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RITRATTI - CONTROVENTO
La voce di Srebrenica
Riccardo Michelucci · Fuori Binario n. 277, Ottobre 2025, pagina 2
!La voce di Srebrenica
Rubrica: CONTROVENTO | Autore: Riccardo Michelucci
Da 25 anni in scena con un monologo sul genocidio, la sua passione travalica le mura del teatro per costruire un grande progetto di solidarietà
C'è un'artista che da un quarto di secolo scava nella memoria collettiva dell'Europa balcanica, là dove la storia recente ha lasciato una delle sue ferite più profonde. Per Roberta Biagiarelli, attrice, autrice e documentarista, la Bosnia è una seconda patria emotiva, uno spazio dell'anima da raccontare, condividere, abitare. Il genocidio di Srebrenica – in cui nel 1995 furono assassinati oltre ottomila bosniaci musulmani – è diventato da tempo il fulcro della sua ricerca artistica e civile, un impegno fatto di spettacoli teatrali e iniziative con le scuole e le università ma anche di progetti di aiuto e solidarietà alle popolazioni colpite dalla guerra.
All'inizio degli anni 2000 Biagiarelli ha cominciato trasformare quell'immane tragedia in materia teatrale, dando vita a "A come Srebrenica", uno spettacolo che attraversa i meccanismi della guerra, la colpevole indifferenza europea e soprattutto la necessità della memoria. L'ha fatto in una forma tanto semplice quanto affascinante: una donna sola sul palco, voce e corpo che tessono parole ferite, nate da un libro — "La guerra in casa" di Luca Rastello — e dall'urgenza di raccontare Srebrenica, perché non fosse soltanto un luogo nel passato ma un monito, una ferita aperta sulla nostra coscienza di europei. È un'opera in continua evoluzione, spesso inserita in contesti formativi che stimolano l'ascolto, la riflessione, il senso dell'altro. Un monologo che col tempo è diventato un vero e proprio rito civile, portato in scena in centinaia di scuole, teatri, istituzioni in Italia e all'estero, anche in occasione di anniversari solenni, l'ultimo dei quali è stato al teatro nazionale di Tuzla, nel luglio scorso, nel trentennale del genocidio.
Chi scrive ha avuto la fortuna non solo di assistere a quella rappresentazione, ma anche di accompagnare Biagiarelli in alcuni dei suoi innumerevoli viaggi in Bosnia e dunque di osservare la straordinaria passione che mette nel suo lavoro e nel legame speciale che ha costruito con quel Paese. Ogni volta che Roberta torna a Srebrenica – con gruppi di studenti, ricercatori o anche di semplici viaggiatori – viene accolta con un sorriso, un abbraccio e un moto di gratitudine dai sopravvissuti, dalle vedove e dai familiari delle vittime. Anche perché, dopo anni sul campo, il suo impegno non si è fermato alla scena. Il suo è infatti un teatro che cammina, che ascolta, che si sporca le mani. Da questo slancio è nato alcuni anni fa uno dei suoi progetti più importanti, la "Transumanza della pace", uno straordinario ponte di solidarietà che ha consentito di ridar vita all'attività agricola sugli altopiani intorno a Srebrenica.
L'idea di fondo è stata quella di riportare gli animali dove mancavano del tutto, di ripulire i prati e i pascoli ridestando la vita in territori distrutti dalla guerra, in cui la natura non rispecchiava altro che il male compiuto dagli uomini.
Tutto ha avuto inizio molti anni fa, quando Roberta cercò di coinvolgere Mario Rigoni Stern nel progetto per il recupero del teatro di Srebrenica. Non ebbe il tempo di farlo – il grande scrittore-partigiano, già molto anziano, è morto poco tempo dopo – però convinse suo figlio Gianni, di professione agronomo, a seguirla in Bosnia. Da lì è nato un progetto dal respiro assai più ampio del semplice recupero del teatro. Dopo la guerra, il paesaggio intorno a Srebrenica era infatti costellato di boschi che avanzavano tra case e stalle bruciate, di campi abbandonati e malati. Un disastro ambientale che era la diretta conseguenza dell'abbandono di quei luoghi. Il primo passo fu raccogliere persone e risorse intorno al progetto e riportare gli animali in quel territorio devastato. La provincia autonoma di Trento finanziò l'acquisto della prima cinquantina di vacche Rendene, ritenute adatte sia per la produzione di latte che di carne. A poco a poco ha preso forma un grandioso progetto di solidarietà. Con il contributo di tanti finanziatori privati, sono state fatte arrivare nei villaggi intorno a Srebrenica altre decine di vacche, insieme ai trattori e alle attrezzature per fare il fieno e coltivare i campi. Nonostante la corruzione politica, la burocrazia e le divisioni etniche che tuttora permangono nell'area, sono nate una quindicina di aziende agricole efficienti che adesso danno da vivere a un centinaio di famiglie. Sono state portate sul posto circa centoquaranta vacche e costruite nuove stalle, è stata portata l'acqua in tutte le malghe, fornita l'assistenza sanitaria per la fecondazione delle vacche e creati cantieri per la fienagione, donando trattori e attrezzi come imballatrici, erpici, frese.
Ma il progetto non avrebbe mai avuto successo se Roberta Biagiarelli e Gianni Rigoni Stern non fossero entrati nelle case, non avessero parlato con gli abitanti ascoltando le loro storie costruendo un rapporto di fiducia con una popolazione fatta di pastori e allevatori. Il prossimo obiettivo – da realizzare a breve, spiega lei - è la costruzione di un caseificio per la produzione di latticini e formaggi tipici del luogo.
Nel frattempo proprio quest'anno, in occasione del trentesimo anniversario del genocidio, la "voce" di Srebrenica si è rimessa in moto non solo sui palcoscenici teatrali ma è approdata anche nel mondo dei podcast. Insieme all'amico Paolo Rumiz ha realizzato "Srebrenica – Il genocidio dimenticato", un potente viaggio sonoro in cinque puntate a metà tra teatro, testimonianza e giornalismo, in cui Roberta Biagiarelli restituisce dignità alla memoria delle vittime, invitandoci ancora una volta a non abbassare la guardia di fronte ai nazionalismi, alle divisioni e alle manifestazioni di intolleranza.
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Uscito sul numero 277 (Ottobre 2025), a pagina 2. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
