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Archivio › Fuori Binario n. 233 · Ottobre 2021 › pagina 10

ARTE LIBERA

Quando Chet Baker suonava la tromba dietro le sbarre

Le disavventure toscane del grande jazzista americano. Era il 1960, per ascoltarlo si andava sotto la sua cella.

Corrado Marcetti · Fuori Binario n. 233, Ottobre 2021, pagina 10

Nell'estate del 1960 il trombettista americano Chet Baker, jazzista di fama mondiale dalla vita turbolenta e il sound inconfondibile, venne arrestato per possesso di sostanze stupefacenti. Era stato soccorso nel bagno di una stazione di servizio sulla strada per la Bussola di Focette, svenuto per un malore causato dal consumo di analgesici vietati in Italia. Come altri jazzisti statunitensi, arrivati in Italia durante le loro tournée europee, Chet era approdato a Lucca con la sua fama di musicista "maledetto" e capitava che si esercitasse seduto sul davanzale della sua camera d'albergo, affacciata sulla piazza del Teatro Comunale.

In quella fine luglio '60, quando Chet fu incriminato, le mobilitazioni dei ragazzi con le "magliette a strisce", in lotta a fianco dei padri in nome dei valori dell'antifascismo, avevano appena fatto cadere il governo Tambroni, monocolore democristiano sostenuto dai neofascisti del Msi. L'ondata di agitazioni aveva scosso il paese con violenti scontri a Genova e Roma e la strage provocata a Reggio Emilia dal fuoco delle armi della polizia che aveva determinato una fortissima reazione di indignazione. I cambiamenti verso cui sembrava aprirsi il paese non interessarono però le aule dei tribunali e le carceri.

Nel processo a Chet, il pubblico ministero del tribunale lucchese richiese una condanna a sette anni; la sentenza sancì una pena di sedici mesi. Dopo diverse istanze respinte, fu finalmente concesso a Chet di avere la sua tromba in carcere e di poterla suonare "due volte al giorno per cinque minuti". Durante la detenzione il jazzista riuscì a ottenere più tempo e comporre anche nuovi emozionanti brani. Quotidianamente una piccola folla di appassionati si riuniva sul tratto di mura cittadine di fronte al carcere di San Giorgio, per ascoltare le sue note. La sera di Natale del 1960 Henghel Gualdi, considerato il miglior clarinettista jazz italiano, accompagnato da altri musicisti, cercò di improvvisare un concerto sotto il carcere di Lucca per salutare l'amico ma venne interrotto dalle forze dell'ordine.

Quando un anno dopo Chet fu liberato ci fu un grande concerto in suo onore al Teatro del Giglio. Accadde il 15 dicembre del 1961 e tra gli organizzatori c'era Giovanni Tommaso, contrabbassista che negli anni '70 fu anima dei Perigeo. Fu il rientro di Chet nel mondo della musica. Non riuscì però a liberarsi dal consumo dell'eroina e fu ancora arrestato in Germania e poi in Inghilterra. Espulso, tornò negli Stati Uniti, dove gli spacciatori gli spaccarono i denti. Dizzy Gillespie gli dette i soldi per una dentiera e per rimettersi in sesto. Ricominciò a suonare, sempre più consumato dalle dipendenze, sempre più scavato e fragile. Fino a quella notte di maggio del 1988 in cui morì ad Amsterdam, precipitando dalla stanza di un albergo in circostanze mai chiarite.

A Lucca, tra gli anziani appassionati di jazz, resta il ricordo indelebile delle note struggenti della sua tromba durante il periodo della detenzione nel carcere di San Giorgio.

Pagina 10 del numero 233 Uscito sul numero 233 (Ottobre 2021), a pagina 10. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero