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Archivio › Fuori Binario n. 285 · Giugno 2026 › pagina 7

LAVORO

Il Primo Maggio di un operaio in esilio

L'intervento in piazza a Prato di un lavoratore iscritto ai Sudd Cobas che ha preso parte alla lotta 8X5

Taimoor Hassan · Fuori Binario n. 285, Giugno 2026, pagina 7

Oggi è il Primo Maggio, ma per molti di noi è solo un altro giorno di lavoro. Lavoriamo come macchine nelle fabbriche di Prato, ma i nostri cuori sono con i nostri genitori anziani, le nostre mogli e i nostri figli a casa. Sacrifichiamo la nostra felicità per quella dei nostri cari. Nessuno capisce il dolore dell'esilio meglio di un operaio.

La gente vede solo i nostri guadagni, ma nessuno vede il sudore, la stanchezza e la solitudine che ci sono dietro. Siamo noi che, sia l'Eid (fine del Ramadan ndr) o qualsiasi altra festa, siamo costretti al nostro turno in fabbrica affinché il futuro della nostra famiglia possa essere assicurato. Costruiamo questa città, eppure spesso rimaniamo noi stessi senza nome.

Mentre oggi parliamo della nostra fatica e delle nostre difficoltà, i nostri occhi devono essere rivolti anche a quella terra dove il sangue dei lavoratori viene versato per le strade. Sto parlando della Palestina. Oggi il lavoratore palestinese lotta non solo per il pane, ma per il diritto di respirare. I padri lì non vanno in fabbrica per costruire il futuro dei propri figli; scavano a mani nude tra le macerie per tirarli fuori, i propri figli.

Noi ci troviamo qui in terra straniera, lontani dalla nostra gente, ma in Palestina intere famiglie vengono sterminate. Se oggi parliamo qui del nostro lavoro e dei nostri diritti, allora dobbiamo anche alzare la voce per quei fratelli e quelle sorelle palestinesi ai quali sono stati strappati la terra, i mezzi di sussistenza e la vita. Che l'oppressione sia contro un operaio di fabbrica o un innocente per le strade della Palestina, l'oppressione è oppressione!

Miei cari compagni! Essere tristi non significa che siamo deboli. Proprio questo sacrificio è la nostra forza. Dobbiamo sostenerci a vicenda qui, perché soprattutto in terra straniera un lavoratore è fratello di un altro lavoratore. Dobbiamo anche essere vigili sui nostri diritti, affinché nessuno possa approfittare della nostra situazione.

Viva il lavoratore! Viva la Palestina!

Pagina 7 del numero 285 Uscito sul numero 285 (Giugno 2026), a pagina 7. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero