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INFINE

Dalla laguna fino al mare

Valentina Baronti · Fuori Binario n. 286, Estate 2026, pagina 16

Come scudi umani, per difendere quei piccoli pezzetti di ambiente naturale che possiamo ancora salvare dal disastro: che sia una delle lagune più incontaminate d'Europa o una spiaggia nel sud del Libano, poco cambia.

Quando le ruspe sono arrivate nella laguna di Narta in Albania, è nato un movimento di protesta che è presto dilagato nel paese.

Quando le bombe sono arrivate sulla spiaggia di Tiro in Libano, una donna ha deciso di restare con le sue tartarughe.

Due storie simbolo di questa estate, che però non nascono oggi. In Albania il movimento, chiamato la rivoluzione dei fenicotteri, è nato da un gruppo di giovani che da anni protesta contro speculazione e gentrificazione e che, quando ha saputo di un maxiprogetto turistico nella laguna, ha detto no e lo ha fatto col proprio corpo, occupando le terre minacciate dal cemento.

Il corpo di Mona Khalil, invece, si è messo tra le bombe e le tartarughe, sulla spiaggia dove più di vent'anni fa aveva creato un progetto di eco-turismo. Quando ha sentito cadere le prime bombe ha deciso di non andarsene, ma di rimanere con le tartarughe, così come aveva già fatto nel 2006, quando Israele aveva invaso il Libano del sud.

In Albania la protesta ha riempito le strade della capitale e ha continuato a crescere, non solo nei numeri ma anche nei temi, a partire dal fatto che il maxiprogetto turistico è legato a Jared Kushner, genero di Donald Trump, arrivando a mettere in discussione la gestione personalistica del potere da parte del premier Edi Rama, la mancanza di trasparenza, la corruzione. Insomma, si è partiti per salvare i fenicotteri e sono stati i fenicotteri a salvare noi, o perlomeno a porci il problema di che futuro stiamo riservando ai nostri figli.

In Libano Mona Khalil è morta a 77 anni sotto il fuoco israeliano, uccisa mentre continuava ad occuparsi delle tartarughe, ostinatamente attaccata alla vita che aveva scelto.

Cosa sono una singola spiaggia e una sola laguna, di fronte alla catastrofe climatica, di fronte al genocidio? Siamo a fermare l'acqua con le mani e lo sappiamo. Ma è di questi simboli che abbiamo bisogno, per continuare a denunciare, gridare, lottare. Per continuare a pretendere un futuro, per noi e per tutti gli esseri viventi.

Pagina 16 del numero 286 Uscito sul numero 286 (Estate 2026), a pagina 16. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero