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Archivio › Fuori Binario n. 288 · Ottobre 2026 › pagina 10

INFOGRAFICA

Respirare fa male

Aria inquinata: in Europa cala il numero delle morti premature, ma l'Italia resta maglia nera. A Firenze oltre 200 decessi l'anno

Felice Simeone · Fuori Binario n. 288, Ottobre 2026, pagina 10

Secondo l'EEA - Agenzia Europea dell'Ambiente -, nel 2023 il PM2.5 è stato associato a 182.000 morti premature nell'UE, il 57% in meno rispetto al 2005: l'obiettivo del Piano zero inquinamento, che prevedeva una riduzione del 55% entro il 2030, è già stato raggiunto con anticipo. L'Italia resta però il paese UE con più decessi in assoluto: 43.083 nel 2023, davanti a Polonia (25.268) e Germania (21.640), a cui si aggiungono 9.064 morti da biossido di azoto e 11.230 da ozono. Il calo italiano dal 2005 si ferma al 43,4%, inferiore alla media europea.

Più fattori spiegano questo primato negativo. La Pianura Padana è una trappola geografica: montagne su tre lati e frequenti inversioni termiche favoriscono l'accumulo di inquinanti provenienti da riscaldamento a biomassa, traffico, industria e allevamenti, questi ultimi fonte primaria di ammoniaca. A ciò si somma un ritmo di riduzione più lento rispetto alla media UE. Pesa inoltre un fattore tecnico: la stima considera non solo la concentrazione di inquinante ma anche la dimensione della popolazione esposta e i tassi di mortalità di base per età, e l'Italia ha una popolazione numerosa e tra le più anziane d'Europa, categoria più vulnerabile, il che gonfia i numeri assoluti pur non essendo l'Italia il paese con la concentrazione media più alta in assoluto.

Queste "morti premature" non sono decessi osservati direttamente, ma stime epidemiologiche: l'EEA applica la metodologia raccomandata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, basata sulla concentrazione media annua di PM2.5, che supera la soglia di sicurezza di 5 µg/m³ (microgrammi per metro cubo). Il PM2.5 è il particolato con diametro inferiore a 2,5 micrometri, circa 25 volte più sottile di un capello, capace per le sue dimensioni ridotte di penetrare in profondità negli alveoli polmonari e nel circolo sanguigno. Le fonti principali sono il riscaldamento domestico a biomassa, il traffico veicolare, le emissioni industriali e agricole, oltre alla formazione secondaria in atmosfera a partire da altri inquinanti gassosi. Incrociando le concentrazioni reali misurate dalle centraline con le tavole di mortalità per età e sesso di ciascun paese si ottiene il numero di decessi evitabili se la popolazione fosse esposta a livelli conformi alle raccomandazioni sanitarie.

A Firenze, secondo le elaborazioni dell'epidemiologo del CNR Fabrizio Bianchi, i decessi attribuibili al PM2.5 restano oltre 200 l'anno. Il dato segue comunque la tendenza nazionale di calo, circa il 43% dal 2005, grazie soprattutto alle limitazioni del traffico nel centro storico e all'ammodernamento degli impianti di riscaldamento domestico.

Sul fronte dei rimedi, a livello europeo la Direttiva 2024/2881 abbassa il limite annuale per il PM2.5 a 10 µg/m³ a partire dal 2030, con l'Italia tenuta a recepirla entro dicembre 2026; è però prevista una deroga fino al 2040 per le zone geograficamente sfavorite come la Pianura Padana. A livello regionale, presidenti come Attilio Fontana in Lombardia si sono opposti a regole più stringenti, citandone l'impatto economico, suscitando la reazione della comunità scientifica, che ha inviato una lettera al governo contro ulteriori deroghe. Ma al governo c'è la Lega, con il ministro Salvini che con orgoglio proprio in questa fine settembre rivendica vittorioso lo slittamento al 2027 del blocco dei diesel euro 5...

ISDE Italia, Kyoto Club e Clean Cities Campaign chiedono di recepire la direttiva senza deroghe, aggiornare i piani regionali per l'aria e investire in trasporto pubblico ed elettrificazione dei mezzi. Legambiente propone un intervento sinergico su tutte le fonti emissive contemporaneamente, mentre il ricercatore Bianchi insiste sulla necessità di proteggere in modo mirato i soggetti più vulnerabili nei pressi di scuole, ospedali e residenze assistite.

(nella foto: il manifesto del Gruppo Lega in Regione Lombardia "La tua macchina è salva! Grazie al ministro Matteo Salvini e alla Lega al governo rinviato il blocco auto diesel euro 5 in Pianura Padana")

L'infografica: in Italia si muore di inquinamento più che in ogni altro paese europeo

I dati dell'Agenzia Europea dell'Ambiente (EEA) fino al 2023 rivelano che l'Italia ha un carico di mortalità prematura da particolato atmosferico (PM2.5) nettamente superiore alla media UE.

Morti premature dovute all'inquinamento atmosferico (2023) nei paesi europei - classifica dal grafico a barre, in ordine decrescente:

  • Italia (43.083), Polonia (25.268), Germania (21.640)
  • seguono Francia, Romania, Spagna, Grecia, Serbia, Ungheria, Bulgaria, Bosnia Erzegovina, Repubblica Ceca, Paesi Bassi, Albania, Belgio, Croazia, Slovacchia, Nord Macedonia, Austria, Portogallo, Kosovo, Svizzera, Slovenia

Numero di morti premature dovute all'inquinamento atmosferico (2023) nelle regioni italiane (dalla mappa):

  • Lombardia: 10.659
  • Veneto: 5.833
  • Campania: 3.952
  • Piemonte: 3.663
  • Lazio: 3.630
  • Emilia-Romagna: 3.544
  • Sicilia: 2.290
  • Puglia: 2.194
  • Toscana: 1.901
  • Friuli Venezia Giulia: 854
  • Marche: 834
  • Calabria: 788
  • Abruzzo: 588
  • Trentino-Alto Adige: 583
  • Umbria: 510
  • Liguria: 500
  • Sardegna: 388
  • Basilicata: 206
  • Molise: 128
  • Valle d'Aosta: 28

Morti premature dovute all'inquinamento atmosferico a Firenze negli anni 2005-2023: il grafico mostra un andamento in calo, da circa 1.000 nel 2005 a circa 600 negli ultimi anni della serie (valori indicativi, letti dal grafico).

Fonte: Agenzia Europea dell'Ambiente (EEA). Visualizzazione di Felice Simeone per Fuori Binario.

Pagina 10 del numero 288 Uscito sul numero 288 (Ottobre 2026), a pagina 10. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero