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Fuori Binario n. 285

Giugno 2026 · 44 articoli · ISSN 2784-9384

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1Prima pagina1 articolo
MelanzaneCristiano Lucchi · Resistenze

"Un banchiere è uno che ti presta l'ombrello quando c'è il sole, ma lo rivuole indietro appena inizia a piovere". Mark Twain

In quella chicca di film che è Tu mi turbi, Roberto Benigni deve comprare casa e va in banca per chiedere 100 milioni (di lire, era il 1983). Non chiede l'elemosina, non è un ladro. È un cittadino che vuole pagare, restituire, persino offrire un interesse. Il protagonista è convinto che basti intavolare una bella discussione per far capire che di lui ci si può fidare. Pacatamente il direttore gli spiega che c'è "un problema di garanzie" e che per avere quei soldi deve dimostrare di avere altri soldi. Il nostro propone allora di firmare un impegno solenne, di pagare il 30% di interessi, di restituire quando potrà, con la leggerezza di chi vive già un rapporto reciproco di fiducia. Ma la banca non cede.

Scopre allora che basterebbe un assegno. Ma l'assegno, per essere valido, richiede un conto. E il conto richiede soldi. È il circolo vizioso del già-ricco: si presta solo a chi non avrebbe bisogno di avere un prestito. Perché la vera garanzia non è la parola data, né l'interesse: è il possesso pregresso.

Benigni allora si arrabbia e la farsa arriva al suo acme: capisce tragicamente che per avere il prestito di 100 milioni dovrebbe già avere un miliardo. Il Re è nudo e rimane sepolto sotto un paradosso: "Allora se ho bisogno di una melanzana, devo avere un miliardo di melanzane a casa?" La banca, con la sua logica, dice sì. E così ammette senza vergogna che il suo mestiere non è aiutare chi è sommerso, ma favorire chi è già salvato. Il potenziale cliente se ne va dopo aver appreso che il credito non è un diritto, né un patto ma solo un premio per chi ha già vinto. I poveri restano fuori, i ricchi dentro, la banca dorme sonni tranquilli mente Roberto resta senza casa.

Per questo Fuori Binario ha deciso di aprire una linea di "microcredito relazionale" per i tanti Roberto che non hanno garanzie e che vengono chiamati orrendamente "non bancabili", li trovate mentre vendono questo giornale in strada e potete sostenerli aderendo al nostro progetto. A voi condire la vostra melanzana con tanta fiducia e solidarietà.

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2Diritto internazionale5 articoli
Tutti gli occhi sulla PalestinaClara Baldasseroni · Diritto internazionale

L'azione della Flotilla riporta l'attenzione sul genocidio: boicottiamo Israele

Antonella Bundu e Dario Salvetti, i due attivisti fiorentini che hanno fatto parte dell'ultima missione della Global Sumud Flotilla, denunciano abusi, torture e violenze di ogni genere, ma ricordano: "Quello che abbiamo subito non è niente rispetto a quello che vivono i palestinesi quotidianamente, perché noi sapevamo che quelle interminabili ore avrebbero avuto una fine. Tutti gli occhi devono rimanere puntati sul genocidio e su quello che possiamo fare per fermarlo".

Il principio che ha spinto la nuova missione della GSF, oltre all'apertura di un corridoio umanitario verso Gaza, è la necessità di ribaltare la narrazione della tregua, perché il genocidio a Gaza non si è mai fermato e da quando è stato dichiarato il cessate il fuoco, sono morte quasi 800 persone. Bundu e Salvetti sono stati tra gli ultimi ad essere rapiti dalla Marina militare israeliana quando erano a meno di 100 miglia nautiche da Gaza. Dopo un abbordaggio violento e con l'utilizzo di proiettili di gomma, sono stati trasportati su una nave prigione/lager dove hanno subito trattamenti inumani con soprusi fisici e psicologici che hanno messo a dura prova tutto l'equipaggio: percosse, aggressioni, pestaggi, violenze sessuali, utilizzo dei taser sul collo, su parti bagnate e sui genitali. Privati dei documenti hanno trascorso lungo tempo in posizioni impossibili, buttati a terra tutta la notte al freddo, con le mani legate tanto strette da sanguinare, senza cibo né acqua se non in quantità simbolica.

Mentre il disinteresse delle politiche internazionali sta cancellando la Palestina, mentre il Governo italiano si è espresso sminuendo l'azione di GSF e continua a non prendere le distanze da quello che lo Stato d'Israele ha compiuto durante la guerra e continua a compiere, dall'altra parte GSF valuta cosa si può fare: per iniziare vuole escludere qualsiasi meccanismo di complicità intensificando il boicottaggio dell'economia israeliana; poi annuncia che esperti legali internazionali stanno lavorando a procedimenti giudiziari per attaccare l'impunità dello Stato d'Israele. C'è l'intenzione di avviare un'azione presso la Corte Penale Internazionale contro Israele e i governi che hanno coperto e appoggiato questi crimini per richiedere sanzioni e risarcimenti.

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L'algoritmo che uccideClara Baldasseroni · Diritto internazionale

L'intelligenza artificiale fornisce liste di obiettivi da colpire in automatico

Dal team editoriale della Global Sumud Flotilla arriva la denuncia più grave di una silenziosa guerra automatizzata e che ha come posto di comando i server della Silicon Valley in California. Le macchine con i sistemi di IA generano liste di presunti militanti. Programmi come l'israeliano 'Lavender' sono diventati il cervello che dice all'arma dove colpire.

Secondo le inchieste pubblicate su The Guardian nell'aprile 2024 e firmate da Yuval Abraham, a Gaza solo il 17% dei morti erano combattenti identificati.

Le testimonianze di ufficiali dell'Intelligence israeliana hanno svelato un uso dell'IA che, attraverso sistemi che rielaborano miliardi di dati, tabulati, movimenti e relazioni sociali, è in grado di individuare obiettivi in automatico.

Nelle prime settimane di una guerra si possono generare fino a 37.000 obiettivi, o 100 siti da bombardare al giorno. Non è garantita una revisione umana perché i nomi vengono valutati per circa venti secondi ciascuno, generalmente solo per confermare che il bersaglio sia maschio per dare l'ok.

Questa pratica è stata esportata anche in Iran nella recente campagna USA-israeliana per colpire mille obiettivi nelle prime 24 ore. L'attacco alla scuola elementare Shajareh Tayyebeh a Minab ha ucciso almeno 168 persone, la stragrande maggioranza bambine tra i sette e i dodici anni. Le armi erano precise, mentre l'Intelligence no, e lo ha dimostrato il fatto che la scuola era stata riconvertita da dieci anni da uso militare a civile, ma l'algoritmo non lo sapeva.

A differenza di ciò che si può pensare, queste aziende non sono hi-tech, ma appaltatori della difesa. Palantir è stata inizialmente finanziata da capitali della Cia, poi sono stati spesi sei miliardi di dollari a Washington nel 2024 per orientare verso politiche di guerra, e fornire sistemi basati su modelli come Claude di Anthropic per il targeting degli obiettivi.

Anche Google e Amazon condividono il contratto da un miliardo di dollari del Project Nimbus e forniscono cloud e IA al governo e all'esercito israeliano, nonostante le proteste dei dipendenti; o OpenAI che nel 2024 ha cancellato dai termini di servizio il divieto di uso militare per ottenere contratti col Pentagono. Queste aziende, sottolinea la Flotilla, "operano nell'impunità" perché l'Artificial Intelligence Act dell'Unione Europea esenta le applicazioni militari.

GSF richiede che la catena di responsabilità risalga fino alle aziende che vendono sistemi per la guerra, e di fare pressione sulle hi-tech che traggono profitto dalla morte di civili con azioni dirette.

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Armi a Israele, denuncia contro Leonardo SpARedazione · Diritto internazionale

C'è un articolo della Costituzione, l'11, che vieta l'uso della forza per risolvere dispute internazionali. E ci sarebbe anche una legge, la 185/1990, che vieta la vendita di armi a Paesi in guerra o responsabili di violazioni dei diritti umani. E allora come è possibile che a Leonardo, peraltro partecipata al 30% dallo Stato italiano, sia consentito fare affari con Israele? Se lo chiede una rete di associazioni della società civile (di cui fanno parte Arci, Acli, Pax Christi e altre) che ha presentato un esposto contro Leonardo Spa, spostando così la contestazione etica sul piano del diritto costituzionale e internazionale.

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Stop alla fabbrica di morteRedazione · Diritto internazionale

Ambientalisti e pacifisti insieme contro la fabbrica di morte. Succede in Sardegna, dove l'annosa vicenda dell'ampliamento dello stabilimento Rwm di Domusnovas ha visto un nuovo stop. Dopo il braccio di ferro tra governo e regione, che aveva portato all'autorizzazione ministeriale per la fabbrica di armi, sono scesi in campo associazioni e comitati facendo ricorso al TAR, che ha rigettato l'eccezione di tardività e fissato l'udienza per gennaio 2027. I giudici dovranno valutare la legittimità delle autorizzazioni rilasciate e in particolare l'assenza di una valutazione ambientale preventiva e cumulativa sugli effetti complessivi del raddoppio dell'impianto.

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S.O.S. Palestina2Redazione · Diritto internazionale

A distanza di un anno dalla prima edizione, torna a Firenze "S.O.S. Palestina 2!", il concerto benefico promosso da Piero Pelù, a sostegno dei progetti di Medici Senza Frontiere in Palestina, che lo scorso anno ha raccolto 83mila euro. L'appuntamento è fissato per il 20 giugno all'Anfiteatro delle Cascine. Sul palco si alterneranno gli Afterhours di Manuel Agnelli, Willie Peyote, Brunori Sas, i Fast Animals and Slow Kids, i Tre Allegri Ragazzi Morti, Laika, Giancane, Peppe Voltarelli. Oltre a Enzo Iacchetti, Moni Ovadia, Zerocalcare, Clet e gli attivisti fiorentini che hanno partecipato all'ultima missione della flotilla Dario Salvetti e Antonella Bundu.

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3Restiamo umani1 articolo
Nasce il fondo di microcredito di Fuori BinarioCristiano Lucchi · Restiamo umani

L'iniziativa ha per protagonisti i "senza dimora", i "non bancabili", i "paria del credito" ed è nata grazie a Mag Firenze e Micro1

A volte per finire nel baratro basta veramente poco. Non hai i soldi per pagarti una cura essenziale quando la burocrazia ti esclude dal Servizio sanitario nazionale; qualche rata arretrata dell'affitto di casa da evadere, o qualche utenza, quando perdi il lavoro e non lo ritrovi; una multa o una cartella esattoriale che arrivano dal passato; la necessità di un paio di costosi occhiali nuovi o dell'apparecchio acustico; l'assicurazione dell'auto in cui dormi, perché se non la paghi il tuo unico giaciglio verrà sequestrato e addio riparo notturno. Tutti casi reali, di persone che rischiano di perdere anche il poco o nulla che hanno. E accomunate da un unico destino: essere persone "non bancabili". Ovvero che per loro è proprio inutile andare in banca a chiedere un prestito perché non glielo daranno mai. Sono persone prive di garanzie patrimoniali, che non possono accedere ad un conto corrente, ad un prestito o ad altri servizi bancari perché hanno un reddito basso o inesistente, vivono di contratti precari e poveri, hanno vecchi debiti o sono prive dei documenti che dimostrano la loro esistenza.

È per questo che il nostro giornale ha deciso di lanciare un programma di microcredito per i più vulnerabili, per gli esclusi dal mondo della finanza tradizionale, che diventano protagonisti nel progetto Fuori Binario. Per noi l'inclusione finanziaria è un diritto e l'esperienza dimostra che chi non ha garanzie patrimoniali può essere una persona affidabile, se ascoltata, accompagnata, messa al centro di una relazione umana. Il Fondo di microcredito Fuori Binario è nato così lo scorso 10 maggio con un'iniziativa promossa con Micro1, Mutua Auto Gestione (Mag) Firenze e Mediterranea Saving Humans, a cui sono intervenute più di cento persone. L'idea affonda le radici in un momento di dolore collettivo, la scomparsa di Stefano, animatore della sede di Fuori Binario, che si è tolto la vita il 3 febbraio 2026. Un gesto che ha scosso profondamente la redazione e l'intera associazione editrice, Periferie al Centro, e che si è così trasformato in azione concreta. Chiunque voglia sostenere il fondo può farlo direttamente attraverso Micro1, associandosi con 10 euro e versando a titolo di prestito una quota da 25 euro (o multipli). Per maggiori informazioni e adesioni scrivete una mail a redazione@fuoribinario.org con oggetto "Microcredito" o contattate Valentina al 3394632863 (solo messaggi).

Una storia di innovazione sociale e finanziaria

Il microcredito per i non bancabili nasce a Firenze da un'intuizione della Comunità delle Piagge più di venti anni fa, quando nella periferia ovest della città viene fondato il Fondo Etico & Sociale. I principi alla base del fondo sono estremamente semplici: "Dal denaro non si può fare altro denaro" e "Se hai, hai per dare". Tradotto vuol dire che le persone sono più importanti del denaro e che quest'ultimo viene ritenuto un mero strumento. Significa che viene data priorità alle garanzie relazionali anziché a quelle patrimoniali e che i prestiti non sono gravati da nessun interesse, ovvero il capitale prestato non ha remunerazione. In soldoni si punta alla redistribuzione del denaro piuttosto che al guadagno e lo si fa in maniera radicalmente alternativa, fuori da qualsiasi percorso bancario ordinario. Da quell'intuizione, divenuta realtà, nasce poi la rete fiorentina che costituirà Mag Firenze, animata dal Fondo Etico piaggese e dai progetti Se.Me., Il Raggio, Micro1 e Micro5 a Firenze e Micropoli nell'empolese. Ad essi si aggiungono ben 1160 singoli cittadini che impiegano così i loro risparmi o parte di essi. Ad oggi i prestiti fatti, grazie ad una raccolta di circa 800mila euro, sono oltre 350.

È grazie al mutualismo, all'autogestione e alla convivialità, che decine e decine di persone in difficoltà hanno avuto una concreta possibilità di emanciparsi fuori dalle solite logiche assistenzialistiche, di affrontare le difficoltà della vita, di fuggire al ricatto dell'usura: Giuseppina, Franco, Florián, Marisa, Hassan, Giovanna, Dario, Olga e gli altri hanno potuto far fronte con dignità al loro destino, senza dover niente a nessuno salvo che restituire, nei tempi e nei modi a loro più utili, il denaro ricevuto. E tutti i prestiti tornano indietro, nessuno bara, perché hanno ben chiara la consapevolezza che la restituzione è fondamentale per sostenere altre persone escluse come loro. Sanno cosa vuol dire, ci sono passati. Per la Mag non ha senso parlare di insolvenza o di sofferenza dei prestiti. È un'esperienza rivoluzionaria proprio per questo, perché mette al centro del processo finanziario la persona e non il denaro: finché c'è la relazione di fiducia con il socio finanziato (e la conoscenza delle sue difficoltà, più o meno durature) ogni ritardo nella restituzione non può mai costituire insolvenza. La fiducia che si instaura ha inoltre permesso all'assemblea della Mag, il luogo deputato a decidere i prestiti, di includere le persone che quei prestiti hanno chiesto, in modo tale da permettere loro di deliberare e assumere una responsabilità condivisa.

La collaborazione tra Fuori Binario, Micro1 e Mag, a cui siete tutti invitati a partecipare, aggiunge oggi un piccolo tassello a questa esperienza, allargando la possibilità di tappare le emergenze e guardare con un po' più di serenità al futuro anche a chi vive in strada.

Il primo prestito: Nanu

Nanu (qui accanto nella foto) è stato il primo beneficiario del microcredito frutto della collaborazione tra Micro1 e Fuori Binario. Da molti anni è nostro diffusore, presenza fissa nella zona di Sant'Ambrogio, dove vende il giornale, da cui ricava un piccolo reddito che non consente risparmi né garanzie patrimoniali. Ha bisogno di 400 euro, che non ha, per pagare l'assicurazione semestrale alla vecchia auto in cui dorme la notte con la moglie. È la loro casa, il loro rifugio, tutto quello che hanno. Non possono permettersi di farsela sequestrare, anche se non circolante, perché priva del tagliando assicurativo. Grazie alla loro appartenenza alla Comunità di Fuori Binario vengono a conoscenza della possibilità di avere un prestito. Insieme andiamo a parlare con Paola, Anna e Chiara. A loro racconta la sua storia, le sue preoccupazioni, l'impossibilità di andare in banca a chiedere soldi. Micro1 decide così di procedere con il prestito: 400 euro da restituire in poco più di un anno, 30 euro al mese. Oggi Nanu espone la quietanza dell'assicurazione sul cruscotto dell'auto e dorme sonni tranquilli, seppur scomodi. Il suo sogno, come quello degli altri diffusori di Fuori Binario, resta quello di avere una casa ad un affitto decente.

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4Infografica1 articolo
Lo scandalo delle case vuoteRedazione · Infografica

A Firenze sono oltre 800 gli alloggi popolari abbandonati e sigillati, mentre chi ne ha bisogno spesso vive in strada

Il focus di questo mese è sullo scandalo delle 844 case popolari vuote, abbandonate a se stesse, sigillate con lastre di ferro, impossibilitate ad accogliere chi ne ha bisogno. Rappresentano circa il 10% del patrimonio complessivo e servirebbero a far vivere dignitosamente un quarto delle famiglie che sono in lista di attesa per una casa comunale. I dati, aggiornati a metà aprile, sono impietosi. E per averli in dettaglio c'è voluto addirittura un accesso agli atti della consigliera comunale Cecilia Del Re (Firenze Democratica), mentre la pagina degli open data del Comune restituisce "zero" se cerchi "erp" o "edilizia residenziale pubblica", mentre puoi trovare con soddisfazione l'elenco delle lapidi commemorative o quello dei gonfalonieri dal 1782 al 1919.

Le 844 case vuote sono così distribuite: 49 nel Quartiere 1, (13 in via dei Pepi); 132 nel Quartiere 2 (40 in via Rocca Tedalda); 59 nel Quartiere 3 (16 in via Erbosa); 198 nel Quartiere 4 (35 in via Canova); 406 nel Quartiere 5 (con via Accademia del Cimento che batte tutti i record con ben 141 appartamenti mentre altri 90 si trovano alle Piagge).

Il Comune di Firenze si difende, non senza ragioni, accusando il governo di destra che taglia i fondi, rimuovendo però così le grandi responsabilità del centrosinistra che nel passato non ha saputo fare di meglio, basti pensare che alcuni di questi appartamenti sono vuoti da oltre 15 anni e che in tutta Italia sono oltre 80.000 le case non utilizzate. Solo lo scorso febbraio le case vuote per il Comune erano 550, possibile che siano salite in soli due mesi di 200 unità? Eppure lo stesso Comune ha un capitolo di bilancio per ristrutturare queste case: si tratta di circa 7 milioni l'anno per tre anni. Come svuotare il mare con un secchiello (anche se va riconosciuto che il secchiello ora c'è) mentre migliaia di persone continuano a vivere in strada o in situazioni di fortuna, ospiti da parenti o amici. Altri invece sono costretti ad affittare la casa lontano da Firenze, dopo che al mercato speculativo degli affitti brevi è stato concesso di tutto e di più. Sempre l'amministrazione intanto sposta l'attenzione dall'Erp all'Ers, mettendo in secondo piano i più poveri e legandosi alla Banca Europea degli investimenti (ne parliamo diffusamente a pagina 4).

Quello degli affitti per turisti merita un altro approfondimento. A metà maggio, secondo Inside AirBnb, a Firenze sono ben 12.211 i vani tolti al mercato degli affitti per residenti: 8.953 nell'area centrale, quella Unesco; 1.210 nel Quartiere 2; 446 nel Quartiere 3; 557 nel Quartiere 4 e 1.045 nel Quartiere 5.

Sul tema l'amministrazione si è tardivamente attivata solo in tempi recenti e una delle misure previste, il nuovo "Regolamento per le locazioni turistiche brevi", è stato adottato solo dopo la pressione virtuosa della Campagna Salviamo Firenze. Un Regolamento che ha superato al Tar ben 18 ricorsi segnando così un primo stop all'ideologia della "proprietà privata vince sempre". Il Tribunale ha infatti ricordato a tutti dell'esistenza dell'articolo 41 della Costituzione che sancisce sì la libertà di iniziativa economica, ma purché non confligga con l'utilità sociale e non rechi danno, tra l'altro, alla dignità umana. E cosa c'è di meno dignitoso per una persona di essere costretta dalla comunità dei suoi simili, in maggioranza sedicenti progressisti, a vivere in strada o in centri di accoglienza non all'altezza dei bisogni?

Ed è proprio sul diritto alla casa, e sull'idea di città in generale, che in maggioranza si discute, anche animatamente, se è vero che in un documento di AVS-Ecolò indirizzato alla sindaca, si propone di acquistare case, anche all'asta, ed è stato necessario ricordare che "per contrastare la rendita serve riaffermare il primato dell'interesse pubblico nelle trasformazioni urbane attraverso una regia capace di pianificare approfondendo i bisogni e con una visione di lungo periodo".

Un accrocchio di politiche disfunzionali governa il diritto all'abitare, vanamente incluso dalla giurisprudenza nel "catalogo dei diritti inviolabili" della persona.

Oggi le politiche della casa hanno bisogno di innovazione e creatività, e torneremo su questo tema. Troppo spesso, invece, la priorità è quella di attrarre investimenti, di qualsiasi tipo (e nessuno vuole investire sui più fragili, inutile dirlo), confidando nella mitica teoria dello sgocciolamento capitalista: più favorisco i ricchi e più ne godranno i poveri. Illusi.

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5Diritto all'abitare2 articoli
Rischio speculazione sul social housingRedazione · Diritto all'abitare

IL CASO FIRENZE

Appello per rivedere l'incarico alla Banca Europea per gli Investimenti

Un centinaio tra cittadini, attiviste per la casa e urbanisti, come anche noi della redazione, hanno firmato un appello per rivedere l'accordo sottoscritto dal Comune di Firenze con la Banca Europea per gli Investimenti (BEI) per un piano di social housing. "Sebbene l'amministrazione lo presenti come un primato nazionale per la soluzione della grave emergenza abitativa in città - si legge nell'appello -, l'accordo comporta rischi significativi. In primo luogo, delegare a una Banca un compito istituzionale quale è il piano casa rivolto a chi non può permettersi un alloggio ai prezzi imposti dal mercato appare per lo meno inadeguato rispetto agli obbiettivi sociali dello strumento. Le esperienze di altre città europee (Lisbona, Dublino, Barcellona, ad esempio) mostrano che l'intervento della BEI tende a spostare l'housing sociale verso fasce del ceto medio in grado di permettersi gli affitti di mercato risultanti, lasciando scoperte le fasce meno solvibili". Ma i rischi sono anche maggiori, perché una "gestione bancaria" dell'emergenza abitativa potrebbe portare, di fatto, ad appaltare al privato le scelte strategiche per la città. Si legge ancora nell'appello: "A Firenze c'è un rischio ulteriore: l'assistenza tecnica fornita gratuitamente dalla BEI attraverso lo strumento URBIS. Se il Comune non possiede competenze sufficienti né capacità decisionale forte, la BEI non si limita a prestare i soldi ma può influenzare le scelte progettuali: pur non decidendo direttamente le aree, la sua valutazione di fattibilità economico-finanziaria (bankability) condiziona la progettazione e la gestione degli interventi, trattandoli come frammenti autonomi distaccati dal contesto urbano. [...] A Firenze, la BEI valuta la fattibilità economico-finanziaria di aree chiave indicate dal Comune sulla base del POC attuale, come l'ex caserma Lupi di Toscana, l'area di Castello, e immobili in via Leopardi e via Toselli, nonché eventuali altri immobili di proprietà di enti diversi dal Comune, isolandoli dal resto della città. Ma è evidente che non si può procedere con il piano vigente, senza cioè rivedere profondamente alcune scelte strategiche: occorre ampliare le aree e i complessi edilizi effettivamente utilizzabili per l'edilizia sociale e correggere l'offerta attuale, lasciata prevalentemente al mercato privato, per garantire che risponda davvero ai bisogni delle fasce più fragili della popolazione. Inoltre, la qualità del progetto e l'innovazione dei contenuti – con l'individuazione di tipologie abitative nuove, come il co-housing, e a basso costo – possono essere garantite solo attraverso un controllo pubblico competente e articolato, sia sul lato amministrativo sia su quello tecnico-finanziario e progettuale. In sintesi, pur aumentando il numero di case costruite, affidare ad una grande banca il recupero del ruolo pubblico nell'abitare significa accettare le regole della finanza europea e del mercato che privilegiano bilanci, parametri tecnico-finanziari e redditività rispetto alla reale assistenza sociale".

Riportiamo di seguito le richieste, punto per punto, contenute nell'appello.

Le richieste di revisione dell'accordo

Per evitare i problemi già emersi e ricondurre questa decisione sotto la regia pubblica, inserendola in una visione complessiva della città, chiediamo con questo appello:

1. Moratoria: sospendere temporaneamente le previsioni sulle aree critiche dove l'attuazione del piano può compromettere la qualità storico-monumentale o altri obiettivi di interesse collettivo.

2. Variante di salvaguardia: durante la moratoria, predisporre una variante che anticipi una nuova visione della città centrata sulla tutela del patrimonio pubblico e sul soddisfacimento dei fabbisogni sociali (casa e servizi). La variante dovrebbe articolarsi in tre passaggi: - a. Censimento del patrimonio: mappatura pubblica, aperta e aggiornata, anche attraverso il contributo dei cittadini e dei consigli di quartiere. - b. Individuazione dei beni comuni: classificazione dei beni rilevanti per l'interesse collettivo, distinguendoli da quelli trasformabili, per impedire che altri enti proprietari possano alienare o trasformare in modi impropri i beni posseduti. - c. Progetto urbanistico: definizione di un organico assetto spaziale del sistema delle aree in moratoria che privilegi il riuso e il recupero del patrimonio esistente, rispondendo ai bisogni abitativi, sociali e ambientali e integrando le aree nel contesto urbano. In questo ambito si elaborerà il Piano Casa incentrato prioritariamente sull'ERP (edilizia residenziale pubblica), con l'obiettivo di dare concreta risposta al fabbisogno esistente, sull'ERS (edilizia residenziale sociale, anch'essa finanziata dal pubblico) e sugli alloggi pubblici per studenti, prestando attenzione anche al tema degli alloggi/foresterie per lavoratori fuori sede. L'ERS sarà a permanente proprietà pubblica e la quota di ERC (edilizia residenziale convenzionata realizzata da privati) prevista per le aree di trasformazione con SE (superficie edificabile) superiore al 2.000 mq. dovrà sempre venire effettivamente realizzata anziché essere sostituita da monetizzazione. I canoni calmierati saranno permanenti. Per le modalità di realizzazione di importanti interventi di recupero e rifunzionalizzazione di immobili e complessi edilizi qui si richiamano in toto i principi e le metodiche operative che hanno guidato l'intervento delle Murate. I risultati dello studio della BEI saranno utilizzati per la realizzazione degli obiettivi del Piano casa.

3. Commissione di Garanzia e Monitoraggio: nomina di una commissione composta da tecnici indipendenti indicati dalle associazioni e dai consigli di quartiere cittadini. Tale Commissione dovrà agire come strumento di informazione e trasparenza democratica, supportando l'amministrazione nell'elaborazione degli strumenti. Avrà in particolare il compito di monitorare l'evoluzione dell'incarico alla BEI, coordinare le iniziative, segnalare le criticità emergenti e proporre soluzioni correttive basate sui reali fabbisogni sociali, evitando che il piano casa diventi un'operazione puramente finanziaria a porte chiuse su frammenti separati della città.

Solo ripristinando una regia pubblica partecipata attraverso questi tre strumenti potremo evitare con certezza che l'emergenza abitativa affidata alla BEI si trasformi in una operazione speculativa mascherata da bene comune.

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Minaccia di darsi fuoco dopo lo sfratto senza preavvisoSandro Targetti · Diritto all'abitare

La minaccia di darsi fuoco davanti al Tribunale di Firenze non è un gesto casuale, ma determinato da una grande disperazione. Il fatto risale all'inizio di maggio e riguarda una signora di 47 anni privata della casa popolare con un provvedimento vissuto come ingiusto, su cui occorre riflettere.

Quando nell'autunno scorso come Sportello Solidale Casa-Rete Antisfratto Area Fiorentina scrissi all'Assessore alla Casa del Comune di Signa per invitarlo a ripensare la decisione di attuare la decadenza dalla casa popolare della famiglia della signora (con la discutibile accusa di aver abbandonato l'alloggio) e individuare provvedimenti alternativi per risolvere e sanare una situazione già molto critica dal punto di vista sociale, relazionale, economico e di salute, ero consapevole che togliere la casa, la residenza (già cancellata nel giugno 2025) e dunque anche l'assistenza sanitaria, avrebbe comportato conseguenze disastrose, vista la quasi impossibilità di trovare un'altra abitazione nel libero mercato. Il SUNIA, che aveva in tutela la signora, propose, in alternativa alla decadenza, un cambio alloggio con un'altra famiglia, per risolvere difficoltà di convivenza presenti in quel condominio, e un piano di rientro dalla morosità da concordare con la signora.

Il Comune sembrava disponibile, ma prese tempo prima di fissare un incontro per definire la questione, fino a quando il 25 marzo scorso, senza alcun preavviso, la signora venne sfrattata da ben 12 carabinieri e 2 vigili urbani. Da allora è stato chiesto al Comune, senza alcun risultato, di ripristinare la residenza e indicare una soluzione abitativa anche temporanea, considerato che la signora era rimasta per strada, aiutata unicamente dalla Rete Antisfratto.

Grave dunque è la responsabilità del Sindaco, dell'Assessore alla Casa e del Responsabile dell'Ufficio Casa del Comune di Signa che dovevano prevedere le possibili gravi conseguenze dei loro provvedimenti. Rimane urgente per il Comune di Signa la necessità di ripristinare la residenza e garantire una soluzione abitativa, con un percorso di inserimento sociale, per questa famiglia, che sicuramente non è in grado di trovare casa in un mercato libero speculativo e discriminante.

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6Diritto all'abitare2 articoli
Piano casa o piano sfratti?Laura Colini · Diritto all'abitare

Le insidie nascoste dentro il pacchetto per l'emergenza abitativa presentato dal governo il Primo Maggio

Alla vigilia del Primo Maggio 2026, il governo Meloni ha presentato un pacchetto di misure per contrastare l'emergenza abitativa: il cosiddetto Piano casa che promette il rilancio dell'edilizia residenziale pubblica ed economicamente accessibile. Nel pacchetto si presenta un Decreto legge con "Disposizioni urgenti per il Piano casa" e un Disegno di legge per il rilascio degli immobili. Il Decreto prevede tre linee di intervento: il recupero di circa 60.000 alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica (ERP); la creazione di un apposito strumento finanziario con a disposizione di 10 miliardi di euro (nazionali ed europei) gestito da Invimit Sgr; l'attivazione di investimenti privati per la realizzazione del Piano casa, con l'obiettivo di affittare o vendere alloggi a prezzi calmierati (nella formula Rent-to-buy). Il Disegno di legge sul rilascio degli immobili prevede misure accelerate per la liberazione di case occupate illegalmente. (Nel frattempo il decreto è entrato in vigore. Il provvedimento è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 7 maggio e l'8 maggio è entrato in vigore come Decreto-Legge n. 66/2026, ndr)

Approfondiamo i tratti di ciascuna disposizione, iniziando dalla matematica. Per il recupero dell'ERP si prevede la riattivazione di circa 6.000 alloggi l'anno, una goccia nel mare delle necessità: i dati dell'Osservatorio nazionale ERP 2024/25 dice che la domanda inattesa di famiglie che rientrano dei criteri di assegnazione ERP è di 300.000 unità e che le case popolari inutilizzate sono 84.000 (di cui 22.700 occupate abusivamente). Quindi il Piano casa accompagnato da un'enfasi elefantiaca, produce un misero topolino, ovvero la copertura di solo un quinto delle domande inevase.

Sfratti più facili

Senza aumentare significativamente l'offerta pubblica (si parla di aumentare la quota ERP ma non si specifica come), il Piano intende recuperare tutti gli 84.000 immobili inutilizzati compresi gli alloggi occupati abusivamente. Come? Con una misura draconiana, ovvero accelerando gli sfratti: si riducono i tempi di rinvii e passaggi procedurali; le tutele per i soggetti più fragili sono minimizzate (si parla di rinvii per malati gravi e over 75, ma non ad esempio di nuclei con minori); si introduce un passaggio che apre alla possibilità che soggetti diversi dall'ufficiale giudiziario eseguano materialmente alcune attività dello sfratto, (attivando una sorta di "esternalizzazione" di parti dell'esecuzione) senza che sia prevista alcuna misura compensativa né un sistema organico di tutela abitativa per chi subisce lo sfratto. Per dare una dimensione calata nella realtà è da sapere che ogni anno sono circa 40.000 le sentenze di sfratto, con una media di circa 150 sfratti eseguiti ogni giorno. Per inciso, la relazione illustrativa del Disegno di legge sulla liberazione di immobili, dichiara di fronteggiare esclusivamente le difficoltà economiche di "proprietari di immobili" a seguito della pandemia, inflazione e crisi energetica, e non di coloro che per le stesse ragioni sono diventati morosi per incapacità di pagare gli affitti. Tutto ciò senza risolvere il problema di accesso alla casa per le fasce più deboli della popolazione (resta un gap di circa 21.500 alloggi, senza contare coloro che non fanno nemmeno domanda), e spostando e aumentando il problema senza risolverlo.

Investimenti immobiliari di Stato

Dal punto di vista finanziario, il Piano promette 970 milioni iniziali con un possibile flusso pluriennale, sperando in forme di cofinanziamento europeo (incluso Fondo social per il clima e altro). Il Decreto assegna a Invimit Sgr, società partecipata dal Ministero dell'economia, un ruolo centrale come ente finanziatore immobiliare, che fa leva sul capitale pubblico iniziale di 970 milioni per poi valorizzare il patrimonio con vari strumenti finanziari. In altre parole lo Stato usa il proprio patrimonio e capitale pubblico per attivare finanza immobiliare. Quindi i 10 miliardi promessi dal governo per avere più case non sono una spesa sociale diretta, ma un sistema di investimento che privilegerà progetti "bancabili" ovvero quelli più attraenti per la leva finanziaria.

Nuove case per la classe media

Inoltre, quanti dei 970 milioni potrebbero essere destinati all'ERP? Non è chiaro e non si stabilisce una quota minima obbligatoria, favorendo invece un ambiguo sistema misto. Un punto chiave del lessico del decreto è usare continuamente formule aggregate che mettono insieme "edilizia pubblica e sociale", "edilizia convenzionata" etc, che - per un'esplicita scelta politica - tendono a mescolare welfare abitativo in edilizia residenziale pubblica e l'abitazione economicamente accessibile per la classe media, basata su sostenibilità finanziaria secondo leggi di mercato. Il Piano inoltre nega un fondo specifico per prevenire la morosità nei casi in cui gli affittuari si trovino in situazioni di difficoltà economica, mentre introduce un fondo di garanzia rotativo per morosità incolpevole che sembra però pensato per la stabilizzazione finanziaria degli enti gestori dell'ERP, piuttosto che per annullare il debito di chi è fragile.

Nessuna garanzia per i più deboli

Molti altri dettagli andrebbero analizzati. Il decreto non è attuativo, ma suggerisce un orientamento del Governo verso un sistema che pone l'enfasi su un mix indefinito di alloggi "a vendita-riscatto" e "pubblici", e che mette al centro del partenariato pubblico/privato una leva finanziaria con minime condizionalità e sicurezze per i soggetti più deboli. Assistiamo così ad un ridicolo paradosso fondato sull'utilizzo delle logiche di mercato come strumento per correggere le distorsioni generate dal mercato stesso.

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La dignità del cementoFrancesco Martinelli · Diritto all'abitare

"Siamo sotto al ponte all'Indiano, un luogo dove purtroppo si è creato un insediamento abusivo che non era più accettabile. [...] Sono iniziate le operazioni di liberazione degli insediamenti abusivi e partiranno tutte le operazioni di abbattimento. Questa era un'operazione necessaria, non poteva essere accettabile avere una situazione come questa. [...] Ci tengo a ringraziare [...] tutti gli operatori che hanno lavorato e che stanno lavorando per restituire a quest'area una dignità...". Così parlò Sara Funaro in un reel su instagram giovedì 21 maggio.

Possiamo davvero dare "dignità" a un pezzo di cemento mentre la togliamo a degli esseri umani, peraltro senza nemmeno citarli? Oggi ragioniamo di come le parole possano essere usate per celare la realtà alla ricerca del consenso. La parola dignità ha un'origine latina densa di significato, legata all'idea di "valore" e "merito". La radice è quella indoeuropea che esprime l'idea di "prendere, ricevere, accettare". Da questa stessa radice derivano anche parole come decere: "convenire" o "stare bene" (da cui decoro). Docere: "insegnare" (nel senso di far accettare un sapere).

Dire che qualcuno ha dignità significa letteralmente che quella persona "vale", che è "adeguata" alla statura umana e che merita, per il solo fatto di esistere, una forma di riguardo e onore. È applicando questo concetto ad una proprietà che si arriva alle dichiarazioni della sindaca sopra citate. Sotto il ponte vivevano persone povere, ma a quanto pare prive sia di identità che di dignità. Questo giornale non può far finta di niente su questo. L'omissione sistematica delle persone e la confusione nei discorsi tra oggetto e soggetto pare ormai un tratto ricorrente. Come quando si nomina la proprietà comunale per poi ringraziare immediatamente le proprietà private in un triste reel che abbiamo sorbito come una medicina scaduta. È la differenza tra una politica che guarda ai soggetti e una che guarda solo agli oggetti. Ora per dare dignità ad un area bisogna sloggiare qualcuno e spostarlo… dove? Il PD (che non è l'acronimo di una bestemmia… ma pare sia un partito politico di sinistra) si impegna ad eliminare chiunque intralci il bello e proficuo. La disumanizzazione della persona ha un sapore di regime novecentesco, con l'aggravante che oggi ci riconduce a Gaza dove le ruspe anticipano la decorosissima "Riviera del Medioriente" immaginata da Donald Trump per le vacanze dei ricchi del mondo.

È così che il viadotto all'Indiano acquista improvvisamente una sua dignità (nonostante qualsiasi fiorentino lo definisca un troiaio). Ma se la "dignità" smette di essere un diritto intrinseco della persona e diventa una caratteristica estetica o funzionale di un luogo, allora forse siamo pronti per una "supercazzola". Insediamento abusivo non accettabile (come quelli che il comune promuove in centro come AirBnB e studentati di lusso?) e ringraziamenti vari tra cui ovviamente ai proprietari terrieri che fanno un po' ridere citati così. Le persone che alloggiavano sotto il ponte non vengono né menzionate né prese in considerazione, mentre il viadotto diventa una presenza fisica degna di tutto l'ottimismo della propaganda e la polizia/pulizia il rimedio per liberare. Pulire, liberare, deportare chissà dove… quanto mi sa di Novecento!

Nella comunicazione social immaginata per pascere il popolo (che si differenzia dai comunicati stampa, o dagli atti ufficiali) si ringraziano en passant anche i servizi sociali, senza specificare cosa abbiano effettivamente garantito nel contesto. Resta così una dichiarazione appesa, come servisse a dare una semplice copertura etica all'operazione e dire: abbiamo agito secondo le regole. Se però mancano i dettagli sulle soluzioni abitative alternative o sul percorso di assistenza, quel ringraziamento rischia di restare un guscio vuoto. Se a destra il linguaggio è spesso più muscolare e diretto (rivendicando l'ordine), qui si tende a usare un linguaggio asettico. Questo, personalmente, risulta ancora più straniante perché evita il conflitto semantico, nascondendo la durezza della realtà dietro concetti come appunto la dignità. Dignità che gli esseri umani in carne ed ossa cercano di conquistare giorno per giorno, nonostante il livello generale sia questo. Chiudiamo quindi con una domanda diretta alla sindaca. Cos'è che è inaccettabile esattamente? Le baracche come segno di degrado urbano, o le condizioni di vita che le rendono necessarie?

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7Lavoro4 articoli
Ricatto Ex GKN sullo stabilimentoValentina Baronti · Lavoro

!Pagina 7 del numero 285

Rubrica: LAVORO | Autore: Valentina Baronti

Il collettivo rilancia l'azionariato popolare aperto fino al 30 giugno: saremo tempesta

Il ricatto sullo stabilimento ex Gkn si è reso palese all'inizio di maggio. Due le notizie fatte uscire sui giornali a un giorno di distanza l'una dall'altra. La prima, in sostanza, diceva: se liberate lo stabilimento vi pagheremo tutto il dovuto. La seconda annunciava la volontà di demolire l'immobile, ormai non recuperabile dopo anni di abbandono.

"Il sipario cala sulla commedia – ha scritto il Collettivo di Fabbrica sui social -. Ed è difficile pensare che non siano e non fossero tutti al corrente sin dall'inizio: dai colloqui al Ministero del 2024 fino ai ritardi del Consorzio".

Del resto, il Collettivo lo dice fin dall'inizio che in tutta questa vicenda si è continuamente invertita la causa con l'effetto. Si specula perché la Gkn ha chiuso o è l'inverso? Se fosse vero il contrario, allora si spiegherebbe perché il Consorzio non è mai decollato e in un anno non è nemmeno riuscito a portare al tavolo i proprietari dell'immobile, così come si spiegherebbe perché i progetti di reindustrializzazione presentati dagli operai non siano mai stati presi in considerazione.

E poi c'è il ricatto sul pagamento delle spettanze e neanche questo sta in piedi. "Le retribuzioni sono dovute a prescindere – scrive ancora il Collettivo - il diritto è stato riconosciuto da centinaia sentenze del tribunale e della corte d'appello di Firenze, sentenze che non vengono tuttavia eseguite". L'immobile semmai deve servire a garanzia di queste spettanze, perché invece si chiede di liberarlo per poi demolirlo? Dopo cinque anni da quel messaggio che annunciava il licenziamento di 500 lavoratori, l'unico sostegno vero che il Collettivo di Fabbrica ha ricevuto è arrivato dalla lotta, da quella comunità solidale sempre più larga che ha difeso il lavoro, la fabbrica, i diritti e la prospettiva di un pezzetto di economia giusta da costruire.

Mentre il mondo scivola sempre più velocemente verso la guerra e il disastro climatico, avere una piccola cooperativa che, invece di piegarsi al riarmo, rilancia la riconversione ecologica, sarebbe una di quelle gocce destinate a farsi tempesta.

Quel sogno di una fabbrica socialmente integrata è ancora possibile. L'azionariato popolare ha sfiorato quota un milione di euro raccolti e rimarrà aperto fino al 30 giugno (info su insorgiamo.org). Ognuno faccia la sua parte e poi ci ritroveremo l'11 e 12 luglio, per l'anniversario dell'inizio della lotta Gkn, per decidere insieme come mettere in mare la barca della cooperativa Gff, come una flotilla nell'economia.

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Il Primo Maggio di un operaio in esilioTaimoor Hassan · Lavoro

L'intervento in piazza a Prato di un lavoratore iscritto ai Sudd Cobas che ha preso parte alla lotta 8X5

Oggi è il Primo Maggio, ma per molti di noi è solo un altro giorno di lavoro. Lavoriamo come macchine nelle fabbriche di Prato, ma i nostri cuori sono con i nostri genitori anziani, le nostre mogli e i nostri figli a casa. Sacrifichiamo la nostra felicità per quella dei nostri cari. Nessuno capisce il dolore dell'esilio meglio di un operaio.

La gente vede solo i nostri guadagni, ma nessuno vede il sudore, la stanchezza e la solitudine che ci sono dietro. Siamo noi che, sia l'Eid (fine del Ramadan ndr) o qualsiasi altra festa, siamo costretti al nostro turno in fabbrica affinché il futuro della nostra famiglia possa essere assicurato. Costruiamo questa città, eppure spesso rimaniamo noi stessi senza nome.

Mentre oggi parliamo della nostra fatica e delle nostre difficoltà, i nostri occhi devono essere rivolti anche a quella terra dove il sangue dei lavoratori viene versato per le strade. Sto parlando della Palestina. Oggi il lavoratore palestinese lotta non solo per il pane, ma per il diritto di respirare. I padri lì non vanno in fabbrica per costruire il futuro dei propri figli; scavano a mani nude tra le macerie per tirarli fuori, i propri figli.

Noi ci troviamo qui in terra straniera, lontani dalla nostra gente, ma in Palestina intere famiglie vengono sterminate. Se oggi parliamo qui del nostro lavoro e dei nostri diritti, allora dobbiamo anche alzare la voce per quei fratelli e quelle sorelle palestinesi ai quali sono stati strappati la terra, i mezzi di sussistenza e la vita. Che l'oppressione sia contro un operaio di fabbrica o un innocente per le strade della Palestina, l'oppressione è oppressione!

Miei cari compagni! Essere tristi non significa che siamo deboli. Proprio questo sacrificio è la nostra forza. Dobbiamo sostenerci a vicenda qui, perché soprattutto in terra straniera un lavoratore è fratello di un altro lavoratore. Dobbiamo anche essere vigili sui nostri diritti, affinché nessuno possa approfittare della nostra situazione.

Viva il lavoratore! Viva la Palestina!

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Per una moda più giustaRedazione · Lavoro

Il manifesto della Campagna Abiti Puliti

Il primo maggio, la Campagna Abiti Puliti ha lanciato il "Manifesto per la transizione giusta nella moda". Nove principi per mettere al centro il rispetto dell'ambiente e delle lavoratrici, in un sistema produttivo, come quello della moda, che è globale.

"Immaginiamoci un sistema della moda giusto – si legge sul sito della campagna -, che antepone il benessere collettivo alla ricerca del profitto individuale. Dove nessunə viene sfruttatə e il pianeta non viene devastato per produrre abiti a basso costo. Solo se lottiamo insieme per difendere il nostro diritto a una vita dignitosa e a un futuro vivibile possiamo realizzarlo. Questo manifesto delinea la nostra visione collettiva per un sistema della moda equo, che protegge e crea posti di lavoro dignitosi e resilienti alla crisi climatica su un pianeta sano".

Andiamolo a vedere, punto per punto: dignità, giustizia ed equità per le lavoratrici; protezioni sociali universali per affrontare la crisi economica e climatica; il benessere delle lavoratrici viene prima del profitto aziendale; libera organizzazione sindacale e diritto dei lavoratori di sedersi ai tavoli per migliori condizioni di lavoro e misure di protezione dal clima; modelli di produzione che rispettino i limiti del pianeta; salari dignitosi universali; le aziende sono responsabili dei danni che causano; vestiti liberi da sfruttamento e oppressione; solidarietà globale e azione collettiva per una moda giusta.

Adesioni sul sito abitipuliti.org o per email manifesto@abitipuliti.org

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Propaganda in pizzeriaRedazione · Lavoro

"Per la festa dei lavoratori sono venuta dai lavoratori più straordinari", così la Presidente del consiglio Giorgia Meloni il primo maggio, quando ha pranzato insieme ai dipendenti di PizzAut, pizzeria di Monza nota per assumere personale autistico. Una parata mediatica, con tanto di foto sorridente con grembiule e vassoio, che a molti è apparsa come l'ennesima farsa. In totale il governo guidato da Meloni ha tagliato 400 milioni ai fondi per la disabilità e l'inserimento lavorativo per molti disabili rimane un miraggio. Perché l'associazionismo si presta alla propaganda?

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8Attualità2 articoli
Prove tecniche di repressioneValentina Baronti · Attualità

!Pagina 8 del numero 285

Rubrica: ATTUALITÀ | Autore: Valentina Baronti

Primavera all'insegna di multe e richiami per chi ha osato protestare contro fascismo e sfruttamento del lavoro

È cominciata con Iris, la seconda studentessa del liceo Machiavelli-Capponi di Firenze ad essere segnalata ai servizi sociali per aver partecipato al presidio davanti al negozio di Patrizia Pepe nel novembre scorso, così come successe a Haji a febbraio. Poi sono arrivate le multe per i sindacalisti dei Sudd Cobas che hanno organizzato il presidio in piazza Europa a Prato, lo stesso giorno in cui doveva tenersi la manifestazione dell'estrema destra per la Remigrazione. Infine la multa a un militante di Prato Antifascista, accusato di aver guidato un breve corteo nel centro storico quello stesso giorno. Nel mezzo ci sono stati gli strike days nei macrolotti, gli scioperi, i picchetti, uno dei quali è finito con il padrone di una fabbrica che ha pestato a calci e pugni un sindacalista dei Sudd Cobas.

La primavera nella Piana è iniziata così, con quelle che potremmo chiamare prove tecniche di repressione, provvedimenti verso singole persone che suonano come minacce per tutte: non protestate, lamentatevi semmai, ma non osate alzare la testa e pretendere diritti o il rispetto della Costituzione. Non abbiamo notizie infatti di provvedimenti analoghi nei confronti di chi ha organizzato un presidio che aveva tutto l'aspetto dell'apologia del fascismo oppure verso chi, ripreso dai telefonini, ha picchiato un sindacalista durante uno sciopero.

Ma entriamo nel merito delle questioni. Cosa chiedeva il presidio a cui hanno partecipato anche Iris e Haji? Che venissero pagati i lavoratori della stireria Alba di Montemurlo, di cui Patrizia Pepe era uno dei committenti. E il presidio di piazza Europa a cosa serviva? A impedire che militanti di organizzazioni di estrema destra come Casa Pound facessero apologia del fascismo, chiedendo il rimpatrio forzato dei lavoratori immigrati lo stesso giorno dell'anniversario della deportazione di oltre 130 operai pratesi nei lager nazisti. Da quella piazza poi gli antifascisti si spostarono in piazza Duomo, dove era stato autorizzato un presidio, al termine del quale i partecipanti si mossero in un breve corteo, tutto in zona pedonale. Altra cosa giudicata da sanzionare. Perché, al di là del fatto che queste indagini sembrano fatte proprio per intimidire e frenare un malcontento che cresce e si fa protesta sociale, bisogna sempre stare nel merito delle cose. Chi ha ricevuto le multe stava rivendicando diritti sacrosanti, chi ha teso il braccio destro inneggiando alla deportazione e chi ha preso a calci un sindacalista non ha ricevuto le carte bollate della procura.

Ma c'è di più. A Prato vige un sistema schiavista, portato avanti da tante piccole micro imprese che lavorano per gli stessi grandi brand della moda, che ora vengono chiamati in causa chiedendo loro di partecipare ai tavoli sindacali e di farsi carico dello sfruttamento delle loro filiere. È questo che il sistema capitalista non può permettersi e che per questo cerca di fermare con tutte le armi che ha. "Fa pensare questo nuovo modus operandi nei confronti di chi mostra solidarietà nei confronti delle lotte sindacali – ha dichiarato la studentessa di 16 anni del liceo Machiavelli-Capponi. Questa cosa per me è comunque solo un incentivo per continuare a lottare".

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Pensare non è reatoFrancesco Martinelli · Attualità

Ma chi fa scuola popolare finisce sotto accusa

Una teoria è rivoluzionaria quando è inaccessibile per l'avversario, dice Gramsci, e difatti poco e nulla hanno capito i giornali sull'attività del nostro amico e redattore Paolo, accusato di essere parte di una fantomatica organizzazione terroristica. Paolo insegna da anni al Centro di Formazione dei Carc a Firenze, una sorta di scuola popolare dove militanti di tutte le età hanno la possibilità di approfondire temi culturali di ogni tipo, dalla filosofia all'arte alla storia. Sono usciti tanti articoli su questo caso recentemente, ma nessuno di questi ha approfondito ciò che realmente viene fatto da chi è accusato: semplicemente scuola. Una scuola dove si insegna a pensare. Mi sono venuti tanti parallelismi con Don Milani, che in questo giornale abbiamo spesso citato, e mi viene in mente "Lettera ad una professoressa", testo in cui la scuola pubblica viene descritta come un ospedale che scarta i malati per curare i sani. Sovrappongo le esperienze e penso che una scuola classista e selettiva non abbia senso. Parlando con Paolo e pensando al Milani apprendo il rigore che ritrovo in entrambi i maestri, la precisione che tende all'etica morale o viceversa e mi sento intellettualmente un po' a casa. Perché il nostro giornale è anche una scuola per chi ha voglia di apprendere il significato della parola comunità. Paolo è un redattore e vignettista di Fuori Binario, preso di mira dal sistema mediatico, politico e militare in maniera poco coerente. Milani, contro la sua volontà è stato santificato dopo una guerriglia che lo ha logorato. Poveri noi, se chi ci fa scuola viene perseguitato! Nelle conferenze stampa che riguardano il nostro collaboratore è stato raccontato un po' di tutto, senza mai dire che probabilmente tutta l'indagine è rivolta a fermare chi fa scuola con l'obiettivo di abbattere il fascismo, che poi è la stessa accusa che il Partito Fascista mosse contro Gramsci. Si attacca la scuola popolare portata avanti da Paolo, come se questa fosse un preludio all'insegnamento alla lotta armata. Si ripropone l'annoso problema del povero che apprende una visione del mondo in cui il padrone non è più dato per scontato. Ma fare scuola deve essere aderenza alla realtà, un atto politico per forza. Altrimenti diventa narrazione semplicistica e comoda per chi non ha più nemmeno la voglia di leggere un giornale, mentre noi per scuola si intende un territorio dove si smontano le narrazioni ufficiali, dove si esce dal "binario" costituito e dove Paolo e compagni ci ricordano che la rivoluzione si può fare con penna e matita e che il "Re è nudo", anche se le istituzioni vanno in crisi. Si capisce al volo che queste ci inducono a credere che pensare sia un reato, ma di certo non è nostra la pena.

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9Diritti1 articolo
L'etica non viaggia sui bus fiorentiniAlberto Ottanelli · Diritti

!Pagina 9 del numero 285

Rubrica: DIRITTI | Autore: Alberto Ottanelli

Sono quelli della BYD, azienda cinese accusata di sfruttamento. La difesa di Autolinee Toscane: "È un fornitore scelto da Consip"

Stai passeggiando sul marciapiede di una grande città, che potrebbe essere Firenze. C'è traffico per i lavori in corso. In giro ci sono giovani, anziani, bambini. Intorno a te molte auto, scooter, biciclette, autobus, la tramvia. Uno scenario abbastanza familiare. Ma c'è una differenza che si nota subito. Non c'è smog e, a parte il ronzio e il bip bip dei motori elettrici, c'è silenzio. È il futuro a portata di mano, nel giro di pochi anni. In alcune città del mondo è già così: Shangai, ad esempio. Oppure Shenzen, la sede di un gigante come BYD, dove quasi il 99% dei taxi e tutti gli autobus hanno il motore elettrico.

Sembrerebbe un progresso, l'affermazione di un futuro finalmente riconciliato con la natura, la vittoria del buon senso ecologico sullo sfruttamento indiscriminato delle risorse, sulla distruzione del pianeta causata dai gas serra. E in buona misura lo è. Ma cosa si nasconde dietro il sistema produttivo dei colossi dell'industria dell'auto elettrica? Purtroppo, diversi rapporti indipendenti stanno dimostrando che oltre all'innovazione verde, esiste un sistema di dumping sociale e ambientale che genera sfruttamento e sofferenza.

Il caso di BYD è emblematico. L'azienda cinese ha recentemente superato Tesla per volumi di vendita, imponendosi come primo produttore mondiale con 2,26 milioni di veicoli venduti nel 2025. La capacità di offrire mezzi tecnologicamente avanzati a prezzi inarrivabili per i costruttori europei ha però radici economico-politiche profonde. Oltre ai sussidi di Stato, ai prestiti agevolati, al controllo statale sui prezzi dell'energia e delle materie prime, quel modello di produzione abbatte i costi facendo leva su ritmi di lavoro estenuanti e sulla negazione dei diritti sindacali.

In Brasile BYD ha costruito un mega impianto produttivo a Camaçari, nello stato di Bahia, per servire tutto il mercato sudamericano. Nel dicembre del 2024, quando la fabbrica era ancora un cantiere, ispettori del lavoro hanno scoperto 163 operai cinesi in condizioni di schiavitù: alloggi fatiscenti, gravi carenze igieniche, servizi sanitari insufficienti. In più ai lavoratori erano stati sequestrati i passaporti, imposte pesanti cauzioni e penali da sostenere in caso di "abbandono" del posto di lavoro. BYD ha risposto proclamando "tolleranza zero" nei confronti degli abusi e dello sfruttamento lavorativo, scaricando tutte le responsabilità sulle ditte sub appaltatrici e rescindendo loro i contratti di fornitura dei servizi. Agli operai è stato riconosciuto un risarcimento di 20 milioni di reais (circa 4 milioni di euro), a fronte di una richiesta di 257. L'impianto, costato 5,5 miliardi, è stato comunque inaugurato nell'ottobre 2025 alla presenza del Presidente Lula e del fondatore di BYD Wang Chanfu.

Non si tratta di un caso isolato. In Europa lo stesso modello è emerso a Szeged, in Ungheria, scelta come sede principale per il mercato continentale. Anche qui agli operai cinesi venivano imposti turni fino a 14 ore per 7 giorni consecutivi, pause pranzo di mezz'ora, trattenute sulle commissioni d'assunzione, oltre al controllo e al sequestro dei telefoni per impedire la fuga di notizie. Un sistema di connivenze e corruzione permetteva inoltre di eludere i controlli di legge.

E allora torniamo all'inizio. Alla città trafficata ma silenziosa. A Firenze. Dove BYD ha iniziato a fornire autobus elettrici ad Autolinee Toscane. L'azienda del trasporto pubblico locale, come si legge nel suo bilancio sociale, adotta una politica rigorosa contro lo sfruttamento, in conformità con lo standard internazionale di responsabilità sociale SA8000. Questa norma impone di monitorare la conformità etica di fornitori e subappaltatori, per garantire una filiera pulita e priva di sfruttamento. Chissà cosa penserebbero gli auditor incaricati di verificare il rispetto dei requisiti previsti dalla SA8000 di fronte alla laconica risposta con la quale AT ha risposto a Fuori binario dicendosi dispiaciuta per l'accaduto e rivendicando di essere un'impresa attenta, certificata, sicura che cerca sempre di selezionare i propri fornitori. E aggiungendo che "i bus BYD sono stati acquistati tramite gara Consip, quindi non è stata una scelta diretta" ma che "avviene tramite la piattaforma statale".

Ci chiediamo: la transizione ecologica può dirsi davvero giusta se si fonda sulla concorrenza sleale e sulla precarizzazione del lavoro globale? O rischia di ridursi a un'operazione di greenwashing che non scalfisce un modello economico insostenibile? L'Unione Europea si trova sotto scacco. Da un lato deve centrare gli obiettivi climatici e rispettare la scadenza del 2035 per la messa al bando dei motori termici; dall'altro, spalancare le porte a veicoli extra-europei competitivi, ma prodotti in condizioni inaccettabili per le democrazie moderne, mette a rischio marchi storici e filiere locali. E una transizione che ignora l'etica non può essere una buona notizia per nessuno: né per l'ambiente, né per i cittadini.

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10Cultura5 articoli
The seaRedazione · Cultura

Il film — regia di Shai Carmeli-Pollak, 2025

Che sia quello negato di fronte alle coste di Gaza, o quello solcato dalla Sumud Flotilla, il mare è inestricabilmente legato alla vicenda palestinese. Eppure, un ragazzo di Ramallah, Khaled, non l'ha mai visto. Decide allora di andarci di nascosto al mare, a dispetto dei divieti israeliani. E parte. Il padre Rihbi, operaio clandestino a Tel Aviv, si mette a cercarlo. Inizia così una doppia peregrinazione in una terra che li vuole invisibili. Questo è il racconto che Shai Carmeli-Pollak, ebreo palestinese, già attivista e documentarista, fa nel suo film The sea (Il mare), girato lungo il muro di separazione e nei villaggi palestinesi. Finanziato dall'Israel Film Fund, ha vinto cinque premi Ophir 2025, diventando il candidato israeliano agli Oscar per il miglior film straniero, scatenando la rabbia del ministro della cultura Miki Zohar.

Nel solco di Kiarostami, Panahi, che, ironia della sorte, sono registi iraniani, e di Ladri di biciclette del nostro De Sica, The Sea pone una domanda semplice e universale: è giusto impedire a un bambino di vedere il mare?

https://www.theseafilm.it/

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Forgive us forRedazione · Cultura

Il disco — Kronos Quartet, 2026

Forgive Us For (perdonaci per..) è Il nuovo album del leggendario Kronos Quartet, formazione statunitense difficile da classificare, che si è cimentata con tantissimi generi, sempre attenta alla contemporaneità. Questo nuovo disco esplora tre territori geografici e tematici: Palestina, Islanda, Ucraina. L'apertura è affidata a "Ya Taali'een el-Jabal", canto tradizionale palestinese con cui le donne comunicavano con i prigionieri, eseguito insieme a una registrazione della vocalist Rim Banna, scomparsa nel 2018. Breve e intenso. Il secondo brano, "Folk fær andlit" dell'islandese Hildur Guðnadóttir, è stato scritto in risposta al rifiuto d'asilo a bambini albanesi malati. Il cuore del disco è "Chernobyl. The Harvest", della compositrice ucraina Mariana Sadovska, che partecipa anche come voce e harmonium. I testi chiedono ossessivamente di persone scomparse; il verso finale: "Ma dov'è mio figlio?", trascende il disastro nucleare per farsi domanda universale.

Un album che solo il Kronos poteva fare!

https://kronosquartet.bandcamp.com/album/forgive-us-for

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Non siete ancora stati sconfittiRedazione · Cultura

Il libro — Alaa Abd El-Fattah, 2026

Noi abbiamo scoperto la brutalità dei carcerieri egiziani con la morte di Giulio Regeni. Ma essi macinavano corpi e anime già da molto tempo prima. Alaa Abd El-Fattah, attivista egiziano classe 1981, uno dei protagonisti della rivoluzione di piazza Tahrir del 2011, è stato arrestato cinque volte, sotto Mubarak, Morsi e al-Sisi. Ha trascorso quasi otto anni in cella, dove tuttora si trova in condizioni definite "inumane" da Amnesty International. Non siete ancora stati sconfitti è il libro che raccoglie i suoi scritti, pubblicato solo grazie a una rete internazionale di editor e giornalisti, e restituisce la drammatica situazione dell'Egitto nelle cui carceri si stimano reclusi oltre 60.000 detenuti politici e di coscienza, sottoposti a torture, esecuzioni capitali, ingiusto processo e lunghi periodi di detenzione preventiva. L'autore intreccia la dimensione privata della prigionia con quella pubblica della rivoluzione: e rilancia la speranza in un'internet che può ancora essere luogo di diritti universali.

https://hopefulmonster.net/prodotto/non-siete-stati-ancora-sconfitti/

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Pianeti lontaniTomaso Montanari · Arte e povertà

!Pagina 10 del numero 285

Rubrica: LA VITA MESSA A NUDO | Autore: Tomaso Montanari

Nella tela di Signorini la fatica fisica di cinque tiratori di barca mentre il mondo dorato dei ricchi volge altrove lo sguardo

"Quattro uomini seminudi tirano ciò che nel Veneto si chiama l'Alzaia, sostituiscono cioè i cavalli nel tirare una barca. Sono quattro bruti individui che si raccomandano poco, ma che stringono il cuore. Nessuna espressione delle teste, nessuna rivelazione del pensiero in quelle quattro persone cadute ben basso dal lato materiale. Da lungi, per amor dei contrasti, un servitore in livrea conduce un bambino di gran signori a spasso mentre il cane aristocratico abbaia ai tiratori di barca". Così un critico, nel 1874, intese stroncare (non senza alcuni travisamenti di lettura) questo altissimo capolavoro dipinto da Telemaco Signorini, "fra i più arrabbiati macchiaiuoli che Firenze conosca", dieci anni prima. Un quadro poi scomparso senza lasciare dietro di sé neanche una riproduzione, per riapparire poi non troppi anni fa, quando fu aggiudicato a un prezzo che fece sensazione.

Alla data del 1864 un quadro come questo non aveva termini di paragone non solo in Italia, ma nemmeno in Francia – cioè in Europa. Non basta, a spiegarlo, la conoscenza di prima mano del colore di Corot o del realismo di Courbet, che Signorini incontra a Parigi, e nemmeno la riscoperta della pittura di luce di Piero della Francesca: il geniale punto di vista sprofondato in abisso, l'affondare dei corpi, l'orizzonte bassissimo rivelano che furono invece le stampe giapponesi a suggerire a Signorini un rapporto con lo spazio e dunque un modo di comporre remotissimi da tutta la tradizione occidentale.

Era, letteralmente, un altro modo di guardare il mondo, e dunque un altro modo di leggerlo, interpretarlo e rifarlo. Il secolo del più feroce colonialismo era anche quello che conosceva una contaminazione che iniziava felicemente a scardinare i capisaldi di una cultura millenaria.

Oggi fa una certa impressione riconoscere i luoghi così esattamente ritratti da Signorini: se il Ponte sospeso, che si intravede sullo sfondo, ha ceduto il posto al Ponte alla Vittoria nelle sue due riedizioni, il Parco delle Cascine conserva ancora il carattere naturale di quell'argine dell'Arno.

E quel che più colpisce è che la Firenze di oggi è ancora, socialmente, identica a quella di allora: con i più umili tra i lavoratori affondati nelle periferie, in modo che non possano turbare la luminosa immagine della città vetrina, mentre i ricchi, e i loro satelliti, volgono ostentatamente lo sguardo dalla parte opposta. La fatica bestiale degli uni, la vita di rendita degli altri: due mondi vicinissimi, remotissimi.

Telemaco Signorini, L'alzaia. Olio su tela, 1864. Collezione privata.

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InSuburbia, teatro ovunqueLaura Tabegna · Cultura

!Pagina 11 del numero 285

Rubrica: CULTURA | Autore: Laura Tabegna

Sosteniamo la campagna di raccolta fondi perché la cultura è un diritto di tutti

"La cultura è un diritto, anche in periferia, anche sotto casa tua". È lo slogan di InSuburbia [theater] Metropolis, progetto che porta il teatro nei cortili delle case popolari, ideato da Fa.R.M, Fabbrica dei Racconti e della Memoria. La rassegna 2026, purtroppo, rischia di ridimensionarsi drasticamente per mancanza di finanziamenti. Senza scoraggiarsi, la compagnia diretta da Fiamma Negri e Giusi Salis ha lanciato una campagna di raccolta fondi. "Il Ministero ha deciso che non valiamo abbastanza. Noi continueremo a costruire comunità, relazioni, cultura nei quartieri che nessuno guarda. Non vogliamo arrenderci. Ma da soli non ce la facciamo", si legge nel post che sta diventando virale sui social. C'è una cultura che viaggia su binari sicuri e c'è una cultura "fuori binario", che si esprime senza aiuto, senza raccomandazioni, per vocazione, sostenuta prima di tutto dalla coscienza e dalla solidarietà.

Alla fonte di tutto c'è una compagnia di professionisti, Fa.R.M, che si occupa di produzione e formazione, attraverso corsi che lavorano sullo spirito critico e sull'empatia. Tra i tanti progetti c'è InSuburbia, con le sue sei edizioni che hanno raggiunto, oltre ai quattro quartieri fiorentini fuori dal centro, con la sezione Florence, anche i comuni limitrofi, con la sezione Metropolis.

Fiamma Negri e Giusi Salis, con tutta la compagnia, hanno lavorato sotto sole cocente e pioggia per allestire uno spazio di cultura fuori dai circuiti tradizionali. Da una storia che tocca anima e creatività delle autrici/autori nasce un lavoro drammaturgico, narrato con linguaggio accessibile a tutti. Quest'anno, tra le protagoniste delle storie, troviamo Rossella Casini, figura fiorentina di lotta alla 'ndrangheta, riscoperta anche da Roberto Saviano.

Si parlerà anche delle disavventure di chi cerca casa. "Nonostante il sostegno dei bandi comunali, le spese sono alte - spiega Fiamma - e così abbiamo deciso di puntare anche sul bando del Ministero per sostenere la cultura nelle periferie. Malgrado il rispetto dei parametri e la piena adesione della nostra missione alle finalità del bando, il punteggio è stato troppo basso. Accettiamo ma non condividiamo questa valutazione, fatta verso chi, come noi, ha lavorato anni per realizzare progetti che possano raggiungere luoghi di frontiera. Per entrare nelle periferie occorre formare una rete solida, avere figure di riferimento. Anche a livello tecnico, noi siamo completamente autosufficienti". La cultura di InSuburbia non lascia fuori nessuno ed è riuscita ad entrare nelle Rsa, nei centri giovani, ha lavorato con la lingua dei segni e con i podcast per chi non può vedere. "Lo spettacolo che sto scrivendo - ci spiega Fiamma Negri - è sul diritto alla bellezza, il diritto di tutti alla cultura. Per sopravvivere non basta il cibo. Il nostro progetto nelle periferie nasce con questa missione".

> Per donazioni: per paypal, link diretto nella bio della pagina instagram di InSuburbia; per bonifico, IBAN: IT97I0501802800000020001034; Intestatario: F.A.R.M. - FABBRICA DEI RACCONTI E DELLA MEMORIA; Causale: Donazione InSuburbia Metropolis.

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11Società2 articoli
Curare i più fragiliBarbara Cremoncini · Società

!Pagina 11 del numero 285

Rubrica: SOCIETÀ | Autore: Barbara Cremoncini

C'è una prima linea invisibile, dove tutti i giorni si combatte per la salute delle persone in difficoltà. Al numero 35 di via del Leone, a Firenze, dal lunedì al venerdì, gli ambulatori dell'associazione Stenone sostengono il diritto alla salute delle persone più fragili.

"L'associazione Niccolò Stenone nasce nel 1990 - spiega il presidente don Andrea Bigalli - con una sua natura giuridica autonoma dal 1991 e uno stretto rapporto con Solidarietà Caritas Onlus, mentre dal 2007 è attivo un protocollo con l'Asl di Firenze. L'ambulatorio fa rete con altre realtà di volontariato ed è sostenuto dal Centro missionario medicinali della Diocesi. Il contesto oggi è molto cambiato: ci sono i senza fissa dimora, gli immigrati e anche tanti poveri che vivono qui e non hanno i mezzi per curarsi".

Purtroppo, nonostante la Costituzione, all'articolo 32, parli chiaro in proposito, il diritto alla salute appare oggi a rischio per una fetta sempre più ampia di persone. "Una parte di popolazione - osserva Bigalli - rischia di restare per sempre ai margini, invisibile". Anche a Firenze, nella Toscana che da sempre si dice ai primi posti in questo campo. Chi vive per strada è esposto a tante patologie e carenze, spesso non ha residenza e quindi non può usufruire della sanità pubblica.

A questi problemi si sommano quelli legati a una burocrazia che sembra ormai aver perso ogni misura di umanità e di buon senso. Si parla infatti di esclusione digitale: senza tecnologie oggi è quasi impossibile fare una prenotazione o scaricare una ricetta. È quello che l'associazione chiama "esigibilità di un diritto". Perché se non hai modo di farlo valere, o non sai nemmeno di averlo, quel diritto di fatto non ce l'hai. Per questo, accanto al lavoro di diagnosi, cura e prevenzione delle malattie, c'è un'attività paziente di informazione e formazione sanitaria e giuridica.

Nel 2025 sono state 787 le persone prese in carico, per un totale di 869 visite di medicina generale e 1.123 visite specialistiche interne e 79 esterne. I medici sono stati inoltre chiamati in strutture o in strada per 236 pazienti. Sono stati forniti 979 farmaci gratuiti a fronte di una richiesta in crescita costante. Purtroppo l'attenzione verso questa realtà è ai minimi storici. "Nonostante associazioni come la nostra sopperiscano a carenze del sistema sanitario, siamo sempre sul filo del rasoio. I nostri medici, ad esempio - avverte Bigalli - non possono più avere il ricettario regionale. Per noi è un colpo gravissimo perché senza non possiamo più prescrivere né farmaci, né visite o esami".

La squadra di Stenone è cambiata nel tempo: oggi ci lavorano 14 medici di medicina generale, 7 specialisti, 2 fisioterapisti, 2 psicologhe, 13 dentisti, tutti volontari, sempre meno giovani, spesso pensionati, perché chi lavora nella sanità con turni massacranti, non ha più tempo per il volontariato. Ci sono poi un'infermiera, che coordina l'attività degli ambulatori, un operatore socio-sanitario, un direttore sanitario e chi si occupa dell'amministrazione, della gestione informatica e di molto altro. "Ma il lavoro aumenta, la squadra invecchia e i volontari non bastano mai".

Associazione Niccolò Stenone via del Leone 35, Firenze 055 214994

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Smog su telaGuido Leoni · Società

!Pagina 11 del numero 285

Rubrica: SOCIETÀ | Autore: Guido Leoni

"Cominciai a dipingere con lo smog perché ero stufo di respirarlo e mi resi conto che ce n'era talmente tanto che ci si poteva fare dei quadri". Inizia così la mia chiacchierata con Alessandro Ricci, pittore e musicista che ha fatto delle sue arti una forma di attivismo ecologico.

"Nel 2000, passando in delle vie vicino al centro dove sulle persiane c'erano dei grandi accumuli grigi, mi venne questa idea malata. Li raccoglievo col cotone, bagnato e strizzato bene, e poi su tela facevo degli scorci di Firenze. Feci tre o quattro quadri poi una piccola mostra alla casa del popolo di Casellina, e questi piacquero. Poi mi contattò per un'altra mostra il gruppo degli Amici dei musei di Firenze e sicché io continuavo a dipingere scorci con lo smog. Lo smog già di per sé si fissa bene sulla tela, quasi non serve il fissativo: quando hai finito il quadro ci metti una carta bianca sopra e poi ci passi col ferro da stiro rovente diverse volte. Tutti gli idrocarburi accumulati, oltre alle polvere organica e tutto il resto, sciolti dal calore penetrano meglio fra le maglie della tela e questo vale anche per i nostri polmoni.

Uno degli Amici dei Musei, che lo venne a sapere da Pisa, mi chiese di fare una mostra per far vedere l'inquinamento che si deposita sui monumenti e che li aggredisce. Ho preso parecchia polvere dai marmi della chiesa di Santa Maria della Spina a Pisa, dai marmi del Duomo di Firenze, dai marmi di Santa Maria Novella, anche dal retro del bugnato, dalle pietre di Palazzo Vecchio, dalla statua di Sant'Alessio in piazza Santa Trinita, da una statua accanto alla chiesa di Santa Caterina. Non andavo con lo scaleo, me lo facevo prestare dai negozi lì vicino, spiegavo quello che volevo fare e me lo davano contenti.

Alcune volte mi hanno intervistato e hanno scritto articoli per contestare questo problema. Quando pigliavo lo smog da via Alamanni, prima che ci passasse la tramvia, era una via trafficatissima e venivano delle tele proprio nere, con Via De' Vanni ancora un nero molto intenso, anche via del Ponte Sospeso dava un nero bellissimo, molto forte. Via Baccio da Montelupo, dove sto io, è una via sempre trafficata, ma dà un grigio meno intenso perché ci sono più spazi aperti, forse è più ventilata.

I miei soggetti sono chiese, scorci, tante chiese, cupole, case, casine copiate da fotografie, anche scattate da me. Uso uno stecchino da denti e infilzo un pezzettino di cotone imbevuto di polvere. A volte uso anche le croste perché è talmente tanta la quantità di polveri, che ci sono dei pezzi così grossi che magari li uso come carboncino per fare i tetti. Il risultato è un qualcosa per forza in bianco e nero e quindi non può certo essere un'immagine particolarmente piacevole. Infatti mi sono rifiutato di dipingere la natura con lo smog.

All'inizio era per far vedere cosa si respira dentro Firenze, per far vedere l'aggressione dello smog sui monumenti, ma andando avanti penso che lo smog forse rappresenta anche un po' il nostro modo di vivere. Basta accendere la televisione. Mi tocca vederla perché la mia mamma la guarda, quindi vedo tutti i giorni i telegiornali e vedo quanto è grulla la gente. Suono flauto e violino per le Associazioni No Eolico nel Mugello. Mi muovo soprattutto in bici anche per non stressarmi, e poi fa bene alla salute."

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12Rubriche5 articoli
Trovare le paroleLaura Bardelli · Fiori d'asfalto

!Pagina 12 del numero 285

Rubrica: FIORI D'ASFALTO | Autore: Laura Bardelli

Fiori d'asfalto - esercizi di sguardo poetico dalle periferie, a cura di Laura Bardelli

A proposito dell'urgenza di recuperare alla complessità della condizione umana il suo linguaggio (che è anche poetico), così scrive Piero Ferrucci, psicologo e psicoterapeuta, allievo di Roberto Assagioli, il fondatore della Psicosintesi:

«Le parole di una poesia, così precise e ben situate nella struttura che le contiene, ci mettono a contatto con ciò che è al di là delle parole, che è ineffabile. […]. Sappiamo ora che l'analfabetismo emotivo è causa di disagio, e che parte del disagio spesso consiste proprio nell'incapacità di spiegarselo. Il malessere è una massa oscura e informe che ci assale senza spiegazioni e senza mediazioni. E qui entra in scena la parola, che spiega, che dà chiarezza, che rende tutti più lucidi e centrati. Si mette ora nella psicoterapia l'accento sulla "granularità emotiva", cioè la capacità di descrivere i propri stati d'animo in dettaglio, con precisione e trasparenza. "Sto bene", "Va male" non bastano. Sono descrizioni troppo elementari e approssimative. Saper trovare le parole giuste e il modo di trasmettere un particolare stato d'animo non sono solo caratteristiche della poesia, ma sono un requisito per la salute».

Piero Ferrucci, Introduzione a Maurizio Riccetti, Poesia e Psicosintesi, 2026

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  • analfabetismo emotivo
  • granularità emotiva
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Ignoranza!Roberto Pelozzi · Le colpe e le discolpe

!Pagina 12 del numero 285

Rubrica: LE COLPE E LE DISCOLPE | Autore: Roberto Pelozzi

culmine di pensieri incompiuti lasciati a fastidiare il cervello, riempirlo di remora e odio, mai di realtà. Pensare è basso quando non lo si guarda, altrimenti è la via per uscire e vedere il momento. E il bene viene avviene… è per cacciare il male. Il quale si nasconde, non sa più dove andare e... si perde! Così finisce; che nessuno più lo va a pensare.

Roberto Pelozzi

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  • ignoranza
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Gender pay gapMarta Benettin · Femminismi

!Pagina 12 del numero 285

Rubrica: FEMMINISMI | Autore: Marta Benettin

A giugno l'Italia dovrà recepire la Direttiva UE 2023/970 che obbliga le aziende a svelare le strutture salariali e a giustificare ogni divario superiore al 5%. In pratica, se una dipendente pensa di prendere meno del collega maschio a parità di lavoro e condizioni, può chiedere all'azienda giustificazione del proprio stipendio minore (questa direttiva vale per tutte le forme di discriminazione, non solo donne-uomini).

Se da un lato questa direttiva creerà un problema alle aziende — rivendico infatti la libertà di premiare chi è più bravo e si impegna di più — dall'altra servirà a ridurre l'ingiustizia. Le imprese dovranno accorgersi e/o ammettere discriminazioni e bias, spesso inconsci, con cui vengono fatte le offerte di lavoro.

Ricordiamoci però che il "gender pay gap" in Italia è un sistema complesso che riguarda sia la retribuzione ma soprattutto il lavoro di cura di cui si occupano principalmente le donne.

Dati Istat e Inps (*) mostrano che, se il divario retributivo orario è del 5-10%, la forbice sul reddito annuo supera il 20% (media 25,7%), arrivando al 30% tra i dirigenti. Questo accade per la "penalità della cura": congedi e permessi per occuparsi di bambini e di anziani non sempre retribuiti, part-time che per il 40% è involontario. La maternità agisce come una "zavorra" che blocca scatti di anzianità e premi di produzione, frammentando la carriera.

Finché la cura familiare resterà un carico solo femminile, nessuna legge sulla trasparenza colmerà il vuoto in busta paga.

(*) Istat (Rapporto SGDS - Obiettivo 5) e INPS (Osservatorio sui lavoratori dipendenti del settore privato e Analisi del divario di genere nel mercato del lavoro e nel sistema previdenziale.

  • femminismo
  • gender pay gap
  • trasparenza salariale
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  • divario retributivo

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Il pioppo di MantignanoValentina Nicastro · Mille foglie

!Pagina 12 del numero 285

Rubrica: MILLE FOGLIE | Autore: Valentina Nicastro

Questo mese si va nella periferia ovest di Firenze, vi porto a Mantignano tra i campi coltivati, dove un tempo c'erano gli orti che sfamavano la città. Proprio qui, in via Bobino, conosceremo un pioppo bianco - Populus alba -, l'albero conosciuto anche come "Gattice", che guarda da lontano l'acquedotto di Mantignano.

Con la sua candida corteccia, nelle varie stagioni, il pioppo bianco ci dà sempre un buongiorno un po' diverso: talvolta ci saluta pudicamente, spoglio del suo abito, con storni che si riparano danzando tra i suoi rami, mentre nell'aria tiepida e calma della primavera il suo buongiorno è dolcemente fluttuante, e il suo aspetto è adorno di bianchi batuffoli che poi si staccano da lui e volteggiano in modo quasi surreale e senza peso, davanti ai nostri occhi, come in un paesaggio onirico, di sogno, e ricoprono di una coltre soffice e bianca il suolo.

Nel loro abbandonarsi ai capricci della brezza, nel loro vagare apparentemente senza meta, recano in sé un progetto sapiente e antico come il mondo: trasportare i piccolissimi giovani semi lontano dalla pianta madre come fossero figli che lasciano la casa materna per riproporre in un altro luogo la variopinta continuità della Vita.

Nelle primissime scene del film "Amarcord" di Federico Fellini, ambientato nella primavera del 1933, qualcuno, riferendosi ai piumini cotonosi prodotti dai pioppi pronuncia questa frase: "Le manine sono su e l'inverno non c'è più", intendendo dire che all'arrivo dei batuffoli di pioppo si esce dalla stagione invernale.

Le sue foglie producono un fruscìo così simile al brusio della folla, che si dice questa sia la ragione per la quale i Romani chiamavano questo albero "Arbor populi" (Albero del Popolo), da cui deriva la denominazione "Populus".

Salutiamo il grande pioppo bianco produttore di ombra, ossigeno e neve primaverile!

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Giardini pensili vicini al cieloFabio Bussonati · Un mondo ganzo è possibile

!Pagina 12 del numero 285

Rubrica: UN MONDO GANZO È POSSIBILE | Autore: Fabio Bussonati

Per lungo tempo i giardini pensili hanno rappresentato la possibilità di un'architettura che regalava spazio e opportunità. Oggi, che abbiamo cementato intere province, è per far sopravvivere il Mondo che bisogna andare sui tetti, e se fino a ieri tutto ciò era Utopia, oggi si rivela come una necessità.

Dopo le opportune verifiche di stabilità strutturale, ogni tetto piano può facilmente diventare un luogo di produzione di felicità, ospitando cassoni per la coltivazione degli ortaggi, i pannelli fotovoltaici per l'agrivoltaico e tutte le persone che tutto ciò renderanno possibile.

Convertire tutti gli spazi in luoghi produttivi sia di beni che di idee: per eliminare l'anidride carbonica dall'atmosfera è indispensabile la funzione clorofilliana. Se ne deduce che i tetti, come intervento minimo, devono essere inerbiti, poi un modo efficiente di recuperare gli sfalci si troverà. E possiamo coltivare anche le pareti verticali, le piante rampicanti non aspettano altro!

La superficie della Terra non è solo l'estensione delle terre emerse, ma a questa va aggiunta l'area delle superfici verticali, cioè tutti i muri che sono ottimi supporti per la coltivazione di piante che mirano in alto.

Le piante appoggiate ai muri li proteggono dal vento, dalla pioggia e dal sole, migliorando la qualità degli edifici con una necessaria protezione dagli sbalzi di temperatura del cemento, che è cagionevole di salute, specialmente se è armato, e producendo un bellissimo e gratuito raffrescamento estivo.

Non so se la vita sui tetti sarà migliore, ma di sicuro sarà più vicina al Cielo.

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  • cementificazione

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13Attualità6 articoli
Un gioco per capire la vita in stradaRedazione · Senza dimora

!Pagina 13 del numero 285

Rubrica: SENZA DIMORA | Autore: Redazione

A Torino, dal 1979, c'è un'associazione che, nel nome di un senza dimora morto di freddo, Bartolomeo, offre accoglienza, sostegno e dignità a chi vive in strada. L'ultima idea dell'associazione è quella di mettersi nei panni, attraverso un gioco di società, di chi vive in questa condizione per comprendere la fragilità, ma anche la forza di chi tenta di ripartire.

Ambientato tra le vie di Torino, questo gioco affronta con delicatezza e realismo i temi della perdita del lavoro e della casa. Il gioco è stato pensato e progettato insieme a due ospiti senza dimora dell'associazione.

Registrato alla Camera di Commercio, prevede che il 10% del prezzo di vendita vada come diritto d'autore a ciascuno dei due creatori, offrendo loro una concreta opportunità di riscatto economico.

Un'iniziativa ludica e pedagogica, pensata per informare e sensibilizzare l'opinione pubblica sulle barriere invisibili della marginalità sociale.

Per acquistarlo e sostenere il progetto, basta contattare l'associazione all'indirizzo bartolomeoec@bartolomeo.net

--- Articolo della Redazione, "Un gioco per capire la vita in strada", Fuori Binario n.285

  • senza dimora
  • marginalità sociale
  • gioco di società
  • solidarietà
  • povertà
  • pedagogia

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Dimmi dove vivi e ti dirò cosa rischiAlberto Ottanelli · Save the children

!Pagina 13 del numero 285

Rubrica: SAVE THE CHILDREN | Autore: Alberto Ottanelli

A Firenze, così come in molte altre città italiane, il quartiere dove nasci o dove vivi può fare la differenza per il tuo futuro. Lo conferma la ricerca di Save the children "I luoghi che contano. Infanzia e adolescenza nelle periferie urbane" secondo la quale i quasi 4.700 minori che vivono nelle aree più fragili della città sono costretti ad affrontare tassi di povertà e dispersione scolastica molto superiori alla media comunale.

Nelle otto zone di disagio socioeconomico individuate dall'Istat, il 28,1% delle famiglie è in povertà relativa (contro il 17,4% cittadino). Qui l'abbandono scolastico raddoppia, colpendo il 14,9% degli studenti delle medie e superiori, mentre il 22,2% dei ragazzi all'ultimo anno delle medie è a rischio di dispersione, contro il 9% del resto della città. Una forbice che non si chiude negli anni successivi, tanto che in queste zone un giovane su quattro (25,6%) non studia e non lavora, rispetto al 17,5% registrato complessivamente nel comune.

"Centoquarantaduemila bambini e adolescenti in Italia vivono nelle periferie fragili delle grandi città, dove spesso sono costretti a confrontarsi con gravi disuguaglianze socio-economiche e territoriali – afferma Daniela Fatarella, direttrice generale di Save the Children – È proprio da questi luoghi che occorre partire per ridefinire le priorità politiche, perché un paese in cui il destino di un bambino dipende dal quartiere in cui nasce è un paese che non investe sul proprio futuro". Per questo Save the Children chiede interventi strutturali e risorse stabili per contrastare la povertà educativa e rilancia la proposta di istituire "presidi socio-educativi" nelle periferie più fragili: spazi pubblici sicuri e accessibili dove ragazze e ragazzi possano partecipare ad attività culturali, sportive e ricreative, ricevendo anche supporto educativo e psicologico.

La ricerca è scaricabile a questo link https://www.savethechildren.it/cosa-facciamo/pubblicazioni/i-luoghi-che-contano

  • infanzia
  • adolescenza
  • periferie
  • povertà educativa
  • dispersione scolastica
  • disuguaglianze
  • presìdi socio-educativi

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In difesa del Servizio Sanitario NazionaleRedazione · Sanità

!Pagina 13 del numero 285

Rubrica: SANITÀ | Autore: Redazione

È stata depositata in Cassazione una proposta di legge di iniziativa popolare per rafforzare il Servizio sanitario nazionale, promossa dalle associazioni che aderiscono al coordinamento "La via maestra", insieme alla Cgil. La raccolta firme è iniziata il 15 maggio, anche online. L'obiettivo è difendere il diritto alla salute contrastando decenni di privatizzazioni, tagli e inefficienze che hanno favorito il mercato a scapito del pubblico. La legge punta a portare il finanziamento del Ssn al 7,5% del Pil entro il 2030, per valorizzare il personale e bloccare le esternalizzazioni. Con la memoria ancora fresca della vittoria del NO all'ultimo Referendum in difesa della Costituzione e alle mobilitazioni del 1978 che portarono alla nascita del Servizio sanitario nazionale, l'iniziativa propone una mobilitazione dal basso per sottrarre la salute alle logiche di mercato, rilanciando un modello basato su universalità, equità e solidarietà.

--- Articolo della Redazione, "In difesa del Servizio Sanitario Nazionale", Fuori Binario n.285

  • sanità
  • Servizio sanitario nazionale
  • legge di iniziativa popolare
  • privatizzazioni
  • diritto alla salute
  • raccolta firme

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A Firenze il primo centro toscano per la giustizia riparativaRedazione · Giustizia

!Pagina 13 del numero 285

Rubrica: GIUSTIZIA | Autore: Redazione

Giustizia riparativa. Si chiama così una delle novità introdotte dalla riforma Cartabia del 2022 e consiste in una forma di giustizia che non si focalizza sulla punizione del colpevole ma sulla riparazione del danno causato dal reato. A Firenze è recentemente nato il primo centro per la giustizia riparativa della Toscana, nel quartiere di Novoli: si tratta di uno dei trentasei centri nazionali finanziati dal Ministero e servirà per tutta la Toscana. L'obiettivo di questo nuovo modello è quello di aprire un percorso parallelo e autonomo rispetto al processo penale, in cui la vittima e l'autore del reato vengono attivamente coinvolti nella risoluzione e nella trasformazione del conflitto, grazie al supporto di mediatori specializzati. Il centro sarà gestito dall'ente del terzo settore "Aleteia ETS – Studi e ricerche giustizia riparativa". Ci lavoreranno sei mediatori esperti, iscritti nell'elenco istituito presso il ministero della Giustizia, affiancati da interpreti, traduttori e personale di supporto.

--- Articolo della Redazione, "A Firenze il primo centro toscano per la giustizia riparativa", Fuori Binario n.285

  • giustizia riparativa
  • mediazione penale
  • riforma della giustizia
  • terzo settore
  • Toscana

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Macrolotte ai macrolotti di PratoRedazione · Lavoro

!Pagina 13 del numero 285

Rubrica: LAVORO | Autore: Redazione

Non ci sono più zone franche, neppure nei macrolotti tra Firenze e Prato. Le battaglie dei Sudd Cobas hanno abbattuto ogni barriera e la rivendicazione dei diritti dilaga. Dopo la prima lavoratrice di origine cinese, altri due connazionali si sono uniti ai picchetti sindacali e hanno ottenuto il pagamento degli stipendi e un risarcimento. "È il loro riscatto dopo due anni passati tra turni di lavoro disumani, paghe a cottimo e negazione dei diritti fondamentali - scrivono i Sudd Cobas dopo aver sottoscritto l'accordo con la Confezione Jia Yangditta di Prato -. L'appello ai lavoratori cinesi è questo: unitevi al sindacato e lottate per i vostri diritti. Non siete da soli. Come non sono stati da soli You e Ma". Per tre giorni, infatti, "decine di membri del sindacato si sono alternati al loro fianco davanti ai cancelli della fabbrica. E in sole 48 ore sono stati raccolti più di 1.900 euro per sostenere le spese per un alloggio", visto che i due lavoratori "hanno dovuto lasciare la casa fornita dal padrone".

--- Articolo della Redazione, "Macrolotte ai macrolotti di Prato", Fuori Binario n.285

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Parigi tassa le case sfitteLaura Tabegna · Attualità

!Pagina 13 del numero 285

Rubrica: ATTUALITÀ | Autore: Laura Tabegna

Sindaci coraggiosi

A Parigi saranno raddoppiate le tasse sugli appartamenti sfitti. È la misura politica scelta dal neo eletto sindaco di Parigi, Emmanuel Grégoire, per affrontare l'emergenza abitativa che sta affliggendo la capitale francese. In realtà, la difficoltà a trovare casa in città, il caro affitti e lo squilibrio tra domanda e offerta di appartamenti, sono problemi drammaticamente comuni a livello globale. Finora, però, pochi sindaci hanno avuto il coraggio di affrontare il problema con un intervento politico chiaro, con l'obiettivo di intervenire sul mercato e indirizzarlo in maniera virtuosa.

Pochi ma buoni: insieme al socialista Grégoire, citiamo l'altro neo sindaco democratico di New York, Zohran Mamdani, che ha annunciato una tassa sugli immobili di lusso, del valore superiore ai 5 milioni di dollari, che rimarranno vuoti per la maggior parte dell'anno. Anche la regione di Bruxelles si è attrezzata: mantenere una casa sfitta per più di 12 mesi comporta una sanzione amministrativa di 7500 euro per il primo anno, con un raddoppio progressivo annuale. Il punto dolente, dunque, non è tanto la ricchezza da tassare per fare cassa, ma la mancanza di uso di un immobile a fronte della crisi abitativa.

Tornando a Parigi, la legge di bilancio francese 2026 ha autorizzato i Comuni ad aumentare la tassa annuale dal 17 al 30 per cento del valore catastale di locazione dopo un anno di "sfitto". Condizione essenziale: la domanda di alloggi deve superare di gran lunga l'offerta, escludendo case vacanze o seconde case. Dopo due anni, l'aliquota può salire dal 34 al 60 per cento. L'obiettivo è riportare sul mercato almeno 20mila alloggi.

Sul tema, ricordiamo che Firenze è stata segnalata dall'Osservatorio Ance 2026 al primo posto in Italia per inaccessibilità abitativa, con un calo delle locazioni a lungo termine, un aumento degli sfratti e una pressione altissima per le famiglie meno abbienti, a cui l'affitto assorbe l'80,5% del reddito disponibile.

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Ringraziamenti: Questo giornale non esisterebbe senza l'impegno delle attiviste, degli attivisti e di quattro persone speciali: Alessandro De Angeli, Giovanni Ducci, Mariapia Passigli e Sondra Latini.

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Obblighi di legge: Reg. Tribunale di Firenze 4393 del 23/6/1994. Edito da Periferie al Centro, via del Leone 76, Firenze. Polistampa. ISSN 2784-9384. Il giornale è stato chiuso in tipografia il 26 maggio 2026.

Online: www.fuoribinario.org — redazione@fuoribinario.org — fuoribinariofirenze (social).

--- Articolo della Redazione, "Il giornale in strada", Fuori Binario n.285

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I luoghi amiciRedazione · Luoghi Amici

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  • Anelli Mancanti — Via Palazzuolo 8, Firenze
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  • Casa delle Donne — Via delle Vecchie Carceri 8, Firenze
  • Centro di Teatro Internazionale — Via Vasco de Gama 49, Firenze
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  • Circolo Il Melograno — Via Aretina 513, Firenze
  • Casa del Popolo Il Progresso — Via Vittorio Emanuele II 135, Firenze
  • Casa del Popolo La Costituzione — Via Gramsci 560, Sesto Fiorentino
  • Casa del Popolo La Montanina — Montebeni, Fiesole
  • Casa del Popolo Osteria Nova — Via Roma 448, Bagno a Ripoli
  • Circolo Sant'Ellero — Via Contessa Itta 2, Sant'Ellero
  • Casa del Popolo San Niccolò — Via San Niccolò 33r, Firenze
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  • Comunità delle Piagge — Piazza Alpi-Hrovatin 2, Firenze
  • Comunità dell'Isolotto — Via degli Aceri 1, Firenze
  • Croce Rossa Italiana — Via F.lli Orsi 19, Bagno a Ripoli
  • Csa Next Emerson — Via di Bellagio 15, Firenze
  • Enoteca Vigna Vittoria — Via Fabbroni 14r, Firenze
  • Fattoria di Mondeggi — Colline di Bagno a Ripoli
  • Forimercato Rete Sociale — Via del Guarlone 10r, Firenze
  • Fraternità di Romena — Romena, Pratovecchio Stia
  • G.A.S. Rione Lippi c/o Arci — Via Fanfani 16, Firenze
  • I' Candelaio - Ronda della Carità — Via del Leone 36r, Firenze
  • La Botteghina — Via Barbera 2r, Firenze
  • Libreria Punti Fermi — Via Boccaccio 49r, Firenze
  • Londra 12, il Taxi di Consuelo — Per le strade di Firenze
  • Madonnina del Grappa — Via delle Panche 30, Firenze
  • Orto Collettivo — Via degli Ulivi 30, Calenzano
  • Biblioteca Torregiani — Via Palazzuolo 95, Firenze
  • Pantagruel — c/o Sollicciano, Firenze
  • perUnaltracittà, La Città manifesta — Gruppo di acquisto
  • Petit Carré — Via Pierozzi, 25, San Casciano
  • Progetto Arcobaleno — Via del Leone 9, Firenze
  • SOMS Insorgiamo Collettivo Ex GKN — Via Fratelli Cervi 1, Campi Bisenzio
  • Sudd Cobas — Via San Jacopo 7, Prato
  • Teatrodante Monni — Piazza Dante 23, Campi Bisenzio
  • Villa Guicciardini — Via di Montughi 55, Firenze
  • Villaggio dei Popoli — Via dei Pilastri 45r, Firenze

--- Articolo della Redazione, "I luoghi amici", Fuori Binario n.285

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Fuori dal tunnelRedazione · Fuori dal Tunnel

Una mappa della solidarietà fiorentina. Informazioni preziose per chi vive in strada, è arrivato in città da poco o non conosce la lingua: dove mangiare, dormire, lavarsi, vestirsi, avere una parola di conforto, ricevere soccorso in caso di violenza, avere supporto legale. Maggiori informazioni sul sito www.fuoribinario.org.

Numeri utili: 112 - Numero Unico Europeo di Emergenza. 116117 - Numero Unico Europeo per l'accesso alle cure mediche non urgenti e ad altri servizi sanitari territoriali a bassa intensità/priorità di cura. 055 0510241, 055 211632 - Segnalazioni persone in strada. 055 055 - Contact Center Comune di Firenze. 055 0510241 - Residenze anagrafiche c/o Centro diurno La Fenice, in via del Leone 35. 055 545454 tasto 1 - URP Asl Toscana Centro. 055 4385920 (da cellulare), 800 860 070 (da fisso) - URP Regione Toscana. Competenzedigitali.toscana.it/en/punto-digitale-facile - Punto Digitale Facile.

Per essere accolti e vestirsi

Emergenza freddo (da dicembre a marzo) — L'accoglienza è dalle 19 alle 9, con distribuzione materiale igienico, cena e colazione. Prenotazioni e informazioni: Lun-Gio 8.30-12.30, via Corelli 91, tel. 055 267701 / 337 1213981. accoglienzainvernale@fondazionesolidcaritas.it. Segnalazione persone in difficoltà: Centro la Fenice, Lun-Ven 9-17 tel. 055 0510241; Lun-Ven 17-9 e nel fine settimana: lafenice@coordinamentotoscanomarginalita.org. Si può segnalare anche a: Portineria Albergo Popolare tel. 055 211632. Form online: https://www.coordinamentotoscanomarginalita.it/segnalazione-persone-in-difficolta/. Assessorato al welfare: assessore.paulesu@comune.fi.it.

Albergo Popolare — Prenotazioni: Lun-Ven 10-12, via della Chiesa 68, tel. 055 211632. albergopopolare.fi@divittorio.it.

Angeli della Città (distribuzione coperte, vestiario e alimenti, portare ISEE; su appuntamento) — Lun, Mer e Gio 10-12.30; Mar 15-18. Via Sant'Agostino 19. Per info e segnalare persone in difficoltà: tel. 340 5239889 / 353 4189595. angelifirenze@gmail.com.

La Fenice (centro diurno) — Lun-Ven 9-13 e 14-17 (solo da servizi sociali) e Sab 9-13. Segnalazione persone in difficoltà: Lun-Ven 9-17 tel. 055 0510241. Lun-Ven 17-9 tel. 055 0510241 e nel fine settimana via mail. Via del Leone 35. lafenice@coordinamentotoscanomarginalita.org.

Progetto Arcobaleno (chiamare o scrivere) — Via del Leone 9, tel. 055 280052. accoglienza@progettoarcobaleno.it.

Le Curandaie APS (abbigliamento e attività diurne) — Lun-Ven 9.30-13, c/o cuRemake, via Pepe 47/8, tel. 055 5385341. E su prenotazione c/o Fonte, via Mugello 21/23, tel. 055 5387839.

Centro Aiuto Vita (solo vestiti, donne in gravidanza o con bambini fino ai 2 anni) — Lun-Ven 8.30-12, Piazza San Lorenzo 9, tel. 055 291516. cav.firenze@live.it.

Per mangiare

Ronda della Carità — Tutti i giorni cena 20.30, Stazione Campo di Marte, angolo via Mannelli-viale Mazzini. Tel. 348 2712275. rondacarita@gmail.com.

Caritas (necessaria registrazione) — Pranzo tutti i giorni 11-13.15, via Petri 1 (angolo via Baracca), tel. 055 30609230. Per i residenti dei vari quartieri dietro segnalazione servizi sociali esistono mense di quartiere.

Angeli della Città (distribuzione coperte, vestiario e alimenti, portare ISEE; su appuntamento) — Lun, Mer e Gio 10-12.30; Mar 15-18. Via Sant'Agostino 19. Per info e segnalare persone in difficoltà: tel. 340 5239889 / 353 4189595. angelifirenze@gmail.com.

Vincenziani (banco alimentare) — Mer 14-16, via del Ronco Corto 20. Segreteria: Mar 9-12, Parrocchia V. San Bartolo a Cintoia 82 (solo appuntamento), tel. 055 0128846.

La Fenice — Tutti i giorni colazione 9-10, Lun pranzo alle 12. Via del Leone 35, tel. 055 0510241.

Centro Aiuto Vita (banco alimentare per donne in gravidanza o con bambini fino ai 2 anni) — Lun-Ven 8.30-12, Piazza San Lorenzo 9, tel. 055 291516. cav.firenze@live.it.

Misericordia (banco alimentare) — Per saperne di più: Mar 10-12, tel. 055 239393. info@misericordia.firenze.it.

Per curarsi

Croce Rossa Bagno a Ripoli — Su appuntamento. Sportello Sociale accesso diretto Sab 9-12.30. Via Fratelli Orsi 19, Bagno a Ripoli (bus 23), tel. 334 6034100 (whatsapp). sportellosociale@cribagnoaripoli.it.

Ambulatorio odontoiatrico Palagi (per emergenze dentistiche, gratuito con reddito basso documentato) — Lun-Sab 8-8.30. Per informazioni: tel. 055 6937342 (Lun-Ven 8-11). puntodiascolto.odontoiatria@uslcentro.toscana.it.

Centro Aiuto Vita (solo sostegno psicologico per donne in gravidanza o con bambini fino ai 2 anni) — Lun-Ven 8.30-12, Piazza San Lorenzo 9, tel. 055 291516. Per emergenze: 339 7188394. cav.firenze@live.it.

Sindacato di base CUB (sportello di orientamento sui diritti del malato) — Mer 16-19, via di Scandicci 86, tel. 329 5923500.

Comunità delle Piagge (sportello di orientamento sui diritti del malato) — Mer 16-18, Piazza Alpi e Hrovatin 2, tel. 349 2527246.

Sportello liste di attesa (sportello per ottenere l'erogazione delle prestazioni in tempi giusti) — c/o Circolo Arci di Porta a Prato, Portierato di quartiere e Comunità delle Piagge. Per informazioni: tel. 339 5311085 / 349 8360870.

Associazione Incontriamoci sull'Arno (sportello di orientamento sui diritti del malato) — Gio 15-19, c/o Portierato di quartiere Borgo San Frediano 53R, tel. 377 1098460.

Misericordia (Servizio ambulanze) — Lun-Ven 8.30-13.30 e 14.30-17.30, tel. 055 212222. info@misericordia.firenze.it.

Stenone (ambulatori) — Lun 09.30-13.00 e 14.30-17.30; Mar 14.30-17:30; Mer-Ven 09.30-13.00 e 14.30-17.30. Via del Leone 35, tel. 055 214994. stenone@stenone.it.

Kit igienici

ACISJF Help Center (assorbenti, pannolini, bagnoschiuma, spazzolini) — Lun-Gio 9.30-12.30 e 14.30-17; Ven 9.30-12.30. Via Valfonda 1, tel. 055 294635. helpcenter@acisjf-firenze.it.

Per farsi una doccia

Caritas — Campo sportivo Cascine del Riccio, Lun, Mer, Ven 7-11, via del Ponte a Iozzi 2 (capolinea bus 36), tel. 055 30609230.

La Fenice (solo per utenti registrati e su prenotazione) — Lun-Ven 10-13, tel. 055 0510241.

Sportello legale

Croce Rossa Bagno a Ripoli — Su appuntamento. Sportello Sociale accesso diretto Sab 9-12.30. Via Fratelli Orsi 19, Bagno a Ripoli (bus 23), tel. 334 6034100 (whatsapp). sportellosociale@cribagnoaripoli.it.

Anelli Mancanti (su appuntamento) — Immigrazione: 1o, 3o e 4o Gio del mese 19-21. Lavoro: 2o Gio del mese 19-21. Via Palazzuolo 8, tel. 055 2399533 (16.30-21), 334 9850793 (solo whatsapp). glianellimancanti@yahoo.it.

Progetto Arcobaleno (su appuntamento) — 1o Lun del mese e tutti i Mer 18-19. Via del Leone 9, tel. 055 280052. legale@progettoarcobaleno.it (mail solo per info semplici).

ACISJF Help Center (su appuntamento da prendere allo sportello di ascolto) — 2 Mar al mese 14.30-17. Via Valfonda 1, tel. 055 294635. helpcenter@acisjf-firenze.it.

Avvocato di Strada — Gio 17.30-19, via Liguria 1. firenze@avvocatodistrada.it.

Circolo Arci I Ciompi (solo orientamento e assistenza pratiche per il soggiorno legale in Italia, solo su appuntamento) — Piazza dei Ciompi 11, Lun-Ven 9-13, tel. 055 26297269 / 327 1811734 (solo whatsapp scritti).

Ascolto e orientamento

ACISJF Help Center (solo ascolto psicologico su appuntamento da prendere allo sportello d'ascolto) — Mer 10-13, via Valfonda 1, tel. 055 294635. helpcenter@acisjf-firenze.it.

Progetto Arcobaleno (su appuntamento, chiamare) — Mar 14-16 e Gio 10-12, via del Leone 9, tel. 391 7202861 (Firenze) / 347 3074066 (Faltona). sportello.ascolto@progettoarcobaleno.it.

Aiuto dipendenze

Centro Java — Lun-Ven 15-19, Ven-Sab 24-5. Via Pietrapiana angolo via Fiesolana, tel. 055 2340884.

Progetto Arcobaleno (su appuntamento, chiamare) — Lun-Ven 9-19. Via Faentina 23, loc. Faltona (Borgo San Lorenzo), tel. 055 8494052. Gioco d'azzardo: su appuntamento, chiamare o scrivere.

Narcotici Anonimi Italia (incontri più giorni a settimana, chiamare per informazioni) — Tel. 06 84025043 (numero unico nazionale). info@na-italia.org.

Giocatori Anonimi (solo gioco d'azzardo) — Lun 21-22.30 (il secondo del mese aperta a tutti). Via Morosi 38, c/o S. Maria Ausiliatrice. Ven 21-22.30, via Marsuppini 9, c/o S. Maria a Ricorboli. Tel. 338 2166566. firenze@giocatorianonimi.org.

Casa, affitto, sfratti

Sportello Unione Inquilini (parte della Rete Antisfratto) — Mar, Mer e Gio 17-19, c/o Cobas via dei Pilastri 41r, tel. 393 5895698.

Resistenza Casa Solidale (Referente anche Rete Antisfratto) — Lun 17-19.30, c/o Casa dei diritti sociali Piazza Baldinucci 8r, tel. 335 1246551 / 345 9671275.

Sportello Gruppo Casa (Referente anche Rete Antisfratto) — Mar 17-19.30, Piazza Matteucci 11, Campi Bisenzio, tel. 335 1256551.

Stop violenza

Artemisia — Lun-Ven 10-17, via del Mezzetta 1 int., tel. 055 601375.

Sportello Vanessa — Per accoglienza: 2° e 4° Sab del mese 9-13. Lun 8-12 e 14.30-17.30; Mar 14.30-17.30; Gio 8-12; Ven 8-12. c/o Humanitas Firenze, via San Bartolo a Cintoia 20/H2, tel. 348 0719121. vanessa@humanitasfirenze.it.

Nosotras Onlus (su appuntamento) — Lun-Ven 9-13, via Faenza 103, tel. 055 2776326. violenzadigenere@nosotras.it.

Progetto Arcobaleno (contro la tratta e lo sfruttamento) — Mar e Gio 13.30-16, via dell'Agnolo 5, tel. 055 284823 / 392 2428438. spaziointermedio@progettoarcobaleno.it.

Deposito bagagli

Caritas — Lun-Sab 9-11, via Petri 1 (angolo via Baracca), tel. 055 30609230.

Vincenziani (solo guardaroba) — Accettazione: Lun 9.30-12.30. Distribuzione: Gio 9.30-12, via del Ronco Corto 20, tel. 055 0128846.

Sportello lavoro

ACISJF Help Center — Mer e Ven 9.30-12.30 (stesura e aggiornamento CV anche Lun-Gio 14.30-16.30). Via Valfonda 1, tel. 055 294635. helpcenter@acisjf-firenze.it.

Nosotras Onlus (orientamento lavorativo donne) — Lun-Ven 9.30-13, via Faenza 103, tel. 055 2776326. donnenosotras@gmail.com. Su Scandicci: Mar 15-17, via Aleardi 1, tel. 055 7363404 / 371 6847482 (solo sms). Su Empoli: Ven 10-13, via Cavour 43/B, tel. 0571 725062. pr.emp.nosotras@gmail.com.

Centri giovani

Sala Gialla (dietro registrazione, centro per giovani 11-29 anni, con sala di registrazione) — Lun-Ven 16-19 (chiuso agosto), via Felice Fontana 22, tel. 055 3248674.

Centro Giovani "Nidiaci" (dietro registrazione, centro diurno per giovani, con anche aiuto compiti) — Lun-Ven 16-19 (chiuso agosto), via dell'Ardiglione 30/a.

Per segnalazioni redazione@fuoribinario.org.

--- Articolo della Redazione, "Fuori dal tunnel", Fuori Binario n.285

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16Ultima pagina4 articoli
Lavoro, che passioneValentina Baronti · Infine

"Se fai quello che ami non lavorerai un solo giorno in tutta la tua vita". Una frase motivazionale che leggiamo spesso e che sarebbe giusto rivedere così: "Se fai quello che ami sarà più facile sfruttarti". Pensiamo al lavoro culturale, a quante ricercatrici appassionate della loro materia vengono fatte lavorare gratis, a quanti volontari delle associazioni svolgono attività non retribuite, a quante nei musei lavorano, sottopagate, per ditte in appalto.

Il settore culturale è uno di quelli in cui lo sfruttamento è più invisibile. O meglio, lo era, perché ormai da più di dieci anni l'associazione "Mi Riconosci?" denuncia le condizioni di precarietà dei lavoratori della cultura e un anno fa ha lanciato un appello per uno sciopero generale del settore, che si terrà il 12 giugno prossimo. Un evento epocale per un comparto in cui non si può certo dire ci sia coscienza di classe.

I punti dell'appello, attorno al quale si sono riunite associazioni e sindacati, parlano di dignità del lavoro culturale in Italia, di rispetto della salute e della sicurezza, di eliminazione di ogni forma di discriminazione; chiedono più assunzioni, reinternalizzazioni, superamento del sistema degli appalti, eliminazione delle false partite IVA, stabilizzazione del precariato nella ricerca.

"Scioperare insieme ad altre migliaia di persone significa condividere le stesse lotte – scrive Mi Riconosci? - riscoprire e rivendicare i propri diritti, non sentirsi soli in un settore lavorativo che ha fatto della frammentazione e dell'isolamento uno strumento di controllo. Rompiamo la retorica della bellezza e della passione per denunciare in modo deciso le condizioni di chi quel patrimonio lo tutela e valorizza ogni giorno con professionalità e competenze spesso non riconosciute. Lo sciopero durerà solo un giorno, ma l'ondata di cambiamento che saremo capaci di sollevare potrà durare ancora a lungo".

Un tempo si diceva che anche l'operaio voleva il figlio dottore, ora forse non è nemmeno più quella l'aspirazione giusta: che tu sia archeologa o sorvegliante, ricercatore o addetta alla biglietteria, il sistema in cui sei inserita è lo stesso ed è fatto di sfruttamento e invisibilità. Fino a che un giorno la porta del museo non rimane chiusa e tutte le lavoratrici scendono in piazza. Insieme.

  • lavoro culturale
  • sfruttamento
  • precariato
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--- Articolo della Redazione, "E tu come puoi sostenerci?", Fuori Binario n.285

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Giornalisti di strada - il podcastRedazione · Podcast

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  • Un'altra memoria: i loro crimini, le nostre strategie. Con Guadagnucci, Frulli, Della Porta
  • Questo libro è illegale. Intervista sul decreto sicurezza con Guadagnucci, Basili e De Zordo
  • Dall'invisibilità all'emancipazione sociale. Diritto all'abitare, giornali di strada, autorecupero
  • Diritto internazionale sotto attacco. Micaela Frulli dialoga con Cristiano Lucchi per Fuori Binario
  • Senso della vita e Spiritualità. Con Sigfrido, libero pensatore e promotore dell'Arengo di Firenze
  • Il braccio armato del potere. Storie e idee per conoscere la polizia italiana, di Michele Di Giorgio
  • Storia di Marco, libraio senza dimora multato a Firenze con 5.000 euro
  • Per un comunismo della cura. Intervista a Gian Andrea Franchi dalla Piazza del Mondo di Trieste
  • Salvare vite non è reato. Mediterranea racconta le sue attività in mare e a Firenze
  • La povertà in chiave storico-contemporanea. Con Angelo D'Orsi
  • Il tempo della Cura racconta Fuori Binario
  • Giornalismo Redistributivo. I giornali dei senza dimora in Italia
  • La fabbrica dei sogni di Valentina Baronti

--- Articolo della Redazione, "Giornalisti di strada - il podcast", Fuori Binario n.285

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Le crociate di SbardeRedazione · Cruciverba

Cruciverba #285 - Sbarde.

Orizzontali

1. Calciatore di prima linea 10. Lo aprono i sacerdoti ogni giorno 11. Li sollevano i pesisti 13. Forza, vigore 14. Pronome personale 15. Metà... volo 16. Esclamazione di sorpresa 17. Il Moretti regista (iniz.) 19. Colpite da sentimenti intensi 23. Colmare un disavanzo 24. Quello alto è... in California 25. Croce Rossa Italiana 27. Ha tre reti 29. Deriso, fatto oggetto di scherno 30. Dio greco dell'amore 31. Ebbe come capo Salan

Verticali

1. Dare da bere agli animali 2. Espressioni algebriche composte da tre termini 3. Quadri ad olio 4. Il vizio capitale dei gretti 5. Mammiferi selvatici 6. Formaggi in genere 7. Aiutò Teseo ad uscire dal labirinto 8. Mezzo... niente 9. Corrono a Pamplona 12. Atomo con carica elettrica 18. Completamente deteriorato 20. Sostanza narcotizzante estratta dal papavero 21. È... vostro in tribunale 22. Nitida come il cielo 26. Sistema operativo per dispositivi mobili Apple 28. Simbolo chimico dell'argon

La soluzione del cruciverba #284 è pubblicata in questo numero.

--- Articolo della Redazione, "Le crociate di Sbarde", Fuori Binario n.285

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