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LAVORO

Dai frigoriferi alle armi

Valentina Baronti · Fuori Binario n. 277, Ottobre 2025, pagina 6

!Dai frigoriferi alle armi

Sezione: LAVORO | Autore: v.b. (Valentina Baronti)

Alla Beko di Siena arriva Leonardo? L'indiscrezione mai confermata spacca il fronte degli operai

La notizia, pubblicata a fine agosto su una testata locale, ha scatenato subito il dibattito a Siena e in tutta la Toscana: sarà l'azienda di armamenti Leonardo Spa a reindustrializzare la Beko di Siena. Nessuno ha confermato l'indiscrezione nei giorni successivi, né Beko, né il Governo, né i sindacati, ma tanto è bastato per polarizzare le opinioni.

"È la tattica degli annunci – ci racconta un operaio Beko -, buttano lì una notizia che è anche plausibile, perché il Governo, azionista di maggioranza di Leonardo, sta acquistando l'area e perché Leonardo ha stabilimenti qui vicino, quindi sarebbe comodo dal punto di vista logistico. Ma è solo un annuncio, al quale, io credo, non seguirà nulla di concreto. Intanto però la notizia ha spaccato gli operai e allontanato dalla vertenza realtà che ci erano vicine. Ci hanno buttato in pasto alla campagna elettorale".

Tra le prese di posizione c'è stata quella del Rettore dell'Università degli Stranieri di Siena Tomaso Montanari, che ha subito dichiarato: "La città merita di meglio, si trovino delle alternative. Il ricatto tra produrre morte attraverso le armi o morire di fame credo sia ciò che la politica deve evitare, non è possibile che i lavoratori e le lavoratrici siano messi di fronte a questa alternativa. Siena ha un'altra storia, la politica tutta e la città devono trovare delle alternative a questa drammatica prospettiva". A Montanari hanno risposto subito i sindacati confederali in una nota congiunta: "In Italia oltre 20 mila persone lavorano in aziende che producono strumenti bellici e non è possibile ignorare la complessità del tema. Non è la produzione di strumenti bellici che detta l'etica di un territorio, ma l'utilizzo che se ne fa". Come dire che le armi si fanno per lasciarle sugli scaffali.

Intanto, alcuni lavoratori stanno lavorando a tempo pieno, mentre altri sono già in cassa integrazione e altri ancora hanno accettato l'uscita incentivata e si sono licenziati. Dei 300 iniziali ne sono rimasti 250. Il 31 dicembre lo stabilimento Beko di Siena cesserà ogni attività ed è stata concessa una cassa integrazione di due anni, durante i quali si dovrà attivare un progetto di reindustrializzazione.

Una storia che abbiamo sentito tante volte, alla Electrolux e alla Bekaert, per esempio, e sappiamo bene come è andata a finire, con la differenza che, questa volta, il Governo ha acquistato lo stabilimento per favorire la reindustrializzazione. "Io credo che l'ipotesi più probabile sia quella dello spezzatino – conclude l'operaio – perché questa area è appetibile. Saranno individuati 4-5 soggetti diversi che si spartiranno lo stabilimento. Per quanto mi riguarda, se dovesse arrivare Leonardo mi licenzio, preferisco mangiare pane e cipolle che produrre armi".

Pagina 6 del numero 277 Uscito sul numero 277 (Ottobre 2025), a pagina 6. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero