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Rubriche - Femminismi, Millefoglie, Un mondo ganzo
Vari (Marta Benettin, Valentina Nicastro, Fabio Bussonati) · Fuori Binario n. 277, Ottobre 2025, pagina 12
!Rubriche - Femminismi, Millefoglie, Un mondo ganzo
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Consenso: cos'è?
Rubrica: FEMMINISMI | Autore: Marta Benettin
In due anni di rubrica sul femminismo non ho mai parlato di consenso: mi sembrava scontato che chi non se ne accerta – evitando minori, persone inconsapevoli/incapaci di intendere, ecc. – sia figli@ del patriarcato più bieco. Mi sbagliavo.
Tre episodi, diversi ma con un filo rosso.
2021: fuori dallo stadio di Empoli un tifoso tocca il sedere a una giornalista in diretta. Condannato, ma molt* commentano: "Che esagerazione, era solo euforia da partita".
2024: in Francia emerge il caso di Gisèle Pelicot, costretta dal marito a subire rapporti con decine di uomini mentre era incosciente. Al processo alcuni imputati dissero che "il consenso l'aveva dato il marito" o che non si erano posti la domanda.
2025: in Italia esplode la pagina Facebook "Mia Moglie" (oltre 31.000 iscritti) dove si condividevano foto intime delle partner senza consenso, invitando a commenti e fantasie. Poco dopo emerge lo scandalo "Phica.eu", attivo dal 2005 con 700mila iscritti e contenuti simili, che coinvolgono anche politiche italiane. La chiusura del sito avviene con una lettera inquietante: "Siamo stati una comunità, con luci e ombre, ma con la volontà di creare uno spazio diverso". Mentre scrivo, a fine agosto, pare che questi siano soltanto due siti fra tantissimi…
Questi esempi smontano il mito del maniaco isolato e riportano al centro il tema del consenso: non dettaglio, ma base di ogni relazione sociale (non solo intima). Un accordo libero, esplicito, informato, reciproco, senza coercizione né manipolazione.
Sembra ovvio, ma va ripetuto: c'è un modo semplice per capire se serve il consenso dell'altr*—domandarsi: se lo facessero a me, vorrei che prima me lo chiedessero?
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Il calocedro del Bobolino
Rubrica: MILLEFOGLIE | Autore: Valentina Nicastro
Lungo il viale Macchiavelli all'altezza di via di Tivoli, tra via del Bobolino e Villa Cora, si trova un giardino ottocentesco dove spesso si vedono auto tirate a lucido o addirittura d'epoca e coppie di sposi con fotografo al seguito. Stanno andando a farsi immortalare sotto "l'albero degli sposi", un albero che secondo la tradizione porterebbe fortuna e fertilità. Probabilmente gli sposini non sono al corrente del fatto che quel fronzuto signore è anche conosciuto come "l'albero dei cornuti". Alcuni potrebbero venire a saperlo leggendo questa pagina e rimanerci male perché quello scatto aveva fissato un momento dolce e fiducioso, conservato con cura in un bell'album da mostrare agli amici. Altri, apprendendolo, potrebbero invece trovare una spiegazione a certe intercorse vicende poco commendevoli. Qualunque siano state le vicissitudini degli sposi immortalati al suo cospetto, il Calocedrus decurrens del Bobolino è rimasto impassibile al suo posto con la sua altezza di 15 e con il suo fusto dalla circonferenza di 5,40 metri, misurati come da protocollo a 130 cm dalla base. Di lui si può dire che è un vivente vegetale, certo, e che indossa con stile tutti i significati che gli sono stati dati nel tempo. Oltre a essere uno degli alberi più originali della città per via di quei due rami che, a guisa di corna o di gemelli siamesi, si dipartono dalla parte bassa del fusto per salire poi verso l'alto in parallelo, il nostro calocedro, con i suoi due appellativi "degli sposi" e "dei cornuti" racconta tutta l'ambivalenza della fiorentinità: romanticismo e irriverenza, superstizione e cinismo, amore per le tradizioni e demistificazione delle stesse. Il suo valore storico-culturale è inquantificabile, ed è forse anche questa la ragione per cui si è meritato l'iscrizione nel registro degli alberi degni di attenzione e tutela. Intorno al 1985 una tromba d'aria che si era abbattuta su Firenze lo aveva privato di tutto il fusto centrale, e siccome eventi climatici estremi sono sempre più ricorrenti, è meglio non rimandare la visita che merita.
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Con tutta l'energia che abbiamo
Rubrica: UN MONDO GANZO È POSSIBILE | Autore: Fabio Bussonati
Sembra ormai abbastanza certo che un esiguo gruppo di individui, che si potrebbe definire "classe sociale", anche se la parola classe includerebbe un certo stile che però non si vede, ha deciso che a loro conviene far arrostire il pianeta con tutti noi pur di evitare l'uso scellerato dei mulini a vento che cambiano il profilo di colline disabitate, da sempre zone depresse in distretti produttivi di grande importanza.
L'Italia galleggia su una miniera di energia a cielo aperto, non c'è bisogno neanche di tanti numeri per dimostrarlo, bastano le canzoni, ed è delinquenziale non usare questa forza immensa per dare un bel lavoro pagato bene a tutti i cittadini e per rimettere a posto i conti dello Stato. Ci vuole un atto di orgoglio e decidere di decidere che uno scaldabagno solare è un'arma valida per sostenere tutta la popolazione. Quindi, che lo Stato se ne faccia carico attingendo ai fondi per gli armamenti, che sono sempre più cospicui, e costruendo le fabbriche socialmente integrate di cui abbiamo bisogno.
Va detto che tutto ciò da solo non basterà a far rinascere il paese: si dovranno fornire moduli di continuità permanente minimi a chi non ha le possibilità economiche di procurarseli, fare orti di pace in tutti i parcheggi, sviluppare la coltivazione della canapa industriale con tutta la sua filiera in maniera massiccia; dovrebbe essere direttamente l'esercito a prendere in carico questo impegno, perché è altamente strategico togliere dall'atmosfera velocemente più anidride carbonica possibile ma è anche conveniente dato il prezzo delle quote di carbonio.
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Uscito sul numero 277 (Ottobre 2025), a pagina 12. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
