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Archivio › Fuori Binario n. 233 · Ottobre 2021 › pagina 3

GIORNALISMO SOTTO ATTACCO

Liberate Assange

Dopo il terremoto Wikileaks, il prezzo da pagare per il giornalista e attivista australiano è stato altissimo. Non ha più conosciuto la libertà e ora rischia l'estradizione negli Usa. Con capi di imputazione che equiparano il giornalismo libero allo spionaggio

Artemis · Fuori Binario n. 233, Ottobre 2021, pagina 3

Undici anni fa aveva previsto e denunciato il disastro, ora sotto gli occhi di tutti, degli interventi americani in Iraq e in Afghanistan. Documento dopo documento, leak dopo leak. Australiano, classe 1971, Julian Assange dovrebbe essere la bandiera dell'informazione libera in tutto il mondo e invece, proprio per questo, si trova da quasi tre anni rinchiuso in un carcere di massima sicurezza a Londra in attesa che si concluda il processo di estradizione intentatogli dagli Stati Uniti. Per aver fatto il proprio dovere di giornalista, Assange rischia infatti fino a 175 anni di carcere negli Usa: una vergogna per l'Occidente che pretende di esportare la democrazia e non esita a imbavagliare l'informazione scomoda.

Assange è colui che più di ogni altro ha gettato luce sulla guerra scatenata dagli Usa dopo l'attacco alle Torri Gemelle. Nel 2010, il fondatore di Wikileaks, insieme a un pool di giornalisti delle testate più importanti del mondo, rivelò gli abusi, le violazioni dei diritti umani e i crimini di guerra compiuti dagli americani in Iraq e in Afghanistan. E il prezzo che ha dovuto pagare per tutto questo è altissimo: gli Stati Uniti lo hanno bollato come "nemico pubblico", con capi di imputazione che insopportabilmente equiparano il giornalismo libero a un atto di spionaggio.

Wikileaks, progetto di giornalismo investigativo basato sui contributi verificati di "whistleblower", inizia la sua attività nel 2007. Assange garantisce alle sue fonti la massima protezione informatica e il sito pubblica informazioni riservate e documenti segreti che imbarazzano molti governi. Ad aver reso disponibili le notizie è un militare americano, Chelsea Manning che, con l'ex tecnico della Cia Edward Snowden, sono fra i più noti whistleblower del caso Wikileaks. Nell'aprile 2019 l'arresto a Londra le cui motivazioni risalgono a quando Assange, che nel giugno 2012 si era recato all'Ambasciata del Nicaragua per chiedere asilo politico, non fece ritorno al proprio domicilio perché indagato dalla magistratura svedese. Nei suoi confronti era stata aperta un'indagine per stupro; vicenda che infine è stata abbandonata per mancanza di prove.

Ora si teme per le sue condizioni di detenzione e di salute - l'inviato dell'Onu Nils Melzer non ha esitato a parlare di "tortura", "una folle persecuzione" - così come si teme che nell'udienza del 27 ottobre a Londra, Assange venga estradato. Dopo l'Appello degli Usa, l'Alta Corte ha messo in discussione la decisione della giudice che lo scorso gennaio aveva negato l'estradizione ritenendo inaccettabili i rischi a cui Assange andrebbe incontro, compreso quello per la sua stessa vita. "O Julian riacquista la libertà o muore", ha detto Stella Moris, compagna di Assange. "E se muore non è perché si è suicidato, ma perché lo hanno ucciso". Una battaglia per Assange e per la libertà di stampa, quella a cui siamo chiamati, contro ogni abuso di ogni potere.

Pagina 3 del numero 233 Uscito sul numero 233 (Ottobre 2021), a pagina 3. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero