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FUORI BINARIO CON I LAVORATORI GKN
«La nostra è una lotta per il lavoro di tutti»
Abbiamo fatto un turno al presidio occupato. La passione per il proprio destino e la cura della fabbrica sono al centro della grande consapevolezza che anima la resistenza operaia, che sarà accompagnata da una grande comunità solidale.
Valentina Baronti e Camilla Lattanzi · Fuori Binario n. 233, Ottobre 2021, pagina 8
Il sole del pomeriggio è ancora alto e il turno non prevede grandi colpi di scena: il tempo trascorre, alla postazione di presidio "cinema", quella incuneata tra l'autostrada A11 e il cinema Uci, tra chiacchiere e un po' di enigmistica. Un operaio arriva dal viale deserto e si ferma accanto a una fila di silos. Poi si avvicina al nostro gazebo: "se viene qualcuno, quella valvola l'ho aperta io, ditegli di lasciarla stare, ci penso io a richiuderla". La valvola è quella dell'impianto di depurazione delle acque reflue, che gli operai continuano a mantenere in efficienza. "Volevano mandare una ditta esterna – ci raccontano – ma questo impianto va conosciuto, basta il minimo errore e tutto finisce nel Bisenzio. Un danno immenso".
L'occupazione GKN è soprattutto questo: la lotta e la cura. Si percepisce subito quando si varca il cancello e ci si trova in una realtà ben mantenuta, con il pratino tagliato, la raccolta differenziata a ogni angolo, l'acqua gratuita per tutti, i bagni pulitissimi. È come se tutto fosse pronto per ricominciare a lavorare, anche se il posto non sarà mai più lo stesso, perché dal 9 luglio, questo luogo è diventato anche un contenitore sociale e di idee, un punto di riferimento e una speranza per molte vertenze.
Il nostro turno di picchetto è stato domenica 19 settembre, subito dopo la manifestazione dei 40mila, subito prima della sentenza del Tribunale di Firenze. Tutti appaiono tranquilli, scherzano, ragionano, prendono la radiolina per chiedere quando arriva "i' berva", una specie di cantastorie, anche lui in GKN da 20 anni, che gira in bicicletta fra le postazioni del presidio per tenere alto il morale. Appena varcato il cancello, Roberto Spera della RSU ci ha accolte e si è seduto con noi al tavolo del "BarCollo (ma non mollo)". Ha 44 anni ed è in GKN da 20. Diplomato al liceo scientifico, ha la visione lucida di chi gli effetti del liberismo non se li è lasciati scivolare addosso, ma ha deciso di affrontarli: "la nostra non è la lotta per questa fabbrica, è la lotta per il lavoro di tutti, per i diritti che arretrano da almeno 30 anni. Dobbiamo approfittare di questa visibilità e portare la questione a livello nazionale. Deve intervenire il governo". Anche un governo liberista come questo? "Un governo liberista le multinazionali dovrebbe farle entrare, non farle andare via". Risponde diretto e deciso Roberto, che si è formato in fabbrica, in quella saletta del collettivo che si trova in produzione, al centro dell'officina, dove i lavoratori si sono trovati per anni a maturare la loro consapevolezza, nelle riunioni di un'ora a fine turno.
Così è stato anche per Felice, che è arrivato a Firenze da Roccella Jonica nel 2000 e dopo un mese era già al lavoro in questo stabilimento di Campi. Da un anno fa parte della RSU: "non vogliamo la cassa integrazione, in Italia non possiamo andare avanti ad ammortizzatori sociali. Qui il lavoro c'è e non è giusto portare via risorse pubbliche che possono servire ad altri, a chi davvero deve chiudere per mancanza di lavoro, a chi per il Covid è andato sul lastrico e ha perso tutto". Qui non ci si guarda l'ombelico e la cura, attenta, non riguarda solo la "tua" fabbrica, ma la società intera.
Lo slancio dei lavoratori GKN ha convinto e contagiato tutti. La comunità vuole sentirsi parte di questa lotta giusta e li ricambia in mille modi: c'è chi porta la pizza il sabato sera, chi fornisce brandine e gazebo, la protezione civile ha portato i fari per illuminare i presidi più bui. Si sente l'abbraccio di una comunità intera, con il Comune di Campi Bisenzio sempre presente, l'unica istituzione che qui tutti sentono vicina. E poi c'è il gruppo dei "solidali", quasi 200 persone arrivate dalla società civile, che su whatsapp condividono le preoccupazioni dei lavoratori e si danno appuntamento per i turni al picchetto. Silvia è una di loro: "il fatto che si perdano 500 posti di lavoro lo sento come un dramma per…"
(la citazione si interrompe qui: il testo risulta troncato nell'estrazione del PDF)
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Uscito sul numero 233 (Ottobre 2021), a pagina 8. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
