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Archivio › Fuori Binario n. 286 · Estate 2026 › pagina 4

DARE VOCE

Giornalisti di strada

Grazie a un progetto sostenuto dalla Chiesa Valdese, due redattori di Fuori Binario sono diventati pubblicisti.

Giorgia Bulli · Fuori Binario n. 286, Estate 2026, pagina 4

Due nuovi giornalisti pubblicisti, che dalla redazione di "Fuori Binario" continueranno a raccontare storie di vita spesso invisibili o confinate ai margini del dibattito pubblico. È il risultato del progetto "Giornalisti di strada", promosso da Fuori Binario grazie al sostegno dell'Otto per Mille della Chiesa Valdese. Un investimento sulla cultura, sulla partecipazione e soprattutto sulle persone, che ha permesso a Clara Baldasseroni e Francesco "Fraska" Martinelli di completare il percorso necessario per diventare giornalisti pubblicisti.

L'iniziativa, avviata nel 2024, nasce da un'idea semplice ma ambiziosa: offrire a chi vive o ha vissuto situazioni di marginalità sociale l'opportunità di acquisire competenze professionali nel campo dell'informazione. Un lungo percorso di formazione che oggi culmina in un traguardo importante.

Abbiamo chiesto a Clara e Francesco di ripercorrere questa esperienza.

Come è cominciato il vostro percorso?

Clara: "Per me è iniziato ancora prima del progetto. Il mio primo articolo su Fuori Binario risale al 2008. All'inizio raccontavo storie di vita, poi ho imparato a fare informazione vera e propria. Mi colpiva il divario tra ciò che vivevano le persone senza dimora e ciò che la società vedeva o voleva vedere. Ho capito che raccontare queste storie era un modo per renderle visibili".

Fraska: "Io ho iniziato a collaborare nel 2021. Quando la redazione ha visto che alcune persone avevano interesse e capacità, è nata l'idea di costruire un percorso professionale. Grazie al finanziamento della Chiesa Valdese, ho potuto pubblicare con continuità gli articoli richiesti e sostenere tutti gli esami necessari per diventare pubblicista".

Cosa vi ha lasciato questa esperienza?

Fraska: "Investire sulla cultura, investire sulle persone, per quanto siano emarginate".

Clara: "Un'ingiustizia che passa sotto silenzio è un'offesa. Quando una storia viene pubblicata, cambia tutto: le persone ne vengono a conoscenza e possono reagire. Per questo continuo a credere molto anche nel giornale cartaceo: ciò che è scritto sulla carta rimane".

Vi siete mai scoraggiati?

Clara: "No. Ho sempre sentito che stavamo costruendo qualcosa di importante, un modo diverso di fare giornalismo. Negli anni ho visto cambiare profondamente il fenomeno della marginalità. Un tempo si tendeva a considerare la strada quasi uno stile di vita; oggi emergono situazioni di bisogno molto più gravi e diffuse, che coinvolgono sempre più persone. Quello che mi colpisce è che, mentre aumentano le fragilità e i rischi per chi non ha una casa, il dibattito pubblico parla soprattutto di paura e sicurezza".

Fraska: "Nemmeno io. Avevo tutto da guadagnare e nulla da perdere. Momenti di scoramento ci sono stati, ma sapevo di poter contare sul sostegno della redazione e dell'associazione".

Qual è l'articolo a cui siete più legati?

Fraska: "Le storie che ricordo di più sono quelle che non avrei mai voluto dover raccontare. Quando scriviamo di vita in strada o di carcere partiamo quasi sempre da disgrazie. Però la storia di Tommaso, un mimo che viveva in condizioni difficili, la ricordo con soddisfazione. Dopo l'articolo che ho scritto, grazie alla rete di solidarietà che si è attivata nella comunità e attraverso Don Vincenzo Russo, è stato possibile trovargli una sistemazione in una roulotte. In quel momento ho capito che quello che scriviamo può avere effetti reali sulla vita delle persone".

Clara: "Dopo tanti anni ho scritto un articolo sulla storia della mia famiglia e del mio bisnonno Amedeo Baldasseroni, ucciso dai fascisti nel 1921. È stato un lavoro molto personale che mi ha permesso di recuperare memorie e documenti importanti".

Adesso che siete giornalisti pubblicisti, quali sono le altre storie che vorreste raccontare?

Clara: "Continuare raccontare l'attualità. Credo che anche temi complessi, dalla politica internazionale ai diritti umani, possano essere affrontati partendo dallo sguardo e dall'esperienza che abbiamo maturato qui".

Fraska: "Non lo so ancora con precisione. Vorrei scrivere tante cose, anche sui muri, ma non ho ancora la percezione di quale occasione questo percorso mi potrà offrire".

Come descrivereste il lavoro di redazione?

Fraska: "Fuori Binario è un giornale, ma si fonde con la comunità. Ogni cosa arriva anche nella realtà. Non è raccontarsi tra giornalisti: sono cose che si vanno a toccare con mano. La cosa bella è che c'è un riscontro. Sapere che quello che scrivo arriva non è poco".

Clara: "Per me significa accessibilità, integrazione e partecipazione. La redazione mi ha dato strumenti concreti per lavorare e la possibilità di confrontarmi con una comunità".

L'esperienza di Clara e Fraska dimostra che dare valore alle storie di vita significa anche valorizzare i percorsi professionali. Il progetto attivato grazie alle borse sostenute dalla Chiesa Valdese ha coinvolto non soltanto Clara e Francesco, ma anche altre persone che hanno trovato nel giornale un'opportunità di partecipazione alla comunità. Quelle di Clara e Fraska sono soltanto le prime che abbiamo scelto di raccontare. Le altre arriveranno presto.

Pagina 4 del numero 286 Uscito sul numero 286 (Estate 2026), a pagina 4. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero