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Archivio › Fuori Binario n. 285 · Giugno 2026 › pagina 8

ATTUALITÀ

Pensare non è reato

Ma chi fa scuola popolare finisce sotto accusa

Francesco Martinelli · Fuori Binario n. 285, Giugno 2026, pagina 8

Una teoria è rivoluzionaria quando è inaccessibile per l'avversario, dice Gramsci, e difatti poco e nulla hanno capito i giornali sull'attività del nostro amico e redattore Paolo, accusato di essere parte di una fantomatica organizzazione terroristica. Paolo insegna da anni al Centro di Formazione dei Carc a Firenze, una sorta di scuola popolare dove militanti di tutte le età hanno la possibilità di approfondire temi culturali di ogni tipo, dalla filosofia all'arte alla storia. Sono usciti tanti articoli su questo caso recentemente, ma nessuno di questi ha approfondito ciò che realmente viene fatto da chi è accusato: semplicemente scuola. Una scuola dove si insegna a pensare. Mi sono venuti tanti parallelismi con Don Milani, che in questo giornale abbiamo spesso citato, e mi viene in mente "Lettera ad una professoressa", testo in cui la scuola pubblica viene descritta come un ospedale che scarta i malati per curare i sani. Sovrappongo le esperienze e penso che una scuola classista e selettiva non abbia senso. Parlando con Paolo e pensando al Milani apprendo il rigore che ritrovo in entrambi i maestri, la precisione che tende all'etica morale o viceversa e mi sento intellettualmente un po' a casa. Perché il nostro giornale è anche una scuola per chi ha voglia di apprendere il significato della parola comunità. Paolo è un redattore e vignettista di Fuori Binario, preso di mira dal sistema mediatico, politico e militare in maniera poco coerente. Milani, contro la sua volontà è stato santificato dopo una guerriglia che lo ha logorato. Poveri noi, se chi ci fa scuola viene perseguitato! Nelle conferenze stampa che riguardano il nostro collaboratore è stato raccontato un po' di tutto, senza mai dire che probabilmente tutta l'indagine è rivolta a fermare chi fa scuola con l'obiettivo di abbattere il fascismo, che poi è la stessa accusa che il Partito Fascista mosse contro Gramsci. Si attacca la scuola popolare portata avanti da Paolo, come se questa fosse un preludio all'insegnamento alla lotta armata. Si ripropone l'annoso problema del povero che apprende una visione del mondo in cui il padrone non è più dato per scontato. Ma fare scuola deve essere aderenza alla realtà, un atto politico per forza. Altrimenti diventa narrazione semplicistica e comoda per chi non ha più nemmeno la voglia di leggere un giornale, mentre noi per scuola si intende un territorio dove si smontano le narrazioni ufficiali, dove si esce dal "binario" costituito e dove Paolo e compagni ci ricordano che la rivoluzione si può fare con penna e matita e che il "Re è nudo", anche se le istituzioni vanno in crisi. Si capisce al volo che queste ci inducono a credere che pensare sia un reato, ma di certo non è nostra la pena.

Pagina 8 del numero 285 Uscito sul numero 285 (Giugno 2026), a pagina 8. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero