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SOCIETÀ

Smog su tela

Guido Leoni · Fuori Binario n. 285, Giugno 2026, pagina 11

!Pagina 11 del numero 285

Rubrica: SOCIETÀ | Autore: Guido Leoni

"Cominciai a dipingere con lo smog perché ero stufo di respirarlo e mi resi conto che ce n'era talmente tanto che ci si poteva fare dei quadri". Inizia così la mia chiacchierata con Alessandro Ricci, pittore e musicista che ha fatto delle sue arti una forma di attivismo ecologico.

"Nel 2000, passando in delle vie vicino al centro dove sulle persiane c'erano dei grandi accumuli grigi, mi venne questa idea malata. Li raccoglievo col cotone, bagnato e strizzato bene, e poi su tela facevo degli scorci di Firenze. Feci tre o quattro quadri poi una piccola mostra alla casa del popolo di Casellina, e questi piacquero. Poi mi contattò per un'altra mostra il gruppo degli Amici dei musei di Firenze e sicché io continuavo a dipingere scorci con lo smog. Lo smog già di per sé si fissa bene sulla tela, quasi non serve il fissativo: quando hai finito il quadro ci metti una carta bianca sopra e poi ci passi col ferro da stiro rovente diverse volte. Tutti gli idrocarburi accumulati, oltre alle polvere organica e tutto il resto, sciolti dal calore penetrano meglio fra le maglie della tela e questo vale anche per i nostri polmoni.

Uno degli Amici dei Musei, che lo venne a sapere da Pisa, mi chiese di fare una mostra per far vedere l'inquinamento che si deposita sui monumenti e che li aggredisce. Ho preso parecchia polvere dai marmi della chiesa di Santa Maria della Spina a Pisa, dai marmi del Duomo di Firenze, dai marmi di Santa Maria Novella, anche dal retro del bugnato, dalle pietre di Palazzo Vecchio, dalla statua di Sant'Alessio in piazza Santa Trinita, da una statua accanto alla chiesa di Santa Caterina. Non andavo con lo scaleo, me lo facevo prestare dai negozi lì vicino, spiegavo quello che volevo fare e me lo davano contenti.

Alcune volte mi hanno intervistato e hanno scritto articoli per contestare questo problema. Quando pigliavo lo smog da via Alamanni, prima che ci passasse la tramvia, era una via trafficatissima e venivano delle tele proprio nere, con Via De' Vanni ancora un nero molto intenso, anche via del Ponte Sospeso dava un nero bellissimo, molto forte. Via Baccio da Montelupo, dove sto io, è una via sempre trafficata, ma dà un grigio meno intenso perché ci sono più spazi aperti, forse è più ventilata.

I miei soggetti sono chiese, scorci, tante chiese, cupole, case, casine copiate da fotografie, anche scattate da me. Uso uno stecchino da denti e infilzo un pezzettino di cotone imbevuto di polvere. A volte uso anche le croste perché è talmente tanta la quantità di polveri, che ci sono dei pezzi così grossi che magari li uso come carboncino per fare i tetti. Il risultato è un qualcosa per forza in bianco e nero e quindi non può certo essere un'immagine particolarmente piacevole. Infatti mi sono rifiutato di dipingere la natura con lo smog.

All'inizio era per far vedere cosa si respira dentro Firenze, per far vedere l'aggressione dello smog sui monumenti, ma andando avanti penso che lo smog forse rappresenta anche un po' il nostro modo di vivere. Basta accendere la televisione. Mi tocca vederla perché la mia mamma la guarda, quindi vedo tutti i giorni i telegiornali e vedo quanto è grulla la gente. Suono flauto e violino per le Associazioni No Eolico nel Mugello. Mi muovo soprattutto in bici anche per non stressarmi, e poi fa bene alla salute."

Pagina 11 del numero 285 Uscito sul numero 285 (Giugno 2026), a pagina 11. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero