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Fuori Binario n. 270

Febbraio 2025 · 18 articoli · ISSN 2784-9384

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Prove di regimeCristiano Lucchi · Resistenze - Prima pagina

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Rubrica: RESISTENZE | Autore: Cristiano Lucchi

"Se la libertà significa davvero qualcosa, allora significa il diritto di dire alla gente quello che non vuole sentire". George Orwell

Puntuale come un treno del Ventennio, ecco come il Governo, lo stesso che non riesce a definirsi antifascista, smonta un altro pezzo dello Stato di diritto. Nel nuovo Decreto sicurezza in approvazione, il famigerato 1660, si obbligano le pubbliche amministrazioni, le società pubbliche, le università, a collaborare con i servizi segreti fornendo loro tutte le informazioni sugli orientamenti politici di impiegati, studenti e docenti, in nome della tutela della sicurezza nazionale e in deroga alle normative in materia di riservatezza. Gli enti pubblici saranno così resi complici di un controllo sociale su opinioni politiche, affiliazioni sindacali, partecipazione ad associazioni o movimenti, in barba all'art. 18 della Costituzione "I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione" e all'art. 12 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani che afferma che "Nessun individuo potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata" e che quindi va tutelato "contro tali interferenze".

Ancora una volta in nome della sicurezza si cerca di trasformare il nostro paese in un regime di delatori. "Se vuoi mantenere un segreto, devi nasconderlo anche a te stesso", scriveva George Orwell. Ecco, allenatevi a farlo se non volete finire in questura per le vostre opinioni.

Ma l'attacco alla democrazia non si ferma qui. Nello stesso Decreto si potenziano le attività sotto copertura dei servizi, consentendo loro non solo di partecipare alle organizzazioni terroristico-eversive ma anche di guidarle nelle loro azioni. È come se si legalizzasse una strage come quella di Bologna in cui la collaborazione tra servizi e fascisti uccise 85 persone.

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Libera di amareLaura Bardelli · Ritratti - Controvento

!Ritratti

Rubrica: CONTROVENTO | Autore: Laura Bardelli

Diventa un film la storia della prima donna italiana a dichiararsi lesbica. Licenziata, rimase senza dimora e visse sui treni.

L'8 marzo 1972 Mariasilvia Spolato, insegnante di matematica, attivista del movimento "Fuori!" (Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano) e del collettivo femminista Pompeo Magno, sfila a Campo de' fiori rivendicando, con un cartello che verrà immortalato da "Panorama" a corredo di un'intervista a Simone de Beauvoir, la sua omosessualità: è la prima donna italiana a dichiararsi pubblicamente lesbica. Quello scatto, e la coraggiosa battaglia contro quella che Mariasilvia definiva la "doppia oppressione" (come donna e come omosessuale) le costeranno cari: sarà allontanata dall'insegnamento "per indegnità", dopo essere stata già in precedenza "demansionata", ovvero trasferita d'ufficio dall'istituto tecnico di Frascati in cui prestava servizio ad una scuola media di Roma. Per un paio di anni resta nella capitale, grazie alla rete delle compagne ma poi, senza soldi né casa, allontanatasi anche dalla famiglia (era nata nel 1935 a Padova), scivola velocemente ai margini della società e comincia una vita raminga sui treni (acquista biglietti di andata e ritorno sulla tratta Roma-Bolzano, lungo la quale di fatto vive), in compagnia di due grandi borse, dei giornali raccattati da terra, delle sigarette e delle sue voci interiori. E dei libri, da cui non si separa mai: ne ha pure scritto uno, un manuale di insiemistica a uso scolastico ("Gli insiemi e la matematica: con 120 esercizi" Bologna, Zanichelli, 1970); e a seguire un altro, con prefazione di Dacia Maraini, su "I movimenti omosessuali di liberazione" (Roma, La nuova Sinistra, 1972).

Poi, di lei si perdono le tracce: la ritroviamo sul finire degli anni Ottanta a Bolzano, terra che le è cara per ragioni familiari, dove le testimonianze la ricordano intabarrata nella sua giacca a vento rossa e blu, il cappello ben calcato sulla testa, sempre intenta a leggere o a scrivere, spesso nei pressi della Biblioteca civica, dove si ripara quando il freddo morde troppo forte. Infine, le precarie condizioni di salute la inducono a porre fine ad un trentennio di vita senza dimora e ad accogliere l'aiuto dei servizi sociali, che le offrono un posto prima presso "Casa Margaret" (rifugio per donne senza tetto della diocesi di Bolzano), e dal 2008 presso la casa di riposo "Villa Armonia". Mariasilvia accetta ad una sola condizione: restare libera di girare a suo piacimento durante il giorno e solo alla sera rientrare in struttura; qui, molto lentamente, comincerà a riacquistare fiducia nella comunità e a raccontarsi.

Circa un anno dopo la morte, avvenuta il 31 ottobre 2018, la sua vicenda è ricostruita da un articolo uscito il 9 novembre 2019 sul quotidiano "Alto Adige".

Questa storia di impegno, emarginazione e ritrovata solidarietà è adesso diventata un film ("Io non sono nessuno", scritto e diretto da Geraldine Ottier, per Thyche Production), presentato in anteprima al Florence Queer Festival nel novembre scorso: nelle sale uscirà in occasione della Festa della donna, il prossimo 8 marzo. Abbiamo incontrato la regista, cui va il merito di aver contribuito, con la sua ricostruzione attenta e a tratti poetica (che si avvale della bella colonna sonora dei "Rumorerosa"), a dare visibilità a una storia "di giudizio e pregiudizio – ci dice – che pare quasi inventata" per il corto circuito di discriminazione e ingiustizia di cui è portatrice e per la potenza simbolica dei suoi passaggi: sul filo rosso della fotografia, di cui Mariasilvia era appassionata, e sulla grande metafora del treno come viaggio nella vita (forse il rumore del treno, spiega ancora Geraldine, era "l'unica cosa che riuscisse a sovrastare e attutire il suono delle voci nella sua testa"), è infatti costruita l'intera narrazione, che si distende con un ritmo affabulatorio e costante per tutte le due ore e mezzo di durata della pellicola. Ma soprattutto colpisce, sottolinea infine, "l'estrema dignità di una donna che non ha mai ceduto alla tentazione della rabbia, della lamentela o del protagonismo" né, aggiungiamo, si è piegata ai venti che spazzano questa nostra epoca di narcisismo collettivo.

L'Università di Padova, che nel 1678 è stato il primo ateneo al mondo a laureare una donna (Elena Lucrezia Cornaro Piscopia), dedica ogni anno una giornata di studi alla ricostruzione della biografia di Mariasilvia Spolato, cui mancano ancora tante tessere: poco si sa, per esempio, della sua attività poetica, né è possibile ricostruire, se non a grandi linee, le tappe del suo lungo vagabondare sui treni. Il gruppo di studi riunito intorno al professor Giovanni Focardi garantisce in tal modo alle ricerche in corso il necessario rigore storico e storiografico e si pone l'obiettivo di collocare questa complessa figura di donna nel più vasto contesto dell'attivismo italiano e internazionale, contribuendo a dare spessore ad una vicenda letteralmente "extra-ordinaria".

Per chi volesse approfondire, segnaliamo i seguenti contributi: Sara Poma, "Prima", un podcast del 2021; Focardi Giovanni, Da Lio, Nicolò, Mansi Adriano, "Essere esseri umani. Il coraggio di Mariasilvia Spolato", 2021; Donata Mljac Milazzi, "Da un pugno di polvere, la biografia della prima donna che ha compiuto coming out in Italia. 1935 - 2018", Rossini Editore, 2024.

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L'acqua pubblica non è un pranzo di galaValentina Baronti · Beni comuni

!Beni comuni

Autore: Valentina Baronti

Undici sindaci contro la multiutility: "Non si possono fare profitti sulla pelle delle nostre comunità. Per l'acqua la gestione in house è più conveniente, oltre che democratica". Intanto la quotazione in borsa viene sospesa.

Coordinamento No Multiutility

Oltre venti associazioni in tutto il territorio toscano portano avanti da tempo una campagna contro la multiutility toscana, con momenti di approfondimento con la cittadinanza e azioni di protesta. Nel novembre 2023 i Comuni a guida Pd, con la regia dei Sindaci di Empoli, Firenze e Prato, ossia i soci con le quote maggiori, sottopongono a votazione quasi simultanea in decine di consigli comunali la decisione di dare vita alla società multiservizi. Fin da subito, movimenti ambientali e comitati locali, in particolare a Prato e Pistoia, hanno sollecitato referendum civici, per far esprimere la cittadinanza sulla questione della finanziarizzazione di servizi pubblici e beni comuni, contrariamente alle promesse elettorali delle loro amministrazioni. A questo si affiancano le azioni dei Sindaci contrari alla privatizzazione dei servizi pubblici, che hanno votato contro nelle assemblee di ambito e portato il caso alla Corte dei Conti, confermando l'illegittimità della cessione delle reti idriche ai privati, oltre al fatto che i Comuni non avrebbero il controllo dei servizi pubblici che erogano. L'operazione multiutility avrà grosse ripercussioni sulle vite dei cittadini coinvolti, peraltro già evidenti con l'inarrestabile rincaro delle tariffe negli anni a fronte di scarsi investimenti, per dirottare molte risorse su dividendi crescenti ai soci. Solo grazie al movimento dal basso è stato possibile portare all'attenzione dell'opinione pubblica questo ennesimo gioco di scatole cinesi, deciso sulle nostre teste.

A colpi di sentenza

Tutta l'operazione multiutility risulta anomala. La Corte dei Conti esprime due pareri negativi: prima, su istanza di Vinci, perché "l'operazione darebbe vita a una società con costi certi ed un appesantimento della procedura decisionale" e poi, su istanza di Loro Ciuffenna, perché l'operazione potrebbe violare l'inalienabilità dei beni demaniali. Nel 2024 il Tar nega l'accesso agli atti al consigliere comunale Dmitrij Palagi, in quanto il Comune di Firenze, socio di maggioranza, non detiene una partecipazione tale da configurare una "influenza dominante", stabilendo così la totale mancanza di controllo pubblico sulla neonata società.

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L'intervista al Sindaco Carovani

Quanti di noi si trovano in difficoltà con le fatture dei servizi pubblici? Quanto reddito viene mangiato ogni mese da spese di cui non possiamo fare a meno: acqua, rifiuti, energia? Quanti sono alle prese con inefficienze che questi anni di gestione mista pubblico-privata non hanno risolto, ma piuttosto aggravato? Le conseguenze della progressiva privatizzazione dei beni comuni sono sotto gli occhi di tutti e con la multiutility la situazione non può che peggiorare. Per un motivo molto semplice: si delega ogni decisione ai Consigli di amministrazione in cui siedono i privati, che hanno lo scopo del lucro. Con le elezioni dello scorso anno sono cambiate il 70% delle amministrazioni comunali e si è aperta la possibilità di rivedere la decisione di andare verso la multiutility. Un gruppo di undici sindaci, il cui capofila è Sesto Fiorentino, battezzati come "ribelli", ha presentato un documento il 23 ottobre scorso, che non è stato votato dall'assemblea di ambito. Tra questi c'è Giuseppe Carovani, sindaco di Calenzano.

Sindaco Carovani, quali sono le vostre richieste? Chiediamo che l'acqua sia pubblica e che venga quindi gestita in house dai Comuni, senza quotazione in borsa e senza soci privati. Cosa che peraltro avviene in altre zone della Toscana e in altri Comuni d'Italia, soprattutto al nord, anche di colore politico diverso dal nostro. Sono esempi virtuosi, hanno tariffe più basse di quelle di Publiacqua, dove negli ultimi anni, su un investimento totale di un miliardo e 200 milioni di euro, il privato ne ha messi 60 milioni e si è portato a casa 200 milioni di utili. Se la gestione fosse stata tutta pubblica quei 200 milioni sarebbero serviti agli investimenti o a ridurre la tariffa per i cittadini.

In sostanza, state dicendo che, se non è andata bene finora perché dovrebbe migliorare con il nuovo bando sul socio privato? Proprio così. Non si capisce perché si debba uscire da un chiodo per infilarsi in un altro per altri trent'anni. Non è come individuare un soggetto che deve farti i lavori di investimento. Se non assolve il contratto, potrai avere dei contenziosi, ma lo risolvi. No. Qui hai un socio per trent'anni che, se incappi male e vuoi mandarlo via, devi pagare penali mostruose. Le gestioni in house invece funzionano e non si capisce perché dovremmo metterci nelle mani di un privato, senza nessuna garanzia.

E gli investimenti, chi li farebbe? Si possono fare accedendo al credito bancario, per esempio. Siamo in un regime di monopolio. Se non finanziano questo le banche cosa devono finanziare? Ma possiamo trovare anche altre forme, obbligazioni popolari per esempio, senza dover cedere la proprietà di un servizio pubblico al privato e mantenendo in mano pubblica la gestione del servizio. Questa è la strada maestra, le altre sono scorciatoie che non si sa bene a quale fine sono state create.

Il vostro documento non è stato approvato, mentre è passato quello di Firenze, Prato ed Empoli. Sì. È stata messa in pausa la scelta di quotare in borsa il nuovo soggetto industriale e ci si è impegnati a cercare altre fonti di finanziamento e verificare quindi quello che dicono i comuni "dissidenti". Ma l'utilizzo del tempo può essere il solito giochino. Noi abbiamo votato contro, perché la quotazione in borsa non è stata del tutto accantonata, quindi rimane un elemento di ambiguità.

Il nodo principale è l'acqua. La priorità è quella dell'acqua, perché un referendum del 2011 ha sancito che per i cittadini l'acqua deve essere pubblica e non deve esserci nessun riconoscimento di dividendi per il capitale investito. La stessa assemblea dell'autorità idrica nel 2018 ha votato all'unanimità per l'acqua pubblica, perché poi nel 2023 si è cambiato idea? Per l'energia il discorso è diverso perché siamo in regime di mercato. Per i rifiuti non ci sono garanzie e c'è un problema di democrazia. Già adesso il Comune non ha di fatto possibilità di determinare le tariffe, perché i piani finanziari vengono approvati dall'autorità di ambito e il Comune non ha margini. Solo a Calenzano in tre anni la TARI è aumentata del 70%.

L'acqua pubblica è possibile? I rapporti di forza sono a nostro sfavore, siamo 11 sindaci, contro l'83% dell'assemblea che ha approvato il documento di Firenze, Prato ed Empoli. Ma intanto la quotazione in borsa è stata sospesa e per la gara c'è ancora tempo. Abbiamo margini per riaprire il dibattito nelle nostre comunità.

A 14 anni dall'inequivocabile scelta referendaria dei cittadini italiani - 26 milioni di Sì, il 95,8% dei voti - i beni comuni sono ancora sotto attacco.

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4Società2 articoli
Fiori d'asfalto - Le tre fiere / FratelloLaura Bardelli · Fiori d'asfalto

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Rubrica: FIORI D'ASFALTO | A cura di: Laura Bardelli

Esercizi di sguardo poetico dalle periferie

Le tre fiere

«Ed una lupa, che di tutte brame sembiava carca nella sua magrezza, e molte genti fe' già viver grame, questa mi porse tanto di gravezza con la paura ch'uscia di sua vista, ch'io perdei la speranza de l'altezza»

(Inferno, I, vv. 49-51)

Non lo faccio mai, intendo di dare spazio ai fatti miei in questa rubrica, ma questa volta farò un'eccezione perché non sono solo miei, hanno a che fare con la poesia periferica e mi paiono a loro modo esemplari. Dunque, i miei studenti stavano per l'appunto studiando (si fa per dire) il primo canto e si scervellavano sul significato allegorico delle tre fiere, quando chiedo loro, a bruciapelo: «E se queste tre belve apparissero oggi, cosa sarebbero?».

Snocciolano al volo: «Individualismo. Pigrizia. Insoddisfazione». Resto di stucco e faccio loro osservare che hanno fatto riferimento a ostacoli interiori, non a malanni esterni quali l'inquinamento o l'ingiustizia sociale o la guerra. «Certo prof - replica quello che vanta a malapena una sufficienza in pagella – se non ci fosse l'individualismo tutto il resto non ci sarebbe proprio».

Ecco. Volevo arrivare lì ma loro già c'erano. Se avevo dubbi (e ne ho sempre avuti di macroscopici) sulla miopia dei voti o in genere su quel malato terminale che è il sistema scolastico italiano, ora non ne ho più: è tragicamente sbagliato e loro ne sanno da sempre quanto o più di noi. Solo che non li facciamo parlare e continuiamo a trattarli come imbuti, bambini cattivi o ingranaggi produttivi, invece che praticare l'antica arte della maieutica. E dell'ascolto.

P.S. Piccolo ripasso di letteratura: delle tre fiere che si presentano a Dante sul principio del suo viaggio, la lupa è la più spaventosa. Secondo la tradizione rappresenta la cupidigia, il desiderio sfrenato di beni materiali, la brama di possesso.

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Fratello

Un altro anno di strada sarà chissà cosa accadrà più in là. Forti bisogna restare per poter reclamare diritti pace dignità. E libertà. Nonostante cause e problemi della vita, alla sera la giornata è finita. Nel tuo freddo angusto rifugio riposi. Pensi all'avventura del giorno quando in pace e dignità sopravvivere osi.

Roberto Pelozzi

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Un carcere senza futuroVincenzo Russo · Società

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Autore: Vincenzo Russo

Il 2025 si apre con l'ennesimo suicidio a Sollicciano. Non si può recuperare un contesto così devastato.

È appena iniziato l'anno nuovo e a Sollicciano si conta l'ennesimo suicidio. Non solo è il primo dopo appena due giorni dall'inizio del 2025, ma anche il decimo in quasi tre anni. Una vera strage, una strage di innocenti, che sono tali non per non aver commesso un errore, ma per il loro subire il torto ed il dolore di una condizione di estrema povertà e abbandono.

Tutto questo è inaccettabile e non può continuare ad avvenire in mezzo al silenzio dell'indifferenza.

Mai la privazione della libertà può trasformarsi in circostanza di privazione della vita! Eppure questo è ciò che accade a Sollicciano, dove l'esito della morte, in mezzo ad una disperata condizione, appare l'unica via di uscita da un tunnel senza fine di povertà e di soppressione di ogni più essenziale dignità umana.

Dentro quelle mura, non solo si è assolutamente lontani dalla giustizia ma anche dalla verità, che nella negazione di ciò che più è umano riceve la sua maggiore offesa.

A farne le spese, gli invisibili, quelli che a tutti gli effetti sono trattati da figli di un "dio minore", ai quali è tolto quasi tutto, compresa la giusta applicazione del diritto. A realizzare ciò è lo Stato stesso che, ammantato di rigore e infallibilità all'esterno, dentro il carcere contraddice la sua natura e finalità, realizzando ciò che gli è contrario.

Quando qualche voce si leva per dire basta a questa strage che si sta consumando a Sollicciano, subito viene ridotta al silenzio. Così è stato per il cappellano, che più volte ha manifestato ciò che stava e sta tuttora accadendo in quell'Istituto, fino a che non è stato allontanato. Altre voci, invece, sono state diffuse e caldeggiate, quelle proclamanti gli ambiziosi progetti realizzati all'interno.

Ricordo l'annuncio della realizzazione degli Uffizi diffusi a Sollicciano, così come il racconto di percorsi di lavoro e formazione professionale avviati con la collaborazione di soggetti esterni. Ebbene, di tutti questi proclami non vedo frutti significativi oggi in carcere. Che fine hanno fatto tali progetti, cosa hanno portato, quale esito hanno avuto i fondi appositamente impiegati? Tutto ciò, sebbene abbia ricevuto un notevole risalto mediatico, non ha restituito altro se non persone abbandonate.

Mentre si distraeva l'attenzione con roboanti notizie, di fatto, dall'altra parte si lasciava ad una quotidianità di rovina ogni progetto realmente importante per le persone detenute. La luce accesa da questi annunci illuminava sepolcri imbiancati, vendendo come vita ciò che era morte.

Che ragioni vi sono ancora per tenere aperto un carcere che non serve a nulla, che è solo una tomba per i vivi, che costa e non restituisce altro se non persone peggiori di quello che erano prima, quando non cadaveri?

La strage non può continuare, la disperazione non può essere l'esito di un percorso che, invece, la nostra Costituzione vuole sia destinato al recupero e al pieno ritorno alla vita. Davanti a questi morti ci sono responsabili, con nomi e cognomi. Non si tratta di eventi accidentali ma del frutto di inadempienze o di errati interventi rispetto ai quali coloro che ne sono causa, ad ogni livello, devono essere chiamati a rispondere. Ciò che accade a Sollicciano non è inevitabile ma conseguenza di un sistema che non funziona e che va urgentemente messo in discussione.

Adesso, di fronte alla notizia del nuovo suicidio, si sente invocare da qualcuno la proposta di iniziative di prevenzione rispetto a simili eventi. Si dimentica però, che nel carcere fiorentino nessuna prevenzione può trovare efficace attuazione. Ad essere irrecuperabile e devastato è tutto il contesto in sé; non si può costruire nulla in un contesto così altamente distruttivo che continua a seppellire una dietro l'altra vite umane, mentre è esso stesso che deve essere seppellito.

Nelle stanze e nei comodi salotti della politica, si ragiona di possibili interventi parziali, di una ristrutturazione a pezzi del complesso. Mentre ciò è assolutamente inutile ed insufficiente ad affrontare il problema, si continua a morire e gli unici pezzi reali sono quelli sanguinanti delle vite frantumate di coloro che sono lì reclusi.

Non c'è futuro per Sollicciano, nessuno. Se si vuole, incoscientemente, continuare a tenerlo in vita ad ogni costo, sarà il futuro delle persone detenute ad avere qui la sua tomba.

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Brevi - Una Rete contro la legge-manganello / Quando occupare salva la vitaVari (Valentina Baronti) · Attualità

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Una Rete contro la "legge-manganello"

Il governo italiano ha avviato una nuova offensiva contro i diritti fondamentali di manifestare, scioperare e lottare. Con il disegno di legge 1660, noto come legge-manganello o anti-Gandhi, l'esecutivo mira a criminalizzare ogni forma di dissenso e protesta, ampliando il controllo sociale e la repressione. Il progetto di legge, discusso dal 10 settembre 2024, introduce nuove aggravanti di pena, colpendo chi partecipa a manifestazioni contro la guerra, contro la speculazione edilizia, le grandi opere e la catastrofe ecologica. La legge prevede pene severissime per chi blocca strade o ferrovie, occupa case sfitte, o si oppone alle ingiustizie sociali. Si mira così a garantire l'economia di guerra e reprimere ogni forma di resistenza popolare. Lo scorso gennaio a Rete Liberi/e di Lottare, costituitasi per contrastare la legge liberticida, si è riunita a Firenze presso il Centro Popolare Autogestito con l'obiettivo di costruire un'alleanza tra sindacati, movimenti sociali ed ecologisti, attivisti e cittadini, per fermare la legge prima che venga approvata e di resistere qualora entri in vigore.

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Quando occupare salva la vita

Autore: Valentina Baronti

Pene ridotte per il collettivo Robin Hood a Milano. Assoluzione per gli attivisti No Borders in Val di Susa.

Occupare case sfitte o edifici abbandonati è legittimo, perché risponde dal basso alla grave crisi degli alloggi e, in alcuni casi, salva vite. I movimenti di lotta per la casa lo sanno da tempo, ma ora a ribadirlo sono anche due importanti sentenze della Corte d'appello. La prima è del novembre scorso, nei confronti degli attivisti di No Borders per l'occupazione di una ex casa cantoniera a Oulx, in Val di Susa, trasformata in un rifugio per i migranti che tentano di passare la frontiera. Sono stati assolti sulla base dell'articolo 54 del codice penale, in base al quale non è punibile chi commette un fatto perché "costretto dalla necessità di salvare sé o altri da un pericolo di un danno grave alla persona". Quindi non sono punibili perché hanno salvato vite. L'altra sentenza risale al dicembre scorso, nei confronti del comitato "Robin Hood" di Milano che dal 2014 sostiene le occupazioni delle case popolari sfitte nel quartiere del Giambellino. Per loro è caduta l'accusa di associazione a delinquere e le pene sono state radicalmente ridimensionate. Mentre negli altri gradi di giudizio erano stati condannati da un anno e tre mesi fino a cinque anni e sette mesi, ora le pene sono da nove mesi a un anno e sono state riconvertite in lavori socialmente utili.

Due sentenze che costituiscono un precedente importante. Nel caso di Milano, la Corte ha stabilito che non c'è reato di associazione a delinquere, perché "il fatto non sussiste", confermando così la finalità sociale e politica dell'azione, perché lo scopo non è il guadagno o lo sfruttamento, bensì la solidarietà e il mutuo appoggio. Ancora più significativo il precedente della Val di Susa, dove sono stati assolti.

Il tema dell'abitare è particolarmente caldo nelle città italiane, soprattutto in quelle turistiche. In Italia ci sono 100mila case popolari sfitte e i centri di accoglienza per i migranti non sono sufficienti, soprattutto nelle zone di frontiera. Esperienze come queste sono la risposta dal basso a una crisi di cui la politica e le istituzioni non si occupano. Al Giambellino, grazie all'azione del comitato "Robin Hood" non si è solo dato un tetto a chi non ce l'aveva, ma si sono organizzati doposcuola, corsi di calcio, mensa e anche un ambulatorio popolare. Insomma, si sono dati tutti quei servizi da cui gli ultimi sono esclusi e si è creata quella comunità mutualistica, che rivendica spazi sociali e se li prende.

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La geometria dell'esclusioneFrancesco Martinelli · Attualità

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Autore: Francesco Martinelli

Firenze allarga la "zona rossa" in nome della sicurezza. I "soggetti pericolosi" saranno esiliati in periferia.

Per chi come me vive una vita in comune ed in comunione con gli ultimi di un segmento cittadino che va da A a B, ma a cui le istituzioni non danno importanza. Per noi che siamo la gente di strada, noi che siamo nelle vie, nelle piazze di questa città tutti i giorni, ma siamo ancora invisibili e spesso senza residenza. Invisibili fino a quando?

Sembra che il ministro Piantedosi e la sindaca Funaro siano d'accordo nel privilegiare il bene dei cittadini e la sicurezza. Il 30 di settembre si erano riuniti a Firenze insieme al Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, convocato dalla prefetta Ferrandino. Avevano disposto, tra le altre cose, il divieto di stazionamento nel parco delle Cascine, della Fortezza da Basso, della stazione centrale di Santa Maria Novella e zone limitrofe per tutti coloro "che si rendano responsabili di condotte aggressive, determinando un concreto pericolo per la sicurezza pubblica".

Dal sito del Ministero dell'Interno, apprendiamo che il Viminale, nella persona del ministro Piantedosi, ha poi inviato una direttiva ai prefetti per individuare "aree urbane dove vietare la presenza di soggetti pericolosi con precedenti penali, e quindi disporne l'allontanamento". Questo per "garantire la piena fruibilità degli spazi pubblici da parte dei cittadini". Mi viene da dire cittadini di serie A (quei pochi punti iniziali che formano il segmento cittadino) perché noialtri (la moltitudine dei punti che tendono oltre, verso il punto B) non parteciperemo a questo giubileo.

A proposito, mi viene in mente la prima volta che ho sentito parlare di "zona rossa": era proprio il Giubileo del 2000, poi c'è stato il G8 a Genova con il Social Forum nel 2001. I risultati li conosciamo tutti. Per esperienza personale quando sento dire che una zona è rossa (con il beneplacito dei rivoluzionari bolscevichi) vuole dire che ci devo stare lontano. Tuttavia può capitare, come ora a Firenze, che un punto B venga fermato alla stazione e sottoposto ad un controllo dei documenti e magari ad una perquisizione, tanto per non farci mancare niente. Eppure non c'è un Giubileo, né un G8 o chissà cos'altro in questa città, e queste misure "al fine di accrescere gli standard di prevenzione e repressione" fanno strano.

Ho avuto modo di leggere un ordine di allontanamento della questura: è talmente generico che comprende molteplici reati raggruppati insieme, col risultato di vietare "lo stazionamento" in tre principali zone – che sono appunto la Stazione, le Cascine e la Fortezza, con tutto ciò che gli sta intorno. Si definisce, di conseguenza, zona rossa tutta l'area che va da via Strozzi fino ed oltre piazza Paolo Uccello, creando un perimetro immenso che per un senza dimora vuol dire essere esiliato in periferia. Puoi esserti fatto una canna come trasportare armi e finisci lì, nel solito fogliolino, al solito punto, nella solita parentesi. Il ministro batte più volte sul fatto che tutto ciò arginerà le piazze di spaccio. A me pare invece che si stiano progettando dei ghetti.

Dall'inizio di quest'anno abbiamo già iniziato la conta dei detenuti morti, suicidi o meno, con la città di Firenze in perfetto allineamento con gli altri istituti di pena d'Italia. Credo che l'istituzione di zone rosse, così come quella del carcere, non sia la soluzione per il raggiungimento di "quell'ordinato vivere civile che rappresenta il naturale obiettivo di uno Stato di diritto" che l'ordinanza si prefigge. Ci volete nascosti dietro un dito, un dito che non è nemmeno vostro, signori del Comitato; noi ve ne porgiamo un altro, con cui vi lasciamo liberi di far ciò che più vi piace.

  • zone rosse
  • sicurezza
  • esclusione
  • senza dimora
  • Piantedosi
  • Funaro
  • Cascine
  • Fortezza da Basso

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Che fatica le emozioniGuido Leoni · Inclusione

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Autore: Guido Leoni

Disagio psichico e cura con il lavoro nelle parole di un ragazzo inserito al Cirkoloco.

Sono stato al "Cirkoloco", un circolo ARCI gestito da "Bottega del Tempo", dove la priorità è dare opportunità a persone con disagio psichico. Ho intervistato Marco, un mio amico che lavora lì. Più che un'intervista è stata una chiacchierata: di seguito riporto una sintesi delle sue parole che raccontano alcuni aspetti del suo percorso recente.

"Sono stato cinque anni in una struttura residenziale. In quel periodo ho partecipato alle attività del Bruco, associazione socio-orto vivaistica. Lavorare con la terra e le piante, che sono esseri naturali e sensibili, insieme con la relazione umana, migliora l'aspetto psicologico. Facevamo ad esempio i kokedama, palle di terra giapponesi. Poi ho cominciato a sentire noia, volevo cambiare. Allora ho fatto musicoterapia con Davide Woods. Ora sono al Cirkoloco da tre anni ed è meglio di tutte le attività che facevo prima, perché è un inserimento socio-terapeutico: il lavoro stesso è terapeutico, perché implica impegno, relazioni umane e riconoscimento economico. Stiamo anche al pubblico, a volte c'è tanta gente. Io faccio le pulizie dei pavimenti, della cucina, annaffio le piante.

Vado a lavorare lì, ma abito a casa mia. In struttura le emozioni erano ovattate, sembrava di stare in una bolla. Fare un inserimento qui è un ottimo ausilio e una buona opportunità per chi viene da situazioni di disagio: la differenza tra stare a casa e fare un inserimento è come dal giorno alla notte. Questo è un posto dinamico, ma è anche un ambiente tranquillo, ci sono persone genuine, di cuore, perché le persone che vengono dalla psichiatria sono più di cuore di altre persone, chi ha un disagio psichico e si impegna a guarire un male dell'anima, ha l'umiltà di dire: ce la faccio da solo ad avere una ricompensa e questo fa sentire più umani, più veri. Ci sono anche persone che sono depresse, stanno a casa e poi sprofondano. A volte qui c'è tensione, piccole scaramucce, impari a gestire le emozioni, migliori e piano piano ti emancipi dal blocco che avevi. A me è successo così, adesso sto bene, sono più aperto, ho buone vibrazioni che mi fanno stare bene, anche se le mie emozioni sono un po' represse, mi sento ancora un po' addormentato. Adesso mi sto preparando per fare il dj, questo mese (dicembre ndr) farò una serata qui, e vorrei farne un lavoro. Vorrei anche fare il maestro di tennis con i bambini, sto facendo un tirocinio. E poi mi piace andare a pesca".

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Universo AutismoCecilia Stefani · Inclusione

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Autore: Cecilia Stefani

Dopo la battaglia sui rimborsi per le terapie ABA, la neonata associazione lavora su altri progetti.

"La nostra associazione nasce sull'onda di un'incazzatura". Non usa mezzi termini Silvia Bardi, madre di un giovane autistico e presidente di Universo Autismo, nata nel giugno scorso e già forte di oltre 450 iscritti.

Nell'aprile scorso Silvia ha manifestato con altri genitori in piazza Duomo sotto le finestre della Regione, perché, a seguito di una delibera che intendeva riordinare la materia, si era bloccata l'erogazione dei rimborsi per le terapie necessarie al trattamento dei disturbi autistici. "Eravamo arrabbiati con la ASL centro e con la Regione Toscana, e ancor di più con le associazioni già esistenti a Firenze, che sulla questione non facevano nulla. Infatti, in piazza con noi c'era solo un'associazione di Prato. Allora abbiamo capito che c'era un vuoto e che dovevamo unirci per essere più credibili".

A maggio la Regione si è attivata, stabilendo con una nuova delibera la creazione di un tavolo regionale per l'autismo e garantendo i rimborsi ("15 euro al giorno a fronte di terapie che costano anche 25 euro l'ora!"). Tuttavia, i soldi tardavano ad arrivare, così il 15 ottobre la neonata Universo Autismo ha fatto il suo debutto pubblico: "Abbiamo organizzato un mail bombing che ha riempito con 350 messaggi in poche ore le caselle del presidente, dell'assessore alla salute e dei direttori di Regione e Asl Toscana centro… Il giorno stesso ci hanno convocato al tavolo". Pochi giorni dopo con un nuovo atto la Regione ha garantito l'erogazione dei rimborsi per tutto il 2025, aumentando anche la cifra giornaliera a 20 euro.

Le terapie di cui si parla sono le ABA, Applied Behavioral Analysis (Analisi applicata del comportamento), strumento riconosciuto e validato a livello internazionale per la sua efficacia nell'educazione delle persone autistiche e non solo. Con tali terapie si ottengono grandi risultati in termini di abilità acquisite, qualità di vita e integrazione sociale. "Purtroppo la ASL per la terapia dell'autismo non offre praticamente nulla, non ci sono specialisti, mentre per una famiglia con un bambino autistico le ABA sono una questione di sopravvivenza", dice Silvia. "E i trattamenti devono essere precoci e intensivi, tra 10 e 25 ore alla settimana". Le famiglie si rivolgono quindi a soggetti privati, arrivando a spendere fino a 2500 euro al mese. Si capisce quindi l'importanza di un rimborso che comunque copre solo in parte il costo sostenuto.

Ma l'attività di Universo Autismo è appena cominciata. "Oggi contiamo più di 450 iscritti, tra familiari di autistici e persone comunque sensibili al problema. Abbiamo organizzato iniziative di raccolta fondi e stiamo partecipando a bandi pubblici. Grazie ad una donazione di Banca Valdarno abbiamo potuto concretizzare insieme a Strabiliaba il progetto "Giochiamo Insieme" dedicato a bambini fra 4 e 6 anni, mentre prossimamente ci sarà una cena per finanziare la creazione di un laboratorio di lettura – racconta Silvia. C'è poi un servizio già attivo, "Le regole del gioco": sono degli incontri online che intendono aiutare le famiglie a orientarsi nel complicato mondo della disabilità, dove devi capire cosa fare, con chi parlare, quali supporti puoi avere e quali percorsi devi seguire nel labirinto delle normative".

"Ci siamo inventati un'altra idea, l'abbiamo chiamata "Facciamolo insieme". A volte i nostri figli vorrebbero fare cose complicate, o anche semplici ma complicate per loro… noi cerchiamo di impegnarci, facendo rete, perché possano riuscirci. Ad esempio, una ragazzina ha chiesto di andare in discoteca. Come possiamo realizzare il suo desiderio? Cercando un locale disponibile a fare una serata particolare, meno rumorosa, meno affollata, per esempio aprendo un'ora prima, e magari invitando altri coetanei interessati, o un educatore che li accompagni. Tutto questo una famiglia da sola non riesce a farlo, insieme è più facile".

Le linee guida dell'Istituto Superiore di Sanità riconoscono le terapie ABA come strumento valido per il trattamento dei disturbi dello spettro autistico. Malgrado ciò, ad oggi tali terapie restano fuori dai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), che il Servizio Sanitario Nazionale è tenuto ad offrire ai cittadini. Da questa esclusione discende che le famiglie sono costrette a rivolgersi a strutture private, con un onere economico pesante che alcune regioni, fra cui la Toscana, si impegnano almeno in parte a sostenere.

Il problema si colloca in un quadro generale di insufficiente investimento sulla sanità, settore che ha subito negli anni tagli continui nel bilancio nazionale. In aggiunta, il governo ha ignorato la sentenza del Consiglio di Stato dell'ottobre 2023 che sanciva l'obbligo per il SSN di garantire le terapie ABA. Dare applicazione a tale sentenza non è certo un compito facile: bisogna trovare le risorse e impegnarsi in una programmazione di lungo periodo che interessi anche la formazione di figure professionali specializzate. Nel febbraio 2024 era stato creato presso il Ministero della Salute un gruppo di lavoro specifico: risultati non pervenuti. In attesa delle indicazioni necessarie a garantire omogeneità di criteri a livello nazionale, la Regione Toscana ha istituito la Consulta delle associazioni dei familiari e delle persone con disturbi dello spettro autistico a cui partecipano una decina di associazioni.

Altre info: https://bit.ly/UnivAut

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7Cultura2 articoli
Choreos dà voce ai dirittiLaura Tabegna · Cultura

!Cultura

Autore: Laura Tabegna

"Esercizio di democrazia" e comunità aperta, il coro arcobaleno propone concerti-spettacolo legati a temi politici e civili.

"Il coro è davvero un grande esercizio di democrazia. È fondamentale ascoltare gli altri e si canta tutti insieme, chi è più capace e chi lo è meno". C'è un coro arcobaleno che ha resistito alla tempesta del Covid per poi rispuntare dopo il lockdown più forte di prima. Le parole di David Speranzi, presidente di Choreos, sintetizzano perfettamente lo spirito del gruppo di voci che abbraccia indiscriminatamente tutti i generi, musicali e sessuali. Nato a Firenze nel 2018 all'interno dell'associazione Ireos, diventata associazione di promozione sociale nel 2020, Choreos ha sede nel Circolo 25 aprile in via del Bronzino a Firenze, nel quartiere 4, da cui ha ricevuto il "Quattrino d'oro" per l'impegno nei diritti civili attraverso la cultura.

Choreos può contare su ottanta associati, ma con una caratteristica che Speranzi riassume così: "Non siamo soltanto della gente che canta". Si tratta di un coro politico e civile, di una comunità aperta di persone, di una realtà nata per promuovere i valori Lgbtqia+ e che dà voce a tutti i diritti. Il direttore è Simone Faraoni, capace di arrangiare i pezzi in maniera tale da "cucirli" addosso al suo coro. Ogni concerto è un vero e proprio spettacolo, dove l'intonazione e il repertorio sono in armonia con un tema civile. Si spazia dalla musica popolare alla classica, fino al pop. Certe volte tutto questo si mescola in un 'unicum'. Ne è dimostrazione la partecipazione al Cromatica festival 2024 al Petruzzelli di Bari, organizzato dall'associazione nazionale di cori arcobaleno. Il brano del coro fiorentino s'intitolava: "Versailles, no Bari", giocando sulle parole e citando il film anime su Lady Oscar diretto da Ai Yoshimura, "Versailles no bara". Il direttore Faraoni ha legato tre canzoni su un 'fil rouge', anzi arcobaleno, queer. L'icona manga 'ante litteram' dei valori Lgbtqia+ è diventata protagonista di un tris composto da una canzone d'amore francese del '500, un canto popolare intitolato "La donna guerriera" e la sigla di Lady Oscar, appunto.

'Nomen omen': come ha spiegato Speranzi, una delle caratteristiche di Choreos, che si diverte e fa divertire, è anche quella di svolgere l'antico ruolo del coro greco. Lo spettacolo "Sulla mia pelle" unisce la musica alla lettura di testimonianze di omolesbobitransfobia. "L'esperienza di sopraffazione vissuta e letta dal singolo – spiega David Speranzi –, attraverso il coro viene rivissuta in maniera collettiva e quindi catartica. Tante voci che, oltre a meritare un coro, diventeranno presto un libro".

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La compassione del samaritanoTomaso Montanari · Cultura - La vita messa a nudo

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Rubrica: LA VITA MESSA A NUDO - ARTE E POVERTÀ | Autore: Tomaso Montanari

Il dipinto di Domenico Fetti raffigura l'umanità di un "ultimo".

La luce di un tardo pomeriggio d'autunno domina i dipinti, straordinari, di Domenico Fetti: artista "introverso e isolato" (come lo definì Francis Haskell) che coniuga una raffinatezza compositiva di ascendenza tardo-manierista (aveva studiato a Roma con Ludovico Cigoli, e conosceva bene l'opera di Federico Barocci) con un'efficacia emotiva tutta caravaggesca, e con un segno sfaldato e impressionista che, attraverso una precocissima sequela di Rubens (del quale conobbe direttamente le opere mantovane, essendo anch'egli al servizio dei Gonzaga), recupera in profondità Tiziano e Correggio.

Vediamo una delle tante versioni della sua Parabola del buon samaritano, la cui 'matrice' era stata concepita per ornare, insieme ad altri dodici quadri che rappresentavano altre parabole evangeliche e proverbi biblici, una sala del Palazzo Ducale di Mantova.

È un'invenzione potente, che attraverso Delacroix arriverà a sedurre Vincent Van Gogh. "Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico – racconta Gesù nel Vangelo di Luca – e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levita, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all'albergatore, dicendo: 'Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno'".

Vediamo il volto del ferito, che il samaritano adagia sul suo povero asino.

Vediamo in lui quell'essere umano che il sacerdote e il levita non vollero vedere. I primi saranno gli ultimi… Non vediamo invece il volto del soccorritore: un samaritano, che per gli ebrei del tempo di Gesù equivaleva a dire eretico, scismatico, quasi un pagano. Una non-persona: un ultimo. Tradotta in termini attuali, la parabola suonerebbe così: un uomo bianco è in terra per strada, ferito. Passa un ministro della Repubblica, e non si ferma. Passa un imprenditore di successo, e non si ferma. Passa un professore: e non si ferma. Poi passa un immigrato, nero: e si ferma, e lo soccorre. Commentando la parabola, Enzo Bianchi ha detto: "Non esiste il prossimo: il prossimo è colui che io decido di rendere vicino". Forse Fetti non ci mostra il volto del samaritano perché ci ricordiamo che quel volto potrebbe essere il nostro. Se solo decidiamo di rendere vicino chi ha bisogno di cura. Se solo cogliamo l'occasione per salvare noi stessi.

Domenico Fetti e bottega, La parabola del samaritano, olio su tela, 1618-22. Madrid, Museo Nacional Thyssen-Bornemisza

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Riflessioni da un CASVia Minima · Migrazioni

!Migrazioni

Autore: Via Minima

L'incontro faticoso e costruttivo con persone reali e la necessità di spingerli ad adeguarsi al sistema.

A migliaia muoiono nel Mediterraneo in cerca di fortuna. Il modello meloniano di deportazione in Albania è al centro delle polemiche. Il Consiglio d'Europa ha rimproverato le forze dell'ordine italiane per la profilazione razziale. La magistratura è sotto attacco quando applica il diritto a coloro che migrano nel nostro paese. Sempre più persone sono in fuga da Sud del mondo per cause economiche, politiche e, non ultime, climatiche.

La scorsa estate mi è capitato di lavorare in alcuni Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS) per una cooperativa. Non è stata un'esperienza facile, sia per motivi oggettivi che personali. Ma è stata educativa: perché una cosa è leggere di immigrazione, tutta un'altra è avere a che fare con persone in carne e ossa che mettono a rischio la loro vita pur di avere un futuro dignitoso.

Sui migranti impari subito che non sono entità mitologiche, disegnate sull'idea di cittadino borghese, interessato ai propri diritti liberali perché, in realtà, in condizione di relativo benessere. I migranti che ho conosciuto – che, vale la pena sottolinearlo, erano per la maggior parte ventenni arrivati da molto poco – volevano soprattutto lavorare e, quando apprendevano che era impossibile senza sapere l'italiano, allora anche imparare la lingua.

Del resto il sistema di accoglienza è progettato in un'ottica da servizio sociale: per ottimizzare le chance che il richiedente veda riconosciuti i propri diritti, si spinge con una certa brutalità verso l'adattamento al nostro sistema socio-economico. Introiettare le logiche liberiste allora non è una scelta, perché se devi accogliere in un sistema complesso, organizzato in questo modo, non puoi farlo solo con la forza dei buoni sentimenti. Così, con i miei colleghi – per lo più persone davvero interessate al loro bene – capivo ogni giorno di più le difficoltà, per la persona che sbarca in Italia, di organizzare dal nulla una vita secondo i nostri canoni di impiegabilità, ordine pubblico, accesso alla salute, ecc. Si tratta di una sfida durissima di per sé, anche al di là delle insufficienti risorse a disposizione. Tutti capivano che non c'erano soluzioni facili, se non rimboccarsi le maniche.

Su questo molti migranti avevano una visione più concreta di tanti che discutono di immigrazione, da qualunque lato della barricata. Sono ancora colpito dalla loro mansuetudine nei confronti del sistema, dalla capacità di essere sempre costruttivi e dalla loro infinita speranza. Certo, non mancavano le risse, l'ostruzionismo, le crisi psichiatriche. Ci sarebbe tanto da scrivere sull'elemento poliziesco che si infiltrava nel nostro rapporto con loro. Ma intanto la stessa situazione di disagio e stress causata dalla presenza di questi "diversi" (non certo per colore della pelle o "cultura", quanto per condizione di vita, abitudini, miseria) non ci lasciava scelta se non voler stare insieme, e farlo costruttivamente. Se organizzare la loro accoglienza era spesso una pena sia per loro che per noi, era proprio quella fatica che ci faceva diventare migliori. Ci sarebbe da chiedersi quanto siamo ancora capaci di accettare che l'altro ci sia causa di pena, e che proprio per questo ci costringa a cambiare la nostra vita, facendocene scoprire nuovi lati. E forse dovremmo anche chiederci quanto siamo ancora capaci, come popolo, di accettare che le migrazioni siano un fatto ineluttabile e che dovremo prima o poi farci i conti, senza le solite, vergognose, strumentalizzazioni della politica.

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Ted la Talpa e il turismoCollettivo Who is Ted? · Dal basso

!Dal basso

Autore: Collettivo Who is Ted?

Art-ivismo e diritto alla città a Firenze nelle performance di un collettivo urbano.

Dov'è il luogo in cui più si concentra il turismo in questa città? Cos'è la città neoliberista? Chi ha diritto ad accedervi? Chi è incluso e chi è escluso? In che modo le politiche neoliberiste modellano la forma della città e la vita dei suoi abitanti? Che tipo di città desideriamo davvero? Cosa rende una città sicura? Perché abbiamo bisogno di sicurezza?

Alla ricerca di queste risposte troviamo "Ted la Talpa", una voce, un dispositivo narrativo, un connettore di luoghi, persone, fenomeni urbani, che racconta la storia di un'antica città rinascimentale che si trasforma in un parco turistico a tema e diventa così la città turistica per eccellenza.

"Ted la Talpa" è un personaggio immaginario (ma non troppo) che vive a Firenze (ma non solo) ed è stato concepito dal nostro collettivo a partire da un errore performativo durante il funerale dedicato a Piazza dei Ciompi. Siamo ricercatori urbani, artiste, makers, attiviste, e il nostro obiettivo - attraverso pratiche di arte pubblica - è di stimolare la co-creazione di 'pratiche spaziali critiche', per analizzare e agire collettivamente sul fenomeno del turismo di massa e sulle criticità proprie delle ristrutturazioni urbane neoliberali contemporanee.

La talpa, all'interno del progetto, è una rappresentazione narrativa "della classe di persone disumanizzata - tossicodipendenti, immigrate, prigioniere, poveri urbani e stranieri di altre religioni al cattolicesimo", come sottolinea l'autore e attivista Wolf Bukowski. Ted intende mostrare i paradossi del turismo di massa, di un'idea di città al servizio di turisti e investitori invece che degli abitanti. Lo fa indagando sui processi di marginalizzazione dei corpi non conformi al parco tematico turistificato, sulle dinamiche di inclusione ed esclusione, sui confini invisibili e visibili che attraversano l'urbano.

Il progetto "Who is Ted?" nasce in parte dall'Assemblea dei Cardatori, che nel 2018 contestò l'inaugurazione e la risistemazione di Piazza dei Ciompi. Una piazza storica, sede per decenni di un caratteristico mercato delle pulci, poi trasformata dalle autorità locali per motivi 'sanitari', di 'sicurezza' e di 'decoro urbano'. Il mercato fu demolito e trasferito e la nuova Piazza dei Ciompi diventò uno spazio chiuso ed escludente. Un percorso tipico, all'interno di politiche neoliberiste a vocazione securitaria e gentrificatoria al servizio ed uso esclusivo di un pubblico pagante e non dei normali cittadini. Il giorno dell'inaugurazione della piazza un piccolo gruppo di attivisti condusse un'indagine partecipativa e da allora, per oltre un anno, si riunì settimanalmente realizzando una serie di azioni performative e artistiche all'interno di un processo di ricerca-azione collettiva, mettendo in discussione l'uso, l'appropriazione dello spazio pubblico e il suo senso.

L'Assemblea dei Cardatori è un riferimento esplicito ai fatti storici legati al Tumulto dei Ciompi avvenuto a Firenze nel 1378, prima vera rivolta popolare della storia.

Camminata sonora

"Ted. La Talpa Nella Città Turistica" è anche una camminata sonora e un'indagine di critica urbana partecipata, disponibile in italiano e inglese. Presentata per il secondo appuntamento di Urbanscapes 2023 (29 aprile 2023) curato da Asia Neri con il supporto di Street Levels Gallery e A Testa Alta E.T.S. La camminata sonora a cui vi invitiamo a partecipare, tra spaesamento e deriva, voci molteplici, vi conduce in un viaggio sonoro e sensoriale, un'esperienza sotterranea, a tratti cieca, giocosa e divertente, utile a sperimentare nuovi codici di lettura e interazione con il paesaggio urbano turistico. Per vivere l'avventura basta scannerizzare il QR code che dà accesso ai materiali necessari (una mappa e un podcast). Parti da Piazza Ciompi e segui le istruzioni in questo viaggio sotterraneo.

"Ted la Talpa" prossimamente sarà presente nella sede di Fuori Binario per un laboratorio di co-immaginazione e mappatura critico performativa. Per saperne di più: whoisted8@gmail.com

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Rubriche - Millefoglie, Femminismi, Un mondo ganzoVari (Valentina Nicastro, Marta Benettin, Fabio Bussonati) · Rubriche

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Il platano di Villa Montalvo

Rubrica: MILLEFOGLIE | Autore: Valentina Nicastro

Si dovrebbe approfittare di ogni occasione, così come d'inverno si approfitta di ogni raggio di sole. E fra le occasioni da non mancare in questa nostra breve esistenza ci sono gli appuntamenti con gli alberi, individui di poche parole e molta magia, che arricchiscono di aria e di saggezza il complicato presente di noi umani. Un incontro da non rimandare ulteriormente è quello con il platano della Villa Fattoria Montalvo, nel comune di Campi Bisenzio. È alto 28 metri e la sua chioma ha un diametro di 25 metri, per età e imponenza è stato inserito nella lista degli alberi monumentali della Regione Toscana. Lo troverete nello stesso posto di sempre, non lontano da una magnolia di ben 300 anni: una coppia fuori dagli schemi perché lui ne ha 100 meno di lei. A ogni rendez-vous con questo colosso provo una profonda gratitudine, una meraviglia speciale fatta di confidenza e rispetto. Il platano monumentale (Platanus hispanica Mill) con i suoi oltre 200 anni è passato indenne attraverso tante guerre e tristi vicende, l'ultima delle quali è stata quando truppe tedesche si insediarono proprio in quel giardino. Malgrado ciò il patriarca verde è riuscito a sopravvivere fino ad oggi. Gli ho fatto visita nel 2021, appena usciti dall'incubo del lock-down e dopo l'alluvione del 2023, quando venne seriamente danneggiata la biblioteca comunale all'interno della villa, tutt'oggi inagibile. Lui però, continua a godere di ottima salute, in compagnia di un gruppo di stormi chiassosi tra i suoi vetusti rami. L'Italia ospita alcuni platani illustri: a Curinga in Calabria un platano monumentale vanta una circonferenza di 18 metri a petto d'uomo; a Pavia nell'orto botanico c'è un individuo che quest'anno compie 247 anni; e si racconta che Garibaldi in persona si sia arrampicato sui platani della piazza principale di Velletri (Piazza Garibaldi).

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Firenze città ideale per le donne?

Rubrica: FEMMINISMI | Autore: Marta Benettin

Il "Sole 24 Ore" ha da poco pubblicato i suoi rapporti sulla qualità della vita e Firenze si distingue con un risultato che fa riflettere: 36ª nell'indice generale, ma prima per qualità della vita delle donne. Un primato che merita uno sguardo più approfondito.

L'indice generale valuta parametri come ricchezza, lavoro, ambiente, demografia, giustizia e cultura. L'indice femminile, invece, aggiunge speranza di vita, studi e occupazione femminile, leadership, sicurezza e sport. Ma sono davvero sufficienti a raccontare la realtà delle donne? Dove sono le misure sull'accesso al welfare, sull'equilibrio vita-lavoro e sull'impegno familiare, fattori cruciali che pesano soprattutto per le fasce socio-economiche più deboli?

Firenze eccelle per occupazione, sport e amministratrici comunali (Funaro sindaca fa parte del 14% di donne che guidano i capoluoghi di provincia in Italia), ma è 103ª per denunce di violenze sessuali (dato in parte positivo: le donne si sentono di poter denunciare?), 68ª per imprese femminili e 47ª per amministratrici d'impresa.

E il contesto nazionale non aiuta. Nel Global Gender Gap Report del World Economic Forum, l'Italia quest'anno è scesa all'87° posto su 146 paesi, è tra i peggiori del "mondo occidentale" per parità economica, istruzione, salute ed emancipazione politica.

Il dato fiorentino è positivo, ma poco confortante. Se vogliamo davvero migliorare la qualità della vita delle donne, è indispensabile un approccio sistemico che completi gli indicatori con nuove metriche e li trasformi in politiche concrete. Essere primi sulla carta non basta.

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Una casa autosufficiente (che riusa anche gli scarti)

Rubrica: UN MONDO GANZO È POSSIBILE | Autore: Fabio Bussonati

Viste le sempre crescenti difficoltà nell'approvvigionamento dei combustibili fossili, sembrerebbe normale investire senza indugio nelle fonti energetiche rinnovabili ma altrove si preferisce comprare bombe invece di mulini a vento e noi dobbiamo adottare strategie di risparmio profondo.

Un nostro studio ha monitorato la vivibilità di una casa attrezzata con l'impiantistica minima indispensabile. In un appartamento di circa 70 metri quadrati con mura perimetrali di 50 centimetri e con finestre realizzate 35 anni fa, si sono isolate tutte le superfici che danno verso l'esterno con quattro centimetri di canapa e uno di legno lamellare, e un mobile su misura; il riscaldamento dell'acqua calda sanitaria è stato affidato ad uno scaldabagno solare di 3,50 metri quadrati integrato con una resistenza elettrica alimentata dalla rete, il riscaldamento e la cucina invernale sono affidati alla cucina economica che viene alimentata con le potature degli olivi che abbiamo in cura, e che anche quest'anno hanno dato abbastanza olio.

L'impianto elettrico è stato affiancato con una rete autonoma a 12 Volt alimentata da un pannello solare da 120 Watt e due batterie da 100 Ampere che supporta l'illuminazione. La vivibilità della casa è ottima, le bollette energetiche al minimo contrattuale e il consumo di legna per cucinare e riscaldare l'ambiente è di 4 quintali, circa un metro cubo che equivale a 100 litri di gasolio, cioè 1,43 litri al metro quadro.

Un mondo ganzo è possibile è anche un libro! Edito da Fuori Binario, raccoglie i primi sette anni della rubrica, con tutti i disegni dell'Autore. Lo potete richiedere in sede oppure al vostro venditore di fiducia.

  • platano
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Morire di treguaValentina Baronti · Infine - Ultima pagina

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Rubrica: INFINE | Autore: Valentina Baronti

"Quando finisce la guerra, inizia la guerra". La voce di Mohammad, intervistato da Radio Popolare la notte dell'annuncio della tregua a Gaza, arriva direttamente dalla Striscia e ci riporta tutta l'angoscia di chi di tregue in questi anni ne ha viste tante. Mentre Trump e Biden si litigano il merito per aver raggiunto un accordo tra Israele e Palestina e i giornali annunciano la pace, nella Striscia si continua a morire. "Siamo contentissimi per questa tregua, ma abbiamo paura e pensiamo al giorno dopo. Anche quando la guerra finisce, non ci sono medicine, non c'è una scuola, non c'è niente. Allora, sì, siamo contenti per la tregua ma ci domandiamo: che futuro abbiamo?". I palestinesi potranno uscire dalle tende in cui vivono da 15 mesi, ma torneranno in città fantasma, con tutto il dolore per chi hanno perso. Non c'è famiglia che non abbia morti da piangere. La prima notte dopo l'annuncio, i bombardamenti si sono intensificati: 40 morti mentre il mondo festeggiava la pace. Basterebbe questo dato a misurare la distanza tra chi la guerra la subisce e chi la guarda dalle pagine dei giornali o dagli schermi delle televisioni. La grande assente di questi mesi è sicuramente la politica internazionale, che ha dimostrato tutta la sua impotenza davanti al genocidio, così come l'opinione pubblica, che in Italia si è mobilitata pochissimo e quando lo ha fatto si è trovata davanti la repressione. Alla manifestazione del 5 ottobre a Roma, forse l'unica che avrebbe potuto avere la forza e le dimensioni di quelle che si sono viste nelle capitali europee, gli osservatori di Amnesty International hanno denunciato gravi violazioni dei diritti umani: divieto preventivo discriminatorio, controlli illegali, uso ingiustificato della forza. E proprio mentre si firmava la tregua, sono iniziate ad arrivare le denunce. Il nostro paese è rimasto indifferente allo sterminio? Forse, ma forse in tanti non sono scesi in piazza perché avevano paura. È così che nascono i regimi autoritari e se cederemo alla paura, avranno vinto.

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·Altri articoli del numero3
Territorio d'accoglienzaGiovanni Lattarulo

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Autore: Giovanni Lattarulo

Oltre 10mila i richiedenti asilo ospiti in Toscana. Il sistema italiano garantisce davvero questo diritto?

In Toscana 10.198 persone straniere beneficiano del sistema di accoglienza (dati al 31/12/2024, fonte Ministero dell'Interno). Di esse 8.341 sono ospitate nei Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS) e altre 1.857 nel Sistema di Accoglienza e Integrazione (SAI). Ma quali sono i diritti di queste persone? Dove nasce il dovere di ospitarle nel nostro Paese? Come si può sostanziare quanto affermato dal presidente Sergio Mattarella nel suo discorso di fine anno quando afferma che "Il rispetto verso gli altri rappresenta il primo passo per una società più accogliente, più rassicurante, più capace di umanità. Il primo passo sulla strada per il dialogo, la collaborazione, la solidarietà, elementi su cui poggia la nostra civiltà"?

Il rifugiato, o richiedente asilo, è "chiunque nel giustificato timore d'essere perseguitato per la sua razza, la sua religione, la sua cittadinanza, la sua appartenenza a un determinato gruppo sociale o le sue opinioni politiche, si trova fuori dello Stato di cui possiede la cittadinanza e non può, o per tale timore, non vuole domandare la protezione di detto Stato". Si tratta della definizione contenuta nella Convenzione di Ginevra del 1951 nel quadro di un nuovo ordine internazionale sorto dopo la Seconda guerra mondiale.

La possibilità del riconoscimento dello status di rifugiato veniva ancorata a specifici motivi di persecuzione, ma già nel contesto dell'approvazione della Convenzione gli Stati furono invitati ad estendere la protezione ad altre più ampie circostanze. Il diritto di asilo è stato quindi esteso in favore delle vittime di situazioni di violenza indiscriminata o di gravi turbative dell'ordine pubblico all'interno del paese di appartenenza nelle aree geografiche dell'Africa, delle Americhe, dell'Europa.

Un'ulteriore estensione del diritto di asilo la ritroviamo nell'articolo 10 della Costituzione italiana in favore dello straniero al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla nostra Carta. Il "diritto di asilo costituzionale", nell'interpretazione data dai giudici, si collega strettamente al contenuto dell'art. 2 della Costituzione che riconosce i diritti inviolabili dell'uomo sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità. Con questa nuova visione i diritti di democrazia e i diritti inviolabili della persona acquisiscono un valore universale e perdono la connotazione di prerogativa riservata ai cittadini di uno Stato attraverso il riconoscimento del diritto di asilo al cittadino straniero che li abbia visti negati nel suo paese.

La Costituzione italiana fu scritta da persone che durante il regime fascista ricevettero asilo in altri paesi (un esempio è quello di Sandro Pertini, futuro Presidente della Repubblica, che trovò rifugio in Francia) e offre oggi una protezione a cittadini stranieri che un domani potranno essere anche loro protagonisti di processi di cambiamento democratico e di sviluppo civile nei loro paesi, e che possono rappresentare un "ponte" con aree geografiche a noi distanti nel contesto di ampi processi di cooperazione tra i popoli.

Il riconoscimento del diritto di asilo presuppone una valutazione positiva della richiesta da parte della Commissione territoriale per il riconoscimento della Protezione internazionale, o da parte del giudice in caso di ricorso, e può portare all'attribuzione dello status di rifugiato, di titolare della protezione sussidiaria o derivante dagli obblighi costituzionali. La tutela del diritto di asilo nel nostro paese si sostanzia innanzitutto nell'opportunità per il cittadino straniero di soggiornare regolarmente nel territorio dal momento della richiesta fino alla definizione della domanda, e naturalmente anche successivamente se la domanda viene accolta. Si concretizza inoltre nella predisposizione di un sistema di accoglienza teso ad offrire al beneficiario opportunità di sviluppo di una propria condizione di vita autonoma.

Ecco spiegati allora i CAS e i SAI, che rappresentano il sistema italiano di accoglienza nel settore dell'asilo. Il sistema di accoglienza nasce agli inizi degli anni Novanta in ambito nazionale, con il coinvolgimento diretto degli enti locali chiamati ad aderire su base volontaria. Ad ogni progetto della Rete SAI corrisponde un ente locale capofila con un possibile coinvolgimento di altri enti locali limitrofi. Accanto ai centri di accoglienza della Rete SAI si è poi fortemente sviluppata la rete dei Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS), oggi numericamente prevalenti, gestiti da soggetti privati selezionati dalle Prefetture e rivolti a richiedenti asilo.

Il sistema potrebbe funzionare meglio, naturalmente. Basti citare i tempi di attesa per ottenere una risposta alla domanda di asilo, purtroppo non rapidi. Inoltre potrebbero essere superate le differenze tra i diversi sistemi di accoglienza che spesso vedono enti parzialmente presenti in diverse aree. Tali obiettivi garantirebbero un sistema più omogeneo e coeso, in grado di coinvolgere meglio tutti gli enti e le comunità locali. A guadagnarne sarebbe tutto il nostro territorio che, lavorando fuori dai riflettori, dimostra di saper accogliere lo straniero molto meglio di come rappresentato da certa politica e certa stampa nel nostro Paese.

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Da cosa fuggono i migranti

Per capire meglio cosa c'è dietro la causa di tante migrazioni, pubblichiamo un estratto di alcuni messaggi resi pubblici dai giovani pakistani ospitati dall'associazione "Oltre - Ponti fra i Mondi" di Vicchio, attiva in Mugello con lo scopo di favorire l'integrazione fra persone di culture differenti. Ce li ha inviati la nostra lettrice Marina Carli che ringraziamo.

78 giorni di assedio "Per favore, chiediamo a tutti gli operatori umanitari, in occasione della gioia natalizia, di fermare l'assedio di Parachinar (cittadina a 300km dalla capitale Islamabad, ndr), nella provincia di Khyber Pakhtunkhwa, in Pakistan, che ormai dura da 78 giorni. I terroristi hanno ucciso molti sciiti innocenti durante il massacro, i cui video si trovano sui social. La gente muore di fame, tutte le strade sono completamente bloccate, la gente è costretta letteralmente a morire di fame. Non ci sono medicine negli ospedali. Manca tutto. Lo stato del Pakistan non è riuscito a proteggere gli sciiti di Parachinar. I terroristi arrivano dall'Afghanistan e uccidono i nostri bambini e le nostre donne. Per favore sosteneteci. Ci auguriamo che ci sostenga anche il governo italiano. È a causa di queste brutalità che ci siamo rifugiati nel vostro paese".

Bambini e anziani muoiono di fame "Siamo molto preoccupati per gli anziani e i bambini della nostra casa a Parachinar. La strada è bloccata da 78 giorni. Bambini e anziani muoiono di fame. Lo stato del Pakistan non è riuscito a proteggere le nostre vite e le nostre proprietà. Un piccolo elicottero ha portato medicine da Karachi ma non sono sufficienti. Oltre 400mila persone sono sotto assedio e la temperatura è sotto i 5 gradi. Non ci sono né cibo né bevande nei mercati. C'è una tragedia umanitaria nella città di Parachinar".

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Notizie - Brevi dalle pagine 10-11Vari (Clara Baldasseroni)

!Attualità

Pagina: 10-11

Quei deportati antifascisti dimenticati

Tra il 1943 e il 1945 furono oltre 34.000 le persone deportate dai nazifascisti verso i campi di sterminio della Germania "per motivi politici". Nello stesso periodo gli ebrei deportati furono circa 8.000. Eppure dei politici non si parla mai. "Erano operai, intellettuali, artigiani antifascisti che finirono nei lager di Mauthausen, Ebensee, Gusen, Dachau per essere rieducati - ha affermato Lorenzo Tombelli, presidente dell'Associazione Nazionale Ex Deportati di Firenze in occasione del Giorno della memoria. Non solo, numerosi furono i rom e i sinti sterminati dal regime nazifascista; così come testimoni di Geova, o omosessuali e disabili. Occorre chiedersi perché l'Italia repubblicana abbia deciso di far cadere nel dimenticatoio gran parte dei suoi deportati. Probabilmente perché il nostro Paese collaborò con la Germania nazista condividendone scelte che portarono all'uccisione di milioni di persone. Non dimentichiamo il coraggio e lo spirito antifascista di chi si oppose alle politiche violente e oppressive del regime".

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Robin Hood e il diritto alla casa

"Non è una questione di sicurezza. Non è una questione di decoro. La casa è un diritto, non una gallina dalle uova d'oro" è lo slogan, firmato con il cappello di Robin Hood, con cui il neonato movimento per la vivibilità delle città contro la turistificazione capitalista ha firmato le azioni di sabotaggio, con colla e adesivi, contro gli smart locker usati, contro la legge, per lasciare le chiavi ai turisti. I Robin Hood, sparsi in tutto il paese da Torino a Bologna, da Reggio Emilia a Roma, da Napoli a Palermo, denunciano un modello turistico "che alimenta le disuguaglianze, nega diritti e favorisce la speculazione". E priva del diritto all'abitare chi ne ha più bisogno, aggiungiamo noi. "L'emergenza casa è nazionale e necessita soluzioni messe in campo dal governo. Gli effetti negativi del turismo non sono che una diramazione di un sistema che non garantisce il diritto alla casa ai suoi cittadini. Ministra Santanché saboteremo il vostro turismo fino a che non ci saranno risposte concrete al disagio che questo settore causa", si legge nel comunicato che spiega le azioni.

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Stop alle scuole militarizzate

Mentre in molti Comuni italiani si riaprono le iscrizioni alla leva, mentre gli studenti che dispongono di spirito critico vengono manganellati nelle piazze, continua la propaganda militarista e sicuritaria all'interno delle scuole. Il capo della polizia Vittorio Pisani, nominato dalla Meloni, ha infatti affermato che occorre "uno sguardo particolare, soprattutto nelle scuole superiori, per cercare i poliziotti del futuro" e che per raggiungere questo obiettivo sarà previsto uno specifico percorso informativo. Intanto il Comando militare esercito (Cme) della Toscana propone conferenze di orientamento per il 2024-2025 per reclutare giovani soldati nelle scuole, indirizzandoli già dopo il biennio alle scuole militari di Napoli e Milano. Il Comando dell'Aeronautica militare di Capodichino (NA) ha invece organizzato l'incontro "Le ali della pace" con gli studenti delle scuole primarie e degli istituti superiori. L'antidoto? L'Osservatorio nonviolento e antifascista contro la militarizzazione delle scuole il cui sito è osservatorionomilscuola.com.

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Spesa per Tutti

Aiutare le famiglie in difficoltà a reperire prodotti alimentari, ma anche diffondere una cultura volta a combattere lo spreco del cibo sostenendo un uso consapevole dei prodotti: sono queste le finalità principali di Spesa per Tutti, il progetto nato nel 2016, presentato alla Mercafir di Firenze da Caritas, Banco alimentare e Regione Toscana. Per il triennio 2025-2027 le risorse finanziarie ammontano a 545.000 euro. "Spesa per tutti" ha permesso sino a oggi di distribuire circa 20.000 pacchi di generi alimentari all'anno. Le persone che potranno fruire dell'aiuto alimentare saranno individuate dai punti di ascolto delle Caritas della Toscana, dalle associazioni e nei centri servizi. I destinatari dovranno avere un reddito lordo annuo inferiore ai 20.000 euro (eventualmente incrementato di 5.000 euro per ogni familiare a carico) e saranno stabilite delle priorità di accesso a famiglie con minori, famiglie numerose o con presenza di disabili.

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Un letto per pochi

È attivo il servizio di accoglienza invernale del Comune di Firenze per i senza dimora o per chi non dispone di un luogo dove passare la notte. Le strutture sono tre: la Foresteria Pertini (87 posti), l'Ostello del Carmine (fino a 60) e Accoglienza Donne in via dei Vanni (13), queste ultime due messe a disposizione dalla Caritas. In totale quindi i posti a disposizione sono circa 150. Al sistema istituzionale, al momento insufficiente per mancanza di risorse, si affiancano i sottopassaggi, stradali o ferroviari, autogestiti dai più poveri: quello delle Cure sgomberato l'estate scorsa, quello dell'Isolotto e altri ancora, basta che non vi batta il vento e costituiscano un riparo dalla pioggia. A parte i soliti perbenisti, lisciati da politici culturalmente retrivi, le persone che vi trovano riparo sono in genere ben accolte. I "vicini" di casa portano loro coperte, cibo, e in qualche caso si sono innescati anche processi virtuosi di accoglienza.

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Alla ricerca del CIN

L'hanno chiamata "Camminata Cin Cin" quelli della campagna "Salviamo Firenze X Viverci" che sta cercando di portare al centro del dibattito il diritto all'abitare nella nostra città, ormai avvinta dalla speculazione della rendita immobiliare e della turistificazione. La passeggiata si è svolta in Oltrarno per vedere quanti appartamenti destinati agli affitti brevi sono ancora fuori legge. Dove mancava il Cin hanno attaccato l'adesivo "Ma il Cin?". Dalla fine del 2024 infatti chi affitta deve ottenere il Codice Identificativo Nazionale (Cin), un codice assegnato a tutte le unità immobiliari destinate a contratti di locazione per finalità turistiche o locazioni brevi. Il Cin è obbligatorio e deve essere esposto all'esterno dello stabile. Lo scopo è di regolamentare e monitorare il settore degli affitti brevi e delle strutture ricettive, garantendo una maggiore trasparenza e controllo.

La "Camminata Cin Cin" ha scoperchiato il vaso di Pandora. A Firenze sono un'infinità le locazioni fuori norma. Le istituzioni non riescono ancora a governare un fenomeno che getta sul lastrico migliaia di persone che nella nostra città non trovano casa se non a prezzi esorbitanti. Per la campagna SFXV "il turismo selvaggio si può combattere da subito con controlli seri. Abbiamo l'obiettivo che i 17.000 appartamenti turistici scendano a sotto i 10.000. Cosa aspetta il Comune ad attivarsi? I controlli servono anche per far rispettare gli standard di sicurezza, tra i quali, ma è solo un esempio, la presenza nelle stanze di dispositivi di rilevazione per gas combustibili e monossido di carbonio".

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La Ronda della Carità

Da trent'anni porta cibo e coperte a chi vive in strada. Aperto uno sportello di ascolto a Fuori Binario.

Marisa Consilvio, presidente dell'Associazione delle Ronde della Carità e Solidarietà di Firenze ci racconta le loro attività nelle strade e, dall'ottobre scorso, anche nella sede di Fuori Binario, dove ha aperto uno sportello d'ascolto ogni lunedì dalle 10 alle 12:30 presso i locali al piano terreno.

Come è nata la Ronda della Carità? Nasce nell'ottobre del 1993 da un'idea di Paolo Coccheri, che iniziò a recarsi fuori la notte per aiutare chi dorme in strada. Fu lui a pubblicare un appello sul quotidiano la Nazione per cercare altri volontari che lo accompagnassero.

Quale tipo di interventi sono stati compiuti in questi trent'anni? Operiamo soprattutto durante l'emergenza freddo, distribuendo cibo alla stazione e all'albergo popolare. Abbiamo una convenzione con la mensa universitaria Calamandrei, che permette di recuperare il cibo che gli studenti non consumano. Vengono distribuite anche coperte e sacchi a pelo. Ogni lunedì, dalle 20 un gruppo di nostri volontari è sempre alla stazione, ma non siamo i soli. Ogni sera, soprattutto in questo periodo più freddo, c'è qualche unità strada della Croce Rossa, la Fratellanza Militare o le Misericordie.

Come siamo arrivati oggi allo sportello alla redazione? Da sempre la Ronda della Carità e della Solidarietà si è dedicata all'ascolto, all'inizio solo negli incontri in strada e alla stazione, successivamente con l'apertura del Centro Diurno La Fenice, dove sono presenti sempre anche i volontari, oltre agli educatori. Così è nata l'idea dello sportello a Fuori Binario, dove da subito si sono presentate persone interessate, in parte erano già conosciute, in parte sono state inviate dai servizi sociali, ed è stato possibile dare risposte concrete con la possibilità di darci una mano nelle nostre attività e nei nostri laboratori.

Clara Baldasseroni

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Tellurica 2025

Un focus sulle politiche di esclusione in atto nelle città turistificate, un altro su consumo di suolo e dissesto idrogeologico e l'ultimo sulla gestione delle emergenze in caso di disastro, sempre più militarizzate. Sono questi i contenuti di Tellurica – territori in lotta due giorni di studio e condivisione a livello nazionale organizzati a Firenze dal Csa Next Emerson il 15 e 16 febbraio. L'obiettivo è quello di unire idee, metodi, strumenti e lotte in quest'epoca sempre più frammentata e carica di repressione.

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Rider con dignità

I rider di Glovo e Deliveroo hanno scioperato a Prato le sere di venerdì 10 e sabato 11 gennaio. Servizi praticamente azzerati per tutte e due le piattaforme. Mentre aumenta il costo della vita ed anche i costi per lavorare (eh si, perché le piattaforme non forniscono mezzi né rimborsano benzina), nelle scorse settimane le piattaforme hanno abbassato la paga per consegna. Oltre a chiedere paghe più alte, i rider stanno contestando la creazione di "zone di consegna" che vanno da Prato alla provincia di Pistoia e rivendicando dei "bonus pioggia" e "bonus attesa". Le piattaforme durante lo sciopero hanno provato a dividere gli scioperanti e riportarne qualcuno al lavoro offrendo fino al quadruplo di quello che di solito viene riconosciuto per la singola consegna. Il tentativo è fallito. Lo ha annunciato il sindacato Sudd Cobas, impegnato da tempo contro ogni oppressione e sfruttamento nella Piana tra Firenze e Pistoia.

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Alfabeto - 21 proposteFelice Simeone

!Alfabeto

Rubrica: ALFABETO | Autore: Felice Simeone

Ogni mese 21 proposte di cose, eventi, persone e fatti interessanti da scoprire, per costruire insieme una società più giusta: podcast, libri, film, canzoni, mostre, spettacoli, siti, laboratori. Seguiteci!

A come AFRICA - Ci siamo dimenticati dell'Africa. Un continente enorme attraversato da tensioni tanto complesse quanto abbastanza forti da influenzare il resto del mondo. Ad esplorare la realtà africana dal di dentro è un libro pubblicato dalle coraggiose edizioni Utopia, scritto da Scholastique Mukasonga, e cioè Sister Deborah. Scholastique è Ruandese ed è di fatto una sopravvissuta del genocidio che negli '90 tentò di cancellare i Tutsi dalla faccia della terra. Nel libro questa ferita emerge, ma l'autrice osserva anche i predicatori stranieri che da sempre si ostinano a portare conforto a delle persone che non li capiscono. E viceversa. Sister Deborah annuncerà, invece, un Cristo nero.

B come BAMBINI - In un misterioso laboratorio, tre giocattoli rotti pensano di essere stati abbandonati dai loro proprietari. Mentre sono lì, sospesi tra il ricordo dei loro amici bambini e il desiderio di tornare a essere amati dai piccoli umani, un simpatico robot racconta loro le magie del posto in cui sono arrivati, capace perfino di farli tornare nuovi. Ma sarà vero? La risposta è nel libro di Letizia Palmisano, Il Rigiocattolo, illustrato da Anna Curti. La peculiarità di questo libro è che il Rigiocattolo è esistito veramente, a Campobasso, un'esperienza che ha ridato vita nuova a giocattoli vecchi.

C come CONFINI - Al termine della seconda guerra mondiale, il territorio della provincia di Gorizia, in Friuli Venezia Giulia, venne diviso fra Italia e Jugoslavia acquisendo quest'ultima il nome di Nova Gorica. Nel dopoguerra, la frontiera fra quelle che una volta erano una stessa città fu soggetta a sorveglianza armata, tanto che qualcuno la paragonò Berlino. Negli anni molte cose sono cambiate: la Jugoslavia non esiste più e la Slovenia ha sottoscritto il trattato di Schengen. Per il 2025, Gorizia e Nova Gorica sono di nuovo insieme: entrambe sono state elette come capitali Europee della cultura "senza confini". go2025.eu

D come DONNA - Valeria Carrieri e Cecilia Valagussa raccontano e disegnano in Null'altro che un lampo. Vita di Simone de Beauvoir, un ritratto intimo e visivo di una delle voci più rivoluzionarie del Novecento. Questo fumetto si concentra su tre momenti cruciali della vita della scrittrice: il periodo che seguì alla pubblicazione del Secondo sesso, l'opera che rivoluzionò il pensiero sulla condizione femminile; il momento in cui si è manifestata la consapevolezza necessaria per scriverlo; l'inizio della stesura delle sue memorie.

E come EXTRATERRESTRI - Nel fumetto Tokio Alien Bros, dell'affermato disegnatore Keigo Shinzo, due alieni sbarcano a Tokyo, assumendo sembianze antropomorfe per confondersi tra gli umani e studiare la vita terrestre; questa analisi è necessaria per preparare la colonizzazione futura del pianeta. Qualcosa però non torna del comportamento degli umani: cosa significa innamorarsi, come si manifesta la rabbia, cosa genera la gelosia, e quali sono i limiti e le possibilità dei corpi in cui si incarnano? Ironia e leggerezza impreziosiscono questo racconto dal finale aperto: decideranno o no gli alieni di stabilirsi sulla terra?

F come FEROCIA - Quando Dante, dal paradiso, scorge la Terra fra gli altri pianeti del cielo infinito, gli appare come "l'aiuola che ci fa tanto feroci". L'allusione è alla violenza che sembra essere il tratto distintivo del nostro pianeta. Seppure Giulio Marcon ha usato questo verso di Dante come titolo della sua antologia di testi su pacifismo, obiezione di coscienza, e disobbedienza civile, l'intenzione è quella di celebrare la possibilità che il pianeta Terra sia un Pianeta di Pace. Il Libro è pubblicato da Altraeconomia con l'intento esplicito di rilanciare la prospettiva di Pace a dispetto della retorica di guerra che ci assedia.

G come GENOCIDIO - Negli ultimi mesi, si è acceso un dibattito sull'accusa di genocidio volta al governo israeliano. Il dibattito ha affrontato sia gli aspetti tecnico-giuridici che non. Amnesty International ha redatto un rapporto che spiega diversi aspetti della questione e mostra come le accuse rivolte al governo israeliano si basano su evidenze oggettive. Il rapporto parte con la definizione di genocidio. Poi spiega come fa Amnesty a dimostrare le volontà del governo israeliano, chiarisce la posizione dell'organizzazione sugli attentati del 7 Ottobre 2023.

H come HABASH - Laila Al Habash è una cantante italiana. È nata a Roma nel 1998 da madre italiana cristiana e padre palestinese musulmano. A 14 anni inizia a scrivere canzoni, influenzata tanto da cantanti storiche come Raffaella Carrà e Mina quanto da quelle odierne come Kali Uchis. È autrice di un pop intelligente e raffinato; il suo ultimo Ep, del 2024, si intitola Long Story Short. Laila si considera un'attivista dei diritti dei palestinesi, e, forse senza volerlo, è diventata un simbolo. Più di tutto, Laila comunica una totale apertura verso tutte le culture.

I come INFANZIA - Ogni anno in India spariscono 80mila bambini. "Lion-la strada verso casa" è il film di Garth Davis che riporta l'attenzione su questa drammatica realtà. Saroo è un bimbo di cinque anni e vive in un villaggio nell'India centrale con la mamma, il fratello maggiore e la sorella più piccola. La sua vita viene stravolta da un giorno all'altro quando una notte, addormentandosi su un treno, si ritrova a Calcutta: una città che non offre niente di buono a un bambino solo. Dopo varie situazioni angoscianti in strada, Saroo viene adottato da una coppia australiana. Una volta adulto, il richiamo delle radici gli impone di ritornare al villaggio dove è nato intraprendendo un viaggio profondo e introspettivo.

L come LEONESSE - A Roma si è svolto un campionato del mondo di calcio a 8 molto particolare. Otto squadre di donne provenienti da vari angoli della Terra si sono fronteggiate per vincere l'ambitissima Coppa. Il documentario Las leonas - la Coppa del Mondo, opera di Isabel Achaval e Chiara Bondì, disponibile su raiplay, racconta la passione per il calcio di queste giocatrici che si intreccia con la vita personale di ciascuna loro, leonesse nello sport come nella vita. Sono storie di riscatto da vite difficili, che il pallone riesce in qualche modo ad alleggerire.

M come METICCIO - L'essere meticcio ti mette fra colonizzatore e colonizzato, tra oppressore e oppresso. Ed è proprio da questa posizione che Ibelisse Guardia Ferragutti e Frank Rosaly hanno concepito la loro prima opera musicale in comune, Mestizx, appunto. Il duo amalgama jazz, funk, ed elettronica per giungere ad una sintesi dei propri bagagli culturali dispersi fra i suoni ancestrali di Bolivia, Brasile e Porto Rico. Come dicono le note allegate al disco, Mestizx è una meditazione sonora sulla decolonizzazione e sul potere ribelle del rituale e della protesta.

N come NONVIOLENZA - Prima del 7 ottobre 2023, come era la vita dei Palestinesi nei Territori occupati? Ce lo racconta Emanuela Crosetti in Palestina nonostante, un lungo viaggio in Cisgiordania, seguendo le tappe di Jenin e Gerusalemme, Ramallah e Nablus, Jericho e Al-Khalil, Betlemme e oltre. L'autrice entra nelle case, nella vita quotidiana, e ci fa scoprire persone animate dalla volontà di condurre una vita normale come forma di resistenza nonviolenta all'occupazione israeliana. Oggi, saranno ancora in grado i Palestinesi di non cedere all'odio o al contrario di non sprofondare nel pozzo della rassegnazione? Saranno capaci di continuare a coltivare uno stile di vita attivo e nonviolento?

O come OCCIDENTE - Umberto Curi, uno dei più profondi pensatori italiani, si è interrogato, per poter formulare proposte di pace che non ingenue, sulla natura della guerra per gli occidentali. Nel suo recente Padre e Re. Filosofia della Guerra, Curi insiste sulla concezione della guerra, da parte degli occidentali, come pragmatico strumento politico e di potere. Le migrazioni, la distribuzione ineguale delle risorse a livello globale, cerca di spiegare Curi, sono manifestazioni di un unico fenomeno: la dichiarazione di guerra che gli occidentali muovono al resto del mondo per preservare il loro stile di vita.

P come PATRIA - Radio Rai ha prodotto il podcast Patria e Libertà - Vite di donne e uomini antifascisti. È un inventario di storie intrecciato a documenti, diari, lettere e materiali di repertorio. Un archivio sonoro delle biografie di uomini e donne che fin dal principio del ventennio hanno alimentato, articolato, teorizzato e praticato l'antifascismo: operaie e operai, docenti universitari, artigiani, maestre e maestri, musicisti, poeti, intellettuali, contadine e contadini. Ogni puntata, un o una antifascista. Si parte con Pertini e Barbara Allason. La serie non si è ancora conclusa.

Q come QUATTRO - La Fondazione Migrantes ha voluto rivolgersi direttamente alle giovani e ai giovani di questo paese nell'affrontare un tema importante come quello dei minori stranieri che arrivano da soli o via terra o via mare nel nostro paese. Ha così pubblicato il fumetto 4 Vite che sono la mia che ha come protagonista un giovane, Abdel, che scappa dal Gambia e che una volta arrivato si trova di fronte a momenti fondamentali: essere o non essere riconosciuto come minorenne, ottenere o meno un permesso di soggiorno, finire in un'accoglienza più o meno adatta, avere vicino a sé adulti pronti a fare un pezzo di strada con lui o meno. A decidere, come nella realtà, sarà spesso il caso.

R come RETE - Internet sta diventando sempre di più un luogo nel quale governi, agenzie, broker di attacchi informatici e cyber-criminali ora si contrappongono, ora si rimescolano in uno sfuggente gioco delle parti. Ad aprirci gli occhi su questa realtà è il libro Guerre di rete, della giornalista Carola Frediani. Dai virus informatici usati per le estorsioni di massa fino al mercato sotterraneo dei dati personali degli utenti, Guerre di Rete racconta come a farne le spese sono soprattutto gli utenti normali - anche quelli che dicono «non ho nulla da nascondere». Guerre di rete è anche un'associazione e una newsletter.

S come STORIA - Pace in movimento è un portale che racconta una storia: la storia del pacifismo italiano. Si tratta di un progetto di Arci, Sbilanciamoci, Un ponte per…, a cui collaborano i nomi più conosciuti del pacifismo italiano. Si tratta di uno strumento molto utile per ripercorrere l'evoluzione del pacifismo italiano che ad ogni recrudescenza della guerra è tornato, e torna sempre, ad interrogarsi. I capitoli di questa storia digitale iniziano nel 1979, proseguono con l'opposizione agli euromissili degli anni 90, giungono, attraverso altre tappe, al pacifismo globale dei Social Forum dei primi anni 2000, e giungono ai tempi correnti, definiti "età dell'incertezza". paceinmovimento.it

T come TIBERIADE - A vent'anni, Hiam Abbass lascia il suo villaggio natale in Palestina per inseguire il sogno di diventare attrice in Europa, lasciandosi alle spalle la madre, la nonna e sette sorelle. Trent'anni dopo, la figlia e regista Lina Soualem torna con lei al villaggio e si interroga per la prima volta sulle scelte coraggiose della madre, sul suo esilio e sul modo in cui le donne della famiglia hanno influenzato la loro vita. Nel documentario Bye Bye Tibériade, Lina mette insieme immagini di oggi, filmati di famiglia degli anni Novanta e archivi storici per ritrarre quattro generazioni di donne palestinesi audaci che mantengono viva la loro storia e la loro eredità.

U come UMANITÀ - Le istituzioni sarebbero per vocazione presìdi di civiltà, luoghi in cui forgiare o medicare la nostra umanità, e, oggi più che mai, polmoni di una società depauperata di valori civili. Come rimettere al centro del dibattito la loro natura di Cosa pubblica, mantenendole in costante dialogo con i territori e le comunità? Nel libro Salviamo la cosa pubblica, Paolo Gomarasca e Francesco Stoppa convergono sulla necessità di delineare un'etica delle pratiche d'équipe realmente istituente, fino alla scommessa di una formazione non meramente professionale, ma soprattutto umana.

V come VITA - Siamo spinti dalla necessità di incidere sulla realtà per poter dare senso alla nostra vita. Nel podcast di Radio Rai Elogio dell'umanità ordinaria, Filippo la Porta, un eminente critico letterario, ci conduce lungo un percorso diametralmente opposto. Perché una vita che si accontenta, senza ambizioni è meno vita di altre? Alla fine, tutti i grandi protagonisti della storia hanno sempre agito su una qualche base di violenza, non fosse altro che per imporre le proprie visioni. La Porta mette a confronto la propria evoluzione intellettuale con testi ed esperienze che il tema di una vita ordinaria lo hanno già affrontato, e da molto tempo.

Z come ZITTIRE - Come abbiamo purtroppo imparato, in Iran una ragazza può essere uccisa semplicemente per non aver rispettato l'obbligo di nascondersi sotto tuniche informi. Inoltre, alle donne non è permesso cantare in pubblico. A dicembre del 2024, però, la cantante Parastoo Ahmadi ha registrato un concerto immaginario tenuto in un luogo segreto e lo ha pubblicato su internet. Il video ha totalizzato 2,5 milioni di visualizzazioni, sfidando apertamente i guardiani della rivoluzione. "Sono Parastoo, e canto per le persone che amo; non posso ignorare questo diritto: quello di cantare per il paese che amo". Il fatto che il concerto sia anche bellissimo, non può che far infuriare ancora di più i barbuti.

a cura di Felice Simeone

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