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Fuori Binario n. 233

Ottobre 2021 · 37 articoli · ISSN 2784-9384

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I soldati pellerossa che liberarono l'ItaliaMosè Carrara Sutour · Contro i fascismi

Gli eroi "invisibili" della Campagna d'Italia raccontati dal saggio storico di Matteo Incerti.

Se - come amava ripetere il linguista Max Weinreich, citando un insegnante ebreo del Bronx - "una lingua è un dialetto con un esercito e una flotta", la storia del dominio tra popoli ha le sue anomalie "funzionali". Qual è il confine tra dialetto e lingua? Dove collocarlo? Mentre la prima domanda non si pone sul piano scientifico (non è questione di struttura interna, ma di scelte politiche), il dove si situa esattamente al limite tra cittadino e selvaggio. Stati Uniti e Canada basano il principio di cittadinanza sullo ius soli, eppure entrambi i Paesi riconobbero ai nativi - che da secoli abitavano i futuri territori nazionali - il diritto di voto solo negli anni Sessanta.

I due conflitti mondiali fanno da scenario al paradosso del "dialetto con l'esercito": lingue disconosciute - le stesse che in patria si volevano cancellare, internando i bambini nativi nei collegi (oltre 350 solo negli Usa) e nelle scuole residenziali canadesi - si riveleranno, insieme ai corpi e alle abilità individuali dei parlanti, strumenti strategici indispensabili. "Code talkers", che comunicavano messaggi cifrati via cavo o via radio in lingua nativa, ma anche esploratori e tiratori scelti furono protagonisti silenziosi della Campagna d'Italia (1943-1945).

Quanto pesa la Storia sulle singole vite? Quanto ha influito combattere per la liberazione di un altro Paese sulle scelte future dei veterani?

Troviamo risposta nel saggio storico di Matteo Incerti "I pellerossa che liberarono l'Italia" (Corsiero, 2020). Raccogliendo il suggerimento di un veterano incontrato in Arizona, l'Autore tesse i fili di un racconto che, attraverso la documentazione ufficiale e i diari di guerra di oltre 150 soldati, ci restituisce, da una prospettiva diversa, la topografia delle battaglie che segnarono l'Italia da Sud fin oltre la Linea Gotica: lo sbarco in Sicilia, Agira e Salerno; poi, lungo la Linea Gustav, Ortona (sconvolta da una battaglia urbana combattuta casa per casa) e Cassino; e ancora, liberata Roma, Coriano, Ravenna, Villanova di Bagnacavallo, gli scontri cruenti nei fanghi di Romagna tra l'autunno del '44 e la primavera del '45. Incerti si concentra sui nativi canadesi, che erano tutti volontari. Giovanissimi (molti caddero sul campo e sono sepolti nei cimiteri militari del Commonwealth), cercavano qualcosa di diverso dalla "gloria". Al ritorno in Canada, si sarebbero impegnati nelle battaglie per i diritti civili, diventando portavoce delle comunità native di appartenenza. Le storie individuali raccolte sono rivelatrici per comprendere la ricerca di riconoscimento come fatto esistenziale, l'essere accettati per ciò che si è: un soldato in azione tra altri soldati.

Senza promesse o speciali garanzie, i volontari hanno trovato nella Liberazione un principio unificante di riscatto sociale, nella speranza che il mondo, anche per loro, sarebbe cambiato. Tra i tanti, citiamo il Sergente Tommy Prince (membro della Brokenhead Ojibway Nation, Manitoba), che liberò uno dei sette ponti sul Tevere permettendo l'accesso alle forze alleate, ed Henry Beaudry (Poundmaker First Nation, Saskatchewan), code talker, prigioniero dei tedeschi a Bagnacavallo, poi nello Stalag VII-A di Moosburg, in Baviera, che in una chiesa di Ravenna prende un piccolo crocifisso e lo lega alla piuma sacra che porta al collo.

Dai dettagli delle singole storie, la lotta assurge a valore comune, con un duplice significato: combattere una dittatura atroce e uscire dal nulla del confinamento imposto, oltre mezzo secolo prima, dall'Indian Act (1876). Il libro è anche un tributo al tempo ritrovato, alla dignità ricomposta di una memoria i cui pezzi mancanti sono restituiti ai discendenti. "Dopo la visita ai cimiteri - racconta Incerti in un'intervista per Radio Radicale - ho mandato una foto alle figlie di alcuni di loro, che non avevano mai visto la tomba del padre".

Almeno un altro tratto emerge dalle vite dei combattenti: la capacità di rimuovere confini. Ne abbiamo esempio in una spiritualità che è pronta ad abbracciare la religione dell'altro, in una visione del mondo che si fa azione plurale volta ad abbattere logiche divisive: non solo il fronte di una guerra lontana combattuta per scelta, ma le barriere ideologiche che hanno prodotto i "campi" per esseri umani e il genocidio. Con un'evidenza, per la quale i "pellerossa che liberarono l'Italia" pagarono con la vita: nel segno di quella stessa dignità che gli era negata in patria, per loro il confine tra uomo e uomo, semplicemente, non esisteva.

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Quei ragazzi, lavori in corsoRaoul Pacifici Guatteri · Accoglienza

Sognatori libertari crescono a contatto con la natura delle campagne mugellane.

Abbracci & Sorrisi ai lettori di Fuori Binario, vi scriviamo dalla Fattoria Sociale dell'associazione "Quei ragazzi, lavori in corso" onlus, in località Vierle Nespolo, dalle colline che sovrastano Londa, un piccolo angolo di paradiso terrestre. Percorriamo, attraverso il palcoscenico della natura, un viaggio unico alla scoperta di se stessi e del mondo circostante, cercando la maggiore autonomia possibile insieme a persone svantaggiate e marginali. Un percorso costruito insieme ai nostri ragazzi, in un ambiente naturale, ricco di possibilità, sfruttando ogni risorsa personale, mettendo in comune i vari saperi. Il progetto nasce da un'idea sognata, coccolata ed elaborata per anni, trasformata poi da chi scrive in realtà associativa circa dieci anni fa.

Attraverso la cura degli animali i partecipanti imparano ad esprimersi liberamente, senza attese o eccessive pressioni, condividendo con gli altri una straordinaria esperienza di crescita personale ribaltando il concetto per cui una persona svantaggiata non è solamente destinata a ricevere cure ma anche e soprattutto a darne ad altri (animali, piante o persone). "Siamo un manipolo di sognatori libertari, crediamo nella valorizzazione delle diversità e puntiamo tutto sul diritto all'esistenza di tutti e di ciascuno, ognuno come è (e non come vorremmo che fosse) qui ed ora, con le sue caratteristiche riconosciute. Crediamo nel contatto diretto con la natura ed i suoi tempi per permettere alle persone cui la società chiede più di ciò che hanno, di esprimere il proprio talento, ognuno con la propria abilità e con i propri tempi, in un contesto naturale unico, con i suoi intensi profumi e straordinari paesaggi collinari, l'associazione lavora incessantemente per permettere a persone disabili e marginali di esprimere senza freni la propria personale interpretazione della vita".

Per tutti è una conquista di autonomia e determinazione dal valore inestimabile che passa anche dal riconoscimento del bisogno di affettività delle persone disabili che troppo spesso viene disconosciuto, per vari motivi, negli ambienti 'istituzionalizzati'. Da circa 5 anni siamo felici di essere approdati nel Comune di Londa dove abbiamo trovato accoglienza e terreno fertile per seminare le nostre idee.

Sempre disponibili all'accoglienza, per maggiori informazioni visita www.associazionequeiragazzi.it o scrivici a info@associazionequeiragazzi.it

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La vita rurale dei maremmaniAlessio Pieri · Natura e animali

Risalgono ai tempi degli antichi Romani. Questa specie è stata selezionata appositamente per custodire le mandrie e le greggi ed è stata allevata alla corte dell'imperatore Caligola. Questi splendidi animali sono oggetto di contesa tra tre regioni: il Lazio, la Toscana e l'Abruzzo.

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CriminaliCristiano Lucchi · Il caso

Julian Assange è il più grande giornalista di tutti i tempi per aver svelato le verità inconfessabili dell'enorme potere esercitato fuori da ogni norma dagli Stati Uniti. Assange è una persona che rischia di morire in carcere perché, al contrario dei tanti giornalisti embedded che bevono qualsiasi fandonia provenga dai governi e dalle istituzioni, crede in valori come la democrazia, la verità, l'informazione indipendente e la trasparenza dello Stato. Ha denunciato con Wikileaks le azioni più schifose perpetrate nei teatri di guerra mediorientali, utili ad "esportare la democrazia" del più forte: ha raccontato gli assassini di civili e giornalisti inermi, ha documentato le torture compiute in nome della "lotta al terrorismo" e ha reso noti i meccanismi inconfessabili che stavano dietro ai governi corrotti voluti dagli Usa in Afghanistan, coi risultati che nell'agosto scorso sono deflagrati con il ritorno dei Talebani. Oggi, dopo 10 anni di detenzione a Londra, subisce un processo di estradizione dalla Gran Bretagna verso gli Stati Uniti, perché Washington vuole giudicarlo in base ad una legge del 1917, che equipara l'informazione in tempo di guerra allo spionaggio.

Stanno uccidendo un uomo che ha fatto il suo dovere di giornalista, che si è illuso che la democrazia liberale fosse una cosa seria, come il mainstream ci ripete in ogni momento, che ha denunciato una guerra infame (e non solo). Adesso sta a noi usare ogni singola particella del poco potere che abbiamo per far di tutto affinché Julian Assange non sia estradato negli Usa e torni immediatamente in libertà.

Dobbiamo mobilitarci perché abbia fine questa inquietante persecuzione di un grande uomo che è stato capace di aprire gli occhi dell'Umanità intera sull'ipocrisia di questi anni cupi che stiamo vivendo.

"È impossibile correggere gli abusi del potere se non sappiamo di averli davanti": è la filosofia di Assange e degli attivisti di Wikileaks che sono convinti anche che il coraggio sia contagioso, soprattutto se saremo in tanti a rivendicare giustizia per Julian e dignità per il nostro futuro.

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Liberate AssangeArtemis · Giornalismo sotto attacco

Dopo il terremoto Wikileaks, il prezzo da pagare per il giornalista e attivista australiano è stato altissimo. Non ha più conosciuto la libertà e ora rischia l'estradizione negli Usa. Con capi di imputazione che equiparano il giornalismo libero allo spionaggio

Undici anni fa aveva previsto e denunciato il disastro, ora sotto gli occhi di tutti, degli interventi americani in Iraq e in Afghanistan. Documento dopo documento, leak dopo leak. Australiano, classe 1971, Julian Assange dovrebbe essere la bandiera dell'informazione libera in tutto il mondo e invece, proprio per questo, si trova da quasi tre anni rinchiuso in un carcere di massima sicurezza a Londra in attesa che si concluda il processo di estradizione intentatogli dagli Stati Uniti. Per aver fatto il proprio dovere di giornalista, Assange rischia infatti fino a 175 anni di carcere negli Usa: una vergogna per l'Occidente che pretende di esportare la democrazia e non esita a imbavagliare l'informazione scomoda.

Assange è colui che più di ogni altro ha gettato luce sulla guerra scatenata dagli Usa dopo l'attacco alle Torri Gemelle. Nel 2010, il fondatore di Wikileaks, insieme a un pool di giornalisti delle testate più importanti del mondo, rivelò gli abusi, le violazioni dei diritti umani e i crimini di guerra compiuti dagli americani in Iraq e in Afghanistan. E il prezzo che ha dovuto pagare per tutto questo è altissimo: gli Stati Uniti lo hanno bollato come "nemico pubblico", con capi di imputazione che insopportabilmente equiparano il giornalismo libero a un atto di spionaggio.

Wikileaks, progetto di giornalismo investigativo basato sui contributi verificati di "whistleblower", inizia la sua attività nel 2007. Assange garantisce alle sue fonti la massima protezione informatica e il sito pubblica informazioni riservate e documenti segreti che imbarazzano molti governi. Ad aver reso disponibili le notizie è un militare americano, Chelsea Manning che, con l'ex tecnico della Cia Edward Snowden, sono fra i più noti whistleblower del caso Wikileaks. Nell'aprile 2019 l'arresto a Londra le cui motivazioni risalgono a quando Assange, che nel giugno 2012 si era recato all'Ambasciata del Nicaragua per chiedere asilo politico, non fece ritorno al proprio domicilio perché indagato dalla magistratura svedese. Nei suoi confronti era stata aperta un'indagine per stupro; vicenda che infine è stata abbandonata per mancanza di prove.

Ora si teme per le sue condizioni di detenzione e di salute - l'inviato dell'Onu Nils Melzer non ha esitato a parlare di "tortura", "una folle persecuzione" - così come si teme che nell'udienza del 27 ottobre a Londra, Assange venga estradato. Dopo l'Appello degli Usa, l'Alta Corte ha messo in discussione la decisione della giudice che lo scorso gennaio aveva negato l'estradizione ritenendo inaccettabili i rischi a cui Assange andrebbe incontro, compreso quello per la sua stessa vita. "O Julian riacquista la libertà o muore", ha detto Stella Moris, compagna di Assange. "E se muore non è perché si è suicidato, ma perché lo hanno ucciso". Una battaglia per Assange e per la libertà di stampa, quella a cui siamo chiamati, contro ogni abuso di ogni potere.

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Il potere segreto. Perché vogliono distruggere Julian Assange e WikiLeaksArtemis · Il libro

Il libro di Stefania Maurizi

Stefania Maurizi è stata la prima in Italia a collaborare con Wikileaks. Ha lavorato per i più importanti quotidiani e settimanali italiani e ora ha deciso di raccontare in un libro le zone d'ombra, le macchie, gli scheletri, di quella che un giornalismo troppo spesso impaurito e asservito, non esita a definire la più grande democrazia del mondo. In "Il potere segreto" (Chiarelettere), prefatto da Ken Loach, ricostruisce con i documenti rivelati da Wikileaks, quel potere dello Stato che, schermato dal segreto, viene usato non per proteggere i cittadini ma per nascondere comportamenti che deviano dal bene comune e garantiscono l'impunità a chi li commette, sottraendosi al controllo democratico. Un racconto-documentazione ma anche un atto di accusa contro un sistema che non si fa scrupolo di perseguitare chi ricerca e diffonde la verità.

La Maurizi, spiata anche lei nell'affaire Assange e testimone al processo in corso a Londra, descrive minuziosamente i meccanismi di questo potere che è doveroso e necessario conoscere per non esserne sopraffatti. Per questo, afferma "salvare Assange è salvare la democrazia". (A.)

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L'appelloRedazione · Giornalismo sotto attacco

Chiedo agli Stati Uniti l'annullamento delle accuse contro Julian Assange, incluse quelle di spionaggio relative alle attività di pubblicazione di documenti nell'ambito del suo lavoro con Wikileaks.

Firma l'appello di Amnesty all'indirizzo https://bit.ly/assange-libero

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Borja e il Lebowsky. Una storia politicaDavid Ginsborg · Calcio e società

La passione e i programmi di una squadra di calcio speciale che a Firenze sperimenta un'idea di società autogestita. Da oggi con il campione spagnolo, già alla Fiorentina.

Si è parlato molto di Borja Valero questa estate, il trentaseienne calciatore spagnolo cresciuto nel Real Madrid ed approdato per la prima volta a Firenze in maglia viola nel 2012, dove ha poi chiuso la carriera a giugno scorso dopo una parentesi all'Inter. Oltre che per i suoi talenti di calciatore e per una mancanza di supponenza atipica tra i giocatori del suo livello, Borja si era già fatto conoscere a Firenze per il suo attaccamento alla città, dove lui e la sua famiglia hanno deciso di rimanere a vivere anche dopo la fine della sua carriera tra i professionisti.

La scelta di Borja

Ad agosto, Borja Valero ha firmato con il Centro Storico Lebowski (CSL, o semplicemente "il Lebowski"), squadra dilettantistica di Firenze con base a Tavarnuzze – un club che è proprietà collettiva dei suoi tifosi e autogestito come cooperativa. Attualmente, il Lebowski milita in Promozione, il sesto gradino (su nove) della piramide calcistica italiana. In Promozione, si gioca nei campi di provincia, ben lontani dai palcoscenici patinati a cui è abituato uno come Borja, che è così passato da San Siro al Campo Sportivo Ascanio Nesi di Tavarnuzze.

Della scelta di Borja Valero di venire a giocare al Lebowski ne hanno parlato un po' tutti. Nella maggior parte dei casi in termini romantici – Borja che ritorna a un calcio genuino, puramente emozionale, giocato per il gusto di giocare e di far divertire la gente, senza le pressioni dell'industria dello spettacolo che attanaglia il professionismo, senza fiumi di soldi e sponsor. E mentre c'è senza dubbio tanto di romantico in questa scelta, sarebbe un grave errore fermarsi a questa lettura. Sarebbe ancora più grave confondere questo romanticismo con una scelta nostalgica, in qualche modo orientata ai "bei tempi andati".

La storia del Lebowski

Se si guarda a che cos'è veramente il Lebowski, ci si accorge che si tratta di una realtà che non guarda assolutamente al passato e non rappresenta affatto un idillio bucolico avulso dal mondo che lo circonda. Il Lebowski guarda al futuro, e lo fa sfidando l'esistente, proponendo un modello alternativo per soddisfare i bisogni di chi ne fa parte: invece di delegare al mercato, il Lebowski propone ai propri membri l'autogestione, ovvero riappropriarsi degli strumenti che servono a prendere in mano i propri bisogni e desideri e soddisfarli, impegnandosi come comunità per farlo insieme. Qui il calcio è (anche) un mezzo e non (solo) un fine.

Per capire questo modello bisogna guardare brevemente alla storia del club. Il Centro Storico Lebowski nasce ufficialmente nel 2010, ma ha radici più profonde. Nel 2004, una sgangherata compagnia di amici adolescenti, dall'animo punk e irriverente, trova un modo di passare i propri sabati che parla direttamente alla loro indole: seguire l'AC Lebowski, altrettanto sgangherata squadra di Terza Categoria (l'ultimo gradino della piramide calcistica), messa insieme interamente tramite autofinanziamento da un'altra compagnia di amici – un po' più grandicelli – e votata allo spirito scanzonato del "Drugo" Lebowski, protagonista dell'omonimo film, ormai un classico, dei fratelli Coen, uno spirito che si rifletteva pienamente nella loro totale mancanza di vittorie.

I giovani adolescenti, spronati da qualche membro della compagnia con un po' di esperienza di stadio e una grande fascinazione per la tradizione del movimento ultras in Italia, fondano il primo gruppo di tifo organizzato del Lebowski, i Drugati, che fanno di un boccale di birra, una foglia di marijuana, e il grigio e il nero (i colori dell'AC Lebowski, i più economici sul mercato) i simboli della nuova identità condivisa, che si stanno costruendo.

Il primo Lebowski quindi già rispondeva in maniera spontanea al bisogno di aggregazione, socialità, e soprattutto identità di chi ne faceva parte. Il gruppo ultras, diventato poi il gruppo degli Ultimi Rimasti, offriva sia un modello di autogestione, sia una sponda perfetta a questi bisogni specifici, ed ha poi permesso a questa prima comunità di espandersi, attraendo e accogliendo numerosi ragazzi e ragazze dalla curva Fiesole e altrove che sfuggivano a un calcio professionistico sempre più commercializzato e militarizzato. Una "fuga" che in realtà continuava a parlare di bisogni – di calcio, di tifo, di gruppo – e del desiderio di riappropriarsi dei mezzi per soddisfarli.

Un'autogestione attenta ai bisogni delle persone

La fondazione del Centro Storico Lebowski rappresenta un salto di qualità in questo processo, la risposta alla formulazione di bisogni più complessi e ambiziosi emersi all'interno della comunità – tra i quali rientrava anche vincere finalmente qualche partita (e dimostrare, più seriamente, di offrire un modello veramente competitivo e non interamente autoreferenziale). Ma si tratta, come detto, di una risposta che la comunità dà a sé stessa, senza delegare all'esterno. Ed è una risposta che il club cerca di allargare a una comunità sempre più ampia, intervenendo nel territorio a Tavarnuzze e in San Frediano, dove il Lebowski ha partecipato alla lotta del quartiere contro la privatizzazione del giardino dei Nidiaci e dove ha aperto una scuola calcio interamente autogestita. Al centro del Lebowski c'è quindi sempre stata l'idea che se una comunità sente una necessità è lavorando insieme come collettività che può aspirare a soddisfarla, ponendosi come protagonista di una propria progettualità, senza dover delegare a qualcun altro.

Questa idea collega il Lebowski ad altri processi di riappropriazione ed autogestione dei mezzi che servono a una comunità per soddisfare i propri bisogni. Pensiamo al caso GKN, dove gli operai occupanti stanno cercando di riappropriarsi della loro fabbrica e farla lavorare senza la mediazione di un padrone, perché in quanto collettivo hanno a disposizione tutti i mezzi necessari a far funzionare l'impianto. Questa lotta è animata dal desiderio, dalla necessità, di costruire un futuro sostenibile e diverso.

Il futuro del calcio… e della nostra vita

Più che raccontarci di un calcio d'altri tempi, quindi, il passaggio di Borja Valero al Centro Storico Lebowski ci parla dell'attualità (e del futuro) dell'autogestione come forma di organizzazione, lotta, esperienza, e vita collettiva, e come sfida ai padroni – del calcio e delle fabbriche – che guardano alle comunità e ai territori come risorse da estrarre, vendere, e abbandonare. L'autogestione ha permesso al Lebowski di riappropriarsi dei mezzi per soddisfare i propri bisogni di socialità, appartenenza, tifo – e ora anche del piacere di veder giocare un fuoriclasse.

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Intersex. Oltre femmina e maschioMichela Balocchi · Alterità

A Firenze tre iniziative dedicate all'intersessualità. La studiosa ed esperta Michela Balocchi racconta a Fuori Binario il fenomeno e le sue implicazioni.

Intersex è un termine ombrello con cui si indicano tutte quelle variazioni delle caratteristiche di sesso (d'ora in poi VCS) genetico/cromosomiche, gonadico/ormonali, e/o anatomiche (relative alle caratteristiche sessuali primarie e secondarie) di una persona, nel caso in cui non rientrino nelle tipiche nozioni binarie dei corpi considerati femminili o maschili.

Sia l'esistenza di persone con VCS sia il trattamento medico cui sono sottoposte rimangono ad oggi questioni per lo più ancora sconosciute in Italia. Ne vogliamo parlare, per la prima volta sulle pagine di Fuori Binario, anche perché i mesi di ottobre e novembre marcano due date importanti per la comunità intersex internazionale: il 26 ottobre è la giornata della Consapevolezza Intersex (Intersex Awareness Day) e l'8 novembre la giornata della Solidarietà Intersex (Intersex Solidarity Day o anche Intersex Day of Remembrance).

Il 26 ottobre ricorre l'anniversario del primo picchettaggio da parte di un gruppo di attivistз intersex di fronte alla sede del convegno dell'AAP (Associazione americana di pediatria) nel 1996 a Boston. Il gruppo, composto sia da persone con VCS sia da persone trans, denunciava pubblicamente il trattamento medico riservato ai/alle neonatз e minorenni intersex: interventi di femminilizzazione e di mascolinizzazione dei genitali attraverso chirurgia estetica e somministrazione di ormoni, con lo scopo di 'normalizzare' caratteristiche sessuali atipiche o non facilmente riconducibili al binarismo di sesso/genere dominante nelle società occidentali. Per la prima volta, dunque, un gruppo di persone intersex (e alleate) che si era scelto anche un nome dall'impatto significativo 'Hermaphrodites with Attitude' (che si può tradurre con Ermafroditi con Carattere) manifestò di fronte ad un convegno medico per denunciare i dolorosi e spesso irreversibili effetti fisici e psicologici di tali trattamenti, divenuti routinari dalla seconda metà del '900 negli Stati Uniti e da lì nel resto del mondo.

L'8 novembre, invece, è la giornata che ricorda la nascita di Herculine Barbin (1838-1868), francese con VCS, le cui memorie sono state raccolte e pubblicate dal filosofo Michel Foucault. Una vita, quella di Barbin, marcata dalla scoperta di una variazione intersex, da adulta, e dal forzoso cambiamento di nome e di ruolo di genere, dal femminile al maschile, che la portò a perdere il lavoro di stimata insegnante in una scuola femminile (dove appunto potevano insegnare soltanto donne, a causa della stretta divisione di genere del lavoro), a dover lasciare la propria cittadina per trasferirsi in un grande contesto urbano, e a trovarsi a vivere una vita solitaria, non scelta, in un ruolo e un'identità di genere sentiti come non propri, con standard irraggiungibili da perseguire. Marginalizzata e ridotta in povertà, Barbin giunse alla drammatica decisione di togliersi la vita.

In Italia il collettivo intersexioni, che ho contribuito a cofondare nella primavera del 2013, e che si occupa dell'intersezionalità delle lotte contro forme di dominio e discriminazione nei confronti delle minoranze per sesso/genere, identità di genere, orientamento sessuale, e di specie, dedica questo periodo di due settimane per aumentare il numero di attività di informazione, formazione e sensibilizzazione sulla questione dei diritti umani delle persone intersex.

Quest'anno avremo ben tre iniziative di cui due all'interno del programma dell'Eredità delle Donne. Venerdì 22 ottobre alle 18 presenteremo Intersex. Antologia Multidisciplinare insieme a Stephan Mills, studente di medicina e attivista del gruppo giovani intersex di intersexioni, e Anna Picciolini del Giardino dei Ciliegi, che sarà anche la sede dell'incontro. Domenica 24 ottobre, sempre a partire dalle 18, si terrà un seminario sul diverso approccio culturale e giuridico nel trattare le modificazioni genitali femminili e quelle intersex: MGF e IGF: due pesi e due misure, presso la Casa del Popolo di San Niccolò, con Ino Kehrer, PhD in Diritti Umani, Anita Catania, giurista, e Sabina Zagari, attivista intersex di intersexioni. Infine nella prima metà di novembre organizzeremo un incontro pubblico, insieme al Comune di Impruneta, dedicato alle fasce di età più giovani della popolazione, insieme ai rappresentanti del nostro gruppo giovani intersex.

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Intersex: Antologia MultidisciplinareMichela Balocchi · Il libro

Intersex: Antologia multidisciplinare (ETS àltera, Pisa 2019), curata da Michela Balocchi, raccoglie saggi di studiosз di diversi ambiti disciplinari, unitз dalla volontà di fare luce sul trattamento sociale, giuridico, medico nei confronti delle persone le cui caratteristiche di sesso primarie e/o secondarie sono ritenute non rientrare nel binarismo di sesso/genere.

La pubblicazione, con prefazione di Lorenzo Bernini, è ricca di contenuti inediti, e anche delle traduzioni di due articoli pionieristici di Anne Fausto Sterling, biologa ed esperta di studi di genere, pubblicati sulla prestigiosa rivista The Sciences nel 1993 e nel 2000.

Il volume contiene anche la prima traduzione integrale della Legge di Malta in materia di identità di genere, espressione di genere e caratteristiche di sesso (GIGESC Act). Entrata in vigore il primo aprile del 2015, è la prima legge al mondo che stabilisce il diritto all'integrità del corpo e all'autonomia fisica delle persone intersex, conseguentemente proibendo trattamenti farmacologici e interventi chirurgici precoci, non urgenti, non consensuali e non necessari per motivi di salute.

Come indicato in copertina, il libro, corposo, aiuta a comprendere cosa si intende per intersessualità; cosa significa che le due categorie di sesso socialmente riconosciute non esauriscono la varietà delle caratteristiche di sesso (cromosomico, gonadico/ormonale e anatomico) nella specie umana; per quali motivi l'anatomia sessuale delle persone nate con tratti intersesso viene trattata con la chirurgia e i farmaci anche quando non comporta problemi di salute e senza attendere che la persona direttamente interessata possa dare il proprio pieno consenso informato, e le ragioni per cui si parla di diritti umani violati nel caso delle persone intersex.

Michela Balocchi

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La fortuna di SannaValentina Baronti · Storie di migrazione

Dal Gambia a Firenze, via Libia. Oggi ha 22 anni, ha studiato e lavora. "Ma non parlate di assistenzialismo".

È sorridente, tranquillo, perfettamente a suo agio. Si chiama Sanna Fatty, ha 22 anni e lo incontro in un bel giardino di Campo di Marte, in una tiepida giornata di sole. Il suo racconto scorre liscio, come un fiume in estate. Solo una volta abbassa la voce e pianta gli occhi a terra, appare a disagio: "Sono fortunato perché ho sempre trovato le persone giuste. Sono partito dal Gambia a 16 anni e solo quando ne avevo 17 sono riuscito a partire dalla Libia. Per tutto quel tempo ho viaggiato con una persona più grande di me, è stata la mia guida. In Libia abbiamo lavorato e quando c'è stata l'occasione di partire, lui ha dato a me tutto quello che aveva, perché i soldi non bastavano per tutti e due. È rimasto là e mi ha salvato. Non ho saputo più niente di lui".

Sanna riesce a sbarcare sano e salvo a Lampedusa, da dove viene subito trasferito in un CAS di Tavarnelle Val di Pesa: "Anche qui ho incontrato le persone giuste. Mi sono trovato subito bene, sia con gli altri ospiti che con le operatrici. Mi sono sentito protetto". Inizia subito a studiare l'italiano, sia all'interno del CAS che in una scuola, però è ancora minorenne e a Tavarnelle non può restare. Viene spostato in un centro specializzato per minori, ma non si trova bene e appena compie 18 anni chiede di tornare a Tavarnelle, dove continua a studiare l'italiano e si iscrive alle scuole medie.

La mannaia del Decreto Salvini

Su questo suo difficile ma lineare percorso di crescita e indipendenza si abbatte il "Decreto Salvini": Sanna ha un permesso per motivi umanitari e quindi deve lasciare il CAS, senza ancora aver concluso la sua formazione, senza la possibilità di trovare autonomamente un lavoro e una casa. "Un giorno arriva la lettera della Prefettura che dice che devo lasciare il CAS entro 15 giorni – racconta – Le operatrici non sapevano come dirmelo. È stato un giorno molto triste per me e per loro, piangevamo tutti. Io in Italia non avevo nessuno, non avevo un altro posto in cui andare. Poi trovo un volantino per la presentazione di un corso di sartoria e siccome io in Gambia facevo l'apprendista per diventare sarto, ci vado".

E di nuovo la fortuna gira dalla sua parte. Alla presentazione del corso racconta della sua situazione a una volontaria di Refugees Welcome Italia, l'associazione che si occupa dell'accoglienza in famiglia nell'ambito della rete europea Refugees Welcome International, fondata a Berlino nel 2014 e attiva in 12 paesi. È stato così che la rete si è attivata ed è stata trovata una nuova casa per Sanna. A Firenze, nella zona di Novoli: "Era una cosa che non mi aspettavo proprio. Quando me l'hanno detto, mi sono emozionato".

La famiglia di Andrea e Michela

La casa è quella di Andrea Felatti e Michela Rossi. Hanno due bambini, Daniele di 6 anni e Giosuè di 3. Da sempre attivi nell'associazionismo cattolico, avevano pensato di avviare esperienze di comunità all'estero: "Avevamo voglia di fare qualcosa di più – raccontano –, poi è arrivato il 'decreto Salvini' e abbiamo pensato che queste persone con il permesso per motivi umanitari potessero aver bisogno di accoglienza. Abbiamo chiesto informazioni a Refugees Welcome e dopo poco ci hanno chiamato per dirci che c'era una persona. Non ci interessava chi fosse, non lo abbiamo neanche chiesto".

Andrea e Michela non hanno una stanza in più, però hanno un bel soggiorno con un divano letto, dove di solito si siedono la sera con i bambini. Quella, per sei mesi, è diventata la stanza di Sanna. "Prima lo abbiamo incontrato noi adulti – racconta Andrea –, poi lo abbiamo raccontato ai bambini e abbiamo fissato un altro appuntamento. Per noi l'incontro con i bambini era fondamentale. Quando Sanna è venuto a conoscerli ha cenato con noi, poi si è alzato per andare via e Daniele ha subito detto 'Come? Vai via? Non resti già oggi?!'".

Per Sanna si apre una nuova porta, la sua buona stella continua a seguirlo: "Incontrare i bambini la prima volta è stato bellissimo – racconta –, non lo posso spiegare ma è stata per tutti una grande gioia. Loro mi hanno abbracciato, anche il gatto è venuto subito a salutarmi ed è salito sulla mia spalla. Guarda, ho ancora la nostra prima foto insieme". E mi fa vedere sullo smartphone il selfie con il gattino: "È una famiglia stupenda, mi hanno accettato subito. Hanno aperto tutte le porte per me. Hanno un cuore grande".

A Firenze Sanna continua il suo corso da sarto e si iscrive nuovamente alle medie per prendere la licenza; Andrea e Michela lo seguono, lo aiutano quando serve, lasciando però che sia lui a decidere, dandogli gli strumenti per rendersi autonomo. "Per noi era chiaro che questa fosse una fase di passaggio – raccontano – e così dovrebbe essere per tutti i centri di accoglienza. Lo abbiamo sempre lasciato libero di gestirsi, perché non crediamo nell'assistenzialismo e non è certo con questo spirito che abbiamo deciso di aprirgli le porte di casa nostra. È stata un'accoglienza di condivisione. Lui ci ha dato tanto. Fosse anche solo per aver portato nella nostra casa un'altra religione. In questi sei mesi noi e i bambini abbiamo condiviso con lui il momento della preghiera, il Ramadan e lui ha condiviso con noi il Natale e la Pasqua. È stata una vita di famiglia, non solo con noi ma anche con i nostri genitori. Fa parte della nostra rete familiare".

Finalmente l'autonomia

Sanna oggi ha un permesso per motivi di lavoro. Ha lavorato in una pelletteria e fa il facchino in un albergo. Vive con un amico in un appartamento di Campo di Marte. A 22 anni, dopo sei anni dalla partenza da casa, è completamente autonomo e sta costruendo la sua vita di giovane ragazzo nella nostra città. "Andrea, Michela, Daniele e Giosuè mi hanno dato un'altra vita – conclude Sanna –. Quando è arrivata la lettera della Prefettura ho pensato che sarei finito in strada, ma sono stato salvato ancora una volta. Quello che mi hanno dato è qualcosa che è molto più importante dei soldi, mi hanno dato una possibilità". Una possibilità che Sanna ha saputo cogliere al volo, con la determinazione e la forza di chi a 22 anni ne ha già viste troppe.

Sì, è un ragazzo fortunato Sanna, ma in un paese democratico non dovrebbe esserci bisogno della fortuna di una buona stella, dovrebbe bastare l'art. 1 della Dichiarazione dei diritti dell'uomo del 1948: "Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza".

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InsorgiamoOrnella De Zordo · La parola

Insorgiamo. La parola più scritta, letta e urlata nelle ultime settimane dal Collettivo di fabbrica della GKN dopo l'arrivo delle mail con cui di punto in bianco il 9 luglio veniva annunciato il licenziamento dei 500 lavoratori. Perché il fondo di investimento Melrose ha deciso, nonostante un bilancio in attivo, di chiudere la fabbrica per delocalizzarla in Polonia.

Insorgiamo. Un appello rimbalzato dalla fabbrica occupata ai social, ripreso negli appelli, trascritto su bandiere e striscioni, e gridato dalle migliaia di persone che il 18 settembre hanno inondato le strade di Firenze con il corteo più imponente dalla crisi pandemica.

Insorgiamo. Come nell'insurrezione che nell'agosto del '44 ha visto Firenze liberarsi dai nazifascisti, perché anche oggi i lavoratori sanno che devono liberarsi da soli: "Con orgoglio, rabbia e dignità. L'abbiamo già fatto anni fa. Suoniamo la Martinella, perché c'è da andare in guerra e liberarsi".

Insorgiamo. Un plurale che tende la mano a tutte le vertenze in atto e che invita a guardare ancora più lontano, ai meccanismi economici e finanziari che producono povertà per molti e strabilianti profitti per pochi. Per bloccare i quali è necessaria una legge, come quella proposta dai giuslavoristi e approvata dai lavoratori GKN.

Insorgiamo. Non solo in difesa dei posti di lavoro della GKN, ma contro l'intero sistema che consente di aumentare i profitti spostando il lavoro dove costa meno, e perché questa vertenza apra la via a un fiume in piena di rivendicazioni.

Insorgiamo. Una richiesta non a dare solidarietà ma a moltiplicare i luoghi di lotta, perché dentro questo sistema nessuno si salva da solo e solo generalizzando il conflitto si possono cambiare i rapporti di forza.

Insorgiamo. E ringraziamo i lavoratori e le lavoratrici della GKN in lotta, che ci hanno ricordato che non ci si deve arrendere di fronte ai meccanismi che producono ingiustizia sociale e disuguaglianze, tra nord e sud del mondo, tra ricchi sempre più ricchi e poveri, tra sfruttatori e sfruttati.

Insorgiamo. Per trasformare la sopraffazione in energia, la sottomissione in rivolta.

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«La nostra è una lotta per il lavoro di tutti»Valentina Baronti e Camilla Lattanzi · Fuori Binario con i lavoratori GKN

Abbiamo fatto un turno al presidio occupato. La passione per il proprio destino e la cura della fabbrica sono al centro della grande consapevolezza che anima la resistenza operaia, che sarà accompagnata da una grande comunità solidale.

Il sole del pomeriggio è ancora alto e il turno non prevede grandi colpi di scena: il tempo trascorre, alla postazione di presidio "cinema", quella incuneata tra l'autostrada A11 e il cinema Uci, tra chiacchiere e un po' di enigmistica. Un operaio arriva dal viale deserto e si ferma accanto a una fila di silos. Poi si avvicina al nostro gazebo: "se viene qualcuno, quella valvola l'ho aperta io, ditegli di lasciarla stare, ci penso io a richiuderla". La valvola è quella dell'impianto di depurazione delle acque reflue, che gli operai continuano a mantenere in efficienza. "Volevano mandare una ditta esterna – ci raccontano – ma questo impianto va conosciuto, basta il minimo errore e tutto finisce nel Bisenzio. Un danno immenso".

L'occupazione GKN è soprattutto questo: la lotta e la cura. Si percepisce subito quando si varca il cancello e ci si trova in una realtà ben mantenuta, con il pratino tagliato, la raccolta differenziata a ogni angolo, l'acqua gratuita per tutti, i bagni pulitissimi. È come se tutto fosse pronto per ricominciare a lavorare, anche se il posto non sarà mai più lo stesso, perché dal 9 luglio, questo luogo è diventato anche un contenitore sociale e di idee, un punto di riferimento e una speranza per molte vertenze.

Il nostro turno di picchetto è stato domenica 19 settembre, subito dopo la manifestazione dei 40mila, subito prima della sentenza del Tribunale di Firenze. Tutti appaiono tranquilli, scherzano, ragionano, prendono la radiolina per chiedere quando arriva "i' berva", una specie di cantastorie, anche lui in GKN da 20 anni, che gira in bicicletta fra le postazioni del presidio per tenere alto il morale. Appena varcato il cancello, Roberto Spera della RSU ci ha accolte e si è seduto con noi al tavolo del "BarCollo (ma non mollo)". Ha 44 anni ed è in GKN da 20. Diplomato al liceo scientifico, ha la visione lucida di chi gli effetti del liberismo non se li è lasciati scivolare addosso, ma ha deciso di affrontarli: "la nostra non è la lotta per questa fabbrica, è la lotta per il lavoro di tutti, per i diritti che arretrano da almeno 30 anni. Dobbiamo approfittare di questa visibilità e portare la questione a livello nazionale. Deve intervenire il governo". Anche un governo liberista come questo? "Un governo liberista le multinazionali dovrebbe farle entrare, non farle andare via". Risponde diretto e deciso Roberto, che si è formato in fabbrica, in quella saletta del collettivo che si trova in produzione, al centro dell'officina, dove i lavoratori si sono trovati per anni a maturare la loro consapevolezza, nelle riunioni di un'ora a fine turno.

Così è stato anche per Felice, che è arrivato a Firenze da Roccella Jonica nel 2000 e dopo un mese era già al lavoro in questo stabilimento di Campi. Da un anno fa parte della RSU: "non vogliamo la cassa integrazione, in Italia non possiamo andare avanti ad ammortizzatori sociali. Qui il lavoro c'è e non è giusto portare via risorse pubbliche che possono servire ad altri, a chi davvero deve chiudere per mancanza di lavoro, a chi per il Covid è andato sul lastrico e ha perso tutto". Qui non ci si guarda l'ombelico e la cura, attenta, non riguarda solo la "tua" fabbrica, ma la società intera.

Lo slancio dei lavoratori GKN ha convinto e contagiato tutti. La comunità vuole sentirsi parte di questa lotta giusta e li ricambia in mille modi: c'è chi porta la pizza il sabato sera, chi fornisce brandine e gazebo, la protezione civile ha portato i fari per illuminare i presidi più bui. Si sente l'abbraccio di una comunità intera, con il Comune di Campi Bisenzio sempre presente, l'unica istituzione che qui tutti sentono vicina. E poi c'è il gruppo dei "solidali", quasi 200 persone arrivate dalla società civile, che su whatsapp condividono le preoccupazioni dei lavoratori e si danno appuntamento per i turni al picchetto. Silvia è una di loro: "il fatto che si perdano 500 posti di lavoro lo sento come un dramma per…"

(la citazione si interrompe qui: il testo risulta troncato nell'estrazione del PDF)

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I tre mesi che possono cambiare le leggi sul lavoro in ItaliaValentina Baronti e Camilla Lattanzi · Lavoro

Dal licenziamento anti-sindacale all'occupazione della fabbrica; dall'impegno del Collettivo al coinvolgimento dell'intero Paese.

9 LUGLIO Il fondo di investimento Melrose, proprietario della GKN di Campi Bisenzio, produttrice di semiassi per Stellantis/Fiat, comunica ai dipendenti la chiusura della fabbrica dal giorno successivo. Lo stabilimento viene subito occupato dal Collettivo di fabbrica. Si chiede il ritiro dei licenziamenti e la riapertura dell'attività. Subito si susseguono iniziative di solidarietà, da gruppi politici, associazioni, singoli cittadini, operai di altre fabbriche. La protesta si allarga e in pochi giorni diventa nazionale. Viene adottato lo slogan "Insorgiamo", il motto dell'insurrezione partigiana di Firenze nel 1943.

15 LUGLIO Il Ministero dello Sviluppo Economico convoca il primo tavolo in Prefettura a Firenze. La proprietà non si presenta, c'è soltanto la delegazione aziendale, che però non è autorizzata a negoziare e conferma la procedura di licenziamento per cessazione attività.

19 LUGLIO Sciopero generale con manifestazione in piazza Santa Croce a Firenze.

24 LUGLIO Manifestazione nazionale intorno alla fabbrica.

4 AGOSTO In Prefettura a Firenze si riunisce per la seconda volta il tavolo convocato dal Ministero dello Sviluppo Economico: proposte 13 settimane di cassa integrazione per crisi (non per cessazione attività), a costo zero per l'azienda.

11 AGOSTO Partecipazione all'anniversario della Liberazione di Firenze.

31 AGOSTO La FIOM presenta ricorso per condotta antisindacale. Sulla base del contratto collettivo e degli accordi interni, prima di aprire una procedura di licenziamento, l'azienda deve convocare sindacati e RSU, che portano le loro controproposte.

2 SETTEMBRE Un gruppo di giuslavoristi si riunisce in fabbrica per elaborare il testo di legge "fermiamo le delocalizzazioni", approvato poi dall'assemblea.

4 SETTEMBRE GKN non accetta la proposta del Ministero. Chiede 12 mesi di cassa integrazione per cessazione attività, confermando quindi i licenziamenti e la chiusura dello stabilimento. Il collettivo di fabbrica chiama in causa il governo: chiede la decretazione d'urgenza per bloccare le procedure di licenziamento.

20 SETTEMBRE Il Tribunale del Lavoro di Firenze revoca i licenziamenti collettivi. Azienda condannata per comportamento anti-sindacale. Nel pomeriggio si riunisce il tavolo al Ministero, già programmato. La società annuncia la volontà di impugnare la sentenza.

21 SETTEMBRE L'azienda convoca RSU e sindacati, vuole aprire la procedura di licenziamento, ottemperando così alla sentenza del Tribunale di Firenze. Sindacati e RSU annunciano che non parteciperanno, aspettano il nuovo tavolo del Ministero, dove sono presenti anche le istituzioni. La mobilitazione continua.

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In fabbrica rispettando i diritti. Difficile ma non sempre impossibileValentina Baronti e Camilla Lattanzi · Lavoro

La storia di Massimo e il coraggio di alzare gli occhi.

Massimo, operaio GKN, da giovanissimo ha lavorato in un'azienda di stampaggio di materie plastiche non sindacalizzata. Capì subito che qualcosa non andava: i dipendenti erano tutti malmessi: schiene piegate, molti zoppicavano, tutti con gli occhi bassi. I capi gridavano, ordinavano, comandavano. I tempi compressi, tutto di corsa giorno dopo giorno.

"Ma non avete un sindacato?" osò chiedere ai colleghi. "Zitto! Non farti sentire!" gli risposero e sgattaiolarono via.

"Era gente prossima alla pensione, che da tutta la vita subiva quella situazione. Erano tanti e non potevo credere che non ci fosse una rappresentanza sindacale. Cercavano sempre personale perché i giovani scappavano il primo giorno, quando avevano capito l'andazzo".

Qualcuno suggerì a Massimo di fare domanda alla GKN, dove ha iniziato un percorso completamente diverso. Perché un modo di lavorare migliore è sempre possibile. (V.B. e C.L.)

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Seguiteli sui socialRedazione · Lavoro

Le lavoratrici e i lavoratori della GKN Firenze sono organizzati in un Collettivo di Fabbrica che, oltre all'impegno quotidiano nell'animare la vertenza, offre informazioni aggiornate sullo stato delle cose su Facebook: li trovate cercando @coordinamentogknfirenze.

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Quando Chet Baker suonava la tromba dietro le sbarreCorrado Marcetti · Arte Libera

Le disavventure toscane del grande jazzista americano. Era il 1960, per ascoltarlo si andava sotto la sua cella.

Nell'estate del 1960 il trombettista americano Chet Baker, jazzista di fama mondiale dalla vita turbolenta e il sound inconfondibile, venne arrestato per possesso di sostanze stupefacenti. Era stato soccorso nel bagno di una stazione di servizio sulla strada per la Bussola di Focette, svenuto per un malore causato dal consumo di analgesici vietati in Italia. Come altri jazzisti statunitensi, arrivati in Italia durante le loro tournée europee, Chet era approdato a Lucca con la sua fama di musicista "maledetto" e capitava che si esercitasse seduto sul davanzale della sua camera d'albergo, affacciata sulla piazza del Teatro Comunale.

In quella fine luglio '60, quando Chet fu incriminato, le mobilitazioni dei ragazzi con le "magliette a strisce", in lotta a fianco dei padri in nome dei valori dell'antifascismo, avevano appena fatto cadere il governo Tambroni, monocolore democristiano sostenuto dai neofascisti del Msi. L'ondata di agitazioni aveva scosso il paese con violenti scontri a Genova e Roma e la strage provocata a Reggio Emilia dal fuoco delle armi della polizia che aveva determinato una fortissima reazione di indignazione. I cambiamenti verso cui sembrava aprirsi il paese non interessarono però le aule dei tribunali e le carceri.

Nel processo a Chet, il pubblico ministero del tribunale lucchese richiese una condanna a sette anni; la sentenza sancì una pena di sedici mesi. Dopo diverse istanze respinte, fu finalmente concesso a Chet di avere la sua tromba in carcere e di poterla suonare "due volte al giorno per cinque minuti". Durante la detenzione il jazzista riuscì a ottenere più tempo e comporre anche nuovi emozionanti brani. Quotidianamente una piccola folla di appassionati si riuniva sul tratto di mura cittadine di fronte al carcere di San Giorgio, per ascoltare le sue note. La sera di Natale del 1960 Henghel Gualdi, considerato il miglior clarinettista jazz italiano, accompagnato da altri musicisti, cercò di improvvisare un concerto sotto il carcere di Lucca per salutare l'amico ma venne interrotto dalle forze dell'ordine.

Quando un anno dopo Chet fu liberato ci fu un grande concerto in suo onore al Teatro del Giglio. Accadde il 15 dicembre del 1961 e tra gli organizzatori c'era Giovanni Tommaso, contrabbassista che negli anni '70 fu anima dei Perigeo. Fu il rientro di Chet nel mondo della musica. Non riuscì però a liberarsi dal consumo dell'eroina e fu ancora arrestato in Germania e poi in Inghilterra. Espulso, tornò negli Stati Uniti, dove gli spacciatori gli spaccarono i denti. Dizzy Gillespie gli dette i soldi per una dentiera e per rimettersi in sesto. Ricominciò a suonare, sempre più consumato dalle dipendenze, sempre più scavato e fragile. Fino a quella notte di maggio del 1988 in cui morì ad Amsterdam, precipitando dalla stanza di un albergo in circostanze mai chiarite.

A Lucca, tra gli anziani appassionati di jazz, resta il ricordo indelebile delle note struggenti della sua tromba durante il periodo della detenzione nel carcere di San Giorgio.

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In nome di Carlo Giuliani, contro la repressioneDoretta Cocchi e Beatrice Montini · Tra Storia e Memoria

A Settignano il Centro documentazione intitolato all'attivista ucciso al G8 di Genova del 2001.

Il Centro documentazione Carlo Giuliani di Firenze è nato nel 2003, qualche mese dopo il primo Social Forum Europeo del novembre 2002, due anni dopo la grande mobilitazione contro il G8 a Genova (luglio 2001), quando furono commessi gravissimi abusi da parte delle cosiddette forze dell'ordine: le cariche ai cortei, l'irruzione alla scuola Diaz, le torture nella caserma di Bolzaneto e, naturalmente non ultimo, l'assassinio di Carlo Giuliani.

La nascita del Centro avviene, quindi, in un momento storico molto particolare: gli anni del cosiddetto "Movimento dei Movimenti", in cui a livello internazionale cresceva e si affermava una critica radicale alle ingiustizie della globalizzazione. Un Movimento la cui origine viene simbolicamente collocata nel novembre del 1999 quando circa 40 mila persone manifestarono nelle strade di Seattle in occasione del vertice della WTO (World Trade Organization) ma che si era già annunciato fin dalla fine degli anni '80 del secolo scorso. Le caratteristiche principali del Movimento, oltre all'internazionalità, erano, tendenzialmente, la struttura orizzontale e la costruzione dal basso. Ne facevano parte una miriade di organizzazioni, oltre a singole e singoli individui i cui intenti avevano come comuni denominatori il no alle guerre e al neoliberismo. I temi, che venivano affrontati con discussioni, elaborazioni e proposte nei social forum locali, europei e mondiali, andavano dalla lotta alle diseguaglianze economiche, alla cura dell'ambiente fino a una decisa opposizione a tutte le guerre.

A Firenze il Movimento, che ruotava attorno al Social forum, in quegli anni era molto attivo. I gruppi tematici che ne facevano parte organizzavano iniziative di protesta e di controinformazione accompagnandole con volantini, filmati, striscioni e dossier. Fu nel gruppo "Firenze Città aperta" che nacque così l'idea di costituire un Centro di documentazione dove conservare tutti i documenti prodotti e non perdere la memoria di quanto stava avvenendo. Il centro fu realizzato alla Casa del Popolo di Settignano (dove ancora si trova), dedicato a Carlo Giuliani e abbinato a un logo che ne ricordasse la finalità: "Memoria molesta".

Ma la memoria non voleva e non doveva essere fine a se stessa, quindi negli anni successivi alla sua costituzione il Centro contribuì a organizzare e costruire iniziative per continuare a informare e a tenere, per quanto possibile, alta l'attenzione su antirazzismo, antifascismo, economia solidale, non violenza, politiche ambientali, diritti. Dal 2006 è poi anche iniziata una stretta collaborazione con CinemAnemico per la realizzazione di rassegne non solo di cinema di qualità ma anche di denuncia e informazione.

Ai documenti autoprodotti si sono così aggiunti, nel corso degli anni, saggi, riviste, trattati storici. Ma anche video, raccolte di fotografie, dvd. Tutto è stato catalogato ed è reperibile attraverso lo Sdiaf. I documenti sono consultabili su appuntamento e - ad esclusione del materiale "grigio" (volantini e simili) - sono disponibili per il prestito.

Oggi sappiamo che purtroppo il mondo diverso che volevamo costruire in quegli anni di intensa attività collettiva non si è realizzato. Molte, troppe ingiustizie lo caratterizzano oggi come ieri. Ma noi pensiamo che il Centro, con il suo carico di memoria, possa essere ancora di stimolo per superare l'apatia, l'indifferenza e la stanchezza che caratterizzano troppa parte delle popolazioni e per contrastare i fascismi di ogni genere.

Info: https://centro-documentazione-carlo-giuliani.noblogs.org/

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Hackmeeting 2021Radio Wombat · Controcultura Digitale

Come navigare nel mare di cacca dei social. Aderire alla filosofia hacker grazie ai maestri italiani, e non solo.

Sono passati più di venti anni da quando nel 1998 si tenne il primo Hackmeeting al vecchio Cpa in viale Giannotti a Firenze. Ogni anno l'incontro cambia luogo: per il 2021 si è svolto dal 3 al 5 settembre presso la Casona di Ponticelli, un cascinale nella piana a nord di Bologna. Hackmeeting è un crocevia di persone che cercano di delineare un approccio critico alla tecnologia, di inquadrarla in una prospettiva politica e di autogestione. Probabilmente più che con una definizione, il senso di questa comunità si coglie meglio raccontandolo.

La costruzione del luogo è parte del gioco: inventarsi docce, riparare bagni, allestire cucine, impianto elettrico, tensostrutture, le sale per i seminari, tutto questo è già Hackmeeting. Il lavoro è svolto su base volontaria, senza retribuzione, per il piacere di costruire assieme gli spazi che vivremo in quei giorni. L'incontro dura due/tre giornate, ma l'allestimento inizia una settimana prima.

La comunità di Hackmeeting proviene da tutta Italia, quest'anno erano presenti anche diverse persone da Francia, Spagna e Paesi Baschi. I lavori di fatica (cucina, pulizie, ecc.) sono organizzati con un cartellone dei turni e da una veloce assemblea giornaliera per discutere eventuali problemi. All'ingresso si allestisce un infopoint che aiuti le persone ad orientarsi. Le giornate sono scandite dal susseguirsi di seminari, laboratori e chiacchierate su tre sale in contemporanea; queste attività vengono proposte nei mesi precedenti in una mailing list pubblica.

Tentiamo una carrellata di quest'anno saltando un po' qua e là: il venerdì si è aperto con "Gancio", un progetto per creare agende condivise rivolto al mondo dell'autogestione, idea ripresa anche in Spagna e in Francia. Pescando poi a caso nelle due giornate: "The cloud empire", una lettura critica sull'organizzazione logistica di strutture tipo Amazon, "Blockchain 4 dummies", "Commodore 64 extravaganza" sull'utilizzo creativo di vecchi computer.

Vi sono state diverse discussioni sulle comunità in rete, social, ecc., con l'idea di delineare una visione critica e problematica di questi temi. Qualche titolo: "Questioni aperte sul P2P e le comunità", "Social Ribelli" e "Sostenibilità Digitale, Smash the filter bubble!", "Assembramento Fediverso Autogestito" (AFA), "Come navigare nel mare di cacca dei social network senza affogare".

Vi è stato un ampio percorso di seminari di base sull'autodifesa digitale, le reti, linux. Sono state affrontate questioni legate al mondo del lavoro con Tech Workers, questioni di genere con "L'internet delle (mie) cose", si è parlato del Rojava con #hack4rojava. È stato presentato il libro su Indymedia, "Millennium Bug", e il documentario di Supporto Legale "In campo nemico". Si è parlato di sementi, della cimice asiatica, di reversing per imbrogliare ai videogames, di esperimenti con il vetusto gsm, di antichi spartiti musicali, di controllo e sorveglianza e molte altre cosette tecniche stuzzicanti.

L'incontro si è chiuso con i ten minutes, seminari per lo più improvvisati di brevissima durata. La domenica assemblea plenaria per tirare le fila, smontaggio, pulizie e si riparte, sapendo che il prossimo anno troveremo il modo di rivederci ancora.

Se la cosa vi ha incuriosito sbirciate: https://www.hackmeeting.org/hackit21.

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La bomba partigiana al Caffè PaszkowskiRiccardo Michelucci · Firenze Ribelle

Pochi sanno che nelle scintillanti stanze interne del caffè Paszkowski di piazza della Repubblica si consumò uno dei gesti più temerari della Resistenza fiorentina. In un pomeriggio del febbraio 1944, una giovane coppia fece capolino dalle grandi porte a vetri e si sedette a uno dei tavolini del locale, che all'epoca era ritrovo abituale dei comandanti nazisti e degli ufficiali repubblichini. Sembravano due innamorati, lei con una giacca rossa e una borsa di pelle nera, lui in impermeabile bianco.

Dopo aver ordinato e pagato un caffè, lei estrasse dalla borsa un pacchetto avvolto in carta di giornale e lo porse al suo compagno che lo scartò e ne agganciò il contenuto sotto al tavolo. Ma quando i due si alzarono e fecero per uscire, qualcosa andò storto. La bomba non era stata fissata bene al tavolo e cadde. La ragazza se ne accorse, spense la miccia e ripose l'ordigno nella borsa, tentando di allontanarsi. Ma la gente seduta intorno, già insospettita, si avventò su di loro. Ne nacque un parapiglia dal quale solo il ragazzo, il gappista Antonio Ignesti, riuscì a fuggire.

La sua compagna, la 22enne Tosca Bucarelli, venne invece catturata dai fascisti e portata a Villa Triste, il famigerato centro di tortura della banda Carità, in via Bolognese, dove subì giorni di interrogatori e torture. Con la sua testimonianza avrebbe potuto far arrestare tutto il comando partigiano, ma dalla sua bocca non uscì la minima informazione che potesse rivelarsi utile per incastrare i compagni.

In attesa dell'esecuzione o della deportazione, venne trasferita nel carcere femminile di Santa Verdiana. Lì il 9 luglio, dopo cinque mesi di prigionia, venne liberata da un gruppo di gappisti che si introdussero nel carcere in divisa della Wehrmacht, facendola scappare insieme ad altre sedici detenute antifasciste.

Dopo la guerra Tosca Bucarelli fu decorata con la medaglia d'argento al valor militare. È morta nel 2000 a Scandicci, dov'era nata.

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Ransomware for dummies: il caso della Regione LazioGinox · Cyber Bluff

Cyber Bluff (malware e virus).

L'intrusione nei server della Regione Lazio di quest'estate è un ottimo esempio per capire gli attacchi digitali. Se ne può ricavare un paradigma. L'azione inizia con una sorta di pesca a strascico rivolta a soggetti potenzialmente interessanti: tecnici, impiegati, persone che dalle proprie postazioni hanno un ruolo privilegiato all'interno di una certa struttura. Ottenuto l'accesso a qualche pc si procede a analizzare le reti collegate. In questo caso la pesca è stata molto fruttuosa e ha consentito di entrare nella rete della Regione Lazio. Individuati i luoghi di conservazione dei dati più importanti si procede cifrandoli, rendendoli cioè inservibili. Viene quindi chiesto un riscatto per ottenere la chiave di decifrazione, altrimenti i dati verranno resi pubblici.

Trattandosi di informazioni sanitarie e personali, la pressione è forte. Le istituzioni reagiscono in maniera goffa e confusa, come colte in fallo, negano ogni trattativa, ma non in maniera convincente. Nel nostro caso i dati rispuntano dopo una settimana, pare da un backup fortunoso, lasciando però il dubbio che ci sia stato un accordo per ottenere la chiave.

La vicenda è stata ampiamente trattata dai media, anche complice il periodo estivo, sempre avaro di notizie. Vi sono due aspetti interessanti. In primis il tentativo di coprire le responsabilità dell'amministrazione pubblica usando parole grosse: Zingaretti evoca il terrorismo, non si sa di che tipo, ma di fronte a una minaccia del genere, la PA non ha colpa chiaramente, e la vicenda diviene immediatamente un affare di stato.

C'è poi un secondo livello di riflessione, più generale: l'informatizzazione di gran parte della società è dipinta come una panacea per molti mali, ineludibile e irrimandabile processo evolutivo, dai benefici evidenti e con al centro l'accesso alla Rete. Condizione necessaria, ma foriera di mille nuovi pericoli, tanto che si delineano scenari apocalittici, e si definisce terrorista l'accesso abusivo alla rete della Regione Lazio. Sembra di conversare con un Giano bifronte e schizofrenico.

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Vorrei diffondere una visione più consapevole della vitaFilippo Bartoletti Teloni · Storia di un Diffusore

Filippo lo trovate a Novoli e Peretola. L'esperienza con Fuori Binario ha contribuito alla sua ricerca personale.

Anche per Filippo è andata come per tutti: vedendo un giorno, poi un altro e ancora un altro Fuori Binario distribuito in strada, si è avvicinato alla redazione chiedendo spiegazioni ed esponendo le sue preoccupazioni sia vitali che economiche. È stato accolto come tutti e ha iniziato a distribuire. Di seguito la sua testimonianza di questa ancora viva esperienza.

Salve a tutti, mi chiamo Filippo, sono nato e vissuto a Firenze, ho 42 anni. Negli ultimi dieci anni ho avuto esperienze lavorative che mi hanno forgiato e permesso di vivere una vita dignitosa, per lo più sono stati impieghi nel commercio di cosmetici e integratori, ma sono state comunque esperienze di lavoro a collaborazione occasionale. Personalmente inseguo il sogno di realizzarmi nel settore olistico ed esoterico, come consulente.

Questa nuova esperienza con il giornale di strada Fuori Binario mi ha aiutato a conseguire degli studi in questo senso, in più mi ha portato a stare in contatto con la gente e promuovere una visione della vita più consapevole ed etica, che rispetti i diritti fondamentali dell'essere umano.

Sono circa due anni nei quali in due occasioni mi sono riproposto di collaborare con il giornale, consapevole, nel mio piccolo, di stare anche contribuendo ad un mondo migliore ed equo. Anche se probabilmente in futuro non farò parte di questo progetto, posso dire di essere più che soddisfatto dell'esperienza maturata fin qui ed avere anche tratto dei benefici economici da questa collaborazione, come nei sei/sette mesi di operatività dell'anno passato.

Anche per quest'anno sono presente come diffusore nella zona di Firenze Nord (Novoli – Baracca – Peretola).

Per tutto questo, ringrazio di cuore tutta la redazione, in particolare Roberto, che mi ha sempre motivato ed è stato molto paziente per favorire la mia integrazione.

Concludo ricordando i nostri lettori con un cordiale saluto a loro.

testo raccolto da Roberto Pelozzi

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Anche noi con gli operaiRedazione · In Marcia!

Fuori Binario non poteva mancare alle manifestazioni fiorentine.

E con i contadini di Mondeggi, e con la Magnifica. Bellissima giornata quella di sabato 18 settembre, che ha visto sfilare per le strade di Firenze ben tre cortei, per cause sacrosante. Dalla salvaguardia dei diritti dei lavoratori della GKN, licenziati con una email, alla difesa di un'agricoltura sostenibile, alle rivendicazioni delle persone LGBTQ.

Nella foto, il nostro Teodor con le copie del numero di settembre al corteo degli operai GKN, che hanno già incassato una prima vittoria: il tribunale di Firenze ha bocciato i licenziamenti perché sono stati violati i diritti sindacali.

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Ginkgo biloba, meraviglia preistoricaIlaria Morelli · Millefoglie

Siamo alle Cascine. Appena scesi dal ponte alla Vittoria ecco un filare di chiome alte e un po' scomposte. Sono Ginkgo biloba. Se per gran parte dell'anno restano piuttosto anonimi, è in autunno che ci regalano un meraviglioso spettacolo. Con l'arrivo del freddo le foglie, con le loro graziose forme a ventaglio, si tingono di un giallo acceso e cadendo formano un tappeto dorato che copre le aiuole circostanti.

Originario della Cina, dove simboleggia la coincidenza tra gli opposti e l'immutabilità delle cose, il Ginkgo fu introdotto in Italia nel Settecento ed oggi è piuttosto comune nei giardini cittadini dove dimostra una grande resistenza a malattie e inquinamento. Si pensa che questa specie sia rimasta praticamente inalterata da circa 250 milioni di anni.

I fiori maschili e femminili sono portati su piante diverse e si hanno dunque piante maschio e piante femmina. Per adornare gli spazi pubblici vengono preferiti individui maschili a causa dello sgradevole odore rancido dei semi femminili una volta caduti a terra.

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Specismo e battaglie operaie: contraddizioni e speranzeCamilla Lattanzi e Lorenzo Guadagnucci · Restiamo Animali

Dovevano chiamarsi Mel e Rose, i due maiali destinati a essere chiusi in un recinto, costruito con dei pallets, nel giardino dello stabilimento GKN di Campi Bisenzio. Il recinto è rimasto vuoto: la proposta alla fine non è passata. Era forse un modo per esprimere sberleffo e disprezzo verso Melrose, il fondo d'investimento speculativo inglese che ha preso il controllo di Gkn nel 2018 e i cui manager - con un clic - hanno deciso di chiudere la sede di Firenze liquidando 422 lavoratori.

Succede di frequente che gli oppressi sfoghino le proprie frustrazioni su altri oppressi, ma umiliare un altro vivente, che non può in alcun modo difendersi, può davvero riscattare chi si sente umiliato? In Italia vengono macellati circa 13 milioni di maiali ogni anno, 252 milioni in Europa: sono animali che nascono per morire dopo pochi mesi, al termine di brevi esistenze indegne e insopportabili per individui così sensibili, intelligenti, capaci di provare emozioni e di intrattenere relazioni. Non sarebbe stato edificante ridere della prigionia e della mestizia di due maiali con l'intento di mettere alla berlina il fondo d'investimento. Qualcuno deve averlo capito – o almeno così speriamo.

Resta il fatto che siamo immersi in una cultura specista, che denigra gli animali non umani, forse per avere la possibilità di mercificare i loro corpi e le loro vite senza troppi rimorsi di coscienza. Ma non stiamo dicendo al Governo e a Melrose che le vite non sono merci e che i lavoratori non possono essere trattati come oggetti?

Le due più alte cariche di Melrose, tre mesi prima di far scattare i licenziamenti, hanno venduto titoli di cui erano personalmente in possesso incassando in poche ore 25 milioni di Euro. Il costo del personale dell'azienda di Campi nel 2020 è stato di 19 milioni di Euro. Questo incasso strabiliante è stato probabilmente festeggiato attorno a una tavola imbandita, e magari in quei piatti c'era proprio il maiale.

www.restiamoanimali.it

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Il cane a sei zampeFraska · Il racconto

Un giorno... da migrante

Quando ero ancora piccolo, nel mio paese, ero convinto che la bandiera nazionale fosse a sfondo giallo con un cane a sei zampe che spara lingue di fuoco dalla bocca.

Sì, la bandiera che voi chiamate ENI. All'epoca vivevo con mia nonna. Lei rideva. Rideva sempre, era una delle donne più allegre che conoscessi. Secondo alcuni se la rideva anche troppo. Ma era fatta così. Io l'adoravo per questo. È vero che a volte non capivo il motivo della sua ilarità, mi sembrava un po' matta e quando chiedevo spiegazioni lei mi diceva in tono quasi solenne: "Caro mio, non puoi ancora capire, sei troppo giovane". E anche lì rideva; a volte da fare rabbia, cazzo! Ma le volevo bene.

"Probabilmente hai sangue italiano anche tu", mi disse quando espressi i miei dubbi sulla bandiera che sventolava sopra i tetti delle nostre case. Mia nonna mi ha raccontato molto sugli italiani, tanto da farmi crescere la curiosità e il dubbio che fossimo tutti italiani anche da queste parti. E forse per questo e altri motivi, tra cui la povertà, la rabbia, tutta una serie di insicurezze, decisi di partire per il bel paese in cui vivo tutt'ora.

Con i miei dubbi nelle ossa, come l'umido del Mediterraneo, ho attraversato questa grande incognita. Chi sono? Da dove vengo? E ora… dove andrò? Domande retoriche? Sicuramente… forse ve le siete fatte a suo tempo anche voi…

Considero il mio viaggio dal ventre che mi ha partorito come non ancora finito, dal momento che sono ancora in piedi. Quando riposerò con i miei cari, allora forse, il mio viaggio si potrà dire concluso. Ma non ne sono sicuro del tutto.

Sbarcato nella terra del cane a sei zampe, che io vedevo come un continuum della mia patria, venni privato d'ogni cosa. Prima di tutto della dignità.

Forse nella terra del cane tutti vengono trattati come cani. E difatti come una bestia venni trattato, lavato e nutrito, spogliato e rivestito, bastonato, deriso, messo alla prova contro i miei simili. Mi hanno parlato di razze, ma di che razza sono io?

Di sicuro un bastardo, ormai l'avevo capito, ma più grosso di altri. Perciò mi feci spazio e in seguito fuggii da quel canile che i miei guardiani chiamavano CPT.

Ritrovata la libertà ho potuto concentrarmi sul vero motivo per cui ero arrivato fin qua.

Ho visto la mia patria spolpata dai gasdotti europei e ho cercato di comprenderne il motivo. Non ho trovato una risposta decente, almeno per me, e non ho trovato soluzioni da nessuno quando ho chiesto: perché anche qua tanta povertà se avete tutte le ricchezze della Terra? Quando ho espresso dubbi sulla politica italiana mi è stato spiegato (con una strana occhiata) che qui la politica è come la televisione. Viene profusa ed usata per distrarre la gente col divo di turno dalle cose importanti. Infine studiando ho imparato tutto sulle corporazioni, le multinazionali, i fondi monetari, lobby del potere economico, etc. Ho studiato e imparato. Questo mi dà saggezza, ma non ricchezza. Molti italiani mi credono un pezzente ignorante. Le espressioni più leggere sono: "Torna al tuo paese!", "Cosa vieni a fare?". Io provo a parlargli del cane a sei zampe con la lingua di fuoco che ha devastato tanta bella terra. Un altro bel paese in cui avrei avuto piacere di crescere. Provo a spiegare i conflitti, lo sfruttamento, la povertà, l'aria quasi irrespirabile e le acque inquinate del mio paese. In pochi capiscono. La maggioranza della gente non conosce neanche uno dei problemi cui li metto di fronte. Né ha idea di come facciano a scaldarsi l'inverno o da dove venga la benzina con la quale viaggiano. Così io vado avanti, anche se per vivere devo lavare bagni puzzolenti e occupare case sfitte con l'ansia di non sapere mai se il giorno dopo avrò ancora il lavoro, né se mi sveglierò durante uno sgombero, se i miei libri verranno calpestati o sarò buttato fuori con la consapevolezza di non poter usare il mio letto la sera seguente.

Parlo con la gente e chi mi ascolta fa domande. Qualcuno si interessa al problema, altri mi zittiscono. Non me ne curo, focalizzo l'attenzione sulla verità nei domini del cane a sei zampe.

E spero che un giorno quella bandiera verrà ammainata, come quella dei regni che crollano, per una più bella e gioiosa. Quella dell'umanità tutta che rappresenta una Terra che viene rispettata.

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La scuola al tempo dei talebaniLaura Bardelli · Banchi di sabbia

A poco più di un mese dalla tragica caduta dell'Afghanistan nelle mani dei talebani – o così ce la siamo raccontata, per semplificare almeno un secolo di geostoria raggrumata nelle pieghe del Panshir – le immagini dei disperati che cadono dal carrello di un aereo in volo o lanciano i figli al di là di un filo spinato si sfuocano e si mescolano a quelle dell'11 settembre di ormai vent'anni fa.

Presi dalle polemiche per il Green Pass obbligatorio, dallo slogan "tutti in cattedra il 15 settembre", dal rinnovarsi dello spettro della DAD o delle lezioni con mascherina e distanziamento, oltremodo instupiditi dalla parvenza di ripresa di cui si va parlando (quando gli operai e le operaie vengono licenziati via mail e muoiono ingoiati dai macchinari o dalle lastre di marmo), tutti quanti ormai dotati di auto nuove perché ci sono gli incentivi, ce le siamo già scordate quelle montagne impervie, quelle strade spolverate di mine, quelle vite sotto il burqa, quei SUV stipati di maschi inferociti.

Appartengono ad un mondo che per pochi giorni si è fatto intollerabilmente vicino, ma poi è indietreggiato nell'immaginario profondo, dove stanno i miti e le favole, soprattutto quelle più crudeli. Ma io la voglio sentire pulsare sempre quella ferita sul fianco del mondo e alle ragazze e ai ragazzi che mi saranno affidati in questo anno scolastico, cercherò di ricordare che l'istruzione non è ancora garantita né certa né sicura, che da qualche parte oggi si muore per aprire un quaderno o un libro, per suonare una chitarra, per farsi due risate.

Poi però, siccome la vita e la giovane età reclamano sempre i loro diritti, vedrò anche di tenere a mente, fra le tante immagini arrivate in queste settimane, quella della bimba afgana in pantaloni gialli che saltella verso il futuro. Ecco, essere lei e saltellare con le mie studentesse, i miei studenti: questo il mio piano per l'anno di grazia 2021/22.

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Più fantasia, più energiaFabio Bussonati · Un mondo ganzo è possibile

La possibilità di sviluppi fantastici delle tecniche di produzione e risparmio energetico dà felicità: accendere la luce fatta col sole ogni giorno dà una gioia paragonabile solo a fare la doccia con l'acqua scaldata dal sole, la gioia di non pesare sul mondo, ma la cosa che più di tutto dà voglia di vivere è vedere lo spazio che si apre per la fantasia, oggi racchiusa negli angusti spazi di paradigmi vetusti che perdono i pezzi da tutte le parti. Per noi, abituati ad avere poco, sapere che qualcuno ti scalda l'acqua e anche quando non ci sei ti mette da parte la luce per la notte è qualcosa che ti fa sentire che non siamo soli nello spazio.

Io non credo che sarebbe un'idea così peregrina quella di dedicare una buona parte di tutti quei soldi spesi oggi per avere armi sempre più cattive, per dotare tutta la popolazione di "armi" per resistere ai cambiamenti climatici: un metro di fotovoltaico ed uno di solare termico a persona permettono di resistere in maniera dignitosa a quello che potrà succedere - la solidarietà e la fantasia poi faranno il resto.

Alle volte basta cambiare l'angolo visuale e tutto cambia; per esempio l'ascensore può diventare un mezzo, tra i più divertenti, per conservare l'energia prodotta magari in ore sbagliate, basta rendere appetibile la discesa con l'ascensore e la salita pedestre (un fatto di costume) e poi congegnare il sistema trainante e frenante come un accumulatore a gravità, cioè: una volta che la navicella è resa neutra nei suoi movimenti "a vuoto" tramite un contrappeso, la sua salita sarà permessa dalla discesa di un "pilloro" grosso che a sua volta risalirà per assorbire l'energia della discesa della navicella.

Visto che comunque ci saranno perdite di energia dovute agli attriti del meccanismo, è ipotizzabile che per salire di un piano una persona debba scenderlo due volte ed allora si potrebbe introdurre un sistema premiante per chi scende con l'ascensore e sale a piedi; ragazzi pieni di energia faranno finalmente lavorare le gambe e potranno mangiarsi tanti gelati quante scale.

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La condanna a morte nelle carceri italianeDomenico Papalia · Stazione di posta

Carmelo Musumeci - abbiamo pubblicato la sua lettera al ministro Cartabia nel numero di settembre - ha reso pubblica una lettera ai familiari di Domenico Papalia, ergastolano nel carcere di Parma, per far sapere come nell'inferno delle carceri italiane si muoia nell'indifferenza totale.

Carissimo, ho ritardato a rispondere alla tua lettera perché aspettavo di eseguire alcuni accertamenti strumentali per la salute e dopo aver effettuato risonanza e tac che hanno dato esito negativo per la prostata, ma alcuni noduli nelle ossa del bacino, nei reni e varie parti del corpo. Il 27 luglio 2021 mi è stata fatta la biopsia alla prostata ordinata dall'urologo il 15 febbraio 2020. Devo darti una brutta notizia: il tumore alla prostata è maligno ed è andato in metastasi e questa è la causa dei noduli.

L'oncologo mi ha ordinato una cura provvisoria in attesa della Pet per vedere fino a che punto è la metastasi. La Pet è fissata per ottobre, mentre qui su 4 farmaci ordinati dall'oncologo uno non ce l'hanno e la dottoressa è menefreghista e dice che non è importante. Pensa, hanno impiegato 17 mesi a farmi la biopsia, nonostante il Psa aumentasse sempre e un medico degno di questo nome mi avrebbe preso in tempo la malattia. Invece quando andavo a evidenziare l'aumento veloce del Psa con la dottoressa, mi diceva: "Aspettiamo la biopsia che ho fatto il sollecito".

E questo purtroppo è il risultato.

Il carcere di Parma è un esecutore di condanne a morte, anche se si è in fin di vita non scarcerano nessuno, sono coalizzati: l'area educativa nelle relazioni mette sempre parere contrario all'esperienza extra muraria. L'area sanitaria mette nelle relazioni che siamo seguiti e monitorati e compatibili e la magistratura di sorveglianza rigetta tutto. Credo che non c'è differenza tra chi commette un omicidio e chi può salvare una vita e la lascia morire cinicamente.

Ti prego di sentire Carmelo per fare emergere la vergogna di questo carcere e il comportamento della magistratura di sorveglianza di Reggio Emilia e il tribunale di sorveglianza di Bologna. La settimana appena passata è venuta la mia avvocata di Perugia, avv. Daniela Pacco, e sta preparando la richiesta di detenzione domiciliare, ma qui non danno nulla, la chiede per scrupolo, ma sappiamo che la risposta sarà negativa.

Ti abbraccio con affettuosa stima.

Domenico Papalia

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Cosa diventerà Bagno a Ripoli?Associazioni e comitati del territorio · Stazione di posta

Le associazioni che si interessano al territorio di Bagno a Ripoli sono particolarmente colpite dall'impatto che il Piano Strutturale e il Piano Operativo avranno sul futuro del territorio di Bagno a Ripoli, già fortemente compromesso dalle opere pubbliche e private avviate di recente, come la tramvia, la terza corsia dell'autostrada con lo stoccaggio delle terre di scavo nella valle dell'Isone, la variante alla Chiantigiana e il Centro Viola di recente approvazione.

Oltre a questi grandi interventi, che da soli stanno consumando più di 500.000 mq (50 ettari) di terreno verde, i nuovi strumenti urbanistici comunali renderanno edificabili ben 52.000 mq (oltre cinque ettari). Di questi, 11.000 mq (oltre un ettaro) serviranno per realizzare nuove abitazioni (127 di nuova costruzione ed altre 66 da recupero di vecchie strutture); sono da aggiungere inoltre quattro grandi ville da frazionare, sia per altre abitazioni che per edifici produttivi, commerciali e direzionali: Mondeggi, Monna Giovannella, Pedriali e La Cipressa.

Se potessimo mettere tutto insieme nascerebbe di sicuro un nuovo paese e forse diventeremo uno dei comuni toscani con il più alto consumo di suolo. Queste decisioni, che rispondono alle richieste di singoli operatori economici, non sono per lo più a conoscenza di gran parte della popolazione che, solo qualche anno fa, per mezzo di un adeguato processo partecipativo, aveva chiaramente espresso l'esigenza di salvaguardare la natura verde del territorio comunale e la sua netta separazione dalla città di Firenze. Questa esigenza è chiaramente espressa negli attuali strumenti urbanistici, approvati allora.

Oggi si vuol ribaltare completamente quella visione e far diventare Bagno a Ripoli "un bellissimo quartiere" che farà parte della "Grande Firenze", come ha dichiarato il Sindaco. Noi siamo convinti che la crisi climatica in atto ci imponga di prendere un'altra direzione.

Legambiente, Italia Nostra, L'Arca, Il Pianeta, Associazione Piano terra, Per una Cittadinanza Attiva, Potere al Popolo, la Rete dei Comitati per la difesa del territorio, Mondeggi Bene Comune, Comitato Vicchio e dintorni

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ColophonRedazione · Colophon

DIRETTORE RESPONSABILE - Cristiano Lucchi

REDAZIONE - Roberto Pelozzi (caporedattore), Rossella Giglietti (grafica), Cecilia Stefani (supervisione), Alessandro Simoni, Barbara Imbergamo, Beatrice Montini, Camilla Lattanzi, Camilla Passigli, Fabio Bussonati, Fabrizio Cherubini, Felice Simeone, Fraska, Gabriella Falcone, Gian Luca Garetti, Gianna Innocenti, Ginox, Giuliana Mesina, Giuseppe Cazzato, Laura Bardelli, Lorenzo Guadagnucci, Luca Lovato, Maria Abete, Mosè Carrara Sutour, Ornella De Zordo, Riccardo Michelucci, Sabrina Tosi Cambini, Sisina Prelazzi, Stefania Valbonesi, Valentina Baronti, Zara Boatto.

SEDE - Via del Leone 76, Firenze. La redazione è aperta lunedì, mercoledì e venerdì dalle 15 alle 18. Tel. 055/2286348.

DIFFUSORI - Berisa Sabit (Viale XI Agosto), Bartolomeo Piras (Careggi), Cezar Toma (Oltrarno), Clara Baldasseroni (Livorno, Pontassieve, Mugello), Cristina (Rifredi), Filippo Bartoletti Teloni (Novoli e Peretola), Fraska (Rifredi), Giovanni Minervino (Piazza Tasso e Piazza del Carmine), Nanu Ghiocel (Sant'Ambrogio, F.S. Campo di Marte e Borgo San Lorenzo), Raffaele Venuto (Livorno, Pontassieve, Mugello), Robert Ionita (Masaccio e Milanesi), Totò Orlando (Le Cure), Teodor Stanescu (Alpi-Hrovatin, Repubblica, Cimabue).

SU INTERNET - www.fuoribinario.org — redazione@fuoribinario.org

CREDITI FOTOGRAFICI - Cristiano Lucchi (p. 1, 4, 8, 9), Centro Carlo Giuliani (10), Lebowsky (5), melykurutta (6), Valentina Baronti (7, 8).

OBBLIGHI DI LEGGE - Testata registrata al Tribunale di Firenze con il n°4393 del 23 giugno 1994. ISSN 2784-9384. Edito dall'Associazione Periferie al Centro. Sede legale via del Leone 76, Firenze. Stampa Litografia IP, Firenze.

ABBONAMENTI - Annuale 30 euro, sostenitore 50 euro, www.paypal.me/fuoribinario. Iban IT08 G076 0102 8000 0002 0267 506. Conto corrente postale 20267506.

RINGRAZIAMENTI - Questo giornale non esisterebbe senza l'impegno di tre persone speciali: Alessandro De Angeli, Mariapia Passigli e Sondra Latini.

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Fuori dal tunnel - Per non perdersi a FirenzeRedazione · Per non perdersi

Una mappa per orientarsi nel mondo della solidarietà. Si tratta di informazioni preziose per chi vive sulla strada, è arrivato in città da poco, non conosce la lingua e ha bisogno di mangiare, dormire, lavarsi, vestirsi, avere una parola di conforto, essere accolto, avere un consulto legale, chiedere aiuto. Ma è anche una guida per chi accompagna tutti i giorni queste persone e ha bisogno di conoscere cosa offre la città. N.B. A causa della pandemia alcuni orari potrebbero aver subito delle modifiche.

Segnalazioni alla mail redazione@fuoribinario.org

PER MANGIARE

STAZIONE CAMPO MARTE Ore 19.30: Ve/Sa Ore 20.30: Lunedì Ore 21: Lu/Ma/Me/Gi/Ve/Sa Ore 21.30: Domenica

STAZIONE S.M. NOVELLA Ore 7: Ma/Gi/Do Ore 9.30: Mercoledì Ore 11.30: Mercoledì

CARITAS Pranzo: Lu/Ma/Me/Gio/Ve/Sa/Do Piazza S.S. Annunziata - 055282263 Via Baracca 150/e - 05530609230

PER CURARSI

ANELLI MANCANTI - Salute femminile, ostetrica - Ore 14-15.30: Lunedì - Salute generale - Ore 19.30-20.30: Lu/Me Via Palazzuolo 8 - 0552399533

CENTRO STENONE Ore 15-18: Lu/Ma/Me/Gi/Ve Ore 8-10: Venerdì Via della Chiesa 66 - 055280960

L.I.L.A. TOSCANA Ore 17-19.30: Me/Gi Via delle Casine 12r - 0552479013

CENTRO SOLIDARIETÀ FIRENZE Via dei Pucci 2 - 055282008

CONSULTORIO FAMILIARE Via Villani 21a - 0552298922

PER ESSERE ACCOLTE E VESTIRSI (DONNE)

PROGETTO ARCOBALENO Via del Leone 9 - 055280052

PROGETTO SANT'AGOSTINO Via Sant'Agostino 19 - 055294093

PRONTO DIMMI Via del Pesciolino 11/M - 055316925

SAN FELICE Via Romana 2 - 055222455

CENTRO AIUTO VITA Ragazze madri in difficoltà Piazza San Lorenzo - 055291516

PER ESSERE ACCOLTI E VESTIRSI (UOMINI)

ALBERGO POPOLARE Via della Chiesa 66 - 055211632

IL SAMARITANO Via Baracca 150/E - 05530609270, 05530609270

CENTRO OASI Via Accursio 19 - 0552049112

CASA CACIOLLE Via delle Panche 30 - 055429711

CASA DEL MELOGRANO Via S. Pellico 2 - 0552469146, 3397798479

CASA SAN PAOLINO Via del Porcellana 30 - 0552646182, 055463891

PER PARLARE

NOSOTRAS - DONNE STRANIERE Via Faenza 103 - 0552776326

CARITAS Ore 14.30-17: Lunedì Ore 9-12: Ma/Me/Gi/Ve Via Faentina, 34 - 055463891

LA FENICE Ore 9-18: Lu/Ma/Me/Gi/Ve Ore 9.30-12: Sabato Via del Leone 35 - 3312144403

C.I.A.O. Ore 9.30-13: Lu/Ma/Me/Gi/Ve Via delle Ruote 39 - 0554630876

ACISJF HELP CENTER Ore 10-13 e 16-19: Lu/Ma/Me/Gi/Ve Via Valfonda 1 - 3472494777

ANGELI DELLA CITTÀ Ore 15-18: Martedì Ore 10-12.30: Lu/Gio Via Sant'Agostino 19 - 3405239889

VINCENZIANI Ore 9.30-11.30: Mercoledì Via Ronco Corto 20 - 0550128846

PROGETTO ARCOBALENO Ore 18-19.30: Lu/Me Via del Leone 9 - 055288150

SPAZIO CIP Ore 13-16: Martedì Ore 14-17: Giovedì Via dell'Agnolo 5 - 055284823

MADONNINA DEL GRAPPA Ore 8.30-11.30: Mercoledì Ore 8.30-10.30: Venerdì Via delle Panche 28 - 3703169581

ANELLI MANCANTI Ore 18-20.30: Ma/Ve Via Palazzuolo 8 - 0552399533

CENAC Ore 15.30-18: Lu/Ma/Me/Gi/Ve Via Pratesi 11 - 0556122035

SANT'EGIDIO Ore 18.30-20: Martedì Via della Pergola 8 - 0552342712

CENTRO ATTAVANTE Ore 14-19.30: Lu/Me/Gi/Ve Ore 14-20: Martedì Help Center Ore 10-13: Lu/Ve e Ore 14-18: Lu/Gi Via Attavante - 0557364043

PREZIOSISSIMO SANGUE Ore 17-18: Mercoledì Via Boccherini 23 - 055361046

ASCENSIONE Via G. da Empoli 2 - 055366433

DIVINA PROVVIDENZA Ore 15.30-17.30: 2° e 4° Sabato del mese Via D. Compagni 6 - 055583008

SANTA MARIA AL PIGNONE Ore 16.30-18.30: Lunedì per italiani Ore 9-12: Ma/Gi per persone straniere Piazza Santa Maria al Pignone 1 - 0552276388, 055229188

SACRA FAMIGLIA Ore 9-12: Lu/Ve, Ore 16-19: Mercoledì Via Gioberti 33 - 055666928

SAN MARCO VECCHIO Ore 10-11.30: Ma/Gi Via Faentina 131 - 055588274

SANT'ANTONIO AL ROMITO Ore 11-12: Ma/Sa Via Corridoni 19r - 055486329

SPORTELLO LEGALE

ANELLI MANCANTI Dalle ore 19: Giovedì Via Palazzuolo 8 - 0552399533

AVVOCATI DI STRADA Ore 17.30-19: Giovedì Piazza Alpi-Hrovatin 1 - 3396171468

L'ALTRO DIRITTO adir@altrodiritto.unifi.it

PROGETTO ARCOBALENO legale@progettoarcobaleno.it

PER IMPARARE L'ITALIANO

CENTRO "G. BARBERI" Borgo Pinti 74 - 0552480067

CENTRO LA PIRA Via de' Pescioni 3 - 055213557

PROGETTO ARCOBALENO Via del Leone 9 - 055288150, 055280052

ANELLI MANCANTI Via Palazzuolo 8 - 0552399533

IL COLLE Da Settembre a Giugno Via R. Giuliani 115/n - 3482324967

COMUNITÀ DELLE PIAGGE Piazza Alpi-Hrovatin 1 - 055373737

CENAC Via Rubieri 5r - 055667604

PER FARSI UNA DOCCIA

CARITAS Ore 9-13: Lu/Ma/Me/Gi/Ve/Sa/Do Via Baracca 150/e

SANTA MARIA AL PIGNONE Ore 9-11: Mercoledì, solo uomini Piazza S. Maria al Pignone 1 - 055229188

LA FENICE Ore 9-12: Ma/Gi/Sa Via del Leone 35 - 055211632

L'AURORA Ore 9.30-13, Giovedì, solo donne Via dei Macci 11 - 3398210866

INFO DIPENDENZE

PORTE APERTE "ALDO TANAS" Via del Romito 19 - 055683627, 0558493526

CENTRO JAVA Ore 15-19: Ma/Ve Chill out zone. Ore 1-5: Venerdì notte Via Pietrapiana angolo via Fiesolana - 0552340884

BANDI CASA, AFFITTO, SFRATTI

MOVIMENTO LOTTA PER LA CASA Ore 17-20: Venerdì Via dei Pepi 47r - 393 5895698

RESISTENZA CASA SOLIDALE Ore 17-19.30: 1° e 3° Mercoledì del mese - Via Palazzuolo 95 Ore 16.45-18.45: 2° e 4° Giovedì del mese - Via Palazzuolo 8 - 3311673985 Ore 17-19.30: 1° e 3° Lunedì del mese - Piazza Baldinucci 8r - 3311673985

SPORTELLO CASA RESISTENZE Ore 16-17: Sabato Via Rocca Tedalda - 3935895698

SPORTELLO UNIONE INQUILINI Ore 17-19: Ma/Me/Gi Via dei Pilastri 41r - 055244430

SPORTELLO GRUPPO CASA CAMPI BISENZIO Ore 17-19.30: Martedì Piazza Matteucci 11, Campi Bisenzio - 3351246551

STOP VIOLENZA

ARTEMISIA Via Mezzetta 1 - 055601375

CENTRO UOMINI MALTRATTANTI Via Enrico il Navigatore 17 - 3398926550

DEPOSITO BAGAGLI

CARITAS Ore 9-11: Tutti i giorni Via G. Pietri 1 Via Baracca 150/e

  • servizi sociali
  • mense
  • dormitori
  • docce
  • ambulatori
  • sportelli casa
  • sportelli legali
  • dipendenze

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Sali in carrozza?Redazione · Partecipa anche tu

Il valore del progetto

Cara lettrice, caro lettore, il foglio che hai in mano nasce nel 1994, quando un gruppo di persone impegnate nel sostegno alle persone più fragili della città decise di aiutarle in un modo alternativo, facendo anche informazione. Fuori Binario è da allora l'unico giornale di strada di Firenze ed è da sempre autogestito e autofinanziato.

I nostri diffusori

La redazione è composta da volontari. Chi scrive, fotografa, impagina, lavora alla complessa produzione del giornale, non prende un euro per il suo impegno. Tutto questo viene fatto per sostenere economicamente i diffusori che incontrate in strada. Si tratta di persone senza lavoro, spesso senza fissa dimora, ma non solo, e che subiscono l'esclusione dall'attuale sistema economico.

Un piccolo reddito grazie al tuo acquisto

La loro possibilità di costruire un reddito grazie al giornale dipende anche da te che stai leggendo queste righe. Appena uscita dalla tipografia questa copia viene affidata al costo di un euro al diffusore: si tratta del costo vivo della stampa e della spedizione postale, dell'affitto della sede e delle utenze. Tutto ciò che offrirai in più costituirà il suo guadagno.

Come sostenerci

Se questo progetto di economia frugale ti convince, ti chiediamo di farla conoscere e sostenere nel tempo, puoi infatti anche abbonarti per ricevere Fuori Binario direttamente a casa o contribuire con il tuo 5x1000. Grazie al tuo aiuto Fuori Binario viene diffuso anche all'interno del carcere di Sollicciano e saltuariamente vengono pubblicati libri sui temi trattati dal giornale.

Le altre attività

L'editore è l'associazione Periferie al Centro che si impegna affinché i senza fissa dimora abbiano la possibilità di avere una residenza anagrafica senza la quale vedrebbero abbattuti i loro diritti. I nostri volontari sono attivi anche nella distribuzione di alimenti e coperte per chi dorme in strada.

Ti aspettiamo

Il tuo 5x1000 a Fuori Binario inserendo il codice fiscale 94051000480 nella dichiarazione dei redditi.

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Guadagnare qualcosa vendendo il giornaleRedazione · Servizio

Diventare "strillone"

Cari aspiranti diffusori, se state vivendo un periodo di difficoltà economica potete far parte del nostro progetto senza problemi. Contattando la redazione allo 0552286348 o via mail su redazione@fuoribinario.org potete proporvi come diffusori nelle strade e nelle piazze fiorentine (e non solo) con il meccanismo raccontato qui accanto.

Fare lo strillone, vendere Fuori Binario, può permettervi di mettere insieme un po' di denaro e allo stesso tempo contribuire alla diffusione di un'informazione che ogni mese prova a raccontare, senza fake news, perché nella nostra città e nel nostro paese aumenta la povertà.

Avrete delle copie in omaggio per provare questa attività, conoscere altre persone, confrontarvi con loro, scambiarvi delle dritte.

Non perdete l'occasione: è facile, avrete un nostro tesserino di riconoscimento e continuerete a fare la vostra vita con la libertà di sempre.

La redazione di Fuori Binario

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Come sostenere giornale e associazioneRedazione · Servizio

Per abbonarti al giornale bastano 30 euro l'anno.

Puoi farlo su Paypal.me/fuoribinario o con un bonifico postale sul conto 20267506 o tramite l'IBAN: IT08 G076 0102 8000 0002 0267 506 intestati all'Associazione Periferie al Centro. La causale da usare è Abbonamento Fuori Binario e ricorda sempre di scrivere il tuo indirizzo a redazione@fuoribinario.org. Grazie!

Puoi inoltre scegliere di fare una donazione e ricevere a casa uno dei nostri regali:

  • Fino a 10 euro: 4 cartoline di Fuori Binario con disegni di Sergio Cerchi
  • Fino a 30 euro: 4 cartoline di Fuori Binario e pubblicazione tascabile a scelta
  • Fino a 50 euro: 2 libri tra le nostre pubblicazioni
  • Fino a 100 euro: 4 libri tra le nostre pubblicazioni
  • Oltre 100 euro: tutte le cartoline, il cd "Clochard" di Diego Moreno e 6 libri a scelta tra le nostre pubblicazioni.
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Dove trovare Fuori BinarioRedazione · Servizio
  • In Oltrarno da Cezar
  • In Piazza Repubblica, in Via Cimabue e alla Comunità delle Piagge da Teodor
  • In Piazza Tasso e Piazza del Carmine da Giovanni
  • In Piazza delle Cure da Totò
  • A Rifredi da Cristina e Fraska
  • A Careggi da Bartolomeo
  • A Novoli e Peretola da Filippo
  • A Sant'Ambrogio, alla Stazione di Campo di Marte e a Borgo San Lorenzo da Nanu
  • In Via Masaccio e Via Milanesi da Robert
  • In Viale XI Agosto da Berisa
  • A Pontassieve, nel Mugello e a Livorno da Clara e Raffaele

Online su www.fuoribinario.org, facebook.com/fuoribinariofirenze, instagram.com/fuoribinariofirenze

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