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Fuori Binario n. 277

Ottobre 2025 · 21 articoli · ISSN 2784-9384

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UrbicidioCristiano Lucchi · Resistenze - Prima pagina

!Urbicidio

Rubrica: RESISTENZE | Autore: Cristiano Lucchi

Scena prima. Un luogo bellissimo affacciato sul Mediterraneo, una storia millenaria, un patrimonio culturale importante, ricco di capolavori artistici, architettonici, archeologici (e non solo), frutto dell'impegno e della creatività di donne e uomini che per secoli hanno vissuto in un luogo con una forte identità culturale che ha resistito fino ad oggi, quando chi vive la città è stato ucciso ed espulso dagli interessi economici e finanziari dominanti. Siamo a Gaza.

Scena seconda. Un luogo bellissimo tra dolci colline, una storia millenaria, un patrimonio culturale importante, ricco di capolavori artistici, architettonici, archeologici (e non solo), frutto dell'impegno e della creatività di donne e uomini che per secoli hanno vissuto in un luogo con una forte identità culturale che ha resistito fino ad oggi, quando chi vive la città è stato espulso dagli interessi economici e finanziari dominanti. Siamo a Firenze.

Gaza e Firenze hanno due storie molto diverse. L'una è stuprata da ottant'anni, l'altra sta vivendo un graduale ma inesorabile declino. L'una è macerie, l'altra vetrine di lusso. Eppure, sono accomunate da un termine misconosciuto ai più: urbicidio. L'urbicidio è la distruzione deliberata di una città, fisica (Gaza) ma anche culturale e sociale (Gaza e anche Firenze). Il termine descrive il fenomeno di "uccidere" la città colpendo in qualsiasi modo i suoi valori identitari, sociali e culturali.

Il futuro di Gaza è un Eldorado immobiliare ad uso e consumo dei ricchi del mondo. A Firenze le bombe non sono arrivate ma la speculazione ha già vinto. Noi, espulsi dal centro della nostra città, siamo ancora fortunatamente vivi per poter reagire.

  • urbicidio
  • Gaza
  • Firenze
  • speculazione
  • identità culturale
  • gentrificazione
  • patrimonio culturale
  • distruzione

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La voce di SrebrenicaRiccardo Michelucci · Ritratti - Controvento

!La voce di Srebrenica

Rubrica: CONTROVENTO | Autore: Riccardo Michelucci

Da 25 anni in scena con un monologo sul genocidio, la sua passione travalica le mura del teatro per costruire un grande progetto di solidarietà

C'è un'artista che da un quarto di secolo scava nella memoria collettiva dell'Europa balcanica, là dove la storia recente ha lasciato una delle sue ferite più profonde. Per Roberta Biagiarelli, attrice, autrice e documentarista, la Bosnia è una seconda patria emotiva, uno spazio dell'anima da raccontare, condividere, abitare. Il genocidio di Srebrenica – in cui nel 1995 furono assassinati oltre ottomila bosniaci musulmani – è diventato da tempo il fulcro della sua ricerca artistica e civile, un impegno fatto di spettacoli teatrali e iniziative con le scuole e le università ma anche di progetti di aiuto e solidarietà alle popolazioni colpite dalla guerra.

All'inizio degli anni 2000 Biagiarelli ha cominciato trasformare quell'immane tragedia in materia teatrale, dando vita a "A come Srebrenica", uno spettacolo che attraversa i meccanismi della guerra, la colpevole indifferenza europea e soprattutto la necessità della memoria. L'ha fatto in una forma tanto semplice quanto affascinante: una donna sola sul palco, voce e corpo che tessono parole ferite, nate da un libro — "La guerra in casa" di Luca Rastello — e dall'urgenza di raccontare Srebrenica, perché non fosse soltanto un luogo nel passato ma un monito, una ferita aperta sulla nostra coscienza di europei. È un'opera in continua evoluzione, spesso inserita in contesti formativi che stimolano l'ascolto, la riflessione, il senso dell'altro. Un monologo che col tempo è diventato un vero e proprio rito civile, portato in scena in centinaia di scuole, teatri, istituzioni in Italia e all'estero, anche in occasione di anniversari solenni, l'ultimo dei quali è stato al teatro nazionale di Tuzla, nel luglio scorso, nel trentennale del genocidio.

Chi scrive ha avuto la fortuna non solo di assistere a quella rappresentazione, ma anche di accompagnare Biagiarelli in alcuni dei suoi innumerevoli viaggi in Bosnia e dunque di osservare la straordinaria passione che mette nel suo lavoro e nel legame speciale che ha costruito con quel Paese. Ogni volta che Roberta torna a Srebrenica – con gruppi di studenti, ricercatori o anche di semplici viaggiatori – viene accolta con un sorriso, un abbraccio e un moto di gratitudine dai sopravvissuti, dalle vedove e dai familiari delle vittime. Anche perché, dopo anni sul campo, il suo impegno non si è fermato alla scena. Il suo è infatti un teatro che cammina, che ascolta, che si sporca le mani. Da questo slancio è nato alcuni anni fa uno dei suoi progetti più importanti, la "Transumanza della pace", uno straordinario ponte di solidarietà che ha consentito di ridar vita all'attività agricola sugli altopiani intorno a Srebrenica.

L'idea di fondo è stata quella di riportare gli animali dove mancavano del tutto, di ripulire i prati e i pascoli ridestando la vita in territori distrutti dalla guerra, in cui la natura non rispecchiava altro che il male compiuto dagli uomini.

Tutto ha avuto inizio molti anni fa, quando Roberta cercò di coinvolgere Mario Rigoni Stern nel progetto per il recupero del teatro di Srebrenica. Non ebbe il tempo di farlo – il grande scrittore-partigiano, già molto anziano, è morto poco tempo dopo – però convinse suo figlio Gianni, di professione agronomo, a seguirla in Bosnia. Da lì è nato un progetto dal respiro assai più ampio del semplice recupero del teatro. Dopo la guerra, il paesaggio intorno a Srebrenica era infatti costellato di boschi che avanzavano tra case e stalle bruciate, di campi abbandonati e malati. Un disastro ambientale che era la diretta conseguenza dell'abbandono di quei luoghi. Il primo passo fu raccogliere persone e risorse intorno al progetto e riportare gli animali in quel territorio devastato. La provincia autonoma di Trento finanziò l'acquisto della prima cinquantina di vacche Rendene, ritenute adatte sia per la produzione di latte che di carne. A poco a poco ha preso forma un grandioso progetto di solidarietà. Con il contributo di tanti finanziatori privati, sono state fatte arrivare nei villaggi intorno a Srebrenica altre decine di vacche, insieme ai trattori e alle attrezzature per fare il fieno e coltivare i campi. Nonostante la corruzione politica, la burocrazia e le divisioni etniche che tuttora permangono nell'area, sono nate una quindicina di aziende agricole efficienti che adesso danno da vivere a un centinaio di famiglie. Sono state portate sul posto circa centoquaranta vacche e costruite nuove stalle, è stata portata l'acqua in tutte le malghe, fornita l'assistenza sanitaria per la fecondazione delle vacche e creati cantieri per la fienagione, donando trattori e attrezzi come imballatrici, erpici, frese.

Ma il progetto non avrebbe mai avuto successo se Roberta Biagiarelli e Gianni Rigoni Stern non fossero entrati nelle case, non avessero parlato con gli abitanti ascoltando le loro storie costruendo un rapporto di fiducia con una popolazione fatta di pastori e allevatori. Il prossimo obiettivo – da realizzare a breve, spiega lei - è la costruzione di un caseificio per la produzione di latticini e formaggi tipici del luogo.

Nel frattempo proprio quest'anno, in occasione del trentesimo anniversario del genocidio, la "voce" di Srebrenica si è rimessa in moto non solo sui palcoscenici teatrali ma è approdata anche nel mondo dei podcast. Insieme all'amico Paolo Rumiz ha realizzato "Srebrenica – Il genocidio dimenticato", un potente viaggio sonoro in cinque puntate a metà tra teatro, testimonianza e giornalismo, in cui Roberta Biagiarelli restituisce dignità alla memoria delle vittime, invitandoci ancora una volta a non abbassare la guardia di fronte ai nazionalismi, alle divisioni e alle manifestazioni di intolleranza.

  • Srebrenica
  • genocidio
  • Bosnia
  • teatro
  • memoria
  • solidarietà
  • Transumanza della pace
  • allevamento

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Le Piagge, comunità insorgenteCristiano Lucchi · Dal basso

!Le Piagge, comunità insorgente

Sezione: DAL BASSO | Autore: Cristiano Lucchi

Nel libro di Francesca Manuelli la storia di una periferia che si è fatta comunità e ha parlato a chiunque creda in un mondo nuovo

Alle Piagge, periferia nord-ovest di Firenze, non c'era una piazza. Non c'erano negozi, servizi, spazi di socialità. Solo palazzi costruiti in fretta negli anni '80 per rispondere all'emergenza abitativa, una lingua di cemento tra ferrovia, tangenziale e Arno. Un nonluogo che la città ha a lungo ignorato. Ed è proprio in questo spazio dimenticato che, nel 1994, prende vita un'esperienza unica: la Comunità delle Piagge voluta da Alessandro Santoro. A raccontarne trent'anni di storia è il volume di Francesca Manuelli "Le Piagge. Comunità insorgente" (edizioniPiagge 2025, 12 euro), arricchito da una preziosa prefazione di Antonietta Potente, che intreccia ricerca storica, memoria personale e voci di chi alle Piagge ci vive.

Dalla solitudine alla partecipazione

Molti abitanti ricordano lo spaesamento dei primi tempi. "La casa era bella, ma per il resto io mi sentivo tanto sola", confessa Pina. Maria aggiunge: "Se uno dice che è delle Piagge non trova lavoro… io non lo dico più". Luana, dopo vent'anni di residenza, racconta: "Quando dicevo che stavo alle Piagge, la gente faceva due occhi come palle da biliardo". Da quella marginalità nasce però la spinta a reagire. La Comunità ha costruito dal basso doposcuola, attività estive, spazi di aggregazione, l'Altracittà (un giornale indipendente), il Fondo Etico e Sociale (microcredito) e imbastito nel tempo numerose lotte: dal diritto alla casa a quello di asilo per i migranti; dalla denuncia delle condizioni carcerarie alla definizione dal basso dell'urbanistica del quartiere.

Alessandro Santoro e la scelta di "abitare" la periferia

La svolta avviene con l'arrivo di Alessandro Santoro, prete. Nel novembre 1994 si trasferisce in via Liguria, in una delle cosiddette "navi", per abitare un appartamento malmesso che molte famiglie avevano rifiutato. Vuole vivere 24 ore su 24 il quartiere, condividendone la quotidianità. "Sono un cittadino delle Piagge, uno tra tanti", scrive agli abitanti. Il suo metodo è chiaro: niente assistenzialismo, ma cura, attenzione e corresponsabilità. Quando una madre gli chiede aiuto per la figlia in difficoltà scolastiche, lui risponde: "Va bene, ma ti devi sedere anche tu accanto a lei e insieme proviamo a darle una mano...". Una frase che riassume l'intera filosofia della Comunità: la liberazione è sempre frutto di un impegno collettivo.

La voce restituita: l'Altracittà

Uno dei primi strumenti di questa rinascita è stato il giornale l'Altracittà, nato come laboratorio di giornalismo di base, che ho avuto l'onore di dirigere. Una redazione autogestita dove, per la prima volta, gli abitanti hanno potuto raccontarsi in prima persona: storie di ordinaria difficoltà, ma anche di resistenza e dignità. Un foglio che ha saputo anticipare i grandi guasti della globalizzazione neoliberista e che ha ridato parola a chi era stato condannato al silenzio, rompendo l'immagine stereotipata della periferia, imposta dai mass media.

I rapporti con la Chiesa fiorentina

Il libro ricostruisce anche il rapporto complesso con la Chiesa di Firenze. Negli anni '90 il cardinale Silvano Piovanelli aveva intuito che le Piagge erano "una realtà a sé", ma la sua prima idea era di affidare il quartiere a una parrocchia vicina. Fu la determinazione di Alessandro a imporre una scelta diversa: vivere dentro le Piagge, non gestirle dall'esterno. Quella scelta rappresentò una novità assoluta per la Curia: Santoro non è mai stato parroco, ma "delegato per le Piagge". Una figura anomala, non definita nei canoni giuridici, che testimoniava il carattere sperimentale dell'esperienza. Col tempo però sono emerse anche tensioni, spesso paradossalmente per la sua adesione senza compromessi al Vangelo. La Comunità delle Piagge, con il suo forte radicamento sociale e la sua apertura a tutti – credenti e non credenti – appariva spesso scomoda alle istituzioni ecclesiastiche più conservatrici. Non mancarono momenti di conflitto con la Curia, che arrivò a mettere in discussione, talvolta con estrema grettezza, il ruolo stesso di don Santoro. Eppure, come ricorda Manuelli, quelle fratture non hanno mai cancellato il valore dell'esperienza: una Chiesa che sceglie di uscire dai suoi confini per abitare la marginalità, ispirandosi alla teologia della liberazione latinoamericana, alla scuola di Barbiana di don Milani e ai preti operai. Oggi, dopo tanti anni, il nuovo vescovo sembra aver compreso il valore che esprime la Comunità e più volte ha partecipato alle iniziative piaggesi, tra le quali la presentazione del libro "Le Piagge. Comunità insorgente" dello scorso luglio.

Ginsborg, Tabucchi e l'eco culturale

La Comunità ha dialogato negli anni con intellettuali, scrittori e storici. Paul Ginsborg, a cui il libro è dedicato, vedeva nelle Piagge un esempio concreto di democrazia dal basso, capace di contrastare l'individualismo dominante. Antonio Tabucchi ne apprezzava la capacità di "dare voce all'altro", incarnando quell'idea di cultura come strumento di empatia e giustizia. La loro attenzione dimostra che l'esperienza delle Piagge non riguarda solo un quartiere periferico, ma tocca corde universali: la possibilità di reinventare la cittadinanza a partire dalle voci escluse e dalla rivendicazione dei diritti negati.

Un altrove che riguarda tutti

Nella sua introduzione, la teologa Antonietta Potente definisce le Piagge un "altrove": non un luogo marginale, ma uno spazio che obbliga a guardare diversamente il presente. Un altrove dove giovani e anziani, italiani e stranieri, credenti e non credenti hanno trovato respiro e possibilità. "Le Piagge. Comunità insorgente" è più di una cronaca locale. È un libro che parla a tutte le città con le loro periferie escluse dal sentimento perbenista che anima la nostra società. Mostra che da una mancanza – di piazze, di scuole, di riconoscimento – può nascere una comunità viva e insorgente, capace di costruire cittadinanza dal basso. Come scrive Manuelli: "Alle Piagge mancava tutto, eppure da quella mancanza è nato un movimento capace di rialzare la testa". Ed è proprio questo il messaggio che resta: la storia delle Piagge non appartiene solo a Firenze, ma a chiunque creda che un mondo nuovo, migliore, cominci là dove le persone decidono di parlarsi, organizzarsi e lottare insieme. Per saperne di più il libro è disponibile su edizionipiagge.it o presso la Comunità, in Piazza Alpi-Hrovatin a Firenze.

  • Piagge
  • periferia
  • comunità
  • Firenze
  • inclusione
  • partecipazione
  • giornalismo di base
  • microcredito

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4Salute mentale2 articoli
Vuoi raccontare la tua storia?Claudia Daurù · Salute mentale

!Vuoi raccontare la tua storia?

Sezione: SALUTE MENTALE | Autore: Claudia Daurù

Incontro con Sconfinando nella nostra sede il 17 ottobre

Dal settembre scorso Fuori Binario ospita il progetto "Vite in autostop", curato dall'associazione Sconfinando in Toscana, per condividere le storie autobiografiche di persone comuni, che diventano straordinarie nel momento in cui vengono ascoltate. Dal 18 settembre, presso la nostra redazione, è iniziato il ciclo di incontri, gratuito e aperto a tutti, "Racconta la tua storia". Il prossimo appuntamento sarà venerdì 17 ottobre. Per capirne di più abbiamo intervistato Elisabetta Caiani, Sara Eisa, Eleonora Antonelli e Ilaria Mavilla, animatrici del progetto.

Come nasce quest'idea?

"Vite in autostop" crea occasioni d'incontro, in cui persone comuni raccontano pezzi della propria vita e altre le ascoltano in maniera partecipe e non giudicante. Nasce dall'integrazione di esperienze già sperimentate in altri ambiti, come le biblioteche viventi (human library) e il metodo pedagogico di scrittura autobiografica praticato nella Libera Università di Anghiari. Abbiamo notato quanto siano scarse oggi le occasioni di incontro autentico, in una realtà di vite iper-connesse ma spesso isolate, che però nasconde un forte desiderio di creare relazioni di prossimità, di risonanza tra persone diverse che si riconoscono simili.

Perché raccontare la propria storia e ascoltare la storia di altri?

Raccontare è fondamentale, non solo per tessere relazioni, ma anche per ricordare e comprendere meglio il proprio vissuto. L'ascolto di una storia personale richiede curiosità, rispetto e disponibilità a vedere qualcosa di nuovo attraverso le esperienze di altri. È una capacità che rischiamo di perdere in mancanza di spazi e tempi adeguati in cui esercitarla. L'esperienza ci mostra che dedicare tempo al racconto e all'ascolto, in questi spazi protetti, crea veri momenti di benessere e serenità.

Avete lavorato anche in contesti sociali difficili. Come è andata?

Abbiamo lavorato nei contesti scolastici, alle superiori e nei centri per l'istruzione degli adulti; poi nei quartieri di Sorgane e Isolotto, dove i nostri interventi hanno creato un "salotto diffuso" in cui gli abitanti hanno condiviso le loro storie di vita. Dal 2020 abbiamo avviato una collaborazione con alcuni istituti penitenziari, lavorando prima con i detenuti e poi con il personale. Il progetto ha creato un ponte comunicativo tra il dentro e il fuori, alleviando il senso di isolamento e rompendo alcuni stereotipi sul mondo carcerario. I riscontri ricevuti testimoniano un desiderio diffuso di spazi per raccontarsi e di contatto diretto con la diversità.

Quali sono i vostri progetti futuri?

Avere una "casa" per ospitare periodicamente i nostri incontri e sviluppare percorsi con chi voglia dare voce al proprio vissuto. Vogliamo consolidare un metodo e una comunità di narratori per promuovere ascolto attivo, dialogo, relazione. L'avvio della collaborazione con Fuori Binario potrebbe trasformarsi in un approdo ideale per le nostre storie. Chi fosse interessato a partecipare può contattarci a vite@sconfinandointoscana.it.

La parola "sconfinando" ci risuona positivamente, come mai avete scelto questo termine?

Il termine "sconfinando" è stato scelto per suggerire l'idea di superare confini sia fisici che culturali, attraverso viaggi di conoscenza del territorio e al tempo stesso uscire dai confini personali, raccontandosi, mettendo in parole la propria esperienza. Creare un territorio comune: il confine, una volta superato, diventa punto di contatto e non più barriera.

info@sconfinandointoscana.it

  • autobiografia
  • narrazione
  • ascolto
  • inclusione
  • carcere
  • biblioteca vivente
  • human library
  • comunità

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Guardarsi dentroGuido Leoni · Salute mentale

!Guardarsi dentro

Sezione: SALUTE MENTALE | Autore: Guido Leoni

Da un'esperienza positiva di psicoterapia, la proposta a Fuori Binario di un 'cerchio periodico' per crescere insieme

Provare smarrimento in un contesto di piacevole compagnia, oppure gioia in una serata cupa e solitaria, sono esperienze abbastanza comuni. Siamo continuamente influenzati da quello che succede intorno a noi e guai se non accadesse! Dobbiamo relazionarci con quello che accade nel contesto in cui viviamo, questo stesso giornale è uno strumento utile a tale scopo. Ma quello che succede dentro, quello che sentiamo, fatto di pensieri ed emozioni, lavora anche da sé. Lavora sempre, fa di noi quello che siamo, siamo noi. Ce lo portiamo ovunque, influenza la nostra qualità di vita quanto e più della nostra salute fisica.

Tempo fa ho concluso una psicoterapia durata sette anni. Non ho pagato neanche un euro: ho le mie belle diagnosi ed il servizio era compreso. Quando durano così tanto le psicoterapie, significa che c'erano tanti problemi da affrontare. E quando si concludono con reciproco accordo, vuol dire quantomeno che sono stati ottenuti dei risultati. Questo non è scontato, non è per niente scontato. Poche persone sono davvero disposte a mettere in gioco le proprie abitudini consolidate, buone o cattive che siano, il proprio modo di articolare i pensieri. Anche rivangare il proprio passato è faticoso, mettere in dubbio le poche granitiche certezze su di sé può risultare scomodo, molto scomodo e anche disturbante. Dall'altra parte c'è un professionista, con i suoi studi, le sue personali abilità e caratteristiche, anch'esso un essere umano. Fallibile, soggetto alle incoerenze della nostra specie. Non più affidabile di un gatto. Raggiungere dei risultati concreti, quindi, può rimanere per entrambi una pia speranza.

Come in tutte le cose molto difficili, interviene l'irrazionale: al di là delle riflessioni e delle razionalizzazioni comportamentali, quello che conta è di nuovo cosa succede dentro. Sono sicuro di aver raggiunto un obiettivo quando la mia comprensione del problema diventa interiore, corporea, quando si incarna. L'argomento, la sfida più importante e più impegnativa, che ha maggiori ricadute sulla mia vita, sono sempre state le relazioni. La cosa più complicata per un computer è far funzionare bene la connessione internet, la mia confrontarmi con il mondo che ho intorno, senza soffrire troppo, e magari anche trovando delle soddisfazioni. Anche questo deve essere abbastanza comune.

Da consigliere di Periferie al Centro ho proposto di prevedere nella nostra associazione un cerchio periodico moderato da un/a psicologo/a. L'idea è piaciuta e stiamo già cercando chi se ne occupi. L'obiettivo è di smussare i nostri angoli e trovare un modo migliore di lavorare insieme. Non ho la certezza che sia risolutivo, ma sono fiducioso che possa essere utile a qualcuno.

  • psicoterapia
  • salute mentale
  • crescita personale
  • relazioni
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  • psicologia
  • benessere
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5Salute mentale2 articoli
Diritto al benessereBarbara Cremoncini · Salute mentale

!Diritto al benessere

Sezione: SALUTE MENTALE | Autore: Barbara Cremoncini

Andare dallo psicologo è un lusso. Firma per una legge popolare che istituisca un servizio pubblico gratuito

Una campagna per una proposta di legge che istituisca una rete psicologica nazionale pubblica e gratuita per tutti. Si chiama "Diritto a stare bene" ed è promossa dall'associazione senza scopo di lucro "Pubblica" con l'obiettivo di raccogliere 50mila firme. L'idea parte da una lucida analisi della realtà italiana, fatta di servizi psicologici pubblici carenti o inesistenti, distribuiti a macchia di leopardo, variamente organizzati e comunque poco accessibili. La nostra è una realtà dove la salute mentale non ha ancora trovato cittadinanza, a dispetto dell'aumento esponenziale della domanda e del disagio.

Se stare bene è un diritto, in un momento in cui ad essere sotto attacco è l'intero sistema sanitario pubblico e l'accesso universale alle cure, il benessere psicologico continua ad essere un problema nel problema, finendo per diventare un lusso per pochi, una possibilità negata il più delle volte proprio a chi ne avrebbe più bisogno, ma non può permettersi il costo di una psicoterapia.

Se la tutela della salute è minacciata soprattutto dai tagli al budget della sanità pubblica, quella della salute mentale deve fare i conti anche con una cultura che la considera ancora una sorta di Cenerentola del sistema. Un lusso, appunto. Ma così non è. "Crediamo - scrivono gli estensori della proposta - che il benessere psicologico non sia un lusso né un'opzione. Crediamo invece che sia un diritto umano fondamentale. Senza stare bene non c'è vera libertà, senza ascolto non c'è partecipazione e senza cura non c'è giustizia".

La proposta di legge, in tutto 60 pagine e 35 articoli, nasce dal lavoro, durato più di tre anni, di un Comitato scientifico composto da professionisti ed esperti, con l'obiettivo di riconoscere il diritto al benessere psicologico come diritto fondamentale per tutte e tutti, garantito e tutelato.

Il risultato, come spiegano gli estensori, è una proposta di legge che "non chiede l'impossibile, ma propone una riforma realistica e necessaria: integrare stabilmente la psicologia nel Sistema Sanitario Nazionale e nei servizi pubblici, con strumenti, risorse e visione a lungo termine".

Per costruire una rete capillare, che metta in collegamento i servizi di psicologia pubblici servirebbero, si prevede, oltre 3 miliardi e 380 milioni di euro annui entro il 2026. Un costo elevato, ma ampiamente compensato dalla possibilità di prevenzione di molteplici forme di disagio e di accessi impropri al sistema sanitario.

Il disegno prevede interventi psicologici in tutti i principali ambiti di vita e di lavoro. Tra i servizi previsti, quelli in ambito ospedaliero e sanitario, nelle scuole e nelle università, quelli per l'infanzia e l'adolescenza, per le persone disabili, nei servizi per le emergenze, nel mondo del lavoro, nello sport e nelle carceri. La legge introduce anche due nuove figure professionali: lo psicologo delle cure primarie a livello nazionale, ponte tra medicina territoriale e benessere psicosociale, con funzioni di prevenzione, diagnosi e accompagnamento nei percorsi di salute. Oltre all'operatore per l'emotività, l'affettività e la sessualità per le persone con disabilità. Fra le previsioni, anche il consolidamento dello psicologo di base e il potenziamento del bonus psicologo, finanziato anche con donazioni private deducibili dalle tasse, in modo da dare risposta a tutte le richieste.

Per informarsi e firmare: https://dirittoastarebene.it/

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Dai frigoriferi alle armiValentina Baronti · Lavoro

!Dai frigoriferi alle armi

Sezione: LAVORO | Autore: v.b. (Valentina Baronti)

Alla Beko di Siena arriva Leonardo? L'indiscrezione mai confermata spacca il fronte degli operai

La notizia, pubblicata a fine agosto su una testata locale, ha scatenato subito il dibattito a Siena e in tutta la Toscana: sarà l'azienda di armamenti Leonardo Spa a reindustrializzare la Beko di Siena. Nessuno ha confermato l'indiscrezione nei giorni successivi, né Beko, né il Governo, né i sindacati, ma tanto è bastato per polarizzare le opinioni.

"È la tattica degli annunci – ci racconta un operaio Beko -, buttano lì una notizia che è anche plausibile, perché il Governo, azionista di maggioranza di Leonardo, sta acquistando l'area e perché Leonardo ha stabilimenti qui vicino, quindi sarebbe comodo dal punto di vista logistico. Ma è solo un annuncio, al quale, io credo, non seguirà nulla di concreto. Intanto però la notizia ha spaccato gli operai e allontanato dalla vertenza realtà che ci erano vicine. Ci hanno buttato in pasto alla campagna elettorale".

Tra le prese di posizione c'è stata quella del Rettore dell'Università degli Stranieri di Siena Tomaso Montanari, che ha subito dichiarato: "La città merita di meglio, si trovino delle alternative. Il ricatto tra produrre morte attraverso le armi o morire di fame credo sia ciò che la politica deve evitare, non è possibile che i lavoratori e le lavoratrici siano messi di fronte a questa alternativa. Siena ha un'altra storia, la politica tutta e la città devono trovare delle alternative a questa drammatica prospettiva". A Montanari hanno risposto subito i sindacati confederali in una nota congiunta: "In Italia oltre 20 mila persone lavorano in aziende che producono strumenti bellici e non è possibile ignorare la complessità del tema. Non è la produzione di strumenti bellici che detta l'etica di un territorio, ma l'utilizzo che se ne fa". Come dire che le armi si fanno per lasciarle sugli scaffali.

Intanto, alcuni lavoratori stanno lavorando a tempo pieno, mentre altri sono già in cassa integrazione e altri ancora hanno accettato l'uscita incentivata e si sono licenziati. Dei 300 iniziali ne sono rimasti 250. Il 31 dicembre lo stabilimento Beko di Siena cesserà ogni attività ed è stata concessa una cassa integrazione di due anni, durante i quali si dovrà attivare un progetto di reindustrializzazione.

Una storia che abbiamo sentito tante volte, alla Electrolux e alla Bekaert, per esempio, e sappiamo bene come è andata a finire, con la differenza che, questa volta, il Governo ha acquistato lo stabilimento per favorire la reindustrializzazione. "Io credo che l'ipotesi più probabile sia quella dello spezzatino – conclude l'operaio – perché questa area è appetibile. Saranno individuati 4-5 soggetti diversi che si spartiranno lo stabilimento. Per quanto mi riguarda, se dovesse arrivare Leonardo mi licenzio, preferisco mangiare pane e cipolle che produrre armi".

  • lavoro
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Nel cuore del capitalismoValentina Baronti · Lavoro

!Nel cuore del capitalismo

Sezione: LAVORO | Autore: Valentina Baronti

I lavoratori licenziati della filiera Montblanc all'assemblea degli azionisti: il committente è responsabile dello sfruttamento

Ci avevano provato un anno fa, ma erano stati allontanati dalla polizia svizzera. Così i lavoratori sfruttati della filiera Montblanc sono tornati a Ginevra, ma questa volta avevano in tasca un lasciapassare: un pacchetto di azioni dava loro il diritto di partecipare all'assemblea degli azionisti di Richemont, il fondo finanziario proprietario del marchio di alta moda.

Un anno fa, gli operai della Z-Production di Campi Bisenzio, iscritti al sindacato Sudd Cobas, erano andati fino in Svizzera per protestare sotto le finestre dell'assemblea degli azionisti. Il loro licenziamento infatti era stato deciso, di fatto, in quelle sale, anche se non direttamente. Quando si erano iscritti al sindacato e, con gli scioperi e i picchetti, avevano ottenuto di lavorare 8 ore per 5 giorni, di avere ferie e malattia, insomma di non essere più gli schiavi delle 12 ore per 7 giorni con paghe di 3 euro l'ora, la casa madre, Montblanc appunto, aveva tolto la commessa alla loro azienda, per spostarla a un'azienda poco distante che garantisse le stesse condizioni di schiavitù. E loro avevano portato la protesta fino in Svizzera, in convergenza con i sindacati del posto e con i movimenti per l'abbigliamento etico, ma erano stati rimandati indietro. Da quella convergenza è nata però l'azione successiva. La Ong Public Eye, una delle realtà con i quali il sindacato Sudd Cobas è in contatto, è diventata azionista critica di Richemont e quindi ha acquistato il diritto di partecipare all'assemblea annuale, che si è tenuta, sempre a Ginevra, il 10 settembre scorso. A parlare, di fronte ai CEO Montblanc e ai più grandi shareholders, sono stati i lavoratori invisibili della filiera della moda e del lusso del distretto tra Prato e Firenze, chiedendo la ricollocazione dei lavoratori nella filiera Montblanc, il risarcimento per il danno che hanno subito e il ritiro delle denunce penali contro le sindacaliste e i sindacalisti Sudd Cobas che li supportano.

A rispondere è stato il fondatore ed Executive Chairman Johann Rupert "negando qualsiasi responsabilità da parte di Richemont e inanellando una serie di comprovate falsità - si legge in una nota dei Sudd Cobas -. Ma non ci ha stupito. La verità è che è già una piccola vittoria aver portato a rispondere in prima persona alle richieste dei lavoratori ex-Z Production l'uomo più ricco di tutta l'Africa – che ha costruito la sua ricchezza con le piantagioni di tabacco durante l'apartheid. Continueremo a portare questa lotta lì dove meno se la aspettano, grazie alla cooperazione e alla convergenza di associazioni, sindacati, organizzazioni di base, finché i lavoratori non avranno giustizia". Il prossimo appuntamento per la vertenza Montblanc è una mobilitazione il 2 dicembre, in occasione della seconda udienza del processo al Tribunale del Lavoro di Firenze.

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Gaza bruciaPaola Caridi · Soluzione finale

!Gaza brucia

Sezione: SOLUZIONE FINALE | Autore: Paola Caridi

Delenda Carthago

Lo ha detto. Il ministro della difesa Israel Katz ha candidamente confessato il suo crimine, il crimine di genocidio compiuto con l'imprimatur di uno stato, Israele. "Gaza sta bruciando", ha detto. Una didascalia alle foto, ai video, alle immagini continue che arrivano da Gaza. Una didascalia che è una confessione. Gaza brucia, delenda Carthago. Che i miti fondativi – nel male, più che nel bene – del Mediterraneo tornino alla memoria oggi, 2025, sembra follia. È invece è. È vero. È reale. È tangibile. È alla luce del sole o dei fuochi che di notte illuminano ciò che resta della città, dei palazzi della città di Gaza che vengono rasi al suolo (rasi al suolo!). È reale, carne, sangue, lacrime, grida di dolore nelle centinaia di migliaia di persone, palestinesi: popolo palestinese che di nuovo si incammina, cacciato, annichilito.

Gaza brucia. Lo stato di Israele sta distruggendo una delle città fondative del Mediterraneo, fino all'ultima casa e palazzo, parco giochi e viale, edificio pubblico e resti archeologici, all'ultima tenda, all'ultimo respiro. Sta distruggendo Gaza. Ed è come distruggere Atene e Algeri, Beirut e Roma, Palermo e Granada. Stanno distruggendo noi tutti, i soldati dell'esercito più morale (mortale) del mondo, e dell'unica democrazia del Medio Oriente.

Non è chiaro, però, tra chi ricopre posizioni di vertice. Nella politica, sindacato, chiesa, università, nelle istituzioni dello stato. Non è chiaro che Gaza e Atene sono la stessa cosa. Che distruggere Gaza è distruggere noi tutte e noi tutti. La storia e il presente (del futuro poco mi interessa, mi interessa del tempo del genocidio, dell'oggi). Chi non ricopre posizioni di vertice, chi guarda sconvolta e furiosa ciò che Israele sta compiendo a Gaza e su Gaza, lo sa. Lo sa benissimo che questo è il tempo in cui ci siamo perduti. E da qui – esattamente da qui – non si torna più indietro.

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Fiori d'asfalto - Esercizi di sguardo poetico dalle periferieLaura Bardelli (a cura di) · Soluzione finale - Poesia

!Fiori d'asfalto

Rubrica: FIORI D'ASFALTO | A cura di: Laura Bardelli

Un attimo prima della morte

Dal volume "Il loro grido è la mia voce. Poesie da Gaza" (Fazi Editore, 2025), la prima strofa di una lunga poesia di Dareen Tatour, poetessa e fotografa nata a Raineh nel 1982.

Rimarrò qui Perché le ferite nella terra di Galilea Risvegliano i sentimenti E attraggono tutte le lettere verso di essa Affinché possa continuare a cantare Rimarrò Perché cantare sulla riva di Acri è nostalgia, Dove si posano i gabbiani Perché l'abbraccio Perché l'incontro Perché tutto l'amore viene dalla brezza della patria Perché amo ciò che è insopportabile Rimarrò qui E cavalcherò il frastuono dei venti tempestosi Che non si piegano ai tiranni

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Esserci

Roberto Pelozzi

A noi piace costruire un mondo giusto, perché non cominciare da ora. Riunirsi tutti quelli che ne hanno gioia e voglia di farlo. Parlarsi guardarsi capirsi e …. costituirsi per un mondo libero non lontano e sentito.... qualcosa che sai che ti è detto che fai. Un mondo eguale Un mondo capace Un mondo sincero Un mondo così reso sicuro Un mondo dove, sia io che te, siamo importanti Un mondo da vivere senza guerre.

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Ombre illuminate

Dare l'ultima parola ai grandi poeti del passato è sempre una buona pratica di umiltà ed un eccellente esercizio meditativo. Rilke, per esempio, lo si può sfogliare quasi come un oracolo, alla sola presenza delle proprie domande o di uno sgomento che non attende risposta. Alle lettrici e ai lettori di «Fuori binario», propone questo mese una riflessione sull'ardua arte di fare pace, in primo luogo dentro di sé.

La mia timida ombra lunare volentieri / parlerebbe con la mia ombra solare da lontano / nella lingua dei folli / nel mezzo io, sfinge illuminata / mettendo pace, a destra e a sinistra / l'una e l'altra ombra ho generata

Rainer Maria Rilke, Poesie 1907-1926, Einaudi 2014

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Insieme per la PalestinaLorenzo Guadagnucci · Soluzione finale

!Insieme per la Palestina

Sezione: SOLUZIONE FINALE | Autore: Lorenzo Guadagnucci

La campagna dal basso per fermare il genocidio sveglia le coscienze anche a Firenze e in Toscana

È accaduto che per mesi e mesi la tragedia del popolo palestinese – il genocidio attuato da Israele nella Striscia di Gaza – è rimasta una notizia fra le altre nella difficile attualità internazionale. Veniva relegata nelle pagine interne dei quotidiani, e quando compariva nei talk show e nei dibattiti politici si parlava della "legittima reazione" di Israele agli attentati del 7 ottobre 2023, ammettendo, al massimo, che la reazione pareva "sproporzionata". Oggi avviene l'opposto: quasi non c'è in Italia città piccola o grande che non abbia avuto negli ultimi mesi manifestazioni in favore dei palestinesi: cortei, presidi, incontri pubblici, raccolte di fondi, flash mob (molto visibili e frequentati, a Firenze, quelli organizzati dal Consiglio di fabbrica ex Gkn). È partita da alcuni porti europei una flotta di imbarcazioni – la Global Sumud Flotilla – con l'intenzione di portare aiuti alla popolazione ma soprattutto rompere via mare l'assedio imposto illegalmente a Gaza e così denunciare la colpevole inerzia della comunità internazionale, qualsiasi cosa intendiamo con questa espressione.

Stiamo dunque assistendo a un forte risveglio della società civile: non solo in Italia, ma in tutta l'Europa occidentale. La protesta ha fatto breccia in ambienti rimasti a lungo freddi e insensibili. Per mesi e mesi – non possiamo dimenticarlo - si è disquisito fra giornalisti, politici e intellettuali sull'uso del termine genocidio, una discussione surreale mentre l'esercito praticava forme di distruzione che hanno spinto alcuni media indipendenti a coniare o riprendere termini inconsueti ma ben comprensibili e soprattutto dimostrabili: nella Striscia, cioè, abbiamo assistito e ancora stiamo assistendo a forme mai viste di scolasticidio, ospedalicidio, suolicidio e anche giornalisticidio (oltre 250 reporter uccisi, più che in tutte le guerre del '900), per tacere dell'uso della carestia come arma di guerra e dell'infanticidio di massa.

È così che si realizza un genocidio, ormai pienamente rivendicato allo stesso governo di Israele, che non fa mistero dei suoi piani di annessione di territori già illegalmente occupati e di pulizia etnica su larga scala.

Certo, chi organizza cortei e manifestazioni o mette in mare una piccola flotta, è ancora guardato con diffidenza, bollato come "pro Pal" (un epiteto coniato in senso dispregiativo) e infine colpito dall'infamante quanto assurda accusa di antisemitismo, dispensata (irresponsabilmente) dal governo di Israele e dai suoi numerosi sostenitori contro chi osi criticare le imprese dell'esercito di Tel Aviv, ma il senso comune, in larga parte dell'Occidente, ha cambiato di segno.

E tuttavia manifestazione dopo manifestazione, dibattito dopo dibattito, è emerso con forza un non detto, una regola non scritta che pare disciplinare i rapporti fra Israele e i suoi alleati, cioè le democrazie occidentali. È il patto che consente a Israele di agire liberamente, di compiere qualsiasi azione ritenga necessaria, per quanto illegale: la pratica dell'apartheid e l'occupazione dei territori palestinesi, come gli omicidi mirati in ogni luogo del mondo, le aggressioni militari a paesi stranieri, fino al genocidio in corso.

Nell'agosto scorso una grande manifestazione a Londra si è conclusa con una sorta di assedio al parlamento al grido: "Shame on you, shame on you", vergognatevi, vergognatevi. Come risposta, nel gelido silenzio del governo laburista, c'è stato l'arresto di qualche centinaio di attivisti. Forse proprio da questo episodio avvenuto a Londra viene l'indicazione più importante di questa ondata di mobilitazioni: più che rompere il silenzio e attirare l'attenzione, oggi occorre mettere sotto assedio quei poteri che hanno ritrovato la parola e ammettono che in Palestina avvengono cose insopportabili, ma non mettono in discussione quel patto non scritto, un patto forse fondativo di ciò che chiamiamo Occidente (in aggiunta al libero mercato, alla liberaldemocrazia, alla fedeltà alla Nato), ma che dev'essere stracciato.

Le belle parole e le dichiarazioni di principio sono fuori tempo massimo.

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8Umanità2 articoli
Mezzaluna Rossa Kurdistan ItaliaClara Baldasseroni · Umanità

!Mezzaluna Rossa Kurdistan Italia

Sezione: UMANITÀ | Autore: Clara Baldasseroni

Un sostegno al popolo curdo sul campo e a lungo termine

Fondata a Livorno nel 2015, la Mezzaluna Rossa Kurdistan Italia ETS è nata in un momento cruciale: la guerra civile siriana era al suo apice e l'avanzata dell'ISIS in Siria e in Iraq stava causando massacri e distruzione. Le forze curde, soprattutto in Rojava, si trovarono in prima linea contro Daesh, pagando un prezzo altissimo in termini di vite umane, ma riuscendo anche a difendere città come Kobane, diventata simbolo della loro resistenza. Quest'anno l'associazione ha celebrato i suoi dieci anni di attività come rappresentante ufficiale in Italia della "Mezzaluna Rossa Kurdistan", un'organizzazione internazionale attiva già dal 1993.

Il Kurdistan si trova su un altopiano del Medio Oriente che risulta politicamente diviso tra Turchia (Bakur), Siria (Rojava), Iran (Rojhilat) e Iraq (Bashur). Qui vivono circa 45 milioni di abitanti di origine curda. Nonostante questo, tali aree sono ancora lacerate da conflitti di grossa portata e le famiglie con i bambini risultano le principali vittime innocenti.

La Mezzaluna Rossa Kurdistan rappresenta oggi la più grande organizzazione umanitaria attiva a favore del popolo curdo. A fianco dei volontari operano medici, infermieri, specialisti e professionisti che rendono possibile un intervento concreto e continuativo.

Gli interventi, oltre all'assistenza sanitaria di base nelle cliniche, riguardano la distribuzione di beni di prima necessità e, quando necessario, vengono allestiti alloggi temporanei, tutto nel rispetto dei principi volti a garantire il diritto alla salute, il diritto all'assistenza libera da discriminazioni, il diritto all'autodeterminazione dei popoli. In aiuto anche un personale sul campo che è originario del luogo e parla curdo.

Sin dal 2014, in collaborazione con l'Associazione romana Staffetta Sanitaria, costituisce una rete di persone e associazioni che sostengono il sistema medico locale. Nel 2023, grazie a una raccolta fondi, è stata completata la clinica mobile nel Sinjar, dove medici da tutto il mondo hanno offerto la loro collaborazione intervenendo direttamente nelle zone colpite.

Accanto agli interventi di emergenza, Mezzaluna Rossa Kurdistan Italia lavora anche su progetti a lungo termine, finanziando e organizzando la ricostruzione di edifici pubblici, scuole, ospedali e cliniche. Tra le più importanti raccolte fondi si può annoverare quella finalizzata alla costruzione di "Una Scuola per Tutte e Tutti", che verrà inaugurata entro la fine di settembre nel campo della cittadina di Makhmur nel cuore del Kurdistan Iracheno; l'asilo potrà offrire ai bambini un ambiente accogliente, sicuro e stimolante, con supporto psicologico fornito da personale preparato. Attualmente un impegno costante è rivolto al Rojava, nella Siria nord-orientale, dove dal 2019 i bombardamenti non si sono mai interrotti. Nel 2024 sono state colpite le principali centrali elettriche, mettendo fuori uso ospedali, scuole, sistemi di comunicazione e impianti idrici.

L'associazione è anche in memoria del compagno partigiano Lorenzo Orsetti, "Orso" che ha lottato lasciando un segno indelebile nella storia, facendo in modo che noi tutti ci siamo resi conto maggiormente dell'importanza di difendere la causa curda, per la sua salvezza e per la nostra.

Per sostenere i progetti: IBAN IT53 R050 1802 8000 0001 6990 236 — Intestato a: Mezzaluna Rossa Kurdistan Italia ETS — Banca Etica

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Strategie di controlloFrancesco Martinelli · Umanità

!Strategie di controllo

Sezione: UMANITÀ | Autore: Francesco Martinelli

La marginalizzazione sociale come strumento di repressione, ovvero calpestare diritti civili e umani in nome della sicurezza

Da qualche tempo a Firenze le destre si riuniscono per discutere temi a noi tutti cari, come la nostra sicurezza e la nostra incolumità. Poi, però, associazioni vicine a questa ala politica devastano locali di aggregazione studentesca scrivendo "spazio ai fasci" (vedi quanto accaduto alla Polveriera, in via Santa Reparata, accanto alla mensa universitaria di Firenze). Parlano di politiche per le rotte migratorie come se avessero mai elaborato qualcosa di serio in questo senso.

E il DDL Sicurezza? Quello che la Cassazione ha dichiarato non "bypassabile in Parlamento", parlando addirittura di un "abuso della decretazione di urgenza"? Decreto che è stato poi difeso dal ministro della giustizia e compagnia fino allo sfinimento, nonostante non avessero letto una pagina di ciò che aveva scritto la Corte a proposito (come si evince dalla seduta parlamentare ripresa in diretta). In una di queste norme contenute nel DDL si chiede addirittura a strutture pubbliche di collaborare con i servizi segreti. Recentemente è emerso che ci sono stati infiltrati della polizia all'interno di gruppi politici (come Potere al popolo). In questo mondo paritario si salta sempre qualcuno, i numeri dispari, i cosiddetti ultimi, che non vengono considerati, così da essere a posto con i conti (e le contesse), ma lasciando sempre escluse quelle persone che non hanno titoli o documenti per pararsi il culo.

Caro uomo, cara donna, che hai votato a destra o che usi parole vecchie di cento anni fa per giustificare le tue azioni; o te, che scarichi la rabbia per la tua condizione di vita rivolgendola contro il morto di fame che hai davanti, dimmi: quando avrai deportato tutto ciò che disturba la tua sicurezza cosa farai? Davvero ti sentirai al riparo dalla tua coscienza?

Costruisci robot, caro visionario miliardario, ma temi gli umani e ci sei in competizione. Intanto tu, che sei credente e conservatore e credi nell'anima, che dogma proponi per cena? Sei fedele solo alla difesa del tuo esistere? E coloro che hanno il potere di accumulare e ingozzarsi alla faccia di tutti gli altri? Una vecchiaia sprecata nella cupidigia di chi non crede in niente, super milionari che dal bene comune non hanno ormai nulla da guadagnare – né, nel loro distacco dalla realtà, da perdere. Io mi auguro di ballare su quelle tombe piene di tesori, sotto un bene più prezioso chiamato "pioggia". Perché è ormai un secolo, o più, che si grida all'allarme idrico. Non acqua per ripulire le scorie nucleari, ma acqua da bere. A Gaza, che Israele sta occupando, si soffre per questo: non solo manca il mangiare, ma anche l'acqua potabile. E così via nel mondo.

Eppure, voglio ancora credere in una umanità non succube del dio denaro, seguendo le orme di gente gretta, che tiene solo al potere, ma invece riunita in una comunità, un insieme di persone. Etimologicamente "insieme" vuol dire "oggetto di una visione o considerazione complessiva": "insumul" significa in latino "riuniti in un unico luogo"; mentre "umano", come saprete, è il genere umano. Per menarla ancora col latino (se avete letto sin qui, siete certo persone pazienti) c'è stato un grande poeta, Terenzio, che in una sua commedia scrisse: "Sono un essere umano, niente di ciò ch'è umano mi è estraneo". Se ci si sente minimamente di appartenere al genere umano bisognerebbe volgere lo sguardo non ai propri beni, ma a questo gruppo di esseri viventi, simili a noi, E come noi gettati su questo mondo. O allontanarsene senza rompere troppo le scatole. Amen.

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L'arte alla conquista dello spazioLaura Tabegna · Cultura

!L'arte alla conquista dello spazio

Sezione: CULTURA | Autore: Laura Tabegna

Muri, sottopassi, ponti: tante opere raccolte in una mappa

Pareti di cemento, muri di periferia e sottopassi diventano lo spazio ideale dove urlare e moltiplicare, attraverso il colore, quel disagio scomodo che la società non vuole guardare.

L'era della street art inizia con i graffiti, fenomeno sociale contro il sistema, per continuare con espressioni più figurative, che nell'evoluzione e istituzionalizzazione del genere hanno comunque mantenuto sempre fede al proprio imprinting: dribblare censure scendendo in strada.

Omar Rashid è art director fiorentino, già writer e oggi produttore e regista. Nato artisticamente dal mondo dei graffiti, Omar ha mappato nel sito firenzestreetart.com le opere in strada più importanti di Firenze, dall'Sms di Peretola al ponte del Varlungo, fino ai grandi murales commissionati dal Comune di Firenze, quando la street art è stata riconosciuta dalle istituzioni: a Rifredi, via Canova e via Pisana, con ritratti di Mandela, Gramsci e Terzani, mentre Nemo's ha avuto il suo spazio di satira in via Palazzuolo. E ancora, in centro si manifestano spesso incursioni temporanee firmate Blub, Exit/Enter, Clet, Lediesis.

"Il fenomeno originale – racconta Rashid – è più sociale che artistico e parte dal basso, con questo intento: non ho uno spazio per comunicare e me lo prendo. I graffiti sono scritte con lo spray, con cui si ripete il proprio nome, in luoghi non autorizzati, quante più volte possibile, per affermare con forza e ribellione di non essere solo un numero. Poi è arrivata anche la street art figurativa, più accettata e meno percepita come vandalismo. Non conta la tecnica usata, ma la costante dell'incursione nello spazio pubblico".

Tra gli street artist più importanti, Omar ricorda Ninjaz, writer armato di spray, capace di interpretare spazi enormi, e Bue2530, creatore di animali fantastici dai colori vividi, frutto di grottesche fusioni. Tra i big della strada anche Clet, che pur non arrivando dal mondo di frontiera dei graffiti, sfida la legalità e interviene sui segnali stradali e non solo.

"Negli anni '90, prima della globalizzazione di internet – continua Rashid – ogni città aveva uno stile particolare di street art. Firenze sentiva le influenze newyorkesi, portate dagli studenti americani, mentre Bologna esprimeva quelle nordeuropee di un writer di origini scandinave. Adesso, con la contaminazione del web, si è tutto omologato. In ogni caso, il punto fondamentale rimane sempre lo stesso: non ho uno spazio e me lo prendo".

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Mounir Fatmi e Beato AngelicoTomaso Montanari · Cultura - La vita messa a nudo

!Mounir Fatmi e Beato Angelico

Rubrica: LA VITA MESSA A NUDO — ARTE E POVERTÀ | Autore: Tomaso Montanari

Cosma e Damiano nelle sale operatorie dei giorni nostri

Mounir Fatmi (Tangeri 1970) ha fotografato sale operatorie in tutta Europa, e poi ha sovrapposto alle sue immagini un meraviglioso fantasma di quasi sei secoli fa: una scena della predella della Pala di San Marco di Beato Angelico.

Quella scena rappresenta uno dei miracoli più famosi del santo patrono del committente dell'Angelico, Cosimo de' Medici: il medico Cosma. Secondo la Leggenda aurea, questo cristiano arabo del terzo secolo dopo Cristo curava i pazienti senza voler essere pagato. Per questo lui e suo fratello Damiano sono chiamati i santi 'anargyouroi': i 'non-mercenari' o 'quelli-che-non-lo-fanno-per-soldi'. I due dottori erano così bravi e appassionati che il Signore permise loro di continuare ad esercitare anche dopo morti: come nel caso del miracolo rappresentato da Angelico, ed evocato da Fatmi.

Un tal Giustiniano, che era sacrestano della chiesa a loro intitolata nei fori romani, stava morendo per una terribile cancrena ad una gamba. Ma una notte, mentre il sonno funzionava da anestesia, i due fratelli chirurghi lo operarono: amputando la gamba malata e sostituendola, in un prodigioso trapianto, con quella di un etiope che era per l'appunto stato seppellito quello stesso giorno nel cimitero di San Pietro in Vincoli. Quando Giustiniano si svegliò, si trovò con una gamba sana: e nera. Ecco perché proprio Fatmi, con il potere magico che solo agli artisti è concesso, ha rievocato Cosma e Damiano, facendoli operare nelle nostre modernissime sale: perché – come ha detto in una intervista del 2017 – "io sono la 'gamba nera'. Ricorda che sono un trapiantato! È buffo perché quando sono in Francia mi definiscono un artista 'migrante', quando sono negli Stati Uniti un artista francese, anzi 'parigino', in Italia un artista 'arabo'". In quella intervista, ha detto anche un'altra cosa importante: "Cosma e Damiano sono gemelli, operano le guarigioni insieme, i loro gesti sono perfettamente coordinati. Nella Leggenda aurea c'è un dialogo tra loro, ma non si capisce chi parla dei due e chi risponde. Sono inseparabili e indiscernibili". Durante il Coronavirus abbiamo visto il corpo collettivo dei nostri medici e infermieri, che agisce come Cosma e Damiano: come un potentissimo 'noi', con sacrifici e dedizione non certo ripagati dagli stipendi. E oggi lo vediamo a Gaza, nel cuore nero del genocidio. Incattiviti dalla povertà, ingannati dagli imprenditori della paura, molti italiani oggi guarderebbero con fastidio quella gamba 'diversa': ma la politica, l'arte della politica, dovrebbe servire proprio a far convergere lo sguardo di tutti alla comune natura umana. Quella che ritroviamo quando siamo noi, a finire in ospedale: a così caro prezzo.

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Italia 2025: siamo sempre più poveriFelice Simeone · Infografica

!Italia 2025: siamo sempre più poveri

Sezione: INFOGRAFICA | Autore: Felice Simeone

Stranieri, italiani, occupati e lavoratori: sono gli assistiti dalla Caritas censiti nel suo allarmante rapporto annuale

Ci viene ripetuto quotidianamente, e da più parti, che in Italia va tutto bene: l'economia si espande, il lavoro c'è, la disoccupazione diminuisce. Eppure, il nuovo rapporto statistico della Caritas rivela un Paese in cui migliaia di famiglie vivono senza garanzie di dignità e stabilità. Nel 2024, la Caritas ha soccorso 277.775 persone: più della metà erano stranieri (56,2%), ma gli italiani, sia singoli che famiglie, sono stati 42,1%; nel Sud e nelle Isole gli italiani soccorsi sono stati la maggioranza. Ed è proprio questa una delle evidenze emerse dal rapporto: la povertà non è più confinata agli stranieri, ma coinvolge lavoratori, famiglie, anziani indipendentemente da dove sono nati.

Un dato significativo riguarda proprio l'occupazione: quasi un assistito su quattro ha un lavoro, e nelle statistiche governative contano come occupati, ma la realtà è che questi lavoratori e lavoratrici si sono rivolti alla Caritas perché non riescono a sostenere le spese di base. Si parla, appunto, di lavoratori poveri: rappresentano meglio di altri un'economia che non garantisce più sussistenza. Oggi anche chi lavora fatica a far fronte all'aumento dei prezzi: tra il 2008 e il 2024 i salari reali in Italia sono diminuiti dell'8,7%, peggior dato dei paesi più avanzati (i G20). Non stupisce, allora, il dato Istat dell'8% di lavoratori che, nonostante lo stipendio, vivono in povertà assoluta, con punte del 16,5% tra gli operai. Quindici anni fa i disoccupati rappresentavano i due terzi dell'utenza dei centri di assistenza Caritas, e gli occupati appena il 15%; nel 2024, i disoccupati aiutati dalla Caritas sono stati il 47% (cioè, meno della metà) mentre i lavoratori poveri sono stati il 24%.

In questo scenario, i bisogni primari sono anche quelli più urgenti da soddisfare: il 71,5% delle persone che si sono rivolte alla Caritas hanno richiesto aiuti per cibo, vestiario e beni di prima necessità. Al secondo posto ci sono le spese abitative: il 16,3% degli assistiti non riesce a pagare bollette e affitti; a questi si aggiungono quelli che una casa non ce l'hanno proprio: l'esclusione abitativa estrema riguarda stabilmente il 21% degli utenti. Seguono le spese sanitarie (7,4%), soprattutto farmaci e cure odontoiatriche, fuori portata per chi sopravvive con redditi minimi. Tra il 2019 e il 2024, le persone che hanno rinunciato alle cure mediche sono passate dal 6% al 10%.

Quest'ultimo rapporto Caritas, comunque, mette in evidenza come la povertà sia sempre più multidimensionale: non è solo il risultato della mancanza di reddito, ma l'intreccio di fragilità lavorative, familiari, abitative e sanitarie: uscire da questa condizione è difficile, e spesso impossibile.

Un aspetto preoccupante riguarda i cosiddetti "nuovi poveri": nel 2024 il 37,7% degli assistiti si è rivolto per la prima volta a Caritas. Non si tratta più solo di marginalità storiche, ma di persone che fino a poco tempo fa sembravano protette: giovani famiglie, donne sole con figli, padri separati, anziani soli. Biografie spezzate da eventi critici che trasformano difficoltà temporanee in vulnerabilità permanenti. Nonostante le nuove misure come l'Assegno di inclusione o l'Assegno unico, il sostegno pubblico appare inadeguato.

La povertà non è un incidente di percorso, ma un fenomeno strutturale che attraversa la società italiana. Caritas lancia un appello: senza politiche radicali su lavoro, casa e diritti sociali il numero degli esclusi continuerà a crescere.

Eppure, dentro i numeri, si intravede anche un'altra Italia: comunità che aprono mense, centri di ascolto, empori solidali; parrocchie e associazioni che resistono all'indifferenza e ricuciono le ferite sociali. È una rete silenziosa che tiene insieme ciò che rischia di frantumarsi. Forse è da lì, dalla prossimità e dalla solidarietà concreta, che può nascere un Paese più giusto.

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Attualità - Notizie breviVari (redazione, Giulia Pellegrini) · Attualità

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Sanità pubblica: Italia ultima nel G7

Nel 2024 sono state infatti costrette a rinunciare alle cure per motivi economici ben 5,8 milioni di persone, quasi un italiano su dieci. Nello stesso anno l'Italia, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, si colloca 14° posto tra i 27 Paesi europei dell'area Ocse e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta così al 6,3% del Pil, percentuale inferiore sia alla media Ocse (7,1%), sia a quella europea (6,9%). E per la spesa pro capite il gap con i Paesi europei è di 43 miliardi di euro. Sono i dati rielaborati dalla Fondazione Gmbe che chiede di restituire forza e dignità al Servizio sanitario. "Il sottofinanziamento pubblico della sanità italiana - dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione - è ormai una questione strutturale che, oltre a generare tensioni crescenti in Parlamento, sta mettendo in grandi difficoltà tutte le Regioni, sempre più in affanno nel garantire i livelli essenziali di assistenza mantenendo in ordine i bilanci. Il conto più salato di queste scelte miopi lo pagano anzitutto i cittadini, costretti a confrontarsi con liste d'attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e la necessità sempre più frequente di pagare di tasca propria visite e prestazioni sanitarie fino a rinunciare del tutto".

Ucciso dal taser

Ennesima vittima dell'arma a scariche elettriche in dotazione alla polizia

Si chiamava Claudio Citro, aveva 41 anni e viveva a Montecatini. È stato ucciso da un'agente di polizia che ha usato contro di lui il taser, la pistola che spara scariche elettriche, durante un intervento che avrebbe dovuto calmare gli animi all'interno di un negozio di pane di Reggio Emilia, lo scorso 15 settembre. La Procura ha immediatamente aperto un'inchiesta per fare luce su tutti gli aspetti della vicenda. Gli inquirenti dovranno stabilire se l'utilizzo del taser sia avvenuto nel rispetto dei protocolli previsti e se vi sia una correlazione diretta tra l'uso dell'arma elettrica e il decesso del 41enne.

Il taser funziona rilasciando due dardi collegati a fili elettrici che trasmettono una scarica capace di provocare una contrazione muscolare istantanea, che immobilizza temporaneamente il soggetto colpito. Il modello adottato nel nostro Paese è lo X2 della Axon, un'evoluzione del modello X26 che le Nazioni Unite avevano giudicato equiparabile a uno strumento di tortura. I 5.000 dispositivi disponibili nei 200 comuni italiani non sono stati testati.

Amnesty International ha documentato numerosi decessi legati all'utilizzo di questi dispositivi, e ha ribadito più volte che il taser non è un'arma a rischio zero, soprattutto quando utilizzato su soggetti in stato di alterazione o con problemi cardiaci.

Salvate vite? Fermi tutti!

Il governo fa la guerra alle navi ONG che soccorrono i migranti in mare

Uno dei più pesanti provvedimenti mai attuati: due mesi di fermo amministrativo e 10.000 euro di multa. Questo il prezzo che il governo Meloni sta facendo pagare a Mediterranea Saving Humans per aver sbarcato dieci persone nel porto di Trapani, disobbedendo all'ordine assurdo e disumano del Viminale di raggiungere il porto di Genova. I naufraghi erano stati soccorsi a oltre 690 miglia di distanza, traumatizzati dalla detenzione libica, brutalmente picchiati e gettati in mare. La colpa dell'ONG? Aver agito per garantire supporto medico e psicologico il prima possibile, nel rispetto di quella legge del mare che afferma un principio basilare per cui la dignità e la vita umana vengono prima di tutto.

Il Governo criminalizza le operazioni di soccorso bloccando navi pronte a soccorrere, attività necessaria visto il tragico bilancio di naufragi degli ultimi mesi davanti alle coste di Lampedusa; è il caso dell'unità Aurora di Seawatch, colpita da fermo dopo lo sbarco di 75 persone a Pozzallo.

Quali sono i numeri dei provvedimenti? Da febbraio 2023 le imbarcazioni delle ONG sono state oggetto di 29 fermi amministrativi, per un totale di 700 giorni trascorsi in porto invece di salvare vite in mare. Le stesse navi hanno navigato 822 giorni per raggiungere porti assegnati a distanze ingiustificabili, per un totale di 330.000 chilometri.

Queste misure, che inizialmente riguardavano solo le navi SAR (Search and Rescue) delle ONG, sono ora estese anche alle imbarcazioni più piccole, con ruolo di monitoraggio.

Quante vite si sarebbero potute salvare applicando le ragioni della vita e dell'umanità? Continuiamo a chiederci come sia umanamente sostenibile scegliere di lasciar morire persone in mare mentre i trafficanti di esseri umani e le violazioni dei diritti prosperano impunite.

Mentre Mediterranea è ancora bloccata nel porto di Trapani e nonostante gli ormai innumerevoli pronunciamenti di diversi tribunali che hanno giudicato "illegittimi" i fermi, il Ministero dell'Interno continua la guerra contro le persone migranti e le navi del soccorso civile, collaborando con quelle milizie libiche, lautamente finanziate dall'Europa, responsabili di ogni genere di violenza, nonché di sparatorie contro le navi umanitarie, come nel caso della Ocean Viking, costretta a sospendere momentaneamente le operazioni in mare a causa dei danni subiti.

Ma le ONG non hanno intenzione di arrendersi a un sistema criminale che sanziona chi soccorre persone in pericolo di vita. Fermatevi, noi non ci fermeremo. Giulia Pellegrini

Chi educa la Penitenziaria?

Antonio Fullone era il provveditore regionale del Ministero della Giustizia che dispose la perquisizione straordinaria del carcere di Santa Maria Capua Vetere il 6 aprile 2020, quando circa 300 agenti sono entrati nel carcere Francesco Uccella e hanno pestato i detenuti per quattro lunghe ore. Oggi Fullone è sotto processo con diversi di capi di imputazione, anche perché il più alto in grado tra i funzionari coinvolti nel maxi processo in corso a Caserta. Sul suo conto pesa la scelta di aver disposto la perquisizione straordinaria pur non avendone i titoli e le competenze visto che spettava alla direzione del carcere. La notizia è che Antonio Fullone sta per essere nominato dal Governo Meloni nel ruolo di Direttore generale della formazione del Dap, il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria del Ministero della giustizia. Sarà lui a decidere che tipo di formazione dovranno avere gli agenti della Polizia Penitenziaria.

Toscana bocciata sulle residenze fittizie

Sono solo 10 i comuni toscani - censiti dalla Federazione italiana degli Organismi per le Persone Senza Dimora - che garantiscono un indirizzo fittizio alle persone prive di una casa. In questo modo i senza dimora ottengono una residenza anagrafica che permette loro di godere dei diritti civili e sociali, del diritto alla salute e alla cura di sé, etc., a partire dal rilascio della carta di identità. I comuni virtuosi, seppur con molti limiti, sono Arezzo, Firenze, Grosseto, Livorno, Carrara, Pisa, Pistoia, Prato, Santa Maria a Monte (PI) e Viareggio. Mancano all'appello, almeno per il censimento FioPSD, gli altri 263 Comuni della nostra Regione. Ci chiediamo cosa aspettino ad offrire un servizio che garantisce diritti e dignità alle persone costrette a vivere in strada.

Occupare non è reato se salvi vite

Un reato, se giustificato dallo stato di necessità, non è reato. È per questo che sono stati assolti 13 attiviste e attivisti - italiani, francesi, inglesi e nord europei - che erano finiti a processo a Torino per aver occupato una casa cantoniera dismessa, utile a salvare le vite dei migranti che attraversano la frontiera franco-italiana a piedi, senza cibo e attrezzature adeguate.

Lo stato di necessità è previsto dall'articolo 54 del Codice penale, secondo cui non si può perseguire chi ha commesso un reato perché "costretto dalla necessità di salvare sé o altri dal pericolo di un danno grave alla persona". Prima dell'occupazione, nella zona erano morti 15 migranti provenienti dalla rotta balcanica per la fame e il freddo o per cadute accidentali nei dirupi.

  • sanità pubblica
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Rubriche - Femminismi, Millefoglie, Un mondo ganzoVari (Marta Benettin, Valentina Nicastro, Fabio Bussonati) · Rubriche

!Rubriche - Femminismi, Millefoglie, Un mondo ganzo

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Consenso: cos'è?

Rubrica: FEMMINISMI | Autore: Marta Benettin

In due anni di rubrica sul femminismo non ho mai parlato di consenso: mi sembrava scontato che chi non se ne accerta – evitando minori, persone inconsapevoli/incapaci di intendere, ecc. – sia figli@ del patriarcato più bieco. Mi sbagliavo.

Tre episodi, diversi ma con un filo rosso.

2021: fuori dallo stadio di Empoli un tifoso tocca il sedere a una giornalista in diretta. Condannato, ma molt* commentano: "Che esagerazione, era solo euforia da partita".

2024: in Francia emerge il caso di Gisèle Pelicot, costretta dal marito a subire rapporti con decine di uomini mentre era incosciente. Al processo alcuni imputati dissero che "il consenso l'aveva dato il marito" o che non si erano posti la domanda.

2025: in Italia esplode la pagina Facebook "Mia Moglie" (oltre 31.000 iscritti) dove si condividevano foto intime delle partner senza consenso, invitando a commenti e fantasie. Poco dopo emerge lo scandalo "Phica.eu", attivo dal 2005 con 700mila iscritti e contenuti simili, che coinvolgono anche politiche italiane. La chiusura del sito avviene con una lettera inquietante: "Siamo stati una comunità, con luci e ombre, ma con la volontà di creare uno spazio diverso". Mentre scrivo, a fine agosto, pare che questi siano soltanto due siti fra tantissimi…

Questi esempi smontano il mito del maniaco isolato e riportano al centro il tema del consenso: non dettaglio, ma base di ogni relazione sociale (non solo intima). Un accordo libero, esplicito, informato, reciproco, senza coercizione né manipolazione.

Sembra ovvio, ma va ripetuto: c'è un modo semplice per capire se serve il consenso dell'altr*—domandarsi: se lo facessero a me, vorrei che prima me lo chiedessero?

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Il calocedro del Bobolino

Rubrica: MILLEFOGLIE | Autore: Valentina Nicastro

Lungo il viale Macchiavelli all'altezza di via di Tivoli, tra via del Bobolino e Villa Cora, si trova un giardino ottocentesco dove spesso si vedono auto tirate a lucido o addirittura d'epoca e coppie di sposi con fotografo al seguito. Stanno andando a farsi immortalare sotto "l'albero degli sposi", un albero che secondo la tradizione porterebbe fortuna e fertilità. Probabilmente gli sposini non sono al corrente del fatto che quel fronzuto signore è anche conosciuto come "l'albero dei cornuti". Alcuni potrebbero venire a saperlo leggendo questa pagina e rimanerci male perché quello scatto aveva fissato un momento dolce e fiducioso, conservato con cura in un bell'album da mostrare agli amici. Altri, apprendendolo, potrebbero invece trovare una spiegazione a certe intercorse vicende poco commendevoli. Qualunque siano state le vicissitudini degli sposi immortalati al suo cospetto, il Calocedrus decurrens del Bobolino è rimasto impassibile al suo posto con la sua altezza di 15 e con il suo fusto dalla circonferenza di 5,40 metri, misurati come da protocollo a 130 cm dalla base. Di lui si può dire che è un vivente vegetale, certo, e che indossa con stile tutti i significati che gli sono stati dati nel tempo. Oltre a essere uno degli alberi più originali della città per via di quei due rami che, a guisa di corna o di gemelli siamesi, si dipartono dalla parte bassa del fusto per salire poi verso l'alto in parallelo, il nostro calocedro, con i suoi due appellativi "degli sposi" e "dei cornuti" racconta tutta l'ambivalenza della fiorentinità: romanticismo e irriverenza, superstizione e cinismo, amore per le tradizioni e demistificazione delle stesse. Il suo valore storico-culturale è inquantificabile, ed è forse anche questa la ragione per cui si è meritato l'iscrizione nel registro degli alberi degni di attenzione e tutela. Intorno al 1985 una tromba d'aria che si era abbattuta su Firenze lo aveva privato di tutto il fusto centrale, e siccome eventi climatici estremi sono sempre più ricorrenti, è meglio non rimandare la visita che merita.

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Con tutta l'energia che abbiamo

Rubrica: UN MONDO GANZO È POSSIBILE | Autore: Fabio Bussonati

Sembra ormai abbastanza certo che un esiguo gruppo di individui, che si potrebbe definire "classe sociale", anche se la parola classe includerebbe un certo stile che però non si vede, ha deciso che a loro conviene far arrostire il pianeta con tutti noi pur di evitare l'uso scellerato dei mulini a vento che cambiano il profilo di colline disabitate, da sempre zone depresse in distretti produttivi di grande importanza.

L'Italia galleggia su una miniera di energia a cielo aperto, non c'è bisogno neanche di tanti numeri per dimostrarlo, bastano le canzoni, ed è delinquenziale non usare questa forza immensa per dare un bel lavoro pagato bene a tutti i cittadini e per rimettere a posto i conti dello Stato. Ci vuole un atto di orgoglio e decidere di decidere che uno scaldabagno solare è un'arma valida per sostenere tutta la popolazione. Quindi, che lo Stato se ne faccia carico attingendo ai fondi per gli armamenti, che sono sempre più cospicui, e costruendo le fabbriche socialmente integrate di cui abbiamo bisogno.

Va detto che tutto ciò da solo non basterà a far rinascere il paese: si dovranno fornire moduli di continuità permanente minimi a chi non ha le possibilità economiche di procurarseli, fare orti di pace in tutti i parcheggi, sviluppare la coltivazione della canapa industriale con tutta la sua filiera in maniera massiccia; dovrebbe essere direttamente l'esercito a prendere in carico questo impegno, perché è altamente strategico togliere dall'atmosfera velocemente più anidride carbonica possibile ma è anche conveniente dato il prezzo delle quote di carbonio.

  • consenso
  • femminismo
  • violenza sessuale
  • Gisèle Pelicot
  • tifoso
  • Empoli
  • patriarcato
  • alberi

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13Segnalazioni1 articolo
Alfabeto - 21 proposteFelice Simeone (a cura di) · Segnalazioni

!Alfabeto - 21 proposte

Sezione: SEGNALAZIONI | A cura di: Felice Simeone

Ogni mese 21 proposte di cose, eventi, persone e fatti interessanti da scoprire, per costruire insieme una società più giusta.

  • A - ARCA: La Comunità dell'Arca, fondata nel 1948, è un movimento per rispondere alle sfide del mondo di oggi mettendo in opera lo spirito e i mezzi della nonviolenza gandhiana. Nel 2025 ha pubblicato "La coscienza dice NO alla guerra", un testo che non si limita a un semplice rifiuto della guerra, ma propone alternative concrete, dall'obiezione di coscienza al sostegno agli attivisti nonviolenti. Con contributi su esperienze storiche, lotte femminili e iniziative civili di pace, il libro unisce analisi, normativa e testimonianze, rilanciando la nonviolenza come scelta etica e strategica per un futuro sostenibile. http://bit.ly/41tPK8Z
  • B - BELLEZZA: Lido Pimienta è un'artista colombiana di origini caraibiche che oggi vive a Toronto. Nelle sue creazioni, unisce musica e arte ispirate alla sua identità cosmopolita. Dopo "La Papessa" e il formidabile "Miss Colombia" (2020, candidato ai Grammy), a Maggio di quest'anno è tornata con "La Belleza", un'opera sinfonica che intreccia elettronica, orchestra e cori, influenzata da musica classica europea e soprattutto dal canto gregoriano. Un disco ipnotico. https://bit.ly/45Gj52v
  • C - CARCERE: Il governo ha approvato il Piano Carceri che prevede la creazione di 10 mila nuovi posti. Una delle puntate della trasmissione di approfondimento di Radio3 "Tutta la città ne parla", ha analizzato il piano e discusso sul senso della detenzione e l'integrazione sociale coinvolgendo esperti come Luigi Manconi, Edoardo Albinati e Donatella Stasio. Con profondo senso civico e rispetto umano, si sono proposte misure come il servizio civile volontario per i detenuti a fine pena, ed esplorato nuove prospettive per riformare il sistema carcerario e favorire reinserimento e diritti. https://bit.ly/41wmgY2
  • D - DOMANDE: Marta, 5 anni, curiosa e impaziente, vuole che tutto accada subito. Ha un gatto rosso, un nido di rondini e una casetta sull'albero, e colleziona fiocchi di neve, stelle cadenti e parole nuove. Tra mille domande al papà, impara che la vita richiede pazienza: le ciliegie, le foglie e i vitellini hanno bisogno di tempo. Ma nell'attesa, Marta scopre la meraviglia. Come? Il segreto è svelato in "Meraviglioso adesso", scritto da Maria Gianola. https://bit.ly/3JDLJsr
  • E - EQUIDISTANZA: "Ho aspettato quasi due anni, mentre i giornalisti morti in Palestina sono 278, per scrivere queste righe." Questo è l'incipit del racconto di Laura Silvia Battaglia sul Blog "mentinfuga.com" dei suoi mesi di insegnamento di giornalismo all'Università di Gaza City nel 2012. Nel suo ricordo di quell'esperienza premonitrice, la giornalista ricostruisce volti, domande e dignità di giovani reporter, costretti a documentare quotidianità spezzate da occupazione e guerra. Ne emerge un interrogativo cruciale: come può il giornalismo restare "equidistante" di fronte a un genocidio. https://bit.ly/4mAOk4J
  • F - FORESTE: Dopo la tempesta Vaia del 2018, il coleottero bostrico tipografo ha avuto gioco facile per attaccare le foreste di abete rosso del Nord-Est, mettendo in evidenza i modi insinuanti con cui il cambiamento climatico colpisce il nostro habitat. Nel loro libro-diario "Sottocorteccia", Pietro Lacasella e Luigi Torreggiani raccontano il loro viaggio tra le Alpi e l'amicizia nata dall'incontro con l'insetto, offrendo prospettive nuove su Uomini, Foreste e Insetti. Tra riflessioni sul passato e sul futuro delle montagne, il libro invita a ripensare il rapporto con le foreste e a decidere quale ambiente vogliamo lasciare. Finalista del Premio Leogrande 2025. https://bit.ly/4oZGvHE
  • G - GHIACCIOLO: Rossella Sobrero, fondatrice del Salone della Responsabilità Sociale d'Impresa, ha scritto "Anna e la banda del ghiacciolo sciolto", romanzo per bambini che narra una storia di sostenibilità. Ispirata a Pippi Calzelunghe, l'autrice sottolinea il ruolo dei più piccoli come influenzatori degli adulti: attraverso le loro voci si trasmette l'idea che il cambiamento è possibile, un passo alla volta, con azioni semplici ma concrete per la sostenibilità. https://bit.ly/3URigNW
  • H - HAVELAAR: Circa un anno fa, moriva a 84 anni Frans van der Hoff, teologo ed economista olandese, pioniere del commercio equo e solidale. Dopo esperienze in Cile e Messico, fondò nel 1981 la cooperativa Uciri a Oaxaca, per liberare i piccoli coltivatori di caffè dagli intermediari. Da lì nacque nel 1988, con Nico Roozen, il marchio Max Havelaar, prima certificazione fair trade. Prete-operaio e "luchador social", visse accanto ai campesinos, unendo lotta sociale e speranza in un'economia giusta e solidale. Duccio Facchini ne fa un ritratto in un podcast di Radio Rai. https://bit.ly/460QBPS
  • I - INFORMAZIONE: La valanga di informazioni che ci assedia non ci facilita la comprensione del mondo che ci circonda. A salvare il salvabile ci prova "Wilson", il podcast di Francesco Costa, in uscita ogni giovedì, pensato per aiutare gli ascoltatori a comprendere i rapidi cambiamenti attorno a noi, affronta notizie e fenomeni complessi che spesso suscitano emozioni contrastanti, confusione o disorientamento. Con ogni episodio, Costa guida l'ascoltatore a capire meglio i fatti, fornendo strumenti per formarsi una propria opinione in modo chiaro e graduale. https://bit.ly/4lMImMX
  • L - LIBERTÀ: "NuoveRadici.World" è un portale, creato nel 2018 da Cristina Giudici, che offre una narrazione sull'immigrazione libera da pregiudizi e politiche polarizzanti, superando la visione dell'immigrato come minaccia o risorsa. Il progetto coinvolge esperti, giornalisti e cittadini stranieri per raccontare il cambiamento sociale e le seconde generazioni in Italia. Attraverso sito, newsletter, podcast, video, social e eventi, e grazie all'associazione Nuove Radici, promuove cultura, formazione e comprensione del fermento sociale oltre l'emergenza. https://www.nuoveradici.world/
  • M - MIGRANTI: Migranti da diversi Paesi, giunti a Roma in fuga da guerre, incontrano lo scrittore Eraldo Affinati e la scuola Penny Wirton, che insegna gratuitamente italiano. Il documentario "Nessun'altra frontiera" racconta, con la voce proprio di Affinati, questa esperienza e dà voce a diversi alunni della scuola Wirton, un'esperienza che si è replicata in tante altre città italiane. Il Documentario è stato girato sulla via Francigena che porta a San Pietro: un viaggio che diventa simbolo di pace, accoglienza e fratellanza, mostrando che ponti e gesti contano più dei muri. https://bit.ly/3JCu5oL
  • N - NAKBA: Nel romanzo "La strada per Be'er Sheva", la scrittrice britannica Ethel Mannin racconta la Nakba del 1948 attraverso la storia di Anton Mansour, giovane palestinese cristiano costretto all'esilio dopo l'occupazione israeliana. Tra marce nel deserto, umiliazioni e perdita della patria, Anton cresce in Inghilterra diviso tra due identità, ma sempre fedele alle sue radici arabe. La strada per Be'er Sheva diventa simbolo di ritorno negato, resistenza e memoria di un popolo che rifiuta l'oblio. https://bit.ly/3JE6Z15
  • O - OBLIO: Un morto che si riveste da solo, le chiavi del carcere in mano ai detenuti, telecamere cieche. È il 9 marzo 2020, l'Italia è chiusa per covid, i penitenziari ribollono. "La Battitura" è il racconto di una rivolta finita in strage, la più grave dietro le sbarre dal dopoguerra. Tredici vittime, tredici persone che erano nelle mani dello Stato. I dubbi e i punti oscuri, le violenze e le verità giudiziarie di una storia dimenticata troppo presto. La Battitura è un podcast scritto e condotto da Perla Dipoppa e Alessio Zucchini. https://bit.ly/469bGZz
  • P - PESCI: "L'Acqua è per i pesci" è un libro di Puck Koper per lettori intorno ai 7-8 anni di età. Racconta, con parole e immagini, della piccola Kaat che vive felice su un peschereccio con sei marinai affettuosi. Ammirando le balene, desidera imparare a nuotare. Gli uomini la preparano con esercizi e lezioni bizzarre, ma senza farla entrare in acqua. Tra dubbi e ironia, il libro, illustrato dall'autrice, racconta con leggerezza il desiderio di libertà dei bambini e la difficoltà degli adulti a lasciarli sperimentare il mondo da soli. https://bit.ly/4oWg4m4
  • Q - QUOTIDIANITÀ: Loris, il protagonista de "Il male che non c'è", il nuovo romanzo di Giulia Caminito, cresce con la passione per la lettura, che lo protegge dalle angosce. A trent'anni, però, affronta ansia, ipocondria e solitudine, cercando rifugio nei social e in Catastrofe, creatura mutaforme – gatta, lupa, amica, sposa – che l'accompagna. Attraverso Loris, Giulia Caminito racconta sé stessa e la sua generazione, che non ha subito guerre o privazioni materiali ma ha avuto in sorte la quotidiana solitudine della Rete e della precarietà. https://bit.ly/4n7zz9I
  • R - RIDER: Nel fumetto "Rider" (Bao Publishing), Malakia è un rider che affronta turni estenuanti tra fretta, maleducazione e rare gentilezze. Un errore di consegna lo trascina però in un intrigo criminale, poiché il ristorante per cui lavora è legato alla malavita. La sua quotidianità da lavoratore precario si trasforma così in una lotta per la sopravvivenza. Nel suo esordio nel fumetto longform, Arlen attinge alla propria esperienza da rider per raccontare con ritmo action le contraddizioni e i rischi nascosti dietro la gig economy. https://bit.ly/47ScJhL
  • S - STRADA: "Mendicare" è il romanzo con cui ha esordito il giovane parigino Max De Paz. Ambientato nel Quinto arrondissement di Parigi, il romanzo dà voce a un giovane senzatetto che a vent'anni ha già conosciuto la rovina familiare e la brutalità della strada. Tra complicità ironiche e giornate di pura sopravvivenza, la narrazione restituisce la dignità e la fragilità degli esclusi. L'incontro con Élise illumina la miseria con un barlume di amore e resistenza, facendo del romanzo una testimonianza sul diritto a esistere e ad essere visti. https://bit.ly/3JGxTW1
  • T - TERRITORI: Le autorità israeliane e i coloni utilizzano una serie di strategie per scacciare i palestinesi dalle proprie case e terre in Cisgiordania: la ridefinizione dei territori in cui vivono comunità palestinesi – sia come aree di addestramento militare per l'esercito israeliano sia come riserve naturali o siti archeologici – il furto di animali e il controllo dell'acqua. Un'inchiesta di Elena Siniscalco per il sito di giornalismo investigativo indipendente "IRPI-Media", descrive, con l'aiuto di mappe, dati, infografiche la continua, ed ignorata, sottrazione di terra ai Palestinesi. https://bit.ly/45Rk6mZ
  • U - UMANITÀ: La foto scattata da Samar Abu Elouf, una fotografa autodidatta, a Mahmoud Ajjour, di 9 anni, con le braccia amputate in seguito ad un attacco israeliano a Gaza è la foto dell'anno 2025 per Word Press Photo. Mahmoud è rimasto gravemente mutilato durante un bombardamento. Dopo le cure, sta imparando a usare i piedi per scrivere, giocare e aprire porte, ma sogna di avere protesi per vivere come gli altri bambini. Gaza è oggi il luogo con più bambini amputati al mondo in rapporto alla popolazione. https://bit.ly/4mAUZvR
  • V - VENTO: Goffredo Fofi si è spento qualche mese fa. È stato un intellettuale sui generis, infaticabile tessitore di reti, entro cui riponeva la speranza, che, ricordava, non può emergere, se non in modo difettoso, dai singoli individui. Nel documentario "Suole di Vento", disponibile su raiplay.it, Goffredo Fofi ripercorre la sua storia: le città in cui ha abitato, le attività sociali e politiche che ha svolto, gli artisti e intellettuali che ha incontrato, i libri e le riviste che ha pubblicato. Un documentario per chi vuole scoprirlo e per chi non vuole dimenticarlo. https://bit.ly/45PD5zP
  • Z - ZAINO: Ospite del MEDIMEX appena concluso, il gruppo franco-marocchino Bab L'Bluz, fonde la tradizione musicale-religiosa marocchina (Gnawa e Hassani) con rock, blues e suoni psichedelici. Guidato dalla cantante Yousra Mansour in coppia con Brice Bottin (guembri e chitarra), il progetto mescola influenze dal mondo arabo e internazionale, dagli anni '60-'70 fino a Fairouz e Janis Joplin. Dal 2018 il gruppo si esibisce in festival internazionali, creando un repertorio originale. "Zaino" è il trascinante brano estratto dal loro ultimo disco "Swaken" (2024). https://bit.ly/46bVmXX
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A scuola di umanitàValentina Baronti · Infine - Ultima pagina

!A scuola di umanità

Rubrica: INFINE | Autore: Valentina Baronti

L'inizio di ogni anno scolastico porta nelle famiglie un diffuso senso di frustrazione. Insegnanti che mancano, strutture insicure, barriere architettoniche, classi pollaio, mezzi pubblici insufficienti, costi esorbitanti, tanto che la scelta dell'istituto superiore è basata più sul censo che sulle vocazioni. Una scuola classista, che spinge fuori dal centro di Firenze i figli della provincia, rendendo di fatto impossibile raggiungere il capoluogo senza ricorrere a mezzi propri.

Ogni anno, l'inizio della scuola diventa rabbia repressa, con un mese di settembre in cui le spese superano del 100% le entrate, un esborso insostenibile per un servizio che, ormai da decenni, non è più pubblico e nella maggior parte dei casi "cura i sani e respinge i malati". Non è così per tutte ovviamente, ma a livello generale sì, e le notizie che arrivano sulle indicazioni ministeriali per un insegnamento di ispirazione sovranista fanno accapponare la pelle.

Quest'anno, le lezioni sono iniziate nel pieno della mobilitazione contro il genocidio a Gaza e il primo giorno ha portato una ventata di aria fresca nell'aria stagnante dello smantellamento della scuola pubblica. Mentre le dirigenze delle scuole toscane ricevevano un progetto di conferenze e visite alle caserme, per promuovere le opportunità professionali nell'esercito, a Firenze, un gruppo di docenti proponeva un documento, approvato da diversi collegi, per portare il tema di Gaza e della pace nelle lezioni di educazione civica.

Il 15 settembre, al suono della prima campanella, circa 250 insegnanti fiorentine sono entrate in classe leggendo una poesia del giovane poeta gazawi Haidar al Ghazali "I giovani liberi", recentemente pubblicata nella raccolta "Il loro grido è la mia voce. Poesie per Gaza". "Non verrà promosso/chi non supera l'esame di umanità", si legge nella poesia. Ed è una voce libera e commovente in un ambiente asfittico, dove l'unico problema sembra essere l'uso del cellulare durante la ricreazione.

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