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IL RACCONTO
Il cane a sei zampe
Un giorno... da migrante
Fraska · Fuori Binario n. 233, Ottobre 2021, pagina 13
Quando ero ancora piccolo, nel mio paese, ero convinto che la bandiera nazionale fosse a sfondo giallo con un cane a sei zampe che spara lingue di fuoco dalla bocca.
Sì, la bandiera che voi chiamate ENI. All'epoca vivevo con mia nonna. Lei rideva. Rideva sempre, era una delle donne più allegre che conoscessi. Secondo alcuni se la rideva anche troppo. Ma era fatta così. Io l'adoravo per questo. È vero che a volte non capivo il motivo della sua ilarità, mi sembrava un po' matta e quando chiedevo spiegazioni lei mi diceva in tono quasi solenne: "Caro mio, non puoi ancora capire, sei troppo giovane". E anche lì rideva; a volte da fare rabbia, cazzo! Ma le volevo bene.
"Probabilmente hai sangue italiano anche tu", mi disse quando espressi i miei dubbi sulla bandiera che sventolava sopra i tetti delle nostre case. Mia nonna mi ha raccontato molto sugli italiani, tanto da farmi crescere la curiosità e il dubbio che fossimo tutti italiani anche da queste parti. E forse per questo e altri motivi, tra cui la povertà, la rabbia, tutta una serie di insicurezze, decisi di partire per il bel paese in cui vivo tutt'ora.
Con i miei dubbi nelle ossa, come l'umido del Mediterraneo, ho attraversato questa grande incognita. Chi sono? Da dove vengo? E ora… dove andrò? Domande retoriche? Sicuramente… forse ve le siete fatte a suo tempo anche voi…
Considero il mio viaggio dal ventre che mi ha partorito come non ancora finito, dal momento che sono ancora in piedi. Quando riposerò con i miei cari, allora forse, il mio viaggio si potrà dire concluso. Ma non ne sono sicuro del tutto.
Sbarcato nella terra del cane a sei zampe, che io vedevo come un continuum della mia patria, venni privato d'ogni cosa. Prima di tutto della dignità.
Forse nella terra del cane tutti vengono trattati come cani. E difatti come una bestia venni trattato, lavato e nutrito, spogliato e rivestito, bastonato, deriso, messo alla prova contro i miei simili. Mi hanno parlato di razze, ma di che razza sono io?
Di sicuro un bastardo, ormai l'avevo capito, ma più grosso di altri. Perciò mi feci spazio e in seguito fuggii da quel canile che i miei guardiani chiamavano CPT.
Ritrovata la libertà ho potuto concentrarmi sul vero motivo per cui ero arrivato fin qua.
Ho visto la mia patria spolpata dai gasdotti europei e ho cercato di comprenderne il motivo. Non ho trovato una risposta decente, almeno per me, e non ho trovato soluzioni da nessuno quando ho chiesto: perché anche qua tanta povertà se avete tutte le ricchezze della Terra? Quando ho espresso dubbi sulla politica italiana mi è stato spiegato (con una strana occhiata) che qui la politica è come la televisione. Viene profusa ed usata per distrarre la gente col divo di turno dalle cose importanti. Infine studiando ho imparato tutto sulle corporazioni, le multinazionali, i fondi monetari, lobby del potere economico, etc. Ho studiato e imparato. Questo mi dà saggezza, ma non ricchezza. Molti italiani mi credono un pezzente ignorante. Le espressioni più leggere sono: "Torna al tuo paese!", "Cosa vieni a fare?". Io provo a parlargli del cane a sei zampe con la lingua di fuoco che ha devastato tanta bella terra. Un altro bel paese in cui avrei avuto piacere di crescere. Provo a spiegare i conflitti, lo sfruttamento, la povertà, l'aria quasi irrespirabile e le acque inquinate del mio paese. In pochi capiscono. La maggioranza della gente non conosce neanche uno dei problemi cui li metto di fronte. Né ha idea di come facciano a scaldarsi l'inverno o da dove venga la benzina con la quale viaggiano. Così io vado avanti, anche se per vivere devo lavare bagni puzzolenti e occupare case sfitte con l'ansia di non sapere mai se il giorno dopo avrò ancora il lavoro, né se mi sveglierò durante uno sgombero, se i miei libri verranno calpestati o sarò buttato fuori con la consapevolezza di non poter usare il mio letto la sera seguente.
Parlo con la gente e chi mi ascolta fa domande. Qualcuno si interessa al problema, altri mi zittiscono. Non me ne curo, focalizzo l'attenzione sulla verità nei domini del cane a sei zampe.
E spero che un giorno quella bandiera verrà ammainata, come quella dei regni che crollano, per una più bella e gioiosa. Quella dell'umanità tutta che rappresenta una Terra che viene rispettata.
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Uscito sul numero 233 (Ottobre 2021), a pagina 13. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
