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Archivio › Fuori Binario n. 286 · Estate 2026 › pagina 4

DARE VOCE

I torchi della rivolta

La terra e la parola, da Müntzer a oggi. Riscopriamo i testi radicali editi da Tabor.

Francesco Martinelli · Fuori Binario n. 286, Estate 2026, pagina 4

Nel Cinquecento la casa editrice Tabor non esisteva ancora, ma l'urgenza era già la stessa, identica e bruciante: rompere il monopolio della parola e della terra.

Quando Thomas Müntzer si mise alla testa della rivolta dei contadini tedeschi, capì che la teologia da sola non bastava. Serviva una tecnologia di liberazione: la pressa, il torchio, la stampa. In un'Europa incendiata dalla Riforma, far sorgere stamperie clandestine e far girare i rulli di notte era l'unico modo per diffondere un messaggio sovversivo: Omnia sunt communia, tutto è di tutti. I contadini di allora, schiacciati dai dazi dei signori feudali e privati delle terre comuni (le famose enclosures inglesi), trovarono in quei fogli volanti - le nostre locandine o flyers - non solo una rivendicazione politica, ma la legittimazione teologica e morale della propria identità e dignità. La stampa non era più lo strumento del potere, ma l'arma dei dannati della terra.

Quel filo rosso che unisce la terra alla resistenza non si è mai spezzato; ha attraversato i secoli, le rivolte e le repressioni, arrivando dritto ai giorni nostri. Oggi viviamo dinamiche dolorosamente simili, mutate nelle forme ma identiche nella sostanza: ieri i signori feudali, oggi i giganti della grande distribuzione organizzata. Se nel 1500 si recintavano i prati, oggi si recinta la vita stessa. Le multinazionali dell'agrobusiness privatizzano il patrimonio genetico del pianeta, vietando ai contadini lo scambio dei semi e rendendoli dipendenti da un'industria capitalista. Il concetto è estensibile ad ogni settore economico.

Anche lo sfruttamento dei corpi con il caporalato e la ghettizzazione della manodopera migrante rappresenta la versione contemporanea dei servi della gleba.

In questa fessura della storia si inserisce la realtà editoriale indipendente Tabor. Pubblicare testi radicali, dissotterrare le eresie dimenticate e recuperare le storie di chi ha detto "no" significa fare un lavoro di resistenza culturale analogo a quello degli antichi stampatori anarchici e müntzeriani.

Ieri come oggi la riappropriazione della letteratura e del campo agricolo ci potrà portare alla rivoluzione pacifica degli oppressi.

Pagina 4 del numero 286 Uscito sul numero 286 (Estate 2026), a pagina 4. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero