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Lavoro, che passione
Valentina Baronti · Fuori Binario n. 285, Giugno 2026, pagina 16
"Se fai quello che ami non lavorerai un solo giorno in tutta la tua vita". Una frase motivazionale che leggiamo spesso e che sarebbe giusto rivedere così: "Se fai quello che ami sarà più facile sfruttarti". Pensiamo al lavoro culturale, a quante ricercatrici appassionate della loro materia vengono fatte lavorare gratis, a quanti volontari delle associazioni svolgono attività non retribuite, a quante nei musei lavorano, sottopagate, per ditte in appalto.
Il settore culturale è uno di quelli in cui lo sfruttamento è più invisibile. O meglio, lo era, perché ormai da più di dieci anni l'associazione "Mi Riconosci?" denuncia le condizioni di precarietà dei lavoratori della cultura e un anno fa ha lanciato un appello per uno sciopero generale del settore, che si terrà il 12 giugno prossimo. Un evento epocale per un comparto in cui non si può certo dire ci sia coscienza di classe.
I punti dell'appello, attorno al quale si sono riunite associazioni e sindacati, parlano di dignità del lavoro culturale in Italia, di rispetto della salute e della sicurezza, di eliminazione di ogni forma di discriminazione; chiedono più assunzioni, reinternalizzazioni, superamento del sistema degli appalti, eliminazione delle false partite IVA, stabilizzazione del precariato nella ricerca.
"Scioperare insieme ad altre migliaia di persone significa condividere le stesse lotte – scrive Mi Riconosci? - riscoprire e rivendicare i propri diritti, non sentirsi soli in un settore lavorativo che ha fatto della frammentazione e dell'isolamento uno strumento di controllo. Rompiamo la retorica della bellezza e della passione per denunciare in modo deciso le condizioni di chi quel patrimonio lo tutela e valorizza ogni giorno con professionalità e competenze spesso non riconosciute. Lo sciopero durerà solo un giorno, ma l'ondata di cambiamento che saremo capaci di sollevare potrà durare ancora a lungo".
Un tempo si diceva che anche l'operaio voleva il figlio dottore, ora forse non è nemmeno più quella l'aspirazione giusta: che tu sia archeologa o sorvegliante, ricercatore o addetta alla biglietteria, il sistema in cui sei inserita è lo stesso ed è fatto di sfruttamento e invisibilità. Fino a che un giorno la porta del museo non rimane chiusa e tutte le lavoratrici scendono in piazza. Insieme.
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- diritti dei lavoratori
Uscito sul numero 285 (Giugno 2026), a pagina 16. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
