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DIRITTI

L'etica non viaggia sui bus fiorentini

Alberto Ottanelli · Fuori Binario n. 285, Giugno 2026, pagina 9

!Pagina 9 del numero 285

Rubrica: DIRITTI | Autore: Alberto Ottanelli

Sono quelli della BYD, azienda cinese accusata di sfruttamento. La difesa di Autolinee Toscane: "È un fornitore scelto da Consip"

Stai passeggiando sul marciapiede di una grande città, che potrebbe essere Firenze. C'è traffico per i lavori in corso. In giro ci sono giovani, anziani, bambini. Intorno a te molte auto, scooter, biciclette, autobus, la tramvia. Uno scenario abbastanza familiare. Ma c'è una differenza che si nota subito. Non c'è smog e, a parte il ronzio e il bip bip dei motori elettrici, c'è silenzio. È il futuro a portata di mano, nel giro di pochi anni. In alcune città del mondo è già così: Shangai, ad esempio. Oppure Shenzen, la sede di un gigante come BYD, dove quasi il 99% dei taxi e tutti gli autobus hanno il motore elettrico.

Sembrerebbe un progresso, l'affermazione di un futuro finalmente riconciliato con la natura, la vittoria del buon senso ecologico sullo sfruttamento indiscriminato delle risorse, sulla distruzione del pianeta causata dai gas serra. E in buona misura lo è. Ma cosa si nasconde dietro il sistema produttivo dei colossi dell'industria dell'auto elettrica? Purtroppo, diversi rapporti indipendenti stanno dimostrando che oltre all'innovazione verde, esiste un sistema di dumping sociale e ambientale che genera sfruttamento e sofferenza.

Il caso di BYD è emblematico. L'azienda cinese ha recentemente superato Tesla per volumi di vendita, imponendosi come primo produttore mondiale con 2,26 milioni di veicoli venduti nel 2025. La capacità di offrire mezzi tecnologicamente avanzati a prezzi inarrivabili per i costruttori europei ha però radici economico-politiche profonde. Oltre ai sussidi di Stato, ai prestiti agevolati, al controllo statale sui prezzi dell'energia e delle materie prime, quel modello di produzione abbatte i costi facendo leva su ritmi di lavoro estenuanti e sulla negazione dei diritti sindacali.

In Brasile BYD ha costruito un mega impianto produttivo a Camaçari, nello stato di Bahia, per servire tutto il mercato sudamericano. Nel dicembre del 2024, quando la fabbrica era ancora un cantiere, ispettori del lavoro hanno scoperto 163 operai cinesi in condizioni di schiavitù: alloggi fatiscenti, gravi carenze igieniche, servizi sanitari insufficienti. In più ai lavoratori erano stati sequestrati i passaporti, imposte pesanti cauzioni e penali da sostenere in caso di "abbandono" del posto di lavoro. BYD ha risposto proclamando "tolleranza zero" nei confronti degli abusi e dello sfruttamento lavorativo, scaricando tutte le responsabilità sulle ditte sub appaltatrici e rescindendo loro i contratti di fornitura dei servizi. Agli operai è stato riconosciuto un risarcimento di 20 milioni di reais (circa 4 milioni di euro), a fronte di una richiesta di 257. L'impianto, costato 5,5 miliardi, è stato comunque inaugurato nell'ottobre 2025 alla presenza del Presidente Lula e del fondatore di BYD Wang Chanfu.

Non si tratta di un caso isolato. In Europa lo stesso modello è emerso a Szeged, in Ungheria, scelta come sede principale per il mercato continentale. Anche qui agli operai cinesi venivano imposti turni fino a 14 ore per 7 giorni consecutivi, pause pranzo di mezz'ora, trattenute sulle commissioni d'assunzione, oltre al controllo e al sequestro dei telefoni per impedire la fuga di notizie. Un sistema di connivenze e corruzione permetteva inoltre di eludere i controlli di legge.

E allora torniamo all'inizio. Alla città trafficata ma silenziosa. A Firenze. Dove BYD ha iniziato a fornire autobus elettrici ad Autolinee Toscane. L'azienda del trasporto pubblico locale, come si legge nel suo bilancio sociale, adotta una politica rigorosa contro lo sfruttamento, in conformità con lo standard internazionale di responsabilità sociale SA8000. Questa norma impone di monitorare la conformità etica di fornitori e subappaltatori, per garantire una filiera pulita e priva di sfruttamento. Chissà cosa penserebbero gli auditor incaricati di verificare il rispetto dei requisiti previsti dalla SA8000 di fronte alla laconica risposta con la quale AT ha risposto a Fuori binario dicendosi dispiaciuta per l'accaduto e rivendicando di essere un'impresa attenta, certificata, sicura che cerca sempre di selezionare i propri fornitori. E aggiungendo che "i bus BYD sono stati acquistati tramite gara Consip, quindi non è stata una scelta diretta" ma che "avviene tramite la piattaforma statale".

Ci chiediamo: la transizione ecologica può dirsi davvero giusta se si fonda sulla concorrenza sleale e sulla precarizzazione del lavoro globale? O rischia di ridursi a un'operazione di greenwashing che non scalfisce un modello economico insostenibile? L'Unione Europea si trova sotto scacco. Da un lato deve centrare gli obiettivi climatici e rispettare la scadenza del 2035 per la messa al bando dei motori termici; dall'altro, spalancare le porte a veicoli extra-europei competitivi, ma prodotti in condizioni inaccettabili per le democrazie moderne, mette a rischio marchi storici e filiere locali. E una transizione che ignora l'etica non può essere una buona notizia per nessuno: né per l'ambiente, né per i cittadini.

Pagina 9 del numero 285 Uscito sul numero 285 (Giugno 2026), a pagina 9. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero