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Archivio › Fuori Binario n. 288 · Ottobre 2026 › pagina 5

DAI MARGINI

Uno di noi

Stefano era parte attiva della comunità di Fuori Binario. La terrazza della nostra sede è il suo lascito concreto

Barbara Cremoncini · Fuori Binario n. 288, Ottobre 2026, pagina 5

C'è un cancello, sul lato di piazza Tasso che fa angolo con via del Leone, che si apre su una grande terrazza lastricata di mattoni. In fondo, sulla destra, c'è anche un pezzetto di terra dove qualche pianta eroicamente resiste, intorno tanti vasi dove con pazienza si cerca di far crescere qualcosa. È lo spazio esterno della palazzina dove Fuori Binario ha la sua sede, un bello spazio, non proprio un giardino ma qualcosa di più di una corte. Chiunque a Fuori Binario metta piede in questa terrazza, non può fare a meno di pensare a lui, a Stefano, detto il Muffa, la persona che ne aveva fatto il suo regno e anche la sua ragione di vita. Nel casotto lungo una parete ci sono ancora le sue cose, gli attrezzi, i guanti, una bici che stava aggiustando, dei pancali che stava trasformando in panchine.

È qui che in un pomeriggio di luglio dello scorso anno il Muffa si è lasciato intervistare. All'inizio un po' riluttante, come spesso succede in questi casi, ma poi sempre più a suo agio nel raccontare e raccontarsi. Con l'unica accortezza di non uscire sul giornale con il suo vero nome. Così lo avevamo chiamato Piero. Poi lui, il Muffa, ci spiega che all'albergo popolare, dove sta in una stanza per l'accoglienza lunga, pagando un piccolo affitto, un giorno gli indicano Fuori Binario. È a due passi, si affaccia, la situazione gli piace, comincia come volontario, conosce le persone, stringe amicizie e diventa attore di un progetto per la risistemazione del piazzale. Un modo per rimettersi in gioco, dopo anni passati a vivere alla giornata, dopo la fine di quella che per lui era stata l'esperienza più significativa, quella del Movimento di lotta per la casa, che per molti anni lo aveva motivato dal punto di vista umano ma anche politico e sociale. Ma che poi per lui si era conclusa perché, spiega, era venuto meno il disegno politico complessivo.

E anche perché la sua salute non gli permette più di seguire e vivere le occupazioni come un tempo. La salute è la sua principale preoccupazione: "sono un sopravvissuto", dice di sé, dopo molti anni passati in maniera burrascosa: un grave incidente di moto che da giovane gli aveva compromesso per sempre la colonna vertebrale, un altro incidente in bici che, più di recente, lo aveva messo fuori uso per otto mesi. E poi una sindrome rara legata all'uso di alcuni farmaci, il pesante lascito di anni di dipendenze e vita di strada.

Dietro tutto questo, ancora tanta vita, la vita di chi per carattere non riesce a stare fermo e sempre deve reinventarsi. Dopo un'infanzia non facile con una madre traumatizzata dall'abbandono del marito, il collegio delle suore - per ironia della sorte proprio in piazza Tasso - la scuola alberghiera a Viareggio, i viaggi, Londra e tanti lavori, studi di tatuaggi, ma anche muratore, elettricista, insomma un po' di tutto. Si fa una famiglia, poi la perde, ha un figlio, ormai grande, molto amato ma che, per una sorta di ritegno, non vuole coinvolgere più di tanto, forse per paura di mostrarsi così fragile e malmesso. Così, nella sua stanza, spesso disteso a letto a causa dei dolori, Stefano scrive, ripensa a tutti i pezzi della sua vita, cerca di metterli insieme: "ho scritto tutto".

E si capisce che tanto ancora ci sarebbe da raccontare. Lo ribadisce, qualche settimana dopo, con un messaggio su whatsapp: un invito alla festa per Ferragosto nella terrazza. "Potrei avere altro materiale - aggiunge - (...) realtà vissute, ma magari messe nella forma giusta sono convinto che possono fare frutti!". Quel Ferragosto non ero a Firenze. La storia, dopo, deve essersi incasinata un po' troppo e altre occasioni non ci sono state.

Anche se Stefano non c'è più, negli ultimi tempi la terrazza si è riempita di parole e di musica, di dibattiti, proiezioni, cene e pranzi. È sempre viva insomma. A lui sarebbe piaciuto.

Pagina 5 del numero 288 Uscito sul numero 288 (Ottobre 2026), a pagina 5. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero