Archivio › Fuori Binario n. 288 · Ottobre 2026 › pagina 7
AMBIENTE
I rifugi climatici testati per voi
Nell'estate più calda dal 1950 un forestale in pensione li ha provati sul campo: "l'idea è buona ma serve di più"
Alberto Ottanelli · Fuori Binario n. 288, Ottobre 2026, pagina 7
Ce ne siamo accorti tutti. L'estate appena passata è stata calda, caldissima. I climatologi dicono che a livello globale è stata tra le più calde della storia - per il Cnr la più calda dal 1950 - e, in molte regioni d'Italia ha superato persino le temperature record del 2003. Almeno cinque ondate di calore persistenti e, al di là dei picchi massimi toccati, è stata la continuità delle temperature elevate e delle "notti tropicali" (in cui il termometro non è mai sceso sotto i 20 gradi) a rendere difficile la vita di tutti, ed in particolare dei più vulnerabili, come anziani, bambini, persone con malattie croniche o senza dimora.
In questo contesto, l'utilità anzi, la necessità, di una ampia ed efficiente rete cittadina di "rifugi climatici" è evidente. Un rifugio climatico è, per definizione, uno spazio pubblico ed accessibile, all'aperto o al chiuso, che abbia le caratteristiche per offrire sollievo alla popolazione nei mesi estivi, ed in particolare durante le ondate di calore.
E quali sono queste caratteristiche? Per quanto riguarda gli spazi al chiuso (come musei, biblioteche, centri civici, sedi istituzionali) devono essere idonei alla sosta e all'accoglienza con sedute confortevoli, avere un impianto di condizionamento con ricambio d'aria, punti di distribuzione di acqua gratuita, essere privi di barriere architettoniche. I rifugi all'aperto, come parchi e giardini pubblici, devono avere una elevata ombreggiatura (sul sito del Comune di Firenze si legge che ci deve essere una copertura arborea del 70%), e, anche qui, panchine e fontanelli di acqua potabile. Per entrambe le tipologie, ulteriori caratteristiche sono la gratuità ed il libero accesso, oltre ad una diffusione abbastanza capillare, che permetta a tutti i cittadini di raggiungerli in 10-15 minuti di cammino.
Nel corso dei mesi estivi, Paolo Degli Antoni, dottore forestale in pensione, amico di Fuori Binario, ha testato molti dei 53 rifugi climatici censiti dal Comune di Firenze, e ne ha potuto verificare "sul campo" pregi e difetti.
Innanzitutto: i rifugi "funzionano"?
Sì, funzionano, ma ci sono dei limiti, naturali e non solo. Prima di tutto, parlando di quelli all'aperto, va precisato che all'ombra di un albero in un parco o in un giardino ci sono circa tre gradi in meno rispetto allo stare al sole. Va da sé che quando la temperatura è di 40° non è che a 37° stai bene, quindi l'utilità è limitata alle ore più fresche, diciamo entro le 10 del mattino. E quindi possono essere "goduti" solo da alcune categorie di persone, come bambini in vacanza da scuola, o pensionati. Mentre nel pomeriggio, quando ce ne sarebbe più bisogno, il rifugio climatico all'aperto non è molto utile.
E dunque parliamo di quelli al chiuso...
In questo caso l'utilità è indubbia. Ma qui i limiti sono dovuti alla natura dei luoghi: biblioteche, sedi dei quartieri, musei... hanno tutti un orario di apertura, che in alcuni casi è limitato alle 17. Le biblioteche ovviamente sono sfruttabili per un tempo più ampio, ma hanno delle "regole" più stringenti legate alla modalità di fruizione.
Per quanto riguarda la diffusione in città cosa hai potuto notare?
Sulla carta i rifugi sono tanti. Solo che la situazione non è uguale in tutti i quartieri. Nel 4 (Isolotto, Legnaia), ad esempio, i cittadini sono più fortunati, perché ci sono molti rifugi e in generale sono migliori, come ad esempio il parco di Villa Strozzi e quello di Villa Bandini. Molto diversa la situazione del quartiere 1 (il centro), perché, pur avendo le Cascine, la parte più abitata è quasi del tutto priva di verde. E alcune piazze considerate rifugio climatico, come piazza Puccini, di gran lunga il peggiore della città, non lo sono affatto. Da sottolineare anche il fatto che per alcuni giardini, come quello di Campo di Marte, nel quartiere 2, che sarebbe un buon rifugio, vale la stessa considerazione degli spazi al chiuso: ci sono orari di chiusura e cancellate all'ingresso.
Dunque il giudizio finale qual è?
L'idea del rifugio climatico è senz'altro buona e ha una sua utilità. Ma se andiamo alla prova concreta bisogna rilevare un'offerta ancora un po' carente: parchi lontani dalle abitazioni, orari di apertura troppo brevi nel caso delle sedi dei quartieri, biblioteche chiuse il sabato pomeriggio e a rotazione nel periodo estivo. Dunque ci sono ancora ampi margini di miglioramento, soprattutto per quanto riguarda la fruizione e l'accessibilità.
Nel ringraziare Paolo per il suo originale lavoro di sperimentatore volontario dei rifugi climatici fiorentini, rimaniamo con un pensiero poco rassicurante in testa: nella prospettiva di estati sempre più torride non ci si può limitare a catalogare l'esistente; servono azioni più incisive per rendere più "democratico" l'accesso al fresco.
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Uscito sul numero 288 (Ottobre 2026), a pagina 7. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
