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Archivio › Fuori Binario n. 286 · Estate 2026 › pagina 5

ATTUALITÀ

Verde urbano contro il caldo estremo

Di fronte a estati sempre più torride è urgente ripensare la città. I "rifugi climatici" non bastano, servono politiche coerenti.

Clara Baldasseroni, Cecilia Stefani · Fuori Binario n. 286, Estate 2026, pagina 5

A Firenze ad agosto i senza casa restano in città, solo quelli censiti sono 400, in tutto le persone che non possono chiudere la porta saranno tra 800 e 1000. Secondo i dati climatici di ARPA Toscana, Firenze è tra le città italiane con più "giornate tropicali" l'anno: oltre 60 giorni sopra i 30 °C, e nell'ultimo decennio i picchi sopra i 38 gradi sono raddoppiati. L'ondata di calore del luglio 2023 ha portato il capoluogo a 40,7 °C: record assoluto dal 1873.

Il Comune lo sa, e chiama "isola di calore urbana" il centro storico che, con pietra, asfalto e poco verde, trattiene il caldo anche di notte. Il risultato è che a Firenze il disagio termico non finisce al tramonto, per anziani e persone fragili è un rischio reale. L'ISS ha registrato aumenti del 15-20% nei ricoveri per scompensi cardiovascolari nei giorni di picco.

Resistere spesso è impossibile e allora dobbiamo ri-progettare la città, come succede a Milano con il progetto "Oasi di refrigerio", che ha trasformato biblioteche e centri anziani in punti climatizzati dove entrare. Analoghe stazioni del fresco si trovano a Barcellona. A Firenze il Comune ha pubblicato un elenco di rifugi climatici sul proprio sito.

Un rifugio climatico è un luogo pubblico, gratuito e accessibile, progettato per restare fresco quando fuori si soffoca. Biblioteche, centri civici, scuole aperte d'estate, musei, ma anche parchi con alberi ad alto fusto, fontane e zone d'ombra. L'idea è semplice, e se non tutti possono permettersi l'aria condizionata in casa, la città deve offrire alternative.

Nell'elenco è presente la biblioteca delle Oblate, con sedute e acqua e anche piazza Tasso è indicata tra i luoghi con questa funzione. Poi ci sono i parchi, come quello delle Cascine, che non è solo bellezza ma sopravvivenza, se si considera che un albero ad alto fusto abbatte fino a 5 °C la temperatura percepita. Nuove fontanelle, ombreggiature in Piazza della Repubblica, aree alberate, scuole aperte d'agosto, circoli Arci con sale fresche, luoghi pubblici, accessibili, gratuiti. Rimangono aperti la mensa della Fondazione Solidarietà in via Baracca, la mensa di San Francesco sotto i portici di piazza Santissima Annunziata, e rimane aperta la Croce Rossa che fornisce unità di strada, e dall'11 ottobre scorso ha aperto un centro d'ascolto per persone fragili, il sabato mattina dalle 9 alle 13, in via Fratelli Orsi 19 a Bagno a Ripoli.

Guardare la città da un altro punto di vista è chiedersi se stiamo costruendo città per i turisti di aprile, o anche per chi le abita ad agosto.

L'elenco dei "rifugi climatici" stilato dal Comune è ovviamente un palliativo rispetto a una situazione globale sempre più allarmante. Ma ciò che sconcerta è la totale assenza di pianificazione strategica in vista della prevedibilissima emergenza caldo, dato che ci si è limitati ad appiccicare l'etichetta "rifugio" a luoghi già esistenti, di cui non si è nemmeno modificato orario o modalità di accesso.

Per difendersi dal caldo, il verde è fondamentale, e quello urbano scarseggia, come evidenzia una classifica dell'Istat: Firenze è al 40esimo posto su 99 città, con poco più di un albero ogni quattro persone. La città è invece in cima alla classifica delle città da bollino rosso. È chiaro che i due dati sono collegati, eppure, negli ultimi anni la città ha visto moltiplicarsi gli abbattimenti di alberi, perché malati o perché di intralcio al passaggio di infrastrutture varie, una su tutte la tramvia. Le sostituzioni con piante giovani ci sono state, ma non sempre sono state poi seguite con la dovuta cura, forse in mancanza di un coordinamento efficace tra le varie ditte appaltanti. In ogni caso perché un albero giovane arrivi a produrre la stessa quantità di ossigeno di un albero secolare ci vogliono dai 30 ai 50 anni, a seconda del tipo di pianta.

Anche il piano del verde da 30 milioni di euro, IRIS, rischia di non essere sufficiente ad abbassare le temperature. Basato sulla Regola 3-30-300, che garantirebbe ad ogni abitante la vista di almeno 3 alberi dalle proprie finestre, una copertura arborea del 30% per quartiere e l'accesso a un parco entro 300 metri dalla propria abitazione, IRIS prevede la piantumazione di 50mila nuovi alberi e arbusti in 5 anni, oltre alla depavimentazione (cioè l'eliminazione dell'asfalto e la sua sostituzione con materiali drenanti e chiari per assorbire meno calore) in tutta l'area metropolitana. Alberi che dovranno radicare e crescere, prima di svolgere la loro funzione. Nel frattempo, in piena estate, mentre a Firenze si toccavano i 40 °C, a Novoli veniva raso al suolo per "ragioni di sicurezza" un "bosco urbano" di 2 ettari, alberi cresciuti senza controllo in un terreno privato abbandonato, che costituivano un polmone verde nel quartiere. E prossimamente cadranno a centinaia bagolari e tigli sul percorso della futura linea della tramvia Libertà-Rovezzano.

Abbiamo davanti periodi estivi sempre più torridi e più che un "rifugio" in cui scappare avremmo bisogno di una città in cui vivere rimane possibile, anche per chi non ha una casa con l'aria condizionata. (Cecilia Stefani)

Pagina 5 del numero 286 Uscito sul numero 286 (Estate 2026), a pagina 5. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero