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STORIE DI MIGRAZIONE
La fortuna di Sanna
Dal Gambia a Firenze, via Libia. Oggi ha 22 anni, ha studiato e lavora. "Ma non parlate di assistenzialismo".
Valentina Baronti · Fuori Binario n. 233, Ottobre 2021, pagina 7
È sorridente, tranquillo, perfettamente a suo agio. Si chiama Sanna Fatty, ha 22 anni e lo incontro in un bel giardino di Campo di Marte, in una tiepida giornata di sole. Il suo racconto scorre liscio, come un fiume in estate. Solo una volta abbassa la voce e pianta gli occhi a terra, appare a disagio: "Sono fortunato perché ho sempre trovato le persone giuste. Sono partito dal Gambia a 16 anni e solo quando ne avevo 17 sono riuscito a partire dalla Libia. Per tutto quel tempo ho viaggiato con una persona più grande di me, è stata la mia guida. In Libia abbiamo lavorato e quando c'è stata l'occasione di partire, lui ha dato a me tutto quello che aveva, perché i soldi non bastavano per tutti e due. È rimasto là e mi ha salvato. Non ho saputo più niente di lui".
Sanna riesce a sbarcare sano e salvo a Lampedusa, da dove viene subito trasferito in un CAS di Tavarnelle Val di Pesa: "Anche qui ho incontrato le persone giuste. Mi sono trovato subito bene, sia con gli altri ospiti che con le operatrici. Mi sono sentito protetto". Inizia subito a studiare l'italiano, sia all'interno del CAS che in una scuola, però è ancora minorenne e a Tavarnelle non può restare. Viene spostato in un centro specializzato per minori, ma non si trova bene e appena compie 18 anni chiede di tornare a Tavarnelle, dove continua a studiare l'italiano e si iscrive alle scuole medie.
La mannaia del Decreto Salvini
Su questo suo difficile ma lineare percorso di crescita e indipendenza si abbatte il "Decreto Salvini": Sanna ha un permesso per motivi umanitari e quindi deve lasciare il CAS, senza ancora aver concluso la sua formazione, senza la possibilità di trovare autonomamente un lavoro e una casa. "Un giorno arriva la lettera della Prefettura che dice che devo lasciare il CAS entro 15 giorni – racconta – Le operatrici non sapevano come dirmelo. È stato un giorno molto triste per me e per loro, piangevamo tutti. Io in Italia non avevo nessuno, non avevo un altro posto in cui andare. Poi trovo un volantino per la presentazione di un corso di sartoria e siccome io in Gambia facevo l'apprendista per diventare sarto, ci vado".
E di nuovo la fortuna gira dalla sua parte. Alla presentazione del corso racconta della sua situazione a una volontaria di Refugees Welcome Italia, l'associazione che si occupa dell'accoglienza in famiglia nell'ambito della rete europea Refugees Welcome International, fondata a Berlino nel 2014 e attiva in 12 paesi. È stato così che la rete si è attivata ed è stata trovata una nuova casa per Sanna. A Firenze, nella zona di Novoli: "Era una cosa che non mi aspettavo proprio. Quando me l'hanno detto, mi sono emozionato".
La famiglia di Andrea e Michela
La casa è quella di Andrea Felatti e Michela Rossi. Hanno due bambini, Daniele di 6 anni e Giosuè di 3. Da sempre attivi nell'associazionismo cattolico, avevano pensato di avviare esperienze di comunità all'estero: "Avevamo voglia di fare qualcosa di più – raccontano –, poi è arrivato il 'decreto Salvini' e abbiamo pensato che queste persone con il permesso per motivi umanitari potessero aver bisogno di accoglienza. Abbiamo chiesto informazioni a Refugees Welcome e dopo poco ci hanno chiamato per dirci che c'era una persona. Non ci interessava chi fosse, non lo abbiamo neanche chiesto".
Andrea e Michela non hanno una stanza in più, però hanno un bel soggiorno con un divano letto, dove di solito si siedono la sera con i bambini. Quella, per sei mesi, è diventata la stanza di Sanna. "Prima lo abbiamo incontrato noi adulti – racconta Andrea –, poi lo abbiamo raccontato ai bambini e abbiamo fissato un altro appuntamento. Per noi l'incontro con i bambini era fondamentale. Quando Sanna è venuto a conoscerli ha cenato con noi, poi si è alzato per andare via e Daniele ha subito detto 'Come? Vai via? Non resti già oggi?!'".
Per Sanna si apre una nuova porta, la sua buona stella continua a seguirlo: "Incontrare i bambini la prima volta è stato bellissimo – racconta –, non lo posso spiegare ma è stata per tutti una grande gioia. Loro mi hanno abbracciato, anche il gatto è venuto subito a salutarmi ed è salito sulla mia spalla. Guarda, ho ancora la nostra prima foto insieme". E mi fa vedere sullo smartphone il selfie con il gattino: "È una famiglia stupenda, mi hanno accettato subito. Hanno aperto tutte le porte per me. Hanno un cuore grande".
A Firenze Sanna continua il suo corso da sarto e si iscrive nuovamente alle medie per prendere la licenza; Andrea e Michela lo seguono, lo aiutano quando serve, lasciando però che sia lui a decidere, dandogli gli strumenti per rendersi autonomo. "Per noi era chiaro che questa fosse una fase di passaggio – raccontano – e così dovrebbe essere per tutti i centri di accoglienza. Lo abbiamo sempre lasciato libero di gestirsi, perché non crediamo nell'assistenzialismo e non è certo con questo spirito che abbiamo deciso di aprirgli le porte di casa nostra. È stata un'accoglienza di condivisione. Lui ci ha dato tanto. Fosse anche solo per aver portato nella nostra casa un'altra religione. In questi sei mesi noi e i bambini abbiamo condiviso con lui il momento della preghiera, il Ramadan e lui ha condiviso con noi il Natale e la Pasqua. È stata una vita di famiglia, non solo con noi ma anche con i nostri genitori. Fa parte della nostra rete familiare".
Finalmente l'autonomia
Sanna oggi ha un permesso per motivi di lavoro. Ha lavorato in una pelletteria e fa il facchino in un albergo. Vive con un amico in un appartamento di Campo di Marte. A 22 anni, dopo sei anni dalla partenza da casa, è completamente autonomo e sta costruendo la sua vita di giovane ragazzo nella nostra città. "Andrea, Michela, Daniele e Giosuè mi hanno dato un'altra vita – conclude Sanna –. Quando è arrivata la lettera della Prefettura ho pensato che sarei finito in strada, ma sono stato salvato ancora una volta. Quello che mi hanno dato è qualcosa che è molto più importante dei soldi, mi hanno dato una possibilità". Una possibilità che Sanna ha saputo cogliere al volo, con la determinazione e la forza di chi a 22 anni ne ha già viste troppe.
Sì, è un ragazzo fortunato Sanna, ma in un paese democratico non dovrebbe esserci bisogno della fortuna di una buona stella, dovrebbe bastare l'art. 1 della Dichiarazione dei diritti dell'uomo del 1948: "Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza".
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Uscito sul numero 233 (Ottobre 2021), a pagina 7. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
