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ATTUALITÀ
Sollicciano sotto sequestro
Nuovo record negativo per il carcere fiorentino: sette sezioni chiuse dal giudice perché invivibili.
Alberto Ottanelli · Fuori Binario n. 286, Estate 2026, pagina 2
Il carcere di Sollicciano, già da tempo considerato una delle strutture penitenziarie peggiori d'Italia, ha recentemente raggiunto un altro poco invidiabile record. Per la prima volta nella storia della Repubblica italiana, un giudice ha dovuto imporre la chiusura di sette sezioni e richiedere il trasferimento di 240 detenuti.
Nonostante non fosse mai accaduto niente di simile, si tratta di una decisione in qualche modo annunciata, poiché arriva dopo anni di denunce e rapporti sulle condizioni fatiscenti della struttura. Muffe, infiltrazioni, sezioni infestate da cimici e materassi logori buttati a terra nella speranza di un alito di brezza per difendersi dalle temperature torride dei mesi estivi e un piano da 9 milioni, più volte annunciato ma mai realizzato, per interventi di risanamento che comunque non basteranno a risolvere una situazione da molti considerata ormai irrecuperabile.
Con queste premesse, pare impossibile rendere Sollicciano compatibile con la funzione rieducativa che la Costituzione assegna alla detenzione. Il tema, infatti, non riguarda solo le mura del carcere ma l'obiettivo stesso della pena, che dovrebbe essere quello di restituire alla società una persona diversa rispetto a quella che è entrata in carcere. Se una persona detenuta vive in condizioni degradanti, il rischio concreto è che ne esca non solo non "recuperata", ma anche ulteriormente incattivita nei confronti delle istituzioni e della società.
Sollicciano è la rappresentazione concreta del fallimento del sistema penitenziario italiano: strutture vecchie, spazi inadeguati, problemi cronici di manutenzione e condizioni di vita che mettono a dura prova chi dentro quelle mura vive e, troppo spesso, muore.
Negli ultimi giorni, infatti, tra le sbarre del carcere fiorentino ha concluso la sua vita un uomo di 75 anni, già gravemente provato da un precedente ictus e in condizioni del tutto incompatibili con la detenzione. Si tratta del terzo decesso nei primi sei mesi dell'anno.
Eppure, l'opinione pubblica continua a considerare il carcere come un luogo separato dalla società, destinato solo a custodire persone ritenute più o meno pericolose di cui si preferisce non occuparsi. Ma, come per tutte le cose della vita, un problema non sparisce ignorandolo, e trascurarlo troppo a lungo lo fa solo riaffiorare sotto forma di emergenza.
Nelle carceri italiane nei primi sei mesi del 2026 si sono registrate 114 morti, tra cui 24 suicidi.
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Uscito sul numero 286 (Estate 2026), a pagina 2. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
