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ATTUALITÀ

Prove tecniche di repressione

Valentina Baronti · Fuori Binario n. 285, Giugno 2026, pagina 8

!Pagina 8 del numero 285

Rubrica: ATTUALITÀ | Autore: Valentina Baronti

Primavera all'insegna di multe e richiami per chi ha osato protestare contro fascismo e sfruttamento del lavoro

È cominciata con Iris, la seconda studentessa del liceo Machiavelli-Capponi di Firenze ad essere segnalata ai servizi sociali per aver partecipato al presidio davanti al negozio di Patrizia Pepe nel novembre scorso, così come successe a Haji a febbraio. Poi sono arrivate le multe per i sindacalisti dei Sudd Cobas che hanno organizzato il presidio in piazza Europa a Prato, lo stesso giorno in cui doveva tenersi la manifestazione dell'estrema destra per la Remigrazione. Infine la multa a un militante di Prato Antifascista, accusato di aver guidato un breve corteo nel centro storico quello stesso giorno. Nel mezzo ci sono stati gli strike days nei macrolotti, gli scioperi, i picchetti, uno dei quali è finito con il padrone di una fabbrica che ha pestato a calci e pugni un sindacalista dei Sudd Cobas.

La primavera nella Piana è iniziata così, con quelle che potremmo chiamare prove tecniche di repressione, provvedimenti verso singole persone che suonano come minacce per tutte: non protestate, lamentatevi semmai, ma non osate alzare la testa e pretendere diritti o il rispetto della Costituzione. Non abbiamo notizie infatti di provvedimenti analoghi nei confronti di chi ha organizzato un presidio che aveva tutto l'aspetto dell'apologia del fascismo oppure verso chi, ripreso dai telefonini, ha picchiato un sindacalista durante uno sciopero.

Ma entriamo nel merito delle questioni. Cosa chiedeva il presidio a cui hanno partecipato anche Iris e Haji? Che venissero pagati i lavoratori della stireria Alba di Montemurlo, di cui Patrizia Pepe era uno dei committenti. E il presidio di piazza Europa a cosa serviva? A impedire che militanti di organizzazioni di estrema destra come Casa Pound facessero apologia del fascismo, chiedendo il rimpatrio forzato dei lavoratori immigrati lo stesso giorno dell'anniversario della deportazione di oltre 130 operai pratesi nei lager nazisti. Da quella piazza poi gli antifascisti si spostarono in piazza Duomo, dove era stato autorizzato un presidio, al termine del quale i partecipanti si mossero in un breve corteo, tutto in zona pedonale. Altra cosa giudicata da sanzionare. Perché, al di là del fatto che queste indagini sembrano fatte proprio per intimidire e frenare un malcontento che cresce e si fa protesta sociale, bisogna sempre stare nel merito delle cose. Chi ha ricevuto le multe stava rivendicando diritti sacrosanti, chi ha teso il braccio destro inneggiando alla deportazione e chi ha preso a calci un sindacalista non ha ricevuto le carte bollate della procura.

Ma c'è di più. A Prato vige un sistema schiavista, portato avanti da tante piccole micro imprese che lavorano per gli stessi grandi brand della moda, che ora vengono chiamati in causa chiedendo loro di partecipare ai tavoli sindacali e di farsi carico dello sfruttamento delle loro filiere. È questo che il sistema capitalista non può permettersi e che per questo cerca di fermare con tutte le armi che ha. "Fa pensare questo nuovo modus operandi nei confronti di chi mostra solidarietà nei confronti delle lotte sindacali – ha dichiarato la studentessa di 16 anni del liceo Machiavelli-Capponi. Questa cosa per me è comunque solo un incentivo per continuare a lottare".

Pagina 8 del numero 285 Uscito sul numero 285 (Giugno 2026), a pagina 8. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero