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Fuori Binario n. 286

Estate 2026 · 41 articoli · ISSN 2784-9384

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HospiceCristiano Lucchi · Resistenze

La povertà e la diseguaglianza sono due questioni enormi che la politica dei partiti trascura, impegnata nella conservazione di sé stessa e nell'impegnativo mestiere di devastare il nostro paese. Al culmine del trentennio liberista in cui siamo stati costretti a vivere, sono saltate tutte quelle garanzie che un tempo facevano guardare con ottimismo al futuro. Un trentennio che ha pressoché cancellato la ricca stagione dei diritti degli anni Settanta, i migliori della nostra Repubblica, quando il conflitto sociale, i referendum e le manifestazioni di massa spingevano la politica ad agire in favore dei bisogni reali delle persone: dal diritto di famiglia allo statuto dei lavoratori, dalla nascita del sistema sanitario pubblico alla democratizzazione della scuola, dall'equo canone alla legge Basaglia, dal divorzio all'aborto e così via.

Spesso trasversale agli schieramenti politici, la reazione nata per abbattere quella stagione favolosa ha trasformato il nostro paese in un hospice della democrazia. A pagare il prezzo più alto sono gli "scartati", nella felice definizione utilizzata dall'arcivescovo di Firenze Gambelli nella sua omelia di monito alla politica. Le leggi della tarda democrazia italiana, sempre più prossima al regime, tutelano i ricchi e la rendita, non i più poveri, non quella classe media che trae un reddito da lavori sempre più malpagati e precari. Non c'è settore della nostra economia che non premi chi ha già, a scapito di chi vive in difficoltà.

E nella confusione dettata dai media mainstream, in mano (pensa un po') ai ricchi, assistiamo al paradosso che sono i più poveri a difendere i loro aguzzini: li difendono contestando la patrimoniale per gli ultra ricchi e votano confusi per la destra e l'ultra destra, che da sempre li punisce con la repressione quando alzano la testa per difendere il diritto ad un'esistenza dignitosa.

Proviamo a ribaltare questa condizione in cui ci hanno precipitato, cercando nel nostro piccolo di offrirvi qualche contenuto utile ad allargare un dibattito pubblico ammaestrato dal potere.

(foto di Lorenzo Bonosi)

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2Attualità5 articoli
Homes4All, una casa per tuttiRedazione · Attualità

In Italia ci sono troppe case senza persone e troppe persone senza casa. Parte da qui il progetto di Homes4all, una società benefit finanziata anche da Banca Etica, che dal 2019 a oggi ha dato un tetto a 300 persone in 128 abitazioni, contribuendo così anche alla rigenerazione urbana di aree dismesse.

Funziona così: la società individua immobili sfitti o abbandonati, li ristruttura e li affitta a canoni agevolati a famiglie in difficoltà abitativa, attivando percorsi finalizzati al raggiungimento dell'autonomia. Il suo raggio di azione si estende anche a studentati, co-housing e progetti per senza dimora.

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Non qui, ovunque tranne a casaRedazione · Attualità

Un podcast su Firenze con le voci di chi vive in strada. Crowdfunding su Produzioni dal Basso.

"Un atto di presenza". Così Francesco Tanini definisce il podcast "Non Qui, ovunque tranne a casa", per il quale è stata lanciata una campagna di raccolta fondi su Produzioni dal Basso. "La voce graffiata di Cristina - si legge nella presentazione - racconta la vita di una donna che per diversi anni ha abitato le strade, gli angoli e gli spazi che la città neanche sa di avere. La sua voce si intreccia con quelle di chi prova a restare, di chi osserva, di chi lavora con le persone che Firenze sceglie di non vedere: operatori dell'unità di strada, redattori di giornali indipendenti, rifugi, centri d'ascolto. Un racconto corale e frammentato, che attraversa la città in superficie e in profondità. Una parte fragile, rimossa, ma irriducibilmente viva".

A realizzarlo, oltre all'autore Francesco Tanini, saranno il documentarista Paolo Maoret come supervisore, il compositore Marco Degli Esposti per le musiche originali e Serena Oddo, responsabile della comunicazione della casa di produzione indipendente Piombo Podcast.

"Vivo e lavoro a Firenze da vent'anni - scrive Tanini -. In questo tempo ho visto la città cambiare volto: quartieri svuotati dalla pressione immobiliare, affitti irraggiungibili, la crescita vertiginosa di residenze per studenti benestanti, l'espulsione silenziosa di chi non può stare al passo. Firenze è una città che si mette in posa per chi può permettersela e rimuove ciò che ne incrina l'immagine. Ma nelle pieghe di questa vetrina vivono storie che non si raccontano: persone che dormono in strada, che si spostano da un non-luogo all'altro, che esistono in spazi che la città preferisce non vedere. Non voglio raccontarle dall'alto. Le incrocio ogni giorno e adesso voglio ascoltarle. Questa serie non nasce per spiegare, ma per restituire spazio a ciò che viene escluso".

Attraverso la storia di Cristina si racconta la città e il rapporto di esclusione che Firenze produce in chi non riesce a inserirsi nella sua immagine ideale, costruita a tavolino, fredda e patinata. Il podcast sarà di quattro episodi di 30 minuti, con la voce narrante di Francesco Tanini, che entrerà in contatto con la parte nascosta della città. L'esperienza di Cristina e delle altre persone che vivono in strada si intreccerà con chi si muove quotidianamente nella città sommersa, tra cui anche i volontari di Fuori Binario. Le voci si mescolano ai suoni e ai rumori di un paesaggio urbano che scorre con un tempo e un ritmo completamente diverso da quello di chi vive in strada.

https://sostieni.link/40634

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Non in mio nome, non con il mio lavoroRedazione · Attualità

Oltre 25mila firme raccolte per chiedere a Leonardo Spa e società controllate lo stop immediato di forniture belliche destinate ad Israele, nonché la sospensione di tutti gli accordi commerciali e le relazioni di investimento con istituzioni israeliane, start-up, università ed enti di ricerca direttamente o indirettamente coinvolti nelle operazioni militari israeliane contro la popolazione palestinese.

La petizione "Non in mio nome, non col mio lavoro" è destinata al governo italiano, principale azionista di Leonardo, al Presidente della Repubblica e al consiglio europeo. È ancora possibile firmare su change.org.

  • petizione
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Ossigeno contro la repressioneRedazione · Attualità

In tempi di inasprimento delle leggi di repressione, è sempre bene sapere a chi rivolgersi per difendersi e non farsi intimorire, anche per chi fa giornalismo indipendente.

L'osservatorio Ossigeno per l'Informazione per esempio è attivo dal 2008 e, oltre a offrire assistenza legale gratuita ai giornalisti colpiti dalle cosiddette querele bavaglio, documenta quotidianamente gli abusi a scopo intimidatorio delle cause per diffamazione, finite poi con l'archiviazione o il proscioglimento degli accusati.

Sul sito www.ossigeno.info è disponibile anche un report annuale sui giornalisti minacciati nel nostro paese: 8mila dal 2006.

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Sollicciano sotto sequestroAlberto Ottanelli · Attualità

Nuovo record negativo per il carcere fiorentino: sette sezioni chiuse dal giudice perché invivibili.

Il carcere di Sollicciano, già da tempo considerato una delle strutture penitenziarie peggiori d'Italia, ha recentemente raggiunto un altro poco invidiabile record. Per la prima volta nella storia della Repubblica italiana, un giudice ha dovuto imporre la chiusura di sette sezioni e richiedere il trasferimento di 240 detenuti.

Nonostante non fosse mai accaduto niente di simile, si tratta di una decisione in qualche modo annunciata, poiché arriva dopo anni di denunce e rapporti sulle condizioni fatiscenti della struttura. Muffe, infiltrazioni, sezioni infestate da cimici e materassi logori buttati a terra nella speranza di un alito di brezza per difendersi dalle temperature torride dei mesi estivi e un piano da 9 milioni, più volte annunciato ma mai realizzato, per interventi di risanamento che comunque non basteranno a risolvere una situazione da molti considerata ormai irrecuperabile.

Con queste premesse, pare impossibile rendere Sollicciano compatibile con la funzione rieducativa che la Costituzione assegna alla detenzione. Il tema, infatti, non riguarda solo le mura del carcere ma l'obiettivo stesso della pena, che dovrebbe essere quello di restituire alla società una persona diversa rispetto a quella che è entrata in carcere. Se una persona detenuta vive in condizioni degradanti, il rischio concreto è che ne esca non solo non "recuperata", ma anche ulteriormente incattivita nei confronti delle istituzioni e della società.

Sollicciano è la rappresentazione concreta del fallimento del sistema penitenziario italiano: strutture vecchie, spazi inadeguati, problemi cronici di manutenzione e condizioni di vita che mettono a dura prova chi dentro quelle mura vive e, troppo spesso, muore.

Negli ultimi giorni, infatti, tra le sbarre del carcere fiorentino ha concluso la sua vita un uomo di 75 anni, già gravemente provato da un precedente ictus e in condizioni del tutto incompatibili con la detenzione. Si tratta del terzo decesso nei primi sei mesi dell'anno.

Eppure, l'opinione pubblica continua a considerare il carcere come un luogo separato dalla società, destinato solo a custodire persone ritenute più o meno pericolose di cui si preferisce non occuparsi. Ma, come per tutte le cose della vita, un problema non sparisce ignorandolo, e trascurarlo troppo a lungo lo fa solo riaffiorare sotto forma di emergenza.

Nelle carceri italiane nei primi sei mesi del 2026 si sono registrate 114 morti, tra cui 24 suicidi.

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3Restiamo umani2 articoli
Basta col potere fine a se stesso. Prima gli scartatiCristiano Lucchi · Restiamo umani

L'arcivescovo Gambelli accusa la politica cittadina: "I ruoli istituzionali hanno perso il senso profondo della loro funzione".

Tarda mattinata del 24 giugno scorso, San Giovanni Battista, patrono di Firenze. Sul pulpito della Cattedrale di Santa Maria del Fiore prende la parola Gherardo Gambelli, arcivescovo della città da due anni: "Celebrare la festa del Santo Patrono è per noi oggi una bella occasione per lasciarci interpellare e forse anche inquietare dalle parole del Vangelo".

Lasciarsi interpellare, forse anche inquietare... Sentimenti alquanto desueti nel discorso pubblico della città, fondato piuttosto sul dogma dell'infallibilità, sulle certezze del business e sulla competizione individualista. "Giovanni è colui che porta nel mondo la gioia della misericordia, ci aiuta a guardare Gesù, come il buon Samaritano, per fare poi come lui". Il buon Samaritano lo conosciamo tutti, colui che accolse e curò un uomo percosso, ferito e derubato, abbandonato sulla pubblica via dai benpensanti.

Separati dagli altri

Cita ancora Giovanni, il capo della Chiesa fiorentina, e val la pena di riportare il suo discorso dall'inizio alla fine. "Fin dall'inizio il Battista viene presentato come colui che mette in discussione lo status quo. Il seguito della sua storia ci mette di fronte l'esempio di una realtà sociale nella quale i ruoli istituzionali e sociali hanno perso il senso profondo della loro funzione. Una realtà in cui chi ha responsabilità sugli altri si è separato dagli altri, è altro rispetto al popolo. I sacerdoti e i leviti, che dovrebbero custodire la Parola e alimentare la fede, nel loro interrogare Giovanni sono preoccupati piuttosto di capire chi sia una persona che mette in discussione la loro funzione e con quale autorità egli compia gesti che minacciano il loro ruolo sociale di unici detentori del culto".

Necessario un cambio di rotta

"Tutto questo diviene un monito per tutte quelle circostanze in cui i nostri sistemi politici e istituzionali, i nostri sistemi economici, le nostre relazioni sociali, si dissociano dalla loro natura e della loro verità", continua l'arcivescovo.

Don Gherardo a questo punto esce simbolicamente dalla Cattedrale e percorre le strade e le piazze fiorentine per rendere visibili "i tanti che pur lavorando non riescono a vivere una vita dignitosa qui a Firenze, gli studenti universitari che vedono menomato il loro diritto allo studio perché la nostra città non riesce ad accoglierli, le donne, gli uomini e le famiglie che non vedono tutelato il loro diritto alla casa, i troppi che negli ultimi anni hanno dovuto lasciare la città perché il costo della vita è oltre la loro portata, i carcerati di Sollicciano che vivono quotidianamente in condizioni inaccettabili".

E conclude: "Perché sono gli ultimi, i poveri, i peccatori, gli scartati ad avere il cuore aperto all'ascolto, a cogliere come sia necessario cambiare la direzione del cammino, convertirsi per ritrovare l'unità profonda fra ciò che si è e ciò che si fa e si dice".

Qui a Firenze

Dice proprio "Qui a Firenze". Ci parla di lavoro povero, "qui a Firenze". Di diritto alla casa non tutelato, "qui a Firenze". Di diritto allo studio menomato, "qui a Firenze". Del diritto a scontare una pena e non ad essere torturati, "qui a Firenze". Di coloro che hanno abbandonato la città perché, "qui a Firenze", il costo della vita è troppo alto, e non si può più vivere una vita dignitosa, "qui a Firenze".

A Firenze, la città in cui gli spacciatori di propaganda tirano di continuo in ballo La Pira, don Milani, come se ne fossero i degni eredi: "quando le realtà costruite dagli uomini perdono di vista il loro scopo, quando la politica diviene conservazione del potere, quando l'economia diviene semplice ambizione di accumulo di ricchezza, quando i rapporti fra gli esseri umani mirano a massimizzare interessi personali, quando questo avviene siamo di fronte a una società che perde sé stessa". I tanti messi al di fuori del sistema, ai suoi margini, sono invece per l'arcivescovo di Firenze coloro che riconoscono in Giovanni il testimone di Gesù. "La vicinanza a loro può ridarci lo stupore necessario per essere cittadini all'altezza della dignità e della bellezza della nostra città".

La difesa della sindaca

Nella Cattedrale, il 24 giugno, santo patrono della città di Firenze, c'era anche la sindaca Sara Funaro. La persona eletta dal popolo per governare la città. Passano da lei, dai suoi delegati, e per estensione da chi fa politica a tutti i livelli, le scelte che poi ricadono sulla vita di tutti noi. Al termine della funzione, considerata l'accusa manifesta alla classe dirigente della città, e tenuto conto del detto popolare "San Giovanni non vuole inganni", parte della stampa le ha chiesto conto delle parole espresse da monsignor Gambelli. Questa la sua risposta: "Il nostro obiettivo deve essere quello di lavorare insieme, tutte le istituzioni, per porre al centro il lavoro, l'abitare e l'attenzione alle persone più fragili. Noi la nostra parte la stiamo facendo e continueremo così". Qui a Firenze, quindi, "continueremo così", si farà come si è fatto fino ad oggi, senza lasciarsi "interpellare", e figuriamoci "inquietare", da una realtà che colpisce i più poveri e chi vive ai margini. L'accoglienza e una politica al servizio del bene comune non è cosa, oggi, nella città del mito autoprodotto dell'accoglienza.

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Santoro dalle Piagge: Serve coraggio e discontinuitàRedazione · Restiamo umani

Il j'accuse di Gambelli alla classe dirigente fiorentina è parso ai più una vera e propria boccata d'ossigeno, soprattutto in una città dal dibattito pubblico asfittico sui temi della povertà, dell'accoglienza e dell'innovazione sociale.

Ne abbiamo parlato con Alessandro Santoro, prete delle Piagge, dove da oltre 30 anni anima una comunità aperta ai bisogni di tutte e tutti 24 ore al giorno, 7 giorni su 7. Non è un caso se il vescovo, appena insediato, volle concelebrare con Alessandro, e proprio alle Piagge, la sua prima messa di Natale. Fu un segnale di forte discontinuità in grado di restituire dignità ai popoli e alle culture che vivono tra mille difficoltà la periferia.

Ti hanno sorpreso le parole dell'arcivescovo?

Non sono sorpreso. Non è raro che un vescovo faccia un commento magari religioso, anche molto alto, molto bello, che però non tocca concretamente i nervi scoperti della città. Gambelli è riuscito invece a calare il discorso dentro la carne viva della città. Sono proprio gli "scartati" a rappresentare la cartina di tornasole del grado di civiltà di una società. Il Vangelo parla chiaro quando ci invita a costruire una realtà in cui si vive la convivialità delle differenze, dove l'ultimo diventa il primo, dove lo scartato diventa il riferimento intorno al quale la città e la comunità si dovrebbe muovere.

Nella società del profitto a tutti i costi sembra un'utopia.

Non è un principio astratto: lo scartato deve stare al centro della politica cittadina e nazionale, delle esperienze associative, delle comunità. È un'esigenza che il Vangelo pone in modo inequivocabile e che si ritrova, in chiave laica, nell'articolo 3 della Costituzione. Mi fa meraviglia che questo possa ancora fare meraviglia: è il punto che dovrebbe unire credenti e non credenti nel pensare e progettare insieme una società diversa, migliore, partendo proprio dagli scartati. Gambelli invita tutti noi a lasciarsi interpellare e inquietare dalla verità. Credo voglia ribaltare l'idea stessa di amministrare una città, che non va gestita come si gestisce un negozio. Nel Vangelo c'è il passo di Zaccheo, il pubblicano: "mentre Gesù attraversava la città". È questa parola, "attraversare", che dovrebbe inquietarci. Solo attraversando la città, solo abitando le storie degli scartati e i luoghi dello scarto, si può davvero cambiare l'atteggiamento con cui si fa politica: non amministrare per accontentare questo o quell'interesse, ma ripartire dalla capacità di abitare la città, di starci dentro, di leggerla nel profondo. Lo ha fatto per San Giovanni. Non a caso Giovanni Battista è colui che battezza, e battesimo in greco vuol dire immergersi, impregnarsi. Gesù stesso non rinuncia a vivere questo battesimo, entra nell'acqua come tutti gli altri. È come se invitasse ciascuno di noi a immergersi nella storia. E questo riguarda ogni cittadino, prima ancora del battezzato: siamo chiamati a liberare la città e le persone da tutto ciò che impedisce all'uomo di essere ciò che è.

Come valuti l'accoglienza fiorentina?

È un'accoglienza tutta da ricostruire. Ha l'odore del banale e dello scontato, e non porta con sé quei diritti che la renderebbero fulcro di una reale possibilità di cittadinanza. Se l'accoglienza non parte dalla restituzione dei diritti essenziali - il diritto di risiedere, il diritto alla casa - non è accoglienza. Non si può pensare che l'accoglienza funzioni solo se la persona dimostra di "meritarselo", per poi restituirle i diritti. Viviamo però un tempo di assurde logiche meritocratiche, dove i diritti sono diventati un mercato in mano ai privati.

Le politiche del governo non aiutano...

Serve in primo luogo passione per la città, per il territorio in cui si vive per poi richiamarsi insieme ad un riferimento più alto e più grande. Serve avere il coraggio non soltanto di creare alleanze, ma di creare i presupposti perché Firenze possa diventare un modello anche di accoglienza, un'alternativa allo status quo un po' arrogante, un po' becerone, a cui gli ultimi governi - e questo governo in particolare - ci stanno abituando.

Nello scorso numero abbiamo raccontato delle 800 case popolari abbandonate in città e di chi continua a vivere in strada. Qualcuno ha la forza di adottare politiche coraggiose per coprire i bisogni dei più fragili, dei più deboli?

Non mi pare che l'attuale classe politica ne abbia. Sul diritto alla casa basterebbe adottare la norma che consente l'autorecupero dell'alloggio dove si andrà ad abitare, scontando poi i costi sostenuti sull'affitto. Perché non si fa? E qualcuno ha il coraggio di dichiarare lo stato di emergenza abitativa per trovare poi - come accade in protezione civile - soluzioni urgenti per coprire i bisogni?

La sindaca si è dichiarata d'accordo con il vescovo, possibile?

Un cortocircuito evidente. Forse le è scappato detto così, ma se davvero ha ascoltato le parole del vescovo, credo che ne dovrebbe trarre un insegnamento di discontinuità. Sarebbe stato onesto dire che quelle parole toccano un nervo scoperto della città e che da lì si deve costruire un percorso aperto a tutti, ma non a chi in questo vede un profitto economico o finanziario, come accade ad esempio per il social housing.

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4Dare voce2 articoli
Giornalisti di stradaGiorgia Bulli · Dare voce

Grazie a un progetto sostenuto dalla Chiesa Valdese, due redattori di Fuori Binario sono diventati pubblicisti.

Due nuovi giornalisti pubblicisti, che dalla redazione di "Fuori Binario" continueranno a raccontare storie di vita spesso invisibili o confinate ai margini del dibattito pubblico. È il risultato del progetto "Giornalisti di strada", promosso da Fuori Binario grazie al sostegno dell'Otto per Mille della Chiesa Valdese. Un investimento sulla cultura, sulla partecipazione e soprattutto sulle persone, che ha permesso a Clara Baldasseroni e Francesco "Fraska" Martinelli di completare il percorso necessario per diventare giornalisti pubblicisti.

L'iniziativa, avviata nel 2024, nasce da un'idea semplice ma ambiziosa: offrire a chi vive o ha vissuto situazioni di marginalità sociale l'opportunità di acquisire competenze professionali nel campo dell'informazione. Un lungo percorso di formazione che oggi culmina in un traguardo importante.

Abbiamo chiesto a Clara e Francesco di ripercorrere questa esperienza.

Come è cominciato il vostro percorso?

Clara: "Per me è iniziato ancora prima del progetto. Il mio primo articolo su Fuori Binario risale al 2008. All'inizio raccontavo storie di vita, poi ho imparato a fare informazione vera e propria. Mi colpiva il divario tra ciò che vivevano le persone senza dimora e ciò che la società vedeva o voleva vedere. Ho capito che raccontare queste storie era un modo per renderle visibili".

Fraska: "Io ho iniziato a collaborare nel 2021. Quando la redazione ha visto che alcune persone avevano interesse e capacità, è nata l'idea di costruire un percorso professionale. Grazie al finanziamento della Chiesa Valdese, ho potuto pubblicare con continuità gli articoli richiesti e sostenere tutti gli esami necessari per diventare pubblicista".

Cosa vi ha lasciato questa esperienza?

Fraska: "Investire sulla cultura, investire sulle persone, per quanto siano emarginate".

Clara: "Un'ingiustizia che passa sotto silenzio è un'offesa. Quando una storia viene pubblicata, cambia tutto: le persone ne vengono a conoscenza e possono reagire. Per questo continuo a credere molto anche nel giornale cartaceo: ciò che è scritto sulla carta rimane".

Vi siete mai scoraggiati?

Clara: "No. Ho sempre sentito che stavamo costruendo qualcosa di importante, un modo diverso di fare giornalismo. Negli anni ho visto cambiare profondamente il fenomeno della marginalità. Un tempo si tendeva a considerare la strada quasi uno stile di vita; oggi emergono situazioni di bisogno molto più gravi e diffuse, che coinvolgono sempre più persone. Quello che mi colpisce è che, mentre aumentano le fragilità e i rischi per chi non ha una casa, il dibattito pubblico parla soprattutto di paura e sicurezza".

Fraska: "Nemmeno io. Avevo tutto da guadagnare e nulla da perdere. Momenti di scoramento ci sono stati, ma sapevo di poter contare sul sostegno della redazione e dell'associazione".

Qual è l'articolo a cui siete più legati?

Fraska: "Le storie che ricordo di più sono quelle che non avrei mai voluto dover raccontare. Quando scriviamo di vita in strada o di carcere partiamo quasi sempre da disgrazie. Però la storia di Tommaso, un mimo che viveva in condizioni difficili, la ricordo con soddisfazione. Dopo l'articolo che ho scritto, grazie alla rete di solidarietà che si è attivata nella comunità e attraverso Don Vincenzo Russo, è stato possibile trovargli una sistemazione in una roulotte. In quel momento ho capito che quello che scriviamo può avere effetti reali sulla vita delle persone".

Clara: "Dopo tanti anni ho scritto un articolo sulla storia della mia famiglia e del mio bisnonno Amedeo Baldasseroni, ucciso dai fascisti nel 1921. È stato un lavoro molto personale che mi ha permesso di recuperare memorie e documenti importanti".

Adesso che siete giornalisti pubblicisti, quali sono le altre storie che vorreste raccontare?

Clara: "Continuare raccontare l'attualità. Credo che anche temi complessi, dalla politica internazionale ai diritti umani, possano essere affrontati partendo dallo sguardo e dall'esperienza che abbiamo maturato qui".

Fraska: "Non lo so ancora con precisione. Vorrei scrivere tante cose, anche sui muri, ma non ho ancora la percezione di quale occasione questo percorso mi potrà offrire".

Come descrivereste il lavoro di redazione?

Fraska: "Fuori Binario è un giornale, ma si fonde con la comunità. Ogni cosa arriva anche nella realtà. Non è raccontarsi tra giornalisti: sono cose che si vanno a toccare con mano. La cosa bella è che c'è un riscontro. Sapere che quello che scrivo arriva non è poco".

Clara: "Per me significa accessibilità, integrazione e partecipazione. La redazione mi ha dato strumenti concreti per lavorare e la possibilità di confrontarmi con una comunità".

L'esperienza di Clara e Fraska dimostra che dare valore alle storie di vita significa anche valorizzare i percorsi professionali. Il progetto attivato grazie alle borse sostenute dalla Chiesa Valdese ha coinvolto non soltanto Clara e Francesco, ma anche altre persone che hanno trovato nel giornale un'opportunità di partecipazione alla comunità. Quelle di Clara e Fraska sono soltanto le prime che abbiamo scelto di raccontare. Le altre arriveranno presto.

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I torchi della rivoltaFrancesco Martinelli · Dare voce

La terra e la parola, da Müntzer a oggi. Riscopriamo i testi radicali editi da Tabor.

Nel Cinquecento la casa editrice Tabor non esisteva ancora, ma l'urgenza era già la stessa, identica e bruciante: rompere il monopolio della parola e della terra.

Quando Thomas Müntzer si mise alla testa della rivolta dei contadini tedeschi, capì che la teologia da sola non bastava. Serviva una tecnologia di liberazione: la pressa, il torchio, la stampa. In un'Europa incendiata dalla Riforma, far sorgere stamperie clandestine e far girare i rulli di notte era l'unico modo per diffondere un messaggio sovversivo: Omnia sunt communia, tutto è di tutti. I contadini di allora, schiacciati dai dazi dei signori feudali e privati delle terre comuni (le famose enclosures inglesi), trovarono in quei fogli volanti - le nostre locandine o flyers - non solo una rivendicazione politica, ma la legittimazione teologica e morale della propria identità e dignità. La stampa non era più lo strumento del potere, ma l'arma dei dannati della terra.

Quel filo rosso che unisce la terra alla resistenza non si è mai spezzato; ha attraversato i secoli, le rivolte e le repressioni, arrivando dritto ai giorni nostri. Oggi viviamo dinamiche dolorosamente simili, mutate nelle forme ma identiche nella sostanza: ieri i signori feudali, oggi i giganti della grande distribuzione organizzata. Se nel 1500 si recintavano i prati, oggi si recinta la vita stessa. Le multinazionali dell'agrobusiness privatizzano il patrimonio genetico del pianeta, vietando ai contadini lo scambio dei semi e rendendoli dipendenti da un'industria capitalista. Il concetto è estensibile ad ogni settore economico.

Anche lo sfruttamento dei corpi con il caporalato e la ghettizzazione della manodopera migrante rappresenta la versione contemporanea dei servi della gleba.

In questa fessura della storia si inserisce la realtà editoriale indipendente Tabor. Pubblicare testi radicali, dissotterrare le eresie dimenticate e recuperare le storie di chi ha detto "no" significa fare un lavoro di resistenza culturale analogo a quello degli antichi stampatori anarchici e müntzeriani.

Ieri come oggi la riappropriazione della letteratura e del campo agricolo ci potrà portare alla rivoluzione pacifica degli oppressi.

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5Attualità2 articoli
Squadrismo a San FredianoFrancesco Martinelli · Attualità

Aggressione transfobica da parte di un commesso della Conad. La risposta è solidarietà, presenza e boicottaggio.

Firenze, San Frediano, metà giugno. Un quartiere storico, le strade strette, il caldo che comincia a farsi pesante. Un supermercato come tanti, una Conad City in via Santa Monaca. Un luogo ordinario che, all'improvviso, si trasforma nel teatro di una violenza lucida, metodica, squadrista. Ma andiamo con ordine.

Tutto comincia con un pretesto banale. Una ragazza fa la spesa. Alla cassa, il delirio: un commesso la aggredisce, urla, la accusa di aver rubato. Lei nega, chiede solo di essere lasciata in pace, ma viene inseguita fin fuori dal negozio. Una scenata? No. L'inizio di un copione già scritto.

Passa una settimana. Le voci corrono nel quartiere. Un'altra persona deve fare la spesa nello stesso posto ma, temendo il peggio, si fa accompagnare da due amicizie. Paura fondata? Purtroppo sì. Appena mette piede nel negozio, lo stesso commesso esce e si piazza fuori ad aspettarla. È una trappola psicologica. Quando le amicizie della persona lo affrontano chiedendo spiegazioni, scatta qualcosa. Il commesso invade lo spazio vitale, insulta, accusa di furto. Ma il furto non c'entra niente; le amicizie non sono nemmeno entrate. È solo l'innesco. Poi, la frase che toglie ogni dubbio, sputata in faccia a una delle persone presenti: "Non mi importa se avete rubato, io voglio ucciderti, travestito di merda."

Ecco il fatto. La maschera cade. Non è difesa del negozio, è caccia all'uomo, o meglio, caccia a chi non rientra nei loro canoni. Un pretesto per colpire donne, trans e frocie. Un ribaltamento totale: il carnefice che si fa vittima, una specialità del fascismo più puro.

La situazione precipita. Un passante si unisce al linciaggio, colpisce una persona con un pugno in faccia: "Tu sei un travestito, mi fai schifo". Arriva un secondo commesso. Diventa un tre contro uno. Una persona viene presa per il collo, minacciata di morte. Le vittime riescono a fuggire, ma il commesso lancia l'ultimo agghiacciante invito per la sera: un appuntamento per "ucciderlx senza perdere il lavoro".

Ma la sera, la risposta non è il silenzio. Anni di lotte transfemministe hanno insegnato una cosa: la solidarietà è un'arma collettiva. All'appuntamento si presentano in tantx. Nessuna vendetta, solo presenza. I commessi si fanno trovare pronti, ma con tirapugni e coltello. Alla vista della folla scappano, tentano una sortita armata in un vicolo, poi chiamano i rinforzi. Spunta un terzo commesso in divisa che aggredisce una ragazza intenzionata a filmare e colpisce chi si mette in mezzo, urlando: "Sei morto, nessuno tocca mio fratello". Già, come se a quel "fratello" trentenne fosse stato fatto qualcosa, oltre a ricordargli che fare i bulli a quell'età è solo patetico.

La gente di San Frediano osserva, interviene, offre supporto e testimonianza. Perché la matrice è evidente: omofobia, transfobia, patriarcato.

Mentre le istituzioni puntano il dito sulle marginalità, il vero pericolo indossa la divisa aziendale. Sono i fascistelli machisti e bianchi che, forti del proprio status e legittimati dal clima politico attuale, pensano di poter disporre dei corpi altrui. E se la direzione di quella Conad tollera questo, ne è complice. Nonostante uno di questi "fratelli" sembra sia stato trasferito e forse verrà licenziato, invitiamo al boicottaggio in qualsiasi luogo e istante si presenti una situazione analoga. Colpirli nel portafoglio e nella reputazione. Scrivere reclami, fare pressione. I video ci sono, i volti sono noti.

Perché se toccano unx, toccano tuttx. E questa storia, statene certx, non finisce qui.

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Verde urbano contro il caldo estremoClara Baldasseroni, Cecilia Stefani · Attualità

Di fronte a estati sempre più torride è urgente ripensare la città. I "rifugi climatici" non bastano, servono politiche coerenti.

A Firenze ad agosto i senza casa restano in città, solo quelli censiti sono 400, in tutto le persone che non possono chiudere la porta saranno tra 800 e 1000. Secondo i dati climatici di ARPA Toscana, Firenze è tra le città italiane con più "giornate tropicali" l'anno: oltre 60 giorni sopra i 30 °C, e nell'ultimo decennio i picchi sopra i 38 gradi sono raddoppiati. L'ondata di calore del luglio 2023 ha portato il capoluogo a 40,7 °C: record assoluto dal 1873.

Il Comune lo sa, e chiama "isola di calore urbana" il centro storico che, con pietra, asfalto e poco verde, trattiene il caldo anche di notte. Il risultato è che a Firenze il disagio termico non finisce al tramonto, per anziani e persone fragili è un rischio reale. L'ISS ha registrato aumenti del 15-20% nei ricoveri per scompensi cardiovascolari nei giorni di picco.

Resistere spesso è impossibile e allora dobbiamo ri-progettare la città, come succede a Milano con il progetto "Oasi di refrigerio", che ha trasformato biblioteche e centri anziani in punti climatizzati dove entrare. Analoghe stazioni del fresco si trovano a Barcellona. A Firenze il Comune ha pubblicato un elenco di rifugi climatici sul proprio sito.

Un rifugio climatico è un luogo pubblico, gratuito e accessibile, progettato per restare fresco quando fuori si soffoca. Biblioteche, centri civici, scuole aperte d'estate, musei, ma anche parchi con alberi ad alto fusto, fontane e zone d'ombra. L'idea è semplice, e se non tutti possono permettersi l'aria condizionata in casa, la città deve offrire alternative.

Nell'elenco è presente la biblioteca delle Oblate, con sedute e acqua e anche piazza Tasso è indicata tra i luoghi con questa funzione. Poi ci sono i parchi, come quello delle Cascine, che non è solo bellezza ma sopravvivenza, se si considera che un albero ad alto fusto abbatte fino a 5 °C la temperatura percepita. Nuove fontanelle, ombreggiature in Piazza della Repubblica, aree alberate, scuole aperte d'agosto, circoli Arci con sale fresche, luoghi pubblici, accessibili, gratuiti. Rimangono aperti la mensa della Fondazione Solidarietà in via Baracca, la mensa di San Francesco sotto i portici di piazza Santissima Annunziata, e rimane aperta la Croce Rossa che fornisce unità di strada, e dall'11 ottobre scorso ha aperto un centro d'ascolto per persone fragili, il sabato mattina dalle 9 alle 13, in via Fratelli Orsi 19 a Bagno a Ripoli.

Guardare la città da un altro punto di vista è chiedersi se stiamo costruendo città per i turisti di aprile, o anche per chi le abita ad agosto.

L'elenco dei "rifugi climatici" stilato dal Comune è ovviamente un palliativo rispetto a una situazione globale sempre più allarmante. Ma ciò che sconcerta è la totale assenza di pianificazione strategica in vista della prevedibilissima emergenza caldo, dato che ci si è limitati ad appiccicare l'etichetta "rifugio" a luoghi già esistenti, di cui non si è nemmeno modificato orario o modalità di accesso.

Per difendersi dal caldo, il verde è fondamentale, e quello urbano scarseggia, come evidenzia una classifica dell'Istat: Firenze è al 40esimo posto su 99 città, con poco più di un albero ogni quattro persone. La città è invece in cima alla classifica delle città da bollino rosso. È chiaro che i due dati sono collegati, eppure, negli ultimi anni la città ha visto moltiplicarsi gli abbattimenti di alberi, perché malati o perché di intralcio al passaggio di infrastrutture varie, una su tutte la tramvia. Le sostituzioni con piante giovani ci sono state, ma non sempre sono state poi seguite con la dovuta cura, forse in mancanza di un coordinamento efficace tra le varie ditte appaltanti. In ogni caso perché un albero giovane arrivi a produrre la stessa quantità di ossigeno di un albero secolare ci vogliono dai 30 ai 50 anni, a seconda del tipo di pianta.

Anche il piano del verde da 30 milioni di euro, IRIS, rischia di non essere sufficiente ad abbassare le temperature. Basato sulla Regola 3-30-300, che garantirebbe ad ogni abitante la vista di almeno 3 alberi dalle proprie finestre, una copertura arborea del 30% per quartiere e l'accesso a un parco entro 300 metri dalla propria abitazione, IRIS prevede la piantumazione di 50mila nuovi alberi e arbusti in 5 anni, oltre alla depavimentazione (cioè l'eliminazione dell'asfalto e la sua sostituzione con materiali drenanti e chiari per assorbire meno calore) in tutta l'area metropolitana. Alberi che dovranno radicare e crescere, prima di svolgere la loro funzione. Nel frattempo, in piena estate, mentre a Firenze si toccavano i 40 °C, a Novoli veniva raso al suolo per "ragioni di sicurezza" un "bosco urbano" di 2 ettari, alberi cresciuti senza controllo in un terreno privato abbandonato, che costituivano un polmone verde nel quartiere. E prossimamente cadranno a centinaia bagolari e tigli sul percorso della futura linea della tramvia Libertà-Rovezzano.

Abbiamo davanti periodi estivi sempre più torridi e più che un "rifugio" in cui scappare avremmo bisogno di una città in cui vivere rimane possibile, anche per chi non ha una casa con l'aria condizionata. (Cecilia Stefani)

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La tenacia di 'Avvocato di strada'Barbara Cremoncini · Solidarietà

L'associazione offre assistenza legale gratuita alle persone che vivono in strada e a chiunque non abbia residenza.

Anche fra gli ultimi ci sono gerarchie sottili ma palpabili, chi ha un documento, un foglio che ne attesti l'esistenza è un po' più visibile di chi, invece, non ce l'ha. Una linea divide chi ha una casa, un lavoro, un tetto o anche solo una residenza, sia pure fittizia, da chi non può avere niente di tutto questo. Perché, per averlo, dovrebbe dimostrare di esistere. E per dimostrarlo dovrebbe avere tutte queste cose, o almeno alcune di queste, che non può avere perché non esiste.

Una spirale perversa, da cui è difficile uscire. Un meccanismo che ben conoscono all'associazione "Avvocato di strada" dove, una volta a settimana, nell'ufficio di via Liguria, ospite della comunità delle Piagge, si cerca di venire a capo dei tanti problemi che affliggono i senza dimora. Nata a Firenze nel 2013 - a livello nazionale parte da Bologna nel 2000 e conta oggi oltre 60 sportelli, di cui 4 toscani - Avvocato di strada ha nel proprio statuto l'assistenza legale, gratuita, alle persone senza fissa dimora e alle vittime di tratta.

Spiega l'avvocato Silvio Toccafondi, coordinatore della sede fiorentina, che "La residenza è strategica, non averla significa essere escluso da tutto: dalla sanità al voto, dal lavoro ai bandi per gli alloggi, dall'Inps ai servizi sociali. È su questo che si concentra il grosso della nostra attività, cercando di volta in volta di trovare un appiglio, qualunque cosa, persino multe prese sul bus, per dimostrare che una persona, pur non avendo casa, è legata stabilmente ad un territorio".

I Comuni, preposti alla gestione dell'anagrafe (che è competenza dello Stato) si comportano spesso in modo difforme. Quasi sempre, però, fanno resistenza. Nell'area fiorentina, il capoluogo è l'osso più duro. Perché di fronte all'aumento innegabile della pressione, si alzano barricate senza apparente giustificazione. A Firenze ad esempio c'è un regolamento che rende tortuoso l'iter e lo allunga, affidando istruttorie, che i legali considerano illegittime, ai servizi sociali. "Viene da pensare che il Comune di Firenze cerchi di evitare un costo: ma non ha molto senso visto che, ad esempio, chi non può avere un medico di base, finirà prima o poi in ospedale, contribuendo a intasare pronto soccorso sovraffollati e costando senz'altro molto di più, in cure e degenze".

Resta la strada dell'iscrizione con l'articolo 700 del codice civile, previsto per tutelare in via d'urgenza un diritto. "L'abbiamo fatto qualche anno fa per una coppia che aveva perso il lavoro, con una bambina piccola e la madre malata. Stavano in una casa occupata dove, però, una norma del governo Renzi del 2014 vietava loro di prendere la residenza. Dopo un primo provvedimento a nostro favore, poi ribaltato da una sentenza del tribunale favorevole al Comune, grazie ad una sentenza, di segno opposto, in appello, la famiglia ha potuto prendere la residenza e accedere a una casa popolare. Una vittoria - commenta Toccafondi - Ma ci sono voluti sei anni, troppi". Non è una prassi generalizzabile, così gli avvocati di strada devono continuamente inventarsi qualcosa, cercare soluzioni "creative".

Allo sportello di via Liguria si alternano in quattro, tutti volontari, coadiuvati da un segretario condiviso con gli uffici della comunità. Dietro ogni caso c'è tantissimo lavoro e le richieste sono in aumento.

Nel 2025 gli accessi allo sportello sono stati circa 300, una media di 20-30 persone al mese. Significativa anche la composizione degli utenti. Fino a una decina di anni fa per la maggior parte era composta da stranieri, soprattutto non europei. "Oggi una buona metà sono italiani, in genere fra i 40 e i 60 anni, più spesso uomini. La povertà aumenta e anche le situazioni di fragilità: persone che magari perdono il lavoro o divorziano, si trovano per strada, non riescono più a ripartire".

Poi ci sono gli immigrati. Lo sportello non tratta i problemi specifici del diritto dell'immigrazione, per questo rimanda a colleghi più specializzati che operano in altre associazioni di volontariato. Per statuto si occupa però anche delle vittime di tratta. "In questo periodo stanno arrivando persone da paesi come Pakistan o Bangladesh che si rivolgono a noi perché, dopo aver pagato un'organizzazione che garantiva loro il viaggio e un lavoro, una volta in Italia non hanno trovato nulla. Sono stati truffati e, in alcuni casi, esposti ai ricatti di chi sfrutta manodopera al nero e sotto costo. Niente di molto diverso, purtroppo, dal commercio di uomini scoperto con il tragico rogo dei giorni scorsi in Calabria".

Lo sportello di Avvocato di Strada, via Liguria 3, è aperto ogni giovedì dalle 17.30 alle 19. avvocatodistrada.it/sedi-locali/firenze/

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Le Rose, maneggiare con curaValentina Baronti · Solidarietà

Edificio inagibile: l'Asl sposta la storica cooperativa sociale di Tavarnuzze, ma la cittadinanza rivendica il bene comune.

Trent'anni di attività con persone disabili e integrazione con il territorio spazzati via dal trasferimento in un'altra sede. La cooperativa sociale Le Rose di Tavarnuzze, che in questi anni ha costruito percorsi di inclusione in un continuo scambio tra i laboratori organizzati per le persone disabili e la comunità circostante, a settembre dovrà trasferirsi a San Casciano. Pena la revoca immediata del servizio da parte della Società della Salute e quindi la dispersione degli utenti fragili in altre strutture e la perdita del posto di lavoro per tutti gli operatori.

"La crisi è iniziata ormai 5 anni fa – si legge in una nota stampa -, quando la proprietà dell'immobile, ovvero l'Azienda sanitaria locale (ASL), ha dichiarato inagibile la sede di via Quintole per le Rose. Da quel momento, è iniziato un confronto con le istituzioni che, tuttavia, non ha mai portato a proposte concrete per risolvere il problema della struttura, se non la richiesta di spostarsi altrove, rinunciando a 30 anni di storia e investimenti sul territorio. Per evitare di esporre gli utenti e le loro famiglie a una gravosa precarietà e alle pressioni delle istituzioni, la Cooperativa ha dovuto accettare lo spostamento a Casalta (San Casciano)".

Ma la sede di Tavarnuzze non è soltanto un centro diurno, è uno spazio di inclusione e di educazione, aperto a tutta la cittadinanza, che infatti ora ne rivendica l'uso come Bene Comune. Per questo, accanto alla cooperativa sociale è nata l'associazione Le Rose, con l'obiettivo di "continuare a presidiare, abitare e custodire questo luogo storico con l'aiuto di tutta la cittadinanza. Già cinque anni fa le istituzioni avevano promesso l'avvio di un tavolo di co-progettazione sugli spazi di via Quintole, che non ha mai preso avvio: la ASL infatti non ha firmato il protocollo d'intesa, nonostante questo fosse già stato sottoscritto da tutti i comuni e dalla Cooperativa. Negli anni la Cooperativa ha fatto proposte di ristrutturazione e collaborazione, che non hanno però trovato un riscontro concreto. Gli ultimi confronti con la proprietà hanno messo in luce che al momento non ci sono progetti per l'area: l'allontanamento della Cooperativa rischierebbe di portare il luogo all'abbandono oppure in futuro alla vendita, sottraendolo così alla cittadinanza e alla comunità che da anni lo anima. La nuova associazione nasce per impedire che questo accada". Alle istituzioni si chiede inoltre una transizione graduale verso la nuova sede, così da permettere agli utenti di abituarsi gradualmente al nuovo spazio.

Info e adesioni su www.cooperativasocialelerose.it

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Abitare scenari di guerraOrnella De Zordo · Palestina

La VII edizione del Premio Bargellini è stata dedicata al popolo palestinese e al cinema impegnato a favore di Gaza.

Quest'anno il Premio "Lorenzo e Donato Bargellini" ha scelto come tema "Abitare scenari di guerra" ed è stato dedicato al popolo palestinese. Nello specifico, il bando della nuova edizione ha inteso portare l'attenzione sugli scenari di guerra – conflitti in corso e processi di militarizzazione in atto – e sulle loro implicazioni sociali. Si tratta di fenomeni che ci portano a confrontarci con l'industria della guerra, i colonialismi, l'ineguale distribuzione delle risorse, le migrazioni, gli apparati di controllo e gli esiti dei dispositivi legali creati alla fine della II Guerra mondiale, compreso l'apparato del diritto internazionale. E con tutto quello che questo può comportare sulla vita quotidiana di persone e gruppi, sulla loro possibilità di agire e di immaginare scenari futuri. Ha quindi valorizzato tesi focalizzate su questi campi di ricerca attraverso analisi originali, criticamente fondate e impegnate, che hanno esplorato le esperienze di resistenza (passate e presenti) prodotte dalle comunità/territori/piazze in termini sia di pratiche che di approcci e immaginari. Ha ricevuto lavori di tesi di laurea magistrale e di dottorato di alto livello, ognuno dei quali ha mostrato quanto siano importanti e sentiti i temi, le visioni del mondo e la sensibilità che sono stati al centro delle vite di Lorenzo e Donato Bargellini.

Il premio è stato attribuito alla Tesi di Laurea Magistrale in Scienze Antropologiche ed Etnologiche (Università degli Studi di Milano-Bicocca) di Maria Elena Marabotto Petrelluzzi "Rappresentare Palestina. Pratiche cinematografiche e articolazioni identitarie palestinesi". La tesi analizza la storia della diaspora palestinese dal 1948 ad oggi, attraverso l'occhio cinematografico come forma di resistenza e di resilienza "diversa". Ben costruita e documentata, affronta il cinema come mezzo che aiuta a capire, attraverso approcci filmici originali, la storia e la capacità di resistere di un popolo a cui viene negata la propria identità ed il diritto ad esistere. La ricerca portata avanti dall'autrice entra dentro le difficoltà, le censure – anche a livello di distribuzione internazionale –, i rischi e i limiti sia tecnici che di budget del fare cinema in un territorio soggetto ad una pesante occupazione militare.

Tra i documentari analizzati, "Jenin Jenin" di Mohammed Bakri e "Route 181" dei registi Khleifi e Sivan, il primo palestinese e il secondo israeliano, entrambi molto forti e spiazzanti. Il primo, in particolare, narra della distruzione del campo profughi di Jenin da parte di IDF e ground zero, con la perdita di molte vite umane e delle proprie case. Particolarmente interessante è l'analisi del film di Saverio Costanzo "Private" (2004), potente metafora dell'occupazione israeliana, al cui centro vi è una famiglia palestinese di Tulkarem, vicina al muro che separa Israele dalla Cisgiordania, che vede la propria casa – occupata al piano superiore da una base militare israeliana – divisa in zone A-B-C, in cui al piano inferiore vive la famiglia (A), il bagno è zona B di uso comune limitato a orari definiti, e la zona C (piano superiore) è off limits, con rischio di essere fucilati. Maria Elena Marabotto ci guida, attraverso lo sguardo del mezzo cinematografico, all'interno del tema stesso del Premio di quest'anno: la negazione del diritto ad abitare, la negazione del vivere in pace e dell'identità e della vita di un popolo, che sta subendo un atroce genocidio.

La Menzione di merito è andata alla Tesi di Laurea magistrale in Antropologia culturale ed etnologia (Università di Bologna) di Daniel Calò "Attivismo ebraico per la Palestina a Berlino: Pratiche di solidarietà e contromemoria diasporica come resistenza alla Staatsräson tedesca". Tra ottobre e dicembre 2024 l'autore ha condotto una ricerca sul campo a Berlino, tra le fila dell'associazione ebraica antisionista Jüdische Stimme, impegnata dal 2003 in diverse forme di attivismo di solidarietà per la causa palestinese nel repressivo clima politico tedesco. Il lavoro di Calò mira a mettere in luce le strategie adottate dagli attivisti ebrei che si mobilitano a Berlino in solidarietà con il popolo palestinese e la loro negoziazione per un posizionamento identitario alternativo al modello ebraico promosso dallo Stato tedesco. Attraverso l'osservazione partecipante prolungata e l'intervista qualitativa semistrutturata, Calò propone una riflessione sul pensiero diasporico inteso come "esercizio di immaginazione che proietta l'identità oltre le categorie di appartenenza e definizione dello Stato-nazione e colloca le esperienze degli attivisti intervistati entro il quadro teorico offerto dalle riflessioni relative alla diaspora, intesa come risorsa etico-politica capace di generare identità controegemoniche, decentrate, ibride e relazionali". Il lavoro di ricerca permette di comprendere dall'interno i processi politici che informano la mobilitazione, le conseguenze della repressione statale, i repertori simbolici della protesta, i processi decisionali, le alleanze e i conflitti interni ed esterni. Lo studio si avvale anche dall'analisi di dibattiti parlamentari precedenti e successivi al 7 ottobre 2023 e campagne di panico morale connesse al discorso sul "nuovo antisemitismo importato", evidenziando il ruolo del discorso egemonico sulla memoria nella fabbricazione discorsiva della crisi morale alla base della "guerra all'antisemitismo".

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Se non ora, quando?Fabio Sciola · Palestina

Crimini di guerra, abusi e torture su detenuti, violenze dei coloni: è tempo di dire BASTA all'impunità di Israele.

Sul New York Times dell'11 maggio è apparso un lungo articolo inchiesta di Nicholas Kristof sui brutali abusi sessuali commessi dai militari, dalle guardie carcerarie israeliane, dai coloni e anche durante gli interrogatori dei palestinesi. Soprattutto per i contenuti, ma anche per l'autorevolezza della testata e di Kristof, due volte premio Pulitzer, l'articolo ha fatto rumore, diciamo così, e ha sollevato proteste di antisemitismo e la minaccia del primo ministro Netanyahu di querelare il giornale. La solita mancanza di argomenti di chi guarda al dito e si straccia le vesti per trascurare volutamente la luna di una serie di violazione di diritti umani e crimini di guerra; Kristof arriva dopo i fatti documentati, tra gli altri, dalla Relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, Francesca Albanese (https://bit.ly/4o8kG8D) e anche dopo le accuse di genocidio della Commissione d'inchiesta internazionale dell'ONU presieduta dall'ex Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Navi Pillay, magistrata sudafricana, oggi membro della Corte penale internazionale (il rapporto, in inglese, si trova facilmente scrivendo su Google "Legal analysis of the conduct of Israel in Gaza"). Si può proseguire ricordando che l'11-9-2025 anche il Parlamento Europeo (risoluzione RC10-0372/2025) ha dato un segnale forte chiedendo lo stop all'invio di armi, il riconoscimento delle violazioni dei diritti umani a Gaza, la sospensione degli accordi con Israele, il sostegno alla soluzione a due stati e la condanna delle politiche israeliane.

Ancora: Human Rights Watch, organizzazione non governativa internazionale che si occupa della difesa dei diritti umani con sede a New York, nel suo rapporto annuale 2026 parla di pulizia etnica.

È quindi solo la punta dell'iceberg un ministro in carica che umilia un detenuto palestinese anziano e mette il video su Facebook, che gioisce di fronte a persone fatte inginocchiare con la forza dicendo "benvenuti in Israele" e che esulta dopo aver contribuito ad approvare una legge sulla pena di morte che si applica ai soli crimini definiti di terrorismo commessi dai palestinesi.

Qualcuno ricorda di Manzoni il "cui fu prodezza il numero, cui fu ragion l'offesa, e dritto il sangue, e gloria il non aver pietà"?

Dire queste cose non significa fare antisemitismo ma segnalare che anche stavolta ci sono segni evidenti di un mix di fanatismo religioso, malvagità e poca lungimiranza (per non dire imbecillità) che produce le derive aberranti a cui stiamo assistendo e che nella storia si sono verificate anche sotto lo scudo di altre confessioni religiose (basti ricordare quel che avvenne a Srebrenica nel 1995 e l'elenco sarebbe troppo lungo). Parliamo di avvenimenti purtroppo incontestabili e infamanti per chi li commette e per chi omette di fare qualcosa perché possano interrompersi.

L'indignazione moltiplica le mie forze, scriveva Ibsen, e quel che possiamo e dobbiamo fare sempre e solo di NON violento è tenere alta l'attenzione e denunciare i crimini orrendi che sempre di più superano tutti i limiti e di ogni specie.

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Ortocollettivo, un sogno comunitarioCamilla Lattanzi · Comunità

Ritorno alla terra e recupero dei beni comuni. Nuovi progetti attorno a un vecchio mulino: "Ci prendiamo cura del territorio".

La terra può e deve ritornare centrale nella vita della comunità: lo afferma Ortocollettivo, un'organizzazione di promozione sociale nata dodici anni fa dal bisogno condiviso di un piccolo nucleo di persone. L'associazione è nata ufficialmente a seguito della presentazione di un progetto al Comune di Calenzano per la coltivazione di un orto senza recinti di circa 300 metri quadri nella zona di Travalle. Fin dai primi passi il progetto ha evidenziato il ruolo cruciale del suolo nell'ecosistema, e ha unito cittadini, famiglie e giovani attorno a un obiettivo comune: riappropriarsi dei legami comunitari attraverso la cura condivisa della terra, diventando un laboratorio di cittadinanza attiva. Con un approccio che scardina la logica dell'agroindustria intensiva e della frammentazione sociale, è stata promossa una gestione della terra comunitaria e non gerarchica. Nel tempo, le attività si sono ampliate: dall'organizzazione di mercati contadini a filiera corta alla collaborazione con la rete dei GAS (Gruppi di acquisto solidale), dal sostegno alle realtà terremotate (Ortocollettivo importa e distribuisce ogni anno le squisite patate rosse di Montereale, confinante con Amatrice) alle collaborazioni con il centro di accoglienza di Calenzano, per coinvolgere i richiedenti asilo nella vita della comunità; ogni iniziativa è uno spazio aperto in cui le diversità diventano valore.

Oggi l'associazione è protagonista di una nuova sfida: tentare l'autorecupero del Mulino del Lice, una storica struttura rurale situata in via delle Bartoline, in stato di abbandono. Testimonianza preziosa del paesaggio agrario della valle del torrente Marina, il complesso è al centro di una convenzione tra il Comune di Calenzano e la Fondazione Adolfo Carmine.

Incontriamo Lorena Passerotti e Roberto Menichetti nella bottega solidale organizzata sotto una tendostruttura in via delle Bartoline. "Cerchiamo di lavorare sulla rigenerazione agricola – ci dice Roberto - mettendo in produzione le aree agricole circostanti, consolidando le colture esistenti (oliveti e frutteti) e inserendo spazi per l'orticoltura, la frutta e il grano. E l'auto-recupero progressivo del mulino sarà in connessione con il progetto agricolo: l'obiettivo è trasformarlo in un centro multifunzionale a servizio dei piccoli agricoltori del territorio". "Per i terreni andrebbe fatta una cooperativa – spiega Lorena - separando il progetto di recupero dell'immobile dai terreni, perché i terreni possono dare subito lavoro, stipendi e inclusione, mentre l'auto recupero dell'immobile avrà tempi lenti".

Il vero motore di questa operazione è lo strumento amministrativo scelto: i Patti di collaborazione per i beni comuni. Sulla base del regolamento comunale per la cittadinanza attiva, la Giunta e l'associazione promuovono la partecipazione diretta della cittadinanza. Chiunque può contribuire attraverso il proprio tempo o le proprie competenze, sarà un'opera collettiva: non un cantiere calato dall'alto, ma un luogo che rinasce grazie alle braccia e alle idee della comunità che lo abita.

Lorena dice che sognare è importante per dare una traiettoria al cammino: "Nei nostri sogni, nella parte inferiore della struttura dovrebbero tornare a funzionare un mulino e un frantoio; qui si producevano alimenti e vorremmo ripristinare una vera filiera del grano, dalla spiga al pane. E nelle stanze del primo piano immaginiamo un'edilizia abitativa, una foresteria per i lavoratori, che oggi per trovare due stanze in affitto a Calenzano hanno enormi difficoltà e devono spendere fino a 950 Euro". Roberto ci saluta con queste parole: "L'agricoltura, intesa come produzione di alimenti sani, è l'unico modo per prendersi cura del territorio, curarlo dalle ferite dell'abbandono, dell'edificazione selvaggia e del cambiamento climatico, e per rendere il cibo sicuro facendo socialità".

In un'epoca segnata dal profitto e dall'individualismo, l'esperienza di Ortocollettivo dimostra che la terra e la comunità, se coltivate insieme nel rispetto del passato, possono ancora generare un futuro sostenibile e solidale.

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Comfortably numb reimaginedRedazione · Comunità

Roger Waters e Mona Miari, 2026.

È una delle canzoni più famose dei Pink Floyd, impreziosita da uno degli assoli di chitarra diventati leggendari con il passare del tempo. Quarantasette anni dopo The Wall, Roger Waters e la cantautrice palestinese Mona Miari hanno reinventato Comfortably Numb in un atto di testimonianza politica. Il brano originale parlava di alienazione e apatia, nella nuova versione quella metafora si fa urgente: il "numb" del titolo è l'insensibilità con cui il mondo guarda alla catastrofe di Gaza. I nuovi versi in arabo di Miari portano melodie di resistenza senza tradire l'atmosfera originale del pezzo. Il finale è una ninna nanna dedicata a Hind Rajab, la bambina di cinque anni uccisa a Gaza, concepita come un saluto tra lei e sua madre. Il video che accompagna questa riedizione alterna riprese newyorkesi a immagini originali da Gaza, girate sotto i bombardamenti da chi non ha mai potuto lasciare la Striscia.

https://bit.ly/4w3SXsC

--- Segnalazione della Redazione, "Comfortably numb reimagined", Fuori Binario n.286

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Scrivere dal carcere, in italianoRedazione · Comunità

Claudio Pedron e i suoi allievi detenuti.

Oltre ad essere un amico di lunga data di Fuori Binario, Claudio Pedron è anche un maestro elementare che dal 1997 insegna italiano a detenuti stranieri nel carcere di Sollicciano. In un istituto dove l'80% dei reclusi è di origine non italiana, il doppio della media nazionale. Dal 2001 al 2015 Claudio ha raccolto circa 300 temi scritti dai suoi allievi adulti, alle prime prove con la lingua italiana. I titoli sono semplici (La mia famiglia, La mia cella, Il mio futuro) e le calligrafie incerte, ma capaci di restituire voci molteplici: cronache, introspezioni, fanfaronate, fantasie. Parafrasando il titolo del libro Io speriamo che me la cavo di Marcello D'Orta, Claudio ha immaginato di intitolare la raccolta Io speriamo che esco. L'antologia è rimasta a lungo nel cassetto, ma è adesso disponibile sul blog altrochemestre.it. Da questo diario a più voci emerge la personalità del maestro, che non esita a mettersi a nudo di fronte ai suoi allievi, ma anche la ricchezza e l'umanità di cui, a dispetto di un certo cinismo molto diffuso, anche il carcere è ricco.

https://altrochemestre.it/2026/05/27/scrivere-dal-carcere-in-italiano-1/

--- Segnalazione della Redazione, "Scrivere dal carcere, in italiano", Fuori Binario n.286

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Carola Frediani e il suo blogRedazione · Comunità

www.guerredirete.it

C'è una newsletter italiana che per anni ha fatto quello che i grandi giornali non sanno o non vogliono fare: spiegare con rigore e chiarezza cosa accade davvero nel mondo digitale (sorveglianza, cybersicurezza, disinformazione, intelligenza artificiale, diritti online). Si chiama Guerre di Rete ed è stata la creatura di Carola Frediani. Qui vogliamo ricordare sia la newsletter che la sua autrice e animatrice, scomparsa i primi di giugno. Carola era capace di scrivere da esperta senza mai smettere essere giornalista: i fatti prima, il contesto sempre, l'allarmismo mai. In un contesto come quello italiano, spesso impreparato sui temi digitali, Guerre di Rete è stato un presidio raro di competenza indipendente, costruito nel tempo con una comunità di lettori fedeli e consapevoli. Oggi quel lavoro è ancora più pregnante, perché le grandi compagnie che di fatto plasmano il nostro mondo, digitale e non solo, si sono trasformate in avanguardie di un capitalismo aggressivo e smanioso di potere. Carola Frediani e Guerre di Rete hanno svelato anche i giochi di potere dietro le scelte aziendali. Promettiamoci di non dimenticarla.

--- Segnalazione della Redazione, "Carola Frediani e il suo blog", Fuori Binario n.286

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9Cultura2 articoli
Un futuro di \"bimbi educanti\"Laura Tabegna · Cultura

Attivo a Pisa un progetto educativo esperienziale, dove si impara esplorando il mondo e conoscendo se stessi e gli altri.

A prima vista sembra un gioco di parole, anzi un refuso. Chi sono i bambini educanti? Di sicuro, conoscere le attività che svolgono fa venire voglia di tornare piccoli. Ma oltre al gioco, esiste una filosofia profonda, che racconta un nuovo modo di fare pedagogia. I bambini educanti saranno i nuovi cittadini, coloro che insegneranno alla società del futuro a guardare il mondo con occhi nuovi.

Il progetto "Bimbi Educanti" nasce a Pisa nel 2018 da un'intuizione di Floriana Craus, psicologa, musicoterapeuta, esperta di educazione in natura, lingue straniere e antropologia. Con un gruppo di colleghe e genitori, la dottoressa Craus fonda l'associazione OltreLaNascita per accogliere una richiesta importante di supporto alla genitorialità per bambini in età prescolare che arrivava dal territorio.

Descritta attraverso le sue competenze e i suoi titoli accademici, Floriana potrebbe sembrare un'eminenza grigia irraggiungibile. In realtà, la sua qualità maggiore è quella di saper leggere le persone nel cuore, riuscire a fidarsi di loro e così dare loro la possibilità di trovare o ritrovare la fiducia in se stessi.

Dopo la pandemia, infatti, Floriana ha accolto l'appello lanciato da Antonio Quarta, senza dimora e collaboratore di Fuori Binario, di adottare il proprio cagnolino, che esposto alle intemperie rischiava di morire. In quell'occasione la psicologa ha aperto le porte anche ad Antonio, ospitandolo nell'appartamento prima utilizzato come b&b e, cosa ancora più importante, coinvolgendolo in progetti di supporto a persone con difficoltà, esperienza che lo ha fatto rinascere.

Coltivate con la stessa umanità, sono fiorite anche le attività per bambini educanti, da 3 a 10 anni. Floriana ha elaborato un progetto di educazione diffusa, per nutrire l'apprendimento attraverso l'esperienza, tenendo a mente il motto latino: Non scholae sed vitae discimus (Non impariamo per la scuola, ma per la vita, ndr).

"Portiamo i bambini – ha detto la psicologa - a conoscere la loro città, che non significa solo visitare monumenti, ma anche dialogare con gli artigiani del quartiere e conoscere i capolavori che li circondano attraverso il gioco. Partecipiamo ad attività in collaborazione con i servizi educativi pisani e l'Università di Pisa. Organizziamo cacce al tesoro sul tema degli egizi e degli etruschi. Si tratta di un apprendimento olistico, che rende consapevoli i bambini del sé e del loro corpo nello spazio".

La curiosità viene assecondata e i piccoli lavorano seguendo le proprie inclinazioni, non per direttività. "I nostri bimbi – continua - hanno ricostruito i musei pisani in miniatura e un percorso mostra dove hanno fatto da ciceroni. Il risultato è che anche quando entrano in contesti strutturati, i piccoli non delegano agli altri la visione di se stessi. Quando i ragazzi non vengono visti – spiega ancora -, si genera in loro ansia e dipendenza dall'altro, per cercare qualcuno che li aiuti a definirsi. I nostri ragazzi sono stimolati a prendere consapevolezza delle proprie emozioni".

Il metodo non vuole diventare appannaggio di un sistema elitario, solo per chi se lo può permettere, ma una comunità aperta a tutti, dove sono presenti anche tanti bilingue con famiglie di culture diverse. "Questo fenomeno – conclude Floriana - non genera diffidenza, ma uno scambio forte con un ottimo sviluppo relazionale. Un piccolo seme per un futuro migliore".

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I libri liberi di Cronache RibelliLaura Tabegna · Cultura

Mettere le idee prima del mercato: con 60mila volumi distribuiti in tutta Italia, il collettivo indipendente ha vinto la scommessa.

Booktoker e youtuber prestati all'editoria per fare cassa, diffusione ingessata e diktat dettati dalle esigenze di vendita e non dalle priorità degli scrittori: tutto questo ha creato un cortocircuito nel mercato dei libri, con il paradosso di togliere il primato alle idee per compiacere logiche commerciali.

Se il mercato editoriale tratta i libri come prodotti usa e getta, la cultura si rifugia nel banco del mercato contadino. Cronache Ribelli, collettivo e progetto editoriale indipendente, ha raccontato al pubblico la propria linea controcorrente durante il mercato in piazza Tasso a Firenze, tradizionale luogo di scambio diretto di prodotti locali genuini.

Per ribaltare punto di vista e raccontare lotte e ribellioni viste dal basso, nasce nel 2016 il collettivo di Cronache Ribelli, diventato Ets ed editore indipendente nel 2018. Come spiegato da Matteo Minelli, cofondatore del progetto, "L'obiettivo è creare uno spazio di racconto storico alternativo a quelli classici, mettendo al centro della narrazione le vicende delle classi popolari, delle minoranze e degli oppressi". I canali di promozione sono i social, dove Cronache Ribelli conta una comunità di oltre 500.000 persone.

"Ci siamo posizionati volutamente fuori dalle grandi catene librarie – continua Matteo - e questo non ci ha impedito di distribuire oltre 60.000 libri in tutta Italia attraverso una nostra distribuzione online. Abbiamo realizzato oltre 400 presentazioni e creato una rete fatta di librerie indipendenti, infoshop e spazi sociali".

In catalogo troviamo collane come "Zanne – libri antispecisti", una raccolta a tema della liberazione animale, "Graphic novel", "Resistenza e antifascismo", Libri per bambin* e ragazz*. La stessa grafica è curata dall'associazione per comunicare la propria identità e il messaggio dell'autore.

Tra i più venduti, "Fiabe Resistenti – racconti del Subcomandante Marcos", "Partigiani Contro – La Resistenza oltre la narrazione istituzionale", "Non esistono gli individui, esiste la società – Una raccolta degli esperimenti e degli studi che hanno fatto la storia".

"Un nostro scrittore sta lavorando a un libro sull'Intifada – continua Matteo -. Anche se adesso c'è molta attenzione su Gaza, non vogliamo forzare i tempi, lasciando all'autore il tempo di concludere il lavoro secondo le sue esigenze. È il libro che deve influenzare il mercato e non il contrario".

Il catalogo è su www.cronacheribelli.it

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10Infografica2 articoli
Tassare i ricchi è cosa buona e giustaBarbara Cremoncini · Infografica

Firmiamo a sostegno della proposta di legge "Tax the rich" che imporrebbe un contributo ai patrimoni sopra i 2 milioni di euro.

Una proposta di legge di iniziativa popolare per introdurre una tassazione sui grandi patrimoni, esclusa la prima casa, con l'obiettivo dichiarato di ripristinare la progressività fiscale prevista dalla nostra Costituzione, all'articolo 53 e, di fatto, mai attuata. Si chiama "1% equo – Tax the rich", rientra nella più generale campagna lanciata in molti paesi europei. Dal 15 maggio scorso è partita in tutta Italia la raccolta delle firme. Fra i promotori figurano economisti, giuristi, docenti universitari, sindacalisti e personalità del mondo politico e culturale.

In un paese dove povertà e diseguaglianze aumentano di giorno in giorno, l'idea è quella di imporre un contributo con aliquota dall'1 fino a un massimo del 3,5 per cento, sui patrimoni di quella piccola parte di italiani (l'1% appunto) che possiede beni e capitali per più di 2 milioni di euro, oltre alla prima casa. Si tratta, nella maggior parte dei casi, di rendite finanziarie che oggi sono tassate, in proporzione, molto meno dei redditi di chi lavora. Un paradosso tutto italiano che fa sì che il 10% più ricco possieda quasi i 3/5 della ricchezza nazionale.

La proposta di legge cita vari report statistici che confermano come l'Italia, fra i paesi più ricchi del mondo, presenti una distribuzione del reddito fra le più diseguali. Una macroscopica distorsione che, appunto, ci si propone di correggere. Il percorso indicato è articolato e punta a soluzioni equilibrate: niente a che vedere con una tassa patrimoniale da imporre una tantum per fare cassa e nemmeno una misura punitiva fine a se stessa. Quella che verrebbe chiamata in causa è infatti una platea decisamente esigua, circa lo 0,1 per cento della popolazione italiana che sarebbe chiamata a dare un contributo pagando una tassa non sull'intero patrimonio ma solo sulla parte eccedente i 2 milioni. Un provvedimento che punta anche ad equiparare le rendite finanziarie con quelle immobiliari che, prima casa a parte, sono tassate attraverso l'Imu.

Ad essere coinvolta sarebbe quindi una platea di supermiliardari che, almeno in teoria, non si accorgerebbe o quasi del prelievo. Ad accorgersene sarebbero invece le casse dello Stato. Grazie al gettito, che si calcola da un minimo di 26 ad un massimo di 65 miliardi di euro annui, sarebbero possibili investimenti mirati a servizi pubblici, dei quali godrebbe l'intera popolazione. Il testo della proposta li indica espressamente e dice chiaramente che il ricavato della tassazione deve essere vincolato per legge a finanziamenti nei settori sanità, casa, scuola, ambiente, sicurezza sul lavoro, disabilità, riduzione Irpef sui redditi da lavoro e misure di sostegno al reddito.

Un fondo nazionale per l'equità sociale istituito presso il Ministero dell'economia gestirebbe le risorse, mentre il Governo sarebbe tenuto a presentare annualmente al Parlamento una relazione dettagliata sull'ammontare del gettito e sull'impiego delle risorse.

Per firmare e saperne di più: https://unpercentoequo.it/

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Il paradosso italiano: i poveri difendono i ricchiC.L. · Infografica

L'italiano medio discute al bar e sui social e difende i miliardari dall'introduzione di una tassa patrimoniale. Non avendo letto niente di serio e dopo aver orecchiato i media del potere, teme che la patrimoniale colpisca anche lui: i suoi risparmi, la sua casa, anche la seconda o la terza. È il paradosso italiano: i più poveri e la classe media in affanno si oppongono a una tassa che non li toccherebbe minimamente e che invece avrebbe il merito di finanziare i servizi di cui hanno bisogno.

È il frutto avvelenato di decenni di narrazione liberista che equipara ricchezza a merito e povertà a colpa con la promessa che "un giorno toccherà anche te". In realtà, si parla di tassare lo 0,1% della popolazione, ovvero di chi dispone patrimoni sopra i 2 milioni di euro. Il barista, la famiglia in difficoltà, finanche qualche senzatetto: nessuno perderebbe un euro. Anzi, ci guadagnerebbero in salute, istruzione, trasporti, servizi sociali, casa. Eppure si scandalizzano, mentre i veri interessati assistono - li immaginiamo gongolanti - a questa paradossale crociata.

La classe media è invece il primo bersaglio delle tasse. Troppo "ricca" per i sussidi, troppo povera per vivere con serenità la propria esistenza. È lei a pagare la maggior parte dell'Irpef, mentre il sistema fiscale imposto negli ultimi trent'anni favorisce le rendite. Sarebbe la prima a guadagnare da più sanità, scuola e casa... ma si impegna nel fare la serva sciocca di chi si è straordinariamente arricchito a spese di un'intera popolazione.

Chi è in fila per un pasto alla Caritas, chi rinuncia a curarsi, chi è costretto al lavoro povero, chi non ha una casa dignitosa in cui vivere faccia due conti. Da una tassa sui grandi patrimoni ha tutto da guadagnare e nulla da perdere. Smetta di combattere una battaglia che non è la sua e inizi ad attivarsi, anche culturalmente, per ribaltare questo sistema carico di diseguaglianze.

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11Lavoro1 articolo
Vietato scioperareValentina Baronti · Lavoro

Sgomberato il picchetto alla Acca di Seano: la polizia contro i lavoratori in difesa di un'azienda sotto processo per caporalato e frode fiscale. (foto di Giovanni Tarducci)

Lo Stato interviene: vietato scioperare, permesso evadere e sfruttare.

È andata a finire così la vertenza simbolo dello sfruttamento nei macrolotti pratesi, aperta dai Sudd Cobas alla Acca di Seano, una delle principali aziende di logistica della moda, la prima ad aver ottenuto, tre anni fa, la cacciata dei caporali e il lavoro di otto ore per cinque giorni. Le Forze dell'Ordine sono intervenute per sgomberare il picchetto e permettere ai pronto moda di Prato di riprendersi la merce. Gli stessi pronto moda che pochi giorni prima avevano aggredito i lavoratori in sciopero, mandandone uno all'ospedale, gli stessi che avevano diffuso via chat un appello ad alzare il tiro dello scontro: "I cinesi insorgono e mettono in ginocchio il sindacato dei 3000 lavoratori neri. Domani ci sarà un grande raduno dei cinesi; se questa volta avremo successo, non potranno più bloccare le merci. Chi ha subito torti in passato non perda questa occasione".

Questo raduno poi non c'è mai stato, non ce n'è stato bisogno, perché due giorni dopo, il picchetto è stato sgomberato dalle Forze dell'Ordine. Ma quale sarebbe questo "torto" subito dai pronto moda? I contratti di 8 ore per 5 giorni, le ferie e la malattia pagate, i contributi, in breve la nostra Costituzione e lo Statuto dei Lavoratori.

Acca è un simbolo, per noi come per loro, perché qui, nel 2023 si sono iniziati a portare a casa i risultati, dando il coraggio ad altri di fare lo stesso. Ci volle un anno per iniziare a vedere i primi contratti, un anno fatto di aggressioni notturne sotto casa, con caschi, bastoni, lividi, fratture, pronto soccorso, sangue. Un anno fatto di picchetti, di operai che uscivano dal magazzino quando entrava il caporale, di solidali che accompagnavano a casa i lavoratori all'uscita dal turno serale, per evitare gli agguati.

In quell'anno di violenza, i lavoratori di Acca hanno continuato a denunciare e a chiedere contratti giusti. Tredici persone che hanno mostrato un coraggio incredibile, ottenendo la regolarizzazione per tutti i colleghi e aprendo così la strada alla trasformazione del macrolotto.

È questa trasformazione che, di fatto, viene negata con il blitz di Seano. La Acca è un'azienda di logistica e bloccare le merci significa bloccare il processo produttivo. È l'unico modo per scioperare, e invece lo Stato interviene per liberare quelle scatole e farle trasportare da altri. Che cos'è questo se non vietare il diritto di scioperare?

Alla Acca ci lavorano cento persone con contratti giusti, da tre anni e ora l'azienda decide di chiudere, ma il lavoro c'è. Con ogni probabilità chiude per poter riaprire da un'altra parte con turni di 10/12 ore, sette giorni su sette. Una storia che a Prato si è vista tante volte: "Sfrutta, evadi, scappa". E Acca infatti è sotto processo per sfruttamento e caporalato, oltre ad essere al centro di un'indagine della Procura Europea per una frode fiscale da 71 milioni.

"Se non ci ribelliamo, quello che oggi fanno a noi, domani lo faranno ai vostri figli". Me lo aveva detto un operaio due giorni prima al picchetto nel piazzale della fabbrica.

Nouman ha 24 anni, da quattro anni è in Italia, sfruttato prima nelle campagne del sud, poi nel distretto tessile di Prato, fino a che si sindacalizza e inizia ad avere una vita oltre il lavoro. Lo rivedo sul marciapiede, davanti al cancello sbarrato da quattro camionette, ha un megafono in mano e ogni tanto intona uno slogan.

Penso alla sua forza, penso a quanto perderemo tutti se permetteremo allo Stato di essere, ancora una volta, forte con i deboli e debole coi forti.

Penso che su quel marciapiede arroventato della zona industriale ci sia un baluardo di democrazia e legalità, da difendere con le unghie e con i denti, prima che vengano a prendere anche noi.

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12Rubriche3 articoli
Fiori d'asfalto - Esercizi di sguardo poetico dalle periferiea cura di Laura Bardelli · Fiori d'asfalto

Visite

«Pensare di invecchiare senza sentire angoscia, dolore, rammarico, delusione, amarezza, spavento è un'illusione dannosa che non permette di vivere con pienezza il percorso. Osservare e sentire quel che la vecchiaia fa di noi, soffrirla, è un modo innocente e sveglio di stare insieme a noi stessi nel processo di disfare la vita e lasciarsi disfare. […].

Mi imbarazzano le persone che sembrano accettare tutto senza sforzo alcuno, non le sento vere, non le sento vive. Mi piace conoscere i percorsi, le fatiche, le cadute, i baratri, come si cade, come ci si rialza, come si soccombe, come si rinasce».

Chandra Livia Candiani, I visitatori celesti, Einaudi 2024

Non vidi mai brughiere

Non vidi mai brughiere e mai non vidi il mare: pure so com'è l'erica, so quale aspetto ha l'onda.

Non parlai mai con Dio e non visitai il cielo, pure conosco il luogo quasi ne avessi il biglietto

Emily Dickinson, Poesie

Clochard

Che il fresco della birra scenda giù per la gola lo intenerisca e lo calmi. Volgi la testa non guardare lascialo alla sua pubblica intimità. Che la pace scenda tra una birra e una nuova solitudine tra un pensiero e gli altri che dopo lo assaliranno

Sandro Mugnai

Oltre

Camminare è un movimento naturale, che da fermi ci si disturba il corpo. Muoversi è oltre a questo… È vedere sentire sapere, nella socialità che si dispone e ci regala.

Oltre è questo e spetta a chiunque!

Roberto Pelozzi

--- Rubrica a cura di Laura Bardelli, "Fiori d'asfalto - Esercizi di sguardo poetico dalle periferie", Fuori Binario n.286

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Compiti per le vacanzeMarta Benettin · Femminismi

Scegliete una o due di queste frasi. Non di più, altrimenti diventa una lotta e non una vacanza. Portatele nelle vostre conversazioni estive: al mare con i vicini di lettino che non avete mai visto prima, a cena con gli amici dopo una giornata di trekking, ai pranzi con i parenti che non incontrate dall'agosto scorso. E poi vedete l'effetto che fa, come cantava Gaber.

«Gli uomini violenti con la propria compagna non "hanno perso il controllo". Perché non lo perdono mai con i loro capi o con qualcuno più grosso di loro».

«Fermo significa no. Non sono sicura significa no. Ho cambiato idea significa no. E no non significa convincimi».

«I corpi delle donne non sono responsabili dei pensieri degli uomini.»

«Dà più fastidio il femminismo del femminicidio».

«Alle donne non piacciono i commenti, anche se positivi, che ricevono per strada».

«Il femminismo è l'opinione radicale che le donne siano persone».

«Alle ultime elezioni comunali solo 9 candidate sindache su 86. Vanno reintrodotte le quote rosa, dalla politica ai cda aziendali».

«Vorrei che ogni ragazza a cui viene detto che è troppo autoritaria si sentisse dire invece che ha capacità di leadership».

«Un uomo che lavora arriva a casa e trova la cena pronta. Una donna che lavora arriva a casa e prepara la cena. Il problema non è che le donne siano diventate indipendenti. È che molti uomini non lo sono ancora».

«Chissà perché ci hanno insegnato a temere le streghe e non quelli che le bruciavano vive».

«Gli uomini dovrebbero essere contenti che le donne chiedano la parità e non la vendetta, dopo secoli di soprusi e violenze».

«Fino al 1996 lo stupro era un reato contro la morale e non contro la persona. Ringrazia le femministe se questo è cambiato».

Buone vacanze!

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Il leccio di villa VogelValentina Nicastro · Mille Foglie

Una credenza popolare mediterranea e alcuni antichi scritti, come i Detti del Beato Egidio, compagno di San Francesco, narrano che il leccio fu l'unico albero a non opporsi quando fu chiesto il legno per costruire la croce di Cristo, guadagnandosi così una sorta di "rispetto" sacro.

Il leccio è un albero sempreverde longevo e tenace, vero pilastro della macchia mediterranea, capace di vivere oltre mille anni e con una resistenza straordinaria: usato dagli antichi per costruire le ruote e le botti, nasconde particolarità ecologiche e storiche sorprendenti. Ebbene, se volete incontrare un gran bel leccio recatevi nel parco di Villa Vogel.

La Villa si trova a Firenze in via delle Torri, nell'omonimo rione posto nelle vicinanze di Legnaia e dell'Isolotto. Oggi all'interno della Villa ci sono gli uffici del quartiere 4, ma prima di essere proprietà del Comune di Firenze (quindi bene comune, un bene cioè di noi cittadine e cittadini) questo luogo è stato molte altre cose: una bella residenza di campagna, un casino di caccia, la casa padronale di una tenuta agricola e, infine, una bella dimora di villeggiatura borghese.

La villa fu per molto tempo proprietà dei Capponi: furono loro che nel XIII secolo costruirono in questo luogo una torre, di cui oggi non v'è più traccia. Nel 1776 ai Capponi succedette la famiglia Franceschi e nel 1900 la villa passò alla famiglia dei Vogel che nel primo dopoguerra l'abbandonarono fino a quando, negli anni '80, venne donata al Comune di Firenze che la restaurò completamente preservando le belle piante presenti nel parco.

Oggi il parco di Villa Vogel è un grande giardino pubblico, un polmone verde ricco di alberi, alcuni dei quali secolari come il gran leccio, che con una bella chioma regala frescura in estate e riparo in inverno.

Già nell'antichità romana il leccio (chiamato ilex) era associato al sacro e al mistero. Virgilio nell'Eneide e nelle Georgiche usa spesso il leccio per creare atmosfere d'ombra e di solennità.

Il leccio ha continuato ad essere presente nella letteratura italiana: nelle grandi foreste di leccio descritte da Grazia Deledda, dove il vento muove le foglie descrivendo l'angoscia, il mistero e la forza primordiale di una natura che osserva il destino degli uomini. E nel capolavoro di Italo Calvino "Il barone rampante", dove il giovane Cosimo Piovasco di Rondò decide di passare il resto della sua vita sui lecci giganti di Ombrosa, che diventano la sua casa. Calvino chiama questi alberi "elci", dal latino ilicem, da cui Quercus ilex, nome scientifico del leccio. Calvino descrive questi alberi come ponti sospesi, un vero e proprio "continente vegetale" che permette a Cosimo di muoversi, leggere e vivere senza mai toccare terra.

Andate a conoscere il leccio di Villa Vogel e siate un po' come Cosimo, scegliete di vivere gli alberi!

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13Attualità6 articoli
In fila giorno e notte per un dirittoRedazione · Richiedenti asilo

A Firenze continuano le lunghe attese davanti all'ufficio immigrazione della Questura per poter chiedere la protezione internazionale. Medici per i Diritti Umani raccoglie da tempo testimonianze di persone costrette ad accamparsi davanti alla Questura, giorno e notte, talvolta per settimane, con la speranza di ottenere un appuntamento. Spesso sono persone già gravate da vulnerabilità fisiche e psicologiche subite nel Paese di origine o durante il viaggio, che in Italia si trovano intrappolate in una condizione di forte incertezza, senza poter accedere in tempi adeguati al diritto di presentare domanda di asilo.

Si tratta di un ostacolo strutturale al diritto di asilo, una situazione che riflette scelte governative securitarie, non orientate alla tutela dei diritti. MEDU denuncia e chiede alle autorità misure urgenti, accessibili e dignitose per garantire il pieno esercizio del diritto alla protezione internazionale.

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Sessualità a scuola, ancora un tabùGiuseppe Giacalone · Scuola

Vietato parlare di sessualità alla scuola dell'infanzia e alla primaria, mentre nelle scuole secondarie si potrà fare solo dopo il consenso dei genitori. Uno dei tasselli della controriforma del Ministro Valditara è diventato legge ed è un danno culturale enorme.

La sessualità umana è uno spettro con tante varianti, sfumature, ingredienti che danno come risultato ricette uniche e diverse tra loro. E così come sono diverse le sessualità, diverse sono le interpretazioni di tutti i fenomeni legati all'identità sessuale (sesso, genere, orientamento), una dimensione dell'umano troppo importante per essere lasciata alla sola famiglia o alla sola tradizione. Se le diverse prospettive teoriche sulla sessualità avessero un contesto culturale favorevole alla loro discussione e diffusione, chiunque si sentirebbe rappresentato e nessuno escluso, si eviterebbero pregiudizi e stereotipi, e di conseguenza violenza e sofferenza.

La scuola (laica, pubblica) raggiunge tutti. È un luogo privilegiato di incontro e dovrebbe offrire, senza chiedere il permesso a nessuno, una formazione approfondita anche su questi temi, che hanno una fortissima rilevanza sociale, basta pensare alle violenze legate al genere o alle scelte nell'orientamento sessuale, che aumentano o diminuiscono a seconda della minore o maggiore conoscenza dell'argomento. La scuola deve poter offrire tutta la potenza della ricerca più aggiornata sui vari spettri del sapere (sessualità compresa). Da questo punto di vista, educare alla cittadinanza come attenzione all'ascolto e al dialogo ed educare alla sessualità in modo da dare cittadinanza a qualsiasi manifestazione della stessa, non fa alcuna differenza. Tutte e due hanno a che fare con le premesse per una pacifica e consapevole convivenza. Peccato. Un'occasione legislativa mancata che andrà in qualche modo aggirata.

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Maglie più larghe per il reddito da reinserimentoBarbara Cremoncini · Lavoro

Aumentano le persone che, senza un lavoro, potranno richiedere il reddito regionale da reinserimento lavorativo, il sussidio di 500 euro al mese per un massimo di 9 mesi, subordinato alla partecipazione a percorsi di formazione e politiche attive per il lavoro. La Regione ha infatti deciso di modificare alcuni dei requisiti previsti per accedere al reddito visto che, dopo un primo esame delle domande, solo pochissime risultavano in grado di essere accolte. Si è perciò deciso di allargare le maglie in modo da dare a più persone la possibilità di accedere al contributo e non vanificare lo stanziamento di 23 milioni.

Nella prima versione poteva fare domanda solo chi aveva terminato un trattamento di disoccupazione (Naspi o Dis-Coll) nello stesso anno della domanda, ovvero il 2026. A seguito della modifica è invece possibile farla anche se la disoccupazione è finita nei due anni precedenti (2024 e 2025).

Per saperne di più: www.regione.toscana.it/-/reddito-regionale-di-reinserimento-lavorativo

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Come all'UniversaleFraska · Cultura

Il lungometraggio sui sottopassi fiorentini

Il 18 giugno nella sede di Fuori Binario abbiamo proiettato il lungometraggio di Cosimo Lastrucci "Noi e i piccioni" (che potete trovare anche su YouTube). La collaborazione nasce dal fatto che sia il regista che il giornale hanno affrontato il tema dei sottopassaggi fiorentini con un atteggiamento molto simile, pur non conoscendosi ai tempi in cui il documentario è stato girato, ossia ascoltare gli abitanti di questi luoghi e fare da megafono, dare alle persone che vivono determinati posti il merito di riqualificare un ambiente, altrimenti sterile, e dargli un'anima. La stessa anima che ha fatto sì che l'iniziativa di Fuori Binario in via del Leone sia andata davvero benissimo, con una bellissima atmosfera, calda e accogliente, che a un certo punto ricordava lo spirito del vecchio cinema Universale, per il caos autogestito e la "difficoltà" nel fare regia. Io stesso ho preso parte al dibattito, scambiando due parole serrate con il regista, mettendolo un po' alle strette, ma sempre con l'intento di tirare fuori il meglio dal suo lavoro, senza perdersi in troppi intellettualismi.

Le immagini del documentario d'altronde parlano da sole: mostrano con grande delicatezza e forza cosa significa prendersi cura delle crepe del sistema, recuperare uno spazio abbandonato per donargli una nuova vita esattamente come fa Totò Dinamite (protagonista di buona parte del filmato). E proprio con il prezioso contributo di Totò Armonica e la partecipazione attiva di tutti i presenti (caciaroni), l'incontro si è trasformato in un dialogo aperto, vivo e sincero. Nessuna celebrazione distaccata, ma tanta condivisione. Ci siamo salutati e ognuno è tornato a casa con un bellissimo sorriso. Bello vedere che quella scintilla di comunità è ancora così viva in tutti noi. Che il sottopasso sia con voi!

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Sollicciano e il riscatto mancatoAlberto Ottanelli · Carcere

Che il verde pubblico abbia bisogno di maggiore cura è sotto gli occhi di tutti e offrire un'occasione ai detenuti in vista della loro scarcerazione è una buona idea: su queste basi, nel 2023, era nato il progetto «Mi riscatto per il futuro», per la formazione di 20 detenuti da impiegare nella manutenzione del verde pubblico.

Peccato che l'accordo sia scaduto lo scorso maggio senza che alcun detenuto abbia mai iniziato i corsi di formazione o curato una singola aiuola.

Nel frattempo, Sollicciano, secondo il recente rapporto di Antigone, è diventato il carcere con le condizioni peggiori d'Italia, finendo davanti alla Corte Costituzionale e raggiungendo un sovraffollamento superiore al 170% (620 detenuti su 366 posti disponibili).

Il fallimento di questo progetto, bloccato dalla carenza di funzionari contabili, non è solo un intoppo burocratico: è il simbolo di una ferita aperta che la città continua a ignorare. Senza risorse dedicate e piani concreti, gli annunci restano parole, le belle idee non incidono sulla vita dei detenuti e l'erba continua a crescere.

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Morire legato a un lettoAlberto Ottanelli · Sanità

Non ti senti bene, ti rivolgi al reparto psichiatrico del tuo ospedale per chiedere aiuto ed essere ricoverato, ma sei giorni dopo sei morto. È quello che è successo, nel febbraio del 2024, a Marco Crea, al Sant'Antonio di Padova, dove era arrivato bisognoso di cure, trovando invece la contenzione meccanica e infine il decesso. Legato a un letto, Marco è stato imbottito di farmaci fino a morire per "insufficienza respiratoria". Il padre, nei giorni del ricovero, aveva visto le sue condizioni ed aveva protestato. In risposta alle sue osservazioni, era stato allontanato dalla polizia. Da allora non si è mai arreso e ha continuato a cercare la verità. Ad aprile scorso, dopo un tentativo di archiviazione, il Giudice ha finalmente ordinato un supplemento di indagini, accogliendo l'opposizione dei familiari. Al momento cinque medici – tre psichiatri e due anestesisti – sono iscritti nel registro degli indagati per omicidio colposo. La famiglia spera ancora di sapere cosa è successo a Marco e perché.

  • sanità
  • contenzione meccanica
  • psichiatria
  • TSO
  • diritti dei pazienti
  • morte
  • giustizia
  • salute mentale

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14Colophon4 articoli
Questo giornale — come sostenerciRedazione · Servizio

Cara lettrice, caro lettore,

il foglio che hai in mano nasce nel 1994, quando un gruppo di persone impegnate con le persone più fragili della città decise di sostenerle facendo anche informazione. Fuori Binario è da allora l'unico giornale di strada di Firenze, uno dei pochi in Italia, da sempre autogestito e autofinanziato.

I nostri diffusori - La redazione è composta da volontari. Chi scrive, fotografa, impagina, lavora alla complessa produzione del giornale, non prende un euro per il suo impegno. Tutto questo viene fatto per sostenere i diffusori che incontri in strada. Si tratta di persone senza lavoro, spesso senza dimora, poveri che subiscono l'esclusione dall'attuale sistema economico.

Un piccolo reddito grazie al tuo acquisto - La loro possibilità di costruire un reddito dipende anche da te che stai leggendo queste righe. Questa copia viene affidata a chi lo vende al costo di un euro: è il costo vivo della stampa, dell'affitto della sede e delle utenze. Ciò che offrirai in più andrà a lui.

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Le altre attività - L'editore, l'associazione Periferie al Centro ODV, si impegna inoltre affinché tutti e tutte abbiano la possibilità di avere una residenza anagrafica senza la quale vedrebbero abbattuti i loro diritti. I nostri volontari sono attivi anche nella distribuzione di alimenti e in altre attività di inclusione e accoglienza.

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I diffusori di Fuori Binario a FirenzeRedazione · Servizio

I diffusori autorizzati espongono questo tesserino. A Firenze puoi trovarli in questi luoghi:

  • Bankuta Sukarina — Oltrarno
  • Cezar Toma — Oltrarno
  • Clara Baldasseroni — Pontassieve e Mugello
  • Cristina Niccoletti — Rifredi, Piazza Leopoldo
  • Francesco Martinelli — Rifredi, Piazza Leopoldo
  • Gheorghe Carolea — Ospedale Ponte a Niccheri
  • Grafian Stanescu — Piazza della Repubblica
  • Marcel Toma — Centro storico
  • Maria Bereta — Sant'Ambrogio
  • Marzio Muccitelli — Talenti, Oltrarno
  • Mihai Copalea — Santissima Annunziata, San Marco
  • Mindra Copalea — Santissima Annunziata, San Marco
  • Nanu Ghiocel — Sant'Ambrogio
  • Raffaele Venuto — Pontassieve e Mugello
  • Remus Danila — Santa Maria Novella, Duomo
  • Robert Ionita — Via Masaccio, via Milanesi
  • Roberto Pelozzi — Piazza Tasso
  • Sabit Berisa — Viale XI Agosto
  • Slavika Berisa — Viale XI Agosto
  • Teodor Stanescu — Piagge, via Cimabue
  • Virginia Stanescu — Piagge, via Cimabue
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I Luoghi AmiciRedazione · Servizio

Una rete solidale di gruppi, associazioni, movimenti che accompagnano la nostra avventura. Hai un nuovo luogo amico da segnalare? Scrivi a redazione@fuoribinario.org

  • Anelli Mancanti — Via Palazzuolo 8, Firenze
  • Associazione Convivendo — Via Agnoletti 18, Scandicci
  • Biblioteca Università Europea — Via dei Roccettini 9, Fiesole
  • Bistrot GreenGo — Via Masaccio 15r, Firenze
  • Caffè La Piazzetta — Piazza Tanucci 11r, Firenze
  • Casa delle Donne — Via delle Vecchie Carceri 8, Firenze
  • Centro di Teatro Internazionale — Via Vasco de Gama 49, Firenze
  • Centro Storico Lebowski — La Trave, Via de' Vespucci, Firenze
  • Casa del Popolo Primo Maggio — Le Sieci, Pontassieve
  • Casa del Popolo 25 Aprile — Via del Bronzino 117, Firenze
  • Circolo Firenze Democratica — Viale Petrarca angolo piazza Tasso
  • Circolo Il Mandraccio — Parrana San Martino (LI)
  • Circolo Il Melograno — Via Aretina 513, Firenze
  • Casa del Popolo Il Progresso — Via Vittorio Emanuele II 135, Firenze
  • Casa del Popolo La Costituzione — Via Gramsci 560, Sesto Fiorentino
  • Casa del Popolo La Montanina — Montebeni, Fiesole
  • Casa del Popolo Osteria Nova — Via Roma 448, Bagno a Ripoli
  • Circolo Sant'Ellero — Via Contessa Itta 2, Sant'Ellero
  • Casa del Popolo San Niccolò — Via San Niccolò 33r, Firenze
  • Casa del Popolo S.M.S. Serpiolle — Via delle Masse 38, Firenze
  • Comunità delle Piagge — Piazza Alpi-Hrovatin 2, Firenze
  • Comunità dell'Isolotto — Via degli Aceri 1, Firenze
  • Croce Rossa Italiana — Via F.lli Orsi 19, Bagno a Ripoli
  • Csa Next Emerson — Via di Bellagio 15, Firenze
  • Enoteca Vigna Vittoria — Via Fabbroni 14r, Firenze
  • Fattoria di Mondeggi — Colline di Bagno a Ripoli
  • Forimercato Rete Sociale — Via del Guarlone 10r, Firenze
  • Fraternità di Romena — Romena, Pratovecchio Stia
  • G.A.S. Rione Lippi c/o Arci — Via Fanfani 16, Firenze
  • I' Candelaio - Ronda della Carità — Via del Leone 36r, Firenze
  • La Botteghina — Via Barbera 2r, Firenze
  • Libreria Punti Fermi — Via Boccaccio 49r, Firenze
  • Londra 12, il Taxi di Consuelo — Per le strade di Firenze
  • Madonnina del Grappa — Via delle Panche 30, Firenze
  • Orto Collettivo — Via degli Ulivi 30, Calenzano
  • Biblioteca Torregiani — Via Palazzuolo 95, Firenze
  • Pantagruel — c/o Sollicciano, Firenze
  • perUnaltracittà, La Città manifesta — Gruppo di acquisto
  • Petit Carré — Via Pierozzi 25, San Casciano
  • Progetto Arcobaleno — Via del Leone 9, Firenze
  • SOMS Insorgiamo Collettivo Ex GKN — Via Fratelli Cervi 1, Campi Bisenzio
  • Sudd Cobas — Via San Jacopo 7, Prato
  • Teatrodante Monni — Piazza Dante 23, Campi Bisenzio
  • Villa Guicciardini — Via di Montughi 55, Firenze
  • Villaggio dei Popoli — Via dei Pilastri 45r, Firenze
  • luoghi amici
  • rete solidale
  • associazioni
  • case del popolo
  • Firenze
  • circoli
  • movimenti
  • distribuzione

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ColophonRedazione · Colophon

DIRETTORE RESPONSABILE - Cristiano Lucchi

VICEDIRETTRICE - Valentina Baronti

REDAZIONE - Alberto Ottanelli, Barbara Cremoncini, Beatrice Montini, Camilla Lattanzi, Cecilia Stefani, Clara Baldasseroni, Corrado Marcetti, Cristina Niccoletti, Emanuela Bavazzano, Fabio Bussonati, Fabio Sciola, Felice Simeone, Francesco Martinelli, Gian Luca Garetti, Giovanni Sighele, Guido Leoni, Jacopo Stefani, Laura Bardelli, Laura Tabegna, Lorenzo Guadagnucci, Mariella Marzuoli, Marta Benettin, Ornella De Zordo, Piero Sbardellati, Riccardo Michelucci, Roberto Pelozzi, Tomaso Montanari, Tommaso Martinelli, Sindy Arcidiacono, Valentina Nicastro, Valerio Giovannini, Veronica Boccaccini.

GRAFICA E IMPAGINAZIONE - Veronica Urbano, Cecilia Stefani, Antonio Russo.

OBBLIGHI DI LEGGE - Reg. Tribunale di Firenze 4393 del 23/6/1994. Edito da Periferie al Centro, via del Leone 76, Firenze. Polistampa. ISSN 2784-9384. Il giornale è stato chiuso in tipografia il 6 luglio 2026.

ABBONAMENTI - Puoi abbonarti con un versamento tramite: IBAN IT39O0623002804000040507741 (IT39 + lettera O); Codice BIC SWIFT BCRPPIT2P163; Paypal.me/fuoribinario. Intestato all'Associazione di solidarietà Periferie al Centro ODV, causale "Abbonamento Fuori Binario", scegliendo tra queste la modalità: BASE 35 euro 11 numeri; DONATORE 60 euro 11 numeri; SOSTENITORE 100 euro 11 numeri per te e 11 da regalare a chi vorrai. Ricorda infine di comunicare il tuo indirizzo a redazione@fuoribinario.org.

ONLINE - www.fuoribinario.org — redazione@fuoribinario.org — fuoribinariofirenze.

EDIZIONI PERIFERIE AL CENTRO ODV - Alessandro De Angeli, Andrea Millotti, Camilla Lattanzi, Cecilia Stefani, Claudia Daurù, Consuelo Mongelli (vicepresidente), Cristiano Lucchi, Fiammetta Benati, Felice Simeone, Francesco Martinelli, Giorgia Bulli, Gisella Filippi, Guido Leoni, Ilaria Di Biagio, Isabella Mancini, Ornella De Zordo (presidente), Riccardo Trombaccia, Sabrina Bargioni (vicepresidente).

SEDE - Via del Leone 76, Firenze. Tel. 055/2286348. La redazione è aperta Lunedì, Mercoledì e Venerdì dalle 15 alle 18.

RINGRAZIAMENTI - Questo giornale non esisterebbe senza l'impegno delle attiviste, degli attivisti e di quattro persone speciali: Alessandro De Angeli, Giovanni Ducci, Mariapia Passigli e Sondra Latini.

5x1000 — DICHIARATI DALLA NOSTRA PARTE - Dichiara che per te contano in primo luogo le persone, che stai concretamente dalla parte dei più poveri, di chi è escluso dal sistema economico capitalista, di chi si emancipa grazie alla diffusione di un giornale libero, partecipato e indipendente. Codice fiscale 94051000480.

Fuori Binario aderisce alla Rete Internazionale dei Giornali di Strada, alle Campagne Stampa Libera per il Clima, Salviamo Firenze X Viverci ed è Equipaggio di terra della Global Sumud Flotilla. "Giornalisti di strada" è un progetto finanziato.

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15Per non perdersi1 articolo
Fuori dal tunnel — la mappa della solidarietà fiorentinaRedazione · Per non perdersi

Una mappa della solidarietà fiorentina. Informazioni preziose per chi vive in strada, è arrivato in città da poco o non conosce la lingua: dove mangiare, dormire, lavarsi, vestirsi, avere una parola di conforto, ricevere soccorso in caso di violenza, avere supporto legale. Maggiori informazioni sul sito www.fuoribinario.org

Numeri utili

  • 112 – Numero Unico Europeo di Emergenza
  • 116117 – Numero Unico Europeo per l'accesso alle cure mediche non urgenti e ad altri servizi sanitari territoriali a bassa intensità/priorità di cura
  • 055 0510241, 055 211632 – Segnalazioni persone in strada
  • 055 055 – Contact Center Comune di Firenze
  • 055 0510241 – Residenze anagrafiche c/o Centro diurno La Fenice, in via del Leone 35
  • 055 545454 tasto 1 – URP Asl Toscana Centro
  • 055 4385920 (da cellulare), 800 860 070 (da fisso) – URP Regione Toscana
  • Competenzedigitali.toscana.it/en/punto-digitale-facile – Punto Digitale Facile

Per essere accolti e vestirsi

EMERGENZA FREDDO — Da dicembre a marzo. L'accoglienza è dalle 19 alle 9, con distribuzione materiale igienico, cena e colazione. PRENOTAZIONI e INFORMAZIONI Lun-Gio 8.30-12.30, via Corelli 91, t. 055 267701, 337 1213981, accoglienzainvernale@fondazionesolidcaritas.it. Segnalazione persone in difficoltà: Centro La Fenice Lun-Ven 9-17 t. 055 0510241; Lun-Ven 17-9 e nel fine settimana si può segnalare anche a: Portineria Albergo Popolare t. 055 211632; Form online: https://www.coordinamentotoscanomarginalita.it/segnalazione-persone-in-difficolta/; Assessorato al welfare: assessore.paulesu@comune.fi.it

ALBERGO POPOLARE — PRENOTAZIONI Lun-Ven 10-12, via della Chiesa 68, t. 055 211632, albergopopolare.fi@divittorio.it

ANGELI DELLA CITTÀ — (distribuzione coperte, vestiario e alimenti, portare ISEE; su appuntamento) Lun, Mer e Gio 10-12.30, Mar 15-18, via Sant'Agostino 19. Per info e segnalare persone in difficoltà: t. 340 5239889, 353 4189595, angelifirenze@gmail.com

LA FENICE — (centro diurno) Lun-Ven 9-13 e 14-17 (solo da servizi sociali) e Sab 9-13. Segnalazione persone in difficoltà: Lun-Ven 9-17 t. 055 0510241; Lun-Ven 17-9 t. 055 0510241 e nel fine settimana via mail. Via del Leone 35, lafenice@coordinamentotoscanomarginalita.org

PROGETTO ARCOBALENO — (chiamare o scrivere) via del Leone 9, t. 055 280052, accoglienza@progettoarcobaleno.it

LE CURANDAIE APS — (abbigliamento e attività diurne) Lun-Ven 9.30-13, c/o cuRemake, via Pepe 47/8, t. 055 5385341, e su prenotazione c/o Fonte, via Mugello 21/23, t. 055 5387839

CENTRO AIUTO VITA — (solo vestiti, donne in gravidanza o con bambini fino ai 2 anni) Lun-Ven 8.30-12, Piazza San Lorenzo 9, t. 055 291516, cav.firenze@live.it

CROCE ROSSA BAGNO A RIPOLI — Aiuto digitale, facilitazione servizi territoriali, supporto lavoro (compilazione CV etc.), ascolto e consulenza. Su appuntamento. Sportello Sociale accesso diretto Sab 9-12.30, via Fratelli Orsi 19, Bagno a Ripoli – bus 23, t. 334 6034100 (whatsapp), sportellosociale@cribagnoaripoli.it

Per mangiare

RONDA DELLA CARITÀ — Tutti i giorni cena 20.30, Stazione Campo di Marte, angolo via Mannelli-viale Mazzini, t. 348 2712275, rondacarita@gmail.com

CARITAS — (necessaria registrazione) Pranzo tutti i giorni 11-13.15, via Petri 1 (angolo via Baracca), t. 055 30609230. (Per i residenti dei vari quartieri, dietro segnalazione dei servizi sociali, esistono mense di quartiere.)

ANGELI DELLA CITTÀ — (distribuzione coperte, vestiario e alimenti, portare ISEE; su appuntamento) Lun, Mer e Gio 10-12.30, Mar 15-18, via Sant'Agostino 19. Per info: t. 340 5239889, 353 4189595, angelifirenze@gmail.com

VINCENZIANI — (banco alimentare) Mer 14-16, via del Ronco Corto 20. SEGRETERIA: Mar 9-12, Parrocchia V. San Bartolo a Cintoia 82 (solo appuntamento), t. 055 0128846

LA FENICE — Tutti i giorni colazione 9-10, Lun pranzo alle 12, via del Leone 35, t. 055 0510241

CENTRO AIUTO VITA — (banco alimentare per donne in gravidanza o con bambini fino ai 2 anni) Lun-Ven 8.30-12, Piazza San Lorenzo 9, t. 055 291516, Per emergenze 339 7188394, cav.firenze@live.it

MISERICORDIA — (banco alimentare) Mar 10-12, t. 055 239393, info@misericordia.firenze.it

Per curarsi

ACISJF HELP CENTER — (solo ascolto psicologico su appuntamento da prendere allo sportello d'ascolto) Mer 10-13, via Valfonda 1, t. 055 294635, helpcenter@acisjf-firenze.it

AMBULATORIO ODONTOIATRICO PALAGI — (per emergenze dentistiche, gratuito con reddito basso documentato) Lun-Sab 8-8.30. Per informazioni t. 055 6937342 (Lun-Ven 8-11), puntodiascolto.odontoiatria@uslcentro.toscana.it

SINDACATO DI BASE CUB — (sportello di orientamento sui diritti del malato) Mer 16-19, via di Scandicci 86, t. 329 5923500

COMUNITÀ DELLE PIAGGE — (sportello di orientamento sui diritti del malato) Mer 16-18, Piazza Alpi e Hrovatin 2, t. 349 2527246

SPORTELLO LISTE DI ATTESA — (sportello per ottenere l'erogazione delle prestazioni in tempi giusti) c/o Circolo Arci di Porta a Prato, Portierato di quartiere e Comunità delle Piagge. Per informazioni t. 339 5311085, 349 8360870

ASSOCIAZIONE INCONTRIAMOCI SULL'ARNO — (sportello di orientamento sui diritti del malato) Gio 15-19, c/o Portierato di quartiere, Borgo San Frediano 53R, t. 377 1098460

MISERICORDIA — (servizio ambulanze) Lun-Ven 8.30-13.30 e 14.30-17.30, t. 055 212222, info@misericordia.firenze.it

STENONE — (ambulatori) Lun 09.30-13.00 e 14.30-17.30, Mar 14.30-17.30, Mer-Ven 09.30-13.00 e 14.30-17.30, via del Leone 35, t. 055 214994, stenone@stenone.it

KIT IGIENICI – ACISJF HELP CENTER — (assorbenti, pannolini, bagnoschiuma, spazzolini) Lun-Gio 9.30-12.30 e 14.30-17, Ven 9.30-12.30, via Valfonda 1, t. 055 294635, helpcenter@acisjf-firenze.it

Sportello legale

CROCE ROSSA BAGNO A RIPOLI — Su appuntamento; Sportello Sociale accesso diretto Sab 9-12.30, via Fratelli Orsi 19, Bagno a Ripoli – bus 23, t. 334 6034100 (whatsapp), sportellosociale@cribagnoaripoli.it

ANELLI MANCANTI — IMMIGRAZIONE: 1°, 3° e 4° Gio del mese 19-21 (il secondo del mese aperta a tutti); LAVORO: 2° Gio del mese 19-21; via Palazzuolo 8, t. 055 2399533 (16.30-21), 334 9850793 (solo whatsapp), glianellimancanti@yahoo.it

PROGETTO ARCOBALENO — (su appuntamento) 1° Lun del mese e tutti i Mer 18-19, via del Leone 9, t. 055 280052, legale@progettoarcobaleno.it (mail solo per info semplici). Sportello anche Mar 14-16 e Gio 10-12, via del Leone 9, t. 391 7202861 (Firenze), 347 3074066 (Faltona), sportello.ascolto@progettoarcobaleno.it

ACISJF HELP CENTER — (su appuntamento da prendere allo sportello di ascolto) 2 Mar al mese 14.30-17, via Valfonda 1, t. 055 294635, helpcenter@acisjf-firenze.it

AVVOCATO DI STRADA — Gio 17.30-19, via Liguria 1, t. 335 1246551, 345 9671275, firenze@avvocatodistrada.it

CIRCOLO ARCI I CIOMPI — (solo orientamento e assistenza pratiche per il soggiorno legale in Italia, solo su appuntamento) Piazza dei Ciompi 11, Lun-Ven 9-13 t. 055 26297269, 327 1811734 (solo whatsapp scritti)

Casa, affitto, sfratti

SPORTELLO UNIONE INQUILINI — (parte della Rete Antisfratto) Mar, Mer e Gio 17-19, c/o Cobas via dei Pilastri 41r, t. 393 5895698

RESISTENZA CASA SOLIDALE — (referente anche Rete Antisfratto) Lun 17-19.30, c/o Casa dei diritti sociali, Piazza Baldinucci 8r, t. 335 1246551, 345 9671275

SPORTELLO GRUPPO CASA — (referente anche Rete Antisfratto) Mar 17-19.30, Piazza Matteucci 11, Campi Bisenzio, t. 335 1256551

Stop violenza

ARTEMISIA — Lun-Ven 10-17, via del Mezzetta 1 int., t. 055 601375

SPORTELLO VANESSA — Per accoglienza 2° e 4° Sab del mese 9-13; Lun 8-12 e 14.30-17.30, Mar 14.30-17.30, Gio 8-12, Ven 8-12; c/o Humanitas Firenze, via San Bartolo a Cintoia 20/H2, t. 348 0719121, vanessa@humanitasfirenze.it

NOSOTRAS ONLUS — (su appuntamento) Lun-Ven 9-13, via Faenza 103, t. 055 2776326, violenzadigenere@nosotras.it

Contro la tratta e lo sfruttamento

PROGETTO ARCOBALENO — c/o "Spazio Intermedio", Mar e Gio 13.30-16, via dell'Agnolo 5, t. 055 284823, 392 2428438, spaziointermedio@progettoarcobaleno.it

Aiuto dipendenze

NARCOTICI ANONIMI ITALIA — (incontri più giorni a settimana, chiamare per informazioni) t. 06 84025043 (numero unico nazionale), info@na-italia.org

GIOCATORI ANONIMI — (solo gioco d'azzardo) Lun 21-22.30 (il secondo del mese aperta a tutti), via Morosi 38 c/o S. Maria Ausiliatrice; Ven 21-22.30, via Marsuppini 9 c/o S. Maria a Ricorboli; t. 335 82166566, firenze@giocatorianonimi.org

CENTRO JAVA — Lun-Ven 15-19, Ven-Sab 24-5, via Pietrapiana angolo via Fiesolana, t. 055 2340884

PROGETTO ARCOBALENO — (su appuntamento, chiamare) Lun-Ven 9-19, via Faentina 23, loc. Faltona (Borgo San Lorenzo), t. 055 8494052. GIOCO D'AZZARDO: su appuntamento, chiamare o scrivere.

Per farsi una doccia

CARITAS — Campo sportivo Cascine del Riccio, Lun, Mer, Ven 7-11, via del Ponte a Iozzi 2 (capolinea bus 36), t. 055 30609230

LA FENICE — (solo per utenti registrati e su prenotazione) Lun-Ven 10-13, t. 055 0510241

Deposito bagagli

CARITAS — Lun-Sab 9-11, via Petri 1 (angolo via Baracca), t. 055 30609230

Sportello lavoro

ACISJF HELP CENTER — Mer e Ven 9.30-12.30 (stesura e aggiornamento CV anche Lun-Gio 14.30-16.30), via Valfonda 1, t. 055 294635, helpcenter@acisjf-firenze.it

VINCENZIANI — (solo guardaroba) ACCETTAZIONE Lun 9.30-12.30, DISTRIBUZIONE Gio 9.30-12, via del Ronco Corto 20, t. 055 0128846

NOSOTRAS ONLUS — (orientamento lavorativo donne) Lun-Ven 9.30-13, via Faenza 103, t. 055 2776326, donnenosotras@gmail.com. SU SCANDICCI: Mar 15-17, via Aleardi 1, t. 055 7363404, 371 6847482 (solo sms), donnenosotras@gmail.com. SU EMPOLI: Ven 10-13, via Cavour 43/B, t. 0571 725062, pr.emp.nosotras@gmail.com

Centri giovani

SALA GIALLA — (dietro registrazione, centro per giovani 11-29 anni, con sala di registrazione) Lun-Ven 16-19 (chiuso agosto), via Felice Fontana 22, t. 055 3248674

CENTRO GIOVANI "NIDIACI" — (dietro registrazione, centro diurno per giovani, con anche aiuto compiti) Lun-Ven 16-19 (chiuso agosto), via dell'Ardiglione 30/a

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  • mensa
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16Ultima pagina2 articoli
Dalla laguna fino al mareValentina Baronti · Infine

Come scudi umani, per difendere quei piccoli pezzetti di ambiente naturale che possiamo ancora salvare dal disastro: che sia una delle lagune più incontaminate d'Europa o una spiaggia nel sud del Libano, poco cambia.

Quando le ruspe sono arrivate nella laguna di Narta in Albania, è nato un movimento di protesta che è presto dilagato nel paese.

Quando le bombe sono arrivate sulla spiaggia di Tiro in Libano, una donna ha deciso di restare con le sue tartarughe.

Due storie simbolo di questa estate, che però non nascono oggi. In Albania il movimento, chiamato la rivoluzione dei fenicotteri, è nato da un gruppo di giovani che da anni protesta contro speculazione e gentrificazione e che, quando ha saputo di un maxiprogetto turistico nella laguna, ha detto no e lo ha fatto col proprio corpo, occupando le terre minacciate dal cemento.

Il corpo di Mona Khalil, invece, si è messo tra le bombe e le tartarughe, sulla spiaggia dove più di vent'anni fa aveva creato un progetto di eco-turismo. Quando ha sentito cadere le prime bombe ha deciso di non andarsene, ma di rimanere con le tartarughe, così come aveva già fatto nel 2006, quando Israele aveva invaso il Libano del sud.

In Albania la protesta ha riempito le strade della capitale e ha continuato a crescere, non solo nei numeri ma anche nei temi, a partire dal fatto che il maxiprogetto turistico è legato a Jared Kushner, genero di Donald Trump, arrivando a mettere in discussione la gestione personalistica del potere da parte del premier Edi Rama, la mancanza di trasparenza, la corruzione. Insomma, si è partiti per salvare i fenicotteri e sono stati i fenicotteri a salvare noi, o perlomeno a porci il problema di che futuro stiamo riservando ai nostri figli.

In Libano Mona Khalil è morta a 77 anni sotto il fuoco israeliano, uccisa mentre continuava ad occuparsi delle tartarughe, ostinatamente attaccata alla vita che aveva scelto.

Cosa sono una singola spiaggia e una sola laguna, di fronte alla catastrofe climatica, di fronte al genocidio? Siamo a fermare l'acqua con le mani e lo sappiamo. Ma è di questi simboli che abbiamo bisogno, per continuare a denunciare, gridare, lottare. Per continuare a pretendere un futuro, per noi e per tutti gli esseri viventi.

  • ambiente
  • ecologia
  • resistenza
  • laguna
  • tartarughe
  • crisi climatica
  • gentrificazione
  • disobbedienza civile

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Le crociate di Sbarde (cruciverba)Sbarde · Cruciverba

Il cruciverba n. 286, a cura di Sbarde.

Orizzontali

1. Vasi sanguigni sottilissimi (9) — 11. Non conforme alle norme stabilite (10) — 12. Capitale del Laos (9) — 14. La... fine della tournée (2) — 15. Lou, attore che interpretò Hulk (8) — 17. La famiglia di tulipani e gigli (8) — 19. Breve elaborato scolastico (6) — 21. Quello "terracqueo" è il mondo (4) — 23. Curva di un fiume (4) — 24. Si dice alzando i calici (6) — 26. Il nome della May, ex saltatrice in lungo (5) — 27. Lettera dell'alfabeto greco (5) — 28. Donna senza fede (4) — 30. Associazione dei comuni italiani (4) — 31. Sigla di Belluno (2) — 32. La pondera lo scacchista (5) — 33. Isole con Stromboli e Vulcano (5)

Verticali

1. Rapace notturno (7) — 2. Brani di opera lirica (4) — 3. Quello telefonico di Firenze è 055 (8) — 4. Animali che ridono (4) — 5. La Goggi di "Maledetta Primavera" (iniz.) (2) — 6. Fiume francese (5) — 7. Se è aperta è spiegata (3) — 8. Guardiano di un parco naturale (6) — 9. Il nome della cantante Grandi (5) — 10. Straordinario, eccezionale (10) — 13. Jasmine attrice (6) — 16. Emblematico, simbolico (7) — 17. Addolcito, attenuato (6) — 18. Un rampicante della giungla (5) — 20. Fiume e dipartimento francese (5) — 22. Frequentano gli asili (5) — 25. Sigla di un sindacato (4) — 26. Famiglia... abbreviata (3) — 29. È spesso in centro (2) — 30. Contengono... acqua (2)

In questo numero è pubblicata anche la soluzione del cruciverba del numero precedente (#285).

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