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SOLUZIONE FINALE
Insieme per la Palestina
Lorenzo Guadagnucci · Fuori Binario n. 277, Ottobre 2025, pagina 7
!Insieme per la Palestina
Sezione: SOLUZIONE FINALE | Autore: Lorenzo Guadagnucci
La campagna dal basso per fermare il genocidio sveglia le coscienze anche a Firenze e in Toscana
È accaduto che per mesi e mesi la tragedia del popolo palestinese – il genocidio attuato da Israele nella Striscia di Gaza – è rimasta una notizia fra le altre nella difficile attualità internazionale. Veniva relegata nelle pagine interne dei quotidiani, e quando compariva nei talk show e nei dibattiti politici si parlava della "legittima reazione" di Israele agli attentati del 7 ottobre 2023, ammettendo, al massimo, che la reazione pareva "sproporzionata". Oggi avviene l'opposto: quasi non c'è in Italia città piccola o grande che non abbia avuto negli ultimi mesi manifestazioni in favore dei palestinesi: cortei, presidi, incontri pubblici, raccolte di fondi, flash mob (molto visibili e frequentati, a Firenze, quelli organizzati dal Consiglio di fabbrica ex Gkn). È partita da alcuni porti europei una flotta di imbarcazioni – la Global Sumud Flotilla – con l'intenzione di portare aiuti alla popolazione ma soprattutto rompere via mare l'assedio imposto illegalmente a Gaza e così denunciare la colpevole inerzia della comunità internazionale, qualsiasi cosa intendiamo con questa espressione.
Stiamo dunque assistendo a un forte risveglio della società civile: non solo in Italia, ma in tutta l'Europa occidentale. La protesta ha fatto breccia in ambienti rimasti a lungo freddi e insensibili. Per mesi e mesi – non possiamo dimenticarlo - si è disquisito fra giornalisti, politici e intellettuali sull'uso del termine genocidio, una discussione surreale mentre l'esercito praticava forme di distruzione che hanno spinto alcuni media indipendenti a coniare o riprendere termini inconsueti ma ben comprensibili e soprattutto dimostrabili: nella Striscia, cioè, abbiamo assistito e ancora stiamo assistendo a forme mai viste di scolasticidio, ospedalicidio, suolicidio e anche giornalisticidio (oltre 250 reporter uccisi, più che in tutte le guerre del '900), per tacere dell'uso della carestia come arma di guerra e dell'infanticidio di massa.
È così che si realizza un genocidio, ormai pienamente rivendicato allo stesso governo di Israele, che non fa mistero dei suoi piani di annessione di territori già illegalmente occupati e di pulizia etnica su larga scala.
Certo, chi organizza cortei e manifestazioni o mette in mare una piccola flotta, è ancora guardato con diffidenza, bollato come "pro Pal" (un epiteto coniato in senso dispregiativo) e infine colpito dall'infamante quanto assurda accusa di antisemitismo, dispensata (irresponsabilmente) dal governo di Israele e dai suoi numerosi sostenitori contro chi osi criticare le imprese dell'esercito di Tel Aviv, ma il senso comune, in larga parte dell'Occidente, ha cambiato di segno.
E tuttavia manifestazione dopo manifestazione, dibattito dopo dibattito, è emerso con forza un non detto, una regola non scritta che pare disciplinare i rapporti fra Israele e i suoi alleati, cioè le democrazie occidentali. È il patto che consente a Israele di agire liberamente, di compiere qualsiasi azione ritenga necessaria, per quanto illegale: la pratica dell'apartheid e l'occupazione dei territori palestinesi, come gli omicidi mirati in ogni luogo del mondo, le aggressioni militari a paesi stranieri, fino al genocidio in corso.
Nell'agosto scorso una grande manifestazione a Londra si è conclusa con una sorta di assedio al parlamento al grido: "Shame on you, shame on you", vergognatevi, vergognatevi. Come risposta, nel gelido silenzio del governo laburista, c'è stato l'arresto di qualche centinaio di attivisti. Forse proprio da questo episodio avvenuto a Londra viene l'indicazione più importante di questa ondata di mobilitazioni: più che rompere il silenzio e attirare l'attenzione, oggi occorre mettere sotto assedio quei poteri che hanno ritrovato la parola e ammettono che in Palestina avvengono cose insopportabili, ma non mettono in discussione quel patto non scritto, un patto forse fondativo di ciò che chiamiamo Occidente (in aggiunta al libero mercato, alla liberaldemocrazia, alla fedeltà alla Nato), ma che dev'essere stracciato.
Le belle parole e le dichiarazioni di principio sono fuori tempo massimo.
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Uscito sul numero 277 (Ottobre 2025), a pagina 7. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
