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2Pagina 22 articoli
Il grande business del digitale: una giungla che cresce dovunque ci sia da guadagnareGilberto Pierazzuoli · Tecnologie
Senza regole né limiti proliferano servizi dall'impatto preoccupante.
Lo sviluppo delle tecnologie digitali ha creato oggetti, processi, servizi gestiti da piattaforme on line in mano ai privati. Si tratta dell'offerta di servizi, di modi di produzione e di distribuzione totalmente nuovi e non regolamentati da nessuna norma. Molti di questi hanno sollevato come minimo delle perplessità se non una certa ostilità da parte di alcuni analisti. I temi più scottanti emersi sono diversi: la tendenza all'elusione fiscale, a forme di controllo del lavoro che reintroducono indirettamente il cottimo, invasione della privacy. Ma il problema non è intrinseco alle tecnologie in sé, ma al fatto che esse sono subordinate agli interessi economici dei proprietari delle piattaforme.
Facciamo un esempio. Il fenomeno Airbnb (e simili) che provoca lo svuotamento dei centri storici delle città turistiche potrebbe essere esemplificativo. La piattaforma offre un servizio semplice: permette l'incontro tra domanda e offerta nel campo degli affitti brevi prelevando una percentuale di una certa consistenza (3% dall'host e tra il 12 e il 15% dall'ospite) e così realizzando un fatturato rilevante, senza impiegare mano d'opera propria, e senza possedere o avere in affitto nessun immobile. In questo modo fa concorrenza sleale all'industria alberghiera, provoca l'allontanamento della popolazione dal centro delle città, un aumento generalizzato degli affitti e altro ancora. In realtà la cosa potrebbe invece essere utile. Permetterebbe di mettere a disposizione una offerta di accoglienza per turisti, studenti fuori sede e simili, fuori dai canali tradizionali del settore alberghiero, aprendo nello stesso tempo alla possibilità di aumentare il reddito familiare ai piccoli proprietari, anche alla famiglia che affitta o addirittura subaffitta una singola stanza del proprio appartamento. La cosa non è in sé negativa tanto che si potrebbe pensare di trasformare quell'offerta privata in un'offerta pubblica attrezzando i comuni con strutture informazionali adatte allo scopo. Si potrebbe fare lo stesso discorso su Uber provando a immaginare una piattaforma di condivisione reale tale che chi deve andare da un punto a un altro della città potrebbe condividere il percorso con altri con i quali dividere le spese.
Per quanto riguarda invece il riconoscimento facciale, ci sembra questa una tecnologia totalmente inutile e pericolosa da maneggiare. Basti pensare che una grande quantità di telefoni usano il riconoscimento facciale per lo sblocco (face unlock), in questo modo associano il mio nome con il mio viso, così come ce ne sono molti altri che si sbloccano con il riconoscimento dell'impronta digitale (altro dato biometrico). Ma a cosa servirebbero questi dati? Per ritrovare un rapinatore, un pirata della strada, un vandalo. Ma in questo caso le cose non sono così facili. La macchina è efficiente quando impara a riconoscere il tuo viso perché gli errori iniziali vengono autocorretti con il ripetersi dell'esperienza e questi errori non fanno male a nessuno. Ma se si pensa di poter riconoscere chi ha commesso un reato, l'errore avrà conseguenze molto più gravi. Ma ai padroni delle piattaforme questo non interessa, a loro basta vendere il programma.
Se parliamo invece di privacy, ogni persona dovrebbe avere diritto a degli spazi privati, ma in questo mondo, segnato da questo modo di produzione e sviluppo, essi si restringono sempre di più. Come minimo ognuno dovrebbe avere per esempio diritto al fatto che i suoi comportamenti a scuola o al lavoro non venissero usati per la patente a punti, per ricevere un prestito bancario, per un'assicurazione sulla vita etc. I dati sul mio comportamento dovrebbero essere miei e dovrei io decidere quando, come e a chi comunicarli. Si potrebbe dire che sarebbe un primo passo per mettere un freno alle nuove tecnologie. Ma così non è. La proprietà dei dati personali è invece in mano a pochi attori sul mercato, i grandi big dell'informatica, dai privati con i loro copyright, mentre i sistemi di regolamentazione del comparto, vista la novità dello stesso, sono inesistenti.
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Nft, il nuovo giocattolo figlio delle cripto valuteGinox · Cyber Bluff
I non fungible token, meglio noti come Nft, sono una sorta di certificato di proprietà su un bene digitale, una bella trovata per cavalcare l'onda delle cripto valute, proponendo qualcosa che non si capisce per quale motivo dovrebbe essere auspicabile. L'idea è vecchia come il mondo e sempre ugualmente sbagliata: rendere unico o scarso un bene per dargli un valore.
Il mondo del digitale non ha molti aspetti positivi, uno dei pochi è che le informazioni sono facilmente duplicabili, e possono passare di mano in mano senza che nessuna delle parti coinvolte debba rinunciarvi e senza sostanziali differenze tra la mia copia e la tua copia. Tutto questo mette indubbiamente in crisi quei mercati che si fondano sulla proprietà intellettuale. Il recente sviluppo delle cripto monete ha però introdotto un sistema che in maniera piuttosto barocca rende possibile o forse meglio credibile, designare un unico e legittimo proprietario per una certa informazione, ad esempio un'immagine, un video o altro. Parliamo di cripto monete, perché quello che rende fattibile questa magia nera è appunto quel registro contabile diffuso, noto come blockchain, alla base dello scambio di cripto valuta. L'idea è di tracciare attraverso di esso i passaggi di proprietà, dall'autore fino all'ultimo compratore.
Se si cerca su google "nft cosa sono" si troverà tra i primi risultati articoli in cui si spiegano le illimitate possibilità di guadagno realizzabili con gli Nft: produci qualcosa di artisticamente digitale e poi trova un fesso disposto a pagartelo in cambio di un certificato di proprietà altrettanto digitale, che vale fino a quando esisterà quella tecnologia.
Sopravvivranno ancora tra dieci o venti anni quei registri elettronici in cui è vergata la proprietà di qualche oscuro oggetto del desiderio digitale, acquistato a caro prezzo? Le videocassette avevano conquistato il mondo, e sono finite nel dimenticatoio nel giro di vent'anni...
Ciò che distingue un semplice oggetto digitale dal suo equivalente con Nft è soltanto l'esistenza di un numeretto che facendo dei calcoletti ci permette di dire: quel pugno di bit è del signor tal dei tali, garantisce una qualche blockchain. La più utilizzata per questo tipo di contratti è Ethereum, attiva dal 2015: arriverà al 2035? E dopo? Per essere sicuri dovremmo certificare la nostra proprietà presso un notaio. Ma lo si poteva fare anche senza Nft, e quindi sorge spontaneo domandarsi: ma l'Nft a cosa serve, se non a ostentare che si hanno soldi da buttare in inutili capricci digitali?
3,4 milioni di dollari è il prezzo pagato per acquistare la creazione digitale qui sopra - della collezione Bored Apes - e così far parte del club esclusivo dei collezionisti del genere.
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Housing first: prima di tutto, una casa veraLuca Rondi · Inclusione
Dare subito un'abitazione alle persone senza dimora è il primo passo per uscire dalla marginalità. Da Bologna a Torino una cinquantina di progetti di questo tipo mostrano esiti sorprendenti.
Nascere è un trauma ma vivere dovrebbe essere una passeggiata, non una lotta. Tina alla soglia dei quarant'anni ha trovato un lavoro stabile. Dal novembre 2019 ha lasciato il camper in cui viveva per essere accolta in un alloggio di housing first gestito dalla Fondazione comunità di servizi di Savona. Da quel momento la sua vita è cambiata. Fino al 2014 il diritto alla casa e a una vita dignitosa per Tina sarebbe rimasto garantito solo formalmente. L'intervento tradizionale a sostegno dei senza dimora prevede infatti un modello a "gradini" in cui l'abitazione è il traguardo finale da raggiungere dopo un lungo percorso di trattamento che prevede un radicale cambiamento nello stile di vita. Ma un nuovo approccio all'homelessness si sta facendo strada in Italia.
"L'housing first vede la casa come un diritto umano e non un 'premio' da meritarsi - spiega Giuseppe Dardes, referente della formazione della Federazione italiana organismi per le persone senza dimora (fiopsd.org). Noi crediamo che proprio partendo dall'alloggio si costruisca una possibilità concreta di recupero e integrazione sociale di queste persone e i dati lo confermano". Da Nord a Sud, dalle province alle grandi città, i circa 50 progetti attivi nel Paese dimostrano come la cronicità della condizione dei senza dimora dipenda anche dalle alternative possibili rappresentate, spesso, da accoglienze emergenziali che non garantiscono progettualità adeguate.
Non a caso l'housing first muove i primi passi a New York negli anni Novanta quando Sam Tsemberis, esperto in psicologia clinica, mette in discussione i modelli di intervento tradizionali: le proposte fatte a un gruppo di persone senza dimora che vivono in strada da almeno quattro anni portavano scarsi risultati. Lo studioso immagina così di capovolgere l'approccio rendendo la casa - il premio più ambito - come il punto da cui partire. "Il pensiero di Tsemberis è rivoluzionario e nasce da un gesto 'semplice': ascoltare le persone". L'housing first viene costantemente monitorato e i primi risultati raggiunti sono sorprendenti: l'80% delle persone accolte resta in casa almeno due anni migliorando la condizione di salute, riducendo i comportamenti a rischio e in alcuni casi trovando anche un lavoro. Secondo la mappa di housingfirst.eu oggi è presente in 12 Paesi europei, tra cui l'Italia con progetti pilota a Torino, Bergamo e Bologna. "Non a caso si chiama housing first (prima la casa, ndr) e non housing only (solo la casa, ndr). È importante ricordarsi che non è solo l'abitazione a fare la differenza ma la presa in carico della persona che segue all'accoglienza e quindi anche il sistema in cui l'intervento si realizza", sottolinea Dardes.
I dati dei primi monitoraggi sono in linea con le tendenze europee. Delle 420 persone accolte tra il 2017 e il 2019 solo il 7% ha abbandonato il progetto. Mentre in 24 mesi il 23% ha già raggiunto l'autonomia e l'occupazione lavorativa è cresciuta del 17%. Grazie anche al finanziamento di 50 milioni di euro lanciato nel 2016 dal ministero delle politiche sociali questo approccio continua a diffondersi. "Da quando abbiamo iniziato più di 50 territori hanno avviato progetti ispirati all'approccio housing first con circa mille persone che vi hanno partecipato - spiega Caterina Cortese, ricercatrice dell'Osservatorio fio.PSD. È un approccio che ormai rientra tra i servizi da potenziare nel contrasto alla povertà". Tanto che all'interno del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) sono stati stanziati circa 250 milioni di euro per questi progetti. "I decreti attuativi aiuteranno a capire meglio come verranno investiti questi soldi. L'attenzione è alta", sottolinea Cortese e nel 2020 è nata la Community italiana dell'housing first (Hfi).
L'interesse della collettività non è solo in termini di "responsabilità sociale" ma anche di spesa pubblica. Nelle Linee di indirizzo per il contrasto alla grave emarginazione del Ministero del lavoro si cita uno studio del 2014 svolto nel Regno Unito su un campione di 2.500 persone: l'esperienza della malattia fisica e mentale e dell'abuso di sostanze nella popolazione homeless è quasi doppia rispetto a quella generale. Secondo il ministero la stessa tendenza si riscontra anche sul territorio nazionale. "La politica deve avere il coraggio di affrontare la questione puntando sulla casa e superando tutta questa frammentazione tra intervento sociale, sanitario e di ordine pubblico - spiega Dardes -. 'Di colpo', con un investimento di almeno un paio d'anni, vedi ridurre quelle spese non immediatamente visibili ma evitabili". Il costo medio di un'accoglienza in housing first è di 26 euro al giorno: per un ricovero ospedaliero è di 600 e per l'accoglienza in comunità psichiatrica è di 150. A questo si aggiunge che in circa il 41% dei progetti il beneficiario contribuisce al pagamento dell'affitto con un terzo del suo eventuale reddito.
Servono però politiche abitative nazionali che rendano accessibili le abitazioni, nuove regolamentazioni per aprire le migliaia di case vuote presenti in Italia. Inoltre, le fasce vulnerabili della popolazione incontrano troppi ostacoli nell'accesso al sistema di protezione: il reddito di cittadinanza ne è un esempio. I dati ci dicono che il 30% delle persone accolte ha tra i 45 e i 55 anni e che il 51% vive la propria condizione da oltre due anni. Un segnale di cronicità che ci deve far riflettere".
La questione è urgente. L'Ue prevede tra gli Obiettivi di sviluppo sostenibile da raggiungere entro il 2030 la fine dell'homelessness. È difficile stimare a che punto sia l'Italia: l'ultimo censimento dei senza dimora risale al 2015 quando l'Istat aveva stimato circa 50mila persone. "La loro condizione peggiora per la mancanza di una presa in carico integrata tra ente pubblico e servizi territoriali che metta la persona nelle condizioni di integrarsi di nuovo nella comunità", conclude Cortese.
Una condizione di vulnerabilità che va accolta. Come ricorda Tina: "Io come tanti credo nel diritto di vivere: vorrei che ogni essere vivente potesse decidere di vivere la propria esistenza in base alle sue attitudini, sogni e limiti".
Ringraziamo Altreconomia per averci concesso questo articolo. Il giornale è impegnato dal 1999 nella costruzione di un'economia solidale, sostenibile e giusta garantendo un'informazione libera e indipendente. Info: www.altreconomia.it
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Oscillando lieve al triste ventoFraska · Il Racconto
Zona Stazione. Quartiere in mano ai ribelli; qui ancora si può parlare quasi ad alta voce di quel che si vuole. Qualcuno si dedica ad attività illecite come il formulare idee.
Leo scrive. Arrivato in fondo alla pagina si concede una pausa.
Nella guerriglia urbana, che devasta il mondo del suo tempo, ogni momento per sé è anche una tregua. Nel suo scritto voleva mandare un messaggio chiaro ai suoi compagni e compagne di lotta, ma gli riesce impossibile.
Si mescolano domande e risposte quando si esplora il mondo.
Cosa cercava Salomè nel piatto che recava la testa di Giovanni il Battista? Cosa c'è oltre le nebulose a settentrione? Cosa c'è di nascosto oltre la vista mortale? Cosa possiamo affermare noi, scarsi di vedute e mentalità, di vedere oltre il visibile?
Noi osserviamo i nostri simili terminare il loro tempo, noi osserviamo nostri simili terminarsi a vicenda, noi osserviamo tecnici adoperarsi per questo; noi sappiamo bene dove voltare lo sguardo.
Gli estremi… le estremità... le stremità... le metà… la mia età.
Noi vorremmo sapere... ma ormai... non lo sapremo mai. Forse qualcuno vorrebbe vivere abbastanza, un cretino.
Ma io attendo coi miei, attendo la venuta di un altro. L'ennesimo mostro delle attitudini umane per tormentare i fallimenti innati dei nostri corpi mortali.
Ogni immaginabile conquista che crediamo di ottenere, ogni lotto di sapienza da concupire, la vedremo sempre - ed ogni volta - rotolare via al primo vento violento e impune.
Ed i furbi rideranno con i saggi. Date a Cesare, meschino, il suo tributo: egli non attende altro.
Conoscevo un uomo che aveva rinunciato al mondo e un mondo che aveva rinunciato all'uomo. Entrambi vivono ancora sterili. Il capriccio non basta senza l'intenzione.
Alzando il livello delle proprie convinzioni si abbassa il livello della comprensione.
Leo guarda Nellie e le sue pagine di appunti e poi le sue pagine e ancora Nellie. Guarda il fuoco che spartiscono a riparo del freddo brumaio che tormenta le mura cittadine e, infine, le sue mani gettare il suo quaderno nel fuoco.
Si ripete, vanità tutto è vanità.
- È così che finisce la tua filosofia? – chiede Nellie.
- Già… che guerra è questa? -
- E chi lo sa più? Ma tu devi consegnare il tuo scritto! -
- Lo so, lo so! Ognuno vive la sua follia… tutto è così difficile. Sembra veramente complicato, e difficile, e tutto resta sempre così confuso, che fare? Siamo schiavi fino a questo punto? Zero emozioni?
Nellie senza farsi troppo pregare allunga uno schiaffo e dice:
- Io non ho più domande e ancora chiedi risposte? Nulla! Io non ho niente se non l'assenza di tutto ciò di cui avremmo bisogno, nulla se non un presente in attesa, un futuro afflitto da troppe memorie! Non vedi dove porta tutta questa ricerca della verità? Guerriglieri che si rincorrono come in un mantra in preda all'ansia. A cosa porta? A chi serve e perché ho questa nausea? -
- Io non lo so più, è tutto una maschera che maschera un'altra maschera e non ha senso seguire il senso delle parole perché è tutto nel movimento delle labbra e tanto basta, il resto è inutile. A che serve questa nostra guerra? A cosa noi in questo tempo? –
Lacrime rigano i volti dei due compagni ormai già da minuti.
In cosa potranno credere ancora? Mani intrecciate e cuori in sospensione. Millantatori di un'umanità non ancora arrivata.
- Allora aspettiamo. Un aspettare che stride con le aspettative, Nellie cara, un aspettare pieno di aspettative. Da quando Caino fracassò il cranio di un illuso in buona fede, in buona fede aspettiamo in ginocchio un futuro anche per noi che sia altro che pietra. E di sasso restammo infine, osservando languide onde sulle barche di lana di vetro. Casi particolari, onde sinuose di odori che hanno portato al nostro incontro. Casi molto specifici, sintassi di feromoni e dialettiche balbuzienti in gestazione. Parentele scardinate e liberazione ipersessuale. Avremmo fatto meglio senza alcun consiglio, poco ma sicuro. E quel che non è certo è qualunquismo astratto o altissima poesia a seconda dei casi. Tanto noi saremo comunque fottuti. Questa è la guerra, la resistenza è appunto questo: resistenza. Ma io non ne posso più, non resisto più, perdo di consistenza e divento ombra e nebbia. Chi mi conosceva non mi conosce più, resto me – ma di un'altra specie – resto qui, ma nell'altrove. Mi sono beato di troppe e dolci lacrime per meritarmi redenzione; ora aspetto il mio castigo e in verità già lo scorgo prima della curva che porta con sé ogni afflizione. Amica mia, butta ogni tremito di terrore oltre la pelle e la pelle oltre te stessa, tanto non sei niente più che un riflesso clandestino pallido ed obliquo.
- Verseremo altro sangue? Sarà già coagulato prima ancora che tu possa vendicarlo in ogni modo potrai fantasticare… La mela incantata è già stata ingoiata -.
Leo si alza e, abbracciando Nellie, risponde:
- E tu sei una vecchia serpe che cova! -
Poi si sente il rumore di scarponi che corrono sull'asfalto! Esercito simil nazista! La stazione non è più sicura! L'allarme è arrivato tardi!
Grossi corvi sulle carcasse, nervi stesi al sole come corde di chitarra. Orizzonti neri ad ogni lato, punti cardinali deviati da saturnali, ossa rotte.
Il compagno di cella scuote Leo dal suo incubo, ma lui si rigira:
- Fammi finire, è ereditario! –
L'amico lo guarda grattandosi la testa, insonnolito. Ha i brividi, è finito, rovinato! Ognuno di noi è finito, finito all'interno del proprio inferno. Cosa fare? Questi mostri che ci costringono in catene sono tutto intorno e non mi abbandonano. Ci sarà permesso vedere dalla piccola finestra di questa cella una qualche rivelazione? Una risoluzione apocalittica? O aspetteremo semplicemente la nostra fine, più o meno uguale a tante altre.
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Grandi Stazioni ha dichiarato guerra ai senzatetto di Termini e a chi li aiutaCecilia Ferrara · Decoro Indecoroso
Acqua gelida sul pavimento, coperte gettate, vietata la distribuzione del cibo.
Allora se sei giornalista devi dire questa cosa a quelli della stazione: se qui fuori trovano la coperta e i cartoni in ordine, tutto pulito vuol dire che torniamo, che per favore non la buttino via. Sennò che ci stanno a fare questi ragazzi che ogni volta ci portano le coperte e poi i poliziotti gliele buttano via! Il signore che mi parla ha un nome improbabile, ma che comunque non vuole mettere sul giornale, è bengalese e ha lavorato oltre vent'anni a La Spezia in un cantiere, poi ha iniziato a giocare alle macchinette, le slot machine. Da un mese dorme in via Marsala alla stazione Termini. Con il prossimo stipendio, dice, si troverà una casa.
I ragazzi sono quelli di Akkittate, il gruppo di volontari dei circoli ARCI romani che portano cibo e coperte il mercoledì sera, ma hanno anche dei progetti sia di ricovero notturno che di inserimento socio lavorativo e abitativo.
La stazione Termini è un punto centrale per chi, per qualsiasi motivo, è stato sbalzato fuori dal sistema e non ha più nulla. Sono centinaia le persone che ci passano e ci dormono, cercando un riparo, ma da anni c'è una lotta sottile tra loro, Grandi Stazioni e i volontari che aiutano i senzatetto.
"Hanno iniziato con i dissuasori – racconta Stefania di Akkittate – una sorta di gradone sul lato di via Marsala, dove ci si poteva sedere e sdraiare, che è diventato obliquo. Poi hanno iniziato a bagnare il pavimento di fronte all'entrata in piazza dei Cinquecento e le persone si spostavano dal lato dove sono i taxi, poi hanno iniziato a bagnare anche là. E questo vuol dire coperte bagnate". Il giorno invece, quando i senza tetto si muovono per cercare cibo, lavoro, vestiti e assistenza di altro tipo, quelli delle pulizie buttano via le coperte che, come ci dice il signore bengalese, sono lasciate lì con cura per far capire che quello è un posto letto occupato.
Questo sottile conflitto a Termini sta prepotentemente venendo alla luce in queste settimane. Prima c'è stato un tweet di Lapo Elkann, che raccontava dei volontari a cui era impedito di dare cibo ai clochard di Termini, poi c'è stato il video di alcuni volontari della Casa Famiglia Ludovico Pavoni, identificati dai Carabinieri mentre portavano cibo e coperte all'interno della stazione. Un video che ha fatto scattare l'indignazione generale anche da parte di alcuni parlamentari.
Infine sabato 19 febbraio, non casualmente la data della strage fascista di Addis Abeba del 1937 ad opera del generale Rodolfo Graziani, l'associazione Mama Termini di Termini TV ha organizzato un flash mob per protestare contro la pratica di bagnare il marciapiede di fronte alla stazione, per impedire ai senza fissa dimora di dormirci.
Sabato molte associazioni tra cui, Casetta Rossa, i City Angels, Nonna Roma, Akkittate e attivisti da altre parti di Roma, hanno ballato e cantato e fatto un sit in in segno di protesta, proprio là dove ogni sera l'idropulitrice viene a bagnare il marciapiede. Francesco Conte è il creatore di Termini TV, una tv on line che da 6 anni racconta la stazione, è lui che ha avuto l'idea del flash mob: "Cacciando le persone da davanti alla stazione, non è che queste spariscano. Si spostano di cinquanta metri in posti non riparati. Nessuno si chiede dove vanno? A queste persone non è stata data un'alternativa".
In seguito al flash mob è intervenuto su Facebook Alessandro Radicchi, dell'Osservatorio Nazionale Solidarietà nelle stazioni (ONDS), creatura del gruppo Ferrovie dello Stato, società al 100% del Ministero dell'Economia e delle Finanze, che gestisce gli help center e a Roma il polo sociale per senza fissa dimora Binario95: "Eventi di questo tipo creano bolle mediatiche che indignano per qualche giorno, fanno aumentare i click di una testata o di una pagina Facebook e magari danno un po' di visibilità alla associazione o al politico di turno. Poi... tutto sfuma". Nel suo lungo post Radicchi osserva che esiste un coordinamento di associazioni "Forum per la strada", chi vuole distribuire cibo deve aderire al forum e accettare le regole o "vada da un'altra parte". La pulizia è stato un semplice fraintendimento. È stato intensificato il lavoro delle idropulitrici e prolungato dalle 20 alle 23, spiega Radicchi, bastava farlo capire meglio a chi normalmente utilizzava il marciapiede per ripararsi la notte sotto il tetto della stazione.
"Pulizia? – ribatte Francesco Conte – mi sembra poco credibile visto che fino ad ora non la facevano alle 11 di sera". Secondo Conte c'è un filo rosso che lega la trasformazione delle stazioni centrali in centri commerciali, alla cacciata dei senza tetto sempre un po' più in là. Dove non si vedono. "Prima li hanno buttati fuori dai binari – prosegue Conte – poi dall'interno della stazione e poi dall'ingresso. Un'altra cosa che noi contestiamo è la gestione di un luogo che deve essere pubblico per antonomasia come se fosse un luogo privato. La stazione non è casa di qualcuno, è casa di tutti, è una piazza, è il centro di Roma. Sicuramente non può ridursi a centro commerciale".
"Non basta l'acqua per pulire le coscienze": un'immagine dal flash mob alla Stazione Termini a Roma.
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A volte... la felicitàRoberto Pelozzi · Accoglienza
Noi di Periferie al Centro – Fuori Binario partecipi ad una rete di associazioni, nel 1999 che fu, siamo stati i primi a Firenze a dare valore al bisogno di queste persone, prima con la lotta al diritto di residenza legale presso le nostre sedi, in seconda non meno importante, dare loro la possibilità di utilizzare un luogo dove convivere durante il periodo invernale. Ricordo benissimo come si stava bene seduti al tavolo, mangiando e ridendo insieme. Un luogo dignitoso, dove ognuno aveva la sua stanza in quel momento.
Questo preambolo è dettato dai fatti che stanno accadendo in questi giorni a Roma, un'indegna politica verso chi non ha casa, un'azione di repressione per non fare avere i pasti che le associazioni raccolgono e distribuiscono ai senza tetto che dormono fuori e all'interno della stazione Termini. L'assurdo è che questo divieto è fatto per le persone che si spostano all'interno, poche per la verità, all'esterno comunque non è che cambi tanto, le persone vengono allontanate con altre azioni repressive.
È stato documentato come le macchine per la pulizia di Grandi Stazioni ogni sera gettano acqua fredda all'ingresso di Stazione Termini, perché i senza tetto non possano dormire preparando i loro giacigli a ridosso dell'entrata principale.
Tutto questo fa tristezza, soprattutto perché non si muove in primis la volontà istituzionale di venire incontro a queste situazioni di disagio, mentre si ascoltano attentamente le lamentele dei commercianti, i primi a volere la scomparsa di queste persone dalla città.
Tornando appunto al preambolo, si riesce a capire come con consapevolezza e azioni condivise, anche l'accoglienza può funzionare, mantenendosi al minimo costo, senza far mancare solidarietà e risposte essenziali. Quello che manca al momento, in quasi tutto il territorio italiano sono i luoghi da mettere a disposizione, case e centri diurni, dove queste persone possano trascorrere insieme le giornate, conoscersi e se intenzionati aprire un percorso di inclusione dal basso che possa dar loro una esistenza dignitosa.
La strada può sembrare lunga, ma se non la si prende rimarrà senza sbocco.
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Scadenza prorogata al 15 marzoRedazione · Premio Bargellini
Un premio per portare all'attenzione pubblica il tema delle lotte per la casa, delle forme di gestione dei patrimoni abitativi e degli spazi pubblici, delle modalità politiche dell'agire individuale e sociale nonché le plurime forme di cittadinanza attiva connesse agli spazi e alle forme dell'abitare.
Nato per mantenere una "memoria viva" di Lorenzo Bargellini, il premio a lui intitolato prevede una borsa di 1000 euro per il vincitore ed è destinato agli allievi dei corsi di laurea magistrale e di dottorato i cui lavori di tesi abbiano affrontato con intelligenza critica e capacità innovativa queste aree di indagine e di applicazione dei saperi disciplinari, e il loro nesso. Le tesi di Laurea magistrale o dottorale sui temi suddetti dovranno essere inedite e discusse in un'università italiana o straniera negli ultimi tre anni, ovvero tra il 1 gennaio 2018 e la scadenza del bando al 15 marzo 2022 e non potranno essere state presentate alle precedenti edizioni del premio.
La domanda di partecipazione dovrà pervenire solo ed esclusivamente alla mail premiolorenzobargellini@gmail.com attiva anche per le informazioni del caso.
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La rivoluzione verde di BarcellonaRedazione · Città
Immaginatevi una metropoli europea, vivace, attiva, trafficatissima. Immaginatevi ora che in quelle grandi strade, dove adesso si alternano auto, motorini, mezzi pubblici, bici, gente a piedi che corre, adesso ci siano oasi di pace.
Immaginate che al posto dell'asfalto nascano fiori. È quello che succederà a Barcellona, dove la sindaca Ada Colau ha reso definitive alcune sperimentazioni dei mesi scorsi, volte a creare un ambiente urbano che favorisca la mobilità sostenibile e l'adattamento ai cambiamenti climatici.
I progetti riguardano quattro strade del quartiere dell'Eixample, dove diminuiranno le aree pavimentate, per far posto ad alberi e siepi, in modo da ridurre il fenomeno dell'isola di calore in ambito urbano. In queste strade ci si potrà muovere solo a piedi e in bicicletta e vogliono essere anche uno stimolo a cambiare le proprie abitudini.
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Borse di studio 'per non dimentiCarlo'Redazione · Genova 2001
Sono cinque le borse di studio messe a disposizione dal Comitato "Piazza Carlo Giuliani" insieme all'Osservatorio Repressione e al Comitato Madri per Roma città aperta. Al bando possono partecipare studenti dell'ultimo anno di scuola superiore. Dovranno presentare una ricerca sulla storia e sui percorsi politici dei movimenti che hanno partecipato al social forum a Genova nel luglio 2001. La scadenza è il 15 giugno 2022.
L'obiettivo è quello di stimolare quanti all'epoca dei fatti non erano ancora nati, a studiare quei giorni da diversi punti di vista, soffermandosi sulle motivazioni che hanno portato i movimenti a Genova, sui vari processi, su come si andò avanti dopo, compresa una rassegna critica di documentari, film, saggi, spettacoli e canzoni.
Dettagli su: www.osservatoriorepressione.info
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MGF, ecco l'agenda 2030Isabella Mancini · Diritti
La violenza delle mutilazioni genitali femminili. La prevenzione in 17 obiettivi sostenibili che riguardano tutto il nostro pianeta.
Prevenzione. È una parola magica sia per il lato economico che quello sociale. Economico: permette di risparmiare e dirigere le energie in altri ambiti. Sociale: mette in sinergia più soggetti creando una comunità di intenti.
È una parola che si usa in ambito sanitario ma che si sposa alla perfezione con quello sociale: il concetto di salute è ormai da oltre un ventennio non più inteso solo come efficienza del corpo ma anche come benessere. E se si scava bene nella sua etimologia vi si legge dentro il significato di salvezza, incolumità, integrità.
Integro come dovrebbe essere il corpo e la mente di una giovane vita. Non è così per le centinaia di migliaia di bambine (i numeri in questo ambito sono un dilemma senza risposta) che ogni anno sono sottoposte a una pratica tanto antica quanto lontana dall'affermazione dei diritti umani. Una pratica che viene contrastata da oltre trenta anni da numerose realtà associative governative e non di tutto il continente africano. Una pratica che gestisce con evidente violenza fisica il controllo della sessualità femminile.
Stella Obasanjo è stata First Lady della Nigeria (1999-2005). È stata lei a pronunciare nel 2003 la dichiarazione di "Tolleranza Zero" alle mutilazioni genitali femminili, il 6 febbraio, facendo sì che quella che era una data di riferimento per la comunità internazionale africana diventasse tale per il mondo intero. Invocava, in quel 6 febbraio di 19 anni fa, un cambio di paradigma: "Ciò che abbiamo ottenuto fino a ora potrà rafforzarsi con la costruzione di una agenda comune permettendoci di lavorare su più piani".
Di passi avanti ne sono stati fatti in questo periodo: quasi tutti i paesi dove la pratica era radicata hanno una legislazione che vieta le MGF e l'incidenza del fenomeno è enormemente diminuita. Buone nuove dunque. Non del tutto perché ancora oggi, dopo 19 anni di mobilitazione, attivismo, lavoro di lobby politica nazionale e internazionale, la pratica non è del tutto eradicata, l'istruzione, che è la prima "arma" di difesa delle bambine, è ancora un sogno in tantissimi paesi, quelli che sono i meccanismi strutturali che fanno sì che non si agisca il cambiamento in modo radicale e ampio ancora non vengono toccati.
Per citare un'altra nigeriana, una scrittrice giovane e amata come Chimamanda Ngozi Adichie, "La cultura non fa le persone. Sono le persone che fanno la cultura". E per fortuna oggi le persone hanno numerosi strumenti a disposizione per potersi emancipare, anche in angoli sperduti dell'Africa centrale.
L'obiettivo che ci si era posti in quel 2003 era l'eliminazione del fenomeno e la sua derubricazione a pratica storica già nel 2020: obiettivo fallito e si rischia di saltare anche il secondo traguardo, il 2030. Data che ci dovrebbe suonare particolarmente familiare.
Il 25 settembre del 2015, 193 Paesi delle Nazioni Unite, tra cui l'Italia, hanno stilato una agenda di azioni globali con 17 obiettivi di sviluppo sostenibile da raggiungere entro il 2030 (tra otto anni, cosa sia successo tra il 2015 e oggi è storia). Una agenda per il Pianeta, casa nostra. E pensate un po', tutti questi obiettivi sono collegati l'uno con l'altro. Garantire una istruzione di qualità equa ed inclusiva (obiettivo 4) vuol dire offrire pari opportunità a tutti e tutte (obiettivo 5) per assicurare salute e benessere (obiettivo 3) vivendo in un pianeta sano (obiettivi 6, 13, 14, 15) dove le disuguaglianze siano eliminate (obiettivo 10).
Allora ci conviene riflettere velocemente su quelle che sono le azioni che vogliamo mettere in fila, una dopo l'altra, per vedere finire la violenza delle MGF perché per fare la cultura che vogliamo, ovvero quella che non accetta discriminazioni di sorta e rende accessibili a tutti e tutte i diritti fondamentali serve che nessuno si sottragga a vedersi parte di questo cammino. Nessunǝ esclusǝ. Dobbiamo essere noi oggi quelle persone che fanno quella cultura che vogliamo vedere applicata.
Per chi volesse maggiori informazioni su cosa siano le MGF suggeriamo la lettura de Il corpo dei simboli. Nodi teorici e politici di un dibattito sulle MGF, Sei, Firenze 2005.
Delegazione di Nosotras in Burkina Faso in occasione della Giornata Internazionale contro le MGF.
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L'Italia del futuro? Sempre più armataFelice Simeone · Pace e Guerra
Il Paese è martoriato da una crisi economica decennale e dalla pandemia, ma nel 2022 le spese militari supereranno la cifra record di 25 miliardi.
La spesa militare dell'Italia prevista per il 2022 supererà i 25 miliardi di euro. Di questi miliardi, 8.5 saranno spesi in armi tecnologicamente avanzate. Si tratta di un record assoluto delle spese militari dirette per il nostro Paese. È l'unica voce del bilancio dello Stato che è aumentata costantemente nel tempo, incluso il 2020, anno in cui il Covid ha paralizzato tutto. Ogni richiesta di spesa avanzata dal ministero della Difesa è stata approvata all'unanimità nelle commissioni parlamentari. Venticinque miliardi di euro sono l'ammontare medio delle leggi finanziarie dello Stato: sono tanti, tantissimi soldi.
Ogni giorno, e più volte al giorno, facciamo i conti con le conseguenze dei tagli che negli ultimi decenni non hanno risparmiato nessuno dei nostri ambiti del vivere comune e privato. Asili, scuola, servizi per giovani e anziani. Musei, teatri, biblioteche. Niente è stato sottratto alla falce governativa. Già prima che il Covid-19 stravolgesse le nostre vite sapevamo che la sanità pubblica italiana arranca da tempo per carenza di medici, personale, strutture. Non ci sono soldi, ci dicono, si devono "razionalizzare le risorse". C'è solo una categoria che non si è accorta della quotidianità umiliata degli italiani: i militari.
Perché? L'On. Lia Quartapelle, PD, della commissione Esteri della Camera, in una intervista a Radiotre, ha giustificato l'inevitabilità delle spese militari affermando che, uno, bisogna allinearsi agli altri paesi europei che stanno progredendo in tecnologia distruttiva, e, due, "perché l'Esercito è sempre utile, come ha dimostrato il suo uso per gestire (!) la pandemia". Figliuolo è pur sempre un Generale, ma Quartapelle alludeva forse all'uso di caccia bombardieri contro il virus?
L'aumento della spesa militare italiana è in linea con quello della spesa militare globale che ormai è vicina ai 2.000 miliardi l'anno. È sempre più evidente, infatti, la volontà degli Stati di usare la forza per condizionare le relazioni internazionali, spingendo ad un superamento delle Nazioni Unite e ad un ritorno di fatto alle dinamiche che precedettero le guerre mondiali. Solo l'adesione a questo programma può spiegare l'unanimità dei nostri parlamentari nell'approvare ogni richiesta di spesa in armamenti.
Secondo Francesco Vignarca della rete Pace e Disarmo "Le forze armate si stanno attrezzando per essere sempre più dispiegabili in contesti lontani dal nostro Paese e di natura turbolenta: rispetto al passato più interventi militari diretti e meno supporto e logistica". Il già capo di Stato Maggiore Generale Tricarico ha rivendicato la necessità degli investimenti in armi anche in un'ottica patriottica di difesa dei "nostri interessi". E si capisce bene la natura di questi interessi se si considera che negli ultimi quattro anni, 2.4 miliardi sono stati usati in missioni di difesa delle piattaforme estrattive dell'ENI.
È necessario uscire da questo vortice di follia e rigettarlo, sia per il rispetto che come esseri umani ancora riserviamo ad altri esseri umani e a tutto il vivente, sia per difendere i nostri diritti di cittadini che pagano le tasse per finanziare servizi vitali. Sembra un'utopia: i portuali di Livorno che si sono rifiutati di imbarcare armi destinate ad Israele hanno dimostrato che può realizzarsi.
Per approfondimenti e dettagli: https://www.osservatoriodiritti.it/; https://retepacedisarmo.org/; https://sbilanciamoci.info/
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Kurdistan, la guerra dimenticataClara Baldasseroni · Pace e Guerra
Ocalan è in carcere da più di venti anni, ma il suo pensiero continua a tenere viva la lotta dei curdi per il loro diritto all'autodeterminazione.
È da 23 anni che il leader politico del popolo curdo Abdullah Ocalan è detenuto in Turchia nell'isola carcere di Imrali, in totale isolamento e in palese violazione dei diritti umani. Altri compagni sono detenuti nelle carceri ai limiti della sopravvivenza, provati e ammalati. L'Italia ha concesso l'asilo politico ad Ocalan, come ad altri esponenti del suo partito, ma lo ha fatto tardivamente, considerato che nel frattempo era stato costretto, con un'operazione di realpolitik, a lasciare il nostro paese. Alcuni Comuni gli hanno riconosciuto la cittadinanza onoraria e negli anni altri perseguitati politici curdi hanno potuto ottenere l'asilo.
Nonostante la prigionia, il pensiero di Abdullah Ocalan ha attraversato i confini del carcere. Il modello sociale da lui ideato propone un'organizzazione basata su un confederalismo democratico. Tra le proposte la liberazione della donna dal patriarcato e un'emancipazione che la ponga al centro della società e non in un ruolo marginale. Molto importante anche la valorizzazione della vita naturale e dell'ecologia, aspetti severamente minati dal capitalismo, ma anche la ricerca della pace e di una duratura convivenza tra tutti i popoli. Dare e ricevere, equilibrio, sinergia, uguaglianza, queste le parole chiave, alti valori da esportare e condividere in un confronto democratico.
La prigionia di Ocalan non ha naturalmente fermato la lotta dei popoli al capitalismo e ai poteri dominanti che pensano solo ai loro interessi economici. Sabato 12 febbraio si sono svolte due grandi manifestazioni in Italia, a Milano e a Roma, per chiedere un'amnistia per i prigionieri politici. Contemporaneamente in altre città europee la gente è scesa in piazza a sostegno del popolo curdo, ancora oggi senza uno Stato riconosciuto, sotto attacco da più fronti e messo a dura prova dagli equilibri precari del Medio Oriente. Ne è testimonianza la storia di Lorenzo Orsetti, un compagno di Firenze morto in Kurdistan combattendo nella guerra di liberazione. Tutti concordi, movimenti, associazioni, sindacalismo e quella sinistra diffusa che da sempre chiede la cessazione dei bombardamenti dell'aviazione turca nel Kurdistan e nel nord della Siria. Intanto Belgio e Lussemburgo hanno deciso l'illegittimità del collocamento del PKK, il partito dei lavoratori del Kurdistan di cui Ocalan è il fondatore, tra le associazioni terroristiche.
Quello curdo è un popolo accogliente, ma allo stesso tempo combattivo e combattente quando si tratta di lottare unito. La speranza di tutti noi è quella di veder rifiorire un florido e determinante dibattito culturale per la giusta causa curda, e assistere così alla costruzione di un sistema internazionale più equo e rispettoso dei diritti dei popoli.
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Restarters, riparare è possibileGianna Innocenti · Dal basso
Aggiustare in compagnia per opporsi agli sprechi del consumismo.
Quante volte avete portato un oggetto guasto a riparare e vi siete sentiti dire "non conviene, costa meno comprarlo nuovo"? O siete stati tentati di sostituire un elettrodomestico funzionante perché c'era un "bonus rottamazione"? Tutto l'opposto della filosofia alla base di Restarters, associazione attiva nel settore del riuso, che promuove diffondendo la pratica dell'autoriparazione.
Incontriamo uno dei "tutor" di Restarters Firenze, Filippo Micheletti.
Da quanto è attiva Restarters Firenze?
L'associazione esiste formalmente dal 2016 ma il gruppo si è costituito all'inizio del 2014. La decisione di fondare l'associazione è arrivata dopo un periodo di rodaggio in cui si è visto che le cose potevano funzionare.
Chi viene ai Restart Party?
Soprattutto anziani, perlomeno in città, nei centri abitati più piccoli invece resiste ancora di più un'idea di minor consumismo, sia verso gli oggetti che relazionale, anche nelle fasce di popolazione più giovane.
Quali sono gli oggetti che vi capita più di frequente di riparare?
Piccoli elettrodomestici e giocattoli, se escludiamo ovviamente i progetti che portiamo avanti in background riguardanti telefoni e computer che però hanno un target mirato a priori.
Esiste anche la possibilità di lasciarvi gli oggetti che poi possono essere donati ad altri?
Attualmente no, eccezion fatta per computer portatili, tablet e telefoni che seguiamo con dei progetti specifici [www.restartersfirenze.it/progetti/cellulariesausti], purtroppo lo spazio che abbiamo a disposizione non consente di svolgere questo tipo di attività che sarebbe invece molto utile ed interessante.
Quanti kg di oggetti avete riparato fino ad ora?
Non abbiamo a disposizione una stima aggiornata ma mediamente diciamo circa 30 kg per Restart Party, per cui direi alcune tonnellate da quando esiste Restarters Firenze.
La vostra è una attività volontaria e preziosissima, cosa potrebbero fare i legislatori per contribuire alla riduzione dei rifiuti?
A livello più alto la questione è molto ampia, servono leggi che garantiscano il diritto alla riparazione e l'accessibilità di materiali, pezzi e informazioni tecniche per farlo, oltre ad incentivi in senso opposto a quelli attualmente promossi dai vari bonus che stimolano il consumismo e regolamentazioni per standardizzare ed uniformare alcuni aspetti tecnologici di categorie di dispositivi, come il connettore della ricarica dei telefoni per intendersi.
Avete mai avuto collaborazioni con Alia?
No, ma di recente (a novembre 2021) ho intervistato un dirigente di Alia, sul tema dei RAEE in occasione della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti (SERR), il quale ha mostrato interesse verso questo tema. Ma nei fatti Alia si guarda bene dal complicarsi la vita. Sarebbe necessario uno sforzo di modernità e civiltà da parte dell'amministrazione pubblica che invece ad oggi non appare in grado di astrarsi dal concetto di rifiuto e non riesce quindi a vedere una vera opportunità in quello che facciamo.
(g.i.)
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L'oscuro destino dei rifiuti ingombrantiBarbara Imbergamo e Gianna Innocenti · Educazione ambientale
Che ne sai tu di un vecchio divano?
Dove vanno tutti i materiali ingombranti, anche in buone condizioni, che gli abitanti di Firenze producono quotidianamente? Vengono suddivisi per materiali e riutilizzati? Oppure finiscono in discarica o in qualche inceneritore? Le cose in buone condizioni vengono rimesse in circolo? Sono solo alcune delle domande che avevamo in testa quando abbiamo iniziato a spulciare il sito di Alia in cerca di risposte che, purtroppo, non abbiamo trovato.
Il sito di Alia [www.aliaserviziambientali.it] è pensato immaginando che i cittadini siano interessati esclusivamente a liberarsi in maniera corretta dei propri rifiuti, ma non a conoscere i percorsi e i processi che seguono dopo lo smaltimento.
Cosa ne è di un divano con legno, stoffa, metallo, gommapiuma? Dove va a finire un lavello inox? E una cucina in truciolare, plastica e metallo? Cosa succede a una lavastoviglie con ferro, plastica e inox? Cosa succede ai materiali ancora in buone condizioni e cosa a quelli inutilizzabili? Sono domande semplici, ma importanti anche per impegnarsi con maggiore attenzione nella raccolta differenziata.
Le informazioni reperibili sul sito relativamente alla vita dei rifiuti sono pochissime e soprattutto quantitative. A Firenze nel 2020 sono state prodotte 367.000 tonnellate di rifiuti (circa 595 kg per abitante), la raccolta differenziata è pari al 52,54% e, relativamente agli ingombranti, si afferma che è in costruzione una piattaforma al Ferrale (nei pressi di Ugnano) nella quale verranno trattati questo tipo di rifiuti. Non una parola di più, né su come funzionerà la piattaforma, né su cosa accada ad oggi a tutti questi materiali. Non aiuta nemmeno il nuovo sito [www.firenzecittacircolare.it], sempre curato da Alia e dal Comune di Firenze, che non riporta alcuna informazione in proposito.
Data la scarsità di notizie, appare ancora più prezioso il lavoro dei gruppi autorganizzati e autogestiti (per esempio "Te lo regalo se te lo vieni a prendere" su Facebook) sui quali transitano quintali di materiali altrimenti destinati a diventare rifiuti. Gruppi che hanno proprio lo scopo "di dare nuova vita a un oggetto che altrimenti butteremmo" oltre che a favorire chi quell'oggetto non potrebbe permetterselo. Queste realtà nate dal basso indirettamente svolgono una politica ambientale molto più impattante di quelle istituzionali o sostenute da progetti sperimentali realizzati con finanziamenti europei. Si tratta di gruppi di persone volenterose e interessate alle famose 4R (Riduco, Riutilizzo, Riciclo e Recupero) che si basano unicamente sul passaparola.
Altri esempi virtuosi nel comprensorio fiorentino sono il centro del riuso di Manitese o la pratica di Restarters Firenze, un'associazione impegnata nella riparazione di apparecchiature RAEE ed informatiche (rifiuti elettronici). I Restarters organizzano "Restart Party" in vari "luoghi amici" della città e dei dintorni: eventi in cui persone competenti offrono il loro sapere per una riparazione condivisa di quegli oggetti elettrici ed elettronici guasti o malfunzionanti. Ad ogni incontro gli oggetti riparati vengono pesati, per stimare la quantità di potenziali rifiuti salvati dalla discarica.
Non sarebbe male se un'informativa di Alia diffondesse l'esistenza di queste buone pratiche nelle sue comunicazioni ai cittadini, facendo rete con queste realtà autogestite e invitando tutti i cittadini a provare a riparare e a donare, prima di smaltire, tutto ciò che è ancora riutilizzabile.
Naturalmente le pagine di Fuori Binario sono aperte ai contenuti di Alia, anche se immaginiamo che la società voglia prima aggiornare le pagine del sito per garantire un'informazione completa a tutti i suoi utenti.
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Rifiuti, cosa può fare il Comune?Barbara Imbergamo · Ambiente
Ne parliamo con Dmitrij Palagi, consigliere di opposizione.
Il tema dei rifiuti resta centrale in termini di attenzione politica, anche se alla fine si riduce quasi esclusivamente a episodi di cronaca, come le contestazioni di parte della cittadinanza all'arrivo del porta a porta nella loro zona, o il mancato ritiro dei sacchi rossi distribuiti da Alia durante la pandemia. L'amministrazione, ovviamente, preferisce poi non affrontare la tematica nella sua complessità, cercando di schivare il confronto con le opposizioni sul piano della volontà di cambiare l'intero piano industriale di Alia.
Alia è una Spa che ha come socio maggioritario il Comune di Firenze con il 58,87% delle quote; la parte restante è suddivisa tra il 21% di altre Spa e il 20% di altri comuni della provincia: in che modo i comuni riescono a dare un indirizzo alle scelte strategiche di Alia?
In nessun modo. Nella prima parte di questo mandato abbiamo chiesto il piano industriale di Alia, per essere certi che fosse del tutto archiviata l'ipotesi inceneritore e ci è stata negata la possibilità di avere le informazioni. La motivazione che ci è stata data è che Alia è legata anche a dinamiche finanziarie legate alle quotazioni in borsa e quindi, per ragioni "di mercato", sarebbe esentata dagli obblighi di trasparenza delle altre partecipate. Su questo continuiamo a insistere, ma nel silenzio degli altri gruppi, purtroppo. Lavoriamo anche su cose più "piccole", per esempio, la Tari: in tutti i comuni soci di Alia è stato illustrato l'aumento della tassa, ma nessuno ha saputo motivare chiaramente il perché di questi aumenti. Hanno tirato in ballo sistemi di calcolo nazionali e altri principi ritenuti "troppo difficili" per essere capiti: peccato che poi questi aumenti abbiano dovuto essere votati dai Consigli comunali. Abbiamo espresso la nostra opposizione a questo stato di cose e continueremo a farlo.
Stai dicendo che, in epoca di crisi climatica e ambientale, il Consiglio comunale di una città come Firenze non può discutere di scelte strategiche ma a malapena di questioni "condominiali"?
In fondo nemmeno di quelle condominiali. Sulle questioni rimaste di competenza diretta del Comune, al massimo siamo ridotti a ratificare quello che decide la Giunta, ma in fondo tutto è rimandato a quelli che chiamano "ambiti più ampi", spesso tirando in ballo la Regione Toscana o l'Autorità per il servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani ATO Toscana Centro (presieduta dall'Assessora all'ambiente del Comune di Firenze). Per non eccedere in pessimismo... da dentro le istituzioni si possono dare forza, sostegno e informazioni ai movimenti e alla cittadinanza; ma non si può non rilevare che da molto tempo si è affermata la retorica della tecnica rispetto alla politica: una scorciatoia per evitare il controllo dei Consigli.
I consiglieri comunali hanno idea del percorso che fanno i diversi rifiuti dopo la raccolta? E di quali sono le percentuali di riciclo, di riuso e in generale quali sistemi di smaltimento utilizzati da Alia?
Sì e no. Da una parte è vero che Alia e la Direzione ambiente del Comune di Firenze sono sempre presenti nella Commissione 6 di Palazzo Vecchio (che si occupa di Ambiente, vivibilità urbana e mobilità) per dare risposte e spiegazioni, ma spesso non si riesce ad affrontare l'argomento nella sua organicità, perché occorre fare delle interrogazioni e a queste spesso seguono risposte evasive, vaghe, con la scusa della "complessità del problema". Si aggiunge inoltre la questione delle competenze, per cui c'è un piano dei rifiuti regionale, ora chiamato Piano per l'economia circolare, che vincola molto anche gli enti locali.
Avete discusso del progetto di piattaforma per gli ingombranti al Ferrale?
No, in nessun modo. La risposta è: "tutto è in mano in Alia, che ha in gestione i rifiuti". Ci sono state tensioni e preoccupazioni, anche dentro le istituzioni. Ma le fonti di informazioni dirette sono, in molti casi, le stesse di tutto il resto della cittadinanza, anche se è certamente vero che abbiamo qualche strumento in più da attivare e utilizzare. I cambiamenti sono comunque possibili: con la pressione dal basso e la partecipazione organizzata si possono davvero influenzare le scelte strategiche, evitando il peggio. Nel 2021 il nuovo amministratore delegato ha usato parole ambigue, proprio nella piana fiorentina, sull'incenerimento e persino sul nucleare. Non possiamo permetterci distrazioni.
(b.i.)
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L'unica grande opera utile è il ParcoRestiamo Animali · Ambiente
L'area protetta della Piana fiorentina è un regno di biodiversità che deve essere difeso dalla minaccia dell'ampliamento dell'aeroporto.
Abbigliamento sobrio, un binocolo e voce bassa, nessun movimento o rumore molesto, e vietato salire sugli argini: nel regno della biodiversità gli umani non impongono la loro presenza. Nel capanno, davanti alle feritoie, vige un religioso silenzio: con questa liturgia è emozionante ammirare l'airone cenerino, l'airone bianco maggiore, il cavaliere d'Italia, lo svasso maggiore e il martin pescatore che, insieme ad altre specie, umili o rare, coesistono nella "Querciola", 50 ettari di area protetta inclusa l'area palustre, il canneto e lo stagno, intorno ai quali sorgono i capanni di osservazione, nel comune di Sesto Fiorentino, a nord dell'autostrada A11, nella Piana Fiorentina. Da un mese una comunità di cento fenicotteri rosa sosta nel laghetto per nutrirsi, dormire e copulare: le migrazioni sono faticose e il gruppo deve recuperare energie. I loro colori psichedelici hanno richiamato tanti fotografi naturalisti e le immagini dei sontuosi alati hanno fatto scoprire il Parco a centinaia di persone che si sono recate ad ammirare gli uccelli spilungoni e le buffe operazioni per stanare i gamberi e nutrirsene.
L'incanto però, ha i giorni contati: la Regione Toscana, a guida PD, sta riproponendo l'ampliamento dell'aeroporto fiorentino già bocciato da Tar e Consiglio di Stato. È camuffato in una nuova versione, ma lascia sul piatto gli stessi problemi di invivibilità, voli a bassa quota, rumore e accumulo di nocività che andranno a incidere sulla Piana, dove ci sarebbe urgenza di ampliare le aree verdi, il silenzio, la qualità dell'aria.
L'Assemblea per la Piana contro le nocività, già vittoriosa contro l'inceneritore, domenica 13 febbraio ha organizzato una camminata di conoscenza del territorio del parco: la colonna ha marciato con bandiere e striscioni e poi si è confrontata con ospiti speciali, i giovani di Fridays For Future Firenze, una comunità matura e informata, che guarda al futuro, ai diritti, al lavoro, tutta diversa rispetto al cieco entusiasmo per le infrastrutture dei nostri governanti-vintage, con i loro obiettivi da anni Cinquanta. Gli organizzatori si sono collegati allo Sciopero per il Clima del 25 Marzo e anche all'Appello "Tenetevi Liberi" del 26 marzo, lanciato dagli operai della GKN, che a fianco agli altri hanno marciato nella Piana, con il loro immancabile e rassicurante striscione rosso.
Può sembrare curioso che il collettivo GKN si occupi della questione del parco sacrificato al capitalismo aereo, ma solo finché non si apprende che la massima carica di Ryanair ha dichiarato con disinvoltura che o il governo abolisce addizionali comunali e tasse ambientali, oppure taglia i voli e abbandona gli slot. I profitti di queste grandi compagnie aeree non sono separabili dalla massima compressione dei diritti dei lavoratori e delle comunità residenti, e dei doveri verso la collettività e l'ambiente. L'unica "Grande Opera Utile per tuttə" è il Parco della Piana: anche per questo dunque, #Insorgiamo.
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Mitico alloro, simbolo sacro di sapienza e gloriaIlaria Morelli · Millefoglie
Contrariamente al nome il Laurus nobilis o alloro è una pianta comune che troviamo spontanea nei boschi e coltivata in spazi pubblici e giardini privati. Rustica, semplice da coltivare, sempreverde, è la pianta più usata per le siepi ma impiegata anche in cucina e in farmacia, da secoli, per curare molte malattie; ancora oggi si riconoscono le sue proprietà terapeutiche soprattutto per la cura dei disturbi dello stomaco e per favorire la digestione. Dai frutti, che ricordano le olive, si ottiene un olio dalle proprietà purificanti e antibatteriche che viene usato nella preparazione tradizionale del sapone di Aleppo. Poiché sopporta bene le potature e si lascia modellare con facilità, l'alloro si trova spesso squadrato o in forme che ne snaturano il portamento e in pochi sanno che, se lasciato crescere indisturbato, può diventare un albero dalla fitta chioma, di forma conica, che può raggiungere i 10 metri d'altezza.
L'alloro è presente anche nella nostra lingua, in espressioni come "Alloro olimpico", "Conquistar l'alloro" o "Dormire sugli allori", e tanti sono i nomi propri e le parole che rimandano a questa pianta. Laura, Dafne (il nome greco dell'alloro), laurea, che prima di essere il titolo conferito a compimento di un corso di studi universitario, era la corona d'alloro con cui anticamente si cingeva la fronte di poeti e vincitori. Infatti, nell'antichità greco-romana, questa pianta così comune era sacra e simboleggiava la sapienza e la gloria.
Il mito che ha per protagonisti il dio Apollo, la ninfa Dafne e l'alloro è stato reso eterno da Ovidio nelle Metamorfosi e in tempi più recenti da Bernini nel suo capolavoro esposto nella Galleria Borghese di Roma. Con un dinamismo impensabile per una scultura in marmo, l'opera coglie il momento esatto in cui il corpo della ninfa si sta trasformando in pianta di alloro: i suoi piedi diventano radici e le gambe tronco, le mani e i capelli si trasformano in rami e foglie.
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Peste suina e influenza aviaria: è tempo di ripensare tuttoCamilla Lattanzi e Lorenzo Guadagnucci · Restiamo Animali
Come se non bastasse la pandemia a condizionare le nostre vite, siamo alle prese con altre due gravi emergenze sanitarie nel mondo animale: l'influenza aviaria e la peste suina.
La prima, diffusa negli allevamenti di polli e altri uccelli, ha già portato allo sterminio prematuro e precauzionale di milioni di individui; la seconda non è ancora arrivata agli allevamenti, ma li minaccia, e ha spinto le autorità regionali e nazionali a prendere provvedimenti drastici (e discutibili). La peste suina è presente da tempo nell'est Europa e solo di recente ha varcato il nostro confine; si è diffusa fra i cinghiali liberi e subito sono partite le contromisure, che hanno al centro piani straordinari di abbattimento.
Il timore è che la peste arrivi negli allevamenti, dove si diffonderebbe facilmente, vista la densità di animali e la presenza di persone umane che potrebbero fare da ulteriore vettore di contagio in altri luoghi. In verità l'Ispra, cioè l'Istituto statale specializzato in materia, sostiene che "la densità del cinghiale non ha effetti significativi sulla persistenza in natura della peste suina africana". La strategia degli abbattimenti, dunque, non sembra la via maestra per una soluzione, ma resta la prediletta, forse perché suggerisce l'idea che le autorità siano risolute e disposte a tutto.
Al contrario, la caccia al cinghiale potrebbe addirittura aumentare i rischi, visto che il virus – non trasmissibile agli umani – si diffonde anche attraverso il contatto, tant'è che in Piemonte e Liguria – dove il virus è stato scoperto in cinghiali deceduti – è stata vietata in decine di comuni qualsiasi attività nei boschi: la caccia, ma anche passeggiate, gite in mountain bike, ricerca e raccolta di erbe e funghi, insomma qualsiasi attività.
L'origine dei virus e le scelte che vengono compiute per contrastarli coinvolgono regolarmente il mondo animale: per contrastare gli agenti patogeni, dovremmo rivedere – radicalmente – i nostri rapporti con il resto dei viventi. E dovremmo farlo subito.
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Pedofilia nella Chiesa, una breccia nel muroRedazione · Giustizia
Tutti i casi in un archivio online curato dalla rivista Left.
C'è un precedente di eccezione, quello del quotidiano "The Boston Globe" che vinse un premio Pulitzer per la sua inchiesta sui preti pedofili (il caso fu celebrato dal film "Il caso Spotlight", premio Oscar 2016). In Italia il settimanale "Left", diretto da Simona Maggiorelli, ha deciso di seguire le sue orme ed ha attivato un archivio online, il primo in Italia realizzato da una testata giornalistica, che mette in fila uno dietro l'altro tutti i casi documentati di quello che viene definito da psichiatri e psicoterapeuti un vero e proprio "omicidio psichico". Il database è disponibile all'indirizzo www.chiesaepedofilia.left.it ed è gestito insieme all'associazione di vittime "Rete L'Abuso" che da anni gestisce un proprio archivio, lavorando su fonti originali, d'agenzia e giornalistiche.
La pedofilia è da tempo un fenomeno endemico alla Chiesa cattolica. È stato accertato dalle inchieste realizzate negli ultimi 15 anni in Paesi come gli Stati Uniti, Olanda, Belgio, Irlanda, Germania, Francia, Australia.
Ma è falso che non ci sia nulla da fare. Le stesse inchieste hanno dimostrato che solo affrontando la pedofilia clericale senza tare ideologiche, con l'obiettivo di mettere definitivamente la parola fine al drammatico fenomeno e avendo chiaramente presente cosa comporti per un bambino essere stuprato da un adulto di cui è stato indotto a fidarsi, solo così si può iniziare a pensare di poter sradicare questo crimine da un ambiente culturale che per decenni, o meglio per secoli, ha sempre pensato a preservare l'istituzione religiosa da scandali che difficilmente avrebbe saputo giustificare, e mai si è preoccupato di tutelare i bambini dalla violenza.
L'Italia è rimasta l'unico Paese in cui la Chiesa e lo Stato non hanno mai voluto realizzare un'indagine su scala nazionale, persino la cattolicissima Spagna si sta attivando per realizzare un'inchiesta indipendente grazie all'eccellente lavoro d'inchiesta del quotidiano "El Pais" che nel 2018 ha realizzato un database pubblico.
L'archivio di "Left" è online da venerdì 18 febbraio con i primi 61 casi censiti (tra sacerdoti denunciati o condannati in via definitiva), e 182 vittime (presunte/accertate). Altri 300 casi sono in corso di verifica per consentirne la pubblicazione in tempi brevi. Il database indica, laddove è possibile renderlo noto, il nome del sacerdote condannato o sotto inchiesta, il tipo di reato contestato, il numero conosciuto delle vittime, l'anno in cui è stato compiuto il reato, la data in cui il caso è divenuto noto, la diocesi di appartenenza. Un numeratore tiene aggiornato il conteggio dei sacerdoti coinvolti e delle loro vittime, mentre una parte del sito è dedicata all'archiviazione delle fonti giornalistiche e dei documenti.
L'obiettivo di questa operazione è fornire all'opinione pubblica un quadro d'insieme della situazione italiana per fare pressione sulla politica e le istituzioni affinché pongano in essere tutte le misure necessarie per prevenire ulteriori violenze, dato che la pedofilia è notoriamente un crimine seriale, e per garantire tutta la necessaria assistenza psicologica alle vittime.
Complimenti a Left per l'iniziativa.
P.S. Se sei a conoscenza di un caso che non è stato segnalato o vuoi aggiungere nuove informazioni a quelle già pubblicate, puoi scrivere all'indirizzo email chiesaepedofilia@left.it
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Da Romano a Romina, così iniziò una battaglia di libertàRiccardo Michelucci · Firenze Ribelle
Romano Cecconi nacque nel momento sbagliato – il 1941, in piena guerra – e in un corpo sbagliato, che non sentiva suo. Da bambino aspettava con ansia il Carnevale per poter indossare gonna e rossetto. Cresciuto in miseria, lascia giovanissimo il paese natale in Garfagnana per trasferirsi con la madre a Firenze, in un piccolo appartamento di via Senese. La geografia della sua gioventù ruota attorno a San Frediano: la madre lavora in una trattoria in piazza Santo Spirito, lui a 15 anni impara il mestiere di doratore di cornici in una bottega artigiana. Ma è solo una breve parentesi cui segue un caleidoscopio di storie, di amori, di notti brave. Non si contano le volte in cui i carabinieri lo fermano e lo multano perché passeggia per strada vestito da donna. Inizia a lavorare con una compagnia di girovaghi ispirandosi alla francese Coccinelle, una delle prime transessuali del mondo dello spettacolo, ma la sua carriera viene stroncata da un prete che lo denuncia ai carabinieri, definendolo "un diavolo tentatore".
È allora che, indossando parrucche, tacchi e pantaloni stretti, comincia a frequentare di notte le strade del centro. Subisce umiliazioni e soprusi, prende botte dalla polizia e dai clienti, poi un giorno viene rapinato e decide di denunciare: entra in tribunale da vittima per venirne fuori da condannato. Il giudice stabilisce che non deve più vestirsi da donna, né uscire di casa la notte. Un coprifuoco che viola ripetutamente, finché il cumulo delle condanne non lo fa etichettare come "persona socialmente pericolosa". Viene confinato in un piccolo paese in provincia di Foggia, perché nell'Italia degli anni '60 il reato di travestitismo era quasi più grave di quello di associazione mafiosa.
Il 19 settembre 1967 è la data che segna la sua rinascita, lo spartiacque tra il disagio e la felicità. Da quel momento in poi Romano diventa definitivamente Romina e dopo una lunga battaglia il tribunale di Lucca riconosce la sua identità di donna, creando un precedente che cambierà per sempre le leggi italiane, aprendo la strada ai tanti che seguiranno il suo esempio.
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Le persone LGBT+ e lo stress che nasce dal pregiudizioMarah Dolfi · Intersexioni
Con Marah Dolfi, PhD e attivista LGBTQI+.
Con il termine Minority Stress (d'ora in poi MS) si intende il malessere o disagio psichico che deriva dalla stigmatizzazione sociale di una minoranza. La teoria dell'MS afferma che il pregiudizio e lo stigma verso le persone LGBTQI+ (lesbiche, gay, bisessuali, trans, ecc.) concorrono a creare un tipo di fattori di stress unici che hanno un impatto negativo sulla salute, sia fisica che mentale.
Il contesto, per quanto riguarda i pregiudizi e lo stigma, può creare un tipo di stress che le persone LGBTQI+ si trovano ad affrontare per tutta la vita. I processi che ne sono alla base non si limitano agli episodi di discriminazione e violenza vissuti ma includono lo stigma percepito, quindi le aspettative di discriminazione o rifiuto, il celare il proprio orientamento sessuale o identità di genere, finendo con il vivere in maniera non autentica, fino al self-stigma cioè l'interiorizzazione dei pregiudizi della società con sentimenti di autosvalutazione.
Le persone LGBTQI+ possono essere molto vigili nelle interazioni con gli altri per le aspettative di rifiuto, possono nascondere la propria identità per paura, e interiorizzare lo stigma minando la propria autostima.
L'MS è unico, aggiuntivo rispetto allo stress generico, perciò richiede capacità di coping e adattamento maggiore rispetto alle persone non stigmatizzate; cronico, cioè dovuto a strutture sociali relativamente stabili, come le leggi e le politiche sociali; a base sociale, cioè derivante da condizioni sociali e strutturali più che da eventi o condizioni individuali.
Le disparità di salute che si osservano nella popolazione LGBTQI+ non riflettono tanto problemi psicologici inerenti alle persone stesse, ma sono il risultato di uno stigma persistente diretto verso di loro. Tra l'altro l'Italia è uno dei paesi in cui è più diffuso il linguaggio offensivo nei confronti delle persone LGBTQI+, anche in forma di battuta considerata di spirito, ed è uno degli ultimi paesi in Europa per quanto riguarda il rispetto dei diritti.
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26 marzo, tenetevi liberi!Valentina Baronti · Insorgiamo Tour
Mobilitazione nazionale a Firenze.
Due giorni di mobilitazione. Due rivendicazioni che si saldano: la questione ambientale e quella sociale. Il 25 marzo Friday For Future ha lanciato il nuovo sciopero globale per il clima e il 26 marzo Firenze sarà il teatro di una manifestazione nazionale, verso la quale stanno confluendo sempre più realtà associative e di movimento da tutto il paese.
A lanciare la data, con l'invito a tenersi liberi, è stato il Collettivo di Fabbrica GKN insieme al gruppo di supporto Insorgiamo, che sta girando la penisola in lungo e in largo per raccontare, ascoltare, condividere, convergere, per scrivere insieme la piattaforma di quel 26 marzo.
Come la scriviamo? Partendo da una domanda, la solita che il Collettivo fece alla vigilia dell'altra grande manifestazione, quella del 18 settembre 2021: "Voi come state?". Sì, perché la vicenda della GKN non è altro che il baluardo di un riscatto sociale rivendicato da sempre più persone: dai precari, dagli studenti, dai movimenti ambientalisti, dalle lotte per la casa, dal movimento transfemminista, da quello per i diritti civili, dai tanti che sono stati licenziati, da chi il lavoro non lo trova, da chi è vittima della delocalizzazione, da chi chiede giustizia per le morti sul lavoro, da chi combatte il caro vita e via ancora, si potrebbe continuare a lungo. Il fatto è che questa piattaforma viene scritta insieme, riunendo tutte quelle teste e quei corpi che in questi otto mesi si sono incontrati, hanno presidiato, hanno protestato, hanno analizzato, discusso, proposto leggi e piani industriali.
Per scriverla, gli operai ex-GKN, insieme ai solidali fiorentini, stanno incontrando i tanti movimenti attivi nel paese, con l'Insorgiamo Tour, che è partito all'inizio di febbraio da Jesi, davanti ai cancelli della Caterpillar e conta circa cinquanta appuntamenti, da nord a sud. Si incontrano davanti alle fabbriche, nei centri sociali, nei circoli Arci, a Bologna nella palestra popolare, a Cariati davanti all'ospedale occupato, a Roma agli Stati Generali della Scuola e poi al Forum dei Movimenti Sociali, a Napoli insieme al Movimento di Lotta Disoccupati "7 novembre".
Tante altre sono state e saranno le tappe di questo viaggio nelle emergenze italiane, per ascoltare, stringere mani, capire i problemi e le soluzioni proposte, discutere di strategie e momenti di lotta e soprattutto per convergere tutti verso il 26 marzo. Viene definita una data di pura volontà, perché adesso non c'è una lettera di licenziamento che non si vuole far partire, non c'è una scadenza imposta contro cui combattere, c'è quella volontà costruita passo dopo passo, chilometro dopo chilometro, bandiera dopo bandiera. La volontà pura e forte di insorgere.
Per rimanere informati, seguite la pagina FB "Insorgiamo con i lavoratori GKN", dove saranno comunicate le prossime tappe e le modalità con cui ognuno può contribuire a costruire dal basso la mobilitazione del 26 marzo.
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Parliamo d'amore, ovvero di politica e rivoluzioneGiuliana Mesina · Fuori Scaffale
Jennifer Guerra è un'autrice femminista, nata nel 1995. La sua giovane età può sorprendere, ma conferma l'esistenza di una nuova generazione di attiviste e intellettuali molto convincenti. Lei stessa ha parlato di come, a un certo punto, ha sentito l'esigenza di dare all'amore uno spazio più significativo nella sua vita di militante e attivista, uscendo dal cliché dell'amore romantico e attribuendo all'amore un valore politico, in grado di innescare un cambiamento forte nel mondo.
Il suo saggio cerca di fare proprio questo, descrivendo il gesto d'amore come squisitamente politico e rivoluzionario, poiché basato sulla relazione con l'altro: ci insegna a resistere all'individualismo e a sfuggire ai dettati dell'era capitalista.
L'amore ignora infatti la logica produttiva a favore di autenticità e gratuità: cosa c'è di più rivoluzionario di un gesto generativo gratuito, del personale che diventa politico, come ci hanno insegnato le femministe della seconda ondata negli anni Settanta?
Eppure, nonostante l'amore sia spesso al centro dei discorsi pubblici, viene derubricato a mero fatto irrazionale, solo sentimento e mai azione. Invece, nella scelta di agire in proiezione verso l'altro, l'amore esplica la sua forza creatrice, politica e rivoluzionaria: come dice l'autrice, l'amore incondizionato e libero sfonda le pareti dell'individualismo per diffondersi nelle comunità.
Jennifer Guerra racconta anche del suo profondo amore per Hemingway, non a caso: quando uscì in Italia Per chi suona la campana, l'autore fu accusato di eccessivo individualismo, poiché parlava più di amore che di antifascismo. Invece, come spiegò anche Calvino anni dopo, l'amore qui raccontato era tutt'altro che egoista, come dimostrano le parole che il protagonista Robert Jordan dedica a Maria (prima di unirsi ai partigiani spagnoli nella guerra civile): "Ti amo come amo tutto ciò per cui abbiamo combattuto. Ti amo come amo la libertà e la dignità e il diritto di tutti gli uomini di lavorare e di non aver fame".
Jennifer Guerra, Il Capitale Amoroso. Manifesto per un eros politico e rivoluzionario, Bompiani 2021
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Contro la dittatura del denaro, MAG è comunità di resistenzaFabrizio Cherubini · Se hai, hai per dare
Di Fabrizio Cherubini per MAG Firenze.
Alla fine dello scorso anno è stata pubblicata l'edizione 2021 di TOP 200, il dossier a cura del Centro Nuovo Modello di Sviluppo (http://www.cnms.it) che fornisce informazioni sulle prime 200 multinazionali del mondo.
Secondo l'Unctad (Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo), i gruppi multinazionali sono 320.000 con circa 130 milioni di dipendenti, pari al 4% degli occupati mondiali. Il fatturato complessivo è stimato in 132mila miliardi di dollari, mentre i profitti netti (depurati dalle tasse), sono stimati in 7.200 miliardi di dollari. Si stima anche che l'insieme delle multinazionali controlli l'80% del commercio internazionale.
Molte multinazionali hanno fatturati superiori al prodotto interno lordo degli Stati ed usano il loro potere per condizionare le scelte di governi e parlamenti. Se consideriamo gli Stati in base al loro PIL e le multinazionali in base al fatturato, nei primi cento posti ci sono 43 multinazionali.
La situazione cambia se invece del PIL consideriamo gli introiti governativi degli Stati, rappresentazione più reale perché basata su criteri più omogenei. Osservando questi dati, ai primi cento posti troviamo ben 70 multinazionali, con la prima di esse al 9° posto, davanti alla Spagna. Se consideriamo infine che 25 colossi finanziari controllano il 30% delle prime 43mila multinazionali possiamo capire bene che il potere finale è della finanza.
Con i numeri che abbiamo appena visto, una realtà come MAG Firenze può apparire un progetto velleitario, la solita utopia che non riesce a cambiare le cose. Ma noi crediamo che le cose possono cambiare se riusciamo a creare comunità di resistenza al potere costituito e, allo stesso tempo, indichiamo percorsi alternativi a quelli che ci fanno credere ineluttabili. MAG può essere una di queste vie altre, dandoci la possibilità di pensare e realizzare una finanza che metta al centro le persone e il buon vivere collettivo.
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Palazzuolo Strada Aperta #luogo amicoRedazione · Servizio
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Un #luogoamico amico se ci permettete. Si tratta di "Palazzuolo Strada Aperta - Biblioteca Riccardo Torregiani", una realtà con mille idee attiva in Oltrarno. Una realtà che nasce con l'obiettivo di rispondere politicamente al razzismo e al fascismo dilagante con modalità rivoluzionaria - mutuosoccorso e aiuto sociale - a partire dagli sportelli Casa e Lavoro: ultima tra le loro attività la consulenza per avere il nuovo assegno unico per i figli a carico.
Nella foto la loro Book Bike (con le copie di Fuori Binario) durante una manifestazione in favore del popolo palestinese.
Un grazie di cuore a Manuela Giugni per aver creduto da sempre al nostro giornale e per aver messo a disposizione i locali dell'associazione come #luogoamico. Se perdete una copia di Fuori Binario potete infatti recarvi in via Santa Lucia 14 o cercare la Book Bike.
Se avete un #luogoamico da proporre non esitate! Scriveteci a redazione@fuoribinario.org o telefonateci allo 0552286348.
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Scuola contadina a MondeggiRedazione · Servizio
Beni comuni
Sono ripresi a febbraio ed andranno avanti fino all'inizio di aprile i corsi della scuola contadina di Mondeggi a Bagno a Ripoli. Apicoltura, erboristeria, coltivazione dello zafferano, panificazione, orticoltura e molto altro. È qualcosa di diverso dai soliti corsi per imparare un hobby o un passatempo. La scuola contadina di Mondeggi, da sempre libera, gratuita ed autogestita, ha l'obiettivo di condividere i saperi, confrontarsi, scambiarsi metodi e opinioni.
"Nella nostra visione" si legge sul sito "è indispensabile oltrepassare il limite, diventato consueto con l'esaltazione della produttività e della competitività, di non condividere il sapere e le tecniche tra i contadini, delegando così alle multinazionali ricerca e insegnamento delle nuove tecniche e crea una dipendenza con un solo vincitore".
Tutte le informazioni per partecipare su https://mondeggibenecomune.noblogs.org/
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Laboratori d'arte del risparmio: inventarsi il futuro con creatività e un po' di tecnicaFabio Bussonati · Un mondo ganzo è possibile
Il progetto dei laboratori di ricerca empirica dei mezzi di risparmio e produzione energetica per gli ultimi (detti comunemente "laboratori d'arte del risparmio") nasce dalla considerazione che una persona, per quanto povera, qualcosa possiede, ed è il Sole, per lo meno due metri quadri, e con questo può fare molte cose. Quindi, il primo lavoro dei laboratori è quello di scoprire tutta la ricchezza che è possibile ottenere con nulla o quasi e mettere tutti in condizione di stare meglio.
Prima del primo lavoro bisogna mettere in comune i sogni e le conoscenze che sono tutte necessarie, specialmente quelle artistiche, perché deve essere molto colorato e diverso ogni percorso, basta un poco di fotovoltaico per avere già un monte di cose, e sono le più necessarie per un vivere civile, come la luce, il telefono ed il calcolatore; la fantasia non manca, ci sarà bisogno di imparare e di insegnare qualcosa che è un gioco divertente, poi con tutti gli attrezzi del caso si costruiscono i sogni.
Parole grosse, ma questa cosa del metro quadrato di fotovoltaico a ben guardare è solo l'intuizione di un elettrodomestico, che fabbrica energia invece di consumarla, un qualcosa con cui non abbiamo mai giocato.
L'ho chiamato Modulo di Continuità Permanente, lo possiamo mettere sulla ringhiera della terrazza, dopo aver sentito il condominio, ma poi lo possiamo smontare e rimontare sul portapacchi dell'automobile, oppure, su di un triciclo elettrico lungo due metri e largo uno e con quello andare fino in Cina che non è proprio vicina.
Poi ce n'è da inventare altre mille come il freno elastico per le biciclette che ti dà la spinta per ripartire dopo le frenate, e poi la "lampada tibetana" etc. etc.
Intanto, nell'estate del 2018 il Signor Youssef El Haouass ha fatto un viaggio da Lione in Francia a Canton in Cina sulla sponda dell'Oceano Pacifico con il suo triciclo tandem solare fatto in casa.
Vi aspetto a Mondeggi per la Scuola Contadina (v. sopra) con due giorni di laboratorio di autocostruzioni!
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Stazione di postaRedazione · Stazione di posta
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Lorenzo Orsetti, la goccia che trabocca nella StoriaIlenia Rossini · Stazione di posta
Tra le cose che ho scritto nella mia vita, di nessuna vado orgogliosa quanto di questa, che nella sua forma fisica, cartacea, mi è arrivata stamattina. Non so se il Giardina, Sabbatucci, Vidotto sia ancora il manuale di storia più diffuso nei licei (per me è il più bello, e non solo perché ci lavoro da quasi 10 anni), ma sicuramente dal prossimo anno scolastico migliaia di studenti, che altrimenti non l'avrebbero forse conosciuta, potranno conoscere la storia di Lorenzo Orsetti, ucciso dall'Isis contro cui è andato a combattere. Chiaramente tutto ciò non sarebbe stato possibile senza la disponibilità di Matteo Stefanori, che firma questo Grande Tema del manuale con me, e di Giovanna Mollica. Ma anche senza la stima e il rispetto di cui mi hanno sempre omaggiata Alessandro Laterza, Giovanni Sabbatucci e, soprattutto, Vittorio Vidotto, con i quali non solo non ho mai dovuto temere alcuna forma di censura dei contenuti e del mio posizionamento politico, culturale e umano, ma non ho mai neanche rischiato di autocensurarmi involontariamente. Ogni tempesta inizia con una singola goccia. Cerchiamo di essere noi quella goccia.
Ilenia Rossini
Ecco il testo contenuto nel manuale:
FOREIGN FIGHTERS E VOLONTARI INTERNAZIONALISTI
Ulteriori trasformazioni sono state [...] determinate dalla destatalizzazione della guerra: gli eserciti non difendono più i confini nazionali di ogni Stato ma partecipano a operazioni coordinate a livello internazionale, in regioni e territori diversi.
Negli ultimi anni, inoltre, i conflitti armati sono esplosi spesso all'interno degli Stati e hanno visto scontrarsi truppe volontarie più che eserciti regolari. Come si è visto, lo Stato islamico ha attratto nelle sue fila decine di migliaia di combattenti volontari provenienti da ben 48 paesi: sono i cosiddetti foreign fighters.
Anche i nemici dell'Is, tuttavia hanno raccolto l'adesione di volontari e volontarie da tutto il mondo: a partire dal 2014 alcune centinaia di donne e uomini occidentali - appartenenti alla galassia politica della sinistra internazionalista, con ideali egualitari, ambientalisti e femministi - si sono arruolati per difendere l'esperienza della regione autonoma curda del Rojava, messa sotto attacco dai jihadisti dello Stato islamico. Tra loro, il giovane volontario italiano Lorenzo Orsetti, ucciso dagli islamisti nel marzo 2019 nella Siria nordorientale, mentre combatteva contro l'ultima roccaforte dell'IS nella regione. Nel suo messaggio di addio, Orsetti affermò di non avere rimpianti: "Sono morto facendo quello che ritenevo più giusto, difendendo i più deboli e rimanendo fedele ai miei ideali di giustizia, uguaglianza e libertà". Nonostante i valori positivi che emergono da queste parole, alcuni Stati occidentali - per quanto anch'essi impegnati contro lo Stato islamico - non ritengono legittimo questo arruolamento e, al loro ritorno in patria, mettono sotto processo con le stesse accuse tanto i volontari internazionalisti schieratisi contro quanto i foreign fighters islamisti.
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No alla diseguaglianzaMaria Abete · Stazione di posta
Vorrei urlare con tutto il fiato che ho nei polmoni.
Ora basta con questo sistema di denigrazione prima verso gli stranieri - e non parliamo dei senza fissa dimora - ora contro i novax, insomma ogni scusa è buona per portarci l'uno contro l'altro! Infiammando gli animi di odio! Lo trovo vergognoso e medievale, retrogrado e di cattivo gusto. Mi sembra si voglia arrivare a spogliare in piazza i novax. Non scendo nell'esser d'accordo o meno, ma sicuramente sono a dire che non è MAI giusto puntare il dito verso qualcuno chiunque esso sia! Un obeso, un senza tetto, un gay. URLO NO ALLA DISUGUAGLIANZA! Siamo nel XXI secolo e sembra di essere nell'uno quando non c'era nessuno...
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Care suore, servire significa avere cura di coloro che sono fragiliComunità dell'Isolotto · Stazione di posta
Alle Piccole Sorelle dei Poveri di Firenze e per conoscenza al Cardinale Betori
Gentili Sorelle,
abbiamo appreso con stupore dello sfratto dei senza casa che avevano trovato riparo nell'edificio vuoto da tempo di via Vittorio Emanuele, di proprietà dell'istituto religioso. Lo sgombero operato dalla polizia il 5 gennaio scorso ci sembra contraddire sia lo spirito del Vangelo che lo spirito di fratellanza e sorellanza a cui il nome della congregazione fa riferimento.
Amareggiati per l'accaduto e ritenendo significative le sollecitazioni arrivate più volte da Papa Francesco - in particolare nella sua enciclica "Fratelli tutti" in cui si ribadisce che "servire significa avere cura di coloro che sono fragili" (115) e che "la tradizione cristiana non ha mai riconosciuto come assoluto o intoccabile il diritto alla proprietà privata" (120) - vi chiediamo di prestare ascolto alle esigenze di queste famiglie e di venire incontro al più presto alle loro richieste di vero dialogo.
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L'indecorosa illegalità permessa dal ComuneLuigi Franchi · Stazione di posta
La situazione di ordine pubblico e dell'assoluta mancanza di rispetto delle regole nel centro storico di Firenze ha superato ogni limite. La questione dell'accesso e della sosta impunita da parte dei non residenti rende impossibile la vita dei residenti. Anche ieri sera, come documentato in vario modo, il centro era pieno all'inverosimile di veicoli in sosta vietata: migliaia di auto non autorizzate parcheggiate ovunque senza alcun tipo di controllo da parte della Polizia municipale.
Ci si chiede, a questo punto, se qualche bravo avvocato sia capace di impugnare di fronte ad un giudice il fatto che il Comune di Firenze permetta ogni sera l'accesso a veicoli in un'area in cui i veicoli stessi non sono però autorizzati al parcheggio, istigandoli a commettere un illecito, sospendendo inoltre i controlli e le sanzioni della Polizia municipale. E senza mettere in atto ogni azione e provvedimento perché questo non succeda come accade in tutte le situazioni in cui è impossibile il controllo.
Quanto è possibile una class action da parte di tutti i residenti che metta il Comune di fronte alle responsabilità di una reiterata e volontaria mancanza di controllo e tutela di un'area a sosta controllata?
Luigi Franchi
(Nella foto: "Santa Maria Novella Night Park", una delle tante aree protette in mano all'illegalità, nel silenzio del Comune)
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ColophonRedazione · Colophon
DIRETTORE RESPONSABILE - Cristiano Lucchi
REDAZIONE - Roberto Pelozzi (caporedattore), Cecilia Stefani e Valentina Baronti (desk), Rossella Giglietti (grafica), Alessandro Simoni, Barbara Imbergamo, Beatrice Montini, Camilla Lattanzi, Camilla Passigli, Clara Baldasseroni, Corrado Marcetti, Fabio Bussonati, Fabrizio Cherubini, Felice Simeone, Fraska, Gian Luca Garetti, Gianna Innocenti, Gilberto Pierazzuoli, Ginox, Giuliana Mesina, Giuseppe Cazzato, Lorenzo Guadagnucci, Luca Lovato, Maria Abete, Michela Balocchi, Mosè Carrara Sutour, Ornella De Zordo, Riccardo Michelucci, Sabrina Tosi Cambini, Sisina Prelazzi, Stefania Valbonesi.
SEDE - Via del Leone 76, Firenze. La redazione è aperta lunedì, mercoledì e venerdì dalle 15 alle 18. Tel. 055/2286348.
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Fuori dal tunnel - Per non perdersi a FirenzeRedazione · Per non perdersi
Una mappa per orientarsi nel mondo della solidarietà. Si tratta di informazioni preziose per chi vive sulla strada, è arrivato in città da poco, non conosce la lingua e ha bisogno di mangiare, dormire, lavarsi, vestirsi, avere una parola di conforto, essere accolto, avere un consulto legale, chiedere aiuto. Ma è anche una guida per chi accompagna tutti i giorni queste persone e ha bisogno di conoscere cosa offre la città. N.B. A causa della pandemia alcuni orari potrebbero aver subito delle modifiche.
Segnalazioni alla email redazione@fuoribinario.org
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CENTRO SOLIDARIETÀ FIRENZE Via dei Pucci 2 - 055282008
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PROGETTO SANT'AGOSTINO Via Sant'Agostino 19 - 055294093
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SAN FELICE Via Romana 2 - 055222455
CENTRO AIUTO VITA Ragazze madri in difficoltà Piazza San Lorenzo - 055291516
ANELLI MANCANTI Ore 18-20: Martedì Via Palazzuolo 8 - 0552399533
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ALBERGO POPOLARE Via della Chiesa 66 - 055211632
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CASA CACIOLLE Via delle Panche 30 - 055429711
CASA DEL MELOGRANO Via S. Pellico 2 - 0552469146, 3397798479
CASA SAN PAOLINO Via del Porcellana 30 - 0552646182, 055463891
PER PARLARE
NOSOTRAS - DONNE STRANIERE Via Faenza 103 - 0552776326
CARITAS Ore 14.30-17: Lunedì Ore 9-12: Ma/Me/Gi/Ve Via Faentina, 34 - 055463891
LA FENICE Ore 9-18: Lu/Ma/Me/Gi/Ve Ore 9.30-12: Sabato Via del Leone 35 - 3312144403
C.I.A.O. Ore 9.30-13: Lu/Ma/Me/Gi/Ve Via delle Ruote 39 - 0554630876
ACISJF HELP CENTER Ore 10-13 e 16-19: Lu/Ma/Me/Gi/Ve Via Valfonda 1 - 3472494777
ANGELI DELLA CITTÀ Ore 15-18: Martedì Ore 10-12.30: Lu/Gio Via Sant'Agostino 19 - 3405239889
VINCENZIANI Ore 9.30-11.30: Mercoledì Via Ronco Corto 20 - 0550128846
PROGETTO ARCOBALENO Ore 18-19.30: Lu/Me Via del Leone 9 - 055288150
SPAZIO CIP Ore 13-16: Martedì Ore 14-17: Giovedì Via dell'Agnolo 5 - 055284823
MADONNINA DEL GRAPPA Ore 8.30-11.30: Mercoledì Ore 8.30-10.30: Venerdì Via delle Panche 28 - 3703169581
ANELLI MANCANTI Sportello Consumatori - Ore 19-21: Giovedì Sportello Lavoro - Ore 19-21: Martedì Via Palazzuolo 8 - 0552399533
CENAC Ore 15.30-18: Lu/Ma/Me/Gi/Ve Via Pratesi 11 - 0556122035
SANT'EGIDIO Ore 18.30-20: Martedì Via della Pergola 8 - 0552342712
CENTRO ATTAVANTE Ore 14-19.30: Lu/Me/Gi/Ve Ore 14-20: Martedì Help Center Ore 10-13: Lu/Ve Ore 14-18: Lu/Gi Via Attavante - 0557364043
PREZIOSISSIMO SANGUE Ore 17-18: Mercoledì Via Boccherini 23 - 055361046
ASCENSIONE Via G. da Empoli 2 - 055366433
DIVINA PROVVIDENZA Ore 15.30-17.30: 2° e 4° Sabato del mese Via D. Compagni 6 - 055583008
SANTA MARIA AL PIGNONE Ore 16.30-18.30: Lunedì per italiani Ore 9-12: Ma/Gi per persone straniere Piazza Santa Maria al Pignone 1 - 0552276388, 055229188
SACRA FAMIGLIA Ore 9-12: Lu/Ve, Ore 16-19: Mercoledì Via Gioberti 33 - 055666928
SAN MARCO VECCHIO Ore 10-11.30: Ma/Gi Via Faentina 131 - 055588274
SANT'ANTONIO AL ROMITO Ore 11-12: Ma/Sa Via Corridoni 19r - 055486329
SPORTELLO LEGALE
ANELLI MANCANTI Ore 19-21: Martedì e Giovedì Via Palazzuolo 8 - 0552399533
AVVOCATI DI STRADA Ore 17.30-19: Giovedì Piazza Alpi-Hrovatin 1 - 3396171468
L'ALTRO DIRITTO adir@altrodiritto.unifi.it
PROGETTO ARCOBALENO legale@progettoarcobaleno.it
PER IMPARARE L'ITALIANO
CENTRO "G. BARBERI" Borgo Pinti 74 - 0552480067
CENTRO LA PIRA Via de' Pescioni 3 - 055213557
PROGETTO ARCOBALENO Via del Leone 9 - 055288150, 055280052
ANELLI MANCANTI Via Palazzuolo 8 - 0552399533
IL COLLE Da Settembre a Giugno Via R. Giuliani 115/n - 3482324967
COMUNITÀ DELLE PIAGGE Piazza Alpi-Hrovatin 1 - 055373737
CENAC Via Rubieri 5r - 055667604
PER FARSI UNA DOCCIA
CARITAS Ore 9-13: Lu/Ma/Me/Gi/Ve/Sa/Do Via Baracca 150/e
SANTA MARIA AL PIGNONE Ore 9-11: Mercoledì, solo uomini Piazza S. Maria al Pignone 1 - 055229188
LA FENICE Ore 9-12: Ma/Gi/Sa Via del Leone 35 - 055211632
INFO DIPENDENZE
PORTE APERTE "ALDO TANAS" Via del Romito 19 - 055683627, 0558493526
CENTRO JAVA Ore 15-19: Ma/Ve Chill out zone. Ore 1-5: Venerdì notte Via Pietrapiana angolo via Fiesolana - 0552340884
BANDI CASA, AFFITTO, SFRATTI
MOVIMENTO LOTTA PER LA CASA Ore 17-20: Venerdì Via dei Pepi 47r - 393 5895698
RESISTENZA CASA SOLIDALE Ore 17-19.30: 1° e 3° Mercoledì del mese - Via Palazzuolo 95 Ore 16.45-18.45: 2° e 4° Giovedì del mese - Via Palazzuolo 8 - 3311673985 Ore 17-19.30: 1° e 3° Lunedì del mese - Piazza Baldinucci 8r - 3311673985
SPORTELLO CASA RESISTENZE Ore 16-17: Sabato Via Rocca Tedalda - 3935895698
SPORTELLO UNIONE INQUILINI Ore 17-19: Ma/Me/Gi Via dei Pilastri 41r - 055244430
SPORTELLO GRUPPO CASA CAMPI BISENZIO Ore 17-19.30: Martedì Piazza Matteucci 11, Campi Bisenzio - 3351246551
STOP VIOLENZA
ARTEMISIA Via Mezzetta 1 - 055601375
CENTRO UOMINI MALTRATTANTI Via Enrico il Navigatore 17 - 3398926550
DEPOSITO BAGAGLI
CARITAS Ore 9-11: Tutti i giorni Via G. Pietri 1 Via Baracca 150/e
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#Luoghiamici - Dove trovare il giornale?Redazione · Servizio
Una rete solidale di gruppi, realtà, associazioni, movimenti che accompagnano la crescita dei diffusori di Fuori Binario: per ridurre i costi di acquisto a loro carico, per rinsaldare i rapporti con la città, per ampliare il numero dei lettori e delle lettrici. Hai un luogo amico da proporre? Scrivici una email a redazione@fuoribinario.org per maggiori dettagli.
- Anelli Mancanti in via Palazzuolo 8
- Casa del Popolo 25 Aprile in via del Bronzino 117
- Casa del Popolo Le Panche in via Giulio Caccini 13b
- Casa del Popolo di Settignano in via San Romano 1
- Comunità delle Piagge in piazza Ilaria Alpi e Miran Hrovatin 2
- Comunità Isolotto in via degli Aceri 1
- Cpa Firenze Sud in via di Villamagna 27/a
- Csa Next Emerson in via di Bellagio 15
- Fattoria di Mondeggi sulle colline di Bagno a Ripoli
- Forimercato in via di Ripoli 96
- Palazzuolo Strada Aperta in via Santa Lucia 14
- luoghi amici
- rete solidale
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- case del popolo
- spazi sociali
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Dare forza a Fuori Binario. Scopri cosa puoi fare anche tuRedazione · Servizio
Un progetto che vale
Cara lettrice, caro lettore,
il foglio che hai in mano nasce nel 1994, quando un gruppo di persone impegnate nel sostegno alle persone più fragili della città decise di aiutarle in un modo alternativo, facendo anche informazione. Fuori Binario è da allora l'unico giornale di strada di Firenze, ormai uno dei pochi in Italia, ed è da sempre autogestito e autofinanziato.
I nostri diffusori
La redazione è composta da volontari. Chi scrive, fotografa, impagina, lavora alla complessa produzione del giornale, non prende un euro per il suo impegno. Tutto questo viene fatto per sostenere economicamente i diffusori che incontri in strada. Si tratta di persone senza lavoro, spesso senza fissa dimora, ma non solo, che subiscono l'esclusione dall'attuale sistema economico.
Un piccolo reddito grazie al tuo acquisto
La loro possibilità di costruire un reddito grazie al giornale dipende anche da te che stai leggendo queste righe. Appena uscita dalla tipografia questa copia viene affidata al costo di un euro al diffusore: si tratta del costo vivo della stampa e della spedizione postale, dell'affitto della sede e delle utenze. TUTTO CIÒ CHE OFFRIRAI IN PIÙ COSTITUIRÀ IL SUO GUADAGNO.
Come sostenerci
Se questo progetto di economia frugale ti convince, ti chiediamo di farla conoscere e sostenere nel tempo, puoi infatti anche abbonarti per ricevere Fuori Binario direttamente a casa o contribuire con il tuo 5x1000. Grazie al tuo aiuto, inoltre, Fuori Binario viene diffuso all'interno del carcere di Sollicciano e saltuariamente vengono pubblicati libri sui temi trattati dal giornale.
Le altre attività
L'editore è l'associazione Periferie al Centro che si impegna affinché i senza fissa dimora abbiano la possibilità di avere una residenza anagrafica senza la quale vedrebbero abbattuti i loro diritti. I nostri volontari sono attivi anche nella distribuzione di alimenti e coperte per chi dorme in strada.
I Luoghi Amici
Se apprezzi il nostro lavoro, se hai letto fino a quest'ultima pagina... ti proponiamo infine un nuovo modo per sostenere i nostri diffusori. Puoi certo acquistare il giornale in strada, abbonarti, oppure, ed è questa la novità, promuovere un "Luogo Amico" di Fuori Binario sul tuo posto di lavoro, nella tua associazione, nel tuo negozio o dovunque vorrai.
Funziona così. Ti proponiamo l'acquisto mensile di alcune copie a due euro l'una. In questo modo copriamo i costi tipografici (un euro) e alimentiamo la Cassa comune dei diffusori (l'altro euro) per ridurre il costo di acquisto a chi lo vende. Le copie che ti consegneremo puoi regalarle a chi pensi possa essere interessato, distribuirle ai volontari o attivisti, o anche rivenderle al prezzo che vorrai. La vostra realtà sarà inoltre segnalata e promossa come Luogo amico sul giornale.
Una rete solidale
Questa rete solidale intorno al giornale ha per noi una tripla valenza: ci consente di ridurre i costi di acquisto a copia per i diffusori, ci permette di rinsaldare i rapporti tra il giornale e le realtà cittadine e diventa più ampio il bacino dei lettori di un giornale indipendente.
Se abbiamo stimolato la tua curiosità scrivici una email a redazione@fuoribinario.org per maggiori dettagli.
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Diventare strillone: guadagnare qualcosa vendendo il giornaleRedazione · Servizio
Cari aspiranti diffusori,
se state vivendo un periodo di difficoltà economica potete contattare la redazione allo 0552286348 o via email su redazione@fuoribinario.org per proporvi come diffusori nelle strade e nelle piazze fiorentine (e non solo) con il meccanismo raccontato qui a sinistra. Fare lo strillone, vendere Fuori Binario, può permettervi di mettere insieme un po' di denaro e allo stesso tempo contribuire alla diffusione di un'informazione libera e indipendente. Avrete delle copie in omaggio per provare questa attività, conoscere altre persone, confrontarvi con loro, scambiarvi delle dritte. Non perdete l'occasione: è facile, avrete un nostro tesserino di riconoscimento e continuerete a fare la vostra vita con la libertà di sempre.
La redazione di Fuori Binario
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Come sostenere giornale e associazioneRedazione · Servizio
Per abbonarti al giornale bastano 29 euro l'anno.
Puoi farlo su Paypal.me/fuoribinario o con un bonifico postale sul conto 20267506 o tramite l'IBAN: IT08 G076 0102 8000 0002 0267 506 intestati all'Associazione Periferie al Centro. La causale da usare è Abbonamento Fuori Binario e ricorda sempre di scrivere il tuo indirizzo a redazione@fuoribinario.org. Grazie!
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Dove trovarciRedazione · Servizio
In strada
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