scelgono di aderire - hanno spiegato Lanza e Marrucci - inviamo via email un pdf o per posta un adesivo che riproduce il logo 'Stato di Palestina' e chiediamo loro di fotografarlo (o filmarlo) nel contesto che giudicano più rappresentativo del proprio lavoro artistico. Dev'essere un gesto rapido, incisivo e naturale. Non è necessario incaricare le persone del gravoso compito di immaginare e creare opere dedicate; in accordo all'intuizione iniziale del binomio come segno che facendosi corpo si duplica e si diffonde, abbiamo preferito intenderlo come firma da applicare a uno scenario riconoscibile. La firma 'Stato di Palestina' certifica l'adesione e la convergenza d'intenti".

Destinatari dell'appello sono tutti coloro che fanno dell'arte la propria forma di espressione, musicisti, fotografi, designer, pittori, scultori, attori (e chi più ne ha più ne metta). Il risultato è una collettiva in divenire, visibile a tutti su Instagram nell'omonimo profilo. Già in settanta hanno aderito, grazie al semplice passaparola, regalando al pubblico speranza, ma anche la bellezza delle proprie idee.

I promotori dell'iniziativa hanno specificato che non volevano "cadere" nella retorica di argomentazioni politicizzate, proprio per non dividere e non togliere forza alla speranza del messaggio. "Nella sintesi dell'immagine e nella semplicità del segno si realizza il senso della campagna - ha spiegato Lanza -. Anche io, all'inizio, mi ero scervellato per realizzare uno scatto adeguato a questa idea. Poi ho posato gli occhi sulla scatola che contiene gli adesivi e ho capito che, alla fine, ogni soggetto poteva avere una carica evocativa, tanta è l'urgenza della situazione".

Forse, il sogno di uno Stato libero di Palestina è davvero nascosto in una scatola di cartone. Aderire a questa iniziativa rappresenta un modo forte, ma pacifico, per tenere viva la speranza.

Gli artisti che volessero partecipare e ricevere l'adesivo possono scrivere un messaggio al profilo IG "Stato di Palestina" oppure all'indirizzo 1statodipalestina@gmail.com.

(immagine di Marta Murgia)

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L'antirazzismo in un manifestoLaura Tabegna · Cultura

Intervista a Paolo Contaldo, illustratore del Meeting di Cecina

Come si disegna l'antirazzismo? Forse solo un bambino potrebbe realizzare in maniera spontanea e immediata un concetto così difficile da sintetizzare. Difficile perché l'odio verso lo "straniero" cambia e striscia, muta e si nasconde anche tra i "buoni".

Paolo Contaldo, da 17 anni, riesce a raccontare, con la forza delle immagini e del segno, il messaggio universale del MIA, Meeting Internazionale antirazzista, che ogni estate viene organizzato a Cecina da Arci Toscana e di cui Contaldo realizza il manifesto. La sensibilità dell'illustratore, l'occhio del fotografo, la capacità analitica del marketing si uniscono nelle sue creazioni. Nell'ultimo manifesto del MIA, "No hate", Paolo trasmette il senso di annullamento, di cancellazione dell'identità umana, con la sua grafica inconfondibile, immediata come l'innocenza di un bambino.

Cosa ci racconta il manifesto del MIA 2026?

Il razzismo attecchisce bene in una società come quella contemporanea, che tende a isolarsi, non solo a causa del cellulare, ma anche per l'incapacità di condividere luoghi e vita di comunità. Un uomo senza volto, indecifrabile, è il frutto dell'odio e della paura dell'altro, ma prima di tutto è espressione di solitudine e chiusura.

Come si trasforma negli anni il modo di rappresentare l'antirazzismo?

Il manifesto 2026 è un'illustrazione tipica del mio modo onirico e fiabesco di raccontare. Diciassette anni fa, quando ho iniziato quest'avventura con l'Arci, ho scelto un soggetto da fotografo. Ho inserito lo slogan "Ìmpari" su una lavagna: tutti dobbiamo continuare a formarci contro il razzismo. Il messaggio non si dirige mai agli "altri", ma riguarda ognuno di noi.

Tecnica, colori, ma anche l'occhio della pubblicità.

Disegno con il mouse e scelgo colori che mi ispirano in quel momento. Ma prima c'è l'osservazione della realtà da professionista del marketing. Tutto ci racconta, anche le scritte sui muri del bagno, dove l'odio è rivolto, invece, agli invasori del turismo di massa.

Lei ha rappresentato Firenze come illustratore...

Sono arrivato a Firenze per caso. Dovevo andare a studiare alla Bocconi, ma quel treno diretto al nord si è fermato in questa città e mi sono innamorato di lei. Dopo gli studi di economia, ho iniziato qui il mio percorso artistico e lavorativo e qui stanno crescendo i miei figli. Il problema è che le città stanno diventando sempre meno accoglienti per le loro comunità. Provare a cambiare le cose è scoraggiante.

Che sogno vorrebbe disegnare?

Un luogo dove tutte le generazioni possano incontrarsi. I primi confini che dobbiamo abbattere sono nella nostra comunità. In un'illustrazione ho immaginato Ponte Vecchio sovrastato da un dinosauro, che ricorda più un giocattolo che un predatore. È come se i bambini ci stessero ricordando che tutti hanno diritto di vivere in questa città.

(nell'immagine: il manifesto "No hate!" del MIA - Meeting Internazionale Antirazzista 2026, XXXII edizione, 2-5 settembre, Cecina Mare)

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Respirare fa maleFelice Simeone · Infografica

Aria inquinata: in Europa cala il numero delle morti premature, ma l'Italia resta maglia nera. A Firenze oltre 200 decessi l'anno

Secondo l'EEA - Agenzia Europea dell'Ambiente -, nel 2023 il PM2.5 è stato associato a 182.000 morti premature nell'UE, il 57% in meno rispetto al 2005: l'obiettivo del Piano zero inquinamento, che prevedeva una riduzione del 55% entro il 2030, è già stato raggiunto con anticipo. L'Italia resta però il paese UE con più decessi in assoluto: 43.083 nel 2023, davanti a Polonia (25.268) e Germania (21.640), a cui si aggiungono 9.064 morti da biossido di azoto e 11.230 da ozono. Il calo italiano dal 2005 si ferma al 43,4%, inferiore alla media europea.

Più fattori spiegano questo primato negativo. La Pianura Padana è una trappola geografica: montagne su tre lati e frequenti inversioni termiche favoriscono l'accumulo di inquinanti provenienti da riscaldamento a biomassa, traffico, industria e allevamenti, questi ultimi fonte primaria di ammoniaca. A ciò si somma un ritmo di riduzione più lento rispetto alla media UE. Pesa inoltre un fattore tecnico: la stima considera non solo la concentrazione di inquinante ma anche la dimensione della popolazione esposta e i tassi di mortalità di base per età, e l'Italia ha una popolazione numerosa e tra le più anziane d'Europa, categoria più vulnerabile, il che gonfia i numeri assoluti pur non essendo l'Italia il paese con la concentrazione media più alta in assoluto.

Queste "morti premature" non sono decessi osservati direttamente, ma stime epidemiologiche: l'EEA applica la metodologia raccomandata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, basata sulla concentrazione media annua di PM2.5, che supera la soglia di sicurezza di 5 µg/m³ (microgrammi per metro cubo). Il PM2.5 è il particolato con diametro inferiore a 2,5 micrometri, circa 25 volte più sottile di un capello, capace per le sue dimensioni ridotte di penetrare in profondità negli alveoli polmonari e nel circolo sanguigno. Le fonti principali sono il riscaldamento domestico a biomassa, il traffico veicolare, le emissioni industriali e agricole, oltre alla formazione secondaria in atmosfera a partire da altri inquinanti gassosi. Incrociando le concentrazioni reali misurate dalle centraline con le tavole di mortalità per età e sesso di ciascun paese si ottiene il numero di decessi evitabili se la popolazione fosse esposta a livelli conformi alle raccomandazioni sanitarie.

A Firenze, secondo le elaborazioni dell'epidemiologo del CNR Fabrizio Bianchi, i decessi attribuibili al PM2.5 restano oltre 200 l'anno. Il dato segue comunque la tendenza nazionale di calo, circa il 43% dal 2005, grazie soprattutto alle limitazioni del traffico nel centro storico e all'ammodernamento degli impianti di riscaldamento domestico.

Sul fronte dei rimedi, a livello europeo la Direttiva 2024/2881 abbassa il limite annuale per il PM2.5 a 10 µg/m³ a partire dal 2030, con l'Italia tenuta a recepirla entro dicembre 2026; è però prevista una deroga fino al 2040 per le zone geograficamente sfavorite come la Pianura Padana. A livello regionale, presidenti come Attilio Fontana in Lombardia si sono opposti a regole più stringenti, citandone l'impatto economico, suscitando la reazione della comunità scientifica, che ha inviato una lettera al governo contro ulteriori deroghe. Ma al governo c'è la Lega, con il ministro Salvini che con orgoglio proprio in questa fine settembre rivendica vittorioso lo slittamento al 2027 del blocco dei diesel euro 5...

ISDE Italia, Kyoto Club e Clean Cities Campaign chiedono di recepire la direttiva senza deroghe, aggiornare i piani regionali per l'aria e investire in trasporto pubblico ed elettrificazione dei mezzi. Legambiente propone un intervento sinergico su tutte le fonti emissive contemporaneamente, mentre il ricercatore Bianchi insiste sulla necessità di proteggere in modo mirato i soggetti più vulnerabili nei pressi di scuole, ospedali e residenze assistite.

(nella foto: il manifesto del Gruppo Lega in Regione Lombardia "La tua macchina è salva! Grazie al ministro Matteo Salvini e alla Lega al governo rinviato il blocco auto diesel euro 5 in Pianura Padana")

L'infografica: in Italia si muore di inquinamento più che in ogni altro paese europeo

I dati dell'Agenzia Europea dell'Ambiente (EEA) fino al 2023 rivelano che l'Italia ha un carico di mortalità prematura da particolato atmosferico (PM2.5) nettamente superiore alla media UE.

Morti premature dovute all'inquinamento atmosferico (2023) nei paesi europei - classifica dal grafico a barre, in ordine decrescente:

  • Italia (43.083), Polonia (25.268), Germania (21.640)
  • seguono Francia, Romania, Spagna, Grecia, Serbia, Ungheria, Bulgaria, Bosnia Erzegovina, Repubblica Ceca, Paesi Bassi, Albania, Belgio, Croazia, Slovacchia, Nord Macedonia, Austria, Portogallo, Kosovo, Svizzera, Slovenia

Numero di morti premature dovute all'inquinamento atmosferico (2023) nelle regioni italiane (dalla mappa):

  • Lombardia: 10.659
  • Veneto: 5.833
  • Campania: 3.952
  • Piemonte: 3.663
  • Lazio: 3.630
  • Emilia-Romagna: 3.544
  • Sicilia: 2.290
  • Puglia: 2.194
  • Toscana: 1.901
  • Friuli Venezia Giulia: 854
  • Marche: 834
  • Calabria: 788
  • Abruzzo: 588
  • Trentino-Alto Adige: 583
  • Umbria: 510
  • Liguria: 500
  • Sardegna: 388
  • Basilicata: 206
  • Molise: 128
  • Valle d'Aosta: 28

Morti premature dovute all'inquinamento atmosferico a Firenze negli anni 2005-2023: il grafico mostra un andamento in calo, da circa 1.000 nel 2005 a circa 600 negli ultimi anni della serie (valori indicativi, letti dal grafico).

Fonte: Agenzia Europea dell'Ambiente (EEA). Visualizzazione di Felice Simeone per Fuori Binario.

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11Attualità2 articoli
Recupero violenti solo se ricchiIlaria Bonuccelli · Attualità

Il paradosso di una norma del Codice rosso che prevede la condizionale solo per chi segue corsi a pagamento

Prima Trento, poi Pisa, sei mesi dopo. La legge sui corsi di recupero delle persone che agiscono violenza sarebbe incostituzionale. Violerebbe il diritto di uguaglianza, favorirebbe i condannati ricchi. Perché i corsi sono a carico dei condannati e i condannati poveri non se li possono permettere. Per questo i giudici trentini e toscani chiedono alla Corte Costituzionale di cancellare la norma del codice penale (nata con il Codice rosso) come lesiva di diritti fondamentali della persona.

La vicenda nasce in Nord Est. G.S. è un pensionato trentino. Nel 2023 viene condannato in via definitiva per maltrattamenti familiari. La pena, come incensurato, è di un anno e 8 mesi di carcere. Può usufruire di un beneficio che la legge concede a tutti per il primo reato: la sospensione condizionale della pena. Da quando c'è il Codice rosso (2019) - legge speciale che tutela le vittime di violenza domestica e di violenza di genere - la sospensione della pena per chi agisce violenza è condizionata al rispetto di un obbligo: seguire corsi di recupero, per evitare di replicare le condotte aggressive. Ma c'è un problema: i corsi (costo medio 2mila euro) sono a carico dei condannati. Quindi, i condannati poveri non se li possono permettere. Pene e benefici in base al reddito. Roba da violazione dell'articolo 3 della Costituzione che ci vuole tutti uguali di fronte alla legge.

Il pensionato di Trento - denuncia in una memoria il suo difensore - non si può permettere il percorso anti-violenza: con 830 euro di pensione sociale minima deve pagare affitto, bollette, spesa. Il giudice che deve eseguire la sua pena, verifica che, in effetti, il pensionato è indigente. E si domanda: che si fa in questi casi? Decide di esprimere i propri dubbi alla Corte Costituzionale. Il 12 gennaio 2026, con l'ordinanza 89, solleva la questione di incostituzionalità della norma del Codice Rosso che prevede i corsi per uomini che maltrattano, picchiano, violentano, tentano di uccidere le donne. E dell'articolo 165 comma V del Codice Penale modificato dal Codice Rosso. Sei mesi dopo, lo stesso fa il tribunale di Pisa, con ordinanza 136 del 15 luglio 2026.

Cosa dice l'articolo 165 nel comma V contestato dai giudici territoriali? Dice che nei casi di condanna per il delitto previsto per tentato omicidio, maltrattamenti, violenza sessuale, stupro di gruppo, violenza sessuale su minori, lesioni "la sospensione condizionale della pena è sempre subordinata alla partecipazione, con cadenza almeno bisettimanale, e al superamento con esito favorevole di specifici percorsi di recupero presso enti o associazioni che si occupano di prevenzione, assistenza psicologica e recupero di soggetti condannati per i medesimi reati, accertati e valutati dal giudice". Solo per i reati di violenza di genere la sospensione della pena è subordinata automaticamente all'iscrizione ai corsi di recupero. Il giudice non è libero di valutare le condizioni economiche dell'accusato: anche questa è una violazione.

Restano quindi in sospeso tutte le domande dei tribunali di Trento e di Pisa: cosa fare con un condannato indigente? Non gli dobbiamo sospendere la pena? Ma questa è una violazione di legge, perché la condizionale è un diritto per chi è alla prima condanna; gliela sospendiamo senza accesso ai corsi? Ma così gli indigenti non usufruirebbero della possibilità di un trattamento per il recupero e il reinserimento sociale, come prevede l'articolo 27 della Costituzione (finalità della pena). E si violerebbe il codice penale.

Quindi? Per i giudici di Trento e Pisa la soluzione è semplice: dichiarare l'incostituzionalità della norma nella parte in cui non prevede la gratuità dei corsi. I giudici di Trento evidenziano - nell'ordinanza di remissione - "l'omessa previsione della gratuità della frequentazione del relativo programma terapeutico, ponendo eventualmente l'onere economico a carico dello Stato che la dovrebbe anticipare". I giudici di Pisa aggiungono che i corsi di recupero dovrebbero diventare gratis non solo per chi è indigente ma anche per chi è ammesso al gratuito patrocinio, alla difesa a carico dello Stato. In alternativa a questa ipotesi, i giudici pisani propongono che per questi soggetti, le spese dei corsi siano anticipate dall'Erario (le casse pubbliche), e "solo in caso di esito positivo del percorso, siano poste a carico dello Stato". Al contrario, in caso di esito negativo del percorso, il tribunale di Pisa propone che le spese anticipate per i corsi siano recuperate dallo Stato, come avviene per il recupero delle spese processuali.

L'Avvocatura di Stato intende proporre il rigetto dei ricorsi, basandosi su una consolidata giurisprudenza di Cassazione. Più volte i giudici di legittimità, infatti, si sono espressi sostenendo che la causa di indigenza involontaria (non dipendente dalla volontà dell'imputato) non può essere ragione di revoca della condizionale. Quindi, la soluzione potrebbe essere di riconoscere a chi non ha possibilità economiche la sospensione della pena, senza l'obbligo dei percorsi di recupero. Ma cosa ne penserebbero le vittime? I loro aggressori (indigenti) avrebbero goduto di un biglietto per non andare in carcere, senza neppure lo sforzo di provare a diventare meno violenti. Per loro, quale giustizia ci sarebbe? E quale prevenzione?

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Cucinare è un atto politicoCamilla Lattanzi · Attualità

Tour europeo per l'attivista trans indigena Abundia Alvarado: come si costituisce un consiglio autonomo di cucina

In un giardino davanti al centro sociale Exploit di Pisa, abbiamo conosciuto Abundia Alvarado, attivista trans indigena delle comunità Nahuatl e Apache, e assieme a lei, sotto quei pini, abbiamo sperimentato "l'abbondanza", impastando con le nostre mani inumidite la farina di mais, alimento che ha nutrito i popoli originari per millenni. Ogni quattro o cinque persone c'era un recipiente di plastica perché tutte potessimo lavorarla, con poca acqua, aggiungendo del sale e cuocendo sulla piastra elettrica delle semplici gorditas, piccole focacce simili alle tigelle, da tagliare, farcire e richiudere con le dita: il cibo più proletario che ci sia, utile da portarsi dietro per mangiarlo nelle pause dal lavoro. È stato un atto semplice, gioioso e comunitario, ma eravamo tutte consapevoli che fosse anche un atto politico, una forma di cura collettiva non assistenziale, che si oppone in modo contestatario alla colonizzazione individualista del fast food.

L'idea di Abundia è potente: Alvarado è tra le fondatrici della rete internazionale degli Autonomous Kitchen Councils (Consigli di Cucina Autonomi), un progetto, emerso con forza durante le storiche mobilitazioni per la difesa della Weelaunee Forest di Atlanta e che si basa su una rete di piccoli nuclei autogestiti: vicini di casa, attivisti e associazioni di quartiere che scelgono di occupare lo spazio della cucina per fare politica a partire dai bisogni primari. Ognuna di noi può crearne uno, nel proprio condominio come al lavoro. Il blog con le indicazioni non è più visibile, rientrato nella censura di Autistici/Inventati, ma online si trova un'utile fanzine.

Abundia ci ha raccontato le occupazioni delle terre da parte di famiglie nullatenenti, la resistenza fisica di persone che non avevano alternative per abitare, la difesa disperata dalle forze di polizia usate dal capitale per il mantenimento dei privilegi e per la difesa e l'eterno perpetuarsi di un sistema ingiusto, gerarchico basato sul denaro, sul potere e sulla forza violenta.

Cresciuta nel Nord del Messico e attiva nel Sud degli Stati Uniti, Alvarado incarna un attivismo intersezionale che lega indissolubilmente la giustizia ambientale, i diritti di genere e l'autodeterminazione dei popoli. Per l'attivista indigena, la cucina è il nucleo vitale in cui si nutre e si rigenera una comunità. I laboratori pratici proposti da Alvarado non insegnano solo ricette, ma creano uno spazio orizzontale in cui ognuno porta la propria storia culinaria e la propria identità, favorendo l'ibridazione culturale. E la solidarietà degli spazi di cucina comunitaria crea un'abbondanza reale di risorse, di relazioni e di cura, indispensabile in un sistema socio-economico strutturato sulla scarsità artificiale e sulla repressione. Invece di concepire la preparazione dei pasti come un lavoro domestico privato o una transazione commerciale, si cucina insieme comunitariamente, pubblicamente, e l'attenzione alle esigenze di ciascuno non può che diventare un atto sempre più inclusivo, fino a includere anche gli esseri viventi non umani, dunque il cibo che propone Abundia è naturalmente vegano, coerentemente con reti di persone consapevoli di voler proteggere le soggettività più vulnerabili, abbattendo al contempo le logiche dello spreco capitalistico tipico del modello carnista.

Il tour di Abundia l'ha vista attraversare l'Italia toccando spazi sociali e nodi transfemministi da Catania a Milano, passando per Pisa, Roma e la Val di Susa - Abundia Alvarado continua a tessere una rete transatlantica. Il suo messaggio è un invito universale a riappropriarsi della quotidianità: la padella e il mestolo, nelle giuste mani, possono diventare efficaci strumenti di liberazione.

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Il dolore trascurato delle donneMarta Benettin · Femminismi

A Milano sono attivi da circa due anni gli "sportelli di salute mestruale", dove donne di ogni età possono trovare risposte su ciclo, menopausa, disturbi, gravidanza, post-partum... Un'esperienza encomiabile che recentemente è stato proposto di estendere a tutta Italia.

Ma sono davvero necessari? Non abbiamo già consultori, medici di base e ginecologi? Il problema è che, proprio negli spazi deputati alla cura, il malessere e il dolore delle donne vengono ancora troppo spesso minimizzati.

"Ho dolori fortissimi con le mestruazioni". "È normale, signora". "Le vampate sono ingestibili". "Eh, signora, cosa vuol farci". In queste risposte non c'è solo superficialità: c'è il gender pain gap, la tendenza della medicina a sottovalutare il dolore riferito dalle donne, trattandolo come inevitabile o parte della loro "natura". Così un sintomo diventa destino e una malattia può restare invisibile.

L'endometriosi, per esempio, interessa circa il 10% delle donne in età fertile nel mondo, secondo l'OMS. Eppure in Italia il percorso diagnostico può durare anni. Non è accettabile che patologie invalidanti vengano liquidate come il prezzo da pagare per essere nate femmine.

Lo stesso vale per la menopausa, che prima o poi coinvolge tutte le donne. La rivista medica Maturitas (Agosto 25) segnala lacune persistenti nella formazione degli operatori e nella conoscenza, tra donne e professionisti, dei sintomi e delle opportunità terapeutiche. "È naturale" non significa "va sopportato": anche una fase fisiologica può richiedere cura.

Gli sportelli sono preziosi, ma non possono diventare il luogo in cui il sistema sanitario scarica la propria impreparazione. Servono professionist* formati sulla salute femminile, capaci di ascoltare, riconoscere i campanelli d'allarme e indirizzare alle cure appropriate.

Educare le pazienti è emancipazione; educare chi le cura è giustizia sanitaria.

Cosa puoi fare: non minimizzare mai il tuo dolore. Se non ti senti ascoltata, fai domande e pretendi che i tuoi sintomi vengano presi sul serio: essere ascoltate è un diritto.

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Decarbonizzare con la canapaFabio Bussonati · Un mondo ganzo è possibile

La strada per una rinascita da dopoguerra è ancora lunga; molto si è fatto nella produzione di nuova energia da fonti rinnovabili ma non si parla mai di un progetto per la decarbonizzazione dell'atmosfera.

Forse un attacco diretto al cielo può sembrare un approccio utopistico e sicuramente romantico, ma il problema è che per ridurre la concentrazione di CO2 in atmosfera serve la pianta che più di ogni altra è stata demonizzata in questi ultimi cento anni: la Canapa, che ha fatto della cattura del carbonio atmosferico la sua ragione di vita. Certo, è vero, c'è chi la canapa l'ha utilizzata in modo poco ortodosso, ma non sta a noi giudicare gli effetti collaterali delle strategie di difesa messe in campo da una pianta che diecimila anni fa sapeva già ciò che ci serve oggi come il pane, anzi di più.

L'anidride carbonica raccolta in 100 giorni da un ettaro (10.000 metri quadrati) coltivato a canapa ammonta a 15,46 tonnellate di cui 13 in materiali pregiati e 2,46 in arricchimento del terreno.

Di 1000 Kg di materia secca 445 sono di carbonio, per realizzare un Kg di carbonio necessitano 3,6 Kg di anidride carbonica che risulta quindi essere 1613 Kg; un ettaro ne produce otto tonnellate quindi estrae dall'atmosfera 13,04 tonnellate di CO2; a queste vanno aggiunte 2,456 tonnellate che restano in campo sotto forma di foglie e radici.

I dati utilizzati fino a qui sono ricavati dalla rivista "Dolce Vita"; e dai nostri calcoli risulta anche che un metro quadrato coltivato a canapa compensa ogni stagione agraria dieci chilometri fatti con la pandina.

(nel disegno: "Impianti necessari e quasi sufficienti all'autonomia energetica" - struttura in mattoni di canapa e calce, impianto fotovoltaico e solare termico, cucina solare, triciclo elettrico)

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La resistenza fragile dell'albero di GiudaValentina Nicastro · Mille Foglie

Un vecchio albero di Cercis siliquastrum (l'albero di Giuda) resiste con forza nel cuore di Firenze, piegato dagli anni ma ancora vivo e in grado di fiorire tra il grigio dell'asfalto e il caos del traffico cittadino. La natura urbana ci offre spesso spettacoli inaspettati: in questo caso un fenomeno che sembra unire la fragilità del tempo che passa, la forza della vita che continua, la resistenza e la testardaggine di un vegliardo che non si scoraggia facilmente. L'albero cresce in un fazzoletto di terra, circondato da strade, smog e rumore. Il suo tronco inclinato è segnato dai decenni, ma la pianta continua a produrre gemme e foglie e in primavera si accende di fiori rosa vivo, regalando colore a una grigia e triste strada di passaggio. Un angolo di verde e un punto di sosta per i pennuti, ma anche un riparo e un habitat intero per gli insetti, così spesso impossibilitati a insediarsi per l'inospitalità delle città.

Il Cercis siliquastrum di via Lorenzo il Magnifico - anche conosciuto come Albero di Giuda o Siliquastro - è uno degli alberi più spettacolari che si possano incontrare in primavera, famoso per la sua esplosione di fiori rosa acceso. Il curioso nome "Albero di Giuda" deriva da una credenza popolare legata alla tradizione cristiana: si dice che sia stato l'albero a cui Giuda Iscariota si impiccò dopo aver tradito Gesù. La tradizione racconta che l'albero avesse in origine fiori bianchi ma che, dopo il disperato gesto di Giuda, i fiori si tingessero di un colore rosa-violaceo per la vergogna e il dolore del tradimento commesso. Alcune versioni della leggenda aggiungono che, dopo il suicidio di Giuda, l'albero modificò la struttura dei suoi rami, rendendoli più fragili e incapaci di sostenere il peso di un uomo, quasi a voler impedire che un simile atto si ripetesse.

Al di là della leggenda, è assai più probabile che il nome sia una storpiatura di "Albero di Giudea", regione da cui la pianta proviene originariamente. Questo tipo di pianta ha una caratteristica botanica rarissima per i climi temperati: la caulifloria, quel fenomeno per cui i fiori non spuntano solo dai rami giovani, ma sbocciano direttamente sulla corteccia del tronco e sui rami vecchi. Prima della comparsa delle foglie, che tra l'altro hanno la forma di un cuore, l'intero albero sembra avvolto da una nuvola di fiori color ciclamino o lilla.

Con la sua splendida fioritura, questo individuo simboleggia l'equilibrio tra le ombre del passato e la possibilità di un futuro luminoso. La sua fioritura, effimera ma intensa, richiama la fragilità dell'esistenza, ricordando quanto sia importante apprezzare ogni momento. In questo senso, l'Albero di Giuda diventa una sorta di monito sulla natura transitoria della vita, ma anche sulla sua capacità di rinnovarsi costantemente.

Andate in via Lorenzo il Magnifico, e cercate l'Albero di Giuda: non si tratta di una mera pianta da giardino, bensì di un emblema radicato nella storia, nelle leggende popolari e nella dimensione spirituale. Racchiude dualismi intensi, evocando sia la caducità e il tradimento, sia la rinascita, il perdono, la redenzione e l'incrollabile resistenza. La sua strabiliante fioritura primaverile è un dono per lo sguardo, in grado di rivoluzionare il paesaggio con una vibrante ondata di colori. Buon incontro.

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13Attualità7 articoli
3.790 domande per una casa popolareRedazione · Diritto alla casa

Diritto alla casa

Sono ben 3.790 le domande presentate per il bando di assegnazione degli alloggi di Edilizia residenziale pubblica che il Comune di Firenze ha aperto lo scorso anno. Di esse 2.758 risultano ammesse in via provvisoria alla graduatoria mentre le altre 1.032 sono al momento escluse. Ci sarà tempo fino al 26 ottobre per presentare le integrazioni dei documenti necessarie per l'ammissione definitiva alla graduatoria.

Ci sono voluti ben nove mesi per avere questo risultato, un po' troppi se paragonati alle altre città: a Bologna bastano, ad esempio, 120 giorni.

Le quasi 4.000 domande per avere un alloggio popolare sono comunque un numero enorme che denuncia come il diritto costituzionale all'abitare resti una chimera per chi a Firenze vive del proprio lavoro, spesso povero e sfruttato, come ormai denunciato più volte dai sindacati. E delle oltre 800 case Erp da ristrutturare molte sono ancora chiuse, viste la lentezza con cui vengono cantierizzate dal Comune.

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Ecco il bando per il Contributo AffittoRedazione · Diritto alla casa

Entro il 19 ottobre

È aperto il bando del Comune di Firenze per il contributo Affitti 2026, che consente, a chi è in difficoltà economica, di fare domanda per avere un aiuto nel pagamento del canone di locazione.

Si tratta di un'integrazione destinata ai residenti nel Comune di Firenze, titolari di un regolare contratto di affitto che non siano in possesso di beni immobili e in regola con il pagamento del canone. Requisito essenziale è il possesso di attestazione Ise 2026 in cui risulti un valore inferiore o uguale a 16.500 euro ed un valore Isee inferiore o uguale a 32.724,49 euro.

Non potranno presentare domanda gli assegnatari di alloggi di Erp, anche se potranno invece farla coloro che sono in una graduatoria ma non hanno ancora avuto la casa: in questo caso il contributo non ne pregiudica la collocazione in graduatoria.

Le domande possono essere presentate esclusivamente on line, autenticandosi con Spid, Cns oppure Cie. È necessario essere residenti a Firenze, ma non importa essere cittadini italiani. Basta avere un regolare permesso di soggiorno, oppure un permesso biennale più un contratto di lavoro. Oltre, naturalmente, ai requisiti Isee e Ise di cui sopra e alla regolarità dei pagamenti del canone (che dovranno essere dimostrati con le ricevute).

Consulta il bando su https://bit.ly/affitti26. Per info: fino al 19 ottobre al 055/2769608 o tramite mail qui contributoaffitto@comune.fi.it

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Il genocidio negli occhiCristiano Lucchi · Verità e giustizia per la Palestina

Naza e The Bibi Files, due documentari da non perdere sulla violenza del potere

Ve lo diciamo chiaramente: se vi importa dei diritti umani, se credete che la Corte Penale Internazionale abbia un senso, se in questi due anni avete guardato al genocidio di Gaza con un nodo in gola, dovete andare assolutamente al cinema a vedere due splendidi e agghiaccianti documentari: Naza e The Bibi Files.

Partiamo da Naza. È stato girato da due registi israeliani, Yuval Abraham e Rachel Szor, gli stessi di No Other Land (Oscar 2025). Al Venezia è stato accolto da 24 minuti di applausi, record assoluto per il festival. Il titolo è un acronimo militare israeliano, il codice che indica quanti civili "si mette in conto" di ammazzare in un bombardamento su Gaza. "Danno collaterale", lo chiamano. Il film fa parlare proprio chi quei sistemi li ha progettati e messi in pratica, i funzionari militari e i membri dell'intelligence israeliana. Il risultato è pesante: ti sbatte in faccia quanto questo genocidio sia stato trattato come routine, in Israele ma anche e soprattutto in Europa, in Italia. È un film scomodo, fatto per chi non ci sta a far finta di niente.

Poi c'è The Bibi Files, di Alexis Bloom. Usa filmati veri, mai visti prima - gli interrogatori di polizia a Netanyahu e alla sua famiglia - per raccontare il processo per corruzione che si trascina addosso dal 2020. E qui il cortocircuito è evidente: un premier sotto processo per corruzione, oggi destinatario di un mandato d'arresto della Corte Penale Internazionale per crimini contro l'umanità a Gaza, che ha tutto l'interesse a restare al potere e a tenere in piedi la guerra il più a lungo possibile. Il film aiuta a mettere insieme i pezzi di questa storia poco raccontata, censurata dai media, anche a casa nostra.

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Umm Saad, simbolo della ResistenzaClara Baldasseroni · Verità e giustizia per la Palestina

La graphic novel di Paolo Babini

Umm Saad è il nuovo lavoro di Paolo Babini, conosciuto su Fuori Binario per le sue vignette. Umm Saad in arabo significa 'madre di Saad'. È una graphic novel tratta dal romanzo dell'autore palestinese Ghassan Kanafani, che il disegnatore ha rappresentato riuscendo a tradurne visivamente l'essenza.

L'incontro tra i due linguaggi si sviluppa attraverso scelte grafiche molto precise, in bianco e nero, con un tratto che richiama alla vita nei campi profughi e alla radicalità delle scelte politiche, mentre le parole di Kanafani avanzano per frammenti dai dialoghi originali. Umm Saad è un personaggio ispirato a una donna reale, orgogliosa di essere la madre di un guerriero, simbolo della Resistenza e della maternità palestinese. Babini conferisce alle figure, in particolare alle mani e ai volti, una forza scultorea che restituisce visivamente l'idea di una dignità che non si piega alla sottomissione.

Il romanzo di Kanafani del 1969 prende nuova vita nel segno maturo di Babini che, finalmente, dopo una vita di lavoro si può dedicare pienamente al disegno, pubblicando quest'opera proprio nel momento in cui le proteste per la Palestina animavano le strade e le piazze di tutto il mondo. Dopo le vicende che lo hanno visto sotto indagine, con altri militanti dei Carc, Babini afferma con forza che "il fatto che noi si pensi che ormai tutto è perduto, significa che stiamo ragionando con la testa del nemico di classe e non è affatto vero: è iniziata la riscossa". Chi legge questo libro sa di esser tutt'altro che sconfitto, anzi sono gli oppressori a essere giunti al termine.

Paolo Babini, Umm Saad, Edizioni Rapporti Sociali, 18 euro (disegni di Paolo Babini, parole di Ghassan Kanafani, presentazione a cura di Suaad Genem).

Umm Saad sarà presentato mercoledì 14 ottobre alle 18 nella sede di Fuori Binario, in via del Leone 76 a Firenze. Info: edizionirapportisociali@gmail.com, 375/8363307.

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Non abbandoniamo Le RoseRedazione · Sanità & diritti

Sanità & diritti

Da 35 anni la cooperativa sociale "Le Rose" è all'Impruneta un punto di riferimento per l'inclusione delle persone con disabilità: non solo un centro diurno, ma un patrimonio collettivo fatto di arte, natura e relazioni aperte a tutta la comunità.

Da settembre le attività sono sfrattate dalla sede storica di via di Quintole e costrette a trasferirsi a San Casciano per tutelare le famiglie e i ragazzi dopo anni di stallo e promesse mancate da parte della proprietà (Asl Toscana Centro) e delle istituzioni. La Asl ha però deciso di sigillare gli spazi destinandoli all'incuria, vista l'assenza conclamata di progetti alternativi.

La cooperativa chiede invece l'uso transitorio dell'immobile per evitarne il degrado, e l'apertura del tavolo di co-progettazione promesso, per restituire questi spazi alla cittadinanza con nuove funzioni sociali ed educative. Per sostenerli c'è una petizione su change.org/salviamolerose.

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Chiude Le Civette, 29 licenziatiRedazione · Sanità & lavoro

Sanità & lavoro

Chiuderà il 31 dicembre la Rsa fiorentina Le Civette, all'interno di San Salvi. 29 persone perderanno il loro lavoro.

"L'Asl Toscana Centro ha confermato la volontà di procedere alla chiusura della struttura - ha detto la Cgil. Allo stesso tempo ha manifestato una disponibilità di massima a individuare possibili soluzioni per la ricollocazione del personale. Tuttavia, ad oggi, non è stato presentato alcun piano concreto che definisca modalità, tempi e condizioni attraverso cui garantire la continuità occupazionale e salariale delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti".

Il sindacato di base attacca la Asl: "Si parla di problemi di sicurezza e di lavori di ristrutturazione più ingenti del previsto, che 'sventrerebbero' la struttura, rendendo incompatibile la permanenza della Rsa". Tuttavia, ricordano i Cub "a ottobre 2023, quando fu chiusa parzialmente un'ala con conseguente spostamento della metà degli anziani e parte dei lavoratori, era previsto un piano di adeguamento strutturale che avrebbe dovuto portare al ripristino della situazione originale. Cosa è successo in questi tre anni?".

I sindacati chiedono infine una risposta alla politica e alle istituzioni, come già richiesto, inutilmente per ora, dal Comitato dei parenti.

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Pezzi di stradaRoberto Pelozzi · Attualità

Poesia

Una cena insieme e tanti ricordi di vie piene di vita, di qui e altri luoghi. Accadde questo! accadde l'altro! e giù a raccontare... Quanto a volte può essere bello e caro ricordare. E così ripassi la vita, tua e di tanti altri che con te l'hanno vissuta. Passato e realtà tra differenze palpabili sogni... a parte realizzati, nuovi da realizzare. Eccoci ora avanti in età, ma in fondo sempre pieni di volontà e gioia. Una cena in tema!

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14Colophon4 articoli
Questo giornale - come sostenerciRedazione · Servizio

Cara lettrice, caro lettore,

il foglio che hai in mano nasce nel 1994, quando un gruppo di persone impegnate con le persone più fragili della città decise di sostenerle facendo anche informazione. Fuori Binario è da allora l'unico giornale di strada di Firenze, uno dei pochi in Italia, da sempre autogestito e autofinanziato.

I nostri diffusori - La redazione è composta da volontari. Chi scrive, fotografa, impagina, lavora alla complessa produzione del giornale, non prende un euro per il suo impegno. Tutto questo viene fatto per sostenere i diffusori che incontri in strada. Si tratta di persone senza lavoro, spesso senza dimora, poveri che subiscono l'esclusione dall'attuale sistema economico.

Un piccolo reddito grazie al tuo acquisto - La loro possibilità di costruire un reddito dipende anche da te che stai leggendo queste righe. Questa copia viene affidata a chi lo vende al costo di un euro: è il costo vivo della stampa, dell'affitto della sede e delle utenze. Ciò che offrirai in più andrà a lui.

Come sostenerci - Se questo progetto di economia frugale ti convince, ti chiediamo di farla conoscere e sostenerla nel tempo, puoi infatti anche abbonarti per ricevere Fuori Binario direttamente a casa o contribuire con il tuo 5x1000. Grazie al tuo aiuto, inoltre, Fuori Binario viene diffuso all'interno del carcere di Sollicciano.

Le altre attività - L'editore, l'associazione Periferie al Centro ODV, si impegna inoltre affinché tutti e tutte abbiano la possibilità di avere una residenza anagrafica senza la quale vedrebbero abbattuti i loro diritti. I nostri volontari sono attivi anche nella distribuzione di alimenti e in altre attività di inclusione e accoglienza.

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I diffusori di Fuori Binario a FirenzeRedazione · Servizio

Il giornale in strada. Le distributrici e i diffusori di Fuori Binario a Firenze e le zone dove potete trovarli. Conosci una persona che potrebbe ricavare un reddito dal vendere il giornale? Scrivi a redazione@fuoribinario.org

  • Bankuta Sukarina - Oltrarno
  • Cezar Toma - Oltrarno
  • Clara Baldasseroni - Pontassieve e Mugello
  • Cristina Niccoletti - Rifredi, Piazza Leopoldo
  • Francesco Martinelli - Rifredi, Piazza Leopoldo
  • Gheorghe Carolea - Ospedale Ponte a Niccheri
  • Grafian Stanescu - Piazza della Repubblica
  • Marcel Toma - Centro storico
  • Maria Bereta - Sant'Ambrogio
  • Marzio Muccitelli - Talenti, Oltrarno
  • Mihai Copalea - Santissima Annunziata, San Marco
  • Mindra Copalea - Santissima Annunziata, San Marco
  • Nanu Ghiocel - Sant'Ambrogio
  • Raffaele Venuto - Pontassieve e Mugello
  • Remus Danila - Santa Maria Novella, Duomo
  • Robert Ionita - Via Masaccio, via Milanesi
  • Roberto Pelozzi - Piazza Tasso
  • Sabit Berisa - Viale XI Agosto
  • Slavika Berisa - Viale XI Agosto
  • Teodor Stanescu - Piagge, via Cimabue
  • Virginia Stanescu - Piagge, via Cimabue

I diffusori autorizzati espongono questo tesserino.

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I Luoghi AmiciRedazione · Servizio

Una rete solidale di gruppi, associazioni, movimenti che accompagnano la nostra avventura. Hai un nuovo luogo amico da segnalare? Scrivi a redazione@fuoribinario.org (se la città non è indicata si intende Firenze).

  • Anelli Mancanti - Via Palazzuolo 8
  • Associazione Convivendo - Via Agnoletti 18, Scandicci
  • Biblioteca Università Europea - Via dei Roccettini 9, Fiesole
  • Bistrot GreenGo - Via Masaccio 15r
  • Caffè La Piazzetta - Piazza Tanucci 11r
  • Casa delle Donne - Via delle Vecchie Carceri 8
  • Centro Storico Lebowski - La Trave, Via de' Vespucci
  • Casa del Popolo Primo Maggio - Le Sieci, Pontassieve
  • Casa del Popolo 25 Aprile - Via del Bronzino 117
  • Circolo Firenze Democratica - Viale Petrarca angolo piazza Tasso
  • Circolo Il Melograno - Via Aretina 513
  • Casa del Popolo Il Progresso - Via Vittorio Emanuele II 135
  • Casa del Popolo La Costituzione - Via Gramsci 560, Sesto Fiorentino
  • Casa del Popolo La Montanina - Montebeni, Fiesole
  • Casa del Popolo Osteria Nova - Via Roma 448, Bagno a Ripoli
  • Circolo Sant'Ellero - Via Contessa Itta 2, Sant'Ellero
  • Casa del Popolo San Niccolò - Via San Niccolò 33r
  • Casa del Popolo S.M.S. Serpiolle - Via delle Masse 38
  • Comunità delle Piagge - Piazza Alpi-Hrovatin 2
  • Comunità dell'Isolotto - Via degli Aceri 1
  • Croce Rossa Italiana - Via F.lli Orsi 19, Bagno a Ripoli
  • Csa Next Emerson - Via di Bellagio 15
  • Enoteca Vigna Vittoria - Via Fabbroni 14r
  • Fattoria di Mondeggi - Colline di Bagno a Ripoli
  • Forimercato Rete Sociale - Via del Guarlone 10r
  • Fraternità di Romena - Romena, Pratovecchio-Stia
  • G.A.S. Rione Lippi c/o Arci - Via Fanfani 16
  • I' Candelaio - Ronda della Carità - Via del Leone 36r
  • La Botteghina - Via Barbera 2r
  • Libreria Punti Fermi - Via Boccaccio 49r
  • Londra 12, il Taxi di Consuelo
  • Madonnina del Grappa - Via delle Panche 30
  • Orto Collettivo - Via degli Ulivi 30, Calenzano
  • Biblioteca Torregiani - Via Palazzuolo 95
  • Pantagruel - Via di Mezzo 39r e nel carcere di Sollicciano
  • perUnaltracittà - La Città manifesta
  • Progetto Arcobaleno - Via del Leone 9
  • SOMS Insorgiamo Collettivo Ex GKN - Via Fratelli Cervi 1, Campi Bisenzio
  • Sudd Cobas - Via San Jacopo 7, Prato
  • Teatrodante Monni - Piazza Dante 23, Campi Bisenzio
  • Villa Guicciardini - Via di Montughi 55
  • Villaggio dei Popoli - Via dei Pilastri 45r
  • luoghi amici
  • rete solidale
  • associazioni
  • case del popolo
  • circoli
  • movimenti
  • distribuzione

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ColophonRedazione · Colophon

LA REDAZIONE

DIRETTRICE RESPONSABILE - Valentina Baronti

REDAZIONE - Alberto Ottanelli, Barbara Cremoncini, Camilla Lattanzi, Cecilia Stefani, Clara Baldasseroni, Corrado Marcetti, Cristiano Lucchi, Fabio Bussonati, Fabio Sciola, Felice Simeone, Francesco Martinelli, Gian Luca Garetti, Giovanni Sighele, Guido Leoni, Laura Tabegna, Lorenzo Bonosi, Lorenzo Guadagnucci, Mariella Marzuoli, Marta Benettin, Ornella De Zordo, Piero Sbardellati, Riccardo Michelucci, Roberto Pelozzi, Tomaso Montanari, Tommaso Martinelli, Sindy Arcidiacono, Valentina Nicastro, Veronica Boccaccini.

GRAFICA E IMPAGINAZIONE - Cecilia Stefani.

OBBLIGHI DI LEGGE - Reg. Tribunale di Firenze 4393 del 23/6/1994. Edito da Periferie al Centro, via del Leone 76, Firenze. Polistampa. ISSN 2784-9384. Il giornale è stato chiuso in tipografia il 27 settembre 2026.

ONLINE - www.fuoribinario.org - redazione@fuoribinario.org - fuoribinariofirenze (Facebook, Instagram).

ABBONAMENTI - Puoi abbonarti con un versamento tramite: IBAN IT39O0623002804000040507741 (IT39 + lettera O); Codice BIC SWIFT BCRPPIT2P163; Paypal.me/fuoribinario. Intestato all'Associazione di solidarietà Periferie al Centro ODV, causale "Abbonamento Fuori Binario", scegliendo tra queste la modalità: BASE 35 euro 11 numeri; DONATORE 60 euro 11 numeri; SOSTENITORE 100 euro 11 numeri per te e 11 da regalare a chi vorrai. Ricorda infine di comunicare il tuo indirizzo a redazione@fuoribinario.org.

EDIZIONI PERIFERIE AL CENTRO ODV - Alessandro De Angeli, Andrea Millotti, Camilla Lattanzi, Cecilia Stefani, Claudia Daurù, Consuelo Mongelli (vicepresidente), Cristiano Lucchi (osservatorio diritti), Fiammetta Benati, Felice Simeone, Francesco Martinelli, Giorgia Bulli, Gisella Filippi, Guido Leoni, Ilaria Di Biagio, Isabella Mancini, Ornella De Zordo (presidente), Riccardo Trombaccia, Sabrina Bargioni (vicepresidente).

SEDE - Via del Leone 76, Firenze. Tel. 055/2286348. La redazione è aperta Lunedì, Mercoledì e Venerdì dalle 15 alle 18.

RINGRAZIAMENTI - Questo giornale non esisterebbe senza l'impegno delle attiviste, degli attivisti e di cinque persone speciali: Alessandro De Angeli, Cristiano Lucchi, Giovanni Ducci, Mariapia Passigli e Sondra Latini.

5x1000 - DICHIARATI DALLA NOSTRA PARTE - Dichiara che per te contano in primo luogo le persone, che stai concretamente dalla parte dei più poveri, di chi è escluso dal sistema economico capitalista, di chi si emancipa grazie alla diffusione di un giornale libero, partecipato e indipendente. Codice fiscale 94051000480.

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Fuori Binario aderisce alla Rete Internazionale dei Giornali di Strada (International Network of Street Papers), alle Campagne Stampa Libera per il Clima, Salviamo Firenze X Viverci ed è Equipaggio di terra della Global Sumud Flotilla.

GIORNALISTI DI STRADA è un progetto finanziato dall'Otto per mille della Chiesa Valdese.

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15Per non perdersi1 articolo
Fuori dal tunnel - la mappa della solidarietà fiorentinaRedazione · Per non perdersi

Una mappa della solidarietà fiorentina. Informazioni preziose per chi vive in strada, è arrivato in città da poco o non conosce la lingua: dove mangiare, dormire, lavarsi, vestirsi, avere una parola di conforto, ricevere soccorso in caso di violenza, avere supporto legale. Maggiori informazioni sul sito www.fuoribinario.org

Numeri utili

  • 112 - Numero Unico Europeo di Emergenza
  • 116117 - Numero Unico Europeo per l'accesso alle cure mediche non urgenti e ad altri servizi sanitari territoriali a bassa intensità/priorità di cura
  • 055 0510241, 055 211632 - Segnalazioni persone in strada
  • 055 055 - Contact Center Comune di Firenze
  • 055 0510241 - Residenze anagrafiche c/o Centro diurno La Fenice, in via del Leone 35
  • 055 545454 tasto 1 - URP Asl Toscana Centro
  • 055 4385920 (da cellulare), 800 860 070 (da fisso) - URP Regione Toscana
  • Competenzedigitali.toscana.it/en/punto-digitale-facile - Punto Digitale Facile

Per essere accolti e vestirsi

EMERGENZA FREDDO - Da dicembre a marzo. L'accoglienza è dalle 19 alle 9, con distribuzione materiale igienico, cena e colazione. PRENOTAZIONI e INFORMAZIONI Lun-Gio 8.30-12.30, via Corelli 91, t. 055 267701, 337 1213981, accoglienzainvernale@fondazionesolidcaritas.it. Segnalazione persone in difficoltà: Centro la Fenice Lun-Ven 9-17 t. 055 0510241; Lun-Ven 17-9 e nel fine settimana lafenice@coordinamentotoscanomarginalita.org; si può segnalare anche a: Portineria Albergo Popolare t. 055 211632; Form online: https://www.coordinamentotoscanomarginalita.it/segnalazione-persone-in-difficolta/; Assessorato al welfare: assessore.paulesu@comune.fi.it

ALBERGO POPOLARE - PRENOTAZIONI Lun-Ven 10-12, via della Chiesa 68, t. 055 211632, albergopopolare.fi@divittorio.it

ANGELI DELLA CITTÀ - (distribuzione coperte, vestiario e alimenti, portare ISEE; su appuntamento) Lun, Mer e Gio 10-12.30, Mar 15-18, via Sant'Agostino 19. Per info e segnalare persone in difficoltà: t. 340 5239889, 353 4189595, angelifirenze@gmail.com

LA FENICE - (centro diurno) Lun-Ven 9-13 e 14-17 (solo da servizi sociali) e Sab 9-13. Segnalazione persone in difficoltà: Lun-Ven 9-17 t. 055 0510241; Lun-Ven 17-9 t. 055 0510241 e nel fine settimana via mail. Via del Leone 35, lafenice@coordinamentotoscanomarginalita.org

PROGETTO ARCOBALENO - (chiamare o scrivere) via del Leone 9, t. 055 280052, accoglienza@progettoarcobaleno.it

LE CURANDAIE APS - (abbigliamento e attività diurne) Lun-Ven 9.30-13, c/o cuRemake, via Pepe 47/8, t. 055 5385341; e su prenotazione c/o Fonte, via Mugello 21/23, t. 055 5387839

CENTRO AIUTO VITA - (solo vestiti, donne in gravidanza o con bambini fino ai 2 anni) Lun-Ven 8.30-12, Piazza San Lorenzo 9, t. 055 291516, cav.firenze@live.it

CROCE ROSSA BAGNO A RIPOLI - Aiuto digitale, facilitazione servizi territoriali, supporto lavoro (compilazione CV etc.), ascolto e consulenza. Su appuntamento. Sportello Sociale accesso diretto Sab 9-12.30, via Fratelli Orsi 19, Bagno a Ripoli - bus 23, t. 334 6034100 (whatsapp), sportellosociale@cribagnoaripoli.it

Per mangiare

RONDA DELLA CARITÀ - Tutti i giorni cena 20.30, Stazione Campo di Marte, angolo via Mannelli-viale Mazzini, t. 348 2712275, rondacarita@gmail.com

CARITAS - (necessaria registrazione) Pranzo tutti i giorni 11-13.15, via Petri 1 (angolo via Baracca), t. 055 30609230. (Per i residenti dei vari quartieri dietro segnalazione servizi sociali esistono mense di quartiere.)

ANGELI DELLA CITTÀ - (distribuzione coperte, vestiario e alimenti, portare ISEE; su appuntamento) Lun, Mer e Gio 10-12.30, Mar 15-18, via Sant'Agostino 19. Per info e segnalare persone in difficoltà: t. 340 5239889, 353 4189595, angelifirenze@gmail.com

VINCENZIANI - (banco alimentare) Mer 14-16, via del Ronco Corto 20. SEGRETERIA: Mar 9-12, Parrocchia V. San Bartolo a Cintoia 82 (solo appuntamento), t. 055 0128846

LA FENICE - Tutti i giorni colazione 9-10, Lun pranzo alle 12, via del Leone 35, t. 055 0510241

CENTRO AIUTO VITA - (banco alimentare per donne in gravidanza o con bambini fino ai 2 anni) Lun-Ven 8.30-12, Piazza San Lorenzo 9, t. 055 291516, cav.firenze@live.it

MISERICORDIA - (banco alimentare) Per saperne di più: Mar 10-12, t. 055 239393, info@misericordia.firenze.it

Per curarsi

CROCE ROSSA BAGNO A RIPOLI - Su appuntamento. Sportello Sociale accesso diretto Sab 9-12.30, via Fratelli Orsi 19, Bagno a Ripoli - bus 23, t. 334 6034100 (whatsapp), sportellosociale@cribagnoaripoli.it

ACISJF HELP CENTER - (solo ascolto psicologico su appuntamento da prendere allo sportello d'ascolto) Mer 10-13, via Valfonda 1, t. 055 294635, helpcenter@acisjf-firenze.it

AMBULATORIO ODONTOIATRICO PALAGI - (per emergenze dentistiche, gratuito con reddito basso documentato) Lun-Sab 8-8.30. Per informazioni: t. 055 6937342 (Lun-Ven 8-11), puntodiascolto.odontoiatria@uslcentro.toscana.it

CENTRO AIUTO VITA - (solo sostegno psicologico per donne in gravidanza o con bambini fino ai 2 anni) Lun-Ven 8.30-12, Piazza San Lorenzo 9, t. 055 291516. Per emergenze: 339 7188394, cav.firenze@live.it

SINDACATO DI BASE CUB - (sportello di orientamento sui diritti del malato) Mer 16-19, via di Scandicci 86, t. 329 5923500

COMUNITÀ DELLE PIAGGE - (sportello di orientamento sui diritti del malato) Mer 16-18, Piazza Alpi e Hrovatin 2, t. 349 2527246

SPORTELLO LISTE DI ATTESA - (sportello per ottenere l'erogazione delle prestazioni in tempi giusti) c/o Circolo Arci di Porta a Prato, Portierato di quartiere e Comunità delle Piagge. Per informazioni: t. 339 5311085, 349 8360870

ASSOCIAZIONE INCONTRIAMOCI SULL'ARNO - (sportello di orientamento sui diritti del malato) Gio 15-19, c/o Portierato di quartiere, Borgo San Frediano 53R, t. 377 1098460

MISERICORDIA - (servizio ambulanze) Lun-Ven 8.30-13.30 e 14.30-17.30, t. 055 212222, info@misericordia.firenze.it

STENONE - (ambulatori) Lun 09.30-13.00 e 14.30-17.30, Mar 14.30-17.30, Mer-Ven 09.30-13.00 e 14.30-17.30, via del Leone 35, t. 055 214994, stenone@stenone.it

Kit igienici

ACISJF HELP CENTER - (assorbenti, pannolini, bagnoschiuma, spazzolini) Lun-Gio 9.30-12.30 e 14.30-17, Ven 9.30-12.30, via Valfonda 1, t. 055 294635, helpcenter@acisjf-firenze.it

Sportello legale

CROCE ROSSA BAGNO A RIPOLI - Su appuntamento. Sportello Sociale accesso diretto Sab 9-12.30, via Fratelli Orsi 19, Bagno a Ripoli - bus 23, t. 334 6034100 (whatsapp), sportellosociale@cribagnoaripoli.it

ANELLI MANCANTI - (su appuntamento) IMMIGRAZIONE: 1°, 3° e 4° Gio del mese 19-21; LAVORO: 2° Gio del mese 19-21; via Palazzuolo 8, t. 055 2399533 (16.30-21), 334 9850793 (solo whatsapp), glianellimancanti@yahoo.it

PROGETTO ARCOBALENO - (su appuntamento) 1° Lun del mese e tutti i Mer 18-19, via del Leone 9, t. 055 280052, legale@progettoarcobaleno.it (mail solo per info semplici)

ACISJF HELP CENTER - (su appuntamento da prendere allo sportello di ascolto) 2 Mar al mese 14.30-17, via Valfonda 1, t. 055 294635, helpcenter@acisjf-firenze.it

AVVOCATO DI STRADA - Gio 17.30-19, via Liguria 1, firenze@avvocatodistrada.it

CIRCOLO ARCI I CIOMPI - (solo orientamento e assistenza pratiche per il soggiorno legale in Italia, solo su appuntamento) Piazza dei Ciompi 11, Lun-Ven 9-13, t. 055 26297269, 327 1811734 (solo whatsapp scritti)

Per farsi una doccia

CARITAS - Campo sportivo Cascine del Riccio, Lun, Mer, Ven 7-11, via del Ponte a Iozzi 2 (capolinea bus 36), t. 055 30609230

LA FENICE - (solo per utenti registrati e su prenotazione) Lun-Ven 10-13, t. 055 0510241

Aiuto dipendenze

CENTRO JAVA - Lun-Ven 15-19, Ven-Sab 24-5, via Pietrapiana angolo via Fiesolana, t. 055 2340884

PROGETTO ARCOBALENO - (su appuntamento, chiamare) Lun-Ven 9-19, via Faentina 23, loc. Faltona (Borgo San Lorenzo), t. 055 8494052. GIOCO D'AZZARDO: (su appuntamento, chiamare o scrivere) Mar 14-16 e Gio 10-12, via del Leone 9, t. 391 7202861 (Firenze), 347 3074066 (Faltona), sportello.ascolto@progettoarcobaleno.it

NARCOTICI ANONIMI ITALIA - (incontri più giorni/settimana, chiamare per informazioni) t. 06 84025043 (numero unico nazionale), info@na-italia.org

GIOCATORI ANONIMI - (solo gioco d'azzardo) Lun 21-22.30 (il secondo del mese aperta a tutti), via Morosi 38 c/o S. Maria Ausiliatrice; Ven 21-22.30, via Marsuppini 9 c/o S. Maria a Ricorboli; t. 338 2166566, firenze@giocatorianonimi.org

Casa, affitto, sfratti

SPORTELLO UNIONE INQUILINI - (parte della Rete Antisfratto) Mar, Mer e Gio 17-19, c/o Cobas via dei Pilastri 41r, t. 393 5895698

RESISTENZA CASA SOLIDALE - (Referente anche Rete Antisfratto) Lun 17-19.30, c/o Casa dei diritti sociali, Piazza Baldinucci 8r, t. 335 1246551, 345 9671275

SPORTELLO GRUPPO CASA - (Referente anche Rete Antisfratto) Mar 17-19.30, Piazza Matteucci 11, Campi Bisenzio, t. 335 1256551

Stop violenza

ARTEMISIA - Lun-Ven 10-17, via del Mezzetta 1 int., t. 055 601375

SPORTELLO VANESSA - Per accoglienza: 2° e 4° Sab del mese 9-13; Lun 8-12 e 14.30-17.30, Mar 14.30-17.30, Gio 8-12, Ven 8-12; c/o Humanitas Firenze, via San Bartolo a Cintoia 20/H2, t. 348 0719121, vanessa@humanitasfirenze.it

NOSOTRAS ONLUS - (su appuntamento) Lun-Ven 9-13, via Faenza 103, t. 055 2776326, violenzadigenere@nosotras.it

PROGETTO ARCOBALENO - (contro la tratta e lo sfruttamento) c/o "Spazio Intermedio", Mar e Gio 13.30-16, via dell'Agnolo 5, t. 055 284823, 392 2428438, spaziointermedio@progettoarcobaleno.it

Deposito bagagli

CARITAS - Lun-Sab 9-11, via Petri 1 (angolo via Baracca), t. 055 30609230

VINCENZIANI - (solo guardaroba) ACCETTAZIONE: Lun 9.30-12.30; DISTRIBUZIONE: Gio 9.30-12; via del Ronco Corto 20, t. 055 0128846

Sportello lavoro

ACISJF HELP CENTER - Mer e Ven 9.30-12.30 (stesura e aggiornamento CV anche Lun-Gio 14.30-16.30), via Valfonda 1, t. 055 294635, helpcenter@acisjf-firenze.it

NOSOTRAS ONLUS - (orientamento lavorativo donne) Lun-Ven 9.30-13, via Faenza 103, t. 055 2776326, donnenosotras@gmail.com. SU SCANDICCI: Mar 15-17, via Aleardi 1, t. 055 7363404, 371 6847482 (solo sms), donnenosotras@gmail.com. SU EMPOLI: Ven 10-13, via Cavour 43/B, t. 0571 725062, pr.emp.nosotras@gmail.com

Centri giovani

SALA GIALLA - (dietro registrazione, centro per giovani 11-29 anni, con sala di registrazione) Lun-Ven 16-19 (chiuso agosto), via Felice Fontana 22, t. 055 3248674

CENTRO GIOVANI "NIDIACI" - (dietro registrazione, centro diurno per giovani, con anche aiuto compiti) Lun-Ven 16-19 (chiuso agosto), via dell'Ardiglione 30/a

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16Ultima pagina3 articoli
Regolamenti e arbitriiAlessandro De Angeli · La città immobile

La città immobile

Ho lavorato circa due anni all'Albergo Popolare. Dico subito che il problema non è mai stato il rapporto con gli ospiti. Il problema più grande è il rapporto con l'ottusità istituzionale, una specie di male oscuro che impregna le stanze e i corridoi della struttura.

Perché ottusità? Con i suoi oltre cento ospiti l'Albergo è un contenitore, un parcheggio, un inno all'assistenzialismo, un luogo dove si vive alla giornata: questo è quello che è, non si sa cosa debba essere ma di certo non quello che è. Tanti disagi diversi fra loro, tante storie ammucchiate in camere da tre a sei letti, nell'attesa unica dello scadere dei sei mesi di accoglienza per i più fortunati, o di due-tre-quattro mesi per gli altri.

È per me angosciante che vi si conduca una logica medievale da collegio, dove la relazione fra esseri è condizionata dal velato ricatto del posto-letto, magari conquistato dopo umilianti attese sugli scalini del portone. Viene stimolato così un degradante clima di diffidenza e di esasperazione. Si arriva a vietare la visione della tv per qualche tono di voce un pò più alto. Tutto questo la dice lunga sul clima "sociale" della struttura.

Negli ultimi due anni e mezzo sono cambiati tre direttori, coadiuvati dai vari "kapò" dell'amministrazione che intervengono arbitrariamente su ammissioni o dimissioni degli ospiti, scavalcando l'ormai ridicolo regolamento interno. Negli ultimi due anni e mezzo l'unico intervento dell'amministrazione è stato quello di rifare la facciata (l'immagine prima di tutto!) e per mettere nei bagni delle piastrelle nuove sopra le solite vecchie e marce tubature.

Gran parte di ciò che ho visto e vissuto in questa struttura è diseducativo, desocializzante, arbitrario e pregno di clinica incompetenza. Perché stipare gente senza un senso compiuto? Perché l'assenza totale di programmi di reinserimento sociale? Perché l'isolamento della struttura dalla vita reale cittadina? Perché questo vivere alla giornata?

Sono le stesse domande che ci poniamo ormai da sempre sulle politiche dell'accoglienza e del reinserimento più in generale, domande alle quali nessuno risponde forse perché il male oscuro istituzionale è già in metastasi. Si dice che di solito in questi casi si procede all'asportazione totale della parte malata. Ne vogliamo parlare?

Alessandro De Angeli, Fuori Binario, Settembre 1995

  • albergo popolare
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Le crociate di Sbarde (cruciverba)Sbarde · Cruciverba

Le crociate di Fuori Binario, cruciverba #288 di Sbarde.

Completare lo schema che comprende 13 caselle nere. Le definizioni sono alla rinfusa. Nello schema sono già inserite le lettere della parola AUTUNNO, disposte a scaletta su tre righe (AU / TUN / NO).

Orizzontali

Ricco di inventiva e creatività - Lo è un ragazzo nato nel 2005 - Soddisfare una richiesta o un desiderio - Apparecchio che trasmette il digitale terrestre alla tv - Se ne fanno rosse collane - Terreni coltivati - Ha Katmandu come capitale - Fa coppia con Greg - Abito maschile con le code - Punto più alto, apice - Logaritmo naturale - Antico campo di lotta - Sigla di Ascoli Piceno - Un Nanni regista - Al centro dello stop - Il ghiaccio dei tedeschi - Adesso... a Roma - La fine delle storie.

Verticali

Domenico, "mister Volare" - Eccessivamente sdolcinata - Dare l'approvazione - Antico tribunale ateniese - La Clèry del cinema - Ha Luanda per capitale - Lo sono la Sicilia e l'Elba - Strato esterno della pelle - Giovanni, noto pianista - La sigla dei cristalli liquidi - Linea Ferroviaria Italiana - Il segno tra i fattori - Concittadine di Giordano Bruno - Mio... inglese - Estremi di Oxford - Sigla da bilancio statale - Avanti Cristo.

Soluzione del cruciverba #287

Schema 10x10 (# = casella nera):

``` E S T E S O # Y E S S P A R T I T O # P T E R M O L O G I A E S T E R # L A R S R E A T I N O # A S O # R I C U S A T O F I O C I N A # I S I B # H # Z # A # O L I B E R I S M O # O S E # I O N I C O ```

Orizzontali: 1. Esteso - 7. Yes - 9. Spartito - 11. Termologia - 13. Ester - 14. Lars - 15. Reatino - 17. As - 18. Ricusato - 19. Fiocina - 21. Is - 22. Ib - 24. Liberismo - 29. Ose - 30. Ionico.

Verticali: 1. Esterofilo - 2. Spese - 3. Tartaro - 4. Ermetiche - 5. Storici - 6. Oil - 7. Yoga - 8. Spassoso - 10. Tolosa - 12. Irati - 16. Nunzio - 20. Ibis - 23. Ami - 25. Be - 26. Ri - 27. Sn - 28. OC.

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