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INFOGRAFICA
Tassare i ricchi è cosa buona e giusta
Firmiamo a sostegno della proposta di legge "Tax the rich" che imporrebbe un contributo ai patrimoni sopra i 2 milioni di euro.
Barbara Cremoncini · Fuori Binario n. 286, Estate 2026, pagina 10
Una proposta di legge di iniziativa popolare per introdurre una tassazione sui grandi patrimoni, esclusa la prima casa, con l'obiettivo dichiarato di ripristinare la progressività fiscale prevista dalla nostra Costituzione, all'articolo 53 e, di fatto, mai attuata. Si chiama "1% equo – Tax the rich", rientra nella più generale campagna lanciata in molti paesi europei. Dal 15 maggio scorso è partita in tutta Italia la raccolta delle firme. Fra i promotori figurano economisti, giuristi, docenti universitari, sindacalisti e personalità del mondo politico e culturale.
In un paese dove povertà e diseguaglianze aumentano di giorno in giorno, l'idea è quella di imporre un contributo con aliquota dall'1 fino a un massimo del 3,5 per cento, sui patrimoni di quella piccola parte di italiani (l'1% appunto) che possiede beni e capitali per più di 2 milioni di euro, oltre alla prima casa. Si tratta, nella maggior parte dei casi, di rendite finanziarie che oggi sono tassate, in proporzione, molto meno dei redditi di chi lavora. Un paradosso tutto italiano che fa sì che il 10% più ricco possieda quasi i 3/5 della ricchezza nazionale.
La proposta di legge cita vari report statistici che confermano come l'Italia, fra i paesi più ricchi del mondo, presenti una distribuzione del reddito fra le più diseguali. Una macroscopica distorsione che, appunto, ci si propone di correggere. Il percorso indicato è articolato e punta a soluzioni equilibrate: niente a che vedere con una tassa patrimoniale da imporre una tantum per fare cassa e nemmeno una misura punitiva fine a se stessa. Quella che verrebbe chiamata in causa è infatti una platea decisamente esigua, circa lo 0,1 per cento della popolazione italiana che sarebbe chiamata a dare un contributo pagando una tassa non sull'intero patrimonio ma solo sulla parte eccedente i 2 milioni. Un provvedimento che punta anche ad equiparare le rendite finanziarie con quelle immobiliari che, prima casa a parte, sono tassate attraverso l'Imu.
Ad essere coinvolta sarebbe quindi una platea di supermiliardari che, almeno in teoria, non si accorgerebbe o quasi del prelievo. Ad accorgersene sarebbero invece le casse dello Stato. Grazie al gettito, che si calcola da un minimo di 26 ad un massimo di 65 miliardi di euro annui, sarebbero possibili investimenti mirati a servizi pubblici, dei quali godrebbe l'intera popolazione. Il testo della proposta li indica espressamente e dice chiaramente che il ricavato della tassazione deve essere vincolato per legge a finanziamenti nei settori sanità, casa, scuola, ambiente, sicurezza sul lavoro, disabilità, riduzione Irpef sui redditi da lavoro e misure di sostegno al reddito.
Un fondo nazionale per l'equità sociale istituito presso il Ministero dell'economia gestirebbe le risorse, mentre il Governo sarebbe tenuto a presentare annualmente al Parlamento una relazione dettagliata sull'ammontare del gettito e sull'impiego delle risorse.
Per firmare e saperne di più: https://unpercentoequo.it/
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Uscito sul numero 286 (Estate 2026), a pagina 10. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
