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MILLE FOGLIE
Il leccio di villa Vogel
Valentina Nicastro · Fuori Binario n. 286, Estate 2026, pagina 12
Una credenza popolare mediterranea e alcuni antichi scritti, come i Detti del Beato Egidio, compagno di San Francesco, narrano che il leccio fu l'unico albero a non opporsi quando fu chiesto il legno per costruire la croce di Cristo, guadagnandosi così una sorta di "rispetto" sacro.
Il leccio è un albero sempreverde longevo e tenace, vero pilastro della macchia mediterranea, capace di vivere oltre mille anni e con una resistenza straordinaria: usato dagli antichi per costruire le ruote e le botti, nasconde particolarità ecologiche e storiche sorprendenti. Ebbene, se volete incontrare un gran bel leccio recatevi nel parco di Villa Vogel.
La Villa si trova a Firenze in via delle Torri, nell'omonimo rione posto nelle vicinanze di Legnaia e dell'Isolotto. Oggi all'interno della Villa ci sono gli uffici del quartiere 4, ma prima di essere proprietà del Comune di Firenze (quindi bene comune, un bene cioè di noi cittadine e cittadini) questo luogo è stato molte altre cose: una bella residenza di campagna, un casino di caccia, la casa padronale di una tenuta agricola e, infine, una bella dimora di villeggiatura borghese.
La villa fu per molto tempo proprietà dei Capponi: furono loro che nel XIII secolo costruirono in questo luogo una torre, di cui oggi non v'è più traccia. Nel 1776 ai Capponi succedette la famiglia Franceschi e nel 1900 la villa passò alla famiglia dei Vogel che nel primo dopoguerra l'abbandonarono fino a quando, negli anni '80, venne donata al Comune di Firenze che la restaurò completamente preservando le belle piante presenti nel parco.
Oggi il parco di Villa Vogel è un grande giardino pubblico, un polmone verde ricco di alberi, alcuni dei quali secolari come il gran leccio, che con una bella chioma regala frescura in estate e riparo in inverno.
Già nell'antichità romana il leccio (chiamato ilex) era associato al sacro e al mistero. Virgilio nell'Eneide e nelle Georgiche usa spesso il leccio per creare atmosfere d'ombra e di solennità.
Il leccio ha continuato ad essere presente nella letteratura italiana: nelle grandi foreste di leccio descritte da Grazia Deledda, dove il vento muove le foglie descrivendo l'angoscia, il mistero e la forza primordiale di una natura che osserva il destino degli uomini. E nel capolavoro di Italo Calvino "Il barone rampante", dove il giovane Cosimo Piovasco di Rondò decide di passare il resto della sua vita sui lecci giganti di Ombrosa, che diventano la sua casa. Calvino chiama questi alberi "elci", dal latino ilicem, da cui Quercus ilex, nome scientifico del leccio. Calvino descrive questi alberi come ponti sospesi, un vero e proprio "continente vegetale" che permette a Cosimo di muoversi, leggere e vivere senza mai toccare terra.
Andate a conoscere il leccio di Villa Vogel e siate un po' come Cosimo, scegliete di vivere gli alberi!
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Uscito sul numero 286 (Estate 2026), a pagina 12. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
