Archivio › Fuori Binario n. 286 · Estate 2026 › pagina 8
COMUNITÀ
Ortocollettivo, un sogno comunitario
Ritorno alla terra e recupero dei beni comuni. Nuovi progetti attorno a un vecchio mulino: "Ci prendiamo cura del territorio".
Camilla Lattanzi · Fuori Binario n. 286, Estate 2026, pagina 8
La terra può e deve ritornare centrale nella vita della comunità: lo afferma Ortocollettivo, un'organizzazione di promozione sociale nata dodici anni fa dal bisogno condiviso di un piccolo nucleo di persone. L'associazione è nata ufficialmente a seguito della presentazione di un progetto al Comune di Calenzano per la coltivazione di un orto senza recinti di circa 300 metri quadri nella zona di Travalle. Fin dai primi passi il progetto ha evidenziato il ruolo cruciale del suolo nell'ecosistema, e ha unito cittadini, famiglie e giovani attorno a un obiettivo comune: riappropriarsi dei legami comunitari attraverso la cura condivisa della terra, diventando un laboratorio di cittadinanza attiva. Con un approccio che scardina la logica dell'agroindustria intensiva e della frammentazione sociale, è stata promossa una gestione della terra comunitaria e non gerarchica. Nel tempo, le attività si sono ampliate: dall'organizzazione di mercati contadini a filiera corta alla collaborazione con la rete dei GAS (Gruppi di acquisto solidale), dal sostegno alle realtà terremotate (Ortocollettivo importa e distribuisce ogni anno le squisite patate rosse di Montereale, confinante con Amatrice) alle collaborazioni con il centro di accoglienza di Calenzano, per coinvolgere i richiedenti asilo nella vita della comunità; ogni iniziativa è uno spazio aperto in cui le diversità diventano valore.
Oggi l'associazione è protagonista di una nuova sfida: tentare l'autorecupero del Mulino del Lice, una storica struttura rurale situata in via delle Bartoline, in stato di abbandono. Testimonianza preziosa del paesaggio agrario della valle del torrente Marina, il complesso è al centro di una convenzione tra il Comune di Calenzano e la Fondazione Adolfo Carmine.
Incontriamo Lorena Passerotti e Roberto Menichetti nella bottega solidale organizzata sotto una tendostruttura in via delle Bartoline. "Cerchiamo di lavorare sulla rigenerazione agricola – ci dice Roberto - mettendo in produzione le aree agricole circostanti, consolidando le colture esistenti (oliveti e frutteti) e inserendo spazi per l'orticoltura, la frutta e il grano. E l'auto-recupero progressivo del mulino sarà in connessione con il progetto agricolo: l'obiettivo è trasformarlo in un centro multifunzionale a servizio dei piccoli agricoltori del territorio". "Per i terreni andrebbe fatta una cooperativa – spiega Lorena - separando il progetto di recupero dell'immobile dai terreni, perché i terreni possono dare subito lavoro, stipendi e inclusione, mentre l'auto recupero dell'immobile avrà tempi lenti".
Il vero motore di questa operazione è lo strumento amministrativo scelto: i Patti di collaborazione per i beni comuni. Sulla base del regolamento comunale per la cittadinanza attiva, la Giunta e l'associazione promuovono la partecipazione diretta della cittadinanza. Chiunque può contribuire attraverso il proprio tempo o le proprie competenze, sarà un'opera collettiva: non un cantiere calato dall'alto, ma un luogo che rinasce grazie alle braccia e alle idee della comunità che lo abita.
Lorena dice che sognare è importante per dare una traiettoria al cammino: "Nei nostri sogni, nella parte inferiore della struttura dovrebbero tornare a funzionare un mulino e un frantoio; qui si producevano alimenti e vorremmo ripristinare una vera filiera del grano, dalla spiga al pane. E nelle stanze del primo piano immaginiamo un'edilizia abitativa, una foresteria per i lavoratori, che oggi per trovare due stanze in affitto a Calenzano hanno enormi difficoltà e devono spendere fino a 950 Euro". Roberto ci saluta con queste parole: "L'agricoltura, intesa come produzione di alimenti sani, è l'unico modo per prendersi cura del territorio, curarlo dalle ferite dell'abbandono, dell'edificazione selvaggia e del cambiamento climatico, e per rendere il cibo sicuro facendo socialità".
In un'epoca segnata dal profitto e dall'individualismo, l'esperienza di Ortocollettivo dimostra che la terra e la comunità, se coltivate insieme nel rispetto del passato, possono ancora generare un futuro sostenibile e solidale.
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Uscito sul numero 286 (Estate 2026), a pagina 8. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
