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LA CITTÀ IMMOBILE
Regolamenti e arbitrii
La città immobile
Alessandro De Angeli · Fuori Binario n. 288, Ottobre 2026, pagina 16
Ho lavorato circa due anni all'Albergo Popolare. Dico subito che il problema non è mai stato il rapporto con gli ospiti. Il problema più grande è il rapporto con l'ottusità istituzionale, una specie di male oscuro che impregna le stanze e i corridoi della struttura.
Perché ottusità? Con i suoi oltre cento ospiti l'Albergo è un contenitore, un parcheggio, un inno all'assistenzialismo, un luogo dove si vive alla giornata: questo è quello che è, non si sa cosa debba essere ma di certo non quello che è. Tanti disagi diversi fra loro, tante storie ammucchiate in camere da tre a sei letti, nell'attesa unica dello scadere dei sei mesi di accoglienza per i più fortunati, o di due-tre-quattro mesi per gli altri.
È per me angosciante che vi si conduca una logica medievale da collegio, dove la relazione fra esseri è condizionata dal velato ricatto del posto-letto, magari conquistato dopo umilianti attese sugli scalini del portone. Viene stimolato così un degradante clima di diffidenza e di esasperazione. Si arriva a vietare la visione della tv per qualche tono di voce un pò più alto. Tutto questo la dice lunga sul clima "sociale" della struttura.
Negli ultimi due anni e mezzo sono cambiati tre direttori, coadiuvati dai vari "kapò" dell'amministrazione che intervengono arbitrariamente su ammissioni o dimissioni degli ospiti, scavalcando l'ormai ridicolo regolamento interno. Negli ultimi due anni e mezzo l'unico intervento dell'amministrazione è stato quello di rifare la facciata (l'immagine prima di tutto!) e per mettere nei bagni delle piastrelle nuove sopra le solite vecchie e marce tubature.
Gran parte di ciò che ho visto e vissuto in questa struttura è diseducativo, desocializzante, arbitrario e pregno di clinica incompetenza. Perché stipare gente senza un senso compiuto? Perché l'assenza totale di programmi di reinserimento sociale? Perché l'isolamento della struttura dalla vita reale cittadina? Perché questo vivere alla giornata?
Sono le stesse domande che ci poniamo ormai da sempre sulle politiche dell'accoglienza e del reinserimento più in generale, domande alle quali nessuno risponde forse perché il male oscuro istituzionale è già in metastasi. Si dice che di solito in questi casi si procede all'asportazione totale della parte malata. Ne vogliamo parlare?
Alessandro De Angeli, Fuori Binario, Settembre 1995
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Uscito sul numero 288 (Ottobre 2026), a pagina 16. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
